{"id":1000015959,"date":"2025-04-16T08:47:58","date_gmt":"2025-04-16T11:47:58","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015959"},"modified":"2025-04-16T08:48:00","modified_gmt":"2025-04-16T11:48:00","slug":"deportato-per-errore-tra-le-gang-in-una-prigione-di-el-salvador-trump-e-bukele-dicono-che-lo-lasceranno-li-e-se-la-ridono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015959","title":{"rendered":"Deportato per errore tra le gang in una prigione di El Salvador: Trump e Bukele dicono che lo lasceranno l\u00ec. E se la ridono"},"content":{"rendered":"\n<p>La cartolina dei nuovi Stati Uniti di Trump arriva da un carcere di massima sicurezza di El Salvador. La manda al mondo, tipo i desueti messaggi in bottiglia, Kilmar Armando Abrego Garcia, cittadino salvadoregno residente nel Maryland. Padre di tre figli, deportato per un \u00aberrore amministrativo\u00bb (hanno interpretato male un tatuaggio, ma \u00aberrore amministrativo\u00bb suona meglio). La Corte Suprema ha ordinato al governo di \u00abfacilitare\u00bb il suo rientro negli Stati Uniti. Di riportarlo a casa. Trump e l&#8217;autoproclamato \u00abdittatore pi\u00f9 cool del mondo\u00bb Nayib Bukele, il presidente di El Salvador, hanno risposto con una scrollata di spalle e una battuta. Letteralmente. Tra sorrisi a comando e prigioni extraterritoriali, luned\u00ec si \u00e8 consumata l&#8217;ennesima farsa sull&#8217;altare del nuovo ordine MAGA. \u00abCerto che non lo far\u00f2\u00bb, ha risposto Bukele ai giornalisti, riferendosi alla possibilit\u00e0 di rimpatriare Abrego. Accanto a lui, Trump annuiva, compiaciuto, in mezzo ai suoi fedelissimi \u2013 Stephen Miller, l&#8217;architetto delle deportazioni, e Pam Bondi, procuratrice generale, entrambi impegnati a dipingere Abrego come un membro della MS-13. La legalit\u00e0 in questa fase storica degli Stati Uniti \u00e8 ormai un fastidio da gestire con creativit\u00e0. Il Dipartimento di Giustizia ha ignorato scadenze giudiziarie, ridotto le sentenze della Corte a \u00absuggerimenti\u00bb, e riesumato perfino una legge del 1798 \u2013 l&#8217;Alien Enemies Act \u2013 per giustificare deportazioni lampo verso paesi amici. Nel frattempo, Abrego marcisce nel famigerato CECOT, il supercarcere-simbolo del pugno di ferro bukeliano, quello con le celle sovraffollate e il curriculum da film distopico. \u00ab\u00c8 vivo e al sicuro\u00bb, garantisce l&#8217;ambasciata americana. Ma resta l\u00ec. La moglie, Jennifer Vasquez Sura, parla di \u00abgiochi politici sulla pelle di mio marito\u00bb. Trump non si ferma, infatti. Riflette, a voce alta, sulla possibilit\u00e0 di spedire delinquenti americani nelle galere centroamericane. \u00abSe sono violenti, perch\u00e9 no?\u00bb, chiosa. E Bukele sorride, compiaciuto: ha aperto le porte delle sue prigioni e guadagnato punti nel club esclusivo degli uomini forti. L&#8217;amministrazione Biden lo evitava come un&#8217;influenza intestinale. Trump, invece, lo abbraccia come un vecchio amico. Il caso Abrego diventa cos\u00ec simbolo della \u00abgiustizia liquida\u00bb trumpiana: tribunali ignorati, ordini disattesi, potere esecutivo brandito come un manganello. Il professore Stephen Vladeck la chiama \u00abcrisi dello stato di diritto\u00bb. Tradotto: se possono farlo a lui, possono farlo a chiunque. Le deportazioni continuano. Dieci nuovi presunti membri di una gang sono atterrati a San Salvador lo scorso weekend. Nessuno sa con certezza chi siano, n\u00e9 se abbiano mai commesso un crimine. Basta un tatuaggio sospetto o una felpa sbagliata per meritarsi l&#8217;esilio in un carcere da incubo. Per\u00f2 Bukele, in piena sospensione dello stato di diritto, fa il pieno di consensi. E Trump si costruisce un&#8217;immagine da duro copiando lo script autoritario del suo amico centroamericano. Tra i due, invisibile, resta Kilmar Abrego Garcia. Una cartolina dall&#8217;inferno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Piccirillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cartolina dei nuovi Stati Uniti di Trump arriva da un carcere di massima sicurezza di El Salvador. La manda al mondo, tipo i desueti messaggi in bottiglia, Kilmar Armando Abrego Garcia, cittadino salvadoregno residente nel Maryland. 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