{"id":1000015800,"date":"2025-04-13T22:35:32","date_gmt":"2025-04-14T01:35:32","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015800"},"modified":"2025-04-13T22:35:34","modified_gmt":"2025-04-14T01:35:34","slug":"culle-vuote-e-cervelli-in-fuga-costretti-a-lavorare-per-sempre-dove-le-citta-spariscono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015800","title":{"rendered":"Culle vuote e cervelli in fuga: costretti a lavorare per sempre dove le citt\u00e0 spariscono"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"567\" height=\"319\" data-attachment-id=\"1000015801\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000015801\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?fit=567%2C319&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"567,319\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?fit=300%2C169&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?fit=567%2C319&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?resize=567%2C319&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000015801\" style=\"width:1160px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?w=567&amp;ssl=1 567w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Immaginate se una citt\u00e0 come Belluno o Aosta scomparisse ogni anno nel silenzio generale. Il tanto citato \u00abinverno demografico\u00bb italiano assomiglia a un albero che si spoglia lentamente: ogni foglia mancante \u00e8 un pezzo della nostra identit\u00e0 che si perde. Nel corso del 2024 la popolazione italiana \u00e8 diminuita di circa 37mila abitanti. La dinamica? \u00c8 abbastanza nota. Il numero medio di figli per donna \u00e8 sceso a 1,18, il numero delle nuove nascite a 370mila, il minimo storico. A ci\u00f2 si aggiunge l&#8217;aumento della migrazione dei nostri connazionali, soprattutto giovani, verso l&#8217;estero, mentre l&#8217;arrivo di nuovi stranieri non riesce a frenare il calo della popolazione che prosegue ininterrottamente dal 2014. E che crea, specie nel Mezzogiorno, un vero e proprio rischio \u00abdesertificazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quali sono le province a rischio \u00abdesertificazione\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;allarme \u00e8 soprattutto per i giovani. Dal 2014 a oggi mancano all&#8217;appello in Italia oltre 747mila cittadini di et\u00e0 compresa tra 15 e 34 anni. Un fenomeno che potrebbe essere anche sottostimato (anche a causa delle mancate cancellazioni di residenza) e che si abbatte soprattutto nel Sud e nelle aree meno sviluppate d&#8217;Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>La variazione percentuale di popolazione giovane nelle province italiane negli ultimi 10 anni. Variazione percentuale della popolazione compresa tra 15 e 34 anni dal 2014 al 2024 per provincia:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"567\" height=\"296\" data-attachment-id=\"1000015802\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000015802\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?fit=567%2C296&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"567,296\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?fit=300%2C157&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?fit=567%2C296&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?resize=567%2C296&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000015802\" style=\"width:1170px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?w=567&amp;ssl=1 567w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/image.png?resize=300%2C157&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Le uniche province a far registrare un trend positivo sono quelle pi\u00f9 industrializzate. In particolare in provincia di Milano e Bologna, i giovani sono aumentati rispettivamente del 10 e dell&#8217;11,5% rispetto a dieci anni fa, anche per la capacit\u00e0 di attrarre le nuove generazioni. Ma l&#8217;incremento \u00e8 limitato solo a poche province del Nord, con le dovute eccezioni. In Veneto, ad esempio, la provincia di Rovigo vede una flessione del 12 percento, mentre \u00e8 al Sud e al Centro che si registrano i cali maggiori. In particolare il numero di giovani diminuisce drammaticamente nel Sud Sardegna, dove si registrano quasi 20mila giovani in meno rispetto a 10 anni fa (-25%), oppure a Isernia dove il calo \u00e8 superiore al 20%. Complessivamente se si guarda alla Calabria in dieci anni sono stati \u00abpersi\u00bb circa 90mila giovani, in Campania e in Sicilia oltre 183mila. E le conseguenze rischiano di essere pesanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sanit\u00e0 e Pil: qual \u00e8 il prezzo del calo demografico<\/p>\n\n\n\n<p>La prima emergenza \u00e8 economica. Meno giovani significa meno forza lavoro e, di conseguenza, meno attivit\u00e0 produttive e prodotto interno lordo. Se il declino demografico dovesse continuare con lo stesso ritmo attuale si assister\u00e0, entro il 2040, a circa 5,4 milioni di lavoratori in meno, malgrado l&#8217;afflusso di stranieri. Tutto ci\u00f2 si tradurrebbe, secondo Bankitalia, in un calo di 13 punti di Pil. Un trend che si inserisce in un quadro gi\u00e0 critico per il nostro Paese, caratterizzato da un alto livello di \u00abfuga dei cervelli\u00bb verso l&#8217;estero e da un basso livello di istruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia la popolazione sotto i 50 anni \u00e8 gi\u00e0 oggi, in termini percentuali, inferiore rispetto a quella dei maggiori paesi europei. Il dato si ribalta a partire dagli over 50: in questo caso la nostra media \u00e8 superiore a quella europea. Merito della combinazione di bassa natalit\u00e0 e alta longevit\u00e0, che sta gi\u00e0 mandando in tilt il sistema sanitario nazionale. &nbsp;\u00abC&#8217;\u00e8 tanto ottimismo sul fatto che l&#8217;Italia sia uno dei paesi pi\u00f9 longevi al mondo &#8211; osserva Mara Rita Testa, professoressa di demografia presso l&#8217;universit\u00e0 Luiss di Roma &#8211; ma il punto \u00e8: quanti arrivano a 90 o addirittura a 100 anni in buona salute?\u00bb. La domanda non \u00e8 retorica, perch\u00e9 un Paese con un alto numero di anziani ha bisogno di ridisegnare e finanziare massicciamente la propria sanit\u00e0. Secondo l\u2019ultimo rapporto Istat disponibile, circa il 52 per cento degli ultra 65enni presenta almeno tre malattie croniche, mentre gli anziani non autosufficienti sono oggi quasi 4 milioni. E anche il Pnrr si sta trasformando in un&#8217;occasione persa. Secondo l&#8217;ultimo monitoraggio di Agenas, appena un quarto delle oltre 1700 case della comunit\u00e0 programmate ha almeno un servizio attivo e quasi ovunque c&#8217;\u00e8 una drammatica carenza di infermieri e medici. Il sistema continua a reggersi quindi sulle spalle di ospedali sempre pi\u00f9 oberati e medici di famiglia che scarseggiano. Con il fenomeno della lunghezza delle liste di attesa e della mancata assistenza che rischia di aggravarsi all&#8217;aumentare della popolazione anziana. Secondo le stime Istat, gi\u00e0 nel 2040 gli italiani con almeno 65 anni saranno il 32,8% della popolazione, a fronte del 24,3% attuale, con la necessit\u00e0 di cure e assistenza che tenderanno ad aumentare significativamente.<\/p>\n\n\n\n<p>In pensione a 70 anni con pensioni da fame<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon c&#8217;\u00e8 nessuna riforma previdenziale che tiene nel medio-lungo periodo con i numeri della natalit\u00e0 che abbiamo oggi in questo Paese\u00bb aveva dichiarato nel 2023 il ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti. L&#8217;Italia \u00e8 oggi tra i paesi che spendono di pi\u00f9 in Europa per le pensioni (anche se, a differenza di quanto avviene per altri Paesi, da noi alle spese per le pensioni sono accollate varie prestazioni di natura assistenziale). Il sistema \u00e8 stato messo in \u00absicurezza\u00bb dalla riforma Dini del 1995, che istituiva il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, e dall&#8217;adeguamento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile alle aspettative di vita. Secondo l&#8217;Istat nel 2050 per andare in pensione serviranno quasi 70 anni, mentre il governo ha recentemente bloccato temporaneamente l&#8217;aumento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile. Il sistema pensionistico italiano \u00e8, come la stragrande maggioranza dei sistemi previdenziali obbligatori, a \u00abripartizione\u00bb. Ci\u00f2 significa che i soldi versati dai lavoratori attuali vengono al momento utilizzati per finanziare le pensioni di chi si \u00e8 gi\u00e0 ritirato dal lavoro. Si fonda sostanzialmente su un \u00abpatto generazionale\u00bb che diventa critico se le prestazioni superano i contributi versati. Un rischio che si fa concreto in caso di squilibrio demografico. E anche se, sul lungo periodo, il sistema tende comunque all&#8217;equilibrio proprio per le riforme citate sopra, resta il problema delle pensioni future di molti lavoratori che rischiano di percepire veri e propri importi da fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;occupazione \u00abanziana\u00bb che non fa crescere il Paese<\/p>\n\n\n\n<p>I primi effetti dell&#8217;inverno demografico, e delle riforme pensionistiche, si vedono gi\u00e0 in un mercato del lavoro caratterizzato da un&#8217;occupazione giovanile scarsa e da molti lavoratori \u00abover 50\u00bb. Una dinamica che influisce, insieme ad altre variabili, su uno dei grandi talloni d&#8217;Achille della nostra economia. \u00abCi troviamo oggi in una congiuntura delicata in cui la digitalizzazione sta cambiando molti processi produttivi. Il segnale pi\u00f9 critico della nostra crisi \u00e8 dato dalla scarsa produttivit\u00e0 del lavoro: senza innovazione non c&#8217;\u00e8 crescita\u00bb osserva la professoressa Maria Rita Testa. La produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 stagnante da 30 anni in Italia, con una conseguenza: si creano posti di lavoro a scarso valore aggiunto, spesso pagati molto poco. Per invertire questa dinamica, anche l&#8217;ingresso e la regolarizzazione di molti migranti, pur se fondamentale nel tamponare la decrescita demografica, rischia di non essere risolutiva: \u00abSi sono fatti passi in avanti sull&#8217;integrazione, il problema \u00e8 che oggi molti stranieri sono complementari agli italiani, ovvero sono sovrarappresentati in tutte quelle professioni che i nostri connazionali non vogliono pi\u00f9 svolgere. Bisogna investire su istruzione e ricerca e tornare a essere attrattivi per dare opportunit\u00e0 a tutti, italiani e stranieri. Ora siamo in un circolo vizioso\u00bb osserva la professoressa Maria Rita Testa. La popolazione straniera \u00e8 attualmente di oltre 5 milioni di cittadini, e nel 2024 \u00e8 aumentata di altri 166mila persone. La quota di laureati, nei giovani tra i 25 e i 34 anni, per\u00f2 \u00e8 pari ad appena il 12,7% tra gli stranieri residenti. \u00abLa demografia ha un&#8217;elevata dose di inerzia, cio\u00e8 quello che viviamo oggi \u00e8 stato scritto nella struttura per et\u00e0 della popolazione italiana oggi dalle dinamiche passate. Pi\u00f9 che sull&#8217;andamento demografico ha senso intervenire su misure concrete\u00bb. Ad esempio sull&#8217;occupazione femminile, oggi tra le pi\u00f9 basse d&#8217;Europa, sull&#8217;istruzione e sulla valorizzazione dei giovani, sulla piena integrazione dei nuovi italiani e nel rendere il sistema economico e produttivo pi\u00f9 attrattivo. Riforme a lunga scadenza insomma che, nel tempo della politica social e dei bonus a uso elettorale, assomigliano sempre di pi\u00f9 a una vera e propria utopia.<\/p>\n\n\n\n<p>Daniele Tempera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginate se una citt\u00e0 come Belluno o Aosta scomparisse ogni anno nel silenzio generale. Il tanto citato \u00abinverno demografico\u00bb italiano assomiglia a un albero che si spoglia lentamente: ogni foglia mancante \u00e8 un pezzo della nostra identit\u00e0 che si perde. Nel corso del 2024 la popolazione italiana \u00e8 diminuita di circa 37mila abitanti. La dinamica? 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