{"id":1000016635,"date":"2025-05-01T11:06:33","date_gmt":"2025-05-01T14:06:33","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016635"},"modified":"2025-05-01T11:06:35","modified_gmt":"2025-05-01T14:06:35","slug":"primo-maggio-festa-amara-aumentano-i-lavoratori-non-le-buste-paga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016635","title":{"rendered":"Primo maggio festa amara: aumentano i lavoratori, non le buste paga"},"content":{"rendered":"\n<p>Il numero dei lavoratori cresce, ma se il tuo lavoro non ti d\u00e0 il necessario per vivere con dignit\u00e0 che lavoro \u00e8? Basta leggere le tante storie personali sui siti dei quotidiani o farsi un giro sulla rete e si scopre una realt\u00e0 ben diversa dalle narrazioni politiche, di chi governa oggi e di chi governava ieri e oggi sta all&#8217;opposizione. Ogni mese chi ci comanda mostra con orgoglio i dati Istat con l&#8217;aumento dei contratti di lavoro. Dall&#8217;opposizione si commenta che le cose non stanno cos\u00ec. E comunque si pu\u00f2 dire che accanto a quelle cifre ufficiali crescono a ritmo preoccupante le occupazioni povere, contrattualizzate s\u00ec ma con buste paga che a stento fanno arrivare al 21 del mese, come cantava Lucio Battisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha denunciato la questione: in Italia i salari sono troppo bassi, le famiglie non ce la fanno a tirare avanti. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con un videomessaggio dice invece che \u00ab&#8230;i salari reali crescono in controtendenza rispetto a quello che accadeva nel passato&#8230; tra il 2013 e il 2022, con i precedenti governi, nel resto d&#8217;Europa il potere d&#8217;acquisto dei salari aumentava del 2,5%, mentre in Italia diminuiva del 2%. Da ottobre 2023 la tendenza \u00e8 cambiata e le famiglie stanno progressivamente recuperando il loro potere d&#8217;acquisto con una dinamica dei salari che \u00e8 migliore, e non peggiore, rispetto a quella del resto d&#8217;Europa. C&#8217;\u00e8 chiaramente ancora molto molto da fare per\u00f2 i numeri che alla fine raccontano la realt\u00e0 sono incoraggianti\u00bb. Ma allora perch\u00e9 prevale la preoccupazione? Perch\u00e9 i sondaggi non registrano questo cambiamento di clima?<\/p>\n\n\n\n<p>Se spostiamo lo sguardo su problemi sicuramente collegati al tema, troviamo il calo ogni anno sempre pi\u00f9 preoccupante delle nascite. Vero che pu\u00f2 incidere anche la diversa visione della vita dei giovani, ma sicuramente pesa anche il fatto che mettere su famiglia costa e se non si hanno stipendi sicuri \u00e8 pi\u00f9 difficile fare questa scelta. Anche i tanti giovani, molte volte con certificata professionalit\u00e0, se ne vanno all&#8217;estero perch\u00e9 l\u00ec trovano il giusto riconoscimento. E mi fermo qui, ma solo da questi due esempi si capisce il dramma del nostro Paese: con sempre pi\u00f9 anziani che nel tempo avranno bisogno di pi\u00f9 risorse; sempre meno capitale umano, quello necessario a garantire l&#8217;equilibrio del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica, a qualsiasi livello, dovrebbe aggiornare e adattare le risposte ai problemi nuovi che si presentano. Perch\u00e9 i dati Istat, oltre al successo dei nuovi contratti, registrano pure che nel 2025 ben 11 milioni di persone vivono in famiglie con un reddito inferiore ai 12mila euro l&#8217;anno e che la quota di popolazione a rischio povert\u00e0 \u00e8 salita al 23,1% dal 22,8% del 2023.<\/p>\n\n\n\n<p>Che fare? A questo proposito mi sembra molto interessante la proposta del giuslavorista Ciro Cafiero, pubblicata sulle pagine di Comunit\u00e0 di connessioni: \u00ab&#8230;ad imporsi come soluzione \u2013 scrive Cafiero- \u00e8 il ripensamento del sistema degli incentivi retributivi alla luce del costo della vita sui territori. Niente gabbie salariali ma incentivare le tante imprese che desiderano contribuire al pagamento degli affitti, delle bollette, dei servizi sostenuti dai lavoratori secondo massimali di spesa soggetti a detassazione e decontribuzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 del problema della qualit\u00e0 del lavoro, che si misura prima di tutto con la garanzia di una vita degna, occorre tener presente anche il grande sconvolgimento in atto con lo smantellamento dell&#8217;ordine e della cittadinanza sociale prima imperniato proprio sul lavoro. Lavoro che nel corso degli anni diventando sempre pi\u00f9 precario e sempre pi\u00f9 frammentato ha messo in crisi e distrutto le diverse identit\u00e0. Nel mondo i grandi (e pochi) stramiliardari di oggi lo dicono senza vergogna e ogni volta che possono: abbiamo vinto noi. Rispetto a chi con la propria forza lavoro garantisce le loro ricchezze, questi hanno perso potere mentre quelli hanno recuperato alla grande privilegi e profitti. Il lavoro e chi ogni giorno lo svolge, come sottolineano studiosi del campo come Luciano Gallino, \u00ab&#8230;una classe mai stata cos\u00ec cos\u00ec ampia a livello globale e sempre meno bianca e connotata al maschile, \u00e8 stata ridotta nuovamente a merce da usare solo quando serve. E quindi deve essere flessibile, adattabile alle esigenze del mercato e della produzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, \u00e8 il lavoratore o la lavoratrice che deve rendersi occupabile. Ma non tutto sta andando in direzione di questi &#8216;lor signori&#8217;. Perch\u00e9 se anche il lavoro \u00e8 mera &#8216;merce&#8217; questa, come sottolinea Colin Crouch, \u00abha bisogno di riprodurre e sostenere se stessa e di consumare. Ha bisogno di risorse anche nei periodi in cui non \u00e8 richiesta. Se cessa di consumare, provoca recessioni. Quando si arrabbia, scoppiano disordini. Pi\u00f9 gli imprenditori insistono sul lavoro flessibile, pi\u00f9 renderanno difficile ai lavoratori raggiungere la stabilit\u00e0 che \u00e8 richiesta fuori dal lavoro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il tema cruciale di oggi, con il lavoro che si deve misurare con l&#8217;introduzione dell&#8217;Intelligenza artificiale nei processi produttivi. Affinch\u00e9 il lavoro umano resti centrale e non diventi obsoleto n\u00e9 superfluo bisogna prima tener presente che le nuove tecnologie, come sottolinea Eloisa Betti, ricercatrice a tempo determinato nel Dipartimento di Scienze politiche dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova, \u00abnon sono neutre e oggettive ma sono frutto delle scelte di chi le progetta e le finanzia, influenzate dalle teorie dominanti che puntano generalmente alla massimizzazione del profitto e alla saturazione del tempo di lavoro dell&#8217;essere umano\u00bb. Quindi, se vogliamo che il lavoro rimanga al centro come \u00abattivit\u00e0 fondamentale, la transizione tecnologica deve essere governata con un ruolo attivo delle Istituzioni e dei sindacati\u00bb. Questo \u00e8 il tema, e sperando che non si decida diversamente ricordiamo il saggio Stanislaw Jerzy Lec, quando ammoniva cos\u00ec: \u00abNon si deve cominciare a risparmiare diminuendo la quantit\u00e0 di buon senso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nico Perrone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il numero dei lavoratori cresce, ma se il tuo lavoro non ti d\u00e0 il necessario per vivere con dignit\u00e0 che lavoro \u00e8? 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