{"id":1000015981,"date":"2025-04-16T08:59:49","date_gmt":"2025-04-16T11:59:49","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015981"},"modified":"2025-04-16T08:59:51","modified_gmt":"2025-04-16T11:59:51","slug":"il-social-network-europeo-per-sostituire-instagram-facebook-e-tiktok","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015981","title":{"rendered":"Il social network europeo per sostituire Instagram, Facebook e TikTok"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;amministrazione Trump ha accordato un&#8217;ulteriore proroga a ByteDance, la societ\u00e0 cinese proprietaria di TikTok, per chiudere la trattativa di vendita della sua sussidiaria americana. La situazione resta incerta, e questo \u00abtira e molla\u00bb offre lo spunto per interrogarsi: l&#8217;Europa pu\u00f2 investire su un \u00abproprio\u00bb social network? Memori di quanto accaduto con X (ex Twitter) &#8211; laddove molti personaggi noti italiani (dal cantante Piero Pel\u00f9 all&#8217;attore Vinicio Marchioni) e internazionali (dalla modella Gigi Hadid all&#8217;attrice Whoopi Goldberg) hanno espresso il proprio dissenso lasciando il social di Elon Musk &#8211; \u00e8 possibile lasciare i social network \u00abmade in Usa\u00bb per approdare su piattaforme europee (o comunque non americane)?. Nel Regno Unito, il quotidiano Guardian scrive: \u00abI benefici di stare su X sono superati dagli aspetti negativi e le risorse per promuovere il nostro giornalismo possono essere usate altrove\u00bb. Condivisibile o meno, i numeri rilasciati dalla piattaforma di e-commerce Shopify parlano chiaro: ad aprile 2024, Facebook contava 3 miliardi e 65 milioni di utenti nel mondo (Instagram ne contava 2 miliardi). Al contempo, in Italia Facebook era utilizzato dal 77,5 per cento degli utenti (Instagram dal 75,3 per cento). Se fino a qualche anno fa la maggior parte delle app installate nei nostri smartphone provenivano da una regione particolarmente ristretta del globo (Google Maps alla mano, la California, e pi\u00f9 dettagliatamente la Silicon Valley), oggi si stanno invece palesando &#8211; sempre pi\u00f9 intensamente &#8211; anche in Occidente le applicazioni asiatiche, soprattutto cinesi: da Weibo &#8211; un ibrido tra Facebook e X &#8211; a Xiaohongshu (nota anche come REDnote, ricorda Instagram). Ma sono entrambe utilizzate solo da utenti in lingua cinese. Per restare pi\u00f9 ancorati alla nostra realt\u00e0, citiamo due piattaforme russe: la ben nota Telegram (conosciuta anche per l&#8217;arresto di Pavel Durov, il suo fondatore) e VKontakte (una sorta di Facebook del Cremlino). Da Telegram (app di messaggistica privata che, come WhatsApp, offre agli utenti l&#8217;opportunit\u00e0 di inviare testi, immagini e note vocali) a Signal. In questo caso restiamo negli Stati Uniti (l&#8217;applicazione \u00e8 stata lanciata da Signal Foundation, un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro, in California, presieduta da Meredith Whittaker) che non accumula metadati, non traccia le persone n\u00e9 mostra annunci pubblicitari. Pertanto, non monetizza dati personali. Seppur non abbia una parte di social media n\u00e9 preveda di integrare l&#8217;intelligenza artificiale (come nel caso del di Meta AI, il tasto su WhatsApp e Instagram), Signal vuole essere un app per la messaggistica e le chiamate il pi\u00f9 fruibile possibile. A questo proposito, Whittaker ammette: \u00abForniamo un&#8217;infrastruttura di comunicazione veramente privata a tutti, ovunque, a livello globale. Punto e basta. Non cambieremo rotta\u00bb. Senza dimenticare l&#8217;intramontabile piattaforma di social media (anch&#8217;essa \u00abmade in Usa\u00bb) Snapchat; si tratta un&#8217;applicazione di messaggistica multimediale accessibile attraverso dispositivi mobili Android e iOS. Gli utenti di Snapchat possono condividere video e immagini aggiungendovi filtri oppure altri effetti. Dotata di un Safety Center (\u00abpuoi facilmente segnalarci contenuti inappropriati direttamente dall&#8217;app.Tieni premuto sullo Snap, poi premi il pulsante \u00absegnala Snap\u00bb. Facci sapere cosa sta succedendo: faremo del nostro meglio per aiutare\u00bb, spiega l&#8217;azienda), Snapchat viene spesso \u00abinserita\u00bb da imprese e brand nelle proprie strategie di marketing. Con quale intento? Sfruttare gli annunci e i filtri brandizzati dell&#8217;app. In tutto ci\u00f2 il grande assente \u00e8 il Vecchio Continente. I dati e le evidenze empiriche attestano infatti che, ad oggi, non sussiste l&#8217;opportunit\u00e0 di creare un social in grado di raggiungere un duplice obiettivo: gareggiare con le big tech statunitensi e cinesi e rappresentare un modello alternativo e focalizzato su valori umanistici (come nelle parole che, di recente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto alle nuove generazioni: \u00abNon fatevi chiudere in tanti mondi separati. Usate i social sempre con intelligenza, impedendo che vi catturino producendo una somma di solitudini\u00bb. Certo, le alternative ci sono, ma sono tutte troppo \u00abdeboli\u00bb per competere con la triade formata da Facebook, Instagram e X (sul podio, ovviamente, non inseriamo Truth Social, la piattaforma autoreferenziale che Trump ha lanciato nel 2022 per contrastare la narrazione del mondo liberal). Qualche esempio? I social network Bluesky (che, un italiano non sempre perfetto, invita ad addestrare l&#8217;algoritmo mettendo like ai contenuti che ci interessano) e Mastodon (con un&#8217;interfaccia simile all&#8217;ex Twitter, la piattaforma tedesca \u00e8 stata lanciata dall&#8217;ingegnere informatico Eugen Rochko). Fondato su un software \u00abopen source\u00bb &#8211; dunque, sviluppato e gestito mediante una collaborazione aperta &#8211; Mastodon permette agli utenti di riunirsi in una comunit\u00e0 a loro scelta. Priva di pubblicit\u00e0, la piattaforma vive (appunto) grazie alle donazioni dei singoli utenti. Ma \u00e8 ancora un microcosmo. Cos\u00ec come, uscendo dall&#8217;Europa, \u00e8 Pixelfed, servizio di social network di condivisione di immagini gratuito e \u00abopen source\u00bb. Definita l&#8217;alternativa a Instagram, la piattaforma sviluppata dal canadese Daniel Supernault non ha mai decollato. Il messaggio \u00e8 lampante: il Vecchio Continente \u00e8 (tutt&#8217;ora) considerato un regolatore globale, pi\u00f9 che un innovatore. Tagliata fuori da qualsivoglia scenario futuribile in ambito digitale, l&#8217;Europa cerca &#8211; anche attraverso la Spagna &#8211; un riscatto. Qui, lo scorso marzo, il Congresso dei deputati ha dibattuto la proposta non legislativa di Sinistra repubblicana di Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya), che sollecita il governo a percorrere un doppio binario: creare di un social network europeo finanziato con fondi pubblici e sviluppare una regolamentazione pi\u00f9 rigida sulle attuali piattaforme private, ritenute un esempio di \u00abtecno-feudalesimo\u00bb, Un fenomeno nel quale gli utenti &#8211; secondo Erc &#8211; \u00abnon sono proprietari dei loro dati n\u00e9 dei loro spazi digitali, ma diventano servi digitali in un sistema controllato da un numero circoscritto di attori privati\u00bb. La Sinistra repubblicana di Catalogna non ha dubbi: le big tech americane &#8211; da Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) ad Alphabet (Google, YouTube) a X &#8211; hanno conquistato una posizione di dominio mai visto prima sullo spazio pubblico online. Da qui l&#8217;urgenza di creare un social network di interesse pubblico a livello europeo, finanziato dall&#8217;Ue mediante un accordo pubblico-privato. Una sfida affascinante che, fin d&#8217;ora, si annuncia tutta in salita.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo Canorro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;amministrazione Trump ha accordato un&#8217;ulteriore proroga a ByteDance, la societ\u00e0 cinese proprietaria di TikTok, per chiudere la trattativa di vendita della sua sussidiaria americana. La situazione resta incerta, e questo \u00abtira e molla\u00bb offre lo spunto per interrogarsi: l&#8217;Europa pu\u00f2 investire su un \u00abproprio\u00bb social network? 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