{"id":1000016001,"date":"2025-04-16T16:43:23","date_gmt":"2025-04-16T19:43:23","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016001"},"modified":"2025-04-16T16:43:25","modified_gmt":"2025-04-16T19:43:25","slug":"in-italia-140mila-persone-con-lhiv-nel-2023-ci-sono-state-oltre-2-300-nuove-diagnosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000016001","title":{"rendered":"In Italia 140mila persone con l&#8217;Hiv, nel 2023 ci sono state oltre 2.300 nuove diagnosi"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abLa lotta all&#8217;HIV procede troppo lenta e non sta dando i risultati sperati, quelli che dovrebbero garantire la fine dell&#8217;epidemia entro il 2030, come stabilito dalle Nazioni Unite. Nonostante i progressi della ricerca scientifica e delle terapie antiretrovirali, la mancanza di informazione, la scarsa diffusione della PrEP, lo stigma persistente e il silenzio che ancora avvolge l&#8217;HIV impediscono la diminuzione del numero di nuove infezioni. Gli ultimi dati italiani indicano che nel 2023 sono state registrate ancora oltre 2.300 nuove diagnosi, di cui il 60% avvenute quando il sistema immunitario \u00e8 gi\u00e0 compromesso\u00bb. Le strategie per rendere nuovamente centrale il tema dell&#8217;infezione da HIV nell&#8217;agenda politica e sanitaria italiana e rilanciare l&#8217;azione pubblica per contrastarne la diffusione sono state al centro di &#8216;HIV SUMMIT: Ending the HIV Epidemic in Italy&#8217;, l&#8217;evento che si \u00e8 svolto oggi a Roma e che ha coinvolto istituzioni, decisori politici, esperti del mondo medico-scientifico e rappresentanti delle associazioni. Particolare attenzione \u00e8 stata posta al tema della prevenzione, strumento \u00abchiave\u00bb per cambiare rotta e raggiungere l&#8217;obiettivo di diminuire drasticamente il numero di nuove infezioni, hanno fatto sapere gli esperti, e sul concetto di U=U (undetectable=untransmittable, cio\u00e8 non rilevabile, non trasmissibile). L&#8217;innovazione terapeutica, infatti, da una parte consente di pensare a una protezione pre-esposizione efficace e flessibile, dall&#8217;altra a terapie in grado di abbassare cos\u00ec tanto la carica virale da impedire la trasmissione del virus da parte della persona con HIV. \u00abNonostante questi innegabili successi, restano ancora criticit\u00e0 che \u00e8 necessario affrontare a livello globale\u2013 ha fatto sapere nel corso dell&#8217;evento il professor Stefano Vella, Infettivologo e docente di salute globale all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Roma\u2013 Va garantito un maggior accesso alle terapie sia per prevenire l&#8217;infezione sia per curare chi l&#8217;ha contratta. La storia dell&#8217;HIV ci insegna che ogni traguardo \u00e8 stato raggiunto grazie alla collaborazione tra ricerca scientifica, attivismo e volont\u00e0 politica. \u00c8 questo il modello che dobbiamo rilanciare oggi, per superare le disuguaglianze nell&#8217;accesso ai trattamenti, rafforzare l&#8217;aderenza terapeutica e rimettere al centro la prevenzione. Solo cos\u00ec potremo davvero parlare di fine dell&#8217;epidemia\u00bb. Le opzioni attuali di prevenzione, in particolare la profilassi pre-esposizione (PrEP), non sempre rispondono pienamente alle esigenze di coloro che desiderano o necessitano di protezione contro l&#8217;HIV. Per molti, le soluzioni esistenti non sono sufficienti e c&#8217;\u00e8 una crescente richiesta di modalit\u00e0 di prevenzione pi\u00f9 accessibili, efficaci e pratiche. \u00abAllo stato attuale, si stima che in Italia ci siano circa 140.000 persone che vivono con l&#8217;HIV\u2013 ha evidenziato Andrea Antinori, direttore del Dipartimento Clinico dell&#8217;Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma\u2013 Per affrontare davvero l&#8217;epidemia, \u00e8 fondamentale mettere in campo strategie di prevenzione strutturate, che rendano accessibili strumenti come il test per l&#8217;HIV, il profilattico e soprattutto la PrEP. Serve un investimento deciso su informazione, cultura della percezione del rischio e servizi territoriali, come i checkpoint, che devono essere rafforzati anche grazie a risorse pubbliche. Solo con una risposta condivisa e intersettoriale potremo far emergere il sommerso, interrompere le nuove infezioni e costruire una rete di prevenzione davvero efficace\u00bb. All&#8217;evento hanno preso parte rappresentanti istituzionali, clinici, ricercatori, attivisti e decisori politici, in un&#8217;ottica di collaborazione intersettoriale. L&#8217;obiettivo comune \u00e8 la costruzione di una \u00abroadmap concreta per il raggiungimento dei target UNAIDS 95-95-95, fondamentali per porre fine all&#8217;epidemia da HIV entro il 2030\u00bb. Infine, il Summit ha riconosciuto il \u00abruolo cruciale\u00bb della comunicazione pubblica e delle campagne di sensibilizzazione, strumenti \u00abessenziali\u00bb per abbattere lo stigma ancora persistente e promuovere una cultura di inclusione e informazione. \u00abL&#8217;HIV \u00e8 una questione di salute pubblica che non pu\u00f2 essere affrontata solo con approcci locali o settoriali, ma deve essere al centro delle politiche sanitarie nazionali- ha commentato Mauro D&#8217;Attis, Componente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e primo firmatario della Proposta di legge sull&#8217;HIV\u2013 L&#8217;impegno istituzionale che stiamo mettendo va oltre la pur decisiva allocazione di risorse: occorre una nuova legge poich\u00e9 \u00e8 necessario garantire che i fondi pubblici siano indirizzati in modo efficace verso la sensibilizzazione e la prevenzione a 360 gradi, la cura e la riduzione delle disuguaglianze nell&#8217;accesso ai trattamenti. Cos\u00ec, con politiche mirate e la collaborazione con le comunit\u00e0 scientifiche e civili, possiamo raggiungere l&#8217;obiettivo di porre fine all&#8217;epidemia- ha concluso- e migliorare la vita delle persone che vivono con l&#8217;HIV\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlotta Di Santo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa lotta all&#8217;HIV procede troppo lenta e non sta dando i risultati sperati, quelli che dovrebbero garantire la fine dell&#8217;epidemia entro il 2030, come stabilito dalle Nazioni Unite. 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