{"id":1000016233,"date":"2025-04-24T06:58:17","date_gmt":"2025-04-24T09:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016233"},"modified":"2025-04-24T06:58:19","modified_gmt":"2025-04-24T09:58:19","slug":"un-esercito-industriale-di-robot-alimentati-dallai-ecco-come-la-cina-sta-vincendo-la-guerra-dei-dazi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016233","title":{"rendered":"Un esercito industriale di robot alimentati dall&#8217;AI: ecco come la Cina sta vincendo la guerra dei dazi"},"content":{"rendered":"\n<p>In Cina, le fabbriche non dormono mai. N\u00e9 accendono pi\u00f9 la luce. Si lavora al buio, con bracci meccanici che saldano, assemblano, lucidano. E nessuno si lamenta. La nuova frontiera della manifattura cinese \u00e8 un esercito silenzioso e instancabile di robot alimentati dall&#8217;intelligenza artificiale, il vero asso nella manica di Pechino nella partita a scacchi della guerra commerciale. La rivoluzione industriale 4.0 cinese non \u00e8 una moda o un progetto pilota: \u00e8 gi\u00e0 produzione di massa, racconta il New York Times. Secondo la Federazione Internazionale di Robotica, solo Corea del Sud e Singapore superano la Cina nel numero di robot per operaio nel settore manifatturiero. Gli Stati Uniti? Superati. La Germania? Dietro. Il Giappone? Sorpassato in curva. Il governo ovviamente nelle ultime settimane ha rilanciato: politiche aggressive, investimenti faraonici e un piano chiamato \u00abMade in China 2025\u00bb che, tra le altre cose, vuole fare della robotica quello che l&#8217;auto elettrica \u00e8 gi\u00e0 diventata. Risultato? Oggi un braccio robotico che quattro anni fa costava 140.000 dollari, ora ne costa meno di 40.000. E salda 24 ore su 24, senza ferie, malattie o pause caff\u00e8. Il caso della fabbrica Zeekr a Ningbo \u00e8 emblematico: da 500 a 820 robot in quattro anni. E si prevede di raddoppiare. Qui i carrelli robotizzati trasportano lingotti di alluminio, e le linee di assemblaggio sono cos\u00ec automatizzate che possono lavorare letteralmente al buio. \u00abDark factories\u00bb, le chiamano. L&#8217;umanit\u00e0 serve solo per limare i dettagli, passare la mano sulla carrozzeria e controllare che i robot non sbaglino. Anche le officine pi\u00f9 modeste \u2013 quelle che producono forni a basso costo a Guangzhou, ad esempio \u2013 stanno investendo in bracci robotici \u00abintelligenti\u00bb. Non \u00e8 pi\u00f9 un lusso, \u00e8 sopravvivenza industriale. Un umano lavora 8 ore, magari dieci. La macchina, 24. Dietro c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;urgenza demografica: meno nascite, pi\u00f9 universitari, e sempre meno giovani disposti a passare la vita in fabbrica. Il dividendo demografico \u00e8 esaurito, e ora si gioca tutto sulla produttivit\u00e0. Se Trump s&#8217;\u00e8 buttato in una assurda gara al sovranismo industriale senza tener conto che negli Stati Uniti mancano gli operai, la Cina \u00e8 tre passi pi\u00f9 avanti. Peraltro in Cina i sindacati non fanno rumore. E il dissenso, quando c&#8217;\u00e8, resta silenzioso. Come le fabbriche automatiche. Pechino finanzia la sua corsa con 137 miliardi di dollari per robotica, AI e tecnologie avanzate. Le universit\u00e0 sfornano 350.000 ingegneri meccanici l&#8217;anno (contro i 45.000 americani), le banche statali prestano trilioni all&#8217;industria, e persino le maratone diventano showroom: 12.000 runner e 20 robot umanoidi alla mezza maratona di Pechino. Sei robot al traguardo. Il messaggio di Pechino \u00e8 inequivocabile: mentre l&#8217;Occidente discute se l&#8217;AI sia pericolosa, la Cina l&#8217;ha gi\u00e0 messa alla catena di montaggio. Al buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Piccirillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Cina, le fabbriche non dormono mai. N\u00e9 accendono pi\u00f9 la luce. Si lavora al buio, con bracci meccanici che saldano, assemblano, lucidano. E nessuno si lamenta. 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