{"id":1000015098,"date":"2025-03-31T21:04:17","date_gmt":"2025-04-01T00:04:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015098"},"modified":"2025-03-31T21:04:19","modified_gmt":"2025-04-01T00:04:19","slug":"andres-gallego-essere-ed-apparire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015098","title":{"rendered":"Andr\u00e8s Gallego : Essere ed Apparire"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Andr\u00e9s Gallego apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che le fotografie di Andr\u00e9s Gallego nella Storia dell\u2019Arte sono state influenzate tra l\u2019incontro tra la fotografia e i Preraffaelliti questo lo si evince dalle foto del maestro ecco perch\u00e9 dico che la sua fotografia la possiamo collocare tra fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento. Dopo alcuni anni dopo la scoperta dell\u2019arte fotografica nel 1839 l\u2019eminente critico d\u2019arte John Ruskin la descrisse come la&nbsp;<em>\u201cpi\u00f9 bella invenzione del secolo.\u201d<\/em> La nuova tecnologia era a tutti gli effetti, una rivelazione quasi magica per un mondo ancora completamente dipendente dalla volubile mano umana nel registrare immagini visive. Capace di catturare innumerevoli nuance e dettagli, la fotografia trascriveva ci\u00f2 che l\u2019occhio vedeva in natura ma senza la capacit\u00e0 di raffigurarlo fedelmente, trasformandolo in immagini bidimensionali permanenti. Scrivendo al proprio padre da Venezia, dove stava ultimando gli studi di architettura, lo stesso Ruskin afferma che: \u201cI dagherrotipi raffiguranti la luce veneziana sono straordinari. Una nobile invenzione.\u201d Caratterizzati da immagini chiare e dettagliate che venivano fissate su lastre di metallo riflettenti, i dagherrotipi catturarono presto l\u2019attenzione del pubblico mondiale. L\u2019affermazione di Ruskin, secondo il quale la fotografia avrebbe sorpassato il disegno e la pittura grazie all\u2019infinita accuratezza del risultato, faceva eco a William Talbot, uno dei pionieri del mezzo. Nel momento in cui il francese Daguerre inventava il dagherrotipo, Talbot dava vita \u2013 infatti &#8211; ad un tipo di fotografia competitiva basata sullo sviluppo di un negativo su carta. Nel suo libro del 1844, Talbot parlava della fotografia come:&nbsp;<em>\u201cuna moltitudine di minuscoli dettagli che aggiungono forma alla realt\u00e0 della rappresentazione, dando all\u2019artista un\u2019altra possibilit\u00e0 di \u201ccopiare\u201d la natura senza lasciare il proprio studio.\u201d<\/em> Sin dalle origini, la fotografia viene vista come mezzo di riproduzione della realt\u00e0 assolutamente fedele, tale da poter mettere in ombra l\u2019arte figurativa per l\u2019abilit\u00e0 di registrare volti, paesaggi ed azioni. L\u2019impulso verso il verosimile che la fotografia porta con s\u00e9 divenne il cuore di tutte le arti visive di met\u00e0 \u2018800. Gli attenti osservatori come Ruskin le riconobbero caratteristiche uniche quali la bidimensionalit\u00e0, cos\u00ec lontana dai pi\u00f9 ovvii dettami artistici dell\u2019epoca, in grado di capovolgere le coordinate spaziali percepite trasformandole in un magico insieme di luci ed ombre. Gli attenti osservatori come Ruskin le riconobbero caratteristiche uniche quali la bidimensionalit\u00e0, cos\u00ec lontana dai pi\u00f9 ovvii dettami artistici dell\u2019epoca, in grado di capovolgere le coordinate spaziali percepite trasformandole in un magico insieme di luci ed ombre. Nel tempo, questa peculiarit\u00e0 segn\u00f2 un varco profondo nella rappresentazione, prendendo sempre pi\u00f9 piede in Gran Bretagna a met\u00e0 del XIX secolo, avvicinandosi ad un gruppo di giovani artisti che ne fece la propria fonte di ispirazione primaria. E\u2019 lecito affermare, infatti, che la bidimensionalit\u00e0 \u00e8 il punto cruciale dell\u2019arte della Confraternita Preraffaellita. Il gruppo fece presto sui i dettami della nuova arte, tentando di eguagliarla nella sua totale adesione al vero. Poich\u00e9 l\u2019amore per la fotografia non fu mai espressamente dichiarato da Dante Gabriel Rossetti ed i suoi seguaci, pochi studiosi hanno effettuato un parallelo sui loro dipinti e le svariate fotografie di paesaggio o ritratti femminili dell\u2019epoca. L\u2019errore \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente quando ci si accosta ai lavori di Julia Margaret Cameron, solo di recente accostata alla confraternita per la similitudine di tematiche. I fotografi vittoriani prediligevano le immagini di paesaggio. Per questo motivo, gli studi botanici, tanto amati dalla Confraternita e da Ruskin, divennero presto uno dei motivi favoriti. Esemplare, da questo punto di vista, il ritratto che Millais fece di Ruskin, in posa accanto ad una cascata, la cui rappresentazione pare essere fortemente influenzata dalla studio di fotografie fluviali dell\u2019epoca. Al contrario dei pittori, per\u00f2, i fotografi dovevano adattarsi alle complesse caratteristiche del mezzo a loro disposizione. L\u2019imprevedibile reazione dei materiali chimici dell\u2019epoca alla luce ed alle varianti di colore che rendeva difficile rappresentare cielo e terra contemporaneamente. Ostacolo che la Confraternita intende oltrepassare rendendo incredibilmente brillanti i colori delle proprie tele, stendendo uno strato di bianco sulla tela ruvida, qualche giorno prima di iniziare a dipingerla. L\u2019innocenza morale che andavano cercando, allontanandosi dall\u2019Accademia e dall\u2019arte rinascimentale in toto era l\u2019anello di congiunzione tra i loro lavori e le immagini dei pi\u00f9 famosi fotografi dell\u2019epoca, quali: Charles Dodgson, John Parsons e Julia Margaret Cameron. Le parole della fotografia incontrano l\u2019ambizione preraffaellita nel raggiungere una verit\u00e0 che trascenda la semplice osservazione. Alterando totalmente i termini della rappresentazione realista, la fotografia e l\u2019arte preraffaellita portavano l\u2019osservatore verso uno straordinario viaggio percettivo, abituando l\u2019occhio a qualcosa di completamente nuovo. Per questo motivo, la generazione di fotografi e pittori che ha scambiato idee negli anni a cavallo tra il 1850 ed il 1870 ha, di fatto, trasformato per sempre il corso dei media dando forma all\u2019estetica, ponendo l\u2019aderenza al vero al centro delle arti visive del XIX secolo. Tra le ritrattiste pi\u00f9 celebri di questo periodo, non pu\u00f2 essere trascurata Doris Ulmann la quale si dedic\u00f2 prevalentemente a visi che rappresentassero un popolo, una cultura, uno specifico modo di vivere, in modo da poter catturare l\u2019espressione di un gruppo sociale, e consegnarne al tempo le sembianze, che altrimenti rischiavano di andare irrimediabilmente perdute. Le tendenze moderniste si diffusero in questo periodo storico anche nel Nord America, cos\u00ec come in Europa. Molte fotografe per passione, per\u00f2, esitarono ad abbandonare i dettami pittorialisti, probabilmente perch\u00e9 ben integrate nell\u2019organizzazione chiamata Pictorial Photographers of America (PPA). Il PPA fu fondato nel 1916 da Clarence White, il quale era impegnato nel promuovere principi egualitari nei confronti delle donne, predisponendo cos\u00ec un ambiente favorevole e accogliente nei confronti dei membri di sesso femminile. Questo gruppo, inoltre, era schierato artisticamente con la posizione di chi esalta il ruolo della bellezza come elemento imprescindibile nell\u2019espressione fotografica, e contrastava di conseguenza le idee moderniste e pi\u00f9 dirette portate avanti da Alfred Stieglitz e Paul Strand. L\u2019associazione era anche attiva nell\u2019organizzare periodicamente esposizioni di opere realizzate dai propri membri, nonch\u00e9 nel promuovere il proprio linguaggio artistico attraverso la pubblicazione annuale di una rivista. Il ben radicato movimento pittorialista emergeva anche in occasione di mostre messe in piedi da altri gruppi fotografici dislocati in varie parti del Paese. I soggetti pi\u00f9 battuti da parte delle fotografe dell\u2019epoca erano abbastanza tradizionali: ritratti, paesaggi, nature morte, semiastrazioni, immagini di bambole. Quando, negli anni \u201820 del XX secolo, le barriere precedentemente alzate tra l\u2019arte pura e le immagini prodotte a fini commerciali furono finalmente eliminate, i due ambiti si mescolarono, rendendo lecita la pratica di realizzare immagini di alto livello estetico e artistico destinate poi alla vendita e promozione di beni di consumo. In questo rinnovato contesto culturale, l\u2019industria pubblicitaria inizi\u00f2 a fare puntuale ricorso alle fotografie e ad uno stile visivo avanguardisticamente modernista per portare all\u2019attenzione delle masse i propri prodotti. Sebbene il settore pubblicitario fosse inizialmente dominato da uomini, anche le donne riuscirono a ricavarsi uno spazio dignitoso grazie all\u2019incremento del potere d\u2019acquisto di consumatrici di prodotti per la casa. Tra le fotografe che ottennero successo in campo pubblicitario ignorando la riduttiva ed obsoleta divisione tra arte e commercio, non possono essere dimenticate Margaret Watkins, Sara Parsons e Wynn Richards. Ciascuna a modo proprio e con uno stile personale, i riconoscimenti ottenuti da queste artiste dimostrarono che anche le donne possedevano la capacit\u00e0 di pensare in modo astratto, di valorizzare le caratteristiche dei prodotti, e di far appello ai desideri delle masse. Contemporaneamente all\u2019impegno in ambito pubblicitario, alcune fotografe investirono energie anche nell\u2019adiacente industria della moda, raggiungendo buoni risultati, ma non riuscendo a porsi ad un livello di equit\u00e0 rispetto ai colleghi uomini. La costa occidentale degli Stati Uniti era meno vivace dal punto di vista culturale, e offriva minori chance di successo per le donne devote alla fotografia. La principale via per raggiungere la popolarit\u00e0 e guadagnarsi da vivere, era offerta dal genere del ritratto. Oltre a ci\u00f2, le fotografe decise a non spostarsi verso Est in cerca di fortuna trovavano impiego come ritoccatrici in studi di fotografia, altre si dedicavano a scatti di stampo architettonico, o al settore dell\u2019illustrazione di libri. Sebbene le possibilit\u00e0 di perseguire una brillante carriera fotografica fossero relativamente contenute, uomini e donne di area Pacifica furono attivi nel sostenersi a vicenda nella strada verso il successo. Uno dei pi\u00f9 riusciti esempi in tal senso, fu il Group , fondato nel 1932 da Edward Weston, Ansel Adams e Dorothea Lange tra gli altri, allo scopo di facilitare l\u2019interazione tra fotografi e, quindi, aumentare auspicabilmente le possibilit\u00e0 di far conoscere i lavori di ciascuno attraverso esposizioni e mostre in musei e gallerie. Celeberrime fotografe che operarono nell\u2019America occidentale negli anni tra i due conflitti mondiali, sono Imogen Cunningham e Laura Gilpin . Originaria di Seattle, molto devota allo stile modernista, Cunningham individu\u00f2 il proprio linguaggio figurativo prevalentemente nelle piante, che era solita inquadrare in modo inusuale e ravvicinato, cos\u00ec da far perdere allo spettatore le rassicuranti coordinate spazio-temporali. Punto focale della sua ricerca fu anche la figura umana nella sua nudit\u00e0, spesso affrontata con un modernismo non privo di accenti pittorialisti, che contribuisce a collocare le sue immagini in un territorio di confine tra realt\u00e0 e sogno. Ci\u00f2 che risalta nell\u2019opera di Cunningham \u00e8 il legame tra fotografia artistica e ambienti privati, cos\u00ec da rivalutare, agli occhi dello spettatore, anche l\u2019oggetto pi\u00f9 banale e quotidiano. I paesaggi dell\u2019Ovest e del Colorado, costituiscono il materiale primario dell\u2019interesse fotografico di Laura Gilpin, la quale realizz\u00f2 anche ritratti e nature morte floreali. Indifferente alle critiche della comunit\u00e0 fotografica maschile, Gilpin si orient\u00f2 verso nuovi soggetti sempre alla ricerca di terreni inesplorati da sondare, e provvide da sola alle proprie pubblicazioni. Gli anni 30 portarono con s\u00e9 importanti cambiamenti dal punto di vista sociale e soprattutto economico, a causa della Grande Depressione che colp\u00ec gli Stati Uniti a seguito del tracollo finanziario del 1929. &nbsp;La crisi e la povert\u00e0 che conseguirono a quel drammatico periodo storico, si abbatterono sul popolo americano con una tale brutalit\u00e0 che tutti gli aspetti della vita e le manifestazioni culturali del Paese ne furono coinvolti e influenzati. Avendo dato alla fotografia di Andr\u00e9s Gallego una sua connotazione storica posso dire che nelle sue opere si evidenzia molto anche una concezione psicologica dove l\u2019artista gioca e plasma con le immagini. Io penso che la foto di Andr\u00e8s Gallego a che fare con la duplicazione sia nel momento della ripresa, all\u2019aria aperta, sia nel momento della risoluzione, nel buio della macchina. La sua foto ha un doppio anche dentro se stessa, nel senso di un doppio strato, un doppio fondo. La fotografia di Gallego non \u00e8 una pallida copia \u00e8 perch\u00e9 in essa un doppio, o pi\u00f9 d\u2019uno, si anima e agisce autonomamente. Se pensiamo ad Otto Rank che fu allievo di Freud fu il primo ha sviluppare il tema dell\u2019ambivalenza verso la propria immagine, in riferimento alle superstizioni legate allo specchio. Lo specchio minaccia di prendere il controllo della nostra immagine, sotto forma di alter ego, cio\u00e8, secondo la psicoanalisi, come rappresentazione delle pulsioni e proiezione dei nostri conflitti interiori e allo stesso tempo come difesa da questi. La foto di Gallego hanno un doppio teatrale in essa, il volto senza voce pu\u00f2 diventare una voce senza volto. Allora guardando le foto di Andr\u00e8s Gallego ci sentiamo immersi, ovvero il fruitore diviene parte integrante della fotografia. Diceva Barthes il quale intendeva riferirsi all\u2019origine del teatro, alle sacre rappresentazioni o danze rituali in cui i vivi si mascheravano e si truccavano da morti, e paragona le foto a questa mascherata, definendola un \u00abteatro primitivo\u00bb. La fotografia di Gallego ospita un doppio irrappresentabile, una rappresentazione obliterata, rimossa, o costretta ad abbellimento e accompagnamento del suo discorso fotografico. Tutto questo ci riporta alla visione psicologica di Lacan, ovvero la foto dell\u2019artista riflette il passato non solo nei contenuti ma altrettanto nel suo supporto fisico. Tutto questo nasce dal contatto con la materialit\u00e0 del documento ovvero il ricordo del passato tende ad offuscarsi, proprio come la sua foto. La registrazione del vissuto quotidiano nelle sue opere da continuit\u00e0 dove le pulsazioni cardiache comprese, creano per\u00f2 un paradosso temporale pi\u00f9 lungo dello scatto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.72424%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Sun-in-an-Empty-Room-scaled.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000015099\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000015099\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Sun-in-an-Empty-Room-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" 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Siamo irrimediabilmente nelle mani degli altri che con il loro riconoscimento costruiscono la nostra fisionomia, che la psicologia e la filosofia chiamano \u201cidentit\u00e0\u201d. Questo c\u2019\u00e8 lo raccontano le foto di Gallego, che la centralit\u00e0 dell\u2019uomo e della sua collocazione nello spazio sociale \u00e8 fondamentale, diviene poeticamente analogica della sua \u201cvera fotografia\u201d, ovvero la potenza e la specificit\u00e0 del suo modo di costruire la sequenza narrativa, che non si limita a semplici descrizioni dello spazio ma costruisce naturalmente storie, l\u2019adesione impegnata a una concezione della fotografia intesa come opera d\u2019arte. Andr\u00e8s Gallego forma inevitabilmente la sua personalit\u00e0 sensibile ai suoi cambiamenti e desiderosa di conoscenza, la fotografia diviene il mezzo per guardare a fondo le cose, conoscerne l\u2019origine e il divenire. Il suo percorso fotografico \u00e8 basato sull\u2019introspezione dell\u2019animo umano ma questo l\u2019artista lo crea attraverso l\u2019unione tra fotografia e pittura. Nel contempo posso dire che Gallego \u00e8 attratto dall\u2019ambiente che abita l\u2019uomo, quello in cui egli si muove. Quello dell\u2019artista \u00e8 un universo a tratti malinconico, incantato, sospeso e romantico, che trova senso nelle figure e nello stupore e nella meraviglia che scaturisce dal guardare le cose senza il velo dell\u2019abitudine. Con i suoi scatti la sua fotografia diviene generatrice di mondi possibili, mai artificiosi e irreali, ma che sempre raccontano la percezione di un\u2019altra verit\u00e0, frutto del perfetto \u201cequilibrio tra rilevazione e rivelazione\u201d. La fotografa di Gallego \u00e8 fatta di figure che tendono ad non identificarsi in un genere o stile poich\u00e9 reputa questa una scelta rischiosa, una limitazione della libert\u00e0 di espressione. La sua \u00e8 una fotografia che si oppone a qualsiasi specie di \u201ccensura linguistica\u201d anche le sue indagini rimangono volutamente aperte, non tendono ad una risposta unica e definitiva ma si prestano a infinite combinazioni e interpretazioni, coerentemente con la sua idea di fotografia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Cardone In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Andr\u00e9s Gallego apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che le fotografie di Andr\u00e9s Gallego nella Storia dell\u2019Arte sono state influenzate tra l\u2019incontro tra la fotografia e i Preraffaelliti questo lo si evince dalle foto del maestro ecco perch\u00e9 dico che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000015101,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000015098","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Excursion-into-Philosophy-scaled.jpg?fit=2560%2C1920&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015098","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000015098"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015098\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000015104,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015098\/revisions\/1000015104"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000015101"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000015098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000015098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000015098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}