{"id":1000015683,"date":"2025-04-10T10:54:31","date_gmt":"2025-04-10T13:54:31","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015683"},"modified":"2025-04-10T10:54:33","modified_gmt":"2025-04-10T13:54:33","slug":"dai-mammografi-allassenza-di-rete-alle-donne-giovani-tutto-quello-che-non-va-nello-screening-al-seno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015683","title":{"rendered":"Dai mammografi all&#8217;assenza di rete alle donne giovani: tutto quello che non va nello screening al seno"},"content":{"rendered":"\n<p>Nei prossimi LEA con buona probabilit\u00e0, stando a diverse voci che si rincorrono ormai da mesi, non ci sar\u00e0 l&#8217;estensione per lo screening mammografico dai 45 ai 74 anni, come richiesto invece dalle linee guida europee. Non \u00e8 passato neanche l&#8217;emendamento per investire 6 milioni di euro extra LEA sulla estensione dello screening mammografico. Il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 l&#8217;esclusione delle donne giovani, visto che, i numeri delle diagnosi in et\u00e0 giovanile sono in aumento. Il Report sui numeri del cancro in Italia (dal ministero della Salute) conferma che il tumore della mammella \u00e8 la neoplasia pi\u00f9 frequente nelle donne. Secondo i dati del report sono 925.000 le donne che vivono in Italia dopo una diagnosi di tumore della mammella. Per l&#8217;anno 2024 sono stati diagnosticati 53.686 nuovi casi (uomini=621; donne=53.065). In Italia, l&#8217;11% dei nuovi casi di tumore al seno viene appunto diagnosticato in donne sotto i 45 anni, e il trend sarebbe in aumento. L&#8217;allarme non \u00e8 solo per i 6 milioni di euro negati allo screening, ma per un modello di salute pubblica \u00abfermo agli anni &#8217;90, quando \u00e8 iniziato\u00bb che di fatto \u00abnon investe in innovazione, non ottimizza\u00bb e arriva a negare nei fatti la prevenzione, facendo di una malattia che colpisce le donne lungo tutto l&#8217;arco della propria vita anche una vera epidemia sociale. A commentare con preoccupazione questa promessa mancata dei LEA \u00e8 la professoressa Adriana Bonifacino, medica oncologa, senologa e presidente della Fondazione IncontraDonna. \u00abNon abbiamo nei LEA la fascia 45-74, e abbiamo solo la 50-69 e regioni che ciascuna diversamente investono sulla fascia pi\u00f9 giovane o pi\u00f9 anziana, secondo risorse; ma soprattutto abbiamo 20 regioni diverse e non un Paese unico e questo alimenta discriminazioni\u00bb. Non solo un problema di soldi quindi, ma un modello che non gira. Dalle piccole alle grandi cose. Tanto per cominciare la mancanza di una messa in rete delle cartelle screening di una singola donna. \u00abSe faccio screening in una Asl e cambio quartiere, cambio citt\u00e0 o regione di me non c&#8217;\u00e8 nulla riguardo lo storico dello screening mammografico. Ed \u00e8 la comunit\u00e0 scientifica che ci dice che il confronto delle immagini radiologiche \u00e8 di fondamentale importanza: pu\u00f2 far scoprire un tumore, o risparmiare una biopsia inutile, ovvero rassicurare una donna per quale si aveva un sospetto\u00bb, spiega la professoressa. \u00c8 un po&#8217; come costruire sulla sabbia un percorso che non lascia traccia. Altro tema quello dei mammografi. \u00abIl 60-65%- dice Bonifacino- ha gi\u00e0 una predisposizione alla tomosintesi (mammografia tridimensionale che consente di studiare il seno a strati), basta una rimodulazione con un investimento economico di portata sostenibile, soprattutto se vista in una ottica di successivo risparmio. Se la si applica allo screening di primo livello si pu\u00f2 risparmiare nei richiami al secondo livello. Un risparmio non solo sanitario ed economico, ma anche sociale (la donna che lavora non deve prendere un altro giorno), ma anche risparmio di ansia e tempo\u00bb. Le donne sono cambiate, commenta la specialista, e il sistema sanitario non se ne \u00e8 accorto. Dalla diffusione delle protesi additive, al seno denso, alla familiarit\u00e0 ed ereditariet\u00e0 di mutazioni genetiche. Ma non solo. \u00abLe donne lavorano, sono proiettate nel futuro in modo del tutto diverso negli ultimi 30-40 anni; il tumore nelle giovani (che rimandano la prima gravidanza per ragioni di lavoro o di welfare) \u00e8 devastante, c&#8217;\u00e8 anche tutta la questione dell&#8217;oncofertilit\u00e0 da considerare; e anche il tumore nella donna anziana \u00e8 difficile da sostenere se avanzato e non precocemente intercettato, per la ricaduta familiare e sociale nella sua gestione. Solo pochi giorni fa- racconta- abbiamo operato una donna di 100 anni; ha voluto essere operata per il piccolo tumore che aveva sentito da sola nel seno perch\u00e8 non vuole tornare a controlli e vuole vivere il tempo che le \u00e8 rimasto senza il tumore nella mammella\u00bb. Un tempo sarebbe stato impensabile. \u00abDobbiamo puntare ai LEA 45-74, il Ministro si \u00e8 sempre detto d&#8217;accordo, ma non si riesce. E dobbiamo- rincara Bonifacino- dare comunque indicazioni, raccomandazioni di prevenzione, al di l\u00e0 dello screening finanziato, alle donne prima dei 45 anni e alle anziane\u00bb. Al momento non c&#8217;\u00e8 nulla, solo tante e diverse voci. che disorientano le donne nella gesstione dei propri controlli. \u00abSe non investiamo non saremo un Paese unico e si rafforzeranno le discriminazioni\u00bb. Addirittura, sottolinea la presidente della Fondazione IncontraDonna, oggi c&#8217;\u00e8 chi nega il valore dell&#8217;autopalpazione come mezzo di conoscenza del proprio corpo: \u00abSolo nell&#8217;ultimo mese grazie all&#8217;autoosservazione tre donne si sono accorte di un cambiamento e abbiamo riscontrato il morbo di Paget\u00bb, continua per dare un esempio, una forma di cancro che si riconosce dall&#8217;osservare cambiamenti del capezzolo\u00bb. \u00abL&#8217;incidenza del tumore seno \u00e8 la pi\u00f9 frequente dai 35 anni fino alla fine della vita per le donne\u00bb, ricorda ancora Bonifacino, mentre per gli uomini ci sono tumori diversi in base alle fasce d&#8217;et\u00e0, \u00abquesto vorr\u00e0 dire qualcosa?\u00bb, si domanda. Non c&#8217;\u00e8 tempo per rimandare ancora: \u00abil &#8216;successivamente&#8217; della politica non si pu\u00f2 pi\u00f9 sentire, dobbiamo dare subito nuove indicazioni alle donne e sostenerle nei loro percorsi\u00bb. Le donne sono cambiate e il sistema sanitario pubblico no: raggiungerle, ribadisce Bonifacino, \u00e8 una priorit\u00e0 di prevenzione, un investimento e non un costo. E&#8217; cos\u00ec che dovrebbe andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Silvia Mari De Santis<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei prossimi LEA con buona probabilit\u00e0, stando a diverse voci che si rincorrono ormai da mesi, non ci sar\u00e0 l&#8217;estensione per lo screening mammografico dai 45 ai 74 anni, come richiesto invece dalle linee guida europee. Non \u00e8 passato neanche l&#8217;emendamento per investire 6 milioni di euro extra LEA sulla estensione dello screening mammografico. 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