{"id":1000016299,"date":"2025-04-24T14:47:17","date_gmt":"2025-04-24T17:47:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016299"},"modified":"2025-04-24T14:47:20","modified_gmt":"2025-04-24T17:47:20","slug":"rd-congo-fine-delle-ostilita-si-lavora-alla-tregua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016299","title":{"rendered":"RD Congo, fine delle ostilit\u00e0 si lavora alla tregua"},"content":{"rendered":"\n<p>Importante svolta nel sanguinoso conflitto che sta devastando le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. Dal Qatar dove sono in corso i colloqui tra il governo di Kinshasa e il gruppo ribelle Movimento 23 marzo \u00e8 arrivata una dichiarazione congiunta sull&#8217;intenzione comune di&nbsp;&nbsp;\u00ablavorare per la conclusione di una tregua\u00bb. \u00abDopo discussioni franche e costruttive, le due parti riaffermano il loro impegno per una cessazione immediata delle ostilit\u00e0, che intendono rispettare immediatamente per tutta la durata dei colloqui e fino alla loro conclusione\u00bb, si legge nella dichiarazione. L&#8217;intesa avviene a quasi tre mesi dalla vasta offensiva scatenata dall&#8217;M23, che si dice siano sostenuti dal Rwanda, che hanno conquistato armi in pugno le citt\u00e0 orientali di Goma e di Bukavu. La parte est della Repubblica Democratica del Congo \u00e8 teatro da anni di una grave crisi umanitaria e di sicurezza, aggravata dalla recente offensiva dell&#8217;M23 e dalla presenza di altri gruppi armati attivi nella regione, come le Forze democratiche alleate (Adf), affiliate al sedicente stato islamico (Is). Per comprendere il contesto dell&#8217;annoso conflitto bisogna tornare al genocidio rwandese del 1994, quando gli autori dei massacri si rifugiarono nella Repubblica Democratica del Congo dopo la vittoria degli uomini di Paul Kagame, tuttora al potere in Rwanda. Questo \u00e8 il punto di partenza di uno scontro sempre pi\u00f9 aspro e sanguinoso. Un conflitto, spesso lontano dai riflettori internazionali, che continua a rappresentare una enorme tragedia per milioni di persone. I resoconti delle organizzazioni umanitarie internazionali e della Croce Rossa \u2014 che tra enormi difficolt\u00e0 operano sul posto \u2014 lasciano poco spazio ai dubbi. A causa dei combattimenti sempre pi\u00f9 intensi, si contano decine di migliaia di morti. La quasi totalit\u00e0 delle vittime sono civili, la met\u00e0 delle quali bambini, che costituiscono oltre il 50% della popolazione congolese: se negli anni molti minori sono morti a causa dei combattimenti, un numero certamente maggiore \u00e8 poi deceduto per fame, malattie, mancanza d&#8217;acqua potabile e d&#8217;ogni tipo d&#8217;assistenza medica e sociale. E a ogni riaccendersi dei combattimenti si ripete lo stesso, drammatico copione: migliaia di famiglie costrette a fuggire, a camminare decine di chilometri per rifugiarsi in chiese, scuole e accampamenti di fortuna. Le guerre che hanno sconvolto la Repubblica democratica del Congo dagli anni &#8217;90 ad oggi \u2013 che si inseriscono nel contesto pi\u00f9 ampio della crisi della regione dei Grandi Laghi, situata al centro dell&#8217;Africa &#8211; hanno sempre avuto due comuni denominatori: il possesso delle risorse e la questione identitaria. Le ricchezze minerarie congolesi \u2014 soprattutto nel Kivu Nord, tra cui uranio, oro, diamanti e, soprattutto, coltan, indispensabili per costruire i dispositivi digitali che usiamo ogni giorno e per la transizione ecologica \u2014 vengono sistematicamente depredate da miliziani. Il coltan, presente in grandi quantit\u00e0 nel territorio congolese, ma non in Rwanda, \u00e8 un minerale fondamentale per la produzione di componenti elettronici ad alta tecnologia, come quelli utilizzati in telefoni cellulari, computer portatili, tablet e dispositivi aeronautici. Il coltan viene estratto illegalmente e poi trasportato in Rwanda, da dove viene esportato verso i mercati internazionali, spesso attraverso canali non ufficiali. Il commercio di coltan ha un giro d&#8217;affari del valore di milioni di dollari, ma contribuisce anche al conflitto armato nella regione, alimentando violenze e instabilit\u00e0. In quanto alle motivazioni etniche, i tutsi chiedono una revisione dei contratti minerari e la creazione di uno stato federale che destini il 60% delle ricchezze al Nord Kivu. I congolesi rwandofoni, che rappresentano meno del 5% della popolazione, sono principalmente concentrati nelle province del Kivu. Nonostante la loro esiguit\u00e0 numerica, i tutsi hanno avuto un significativo ruolo politico, grazie al supporto del governo di Kigali, che giustifica le sue azioni nella RDC come una difesa contro le minacce degli Hutu, nonostante queste siano ora marginali. Recentemente, il Rwanda \u00e8 stato accusato di \u00abeccesso di legittima difesa\u00bb, con l&#8217;obiettivo di occupare parte del territorio congolese per far fronte alla sovrappopolazione. Nel contesto del conflitto, il gruppo armato M23 ha, come detto, intensificato le sue operazioni nel Kivu, creando ulteriori tensioni e instabilit\u00e0. L&#8217;intervento di queste milizie ha complicato la gi\u00e0 difficile situazione, con Kinshasa che, oltre alla grave crisi economica (dove il 75% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno), deve fronteggiare la minaccia dei gruppi armati e la crescente rivalit\u00e0 tra le etnie.<\/p>\n\n\n\n<p>Francesco Citterich<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Importante svolta nel sanguinoso conflitto che sta devastando le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. 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