{"id":1000015903,"date":"2025-04-15T08:46:22","date_gmt":"2025-04-15T11:46:22","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015903"},"modified":"2025-04-15T08:46:24","modified_gmt":"2025-04-15T11:46:24","slug":"icon-warhol-basquiat-haring-scharf-leredita-di-unarte-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015903","title":{"rendered":"Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf.\u00a0L\u2019eredit\u00e0 di un\u2019arte rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 2 Novembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Convitto delle Arti Noto Museum di Noto \u2013 Siracusa la mostra Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf.\u00a0L\u2019eredit\u00e0 di un\u2019arte rivoluzionaria a cura di Edoardo Falcioni. L\u2019esposizione, prodotta da Mediatica in collaborazione con Art Motors, patrocinata da Citt\u00e0 di Noto\u00a0 per la prima volta riunisce i 4 artisti che hanno rivoluzionato il concetto di arte nel \u2018900. A partire dal genio della Pop Art, Andy Warhol, gli artisti della scena newyorkese degli anni \u201980, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf, interpreteranno il ruolo dell\u2019arte e un nuovo immaginario collettivo attraverso la Street Art e il Graffitismo. Tra le oltre 120 opere esposte a Noto, in gran parte uniche, a firma Warhol spiccano in particolare l\u2019inchiostro serigrafico su carta\u00a0Mona Lisa,\u00a0(reversal series) &#8211; ca 1978, omaggio a Leonardo da Vinci; la serigrafia su seta\u00a0Flowers\u00a0(1983-85, ), appartenuta a Keith Haring; la macchina fotografica\u00a0Polaroid\u00a0Big Shot\u00a0usata da Warhol, che la don\u00f2 al fotografo romano Dino Pedriali; e l\u2019iconica tela\u00a0The only Way Out is In!., come sottolinea il curatore Edoardo Falcioni: \u201cLa mostra \u00e8 un dialogo inedito tra gli artisti Warhol, Basquiat, Haring e Scharf: padre e figli spirituali, per la prima volta riuniti in una mostra in Italia, artisti che hanno rivoluzionato l\u2019arte americana degli anni \u201980 del XX secolo e quella contemporanea\u201d. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla Street Art \u00a0e sugli artisti che hanno fatto parte di questo movimento \u00a0apro il mio saggio dicendo:\u00a0 \u00c8 molto difficile stabilire dove e quando sia nato il graffitismo, l\u2019arte murale, o, come viene definita oggigiorno, la \u201cstreet art\u201d. \u00c8 addirittura molto difficile assegnare a questa o queste pratiche un nome che venga riconosciuto globalmente dagli stessi artisti e dagli spettatori. Street Art: Complesso di pratiche ed esperienze di espressione e comunicazione artistico-visuali che intervengono nella dimensione stradale e pubblica dello spazio urbano, originariamente provviste di una fisionomia alternativa, spontanea, effimera e giuridicamente illegale salvo poi essere, in una fase posteriore, parzialmente sanzionate e fatte proprie dalla cultura popolare di massa, dal mercato e dalle istituzioni, prospettiva che contribuisce a rendere molto problematica a oggi una puntuale individuazione del campo, che rimane estremamente liquido e aperto a molteplici visioni. \u201cEnciclopedia Treccani s.v. street art\u201d Secondo questa definizione, all\u2019interno del termine Street Art risiedono anche pratiche quali il graffitismo e il writing in tutte le loro sfaccettature, dal momento che anch\u2019esse potrebbero essere definite come \u201cpratiche ed esperienze di espressione e comunicazione artistico-visuali\u201d. Nonostante ci\u00f2, per\u00f2, non tutti sarebbero d\u2019accordo nell\u2019includere quei terribili scarabocchi disegnati sui muri delle nostre case all\u2019interno del grande mondo della street art. Quindi posto una domanda come definire questi movimenti? La stessa Treccani afferma la difficolt\u00e0 di offrire \u201cuna puntuale identificazione del campo\u201d e di conseguenza spetta ad ogni singolo creatore o fruitore di queste \u201copere\u201d stabilire se siano artistiche o meno, se siano belle o brutte e siano giuste o sbagliate. Dovendo cercare le origini della street art non si pu\u00f2 che risalire a tempi antichissimi in cui l\u2019uomo dipingeva le ruvide pareti di grotte e caverne. Vista la principale attivit\u00e0 del tempo le immagini rappresentate erano soprattutto scene di caccia o animali stilizzati i cui significati erano probabilmente magici e propiziatori. Tra i pi\u00f9 illustri esempi ci sono la grotta di Altamira con dipinti di circa 18.500 anni e le famosissime grotte francesi di Lascaux e Pech-Merle che oltre ad avere raffigurazioni create circa 25.000 anni fa, al\u00a0 suo interno sono visibili alcune impronte in negativo di mani ottenute attraverso la colorazione della parete attorno alla mano appoggiata. Parlando di mani bisogna anche ricordare le famosissime rappresentazioni di mani in negativo della Cueva de las manos in Argentina . Volendo fare un paragone si potrebbe ironicamente affermare\u00a0 che queste rappresentazioni di mani siano le prime forme di firma individuale di uomini che anticiparono il fenomeno moderno del tagging . Ovviamente, altri illustri esempi possono essere ritrovati in Africa come nelle grotte di Laas Gaal in Somalia con dipinti risalenti al IX-VIII millennio a.C. o in Sudamerica come nel Parco nazionale Serra da Capivara dove sono rappresentate circa 30.000 figure dipinte su roccia, le pi\u00f9 antiche datate 26.000 \u2013 20.000 anni fa. Tralasciando alcuni aspetti importanti della storia dell\u2019arte che all\u2019interno di questo elaborato non assume una rilevanza fondamentale al fine della comprensione di alcuni ambiti della street art, non bisogna dimenticare l\u2019utilizzo artistico-espressivo dei muri nella civilt\u00e0 egizia, in quella assira, in quella greca e romana e cosi via fino ai giorni nostri. Un accenno va per\u00f2 fatto in particolare all\u2019Europa medievale dove veniva spesso utilizzato l\u2019affresco per comunicare o semplicemente lasciare un messaggio alla comunit\u00e0. Ancora pi\u00f9 spesso questo tipo di arte veniva utilizzato a fini didascalici come nel caso di cattedrali e chiese dove si potevano, e si pu\u00f2 tutt\u2019ora, trovare raccolte di immagini che narrano scene della vita di Ges\u00f9. Se la norma era dunque dipingere all\u2019interno non mancano esempi di affreschi e pitture murali anche all\u2019esterno; esempio ne \u00e8 la recentemente restaurata facciata di una casa a Mantova dipinta per mano di Mantegna o alcuni monasteri rumeni tra cui quello di Moldovi\u021ba risalente al 1532. Anche all\u2019interno del testo sacro, la Bibbia, troviamo un esempio di utilizzo di scrittura murale al cui interno \u00e8 racchiusa una profezia decifrata da Daniele per il re Baldassarre. Anche in questo caso si pu\u00f2 osservare come l\u2019utilizzo della scrittura su parete non \u00e8 fine a s\u00e9 stesso ma ha un qualche scopo. Le origini dell\u2019arte murale vanno ricercate soprattutto all\u2019interno della cultura messicana post-rivoluzionaria, dunque intorno agli anni \u201920 e \u201830 del secolo scorso. In questo periodo grandi artisti come Diego Rivera, Jos\u00e9 Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros realizzano grandi opere che verranno riconosciute a livello internazionale. I tre artisti erano accumunati dalla voglia di creare un arte che fosse fortemente ideologica, narrativa, educativa e popolare, quattro caratteristiche tipiche della street art in generale, antica e contemporanea. Diego Rivera dopo una giovinezza tra Messico, Spagna e Italia nel quale conosce importanti artisti come Picasso e Modigliani che lo introducono alla scena artistica, nel 1922 si iscrisse al Partito Comunista Messicano e cominci\u00f2 a dipingere i suoi murales sugli edifici pubblici di Citt\u00e0 del Messico. Attraverso le sue opere ha la grande capacit\u00e0 di rappresentare vicende del suo popolo, dei peones e della loro schiavit\u00f9. Protagonisti dei suoi murales furono anche le tre figure fondamentali della rivoluzione messicana Hidalgo, Juarez, Zapata e in seguito anche Marx e Lenin; quest\u2019ultima opera Man at the Crossroads, creata nel New York City&#8217;s Rockefeller Center venne subito distrutta da Nelson Rockefeller per via della propaganda anti-capitalista rappresentata e lui venne licenziato. Jos\u00e9 Clemente Orozco\u00a0 fu anche lui, insieme a Diego Rivera\u00a0 promotore del cosiddetto Rinascimento Murale Messicano. Grande muralista, gir\u00f2 le pi\u00f9 importanti citt\u00e0 americane ed europee facendosi conoscere per le sue grandi opere. Differentemente dal suo compagno Diego Rivera era un personaggio pessimista e cupo che rappresentava le difficolt\u00e0 e la sofferenza che ogni uomo deve patire per ottenere i suoi diritti. Questa sua visione della vita e soprattutto della rivoluzione messicana al quale \u00e8 molto legato si traduce in dipinti il cui tema \u00e8 sempre drammatico e i colori sempre forti e scuri. David Alfaro Siqueiros\u00a0 non fu soltanto un pittore ma anche uno dei 10 grandi protagonisti della rivoluzione messicana al fianco di Zapata.\u00a0 Dopo una serie di viaggi, torna in patria nel 1922 ed, insieme a Rivera ed Orozco, partecipa alla grande nascita della pittura murale messicana. \u201cSenza la rivoluzione non ci sarebbe stata la pittura messicana\u201d. Queste le sue parole sul quale basa tutta la sua arte. La sua idea era quella secondo cui l\u2019arte ha lo scopo di parlare direttamente al popolo affinch\u00e9 quest\u2019ultimo intervenga e cambi la societ\u00e0 corrotta; proprio per questo motivo le sue opere trovano dimora lungo le strade, in luoghi aperti a chiunque e gratuiti; dell\u2019arte devono poterne fruire tutti. Imprigionato pi\u00f9 volte per i suoi ideali nel 1966 gli venne conferito il massimo riconoscimento governativo, il Premio Nazionale d\u2019Arte. Questi tre artisti, Rivera, Orozco e Siqueiros, vengono considerati a livello internazionale come i precursori dell\u2019arte murale moderna. Gli obiettivi e i temi delle loro opere differiscono sicuramente da quelli di oggi, ma la base rimane la stessa e le motivazioni anche: la voglia di esprimersi e la voglia di comunicare qualcosa a tutto il mondo; la voglia di protestare e di andare contro il sistema. Per quanto molte persone non lo vogliano accettare, anche la pi\u00f9 piccola ed insignificante scritta che troviamo sui muri della nostra citt\u00e0, ha in fondo un perch\u00e9 e potrebbe essere ritenuta come una minuscola forma di protesta. Le prime forme di arte murale in Italia differiscono, in parte, da quelle della rivoluzione messicana. Per quanto anch\u2019esse rappresentassero la cultura di un popolo e la situazione di uno stato, non provenivano da un movimento rivoluzionario bens\u00ec dal potere stesso. Durante il periodo fascista\u00a0 dal 1922 al 1943 \u00e8 il regime che detta le regole e che vuole creare un\u2019arte pubblica con forte rilevanza sociale, autocelebrativa e propagandistica. Nel 1933 il pittore nonch\u00e9 muralista Mario Sironi pubblica il Manifesto della pittura murale nel quale afferma: \u00abLa pittura murale \u00e8 pittura sociale per eccellenza. Essa opera sull&#8217;immaginazione popolare pi\u00f9 direttamente di qualunque altra forma di pittura, e pi\u00f9 direttamente ispira le arti minori.\u201d\u00a0 Questa un\u2019altra frase indicativa dell\u2019utilizzo dell\u2019arte che veniva fatto nel periodo fascista: \u201cNello Stato Fascista l&#8217;arte viene ad avere una funzione educatrice. Essa deve produrre l&#8217;etica del nostro tempo. Deve dare unit\u00e0 di stile e grandezza di linee al vivere comune. L&#8217;arte cos\u00ec torner\u00e0 a essere quello che fu nei suoi periodi pi\u00f9 alti e in seno alle pi\u00f9 alte civilt\u00e0: un perfetto strumento di governo spirituale.\u201d Il Graffitismo, o meglio il writing, nasce negli anni \u201970, come parte della sottocultura dei ghetti (conosciuta come Hip-hop), attorno alle citt\u00e0 americane, tra le quali, la pi\u00f9 importante, New York. Difficile stabilire una data precisa nella quale sia nata o un percorso ben definito che abbia seguito questa nuova pratica. Diverse ragioni rendono questo compito molto arduo: l\u2019enorme numero di graffiti sparsi per il mondo; la lontananza di questa \u201carte\u201d dai canali tradizionali e legali; la spesso repentina cancellazione. Nonostante i media e il senso comune non facciano alcuna distinzione, sarebbe pi\u00f9 consono definire come due pratiche differenti il graffitismo e il writing. Molto vicine tra loro e spesso con fini pressoch\u00e9 identici, si differenziano principalmente per la forma e la tecnica utilizzata. Si potrebbe affermare che il graffitismo nasca a partire dal writing a seguito di una ricerca e uno studio pi\u00f9 attento del lettering . La nascita del Graffitismo \u00e8 dovuta alle problematiche socio-culturali di alcuni quartieri disagiati della New York degli anni \u201970 e di altre metropoli; Come afferma Baudrillard le 14 scritte nascono a partire da spinte assai differenti: La tendenza ad affermare la propria esistenza o identit\u00e0 individuale, la protesta delle minoranze e qualche volta anche pretese artistiche. In questo periodo la forte emarginazione dei giovani dei ghetti, neri e latinos ha portato gli stessi a ribellarsi e a reagire alla forte repressione e discriminazione delle minoranze cercando una maniera per esprimersi, far sentire la propria voce e soprattutto protestare. Agli albori del graffitismo lo scopo principale di un writer era quello di bombardare (\u201cBombing \u00ab) pi\u00f9 pareti possibili con la sua firma (\u201ctag\u201d). Il pi\u00f9 famoso tra di essi \u00e8 TAKI 15 183 al quale addirittura il New York Times dedic\u00f2 un articolo rendendo cosi ufficiale la\u00a0 nascita del nuovo movimento. Non era per\u00f2 l\u2019unico: la voglia di riappropriarsi di un\u2019identit\u00e0 e di uno spazio urbano ha portato molti giovani a scrivere quante pi\u00f9 volte possibile la propria tag in giro per il quartiere o per la citt\u00e0. Con il tempo, i cosiddetti writers cominciano a voler qualcosa di pi\u00f9 e la tecnica viene affinata attraverso uno studio pi\u00f9 attento del lettering. La semplice tag o scritta non basta pi\u00f9 per poter prevalere e farsi riconoscere all\u2019interno dell\u2019enorme panorama venutosi a creare. Tra le migliaia e migliaia di \u201cbanali\u201d scritte \u00e8 necessario ora far risaltare la propria firma attraverso una pi\u00f9 raffinata ricerca stilistica dei caratteri e utilizzando \u201cattrezzi\u201d che rendessero pi\u00f9 appetibili le opere come la bomboletta spray. Esempi di lettering potrebbero essere il bubble style, bar style, computer style, 3D style o wild style che si differenziano tra loro in base all\u2019utilizzo di, rispettivamente, lettere arrotondate, lettere squadrate, lettere \u201cdigitali\u201d, lettere 3D o lettere di difficile comprensione ed intricate. Detta anche Aerosol-art si presenta inizialmente come un\u2019evoluzione del writing per poi trovare una propria indipendenza e dignit\u00e0 artistica. Intorno al 1974 c\u2019\u00e8 poi un\u2019ulteriore evoluzione che porta gli artisti ad incorporare all\u2019interno dei loro lavori anche figure, personaggi e scenari extra-alfabetici divenendo cosi a tutti gli effetti una branca dell\u2019arte. Nello stesso periodo, parallelamente comincia a svilupparsi una nuova tecnica che acquisir\u00e0 poco a poco sempre pi\u00f9 importanza fino a raggiungere il culmine con i lavori di Banksy di cui si parler\u00e0 nei capitoli successivi: la Stencil Art . Da questo periodo in poi, o meglio, dagli anni \u201980 in poi, con la nascita di nuove tecniche e con lo sviluppo sempre pi\u00f9 indipendente dal punto di vista artistico di queste pratiche, gli artisti stravolgono l\u2019idea iniziale di writing e graffitismo puntando ad un pubblico. Mentre negli anni \u201970 lo scopo principale di un writer era quello di bombardare con la propria firma pi\u00f9 muri possibili per riappropriarsi dello spazio urbano e per acquisire una certa notoriet\u00e0 all\u2019interno della subcultura dell\u2019Hip hop, ora il writer cessa di essere solamente un writer e diventa un artista, con dei messaggi universalmente comprensibili e con la speranza di un riconoscimento a livello pubblico. \u00c8 per questo motivo che, proprio in questi anni, cominciano a nascere le prime esposizioni il cui tema \u00e8 proprio l\u2019arte di strada. Il percorso espositivo inizia con una sezione dedicata ad Andy Warhol, pioniere della Pop Art, la cui influenza sulla Street Art \u00e8 innegabile. Warhol, con il suo concetto di riproducibilit\u00e0 e la sua visione dell&#8217;arte come provocazione, ha gettato le basi per molti artisti urbani, trasformando l&#8217;arte in un mezzo di critica sociale accessibile a tutti. Andy Warhol, nome di battesimo Andrew Warhola, nasce a Pittsburgh da genitori immigrati dalla Rutenia \u00a0in Slovacchia. La sua data di nascita per\u00f2 risulta incerta, nella letteratura, infatti, sono riportate molte date, tuttavia essa dovrebbe essere compresa tra il 1928 e il 1931. Risulta difficile scoprire la verit\u00e0 sulla vita Andy Warhol, in quanto, la contraddizione, l\u2019offuscamento dei dati biografici, la sostituzione della sua figura tramite sosia e la riservatezza nei confronti dei giornalisti sono metodi vitali, utilizzati dal futuro artista per la creazione di un personaggio completamente nuovo. Andy Warhol come egli stesso si chiam\u00f2 dal momento del suo trasferimento a New York . La sua figura alquanto contraddittoria, nonostante sia insofferente nei confronti delle interviste o per meglio dire dei giornalisti, lasci\u00f2 una gran quantit\u00e0 di messaggi lungo il corso della sua carriera: frasi dal carattere aforistico e due libri autobiografici. Nel grande magazzino il giovane Warhol fece il suo primo incontro con il mondo del consumismo e della pubblicit\u00e0, dove lavorava come aiutante nel periodo delle vacanze. L\u2019ambiente di lavoro offriva a lui, nullatenente, una vasta gamma di oggetti. Durante l\u2019anno, frequentava la facolt\u00e0 del Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburgh dove studi\u00f2 arte grafica e pubblicitaria e dopo il conseguimento della laurea, si trasfer\u00ec nella grande metropoli, New York, che non avrebbe mai pensato seriamente di raggiungere. Il sogno americano del futuro artista si stava pian piano realizzando, inizi\u00f2 da subito a lavorare per Carmel Snow redattrice della rivista di moda Harper\u2019s Bazaar esercitando inizialmente la professione di grafico pubblicitario. In breve tempo era riuscito a diventare un artista commerciale di grandissimo successo ma non era ci\u00f2 a cui Warhol aspirava, malgrado la crescente fama nel mondo della pubblicit\u00e0, egli voleva essere un artista di tipo molto diverso. Il suo, inizialmente, fu un percorso esitante, di certo non esplosivo, verso un\u2019arte che ancora non esisteva e verso un\u2019identit\u00e0 che n\u00e9 Warhol n\u00e9 nessuno della sua cerchia avrebbe saputo definire. Warhol si sforzava di essere riconosciuto come un vero artista, anche se, nei primi anni Cinquanta, era richiesto soprattutto come grafico pubblicitario; forse il capitolo pi\u00f9 significativo della sua arte commerciale, fino all\u2019inizio degli anni Sessanta, furono i disegni per calzature, nessuno aveva mai disegnato scarpe come fece Andy. Affermava la direttrice artistica di Glamour, per la quale il futuro artista disegn\u00f2 ben cinquanta schizzi di scarpe . Le rappresentazioni delle scarpe e la loro estetica erano i nuovi soggetti che interessavano a Warhol all\u2019epoca del suo primo approccio alla Pop Art, anche se utilizzava ancora la maniera dell\u2019Espressionismo astratto nell\u2019uso del colore. E\u2019 difficile per\u00f2 immaginare che egli volesse diventare un membro dell\u2019Espressionismo Astratto americano, movimento che aveva un monopolio incontestato negli anni Cinquanta; la filosofia di questa corrente si fondava sull\u2019idea romantica dell\u2019anima dell\u2019artista: il pittore, infatti, attraverso i segni tracciati sulla tela doveva esprimere i segreti nascosti nel profondo del suo inconscio. Si capisce come alla base di una tale visione che valorizza il culto dell\u2019interiorit\u00e0 ci sia un forte legame con il pigmento del colore che permette di esprimere, tramite le ampie pennellate, tutta l\u2019istintivit\u00e0 dell\u2019animo. La concezione dell\u2019arte dell\u2019Espressionismo Astratto \u00e8 assolutamente lontana dalla visione del movimento pop e dello stesso Warhol, il quale, se inizialmente utilizz\u00f2 il colore alla maniera Espressionista lo fece semplicemente per muovere i primi passi all\u2019interno dell\u2019avanguardia. Credo che Andy Warhol rifiutava la concezione di base dell\u2019Espressionismo astratto che non poteva esercitare su di lui nessun tipo di fascino . Sentiamo come si esprime l\u2019artista nel suo tipico stile aforistico: se volete sapere tutto di Andy Warhol non avete che da guardare la superficie dei miei quadri, i miei film e me stesso. Eccomi. Nulla \u00e8 nascosto. Non vi sono, dunque, nell\u2019arte di Warhol segreti nascosti di cui lo spettatore non conosce l\u2019esistenza, persiste un legame naturale tra l\u2019artista e lo spettatore e, nel caso di Warhol, ci\u00f2 contribu\u00ec al processo che lo trasform\u00f2 in una icona . E fu a partire dagli anni Sessanta che l\u2019arte di Warhol prese una svolta significativa, oltre a cambiare il suo repertorio tematico, iniziava ad abbandonare i disegni pubblicitari per riviste esclusive e ripul\u00ec l\u2019estetica \u00e9litaria dei prodotti ricca di glamour ed esclusivit\u00e0 rimpiazzandola con immagini semplici, concrete ed efficaci rappresentazioni proletarie . A parere di molti critici la svolta, considerata una vera e propria trasformazione da artista commerciale di grande successo a icona, si ebbe tra il 1959-1961. Sicuramente La nascita a cui si allude nel titolo non fa di certo riferimento all\u2019effettiva data di nascita dell\u2019artista, che per altro avvenne attorno al 1928 le parole sono estremamente importanti, perch\u00e9 inducono a capire che proprio nel periodo compreso tra il 1959-1961 Warhol inizi\u00f2 la scalata verso l\u2019enorme successo che lo condurr\u00e0 a diventare una celebrit\u00e0 acclamata. Una delle opere che citiamo come rappresentazione della svolta della vita di Warhol \u00e8 un dipinto del 1961, Before and After\u00a0 si tratta di una versione ingigantita in bianco e nero, disegnata e dipinta a mano dall\u2019artista, ispirata all\u2019immagine di un annuncio pubblicitario allora in voga che celebrava i vantaggi della chirurgia estetica. Egli attiv\u00f2 con Before and After una sorta di processo inverso: dall\u2019arte \u00e9litaria a messaggi ottici della pubblicit\u00e0 di massa, privi di fronzoli decorativi ed eleganti dal gusto leggermente ordinario. La semplicit\u00e0 e la concretezza di immagini come Before and After, di cui Warhol dipinse numerose versioni, si adeguavano alla mediocrit\u00e0 dell\u2019epoca e penetravano direttamente nell\u2019ambiente culturale newyorchese che li accolse con grande entusiasmo. Questi grandi e banali disegni pubblicitari riprodotti da Warhol nel 1961 hanno come soggetto il profilo della stessa donna, come suggerisce il titolo, prima e dopo l\u2019operazione chirurgica a cui si \u00e8 sottoposta Warhol stesso si sottopose ad un\u2019operazione al naso. Nel profilo sinistro, infatti, la donna ha un naso aquilino che vediamo scomparire nell\u2019immagine di destra la quale presenta il medesimo profilo dopo o After, come suggerisce il titolo dell\u2019opera l\u2019intervento estetico che ne ha mutato l\u2019aspetto, rendendola cos\u00ec pi\u00f9 attraente. Before and After pu\u00f2 essere considerato a tutti gli effetti un titolo programmatico, una sorta di metafora artistica che vuole andare a sottolineare la trasformazione della stessa figura di Warhol, perci\u00f2 esso si pu\u00f2 leggere anche come \u201cPrima e Dopo Warhol\u201d. Tanto quanto la signorina Nasona desiderava l\u2019aspetto da cheerleader o da attricetta della signorina Nasino all\u2019ins\u00f9, non meno ardentemente Warhol desiderava una trasformazione che in quegli anni lo fece diventare un membro dell\u2019avanguardia .Dobbiamo stare ben attenti al fatto che questo mutamento non avvenne semplicemente a livello di status personale dell\u2019artista: ci fu una vera e propria transizione sociale e culturale. Il suo nuovo linguaggio condusse a una rivoluzione artistica che imporr\u00e0 una svolta decisiva sulla frontiera dell\u2019arte contemporanea, il cosiddetto mondo dell\u2019arte dell\u2019epoca fatto di curatori, mercanti, critici, collezionisti, artisti era pronto per questa innovazione, era pronto per Andy Warhol. Warhol cambi\u00f2 per cos\u00ec dire il modo di intendere l\u2019arte elevando un\u2019immagine stereotipata, appartenente all\u2019immaginario collettivo, a vera e propria opera d\u2019arte \u2018Before and After 1961\u2019. \u00a0La trasformazione risulta alquanto invisibile se consideriamo che l\u2019artista non ha fatto altro che riproporre una semplice riproduzione notevolmente ingigantita dell\u2019immagine originale. Certamente il momento in cui l\u2019arte di Warhol si impose fu propizio perch\u00e9, come abbiamo gi\u00e0 detto precedentemente, le frontiere dell\u2019arte erano pronte ad accettare il nuovo cambiamento tematico che attingeva ora a motivi pi\u00f9 \u201cbassi\u201d, tratti direttamente dal nuovo spirito sociale dell\u2019era consumista. Del resto, l\u2019artista newyorchese, non fu il solo ad esprimersi attraverso questo nuovo linguaggio Pop, espressione adottata dal critico americano Lawrence Alloway, all\u2019inizio degli anni Sessanta, per delineare un nuovo tipo di movimento d\u2019avanguardia. Questa nuova corrente Pop era esclusivamente americana nello schieramento dei suoi protagonisti, perci\u00f2 possiamo dedurre come Warhol non fu il solo ad essere impegnato in un progetto che elevava le immagini triviali della vita di tutti i giorni allo status di opere d\u2019arte. Ma vi fu una svolta radicale in Andy Warhol e questa gli permise di essere percepito in modo differente rispetto agli altri artisti della Pop Art: divent\u00f2, gi\u00e0 a partire dal 1965, l\u2019artista per eccellenza, un vero e proprio divo della nuova cultura americana. A tutto questo possiamo aggiungere che entro la met\u00e0 degli anni Sessanta Warhol modific\u00f2 il suo aspetto esteriore. Il fatto non \u00e8 da sottovalutare perch\u00e9 seguiva di pari passo i cambiamenti imposti dallo stesso mondo dell\u2019arte, da cui era affascinato. L\u2019immaginario artistico dell\u2019epoca non era pi\u00f9 quello degli anni Cinquanta, al quale egli si era esposto come artista commerciale; il suo look, quindi, doveva cambiare completamente, come nota David Bourdon, autore e critico d\u2019arte, amico personale e conoscente di Andy Warhol: la sua trasformazione in un personaggio \u201cpop\u201d fu lungamente riflettuta e ben ponderata . L\u2019artista divent\u00f2 inoltre molto magro, indossava giacche di pelle e blue jeans, e anche il suo atteggiamento precedente venne sostituito: da uomo di mondo divent\u00f2 un masticatore di gomma e apparentemente ingenuo, dedito alle forme pi\u00f9 basse della cultura pop .L\u2019anno cruciale per questo movimento \u00e8 il 1960, arrivarono i primi segnali che qualcosa stava cambiando in campo artistico: un evidente distacco dall\u2019Espressionismo astratto che aveva il pieno monopolio negli anni Cinquanta, dove dominava incontestato l\u2019informale. Tuttavia gli artisti pop presero campo e reagirono all\u2019impeto creativo e personale di artisti come Jackson Pollock, Franz Kline, Clyford Still, Mark Rothko e molti altri, la cui concezione dell\u2019opera d\u2019arte come azione vitale e liberatrice era realizzata attraverso tecniche pittoriche particolari. Quello della Pop Art non fu un vero e proprio movimento, ci\u00f2 che accomunava questa nuova generazione di artisti, infatti, \u00e8 il loro comune atteggiamento rivoluzionario che non pu\u00f2 essere considerato semplicemente come una reazione allo spirito modernista, di cui l\u2019Espressionismo astratto costituisce l\u2019ultima grande espressione artistica. Fu cos\u00ec che a New York, in questi anni, si affermarono un certo numero di artisti che, senza alcun tipo di accordo e spesso sconosciuti gli uni agli altri, si videro impegnati in progetti simili. Nessuno se lo aspettava e invece, il pop colp\u00ec il mondo dell\u2019arte tradizionale come un fulmine,\u00a0 una marea improvvisa . Un interesse comune di questi artisti verso la nuova realt\u00e0 urbana e mediale l\u00ec condusse a dipingere, ciascuno per conto proprio, temi tratti dalla vita quotidiana, alla quale essi guardavano costantemente, ricavandone gli stimoli per realizzare un\u2019integrazione completamente nuova di motivi che erano allo stesso tempo assolutamente familiari. La nascita della Pop Art non deve essere vista solamente come un\u2019opposizione ai valori dell\u2019idealismo e al soggettivismo dell\u2019Espressionismo astratto; c\u2019era qualcosa di veramente innovativo e radicale che ciascuno di questi artisti, individualmente, riusc\u00ec a percepire nello spirito dell\u2019epoca . Coloro che potremmo indicare come il nuovo \u201cgruppo\u201d di artisti dell\u2019avanguardia pop:\u00a0 Robert Rauschemberg, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Jim Dine, James Rosenquist e Tom Wesselmann, per indicarne alcuni\u00a0 contribuirono a creare uno stato profondo di agitazione che rivoluzion\u00f2 il concetto di arte e pian piano penetr\u00f2 nelle sfere culturali, fino ad invadere tutti gli aspetti della vita. Rispetto agli altri individui, questi artisti avevano capito una cosa fondamentale: il Modernismo era finito, ha perduto il suo profilo eroico, polemico e oltraggioso che ostentava nei suoi primi, aristocratici sostenitori. La societ\u00e0 da cui essi dovevano attingere per la formazione delle loro immagini si presentava ora come un qualcosa di completamente nuovo: un universo del consumismo, basato sui mezzi di comunicazione di massa, sulla quantit\u00e0 e monotonia delle merci e sull\u2019onnipresente industria pubblicitaria. Ponendo lo sguardo sulla societ\u00e0 e sulla cultura americana, gli artisti pop si resero subito conto che questo non era nient\u2019altro che un grande magazzino, ricco di merci e pannelli pubblicitari di cui \u201cappropriarsi\u201d e riutilizzare nelle loro opere . L\u2019atteggiamento di base della Pop Art perci\u00f2 appare assolutamente sfrontato: mette in campo una serie di immagini ordinarie di fronte alle quali nessuno si sarebbe mai chiesto che cosa fosse quello che aveva davanti agli occhi. Erano documentazioni pittoriche gi\u00e0 viste da tutti perch\u00e9 riciclate dalle immagini televisive, dai mass media, dal cinema e in generale dal paesaggio urbano.\u00a0 Personaggi dei fumetti, loghi di prodotti di largo consumo, fotografie pubblicitarie di celebrit\u00e0 e stelle del cinema o di oggetti familiari a tutti gli americani, come gli hamburger e la Coca-Cola . Gli oggetti e le immagini della quotidianit\u00e0 americana, oltre a ritrovarle ogni giorno nelle pagine dei rotocalchi e impilati negli scaffali dei supermarket, ora si ritrovano anche in quadri e disegni proposti dalla nuova arte Pop. Le immagini vengono presentate cos\u00ec come sono, senza alcuna pretesa estetica e la scelta di dipingerle in maniera fredda e impersonale non \u00e8 casuale se pensiamo ai nuovi valori che la societ\u00e0 del consumismo propone. La Pop Art testimonia questi cambiamenti, esibisce un\u2019arte che non da d\u00e0 pensare, non penetra in profondit\u00e0 ma rimane legata all\u2019apparenza, in linea con la nuova propaganda culturale americana. E\u2019 cos\u00ec che i contenuti banali dei disegni pop, si prestano ad essere consumati velocemente come i prodotti e le ideologie a cui erano legati .Cos\u00ec facendo, i nuovi soggetti artistici non presentano pi\u00f9 delle qualit\u00e0 estetiche e formali tali da potersi distinguere dai comuni oggetti triviali dell\u2019epoca consumista. Le merci che circolano nel mondo ora sono riprodotte tali e quali nei quadri pop tranne alcuni cambiamenti legati al colore o alle dimensioni che vengono appesi alle pareti delle case, come fossero dei cartelloni pubblicitari. Questo atteggiamento che potremmo definire alquanto irriverente, fa capire che sta succedendo qualcosa di importante nel mondo dell\u2019arte. E\u2019 in atto un cambiamento sostanziale: una sfida per tentare di oltrepassare le barriere precedenti e rivoluzionare il concetto stesso di arte. All\u2019inizio degli anni Sessanta i protagonisti della nuova scena artistica iniziarono a servirsi di qualsiasi soggetto, bello o brutto che sia, per realizzare le loro opere d\u2019arte. Utilizzarono tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di banale e quotidiano per fare arte: immagini comuni e ordinarie, nulla veniva escluso dal repertorio artistico pop. Questa volont\u00e0 di elevare un qualsiasi oggetto appartenente al vocabolario comune in opera d\u2019arte, non \u00e8 da intendersi come una critica nei confronti del consumismo dilagante. Lo spirito pop, infatti, non prende le mosse dagli intenti dissacratori e di denuncia sociale del Dadaismo, esso, piuttosto, mette in atto una sfida nei confronti delle barriere artistico culturali preesistenti, tentando di esplorare il limite oppure una linea di separazione tra l\u2019arte e la vita sarebbe ancora possibile \u00e8 una chela maggior parte degli artisti pop, come si vedr\u00e0 in seguito, lavorer\u00e0 in questa direzione, tentando di rispondere, attraverso il mezzo artistico, alla questione centrale che andava a modificare il significato dell\u2019arte stessa. Il luogo prediletto dal nuovo artista, dunque, \u00e8 il confine tra la vita e l\u2019arte, qui egli decide di muoversi per abbattere la cultura pittorica precedente: mettere in mostra gli elementi della vita di tutti i giorni, facendoli diventare improvvisamente arte; questo \u00e8 il punto di partenza nuovo e sfrontato la vera sfida dell\u2019avanguardia pop, che divenne progressivamente il progetto essenziale degli anni Sessanta. Per questo si dice: La Pop Art fu uno degli elementi che contribuirono alla dissoluzione dello spirito del Modernismo e all\u2019inizio dell\u2019era postmoderna in cui ancora viviamo. Rauschenberg e Johns sono da considerarsi i capofila del movimento, irrompendo nel panorama newyorchese, a met\u00e0 degli anni Cinquanta, nel momento in cui l\u2019Espressionismo Astratto era considerato la rappresentazione artistica dominante. Costoro oltre a tenere la loro prima mostra personale nel 1958 alla Leo Castelli Gallery di New York,la galleria che si \u00e8 aperta l\u2019anno prima e che ora diviene il punto di riferimento della nuova generazione rappresentarono per Warhol dei modelli ideali e lo influenzarono profondamente . Il violento impeto proiettivo di Raushenberg fa incontrare oggetti reali e pittura, in modo da ricavarne i primi Combine-Paintings: immettere nel quadro i reperti del quotidiano e cospargerli di pittura, una sorta di assemblaggi tra elementi, immagini e frammenti diversi della realt\u00e0 in cui l\u2019artista stesso interviene con la pittura. Uno dei pi\u00f9 famosi combine del 1955, Letto, \u00e8 una vera struttura applicata sul telaio e appesa al muro con tanto di coperta e cuscino, intriso di magma pittorico applicato in modo da eliminare qualsiasi tentazione di dormirci dentro. Ci\u00f2 a cui l\u2019artista mira \u00e8 creare un nuovo tipo di arte, legata al mondo esterno e non all\u2019universo interiore, che mette in scena qualcosa che tutti quanti conoscono. Altro versante innovativo \u00e8 il lavoro del collega di Raushenberg, Jaspers Johns, il quale, il pi\u00f9 delle volte preferisce la pura pittura, in cui il ruolo centrale \u00e8 dato allo strumento del pennello; bandiere e bersagli, lettere, cifre e mappe, sono gli stimoli che egli ricava direttamente dalla quotidianit\u00e0, niente combine o assemblaggi: Johns preleva una sola immagine per volta che diventa il soggetto unico del quadro. Il suo lavoro, rispetto a quello del compagno di strada Rauschenberg, \u00e8 decisamente pi\u00f9 mentale, ci\u00f2 che lo interessa \u00e8 il problema del rapporto tra l\u2019immagine (intesa come enunciato iconico) e il suo corrispondente oggetto (inteso come riferimento reale). In Tre bandiere , opera del 1958, Johns esegue alla lettera in proporzioni decrescenti tre bandiere americane, sovrapposte l\u2019una all\u2019altra. La tecnica pittorica usata dall\u2019artista \u00e8 prossima al trompe-l\u2019oeil e, nonostante l\u2019opera sia ben dipinta, non pu\u00f2 essere scambiata per il suo corrispondente reale, essa rimane soltanto una rappresentazione di una bandiera dipinta. All\u2019immagine riconosce tutti i diritti di priorit\u00e0 nel costituire l\u2019oggetto in opera d\u2019arte, nel senso che i suoi soggetti riuscivano a mantenere intatta l\u2019identit\u00e0 con cui sono riconosciuti dal senso comune in un certo senso l\u2019artista newyorchese riesce a superare la differenza fra realt\u00e0 e rappresentazione. Sicuramente con le sue forti dichiarazioni e i suoi modi di intendere la scultura, da molti definita un caso a s\u00e9, Oldenburg tenta di farsi conoscere attirando l\u2019attenzione dei media. Giunti alla met\u00e0 degli anni Sessanta bisognava puntare a un tipo di arte che facesse parlare i mass media, i quali, erano parte fondamentale della nuova civilt\u00e0, definita anche mediatica. Lo stesso Warhol utilizz\u00f2 questo procedimento, sapeva che poteva diventare una celebrit\u00e0 molto velocemente solo attraendo l\u2019attenzione dei media . Nel 1961 Oldenburg compie una vera e propria parodia del sistema artistico commerciale: trasform\u00f2 uno spazio nell\u2019East Side di Manhattan in una sorta di \u201cspaccio\u201d, The Store. Qui si vendono le sue sculture che non hanno un aspetto reale ma sono realizzate in stoffa imbevuta di gesso, dai colori sgargianti e sgocciolanti; oggetti che prendono a modello soprattutto la produzione alimentare o igienica dell\u2019industria di massa: coni gelato, hamburger, torte, lattine di bibite, ma anche giacche, calze, scarpe e camicie. L\u2019artista, presso il suo The Store, divenne il negoziante che si occupava della vendita delle merci, da lui prodotte, e la gente comprava arte nello stesso modo in cui si comprano cibi e bevande o gli oggetti di tutti i giorni. Anche questo spazio ricreatoa Oldenburg era un altro modo geniale per mescolare la quotidianit\u00e0 alla materia artistica. Sicuramente Oldenburg con il suo allestimento, introduce una nota di ironia paradossale e di grottesco nei confronti della massificazione industriale, ma anche rispetto alla raffinatezza delle gallerie d\u2019arte che, in una societ\u00e0 cos\u00ec trasformata, non sono pi\u00f9 plausibili. Il punto di riferimento per tutti questi artisti fu la galleria Castelli, specializzata per quanto riguarda l\u2019arte d\u2019avanguardia, di cui inizialmente facevano parte solo la coppia Robert Raushenberg e Jasper Johns. Attorno al 1960 vennero chiamati ad esporre anche altri artisti che dipingevano soggetti simili, ad esempio il giovane Roy Lichtenstein che trae le sue immagini dai fumetti e dalla pubblicit\u00e0. Warhol tuttavia, all\u2019epoca, non faceva ancora parte del gruppo di coloro che esponevano alla Castelli Gallery, anche se la visitava regolarmente e ne ammirava le opere d\u2019arte. Ivan Karp, esperto d\u2019arte e direttore della Galleria, era alla ricerca di nuovi pittori che lavoravano su immagini stereotipate e dopo una serie di visite allo studio di Warhol, ne percep\u00ec chiaramente un talento in quel tipo di estetica. Fu cos\u00ec a partire dal 1962 che l\u2019opera di Warhol colp\u00ec profondamente Ivan Karp, tanto che i due iniziarono a collaborare e i nuovi soggetti ideati dall\u2019artista gli permisero di acquisire il primo e indiscusso titolo di artista pop, senza che il termine avesse ancora un significato ben preciso. Nei primi anni Sessanta accanto alle immagini tratte dal mondo della pubblicit\u00e0, costituite da singolari dipinti spesso trasportati su scala colossale e dipinte in bianco e nero, Warhol trova l\u2019ispirazione nella lingua popolare dei fumetti. Nella societ\u00e0 americana che al tempo stava vivendo una rinascita culturale e artistica, si era infatti sviluppata questa fresca, semplice e diretta cultura popolare del fumetto; i lettori del giornale quotidiano non si impegnavano pi\u00f9 in una lettura di articoli e rubriche cervellotiche sull\u2019attualit\u00e0 o sulla politica ma, diversamente da quanto propugnava una cultura \u00e9litaria, si dedicavano alla lettura dei fumetti. Lo stesso Warhol da ragazzo si era imbattuto nel mondo dei fumetti che appartenevano, in modo naturale, alla vita quotidiana di ogni adolescente americano. I nuovi soggetti dei suoi quadri, oltre a quelli pubblicitari quali Before and After, sono figure popolari tratte dai fumetti: Dick Tracy, Superman, Braccio di Ferro, Nancy o The Little King. Iniziando cos\u00ec a dipingere a colori dei particolari tratti da questa cultura figurativa, Warhol si stava avviando verso a quella che poteva essere considerata la tematica artistica centrale della sua opera, ricavata dai rotocalchi da quattro soldi, il nuovo universo da cui scavare . Quando Warhol si rec\u00f2 per le prime volte alla galleria di Karp si rese conto che aveva un concorrente e che quindi egli non era pi\u00f9 il solo ad attingere dall\u2019universo popolare del fumetto, al quale egli si ispirava per creare i suoi soggetti. Non appena l\u2019artista vide i lavori di Lichtenstein decise di interrompere bruscamente le sue produzioni, nonostante i suoi fumetti perseguissero uno scopo completamente diverso dalle immagini meccaniche ed estetizzanti proposte da Lichtenstein. Il giovane pittore, infatti, era considerato un maestro nel suo campo, le sue immagini non sono inventate ma riproducono i modelli reali, esaltandone la grandezza dei particolari e applicando scrupolosamente il colore all\u2019interno dei contorni. Warhol, al contrario, imprimeva il suo marchio di originalit\u00e0 anche in questo campo: egli non era meticoloso nella stesura del colore ma lo lasciava sgocciolare alla maniera dell\u2019Espressionismo Astratto. Dobbiamo sottolineare per\u00f2 che l\u2019artista, utilizzando questo tipo di pittura, non voleva perseguire lo stile Espressionista della stesura del colore ma senza alcun tipo di orientamento artistico ben preciso, egli voleva infondere la modernit\u00e0 nelle sue opere. Come si \u00e8 potuto constatare, nonostante il metodo artistico sia visibilmente diverso da quello di Lichtenstein, Warhol dichiar\u00f2 di voler smettere di dipingere fumetti, in quanto, a parer suo Roy li eseguiva fin troppo bene, perci\u00f2 decise di cambiare rotta e indirizzare la sua arte verso nuove prospettive . Del resto Warhol si rese conto di dover cambiare strada perch\u00e9 il territorio era gi\u00e0 stato occupato da Roy che, con questo tipo di soggetti, aveva gi\u00e0 esposto prima di lui la sua personale alla Leo Castelli Gallery. La strategia adottata da Andy, in questo caso, era conforme al nuovo atteggiamento pop: a ognuno il suo soggetto e il suo stile, la sua riconoscibilit\u00e0, i suoi \u201cquindici minuti di gloria\u201d . Warhol, quindi, non era ancora riuscito nei primi anni Sessanta a emergere come l\u2019Artista decisivo dell\u2019epoca, doveva ancora compiere il passo decisivo per la svolta desiderata. Egli era ben consapevole che per passare da artistucolo, per dirla con Danto, a personaggio-icona doveva intraprendere un nuovo percorso tematico e abbandonare, come abbiamo gi\u00e0 visto, la strada gi\u00e0 battuta dagli altri artisti suoi contemporanei. Nell\u2019estate del 1960 avvenne una rottura radicale e la futura celebrit\u00e0 americana cap\u00ec di che cosa doveva occuparsi per riscuotere velocemente successo e attirare su di s\u00e9 i media, che gli avrebbero permesso di acquisire velocemente la notoriet\u00e0. Come si \u00e8 gi\u00e0 detto in precedenza, Warhol percepiva questo forte desiderio di cambiamento in linea con il mondo che si stava muovendo verso una vera e propria rivoluzione sociale e culturale. Il nuovo spirito dell\u2019epoca and\u00f2 inevitabilmente ad influire sull\u2019esistenza dell\u2019uomo comune e dell\u2019intero American Way of Life, perci\u00f2 la nuova cultura artistica doveva trarre spunto dalle nuove proposte metropolitane se voleva cogliere a pieno l\u2019interesse degli osservatori. E fu questa l\u2019intuizione profonda di Warhol aiutato dall\u2019esperto e fidato filmmaker De Antonio cap\u00ec che la rivoluzione artistica doveva comprendere, in modo tangibile, qualcosa che simboleggiasse il nuovo modo di vivere americano. L\u2019imperativo era dunque: dipingi quello che siamo . Le nuove \u201cicone\u201d della civilt\u00e0 contemporanea sono ora riscontrabili negli articoli di massa del consumismo americano, le merci di largo consumo. E l\u2019intuizione di Warhol fu quella di eleggere come nuovi soggetti della sua opera i marchi pi\u00f9 popolari e le etichette dei beni di consumo pi\u00f9 in voga, i quali, potevano essere definiti un\u2019espressione culturale. Quello che Warhol mostr\u00f2 a De Antonio nel 1960 apre il nuovo orizzonte dello spirito pop che vede l\u2019artista newyorchese come l\u2019unico primitivo rappresentante, anche se inizialmente il fatto era del tutto inconscio. Cos\u00ec esclam\u00f2 il mentore di Warhol, De Antonio, quando fu invitato dall\u2019artista stesso a casa sua per esprimere un giudizio sulla novit\u00e0 che egli stava cercando di apportare in campo artistico. De Antonio indic\u00f2 a Andy in modo chiaro la direzione da intraprendere: la Coca-Cola \u00e8 ci\u00f2 che siamo; la superiorit\u00e0 della seconda opera, fatta a circa due anni di distanza dalla prima gigante Coca-Cola, risiede nella sua nudit\u00e0. L\u2019inconfondibile bottiglietta assieme alla grafia del marchio sono divenuti gi\u00e0 di per s\u00e9 un emblema del consumismo nella societ\u00e0 americana e, a ragion di questo fatto, non hanno bisogno di altri orpelli decorativi per acquisire notoriet\u00e0. Secondo i consigli di De Antonio, dunque, bisogna eliminare tutto ci\u00f2 che rende il disegno espressionista,ovvero: la pennellata espressiva e la vivacit\u00e0 dei colori, per lasciare spazio all\u2019immagine pura e semplice, dipinta in bianco e nero. E\u2019 come se in questo modo si volesse dire: siamo pop, non siamo pittura. E da questo momento in poi il repertorio artistico di Warhol inizi\u00f2 a proporre quasi ed esclusivamente immagini ordinarie che non avevano nulla di inventivo o creativo, erano dei semplici prodotti utilizzati dalla gente quotidianamente e che potevano esser considerati come uno specchio della coscienza collettiva. Le minestre in scatola Campbell, le bottiglie della Coca-Cola, della Pepsi e il ketchup di Heinz, divengono cos\u00ec i soggetti eletti per la sua arte che, in linea con l\u2019atteggiamento degli altri protagonisti pop, vuole superare la barriera che la separa dalla vita. Dopo l\u2019immagine delle bottiglie a misura d\u2019uomo della Coca-Cola, \u00e8 il momento dei famosi barattoli di zuppa Campbell, tutte espressioni tratte direttamente dall\u2019industria alimentare. La strategia utilizzata da Warhol mostrava i pi\u00f9 popolari prodotti di consumo americani, quelli che la gente trovava tutti i giorni negli scaffali dei supermercati e che ora venivano replicati artisticamente nelle gallerie d\u2019arte. Nonostante i suoi disegni rivelino una consapevole impronta antiestetica, nella misura in cui l\u2019artista pop americano le tradusse sulla tela \u201celevandole\u201d artisticamente, le tramut\u00f2 in una sorta di icone della cultura contemporanea. E\u2019 a partire dal 1962, dunque, che le tematiche proposte da Warhol cambiano completamente direzione, la sua scelta fu quella di trarre ispirazione da formule dell\u2019industria commerciale e cos\u00ec raggiunse la notoriet\u00e0, grazie anche al suo approccio con i mass media; se nel 1962 si parl\u00f2 di lui fu perch\u00e9 la sua opera era decisamente pop . Le scelte che spingono Warhol a dipingere taluni soggetti, ad esempio le Campbell\u2019s Soup Cans , sono ben ponderate e consolidate dal fatto che spesso si faceva aiutare da terzi per prendere le decisioni sulle idee da mettere in opera. Non perch\u00e9 l\u2019artista mancasse di creativit\u00e0, ma perch\u00e9 voleva che i suoi lavori attirassero presto le attenzioni del pubblico, cos\u00ec che si parlasse di lui e magari della sua opera, senza nemmeno averla vista. E\u2019 curioso esaminare il caso delle zuppe Campbell e anche se ci sono varie storie in circolazione di come egli sia arrivato all\u2019idea prenderemo in considerazione quella esaminata da Danto, nel suo attuale saggio dedicato a Andy Warhol. La versione riportata da Danto racconta del fatto che Warhol chiese consiglio a Muriel Latow, un architetto di interni, sul fatto che egli cercava qualcosa che avesse \u201c un impatto forte, qualcosa di diverso da Lichtenstein e Rosenquist, che abbia l\u2019aria di una cosa molto personale, che non faccia pensare che faccio esattamente quello che stanno facendo loro\u201d. Allora Muriel Latow a sua volta gli sugger\u00ec di dipingere qualcosa che \u201ctutti vedono ogni giorno, che tutti riconoscono , come un barattolo di zuppa\u201d . L\u2019aneddoto riportato testimonia il fatto che Warhol raccolse in continuazione impulsi che scaturivano da altri, cos\u00ec come faceva la raccolta dei giornali popolari, utilizzandoli a sua volta come prototipi . Prendo sempre le mie idee dalla gente. A volte non le cambio. Altre volte non uso subito un\u2019idea, ma magari pi\u00f9 tardi mi viene in mente e la utilizzo. Adoro le idee . Disse Warhol nel 1970 in una conversazione con il suo assistente, Gerard Malanga. Dobbiamo sfatare ogni interpretazione secondo la quale il suo successo \u00e8 dovuto alle idee di altri, che senza dubbio contribuirono con i loro acuti consigli, ma non fecero venire a meno il suo spirito artistico pop, il quale, non rinunci\u00f2 mai alla libert\u00e0 personale. Ma il punto forte non \u00e8 tanto la decisione di dipingere il soggetto suggeritogli da Muriel Latow, quanto il modo in cui Warhol decise di trasformarlo esteticamente sulla tela. Infatti egli pass\u00f2 dalla tecnica pittorica tradizionale, con pennello e colori, ad una tecnica che si adeguava meglio alle nuove tematiche proposte, la serigrafia. Questa nuova sperimentazione consente a Warhol di allineare perfettamente gli oggetti, utilizzando appunto il telaio serigrafico, in modo meccanico e senza alcuna apparente partecipazione personale. La presentazione dei barattoli \u00e8 rigidamente frontale, una griglia costituita di otto dipinti disposti su quattro file, che rappresentavano ciascuna delle trentadue variet\u00e0 di zuppe Campbell prodotte all\u2019epoca. Warhol, prima di diventare il divo della pop art, era stato un grafico di grande successo, per questo motivo la tecnica serigrafica non doveva essergli del tutto estranea; uno dei principali vantaggi che egli riscontr\u00f2 utilizzandola era il principio della ripetizione o riproducibilit\u00e0 che consentiva di creare un blocco uniforme di copie dello stesso soggetto. Dopo le prime immagini serigrafiche, che allineano le zuppe in scatola o le banconote americane altro soggetto, si dice, suggeritogli da Muriel Latow, Warhol passa alla serie dei ritratti: fotografie di divi come Elvis Presley o Elisabeth Taylor, Marilyn Monroe, Marlon Brando e successivamente di personaggi simbolo come John e Jackie Kennedy, o di celebri capolavori come la Gioconda. Egli con questi soggetti crea appunto serie di dipinti, i quali, seppure identici, presentano delle variazioni cromatiche; nel caso delle minestre in scatola Campbell queste vengono differenziate soltanto a seconda del contenuto, ad ognuna un nome diverso a seconda del tipo di zuppa. Tuttavia, nonostante queste minime differenze nei dettagli, i motivi figurativi della sua arte appaiono del tutto uguali come Warhol stesso voleva, per poter raggiungere sempre pi\u00f9 un tipo di pittura anonima e definitivamente libera da qualsiasi valore soggettivo. La sua arte doveva e voleva essere lo specchio della societ\u00e0 americana in cui si trovava immersa, e la scelta della tecnica serigrafica favoriva sicuramente il sorgere di stereotipi figurativi, in opere che apparivano come semplici prodotti industriali, dei veri e propri articoli prodotti a catena. Nonostante l\u2019apporto serigrafico non concedesse alcun tipo di lavoro manuale e Warhol volesse far vedere un atteggiamento di totale distacco nei confronti della sua arte, privilegiando l\u2019aspetto meccanico della produzione di massa, egli dedicava loro una cura particolare. La sua meticolosa attenzione riguardava appunto quei minimi particolari di cui abbiamo parlato prima affinch\u00e9, a composizione ultimata, le sue serie di dipinti si differenziassero l\u2019uno dall\u2019altro, anche se solo in termini di sfumature o di contenuto; in questo modo essi non permettono a una copia di essere identica a tutte le altre e non mettono in discussione il principio di unicit\u00e0 e originalit\u00e0 dell\u2019opera d\u2019arte che con l\u2019avvento del contemporaneo \u00e8 spesso venuto a mancare . L\u2019estetica di Warhol a partire dal 1962, anno in cui realizz\u00f2 circa 2000 quadri, raggiunse il suo compimento definitivo, tanto che la moltiplicazione mediante la ripetizione divenne il marchio per contraddistinguere la sua arte. Del resto, gi\u00e0 a partire dagli anni Sessanta, aveva espresso l\u2019intenzione di dover indirizzare la sua attivit\u00e0 in un qualcosa di completamente diverso, dove io sarei stato il primo, per esempio: quantit\u00e0 e ripetizione bisogna considerare che la dichiarazione fatta da Warhol si riferisce all\u2019epoca in cui i suoi lavori attingevano dalla cultura figurativa del fumetto ed erano simili a quelli di Lichtenstein. La ripetizione seriale divenne senza alcun dubbio il pezzo forte dei suoi lavori artistici: intensificare la presenza dell\u2019immagine mediante la riproduzione essenzialmente identica della stessa, ne svuota i significati e rivela l\u2019uniformit\u00e0 e il livellamento di un mondo consumista. E\u2019 cos\u00ec che il telaio serigrafico allude allo schermo, all\u2019immagine filmica, al succedersi degli eventi nella loro glaciale neutralit\u00e0, atteggiamento che si conf\u00e0 al nuovo pubblico americano . Lo stesso volto della bellissima Marilyn Monroe, riprodotto da Warhol in un\u2019interminabile serie di raffigurazioni analoghe utilizzando la tecnica serigrafica, diventa una maschera moltiplicabile all\u2019infinito. L\u2019artista produsse un\u2019opera costituita da due insiemi di venticinque Marilyn, una sorta di dittico come sottolinea appunto il titolo, Marilyn Diptych. I due elementi che andavano a costituire un\u2019unica unit\u00e0, da un lato, per la precisione a sinistra, erano delle rappresentazioni vivacemente colorate del volto di Marilyn, a destra invece in bianco e nero. Il modo in cui Warhol propone il volto della famosa star, infatti, non rispecchia la realt\u00e0 ma la tramuta in un\u2019icona, la cui individualit\u00e0 \u00e8 completamente assorbita dal modello ideale che lo stesso pubblico si aspetta di vedere. Il destino di Marilyn, come quello di tante altre celebrit\u00e0 riproposte dall\u2019artista, non \u00e8 cos\u00ec felice come in realt\u00e0 i mass media ci vogliono far credere. D\u2019altra parte, l\u2019immagine proposta da Warhol non vuole scavare nel mondo privato dell\u2019attrice, bens\u00ec farla diventare una maschera, una sorta di difesa, dietro la quale si potrebbero celare i desideri e i timori di una pi\u00f9 ampia coscienza collettiva. Nella serie dei ritratti eseguiti egli fece di lei un simbolo di eterna giovinezza e bellezza, trascendendo, per cos\u00ec dire, la realt\u00e0 oggettiva che veniva sostituita dall\u2019immagine di superficie propagandata da riviste e televisioni. La maschera di superficie, di cui abbiamo fino ad ora parlato non \u00e8 da confondersi con la superficialit\u00e0, ma in Warhol equivale ad un\u2019assenza di profondit\u00e0, in linea con lo spirito dell\u2019epoca. Come l\u2019affermato artista ribadir\u00e0 esplicitamente in varie interviste e occasioni, tutto \u00e8 gi\u00e0 nella bottiglietta, nella scatola, nella faccia, nell\u2019immagine; non c\u2019\u00e8 niente sotto, dietro, dentro, \u00e8 gi\u00e0 tutto nella superficie. Vedendo esposti i dipinti di Marilyn Monroe alla Stable Gallery Michael Fried, uno dei migliori critici dell\u2019epoca colto e sofisticato come pochi altri giornalisti, per definirlo con le parole di Danto, l\u00ec giudic\u00f2 tra i migliori. Avvalor\u00f2 Andy Warhol fra i pi\u00f9 sinceri e pi\u00f9 spettacolari pittori dell\u2019arte dei suoi tempi e riscontr\u00f2, nella serie dedicata al volto di Marilyn, la capacit\u00e0 dell\u2019artista newyorchese di percepire gli aspetti veramente umani e patetici di uno dei miti esemplari della nostra epoca . La ripetizione, come abbiamo visto, diviene dunque la modalit\u00e0 privilegiata delle sue manifestazioni artistiche, qualsiasi soggetto scelto ora veniva riportato in blocco e ci\u00f2 and\u00f2 a costituire l\u2019essenza della sua Estetica. Questa nuova prassi ripetitiva non \u00e8 da considerare solamente come dispositivo formale d\u2019avanguardia ma era per Warhol un importante elemento che andava a scandire il suo modo di vivere e il suo atteggiamento. Essa rappresentava un\u2019espressione della sua filosofia, poich\u00e9 l\u2019arte, secondo la sua concezione del tutto pop, doveva fondersi con la vita stessa. Si narra infatti che anche gli eventi della sua vita privata fossero scanditi dalla ripetizione, quotidianamente mangiava lo stesso lunch, le Campbell\u2019s Soup Cans, porta per anni la stessa giacca, fino a che le tasche piene si strappano, ascolta sempre lo stesso disco e all\u2019inizio degli anni settanta registrava ventiquattro ore al giorno in modo ossessivo. Andy voleva sempre che fosse tutto uguale, infatti, egli ammirava questo tipo di cultura commerciale e si trovava a proprio agio nella societ\u00e0 del consumismo e dell\u2019uniformit\u00e0 americana. Per giunta, la sua trasformazione radicale del concetto di arte non aveva alcun intento irrisorio, critico o di denuncia sociale ma esaltava una sorta di eguaglianza politica insita nella civilt\u00e0 americana. Nel momento in cui egli decise di dipingere una Coca Cola o un barattolo di zuppa Campbell, e lo fece ossessivamente per tutta la sua carriera artistica, seguiva i consigli suggeritogli da de Antonio o dalla Latow: Dipingi la nostra societ\u00e0, ci\u00f2 che siamo, qualcosa che accomuni tutti quanti e che tutti riconoscano facilmente. E nuovamente con questi soggetti portava in campo il principio della ripetizione estetica, al quale questa volta dava un valore politico. Un barattolo di zuppa di pomodoro Campbell \u00e8 uguale a tutti gli altri barattoli. Chiunque tu sia, non potrai mai avere un barattolo di zuppa migliore degli altri. Nell\u2019Era dell\u2019industria e della massificazione, in cui ogni individuo tendeva a conformarsi con gli altri, vi era una sorta di livellamento sociale che l\u2019artista newyorchese voleva trasferire anche nel mondo dell\u2019arte. L\u2019operazione compiuta da Warhol, quindi, poteva definirsi politica. Niente pi\u00f9 distinzioni: le immagini popolari, tratte dall\u2019ordinaria e banale sfera del quotidiano, dovevano essere innalzate ed entrare a far parte dell\u2019universo dell\u2019arte seria. Nella sua figura, pi\u00f9 che in qualunque altra all\u2019epoca, arte e vita si conciliavano perfettamente, elevandolo a una specie di modello, riconoscibile come Charlie Chaplin o Mickey Mouse. \u00a0Nel dopo Warhol tra gli primi artisti riconosciuti globalmente come tali c\u2019\u00e8 Keith Haring che fu proprio sotto l&#8217;egida del graffitismo che inizi\u00f2 a definire la propria identit\u00e0 artistica: dopo aver lasciato gli studi alla School of Visual Art cominci\u00f2 questo suo percorso che lo port\u00f2 a diventare famoso in tutto il mondo per i suoi personaggi stilizzati e bidimensionali. Dopo la tradizionale ed \u201cillegale\u201d formazione artistica sulle pareti delle stazioni e dopo essere stato multato per il suo lavoro pi\u00f9 volte, approda finalmente nelle famose e rinomate gallerie d\u2019arte grazie anche all\u2019aiuto di Andy Warhol. Altro grande artista, nonch\u00e9 amico di Haring e Warhol, era Jean-Michel Basquiat . Dopo un inizio di carriera dedicato al writing sotto lo pseudonimo \u201cSamo\u201d diventer\u00e0 ben presto famoso riuscendo a partecipare a grandi mostre come la Times Square Show\u00a0 del 1980 o la New York-New Wave del 1981. Entrambi questi artisti furono un grande esempio per le generazioni a seguire che avrebbero voluto intraprendere il cammino di questo tipo di arte, un\u2019arte molto innovativa e le cui \u201cregole\u201d dovevano ancora essere scritte. Furono loro i primi a dare grande visibilit\u00e0 a quella che oggi viene definita street art. Come si pu\u00f2 evincere dalla foto sopra Jean-Michel Basquiat ha iniziato come writer e non, detto in maniera forse superficiale, come artista. Agli inizi della sua carriera lui e l\u2019amico Al Diaz cominciano a tappezzare alcuni quartieri della Grande Mela con frasi come \u201cSAMO\u00a9 sales idiots and gonzoids\u2026\u201d, \u201cSAMO\u00a9\u20264 mass media mindwash\u201d, \u201cSAMO as an alternative 2 playing art with the \u2018radical chic\u2019 sect on Daddy\u2019s$funds\u201d. Tutto ci\u00f2 dovrebbe far riflettere molto sul fatto che una persona che oggi verrebbe ritenuta un vandalo e che in realt\u00e0 lo era ritenuta anche allora, sia poi diventato uno dei pi\u00f9 importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d\u2019arte. Ognuno,writer o medico che sia, cantante o avvocato, fotografo o architetto, deve iniziare dalle basi, deve imparare e deve far esperienza prima di poter giungere al traguardo finale, ovvero quello di essere riconosciuto come effettivo facente parte della categoria per cui tanto ha lavorato. Tutti coloro che criticano le \u201ctags\u201d, le firme e gli scarabocchi sui muri della propria citt\u00e0 definendole \u201cnon-artistiche\u201d e vandaliche, ma che poi apprezzano le opere di Keith Haring solo perch\u00e9 all\u2019interno di una galleria, dunque, dovrebbero riflettere su questa storia. Non bisogna rimanere ancorati alle ormai antiquate idee secondo cui costoro siano semplici vandali, bisognerebbe cominciare a capire che molti di loro hanno un messaggio, hanno qualcosa da dire e hanno trovato nelle pareti l\u2019unico mezzo per trasmetterlo. Posso dire che Keith Haring faceva parte della fascia di giovani istruiti, appartenenti a famiglie benestanti, i quali si avvicinavano alla Graffiti Art grazie ai proprio studi. Da un piccolo paesino della Pennsylvania, decise di trasferirsi a New York, dove l\u2019incontro con bande anonime di graffitisti di strada, fa s\u00ec che comprenda ogni aspetto di questa forma d\u2019arte. Il graffitismo praticato su muri e vagoni, pu\u00f2 essere considerato secondo rispetto ad uno di tutt\u2019altra natura, presente ormai da decenni e decisamente pi\u00f9 raffinato: il cartellonismo pubblicitario, che \u00e8 come una seconda e artificiale pelle sui muri di tutta la citt\u00e0. Nel 1980 si accorge dei fogli neri opachi che coprono le pubblicit\u00e0 a cui \u00e8 scaduta la tassa di affissione nei corridoi delle stazioni della metropolitana . Sono una specie di lavagna che gli permette di comunicare con un pubblico ampio, popolare, che quasi di sicuro non mette mai piede n\u00e9 in una galleria d\u2019arte n\u00e9 in un museo. Per cinque anni produce centinaia di questi graffiti, denominati subway drawings, facendosi multare ripetutamente e persino arrestare per atti di vandalismo. La gente per\u00f2 inizia ad accorgersi di lui, e la sua arte semplice e simbolica diventa una compagnia familiare per i pendolari che vanno in ufficio, tanto che qualcuno inizia a strappare i disegni per portarseli a casa; molti di questi lavori saccheggiati, furono rivenduti a diversi musei. L\u2019artista viaggi\u00f2 nelle diverse capitali del mondo, spesso con mezzi di fortuna come il semplice autostop, e in ognuna di questa citt\u00e0 lasci\u00f2 il riconoscibile disegno dell\u2019omino stilizzato e colorato, il suo segno caratteristico pi\u00f9 noto. Dopo essere divenuto famoso grazie ai murales, espose i suoi lavori fra Club di vario genere e vernissage pi\u00f9 o meno improvvisati. Le novit\u00e0 da lui proposte, risultano esplosive e non mancano di attirare l\u2019attenzione degli intenditori pi\u00f9 smaliziati: trasmette ed inventa un nuovo linguaggio urbano. All\u2019inizio degli anni \u201980, Haring si ripropone di ripassare i fumetti con l\u2019aiuto di uno scanner, ma per rendere le immagini pi\u00f9 scarne, li trasforma in tracciati schematici e volutamente poveri . Le caratteristiche di tutte le sue opere, dalle prime produzioni fino alle ultime, rispecchiano perfettamente lo stile della Graffiti Art: le immagini vengono sempre riportate su superfici bidimensionali, per questo vengono trattate in modo semplice e ridotto, con contorni schematici e generalizzati. Nei primi tempi, l\u2019artista riporta anche il riquadro, che nei fumetti serviva a separare una scena da un\u2019altra a scopo narrativo; ne ritroviamo un esempio in alcune opere senza titolo del 1984 . Ben presto, si rese conto che utilizzare un riquadro risultava limitante, cos\u00ec se ne liber\u00f2 definitivamente, per fare in modo che il flusso degli intrecci grafici sulle sue opere, si prolungasse il pi\u00f9 possibile. Nel 1983, Haring in una celebre serie di interventi, tracci\u00f2 dei profili incredibilmente puri ed incisivi, privi di ripensamenti su un fondo nero: sono presenti solo due colori, ovvero il nero dello sfondo ed il bianco utilizzato per creare la traccia. Per alcune opere, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, si ispir\u00f2 a dei fumetti: un soggetto comune a Roy Lichtenstein che tra l\u2019altro era amico dell\u2019artista, \u00e8 Topolino , che pu\u00f2 essere considerato come l\u2019eroe principale dell\u2019epica fumettistica. Ma sono presenti anche dei pagliacci e Pierrot: il suo intento resta comunque quello di far perdere consistenza alle icone, per svuotarle dall\u2019interno. Nelle opere, compaiono semplicemente dei profili di corpi interi; al loro interno, sono presenti dei segni grafici, e spesso questi corpi si intrecciano tra di loro: l\u2019arto di una figura entra nella fessura di un\u2019altra. Possono variare i colori, sia dello sfondo che del contorno delle opere, ma alcune caratteristiche non cambiano mai: tutte le linee sono spesse e i fondi sono piatti, sempre privi di sfumature. I segni grafici che riempiono la superficie, sono spesso dei bastoncini o dei puntini: \u00e8 grazie alla loro presenza, che le opere perdono ogni iconismo, divenendo un qualcosa di completamente astratto. La ripetizione di questi segni diventa quasi ossessiva, ma mai monotona. La sua \u00e8 un\u2019arte di segni, simboli, icone, che per la loro stessa natura veicolano un messaggio chiaro, semplice, immediatamente accessibile ed universale, in un certo senso. L\u2019elemento che pi\u00f9 viene ridotto nei lavori di Haring per\u00f2, \u00e8 il colore: anche sotto quest\u2019aspetto, va contro ad uno dei principi sacri dell\u2019arte, ovvero il fatto che i colori andassero stesi con delle sfumature. I colori chiave si riducono ad un massimo di tre per dipinto e spesso sono il nero, il rosso ed il bianco. L\u2019artista non si limit\u00f2 alla bidimensionalit\u00e0, come invece facevano altri graffitari: si divertiva a dipingere vestiti ed oggetti. Tra gli abiti, ricordiamo quelli indossati dall\u2019amica e cantante Madonna nel video Into the groove, nel 1985. Crea grandi sculture di bambini in metallo\u00a0 o dell\u2019uomo mezzo cane e mezzo uomo\u00a0 ma oltre a queste, Haring disegn\u00f2 su macchine, biciclette, statue\u00a0 e vasi.\u00a0 Si dedic\u00f2 anche alla body art, lui stesso si fotograf\u00f2 nudo e ricoperto di vernice bianca. Con quest\u2019ultima, \u00e8 possibile fare un confronto con la cultura primitiva: anche nell\u2019antichit\u00e0 si usava dipingere il corpo, in particolare quello dello sciamano chiamato ad officiare qualche rito; in generale, la Graffiti Art rimanda ai dipinti rupestri della preistoria. In un evento, l\u2019artista armato di spray, si avvent\u00f2 sugli spettatori e cominci\u00f2 a firmarli dal vivo, lasciando sul corpo di ognuno una traccia di s\u00e9; firm\u00f2 persino una carrozzina con dentro un neonato, che stava passando in quel preciso istante. Col passare degli anni, gli interventi si fecero sempre pi\u00f9 estesi e monumentali, come se fosse impegnato in una corsa con la quale doveva bruciare un carburante interiore: dalle pareti delle metropolitane, a facciate intere di palazzi. Divenuto famoso a met\u00e0 degli anni \u201980, Keith Haring venne chiamato un po\u2019 ovunque, a confezionare murales, vetrine, apparati decorativi. Dalle vetrate della National Gallery of Victoria di Melbourne in Australia distrutte per protesta, perch\u00e9 i suoi disegni appaiono come un insulto alla pittura aborigena al muro di Berlino dai tessuti per una collezione dello stilista Stephen Sprouse all\u2019etichetta d\u2019artista per i vini Ch\u00e2teau Mouton Rothschild inserendosi in una lista che comprende nomi del calibro di Picasso, Dal\u00ec, Cocteau, Mir\u00f2, Chagall e Kandinsky da un muro nell\u2019ospedale per bambini del principato di Monaco. Gli varr\u00e0 un\u2019onorificenza ufficiale raramente concessa a chi non \u00e8 monegasco da parte della principessa Carolina. Nella lista \u00e8 incluso un dirigibile che vola sopra Parigi, un casin\u00f2 in Belgio accanto alle decorazioni originali di R\u00e9n\u00e9 Magritte, una giostra per un parco di divertimenti a tema in Germania, un invito a forma di disco inciso a 45 giri per una festa di compleanno della principessa Gloria von Thurn und Taxis. Tra gli interventi pi\u00f9 importanti, ricordiamo quello del 1983 a Milano per Fiorucci; la maggior parte dei lavori realizzati in quell\u2019occasione, in un giorno e una notte in un happening non stop, nel 1998 verranno messi all\u2019asta dalla galleria d\u2019arte parigina Binoche; riemp\u00ec di graffiti i muri, i mobili e perfino i soffitti con colori fosforescenti. Altra svolta epocale della sua carriera \u00e8 l\u2019incontro personale con Andy Warhol, a cui fu legato da amicizia sincera e profonda; possiamo dire che sotto certi aspetti, l\u2019allievo superer\u00e0 colui che egli considerava il suo maestro. A differenza di Warhol, sar\u00e0 un omosessuale pubblicamente dichiarato e nel momento in cui si scoprir\u00e0 sieropositivo diventer\u00e0 un attivista che lotta in prima linea insieme ad Act Up. Nel 1988, gli venne diagnosticata l\u2019AIDS; le ripercussioni della diagnosi, furono evidenti sia nella sua vita che nella sua arte. L\u2019annuncio della malattia, fatto tramite un\u2019intervista a \u201cRolling Stone\u201d, crea un generale shock e non fa che incrementare la sua fama. Nelle opere, cominciano a comparire numerosi riferimenti sessuali; i segni rappresentati, diventano messaggi in cui si intuisce la tragedia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:100.00000%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250409_130330-1024x420.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000015908\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000015908\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250409_130330.jpg?fit=1952%2C800&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1952,800\" data-comments-opened=\"0\" 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Anche la sua sessualit\u00e0, inquieta e senza sosta, lascer\u00e0 tracce inequivocabili nel suo linguaggio visuale, ma \u00e8 rarissimo vederle nelle grandi mostre retrospettive che gli si dedicano. La sua produzione omoerotica, che rasenta la pornografia elevata ad arte, \u00e8 quella che indubbiamente rappresenta la pi\u00f9 grande e censurata pietra dello scandalo nel percorso artistico di Haring. Una rarissima testimonianza al riguardo sono i murales, tuttora visitabili, che dipinse nei bagni del Gay Lesbian Community Service Center nel Greenwich Village, a poca distanza da dove si trova un suo innocente murale dipinto sulla parete di una piscina pubblica all\u2019aperto. In queste opere compaiono molte scritte, recanti il messaggio che l\u2019artista vuole trasmettere, mentre la qualit\u00e0 delle opere non cambia: il tipo di disegno, le linee, i segni ed i colori restano invariati. Prima della sua morte, fonda la Keith Haring Foundation, che si propone tutt\u2019oggi di continuare le lotte che l\u2019artista stesso aveva cominciato. L\u2019ultima grande opera di Keith Haring, fu dipinta in Italia, precisamente sulla parete esterna del convento di Sant\u2019Antonio a Pisa: credeva che l\u2019arte fosse capace di trasformare il mondo, poich\u00e9 le attribuiva un\u2019influenza positiva sugli uomini. Forse non \u00e8 a caso che il suo ultimo capolavoro pubblico lo intitol\u00f2 Tuttomondo ,ed \u00e8 un coloratissimo murale di centottanta metri quadri, in cui riproduce tutti i simboli che lo hanno reso celebre. Mentre Jean-Michel Basquiat\u00a0 nacque a New York, precisamente nel quartiere di Brooklyn, il 22 dicembre 1960, in una famiglia di provenienza mista. Il padre G\u00e9rard infatti era nato ad\u00a0Haiti\u00a0e la madre Matilde era di origini portoricane. Basquiat aveva due sorelle pi\u00f9 piccole (Lisane e Jeanine), e un fratello pi\u00f9 grande (Max) che tuttavia mor\u00ec poco prima che lui nascesse. Fu proprio la madre, appassionata di arte, a far s\u00ec che Basquiat potesse familiarizzare con i capolavori pi\u00f9 famosi portandolo sin da bambino a visitare i pi\u00f9 importanti musei newyorchesi. Basquiat fu molto precoce dell\u2019imparare a leggere e scrivere e inizi\u00f2 a disegnare altrettanto presto, ispirato in particolare dai\u00a0cartoni animati\u00a0che guardava in televisione. Venne cos\u00ec iscritto ad una scuola primaria orientata allo studio delle arti. L\u2019adolescenza di Basquiat fu piuttosto tormentata, infatti i genitori divorziarono ed egli venne affidato al padre insieme alle sorelle. La madre invece entrava ed usciva da istituti psichiatrici, e Basquiat non riusciva a\u00a0<strong>gestire le emozioni<\/strong>\u00a0che comportava vivere una situazione cos\u00ec complicata. A quindici anni decise di scappare di casa dopo che il padre lo sorprese a fumare, si mise a dormire su una panchina e venne arrestato per vagabondaggio. Basquiat era un ragazzo molto dotato ed intelligente, ma non riusciva a seguire le lezioni scolastiche, cos\u00ec venne iscritto alla \u201cCity-as-school\u201d, una scuola con metodi di insegnamento alternativi e maggiormente adatti a studenti come lui. Qui incontr\u00f2 e strinse amicizia con<strong>\u00a0Al Diaz<\/strong>, un graffitista grazie al quale Basquiat inizi\u00f2 a prendere consapevolezza delle proprie capacit\u00e0 artistiche come writer. Basquiat e Diaz passarono molto tempo insieme, disegnando e facendo largo uso di\u00a0<strong>stupefacenti<\/strong>, e diedero vita ad un sodalizio artistico sotto lo pseudonimo\u00a0<strong>\u201cSAMO\u201d<\/strong>. Il nome derivava da una frase detta dai due amici mentre fumavano marijuana insieme, constatando che stavano fumando \u201cthe SAMe Old shit\u201d (\u201cla solita merda\u201d). SAMO non era solo una firma ma una vera<strong>\u00a0filosofia concettuale<\/strong>. Il nome comparve per la prima volta nel 1977 in una novella scritta da Basquiat, il cui protagonista era un giovane che si imbatte in un santone che gli propone\u00a0<strong>diverse religioni a cui aderire<\/strong>. L\u2019unica che lo convince davvero \u00e8 la religione SAMO, che si basa sul principio per cui \u201cfacciamo sulla terra tutto quello che ci pare, poi confidiamo nella grazia di Dio con la scusa che non lo sapevamo\u201d, in aperta opposizione, dunque, ai dettami del cattolicesimo. A seguito della pubblicazione della novella venne fatta seguire una vera campagna pubblicitaria illustrata dal duo e da altri compagni di scuola. Nel maggio 1978, il nome Samo cominci\u00f2 a comparire sempre pi\u00f9 diffusamente sui muri dei quartieri di\u00a0<strong>Soho<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Tribeca<\/strong>\u00a0come \u201ctag\u201d, la tipica scritta che i writers usano per firmare i propri graffiti, accompagnata dal\u00a0<strong>simbolo del copyright<\/strong>. I graffiti di\u00a0<strong>SAMO\u00a9<\/strong>\u00a0diventarono sempre pi\u00f9 popolari ed apprezzati presso il pubblico. Anche numerose riviste e quotidiani iniziarono ad interessarsi al fenomeno e chiesero al misterioso autore di uscire dall\u2019anonimato e rivelarsi. Nel 1978 sia Basquiat che Diaz vennero espulsi dalla City-as-School dopo essersi resi protagonisti di alcune bravate, e a seguito dell\u2019episodio il padre di Basquiat lo cacci\u00f2 di casa. Entrambi cominciarono allora a frequentare la cerchia degli studenti della<strong>\u00a0School of Visual Arts<\/strong>, pur non potendo assistere alle lezioni o poter iscriversi. Tra gli studenti in questione c\u2019\u00e8ra anche Keith Haring, che si rivel\u00f2 essere fan di SAMO\u00a9 e inizi\u00f2 a diventare amico di Basquiat dopo aver scoperto che era proprio lui a celarsi dietro la tag. Il sodalizio di Basquiat e Diaz termin\u00f2 nel 1980 per diverbi tra i due writer, causati da divergenze artistiche e caratteriali. Dopo lo scioglimento del duo, Basquiat per un breve periodo continu\u00f2 ad utilizzare la tag, modificandola in\u00a0<strong>\u201cSAMO\u00a9 IS DEAD\u201d<\/strong>, ovvero \u201cSAMO\u00a9 \u00e8 morto\u201d. A questo anno risale anche la partecipazione di Basquiat al lungometraggio\u00a0<em>Downtown 81<\/em>, nella parte di s\u00e9 stesso. Il film venne tuttavia pubblicato solo 20 anni dopo, nel 2000. Qualche anno prima, proprio dopo aver lasciato la City-as-School, Basquiat cerc\u00f2 di guadagnare qualcosa vendendo cartoline da lui illustrate in giro per New York. Un giorno entr\u00f2 in un ristorante di Soho in cerca di acquirenti e vi scorse il suo idolo Andy Warhol, massimo esponente della\u00a0<strong>Pop Art<\/strong>. Gli si avvicin\u00f2 per presentarsi e cos\u00ec avvio anche con lui un\u00a0<strong>sodalizio umano ed artistico\u00a0<\/strong>durato qualche anno e fatto di alti e bassi. Nel frattempo, Basquiat frequentava assiduamente il\u00a0<strong>Club 57<\/strong>\u00a0e il\u00a0<strong>Mudd club<\/strong>, due locali di New York in cui si ritrovavano diversi artisti contemporanei e in generale personalit\u00e0 culturali dinamiche, sia del mondo dell\u2019arte come della musica e del cinema. Aveva stretto diverse amicizie ed era molto desiderato per il suo fascino e la sua personalit\u00e0 oltre le righe (tra le frequentazioni pi\u00f9 chiacchierate vi fu quella con la cantante\u00a0<strong>Madonna<\/strong>, all\u2019epoca all\u2019inizio della sua carriera). Nel 1981 Basquiat vendette il suo primo quadro,\u00a0<em>Cadillac moon<\/em>, all\u2019amica musicista\u00a0<strong>Debbie Harry<\/strong>, cantante del gruppo musicale\u00a0<strong>Blondie<\/strong>. I due si erano conosciuti sul set di\u00a0<em>Downtown 81<\/em>\u00a0e Basquiat partecip\u00f2 anche al videoclip di\u00a0<em>Rapture<\/em>, uno dei maggiori successi dei Blondie. Nello stesso anno conobbe la gallerista\u00a0<strong>Annina Nosei<\/strong>, che lo support\u00f2 molto nella sua carriera e ospit\u00f2 Basquiat nel seminterrato della sua galleria d\u2019arte. Sempre grazie a Nosei, Basquiat allest\u00ec la sua\u00a0<strong>prima mostra personale\u00a0<\/strong>a\u00a0<strong>Modena<\/strong>\u00a0nel 1981, alla\u00a0<strong>Galleria Mazzoli<\/strong>, ma ricevette un\u2019accoglienza a dir poco tiepida (la mostra segu\u00ec di un anno il suo esordio assoluto, alla collettiva\u00a0<em>The Times Square Show\u00a0<\/em>a New York). Molto meglio and\u00f2 invece la retrospettiva personale di New York nel 1982, che fu il coronamento di un successo in rapida ascesa. Tra il 1984 e il 1985 Basquiat continu\u00f2 a produrre e ad esporre le sue opere in una serie di mostre tra l\u2019Europa e New York, e gli venne persino dedicata una copertina sul celebre magazine\u00a0<strong>New York Times<\/strong>. Basquiat in poco tempo divenne tra gli autori pi\u00f9 ricercati dagli\u00a0<em>yuppies<\/em>, imprenditori che fecero fortuna con affari commerciali di vario genere e che si rivelarono ottimi acquirenti per i galleristi, i quali li indirizzavano verso investimenti nell\u2019arte. I prezzi delle sue opere salirono vertiginosamente.\u00a0La\u00a0<strong>tossicodipendenza<\/strong>\u00a0di Basquiat, tuttavia, inizi\u00f2 a prendere il sopravvento nella sua vita, insieme ad alcuni disturbi comportamentali piuttosto seri, ad esempio esplodeva spesso in attacchi paranoici verso le persone intorno a lui. La situazione precipit\u00f2 ulteriormente a seguito della scomparsa di Andy Warhol, e Basquiat trov\u00f2 nell\u2019abuso di eroina un modo per cercare di superare la perdita del suo punto di riferimento.\u00a0Tent\u00f2 di disintossicarsi nel 1987, ma purtroppo il tentativo non venne portato a termine, poich\u00e9 venne trovato privo di sensi nel suo loft il 12 agosto del 1988 a seguito di un\u2019overdose. La corsa in ospedale si rivel\u00f2 inutile e Basquiat fu dichiarato morto. Basquiat \u00e8 stato un artista\u00a0<strong>pienamente immerso nella sua epoca<\/strong>, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Sono questi anni frenetici, innovativi, colorati, in cui si diffondono su larga scala il\u00a0<strong>linguaggio pubblicitario commerciale, <\/strong>il\u00a0<strong>cosmopolitismo<\/strong>, le<strong>\u00a0innovazioni tecnologiche<\/strong>, i<strong>\u00a0media<\/strong>, il<strong>\u00a0consumismo<\/strong>, tutti spunti che saranno ben presenti nei suoi graffiti. Basquiat inoltre vive a New York, una citt\u00e0 dinamica dove l\u2019arte travalica le stanze dei musei e scende letteralmente in strada: l\u2019artista infatti si avvicina alla\u00a0<strong>Street art<\/strong>\u00a0ammirando i\u00a0<strong>murales<\/strong>\u00a0di altri writer per le strade della \u201cGrande mela\u201d. I graffiti firmati con il nome SAMO, datati tra il 1977 e il 1980, sono piuttosto concettuali, presentano frasi a volte pi\u00f9 corte e di effetto, altre pi\u00f9 lunghe, ma tutte presentano degli \u201cstatement\u201d che invitano lo spettatore a riflettere su alcune dinamiche ed ipocrisie della quotidianit\u00e0. Alcuni esempi: \u201cSAMO\u00a9 come la fine della religione che ti lava il cervello, della politica inconcludente e della falsa filosofia\u201d, \u201cSAMO\u00a9 come clausola liberatoria\u201c, \u201dSAMO\u00a9 salva gli idioti\u201c, \u201dSAMO\u00a9 come la fine del punk in vinile\u201c, \u201dSAMO\u00a9 come alternativa al fare arte con la setta radical-chic finanziata dai dollari di pap\u00e0\u201c, \u201dSAMO\u00a9 come espressione dell\u2019amore spirituale\u201c, \u201dSAMO\u00a9 per la cosiddetta avanguardia\u00bb. Lo\u00a0<strong>stile grafico<\/strong>, quando si tratta solo di scritte, \u00e8\u00a0<strong>semplice e minimale<\/strong>, alternando scritte nere su sfondo bianco e scritte bianche su sfondo nero tramite l\u2019uso di bombolette di vernice spray spruzzate direttamente sul muro. A volte compaiono anche alcuni simboli, come una corona stilizzata, e pittogrammi di vario tipo. Inoltre, sia nelle opere firmate SAMO\u00a9 ma soprattutto nelle successive opere del solo Basquiat, compaiono spesso delle\u00a0<strong>figure antropomorfe colorate<\/strong>\u00a0molto elaborate nella composizione, attraverso l\u2019uso di forme a volte rotonde e curve, a volte spezzate e rigide. L\u2019interesse di Basquiat per la raffigurazione della figura umana e in particolare della struttura corporea risale ad un episodio di quando aveva otto anni. Fu infatti\u00a0<strong>investito da un\u2019automobile<\/strong>\u00a0mentre giocava in strada e sub\u00ec\u00a0<strong>l\u2019asportazione della milza<\/strong>, rimase poi ricoverato a lungo in ospedale e la madre, per intrattenerlo, gli port\u00f2 una copia del manuale di anatomia\u00a0<em>Gray\u2019s anatomy<\/em>, che affascin\u00f2 il piccolo. Si potrebbe accostare questa particolare resa della forma umana alla corrente dell\u2019Espressionismo, infatti gli esseri antropomorfi di Basquiat sono gialli, neri, rossi, verdi e i tratti somatici sono ridotti a segni grafici poco realistici, simili a degli schizzi che si fanno di getto con carta e penna. Eppure, risultano decisamente molto espressivi: alcuni sembrano gridare, altri sembrano shignazzare, altri sembrano muoversi goffamente nello spazio, spesso riempito da lettere, segni grafici e sfondi colorati vivacemente. Si veda come riferimento\u00a0<em>Dustheads<\/em>\u00a0(1982). I colori, puri e squillanti, vengono utilizzati dall\u2019artista in maniera molto istintiva e di getto,\u00a0<strong>strizzando i tubetti di vernice direttamente sul supporto<\/strong>. Lo stesso modo di dipingere di Basquiat non suggerisce\u00a0<strong>nulla di razionale<\/strong>, ma piuttosto sembra essere\u00a0<strong>un\u2019azione viscerale<\/strong>\u00a0dettata da un\u2019urgenza interiore. Si narra, tra l\u2019altro, che Basquiat non dipingesse con costanza, ma che alternasse periodi di stallo a periodi di grande produttivit\u00e0 che lo coglieva nei momenti pi\u00f9 disparati, anche in piena notte, come se fosse in trance. Confrontando le opere di Basquiat \u00e8 possibile notare alcuni elementi ricorrenti utilizzati dall\u2019artista come\u00a0<strong>messaggio di denuncia<\/strong>. Sono presenti alcuni poliziotti, simbolo di un uso eccessivo del rigore e della disciplina, si veda ad esempio\u00a0<em>La Hara<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Irony of the Negro Policemen<\/em>\u00a0(1981), soprattutto la seconda opera. Basquiat vuole sottolineare in quest\u2019opera l\u2019ironia di un uomo di colore diventato poliziotto, che passa cos\u00ec da una situazione storica di sottomissione a causa della propria etnia ad una di comando e potere, trovandosi a sovrastare su altre persone deboli. Il tema delle\u00a0<strong>ingiustizie nei confronti degli afroamericani\u00a0<\/strong>\u00e8 suggerito anche dalla presenza di tratti fisionomici che ricordano le maschere africane, un modo per l\u2019artista di denunciare la condizione di schiavit\u00f9 subita da questo popolo nel corso della storia. Infine, troviamo presente in diverse opere la passione di Basquiat per la\u00a0<strong>musica jazz<\/strong>, che apprezzava sin da ragazzo, soprattutto in\u00a0<em>Bird on money<\/em>\u00a0(1981). Quest\u2019opera in particolare \u00e8 un diretto omaggio al sassofonista\u00a0<strong>Charlie Parker<\/strong>: \u201cbird\u201d era infatti il suo soprannome. Un tassello fondamentale nella produzione di Basquiat \u00e8 sicuramente il rapporto con\u00a0Andy Warhol\u00a0 forse uno dei pochi punti fermi della vita di Basquiat. Oltre alla grandissima ammirazione che il giovane writer aveva per la sua arte, la loro amicizia fu molto profonda sia a livello umano che a livello artistico. Collaborarono insieme su diversi progetti, ad esempio la serie\u00a0<em>Collaborations<\/em>\u00a0del 1986, e allestirono insieme una mostra, sulla cui locandina compaiono entrambi nelle vesti di due avversari in un incontro di boxe. Infine Kenny Scharf posso dire che nelle avvolgenti profondit\u00e0 del Pop Surrealismo, emergono figure che riescono a raccontare con leggerezza e profondit\u00e0 il tessuto complesso della realt\u00e0 contemporanea. Tra questi, spicca sicuramente Kenny Scharf, pittore americano la cui opera \u00e8 un caleidoscopio di colori, invenzioni e sorprese che affondano le radici nella cultura pop. Ma dietro al suo sorriso di Pop Surrealismo, Scharf nasconde una profondit\u00e0 che si \u00e8 fatta strada nel corso degli anni, diventando sempre pi\u00f9 evidente. Una mostra alla Brant Foundation di New York offre la possibilit\u00e0 di approfondire questo aspetto stimolante della sua arte. Scharf, figura di spicco della vivace scena artistica newyorkese degli anni 80, ormai ad oltre quattro decenni dalla sua prima pittura, si trova all\u2019apice della sua carriera. Dopo essersi iscritto alla School of Visual Arts di New York nel 1978, Scharf divent\u00f2 amico di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Divenne noto per i suoi volti vibranti e distorti, spesso caratterizzati da risate o sorrisi. Le sue opere, in cui le forme giocose contrastano con tematiche serie, rivelano un\u2019intensit\u00e0 e una profondit\u00e0 inconsuete che sfumano i confini tra l\u2019arte elevata e la cultura pop di massa. Per Scharf l\u2019estetica pop, consapevolezza di classe, provocazione e impegno sociale sono elementi che si intrecciano in modo originale nell\u2019opera di Scharf, dando vita a un linguaggio artistico che riesce a, non solo riflettere, ma anche interpretare, la complessit\u00e0 del nostro tempo. Scharf ribadisce che le sue opere non vanno viste solo come creazioni leggere e divertenti, ma come veri e propri strumenti di indagine sociale e culturale. Le sue tele si trasformano cos\u00ec in mondi paralleli nei quali l\u2019immaginazione dell\u2019artista ci porta alla scoperta di nuove prospettive, in un gioco di specchi tra immaginario individuale e collettivo, tra arte e vita, tra irreale e reale. Nel corso della sua carriera, Scharf ha saputo reinventarsi, mantenendo la sua vena giocosa e provocatoria, ma integrandola con una consapevolezza sempre pi\u00f9 profonda del suo ruolo e del suo impegno come artista. Il suo pop surrealismo, ora, si prende sul serio e, in questo, sta la sua grandezza. Il percorso espositivo si articola in 5 sezioni. Nella prima, intitolata \u201cL\u2019icona come costruzione visiva.\u00a0 Dal mito pop alla rivoluzione dell\u2019immagine\u201d,sono le serigrafie\u00a0<em>Marilyn<\/em>,\u00a0<em>Mao<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Campbell\u2019s Soup<\/em>\u00a0a sottolineare la consacrazione di Andy Warhol a figura centrale della scena artistica americana e mondiale. L&#8217;annullamento della soggettivit\u00e0 nell&#8217;arte e l\u2019utilizzo della riproduzione seriale, per riflettere l&#8217;immaginario collettivo, realizzano un nuovo paradigma nel legame tra arte e cultura di massa, in cui l&#8217;immagine non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;icona fissa ma flusso continuo di rielaborazioni. Una rivoluzione totale, che sar\u00e0 ripresa da<a>\u00a0Haring, Basquiat e Scharf.<\/a> Con la seconda sezione, \u201cWarhol e la nascita dell\u2019icona contemporanea\u201d, l\u2019esposizione indaga pi\u00f9 a fondo i simboli della cultura di massa dell\u2019Universo-Warhol.\u00a0L\u2019immagine in serie del volto di Marilyn Monroe a colori rappresenta l\u2019esempio eccellente della celebrit\u00e0 mediatica, novella icona, e dell\u2019ossessione collettiva; la\u00a0<em>Campbell\u2019s Tomato Soup<\/em>, il simbolo di massificazione e di consumismo, mentre la celebre serie del 1975\u00a0<em>Ladies and Gentlemen<\/em>\u00a0porta alla luce i protagonisti della comunit\u00e0 transessuale dall\u2019oscurit\u00e0 delle notti newyorkesi.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza sezione, \u201cL\u2019icona e il sacro. L\u2019immagine tra trascendenza e consumo\u201d evidenzia la relazione tra icone religiose e cultura di massa, con opere su temi di fragilit\u00e0, morte e redenzione. Esemplari sono&nbsp;<em>The only Way Out is In!<\/em>, il volto di&nbsp;<em>Sant\u2019Apollonia<\/em>&nbsp;o il disegno&nbsp;<em>Mother and Child&nbsp;<\/em>di Warhol, il cui percorso artistico anticipa le tensioni culturali contemporanee, influenzando anche Haring e Scharf, che reinterpretano il sacro in chiave moderna. Nella quarta sezione,&nbsp;<em>\u201c<\/em>Intersezioni: oltre i confini dell\u2019arte.&nbsp;Contaminazioni, culture visive e sonore degli anni Ottanta<em>\u201d<\/em>&nbsp;l\u2019icona attraversa nuovi media e discipline. In una sacralit\u00e0 incarnata in nuovi feticci,l&#8217;arte vive una fusione multidisciplinare permeata dalla cultura popolare: Warhol e Basquiat esplorano la contaminazione tra arti visive e musica, Haring porta il suo linguaggio negli spazi pubblici, Scharf predilige una estetica psichedelica per sfidare i confini tra arte e consumo. La mostra racconta questa trasformazione attraverso oggetti di culto, come quelli appartenuti e autografati da Michael Jackson: il famoso cappello \u201cFedora\u201d bianco e la sua chitarra; ma anche la chitarra autografata dei Rolling Stones, le copertine dei vinili&nbsp;<em>The<\/em>&nbsp;<em>Velvet Underground &amp; Nico<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Sticky fingers<\/em>, realizzate da Warhol, insieme all\u2019LP&nbsp;<em>Beat Pop<\/em>&nbsp;(1983) di Basquiat e Rammellzee, l\u2019orologio Swatch&nbsp;<em>Monster Time&nbsp;<\/em>di Scharf (1994), e molto altro. Chiude il percorso espositivo la quinta sezione \u201cDisco Room &#8211; Studio 54\u201d, una sala immersiva dedicata alla celebre discoteca newyorkese, crocevia di genialit\u00e0 che i 4 artisti, veri e propri iconoclasti, trasformarono in un palcoscenico artistico entrato nella storia.&nbsp;<em>\u201cUna esposizione inedita in Italia, con quattro artisti della Pop Art americana come Warhol, Basquiat, Haring e Scharf, che potr\u00e0 consentire a Noto, capitale mondiale del Barocco, di diventare luogo e capitale dell&#8217;arte contemporanea \u2013&nbsp;<\/em>ha dichiarato Corrado Figura, sindaco della Citt\u00e0 di Noto<em>. <\/em>Una mostra che appassiona e che ci potr\u00e0 dare l&#8217;opportunit\u00e0, ancora di pi\u00f9, di valorizzare l&#8217;immenso patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del nostro territorio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Convitto delle Arti Noto Museum di Noto \u2013 Siracusa<\/p>\n\n\n\n<p>Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf.&nbsp;L\u2019eredit\u00e0 di un\u2019arte rivoluzionaria<\/p>\n\n\n\n<p>dal 10 Aprile 2025 al 2 Novembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Aprile:&nbsp;luned\u00ec\/venerd\u00ec: ore 10.00 &#8211; 18.00 \u2013 Sabato e domenica: ore 10.00 &#8211; 20.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Maggio\/Giugno:&nbsp;luned\u00ec \/venerd\u00ec :10.00 &#8211; 20.00 \u2013 Sabato e domenica: 10.00-21.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luglio\/Agosto\/Settembre:&nbsp;tutti i giorni ore 10.00 &#8211; 23.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ottobre\/Novembre: tutti i giorni ore 10.00 &#8211; 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento della mostra Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf.&nbsp;L\u2019eredit\u00e0 di un\u2019arte rivoluzionaria dal 10 Aprile 2025 al 2 Novembre 2025 courtesy Convitto delle Arti Noto Museum di Noto \u2013 Siracusa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 2 Novembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Convitto delle Arti Noto Museum di Noto \u2013 Siracusa la mostra Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf.\u00a0L\u2019eredit\u00e0 di un\u2019arte rivoluzionaria a cura di Edoardo Falcioni. L\u2019esposizione, prodotta da Mediatica in collaborazione con Art Motors, patrocinata da Citt\u00e0 di Noto\u00a0 per la prima volta riunisce i [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000015905,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000015903","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"tag-arte","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG20250409112012.jpg?fit=1971%2C1001&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015903","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000015903"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015903\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000015909,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015903\/revisions\/1000015909"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000015905"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000015903"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000015903"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000015903"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}