{"id":1000015640,"date":"2025-04-09T11:25:25","date_gmt":"2025-04-09T14:25:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015640"},"modified":"2025-04-09T11:25:27","modified_gmt":"2025-04-09T14:25:27","slug":"dal-tibet-alle-ande-cosi-levoluzione-fa-sopravvivere-ad-alta-quota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015640","title":{"rendered":"Dal Tibet alle Ande: cos\u00ec l&#8217;evoluzione fa sopravvivere ad alta quota"},"content":{"rendered":"\n<p>Cos\u00ec come \u00e8 accaduto alle genti che vivono sulle pendici dell&#8217;Himalaya, anche il genoma dei popoli nativi delle Ande si \u00e8 evoluto per favorire la vita ad alta quota. Lo ha rivelato uno studio guidato dai ricercatori dell&#8217;Alma Mater di Bologna, pubblicato sulla rivista &#8216;Communications Biology&#8217;. In particolare, l&#8217;indagine ha analizzato i genomi di pi\u00f9 di 150 individui di etnia Aymara, Quechua e Uros che vivono nelle aree circostanti al lago Titicaca, a 3.800 metri di altitudine tra Per\u00f9 e Bolivia. L&#8217;obiettivo, si spiega dall&#8217;Ateneo di Bologna, era comprendere appunto i geni alla base dei tratti biologici che questi popoli hanno sviluppato, grazie alla selezione naturale, in risposta allo stress causato nell&#8217;organismo dalla scarsa presenza di ossigeno in atmosfera a quelle altitudini. Si \u00e8 cos\u00ec scoperto, ad esempio, che \u00abla selezione naturale- riferisce l&#8217;Alma Mater- ha favorito combinazioni di varianti genetiche associate soprattutto alla creazione di nuovi vasi sanguigni durante la formazione della placenta e nelle primissime fasi di sviluppo dell&#8217;embrione. In questo modo si determina un aumentato flusso sanguigno dalla madre all&#8217;embrione e viene garantita un&#8217;adeguata ossigenazione dei tessuti anche ad alta quota\u00bb. Queste caratteristiche permettono dunque di \u00abridurre il rischio di uno sviluppo non adeguato del feto, principale causa di mortalit\u00e0 neonatale in popolazioni non adattate all&#8217;ipossia, ma migrate recentemente ad alta quota\u00bb. Anche le popolazioni sherpa del Tibet hanno sviluppato caratteristiche simili. \u00abI popoli che vivono nelle regioni attraversate dalla cordigliera delle Ande hanno evoluto adattamenti biologici simili a quelli che si osservano nelle popolazioni dell&#8217;Himalaya, seppure con basi genetiche non sempre identiche- spiega Marco Sazzini, docente del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell&#8217;Alma Mater, che ha coordinato lo studio- per indagare questi aspetti, abbiamo messo a punto un insieme di analisi basate sul sequenziamento di interi genomi e capaci di identificare varianti genetiche che prese singolarmente avrebbero un modesto impatto funzionale, ma che combinate tra loro concorrono a modificare sensibilmente uno specifico tratto biologico\u00bb. Tra le altre cose, gli studiosi volevano capire anche se gli adattamenti biologici all&#8217;alta quota delle popolazioni andine fossero gli stessi presenti nei popoli himalayani. Il fenomeno si chiama \u00abconvergenza evolutiva\u00bb e fa riferimento a un adattamento che si \u00e8 evoluto in maniera simile ma indipendente, non ereditato da un antenato comune, in specie o popolazioni diverse in risposta alle stesse condizioni ambientali. \u00abNella specie umana sono stati fino ad ora descritti pochi casi di convergenza evolutiva tra popolazioni che vivono da decine di migliaia di anni in aree geografiche differenti, ma in contesti ecologici molto simili- afferma Sazzini- uno dei casi pi\u00f9 noti \u00e8 quello della diminuzione di pigmentazione della pelle nei popoli europei ed est asiatici a seguito dell&#8217;occupazione di regioni con minore radiazione ultravioletta rispetto al continente africano\u00bb. Da questo punto di vista, sottolinea l&#8217;Ateneo di Bologna, \u00abl&#8217;adattamento biologico all&#8217;ambiente di alta quota \u00e8 un caso unico\u00bb, perch\u00e9 lo stress imposto all&#8217;organismo dalla scarsit\u00e0 di ossigeno \u00abagisce con la stessa intensit\u00e0 su tutti i gruppi umani che vivono a quote comparabili, indipendentemente dalle loro origini e dai contesti geografici e socio-culturali in cui vivono\u00bb. Da qui la vicinanza tra le popolazioni andine e quelle tibetane. \u00abIl complesso quadro che ne emerge- sottolinea Giulia Ferraretti, prima autrice dello studio- \u00e8 quindi quello di una convergenza evolutiva che si osserva a livello delle funzioni biologiche, ma le cui modificazioni hanno permesso a questi gruppi umani di sopravvivere e riprodursi per migliaia di anni ad elevate altitudini, e che tuttavia \u00e8 solo parzialmente dovuta ad una convergenza anche a livello delle basi genetiche che regolano questi adattamenti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Sangermano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec come \u00e8 accaduto alle genti che vivono sulle pendici dell&#8217;Himalaya, anche il genoma dei popoli nativi delle Ande si \u00e8 evoluto per favorire la vita ad alta quota. Lo ha rivelato uno studio guidato dai ricercatori dell&#8217;Alma Mater di Bologna, pubblicato sulla rivista &#8216;Communications Biology&#8217;. 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