{"id":1000015423,"date":"2025-04-05T09:01:45","date_gmt":"2025-04-05T12:01:45","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015423"},"modified":"2025-04-05T09:01:47","modified_gmt":"2025-04-05T12:01:47","slug":"il-vaccino-contro-lherpes-zoster-previene-la-demenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015423","title":{"rendered":"Il vaccino contro l&#8217;herpes Zoster previene la demenza"},"content":{"rendered":"\n<p>Ancora oggi non sono chiare le precise cause dell&#8217;Alzheimer e di altre forme di demenza. A rendere cos\u00ec difficile lo studio delle malattie neurodegenerative l&#8217;enorme complessit\u00e0 del cervello umano. Tuttavia, gli esperti ritengono che all&#8217;origine di queste sindromi ci sia una combinazione di vari fattori, tra cui mutazioni genetiche, fattori ambientali, familiarit\u00e0 e stile di vita. La gran parte delle ricerche sulla demenza nell&#8217;ultimo decennio si \u00e8 concentrata sull&#8217;accumulo di placche di amiloide e grovigli di tau nel cervello delle persone affette da Alzheimer, la forma pi\u00f9 comune di demenza. Ma poich\u00e8 queste non hanno portato a grandi progressi nella prevenzione e nei trattamenti, nuovi studi stanno esplorando altre strade, tra questi il ruolo che potrebbero avere alcuni virus, come l&#8217;herpes zoster, che infettano le cellule del cervello, nell&#8217;insorgenza di queste malattie. A tal proposito gi\u00e0 alcuni studi precedenti avevano suggerito un collegamento tra il vaccino contro l&#8217;herpes zoster e una riduzione del rischio di demenza. A fornire nuove e solide prove di questo nesso \u00e8 nuovo studio, condotto dalla Stanford Medicine (USA). I risultati di questa ricerca hanno implicazioni importanti, poich\u00e8 suggeriscono che un vaccino gi\u00e0 in disponibile potrebbe svolgere un ruolo importante nella prevenzione di una malattia complessa e debilitante come la demenza. I dettagli sono stati pubblicati su Nature. L&#8217;herpes zoster, noto come Fuoco di Sant&#8217;Antonio, colpisce ogni anno solo in Italia pi\u00f9 di 150 mila persone. Provoca un&#8217;eruzione cutanea dolorosa, ed \u00e8 scatenato dalla riattivazione del virus della varicella che pu\u00f2 rimanere silente nelle cellule nervose per tutta la vita. Ci\u00f2 significa che in tutte le persone che hanno avuto la varicella il virus dormiente pu\u00f2 riattivarsi e causare l&#8217;herpes zoster. Un rischio che cresce con l&#8217;aumentare dell&#8217;et\u00e0 a causa della immunosenescenza, ovvero di un sistema immunitario meno efficiente. Nelle persone anziane o con un sistema immunitario indebolito, il virus dormiente pu\u00f2 infatti riattivarsi facilmente e causare l&#8217;herpes zoster. I ricercatori della Stanford Medicine hanno esaminato le cartelle cliniche di oltre 280.000 persone residenti in Galles, non vaccinate e vaccinate con Zostavax. Un vaccino a virus vivo attenuato contro l&#8217;herpes zoster impiegato in Galles a partire dal settembre 2013 per gli adulti nati nel 1933 o successivamente, e oggi non pi\u00f9 disponibile. Questo ha creato una sorta di divisione naturale tra chi aveva accesso alla vaccinazione e chi no, consentendo ai ricercatori di confrontare i tassi di demenza tra due gruppi di persone anziane, molto simili tra loro, ma con un accesso diverso alla vaccinazione. Dall&#8217;analisi \u00e8 emersa una chiara differenza nei tassi di demenza: i vaccinati avevano il 20 per cento in meno di probabilit\u00e0 di sviluppare demenza nei successivi sette anni rispetto a coloro che non avevano ricevuto il vaccino. \u00abPer la prima volta &#8211; ha affermato il professor Pascal Geldsetzer della Stanford University e autore dello studio &#8211; siamo in grado di affermare con molta pi\u00f9 sicurezza che il vaccino contro l&#8217;herpes zoster pu\u00f2 determinare una riduzione del rischio di demenza. Se questo \u00e8 davvero un effetto causale, abbiamo una scoperta di enorme importanza\u00bb. Lo studio si basa su un approccio osservazionale per cui non dimostra il nesso di causalit\u00e0, sebbene rappresenti la prova pi\u00f9 solida di una correlazione gi\u00e0 evidenziata da altri studi precedenti, che tuttavia avevano fornito risultati poco chiari. Per ora ci sono solo ipotesi che dovranno essere confermate in nuovi studi. Secondo una delle principali, la vaccinazione potrebbe ridurre l&#8217;infiammazione nel sistema nervoso, prevenendo la riattivazione del virus della varicella, che rimane dormiente nel corpo dopo un&#8217;infezione iniziale. Secondo un&#8217;altra, la vaccinazione potrebbe indurre cambiamenti nel sistema immunitario, offendo una protezione pi\u00f9 generale contro le malattie neurodegenerative. \u00abAl momento, non sappiamo ancora se il vaccino protegga dalla demenza stimolando il sistema immunitario nel suo complesso, riducendo specificamente le riattivazioni del virus oppure tramite qualche altro meccanismo &#8211; hanno precisato gli studiosi &#8211; . Ci\u00f2 che per\u00f2 \u00e8 chiaro \u00e8 che questo studio fornisce la prova di un effetto di prevenzione o ritardo della demenza della vaccinazione contro l&#8217;herpes zoster che (per le caratteristiche del programma di vaccinazione su cui \u00e8 basato) \u00e8 meno suscettibile a fattori confondenti e bias rispetto alle precedenti ricercche\u00bb. Dal 2021 anche in Italia \u00e8 disponibile Shingrix, un nuovo vaccino ricombinante adiuvato che sembra offrire una protezione superiore rispetto a Zostavax, grazie a una formula che potenzia la risposta immunitaria. Il vaccino permette all&#8217;organismo di produrre pi\u00f9 rapidamente gli anticorpi specifici contro il VZV nel momento in cui il virus latente nei gangli nervosi si riattiva, contrastando cos\u00ec lo sviluppo di herpes zoster e delle sue complicanze. E&#8217; raccomandato ai soggetti di 50 anni e pi\u00f9, agli soggetti di 18 anni e pi\u00f9 con un rischio maggiore di sviluppare l&#8217;herpes zoster, ai pazienti con immunodeficienze gravi o che stanno ricevendo o riceveranno una terapia immunosoppressiva. E viene somministrato in due dosi, sotto forma di iniezioni intramuscolari, da effettuare a due-sei mesi di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara Fiorillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora oggi non sono chiare le precise cause dell&#8217;Alzheimer e di altre forme di demenza. A rendere cos\u00ec difficile lo studio delle malattie neurodegenerative l&#8217;enorme complessit\u00e0 del cervello umano. 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