{"id":1000015087,"date":"2025-03-31T20:48:46","date_gmt":"2025-03-31T23:48:46","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015087"},"modified":"2025-03-31T20:48:47","modified_gmt":"2025-03-31T23:48:47","slug":"a-napoli-una-mostra-dedicata-a-pino-daniele-unanima-blues","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000015087","title":{"rendered":"A Napoli una mostra dedicata\u00a0 a Pino Daniele : Un\u2019Anima Blues"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 6 Luglio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale di Napoli la mostra dedicata a Pino Daniele \u2013 \u2018Pino Daniele. Spiritual\u2019 a cura di Alessandro Daniele e Alessandro Nicosia. Promossa dalla\u00a0Fondazione Pino Daniele con il Ministero della Cultura, Palazzo Reale, Regione Campania, Comune di Napoli, prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con la media partner di\u00a0Rai, radio ufficiale Rai Radio 2, con la collaborazione di Rai Teche, Archivio Storico Luce e Fondazione Campania dei Festival.\u00a0 L\u2019esposizione celebra il grande cantautore tra i massimi talenti della storia della musica italiana, in occasione del decennale della scomparsa e del settantesimo compleanno.\u00a0Protagonisti saranno i ricordi della sua straordinaria carriera in un\u2019esposizione inedita,perfetto viatico per dare al visitatore la possibilit\u00e0 di ripercorrere una storia artistica e umana in modo intenso e toccante, la cui eredit\u00e0 va ben oltre la musica. Cantautore innovativo e iconico, Pino Daniele ha saputo rendersi immortale con i suoi capolavori, attraversando confini geografici e culturali; aveva infatti inventato un nuovo sound, un incastro unico tra canzone popolare, blues, jazz e dialetto, rappresentando uno straordinario fenomeno sociale e culturale che ha contribuito a costruire l\u2019identit\u00e0 nazionale e la memoria collettiva degli italiani. Spiritualracchiude l\u2019essenza pi\u00f9 profonda dell\u2019uomo e intende rievocare le origini del suo mondo artistico,evidenziando una profonda connessione con il blues, genere musicale le cui radici si intrecciano con la spiritualit\u00e0 della musica africana. Tale affinit\u00e0 si manifesta in diversi aspetti delle sue opere, dalla struttura musicale alle tematiche, dall\u2019intensit\u00e0 timbrica fino alla magistrale capacit\u00e0 di improvvisazione. Un elemento cardine, quest\u2019ultimo, condiviso sia dalla musica africana che dal blues e che emerge anche nello stile di Pino, il quale componeva e improvvisava con istintivit\u00e0, frutto di una costante ricerca musicale e di una rigorosa disciplina sulla sua chitarra. I materiali originali presenti, molti dei quali esposti per la prima volta, documenteranno l\u2019intero cammino umano e professionale dell\u2019artista, cos\u00ec come l&#8217;impatto profondo e trascendente della sua opera, arricchito da \u2018tante rarit\u00e0\u2019, in grado di accomunare il gusto di pi\u00f9 generazioni, concesse per l\u2019occasione dalla Fondazione Pino Daniele. La storia di uno degli artisti pi\u00f9 amati della musica italiana viene raccontata attraverso un ricco mosaico di contenuti audiovisivi pubblici e privati, materiali d\u2019autore e amatoriali, documenti inediti, oggetti personali e strumenti che lo hanno accompagnato nel suo percorso creativo. Questo viaggio di ricordi che da Torre del Greco che mi ha accompagnato fino a Napoli mi emoziona ancora, una canzone scritta dal mitico Pino Daniele nel 1977 Terra mia, un testo ancora cos\u00ec contemporaneo, questo amore tormentato che tutti noi napoletani proviamo verso Napoli, che anche lo stesso grande Pino Daniele lo esprime in modo meraviglioso attraverso \u2018Terra mia\u2019. Io penso che senza memoria non vi \u00e8 passato e senza passato non vi \u00e8 identit\u00e0. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la societ\u00e0 in cui vive, cos\u00ec come ogni popolo per sopravvivere alla modernit\u00e0, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un\u2019eco \u00a0di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verit\u00e0 incontrovertibili acquisite pi\u00f9 che dallo studio, dall\u2019esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Quello che si ascolta nella grande musica di un genio che con la sua magnifica arte \u00e8 riuscito fondere dalla musica popolare napoletana al jazz al blues. Posso affermare che il 19 marzo del 1955 non \u00e8 un giorno qualsiasi per Napoli, perch\u00e9 in via Francesco Gargiulo 20 nel quartiere Porto, tra le ore 14:00 e le 15:00 nasce Giuseppe Daniele. Napoli ancora non sa che si sta per arricchire di una nuova gradazione che si andr\u00e0 ad aggiungere ai suoi gi\u00e0 mille colori. Giuseppe, Pinotto per amici e parenti, accolto dal viso sorridente della bella \u2018mbriana, nasce in una famiglia con condizione economiche difficili ed \u00e8 affidato alle zie acquisite. Cos\u00ec, a soli 5 anni, si trasferisce da loro in un appartamento in Piazza Santa Maria La Nova 32. La piazza prende il nome dall\u2019omonima chiesa, le cui scale diventano il primo palcoscenico di uno dei futuri re di Napoli. Pinotto a casa dele zie Bianca e Lia scopre i dischi di Elvis Presley, il rock\u2019n\u2019roll colorato e \u201csporcato\u201d da venature blues, la canzone classica napoletana e in generale la passione per la musica che alimenta e condivide con i suoi amici d\u2019infanzia. Cos\u00ec, storie di munacielli e belle \u2018mbriane raccontate dalle zie, voci dei vicoli, si mescolano alla poetica e alle melodie di Salvatore Di Giacomo, Ernesto e Roberto Murolo, di Raffaele Viviani; il blues-rock primordiale di Woody Guthrie incontra quello elettrico dei Cream del futuro amico Eric Clapton; la musica del diavolo di Robert Johnson si incastra nel jazz ibrido dei Weather Report; le scale arabe con intervalli di semitono ammiccano alla tarantella e al progressive-rock e le tammorre e i tamburi a cornice dell\u2019Italia Meridionale creano una sinfonia con quelli del Continente Nero. \u00c8 in questo angolo di mondo in cui Pino nasce e cresce dove, come disse Libero Bovio, \u201canche la malinconia \u00e8 azzurra.. come il mare e il cielo\u201d. Pino era solito fermarsi fuori dal Conservatorio San Pietro a Majella ad ascoltare gli allievi suonare alimentando la suo curiosit\u00e0 e passione per le orchestrazioni e i madrigali. Nonostante non studi\u00f2 mai al conservatorio ne ha comunque respirato l\u2019aria arricchendo la sua cultura e genialit\u00e0. Pino assorbe come una spugna tutto ci\u00f2 che lo circonda, in questa terra che custodisce storie e leggende millenarie. E allora suona. Suona quel blues mediterraneo, il suo blues, tutti i giorni. E lo fa con un occhio rivolto alla sua terra, uno alla \u201cmamma\u201d Africa e al Sud del Mondo e uno agli States, in equilibrio tra la tradizione e l\u2019innovazione. Nel 1975, come regalo per essersi diplomato, si fa regalare una chitarra Gibson SG come quella usata dal suo mito e in futuro amico Eric Clapton e un amplificatore. Nello stesso periodo fonda i New Jet, un gruppo di cover con Gino Giglio, Bob Fix, Rosario Jermano e Salvatore Maresca e Gianni Battelli. Quest\u2019ultimo dava lezioni di chitarra a Pino. Purtroppo per\u00f2, il progetto dur\u00f2 veramente poco. Qualche anno dopo Pino con Gianni Battelli fonda i Batracomiomachia, con Gianni Battelli al violino, Rosario Jermano alla batteria; Paolo Raffone al pianoforte, Rino Zurzolo al basso, Enzo Cervo alla voce e successivamente Enzo Avitabile al sax. Quest\u2019ultimo possiede una grotta\/cantina di tufo (pietra gialla di origine vulcanica che caratterizza la citt\u00e0), dove il gruppo prova per intere giornate. Ed \u00e8 proprio qui che comincia a svilupparsi quel movimento musicale partenopeo denominato Napule\u2019s Power (termine coniato dal giornalista Renato Marengo) rifacendosi nella terminologia al movimento di liberazione afroamericano Black Power. Nel periodo dei Betramomiomachia Pino incide dei brani che sono destinati a entrare nella memoria collettiva delle persone e a diventare dei veri propri inni di Napoli: Terra Mia e Napule \u00e9. Sempre nel 75\u2019 Pino inizia la sua attivit\u00e0 di turnista. Suona nell\u2019album \u201cArrivederci\u201d di Mario Musella (a cui dedicher\u00e0 il disco Nero a Met\u00e0). Pino \u201dbattezza\u201d Musella come il primo \u201cnero a met\u00e0\u201d poich\u00e9 in lui convivevano tre anime, quella pellerossa (il padre era un militare americano cherokee del North Carolina), quella nera (aveva un voce roca, potente, black) e quella tutta partenopea. Nel 1976 Pino parte con Bobby Solo per un minitour che tocca anche il Belgio. Lo stesso anno telefona a James Senes per chiedergli di suonare con i Napoli Centrale. Lo stesso James cercava per\u00f2 un bassista e Pino, pur di suonare con loro, accett\u00f2 lo stesso. Nel periodo dei Batracomiomachia Pino gi\u00e0 componeva dei brani d\u2019avanguardia, con testi e musiche che ricordavano un po\u2019 quelli dei King Crimson, ma ad un tratto cominci\u00f2 a scrivere canzoni in napoletano, e come detto prima, un giorno present\u00f2 al suo amico Rosario Jermano Terra Mia. I due riuscirono a realizzare un delle sovraincisioni con l\u2019utilizzo di due registratori a cassette, precisamente un Geloso e un Philips. Ed \u00e8 cos\u00ec che venne fuori il primo provino del brano. Successivamente i due continuarono a incidere provini semplici con chitarre, voci e percussioni di brani che Pino componeva e lo fa cos\u00ec, con la sua lingua, il napoletano, che diventa parlata di strada, vera, ma intrisa di poesia, lontana dagli schemi della Napoli folklorica. Pino affida una delle musicassette contenente quattro canzoni (Ca Calore, Libert\u00e0, Maronna mia, \u2018O pusteggiatore) a un giovane giornalista napoletano, Claudio Poggi che intuisce di avere tra le mani qualcosa di nuovo e unico e contatta cos\u00ec la EMI, in particolare Bruno Tibaldi, il direttore artistico che anche Bobby Solo ha gi\u00e0 segnalato a Pino. La EMI ha gi\u00e0 dato alle stampe molte opere in particolare quelle della Nuova Compagnia di Canto Popolare del Maestro Roberto De Simone, ma la Napoli di Pino \u00e8 una Napoli nuova. Canta la rabbia e il disagio dei giovani come nessun ha mai fatto prima. Cos\u00ec il 28 aprile del 1976 Pino e Claudio sono convocati a Roma per firmare il contratto. Ca Calore e Fortunato sono in due brani scelti per il 45 giri che esce nel giugno del 1976. Il 1977 \u00e8 l\u2019anno zero, la data della nascita della nuova canzone napoletana, lontana da una certa retorica folkloristica, stradaiola e kitsch. Terra mia \u00e8 una terra che parla di libert\u00e0. Terra mia \u00e8 Pino Daniele. \u00c8 un recipiente che contiene voci della strada, dei vicoli; sapori, come quello del caff\u00e8 che diventa un rito piuttosto che una sola bevanda; racconti e storie di personaggi che lo scugnizzo osserva quotidianamente. Pino \u00e8 figlio di questa Napoli dalle mille contaminazioni e dai mille colori, che immortala per sempre in quello che sar\u00e0 uno degli ultimi grandi classici della canzone partenopea: Napule \u00e8. Il brano \u00e8 linfa vitalizzante per la nuova canzone napoletana, il manifesto della speranza e della disillusione di una generazione. Nello stesso disco, in \u2018Na Tazzulella \u2018e Caf\u00e8, Pino si cimenta nell\u2019utilizzo dell\u2019effetto talk-box che si azione con pedale e che si usa con la vocca attraverso un tubo di gomma. Al giorno d\u2019oggi questa pratica sembra quasi convenzionale mentre all\u2019epoca, in Italia soprattutto, non lo era affatto e Pino \u00e8 stato uno dei primi a utilizzarlo. Na Tazzulella \u2018e Caf\u00e8 \u00e8 musica ribelle, contro la mala-politica soffocante e profittatrice, dell\u2019abusivismo edilizio, delle mazzette, degli scandali, della criminalit\u00e0, della corruzione, il cui unico scopo \u00e8 dividersi il potere. La tazzina di caff\u00e8 simboleggia il \u201ccontentino\u201d che da sempre le classi dirigente concedono al popolo affinch\u00e9 quest\u2019ultimo si accontenti restando pacificamente, quasi sotto un effetto anestetico, nell\u2019ignoranza e nella non belligeranza. Nel disco troviamo Rosario Jermano alle percussioni e alla batteria, Enzo Avitabile ai fiati, Rino Zurzolo al basso elettrico e contrabbasso, Enzo Canoro al basso elettrico in Ca Calore e in Fortunato. Donatella Brighel coro e voce solista in Saglie, Saglie e Suonno d\u2019aiere, Dorina Giangrande (futura moglie di Pino) ai cori, Piero Montanari al basso in Na Tazzulella \u2018\u00e8 caf\u00e8, Amedeo Forte al pianoforte, Roberto Spizzichino alla batteria e Luca Vignali all\u2019oboe in Napule \u00e8. Nel secondo disco, Pino Daniele (1979), Claudio Poggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Al suo posto c\u2019\u00e8 Willy David, gi\u00e0 al fianco dei Napoli Centrale. I testi delle canzoni sono ancora tutti in lingua napoletana. L\u2019artista continua ad essere \u2013 come lui dice &#8211; \u201cportatore sano di napoletanit\u00e0\u201d. Pino chiama nuovi elementi come James Senese (sax), Ernesto Vitolo (tastiere), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Fabrizio Milano (batteria in Ue Man!), Carlo Cappelli (piano elettrico in Basta \u2018na jurnata \u2018e sole), Francesco Boccuzzi (piano elettrico in Donna Cuncetta), Toni \u201cCico\u201d Cicco e Karl Potter alle congas, oltre a Rino Zurzolo e Rosario Jermano. Anche qui l\u2019artista disegna con voce e chitarra i lineamenti e la vita di altri personaggi del suo quotidiano, come Donna Cuncetta, metafora di una citt\u00e0 stanca che si trascina il peso di un passato pesante, tinto di domini stranieri e con la paura di essere nuovamente violata. Gli arrangiamenti sono condivisi con Max Carola che possedeva una sala prove in via Martucci 35. In questo luogo Pino ha incontrato musicalmente Tullio de Piscopo per la prima volta. In Chillo \u00e8 nu buono guaglione Pino affronta due dei temi pi\u00f9 delicati e complessi, soprattutto in relazione al periodo: l\u2019omosessualit\u00e0 e la transessualit\u00e0. \u00c9 uno tra i primi a farlo. Il disco racchiude anche omaggi agli elementi naturali della sua terra, che saranno sempre presenti nelle sue composizioni come il sole, il vento e il mare. \u201cJe So\u2019 Pazzo e nun ce scassate \u2018\u00e8 cazzo\u201d \u00e8 uno dei versi pi\u00f9 noti di tutta la produzione dell\u2019artista partenopeo, parolaccia ostentata, censurata, grido anarchico e disperato di una generazione irrequieta di nuovi Masaniello* neri a met\u00e0 che vuole cancellare l\u2019Ancien R\u00e8gime, consapevole del fatto che \u2018a nuttata, come Eduardo de Filippo ci descrive, non \u00e8 ancora passata. Pino ama definirsi un suonautore perch\u00e9 fin da subito immerge tutto nel ritmo, nel black groove che ha ascoltato, studiato, rubato e imparato da musicisti americani della base NATO a Napoli. Dopo il sisma violentissimo che dilani\u00f2 Napoli nel 1980 Pino pubblica il disco forse pi\u00f9 importante, Nero a met\u00e0. Il disco fu registrato presso gli Stone Castle Studio di Carimate mentre tutte le prove furono svolte a Sulmona e tutto si svolgeva pi\u00f9 o meno secondo questo ordine: Pino arrivava con la chitarra e i nuovi brani. Viste le armonie, ognuno si occupava di arricchirle con fraseggi, riff e accordi un po\u2019 pi\u00f9 ricercati ed elaborati. Gigi De Rienzo si occupava dell\u2019arrangiamento della ritmica insieme ad Agostino Marangolo e Mauro Spina e della sonorit\u00e0 globale insieme ad Allan Goldberg, mentre Ernesto Vitolo delle parti ritmico\/melodiche del piano e tastiere e dopo innumerevoli prove si decideva cosa tenere e cosa eventualmente tagliare. Questo procedimento si ripeteva pi\u00f9 o meno in tutti i dischi, chiaramente con volti e collaborazioni diversi nel tempo, ma \u00e8 la dimostrazione pi\u00f9 evidente che quando tanti musicisti bravi mettono in campo le loro idee e la loro creativit\u00e0 e insieme si adotta un approccio libero e di ampio confronto non pu\u00f2 che nascere qualcosa di bello e autentico. Nel disco, dedicato all\u2019ex Showmen Mario Musella, Pino canta alternando l\u2019italiano alla lingua napoletana. \u00c8 il disco della consacrazione, della maturit\u00e0 in cui l\u2019artista incide nero su bianco uno dei suoi credo: A me me piace \u2018o blues. Ai quei tempi chi era di Napoli, o comunque del sud, prima o poi doveva cercare di aprirsi una strada verso il Nord. Pino, a quel tempo, era considerato bravo dagli addetti ai lavori nordici ma allo stesso il solito \u201cnapoletano\u201d melodico: fu per questo che decise di intraprendere la strada del blues, a modo suo chiaramente, come se stesse sorseggiando un buon caff\u00e8 ma con un cucchiaino di funky. Nel disco c\u2019\u00e8 uno dei gioielli del suo repertorio, Quanno chiove, dove protagonista \u00e8 un altro personaggio reale della sua Napoli, una prostituta dei Quartieri Spagnoli. Ma troviamo brani come I Say I\u2019 Sto Caa\u2019, Alleria, Nun Me Scocci\u00e0, Musica Musica (un inno per chi vive di musica), e tanti altri brani memorabili; insomma, un capolavoro senza tempo destinato all\u2019eternit\u00e0. Il 27 giugno del 1980 Pino, accompagnato da James Senese e Tony Esposito, apre allo stadio San Siro di Milano il concerto di Bob Marley, davanti a 90,000 persone. Il dopo-terremoto rappresenta uno delle pagine pi\u00f9 tristi della storia d\u2019Italia, forse pi\u00f9 del sisma stesso, con il business della ricostruzione, i suoi scandali, il malaffare e i rapporti tra camorra e politica, gli sciacallaggi e l\u2019avidit\u00e0 che scavalca qualsiasi morale e senso di colpa. E cos\u00ec il nostro Pino cattura questa stagione in un altro lavoro epocale, Vai Mo\u2019 (1981), dove probabilmente si esibisce la band che \u00e8 rimasta in modo pi\u00f9 potente nella memoria collettiva delle persone, ovvero quella formata da Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, James Senese, un giovanissimo Joe Amoruso alle tastiere e chiaramente Pino Daniele: nasce cos\u00ec il supergruppo newpolitano che diventer\u00e0 leggenda. Un\u2019intesa e un\u2019alchimia incredibili uniscono questi musicisti che avevamo come solo obiettivo quello di entrare nel cuore delle persone e di aprirsi e aprire agli altri nuove possibilit\u00e0, nuove soluzioni, nuovi orizzonti. Pino, con questo disco, comincia a imporsi seriamente sul piano nazionale proprio come sta facendo il suo amico Massimo Troisi nel cinema, rivolgendosi ora a tutto lo stivale e non solamente al popolo del Sud. In questo album troviamo assoluti capolavori del suo canzoniere. Un sound unico, nuovo e invidiabile da ogni angolo del mondo. Yes I Know My Way \u00e8 uno dei cavalli di battaglia pi\u00f9 significativi dell\u2019artista partenopeo. Un sound cos\u00ec in Italia non c\u2019era mai stato e, permettetemi di dire, mai ci sar\u00e0 pi\u00f9. Blues, Funky, lingua italiana e lingua napoletana mescolate all\u2019inglese, spruzzi di jazz e tradizione popolare. Tutto era possibile. Tra i brani spiccano Notte Che Se Ne Va, Che Te Ne Fotte, Viento \u2018\u00e8 Terra, Solo Pe\u2019 Parla, E\u2019 Sempre Sera (un chiaro riferimento al terremoto dell\u2019anno prima). Il tour di Vai Mo\u2019 \u00e8 un successo incredibile, riscuotendo consensi in tutto lo stivale fino alla completa apoteosi di questa sua prima stagione artistica: il 19 settembre del 1981 Pino suona in piazza Plebiscito a Napoli davanti a pi\u00f9 di 200.000 persone. Un concerto che divenne leggenda. Ma se da una parte la superband segna un\u2019importante pagina della storia della musica italiana, dall\u2019altra liti, ambizioni personali e varie schermaglie dei manager di turno ne causano lo scioglimento per poi riunirsi solo 30 anni dopo. Cosi Pino, spinto anche dalla visione internazionale di Willy David, decide di volgere il suo orecchio e il suo sguardo all\u2019estero. Per il successivo album Bella \u2018mbriana, infatti, Pino ingaggia Wayne Shorter (sax soprano) e Alphonso Johnson dei Weather Report, che si affiancano a Tullio, Joe e al suo grande amico Rosario Jermano. E cos\u00ec suoni e atmosfere world si mescolano alla tradizione e al folklore partenopeo generando un sound ibrido e innovativo, sempre all\u2019avanguardia. Il disco si apre con Annar\u00e8, brano dedicato a una sorella di Pino purtroppo scomparsa prematuramente a soli 3 anni. Prosegue con Tutta \u2018Nata Storia, uno dei suoi lavori pi\u00f9 celebri che racconta il rapporto con l\u2019America che da un punto di vista musicale gli ha dato tanto ma con la consapevolezza che le sue origini sono altre perch\u00e9&#8230; lui ha \u201ctuta \u2018nata storia\u201d. Pino vuole creare la sua America nel posto in cui \u00e8 nato, in mezzo alla sua gente che adesso canta il rock, il blues e la fusion in napoletano. Nell\u2019album troviamo brani struggenti e travolgenti come Io Vivo Come Te, Maggio Se Ne Va ma anche brani pi\u00f9 vivaci che si apprestano anche a situazioni solistiche come in I Got The Blues, Bella \u2018mbriana. Insomma, un altro grande disco.. un\u2019altra pagina importante di un libro bellissimo che racconta una storia straordinaria. Nel 1983 Pino produce il disco Commond Ground di uno degli eroi di Woodstock, Richie Havens. Entrambi sono figli di realt\u00e0 urbane diverse che per\u00f2 condividono la stessa visione della musica come mezzo di comunicazione, come arte, che per\u00f2 pu\u00f2 diventare un linguaggio universale. Nel 1984 viene pubblicato Musicante, che rappresenter\u00e0 una metamorfosi artistica e sonora nel percorso di Pino. Ad affiancare Alphons Johnson. Rino Zurzolo, Joe Amoruso e Agostino Marangolo, questa volta c\u2019\u00e8 Mel Collins al sax soprano (King Crimson, Camel, Dire Straits) e Nan\u00e0 Vasconcelos alle percussioni. Dopo aver accumulato altre esperienze grazie ai viaggi e alle tourn\u00e8e, l\u2019artista ha l\u2019esigenza di rivivere il passato della sua terra. Il disco infatti nasce vicino al mare, quello del Golfo di Napoli e quello dell\u2019Isola di Tremiti. Questo album \u00e8 forse uno dei pi\u00f9 melanconici e nostalgici della sua discografia. Da ricordare in particolare Lazzari felici. Questo brano, come Terra mia e Napule \u00e8, nasce sotto la benedizione del genius loci (spirito del luogo), entit\u00e0 naturale soprannaturale, legata a un luogo e oggetto di culto nella religione romana. Nel disco c\u2019\u00e8 la Napoli della doppia stella, quella nera del contrabbando in mano alla camorra, argomento tab\u00f9 a quel tempo, con l\u2019abisso del mare che diventa metafora di quella criminalit\u00e0 che tanto sembra accogliente quanto spietata contro chi osa sfidarla. Nel 1984 viene pubblicato anche il suo primo live Sci\u00f2, giocando con la tipica espressione scaramantica contro la malasorte. Infatti, sulla copertina Pino, per scacciare la sfortuna e lanciare anche un messaggio agli sfruttatori, si fa ritrarre mentre fa il gesto scaramantico delle corna. Nel 1985 esce Ferryboat, un disco di transizione e di cambiamento verso la sperimentazione con suoni pi\u00f9 latini e jazzistici. Alla batteria c\u2019\u00e8 quello che a quel tempo era probabilmente considerato il batterista pi\u00f9 bravo al mondo, ovvero l\u2019immenso Steve Gadd. Perci\u00f2 un\u2019altra formazione all star di musicisti con Karl Potter alle congas, Larry Nocella e Gato Barbieri e Marco Zurzolo al sax, il polistrumentista Mino Cinelu (Miles Davis, Weather Report) alle percussioni, Rino Zurzolo al basso\/contrabbasso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Juan Pablo Torres al trombone e Adalberto Lara alla tromba. A causa della separazione dal suo manager Willy David e il conseguente scioglimento di Bagaria (il suo studio a Formia) questo disco esce per la sua etichetta Sci\u00f2 Records, ma sar\u00e0 l\u2019unico. I ferry-boat rappresentano i traghetti che attraversando l Golfo portano con loro turisti e, come in un passato non troppo lontano, storie di migrazione. Questo \u00e8, a mio avviso, uno dei dischi pi\u00f9 belli del suonautore, o quanto meno uno dei dischi che \u00e8 \u201cinvecchiato\u201d meglio, con un sound incredibilmente moderno e a passo con i tempi. I dischi di Pino continuano e essere tavolozze dai tanti colori e dai tanti suoni del mondo. Le collaborazioni internazionali hanno chiaramente un ruolo cruciale nel percorso di Pino che non smette di aprire il ventaglio di possibilit\u00e0 di cui \u00e8 alla ricerca, anzi&#8230; tutt\u2019altro. Infatti Pino parte per un tour europeo che gli fa scoprire altri suoni del mondo: arabi, africani, francesi. Il successivo Bonne Soir\u00e8e racchiude cos\u00ec canti mediterranei, latini, arabi e africani, decorati e ricamati a puntino da musicisti incredibili come Jerry Marotta alla batteria, Pino Palladino al basso, Mel Collins al sax, Mino Cinelu alle percussioni, Bruno illiano alle tastiere e al piano e Larry Nocella sax solo in una delle tracce. La copertina del disco \u00e8 molto significativa: Pino \u00e8 ritratto con una kefiah attorno il collo a sottolineare anche un momento storico delicato con la tensione in Medio Oriente molto alta. Bonne Soir\u00e8e \u00e8 un francesismo tutto partenopeo. La bonne soir\u00e8e \u00e8 una buona serata passata tra amici e proprio questo intende il lazzaro felice quando sceglie il titolo del lavoro. Questo \u00e8 un disco diverso, molto lontano dai suoi album precedenti, con atmosfere e suoni completamente nuovi alle orecchie degli ascoltatori. Questo suscita anche qualche perplessit\u00e0 tra critici, addetti ai lavori e tra una parte dei suoi stessi fan. Addirittura viene coniato da alcuni critici il termine \u201cArab rock\u201d. Il tour di Bonne Soir\u00e8e arriva allo stadio collana di Napoli andando in onda in diretta su Rai 2. Pino viene raggiunto sul palco da Lucio Dalla con cui duetta in Caruso. Pino lo presenta al pubblico cosi: \u201cin un momento in cui tutti cantano in inglese (anche io), lui ha fatto un brano in napoletano ed \u00e8 un onore averlo qua\u201d. Il cantautore bolognese quella sera riceve moralmente e simbolicamente la cittadinanza napoletana conferitagli proprio da Pino in persona. Nel 1988 Pino pubblica Schizzichea With Love che vince il riconoscimento come miglior disco in dialetto al Premio Tenco del 1989. Alle registrazioni partecipano ospiti eccellenti come Chris White (Dire Straits) al sax e al flauto, Steve Gadd, Agostino Marangolo e Danny Cummings alla batteria, Vicky Edimo al basso, Kevin McAlea al sax e anche alle tastiere insieme e a Danilo Rea. Il disco rappresenta un ritorno alle origini con testi legati alla tradizione partenopea nonostante il fatto che Pino inizi a usare i campionatori. Il titolo \u00e8 un\u2019espressione dialettale napoletana che indica il piovigginare, la pioggia sottile. Nel 1989 Pino \u00e8 in tour con alcuni dei pi\u00f9 grandi chitarristi al mondo, in quello che \u00e8 chiamato Night Of The Guitars. Con Robbie Krieger (The Doors) Phil Manzanera (Roxy Music) e Pete Haycock (Climax Blues Band) ad aprile suona una straordinaria versione della sua Ue Man! a D.O.C., la famosa trasmissione musicale ideata e condotta da Renzo Arbore con Geg\u00e8 Telesforo. L\u201911 giugno dello stesso anno, mentre \u00e8 in tour, Pino ha un blocco delle coronarie. Viene operato e gli vengono impiantati ben quattro by-pass coronarici. Pino ha solo 34 anni e su consiglio dei dottori \u00e8 costretto a limitare i suoi live. Per questo il successivo album Mascalzone Latino, uscito proprio nel 1989, non sar\u00e0 mai proposto in concerto. Mascalzone Latino \u00e8 l\u2019ultimo album, il suo decimo di inediti, che Pino pubblico con la EMI in 13 anni di collaborazione. Le registrazioni vengono effettuate nel nuovo Studio Zero, allestito a casa sua. L\u2019album \u00e8 realizzato solo da Pino e Bruno illiano, con un intervento di Rosario Jermano e del gruppo calabrese degli Orixas. Forte della dedica ad Anna Magnani in Anna Verr\u00e0, il disco sar\u00e0 uno dei suoi album preferiti, \u201cfatto in casa\u201d, realizzando un po\u2019 il suo vecchio sogno di fondere suoni acustici con quelli elettronici. Tra il 1989 e il 1990 nasce la Lega Nord per l\u2019indipendenza della Padania. Questo non passa inosservato agli occhi del mascalzone latino, tutt\u2019altro, infatti attacca alla sua maniera il partito in \u2018O Scarrafone, brano d\u2019apertura del suo nuovo disco Un Uomo In Blues del 1991 per la CGD (Compagnia Generale del Disco). Pino difende quel Sud offeso e mortificato anche dai cori razzisti e dagli striscioni mostrati nelle curve di alcuni stadi di calcio, messi gi\u00e0 a tacere da un altro idolo di Napoli, un certo Diego Armando Maradona. Pino, come Maradona e Massimo Troisi (e altri \u201cre\u201d e \u201cregine\u201d di Napoli come Modugno, Tot\u00f2, Eduardo De Filippo, Sophia Loren) \u00e8 capopopolo di un riscatto, icona di un popolo devoto che lo protegge, lo osanna ma che in un batter d\u2019occhio pu\u00f2 anche ripudiarlo, come \u00e8 successo a Masaniello e a Maradona. Pino ha composto anche un inno per il Napoli calcio (Sta Malatia) ma per motivi legali e burocratici venne ritirata dal mercato. Pino \u00e8 il prima che le canta e le suona alla Lega dando vita a una guerra giudiziaria lunga 23 anni con il partito secessionista fino ad arrivare al culmine con la querela per diffamazione quando Pino risponde a Bossi che, nel febbraio del 2001, per celebrare il patto con Alleanza nazionale, osa cantare Maruzzella in una piazza del Plebiscito gremita e piuttosto alterata. \u201cBossi che canta Maruzzella? Mi fa schifo, \u00e8 un uomo di merda\u201d. Sarebbero queste le parole dell\u2019artista rivolte al Senat\u00f9r che appunto costarono una querela allo scugnizzo. O \u2018scarrafone \u00e8 un brano politico che ha la forza e il merito di entrare nelle discoteche italiane. Nel disco, Un Uomo In Blues, troviamo Harwie Swartz al basso e contrabbasso, Gary Cheffee alla batteria, Mick Goodrick alla chitarra solista in una delle tracce, Danilo Rea al pianoforte, Rosario Jermano alle percussioni, Dorina Giangrande e Kathy Jackman ai cori. Un album, il cui titolo \u00e8 un nuovo appellativo che l\u2019artista si auto-attribuisce, dopo il nero a met\u00e0, il lazzaro felice, il musicante e il mascalzone latino. Sono anni difficili, orribili per il sud, per la Sicilia, in particolare per Palermo. La mafia attacca, la mafia uccide e lo fa senza alcuna piet\u00e0. Siamo nel 1992 e tra maggio e luglio vengono assassinati due uomini simbolo della lotta contro la criminalit\u00e0 organizzata, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1993 il lazzaro pubblica Che Dio Ti Benedica che vede protagoniste figure eccellenti del panorama musicale mondiale, come Chick Corea e Ralph Towner degli Oregon. Dal primo Pino riprende uno standard del 1978: Sicily. Il brano che d\u00e0 il titolo al disco \u00e8 uno straordinario successo commerciale, e se con \u2018O scarrafone gi\u00e0 si intuiva un cambio di direzione nella composizione dell\u2019artista, con Che Dio Ti Benedica ne abbiamo l\u2019assoluta certezza: l\u2019artista si presenta a una nuova generazione. Il disco vede anche Lele Melotti alla batteria, Jimmy Earl al basso, Bruno De Filippi all\u2019armonica, Antonio Annona alle tastiere, Carol Steele e Rosario Jermano alle percussioni. Nel 1995 il musicante pubblica quello che probabilmente \u00e8 il disco pi\u00f9 venduto della sua discografia: Non Calpestare I Fiori Del Deserto. Il disco, che rimane per molte settimane in vetta alla classifica, gli fa vincere al Festivalbar il premio come \u201cartista dell\u2019anno\u201d. Per la prima volta Pino coinvolge altre voci italiane: Jovanotti, Irene Grandi e Maria Pia De Vito. Alla batteria c\u2019\u00e8 il mitico Manu Katch\u00e8 insieme a Lele Melotti, al basso Jimmy Earl, al pianoforte e alle tastiere Rita Marcotulli, al vibrafono 20 Mike Mainieri, al basso Alfredo Paixao e alle percussioni Carlo Giardina e Marco Salvati. Brani come Io Per Lei, Se Mi Vuoi, Bambina, sono stati dei grandi successi commerciali che tutt\u2019oggi hanno la loro importanza. Nel tour di Non Calpestare I Fiori Del Deserto Pino realizza un altro suo sogno: suonare con una leggenda della sei corde come Pat Metheny e nello stesso anno tiene un concerto per i detenuti di Poggioreale di Napoli e in quell\u2019occasione dir\u00e0: \u201csono qui per alleviare le sofferenze di chi ha sbagliato e la libert\u00e0 pu\u00f2 solo sognarla ma \u00e8 pur sempre napoletano\u201d. \u00c8 il 12 marzo del 1997 e, oltre a nascere il sottoscritto, esce Dimmi Cosa Succede Sulla Terra per la nuova etichetta Cantodomar. Il disco si rivela un grandissimo successo con brano come Che Male C\u2019\u00e8, Dubbi Non Ho. Le percussioni africane di Hossam Ramzy impreziosiscono il nuovo viaggio di Pino. Accanto troviamo il batterista Manu Katch\u00e8, il bassista Jimmy Earl, il pianista e organista Deon Johnson, Rita Marcotulli (archi sintetici), Fabio Massimo Colasanti (loop, programmazioni), l\u2019Orchestra Accademia Musicale Italiana diretta da Gianluca Podio, la cantante israeliana Noa, Giorgia e infine Raiz, Pablo e Gennaro T. degli Almamegretta. Amici Come Prima \u00e8 dedicata al suo amico Massimo Troisi e anche in questo disco suona e canta l\u2019amore. Ora ha una nuova compagna: Fabiola Sciabbarrasi. Nel 1998 esce il primo \u201cbest of\u201d dell\u2019artista avvalendosi anche della collaborazione di Jim Kerr e Charlie Nurchill dei Simple Minds. In questa raccolta dal titolo The Best Of Pino Daniele \u2013 Yes I Know My Way lo scugnizzo ripropone anche alcuni dei suoi cavalli di battaglia come Napule \u00e8, Quanno Chiove, A Me Me Piace \u2018O Blues, Je So\u2019 Pazzo e Yes I Know My Way nella sua nuova versione (Senza Peccato). Nel 99\u2019 Pino pubblica Come Un Gelato all\u2019Equatore. Alle tastiere troviamo Gianluca Podio e il jazzista Jean Philippe Dary, alla chitarra, sitar e tastiere Massimo Colasanti, al basso Jimmy Earl e Pino Palladino, alla batteria Manu Katch\u00e8, alle percussioni Aron Ahmman e Mino Cinelu e Rossana Casale, Emanuela Cortesi e Giulia Fasolino ai cori. Il disco \u00e8 trainato dal successo di Neve Al Sole ed \u00e8 intriso anche di suoni elettronici e pi\u00f9 moderni.\u00a0 Il millennio sta finendo e Pino si sta preparando a un cambiamento. Nuove direzioni, nuove possibilit\u00e0, nuove frontiere da abbattere e nuove sonorit\u00e0 sono alle porte. Il nuovo millennio artistico inizia con la pubblicazione nel 2001 dell\u2019album Medina. Medina, che nel mondo islamico indica la parte vecchia della citt\u00e0, qui diventa un concetto, un\u2019idea, un luogo fisico e metafisico, un ponte astratto e forse utopistico che unisca citt\u00e0 che, come Napoli, sono riscaldate dal sole e bagnate dal mare. \u201cQuesto \u00e8 un disco che nasce nella mia Napoli per diventare internazionale\u201d, cos\u00ec dice Pino. Il disco vede la collaborazione dei 99 Posse e del cantante Salif Keita. Nell\u2019album Pino introduce anche un madrigale di Carlo Gesualdo, un personaggio molto caro al mascalzone fin dai tempi della giovinezza. Medina presenta vari temi: la cultura islamica, l\u2019integrazione razziale, la discriminazione, la nostalgia per la propria terra, la voglia di cambiamento ma anche voglia di tolleranza e inclusivit\u00e0. Siamo in un periodo storico caratterizzato da tensioni in tutti il mondo in particolare dall\u2019escalation del conflitto mediorientale che, dopo gli attentati del 11 settembre del 2001, fa nascere nel mondo l\u2019islamofobia, creando un terreno fertile per sentimenti di odio e forme di antisemitismo. Pino mescola parole in arabo, africano, inglese, italiano e napoletano e, attraverso storie e racconti, cerca di col(legarci) gli uni e gli altri. Il lazzaro felice rinnega fortemente il concetto di \u201cpadroni a casa nostra\u201d. Questo \u00e8 un concetto ormai passato, morto. Infatti, in origine, il mondo non \u201capparteneva\u201d a nessuno. La natura, madre natura, non faceva distinzione di genere o di razza. Questa pratica \u00e8 un costrutto esclusivamente dell\u2019uomo; un costrutto da demolire al pi\u00f9 presto nonostante si abbia l\u2019impressione che sia troppo tardi. Nella formazione del disco troviamo anche musicisti del mondo musicale arabo (Lofti Boshnaq, Bechir Selmi, Nabil Khlidi, Abdelkrim Halifu, Omar Faruk, Faudel, Khadij\u00e0 El Aprite, Hamadi Ben Mabrouk) e africano come il celebre Mali Salif Keita. A questi si aggiungono il coproduttore Mike Manieri (Steps Ahead), la vocalist Mia Cooper, i bassisti Victor Bailey e Mirian Sullivan, il batterista Peter Erskine, il pianista Rachel Z e infine i fidati compagni di viaggio Rino Zurzolo, Gianluca Podio e Lele Melotti. I singoli Mareluna, Tempo di Cambiare e Sara hanno riscosso un notevole successo. Il 2001 \u00e8 un anno particolarmente importante della storia contemporanea non solo per il mondo intero con l\u2019attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono, ma anche per l\u2019Italia. Infatti, il nostro paese ospita il G8, il congresso dei Governi delle principali potenze pi\u00f9 industrializzate. In quella notte del 21 luglio, a Genova, accade l\u2019impensabile: la nostra repubblica democratica si trasforma in una dittatura oppressiva come quelle del Centro e Sud America. Giorni di follia si susseguiranno che portarono anche all\u2019uccisione di un giovane nella pi\u00f9 totale incompetenza delle forze dell\u2019ordine a ristabilire la situazione ormai sfuggita di mano. In questo periodo storico, viene pubblicato Live @RTSI: un live tenuto presso gli studi della televisione svizzera nel 1983 e la band formata da Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Elia Rosa al sax e Gennaro Petrone al mandolino e chitarra, diede spettacolo quella sera. Il disco Medina, invece, prevedeva un tour lungo la nostra penisola. Accanto allo scugnizzo troviamo Allison Miller alla batteria, Miriam Sullivan e Rino Zurzolo al contrabbasso, Rachel Z al piano, Mia Cooper e Karam Mourad alle voci. Il 2004 \u00e8 la volta di Project \u2013 Passi d\u2019Autore\u201d, un disco ambizioso condito da madrigali, sfumature jazz, sprazzi di world music, eleganti atmosfere da night club, generi brasiliani come la bossanova, canzoni a cappella. Qui si affianca di nuovo al batterista Peter Erskine, figura iconica della musica mondiale, membro di quella che stata la \u201cfusion band\u201d per eccellenza, i Weather Report. Poi troviamo Alan Pasqua (pianoforte e tastiere) e Dave Carpenter (contrabbasso) a cui si aggiungono Roberto Gatto (batteria), Fabio Massimo Colasanti (programmazioni, computer e ztar), Gianluca Podio e l\u2019Ensemble Vocale. Il disco \u00e8 trainato dal singolo Pigro, presentato anche al Festivalbar. Il successivo lavoro, Iguana Caff\u00e8, \u00e8 un disco essenzialmente acustico, tra blues e sonorit\u00e0 caraibiche. I brani, registrati da Nan\u00e0 Vasconcelos, Karl Potter, Fabbio Massimo Colasanti e con gli Archi A.I.M.T., hanno un sapore latin-blues ma non mancano stili come la bossanova o il flamenco. \u00c8 il 2007 e Pino richiama con s\u00e9 il vecchio compagno di viaggio Tony Esposito con la volont\u00e0 di riunire la superband, il dream team vesuviano. E cos\u00ec avvenne. L\u2019anno successivo la band si riunisce in concerto in Piazza del Plebiscito per festeggiare insieme 30 anni di carriera. Al dream team vesuviano si aggiunge la band di Nero a met\u00e0 con Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo e Ernesto Vitolo e la backing band del momento con Alfredo Golino, Gianluca Podio, Fabio Massimo Colasanti, Juan Carlos Albelo e Matt Garrison. Una festa incredibile, proprio l\u00ec dove avvenne il \u201cmiracolo\u201d del 1981 con 200.000 neri e met\u00e0 accorsi ad ascoltare il nuovo Masanllo, con la voglia di gridare, di cantare, per esorcizzare dolore e paura. Un ritorno al passato ma con la volont\u00e0 di essere quelli di oggi, voltarsi indietro ma senza troppa nostalgia, consapevoli di aver fatto comunque un pezzo di storia. Napoli \u00e8 sempre \u201cna carta sporca\u201d, ma quella sera \u201cnisciuno se ne \u2018mporta\u201d, al contrario molti, quella sera, avvolti dall\u2019entusiasmo e da un senso di appartenenza, pensano che quella carta prima o poi qualcuno l\u2019avrebbe raccolta. Eppure la nostalgia canaglia ricorda crudelmente ai quei ragazzi del 1981, 27 anni dopo, che la carta sporca \u00e8 ancora l\u00ec, che la voglia di riscatto nata sotto le macerie del terremoto \u00e8 sfumata e ormai persa, al contrario di un certo malaffare e malpensare che ancora sono vivi e radicati. Tony Esposito partecip\u00f2 anche alle successive registrazioni del nuovo disco Il Mio Nome \u00e8 Pino Daniele e Vivo Qui. Insieme a lui vi sono Peter Erskine e Dave Carpenter, Alfredo Paixao, Giancluca Podio, Mariano Barba alla batteria, Corrado Ferrari alle tammorre, Bob Sheppard al sax, Giorgia e Fabio Massimo Colasanti. Uno degli episodi pi\u00f9 riusciti del disco \u00e8 senz\u2019altro Vento di Passione con la partecipazione di Giorgia. Ormai Pino si avvale della tecnologia da anni e c\u2019\u00e8 da dire che le sue scelte artistiche sono state criticate fortemente nel passato recente dai suoi ascoltatori pi\u00f9 fedeli e quindi pi\u00f9 critici. Un utilizzo funzionale e musicale di questi strumenti rappresenta, a mio avviso, una grande occasione di ricercare nuove possibilit\u00e0 e nuove frontiere. L\u2019abuso, invece, rappresenta un grande rischio in quanto si pu\u00f2 perdere un po\u2019 il feeling e il sentimento, elementi fondamentali per fare grande musica. Nel 2009 Pino inizia una nuova avventura musicale. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:71.45203%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/MAC00989-1024x684.jpeg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000015092\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000015092\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/MAC00989.jpeg?fit=1616%2C1080&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1616,1080\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;marco 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brani: questa \u00e8 una scelta nuova per l\u2019artista partenopeo che spiega il perch\u00e9 di questa scelta con queste parole: \u201csono un artista di concetto, sono legato all\u2019album, ma mi rendo conto che \u00e8 cambiato anche il sistema. Ho adattato cos\u00ec il prodotto ai tempi\u201d Nella formazione troviamo un colosso della batteria come Vinnie Colaiuta, un colosso del basso come Nathan East, Gregg Mathieson al piano e all\u2019organo Hammond, i nostri Alfredo Golino (batteria) e Gianluca Podio e infine Alfredo Paixao (basso). Questi brani ritornano a graffiare e a \u201csputare\u201d groove, blues, arricchito di atmosfere Jazz del suo spirito mediterraneo. La seconda parte del progetto (Acustic Jam) non fu mai pubblicato poich\u00e9 la casa discografica decise di non approvarne la realizzazione per motivi non chiari. 24 Da Medina in poi Pino collabora con case discografiche di rilievo, major musicali quali BMG, RCA, SONY, Ricordi. Nonostante la mancata pubblicazione di Acustic Jam, il mascalzone pubblica nel 2010 Boogie Boogie Man, dove una manciata di brani viene immersa nei suoni vintage degli anni Settanta, nel rock blues \u201cpi\u00f9 black della midnight\u201d. Un ritorno agli anni Settanta ma senza troppa nostalgia. Boogie man \u00e8 l\u2019uomo nero, \u2018o mammone napoletano, spauracchi usati dai genitori di tutto il mondo, come il lupo cattivo, per far dormire i bambini, ma \u00e8 anche uno stile musicale (boogie-woogie) figlio dei blues per pianoforte. Alla batteria c\u2019\u00e8 Omar Hakim, al piano Rachel Z, al sex Mel Collins, al basso Matthew Garrison, alla chitarra Fabio Massimo Colasanti e alle tastiere Gianluca Podio. It\u2019s a beautiful day \u00e8 il secondo atto del nuovo lavoro di Pino e rileggere le parole quasi profetiche del ritornello che anticipano in qualche modo quello che poi succeder\u00e0 cinque anni dopo, mette una certa commozione e un profondo senso di malinconia. In questo lavoro il nostro nero a met\u00e0 \u00e8 affiancato da Steve Gadd e Omar Hakim alla batteria, da Rachel Z al piano, Willie Weeks e Solomon Dorsey al basso, Chris Stainton all\u2019organo Hammond e al piano, Gianluca Podio al piano e alle tastiere, Mino Cinelu alle percussioni e da Mel Collins al sax. Il disco \u00e8 prodotto dalla sua etichetta Blue Drag. L\u2019artista decide di essere indipendente e questo, lo sappiamo, significa non dover scendere a compromessi e non dover fare felice nessuno, oltre s\u00e9 stessi. Allora \u00e8 chiaro che il Pino Daniele di oggi \u00e8 autenticamente in questo disco: un autore capace, un musicista curioso e un compositore appassionato. La Grande Madre sar\u00e0 l\u2019ultimo album in studio dell\u2019ormai ex scugnizzo del quartiere San Giuseppe, ora diventato cittadino del mondo e il 24 luglio del 2012 Pino suona e canta per l\u2019ultima volta nella sua piazza. Un addio, o forse, un arrivederci. Il lontanissimo come il suo amico Massimo Troisi dagli stereotipi \u00abpizza e mandolino\u00bb, a soli 18 anni scrisse la sua canzone pi\u00f9 amata dai partenopei, \u00abNapule \u00e8\u00bb, che i tifosi della squadra di calcio vorrebbero diventasse il nuovo inno da cantare prima di ogni partita al San Paolo. Ma, leggendo il testo, si capisce bene che quelle parole che ogni napoletano conosce a memoria sono un&#8217;appassionata dichiarazione d&#8217;amore, ma di un&#8217;amante che conosce bene i difetti dell&#8217;amata: \u00abNapule \u00e8 nu sole amaro, Napule \u00e8 addore &#8216;e mare. Napule \u00e8 &#8216;na carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a&#8217; ciorta\u00bb. A&#8217; ciorta, ossia la sorte. Come a dire che a Napoli si vive nella rassegnazione, in una perenne attesa di una soluzione ai problemi. Il tempo non aveva addolcito questa sua opinione, anzi. Molti anni dopo, In un&#8217;intervista, il cantautore era stato ancora pi\u00f9 duro nei confronti della sua citt\u00e0: \u201cIo non sono figlio di Napoli\u2026 io mi sento un figlio del Sud, un garibaldino. Da quando ho l\u2019et\u00e0 della ragione ad oggi non \u00e8 cambiato niente, anzi la situazione \u00e8 peggiorata. Ma non voglio pensare che non ci sia pi\u00f9 la speranza. Una speranza che purtroppo si riaccende soltanto quando salta fuori qualcuno: una volta \u00e8 spuntato Maradona, una volta Troisi, una volta Pino Daniele. Purtroppo \u00e8 un popolo che ha bisogno sempre di un re o di un Masaniello\u201d. Ci faremo aiutare da alcune citazioni ci chi a Napoli \u00e8 nato, ha vissuto e di chi con Napoli ha avuto un rapporto stretto ed \u00e8 riuscito ad analizzare quel filo sottile che legava Pino Daniele alla sua citt\u00e0. Ci faremo aiutare anche dalle fotografie che ho scattato durante il mio viaggio. Ripercorreremo anche i luoghi dove Pino Daniele ha \u201cmosso\u201d le prime note e i primi successi. Eppure Napoli \u00e8 una citt\u00e0 che non si pu\u00f2 spiegare attraverso le sole parole o le sole fotografie. Napoli \u00e8 una citt\u00e0 che va vissuta, osservata e capita. Nella mia breve esperienza a Napoli ho potuto soltanto assaggiare e assaporare in modo frettoloso quella che \u00e8 la vera anima della citt\u00e0. Nonostante questo ho potuto comunque percepire una concezione della realt\u00e0 e della vita molto diversa e molto lontana da quella a cui sono abituato. \u00c8 una citt\u00e0 diversa in tutto e per tutto. E allora, attraverso le parole di chi veramente conosce Napoli e grazie a chi delle parole ne fa un mestiere, possiamo avvicinarci il pi\u00f9 possibile a un\u2019idea e a una concezione veritiera o comunque verosimile della realt\u00e0 napoletana. C\u2019\u00e8 una strada a Napoli che porta il nome di un santo ma che tutti conoscono come la via della musica: via San Sebastiano. Di l\u00ec sono passati maestri come Scarlatti, Cimarosa, Rossini, Pergolesi, e pi\u00f9 recentemente artisti del calibro di Renato Carosone, Pino Daniele, Edoardo Bennato. Cos\u2019ha di particolare? Conserva nelle sue botteghe l\u2019antica arte dei liutai napoletani. Percorrerla, alzare lo sguardo verso i palazzi storici, buttare l\u2019occhio nelle vetrine e accorgersi che da sinistra a destra \u00e8 tutto un fiorire di violini, chitarre, mandolini e pianoforti \u00e8 un po\u2019 come rivivere la storia della musica all\u2019ombra del Vesuvio. A un passo da l\u00ec, del resto, c\u2019\u00e8 l\u2019ex convento dei celestini, sede dagli inizi dell\u2019800 del Conservatorio di San Pietro a Majella, che custodisce nei suoi archivi e nel suo museo testimonianze vivide degli antichi fasti. Sarebbe un errore pensare che ci\u00f2 che raccontiamo oggi sia una storia di sola musica. \u00c8 tuttavia fuori di dubbio che la produzione musicale napoletana, dal dopoguerra agli anni \u201980, pu\u00f2 essere utilizzata come lente di ingrandimento per leggere i profondi mutamenti (e non sono pochi) vissuti da Napoli in quel periodo. Ma in un viaggio ideale che va da \u201cTu vuo\u2019 fa\u2019 l\u2019americano\u201d a \u201cO\u2019 Scarrafone\u201d, dai carretti alla tangenziale, dalla sceneggiata a \u201cRicomincio da tre\u201d, ci\u00f2 che \u00e8 passato alla storia come Neapolitan Power non pu\u00f2 essere classificato semplicemente come la musica prodotta da un pugno di musicisti talentuosi. Il potere napoletano \u00e8 piuttosto la forza, la vitalit\u00e0, la fantasia, il coraggio e la dignit\u00e0 con cui Napoli ha saputo rispondere allo scatafascio di una guerra, alla trasformazione urbanistica e ai disagi delle periferie, alla disoccupazione, all\u2019emigrazione, alle ingiustizie sociali, al pregiudizio. Si, il pregiudizio, perch\u00e9 per togliersi dal viso la maschera di Pulcinella, mettere da parte il mandolino e iniziare a mangiare gli spaghetti con le posate, Napoli ha dovuto, e lo ha fatto in maniera eccellente, produrre cultura. Non che non ne avessimo gi\u00e0 abbastanza, ma la tradizione andava riletta e aggiornata. Il Neapolitan Power \u00e8 stato questo. Una bottega, una fucina di artisti e di idee che ha traghettato la citt\u00e0 e il suo bagaglio millenario di storia dentro l\u2019epoca contemporanea. Per parlare pi\u00f9 nello specifico di ci\u00f2 che ci interessa, cio\u00e8 la musica, l\u2019elemento principe di questo movimento \u00e8 un\u2019accoglienza sincera che diventa contaminazione. \u00c8 vero, il blues, il rock, il jazz e il funk qui li hanno portati i soldati anglo\/afroamericani. Napoli per\u00f2 non \u00e8 mai stata colonia musicale. Tanto meno una presuntuosa rocca trincerata dietro la sua tradizione antica. Anzi, dall\u2019incontro degli elementi distintivi della cultura musicale partenopea (su tutti quello melodico) con le suggestioni ritmiche e armoniche del funk e del jazz, o con la malinconia del blues, nasce un nuovo sound, un mondo particolare, che per una sorta di \u201cius soli\u201d musicale \u00e8 tutto napoletano. Tra i primi a battere queste strade ci sono due napoletanissimi figli della guerra. Mario e Gaetano, quest\u2019ultimo da tutti \u00e8 chiamato James, come il padre americano che non ha mai conosciuto. Il pap\u00e0 di Mario \u00e8 un pellerossa, quello di James \u00e8 nero. Gli Showmen di Musella e Senese cantano e suonano in un modo nuovo, scrivono canzoni d\u2019amore, ma sembrano stranieri, vogliono suonare il rhythm and blues. Poi James scopre che il suo modo di parlare (un napoletano sfrenato) suona benissimo sul blues, sul jazz, sul rock. E gi\u00e0, perch\u00e9 il napoletano \u00e8 pieno delle parole tronche di cui l\u2019italiano scarseggia. Esperienze come quelle degli Showmen e dei Napoli Centrale importano a Napoli generi nuovi e li rimodellano attraverso una \u201cnapoletanizzazione\u201d sistematica. Una straordinaria generazione nata a cavallo tra gli anni \u201940 e \u201950 si ritrova a lavorare gomito a gomito in una ideale bottega che sforna alcuni dei musicisti pi\u00f9 apprezzati in Italia, solo per ricordarne qualcuno, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Tullio de Piscopo, Enzo Avitabile, Tony Esposito, i fratelli Sorrenti, i fratelli Bennato. \u00c8 in questo contesto di sperimentazione e rinnovamento che muove i suoi primi passi Pino Daniele, la cui produzione, almeno fino a tutti gli anni \u201980, pu\u00f2 essere considerata il fiore all\u2019occhiello musicale di questo movimento, che parallelamente sta rinnovando la tradizione teatrale (si pensi solo alla Smorfia di Troisi e a tutta la sua filmografia) e artistica in generale. Napoli diventa negli anni \u201980 una delle principali porte d\u2019accesso della Pop Art in Italia grazie all\u2019infatuazione di Andy Warhol per la citt\u00e0. \u00c8 difficile spiegare in poche righe cosa sia successo in quel periodo. A me piace pensare (e sono convinto che sia cos\u00ec) che si sia trattato di un\u2019affermazione di identit\u00e0. Non prepotente, non esclusiva, al contrario totalmente inclusiva rispetto al nuovo, al diverso e alle ricchezze e possibilit\u00e0 che questi portano con s\u00e9. Il Neapolitan Power, dalla musica al teatro, dall\u2019arte alla letteratura, fino ai grattacieli e agli scudetti di Maradona, racconta una citt\u00e0 difficile, una \u201ccarta sporca\u201d, che trova il coraggio di guardarsi dentro, fare autocritica e gettare lo sguardo oltre s\u00e9 stessa. E allora dobbiamo ringraziare ai signori che hanno fatto questo, liberandoci dagli antichi luoghi comuni e regalando all\u2019Italia, e non solo a Napoli, una lezione di integrazione e una pagina importante di cultura. La mostra, suddivisa in due aree tematiche, ha come obiettivo quello di raccontare come la sua vita sia stata non solo quella di\u00a0un grande cantautore e performer che reinvent\u00f2 la musica napoletana, ma anche di un profondo innovatore e interprete dei cambiamenti musicali che hanno attraversato la nostra societ\u00e0 per decenni, influenzando nuove generazioni di musicisti. E fu cos\u00ec che Napoli perde un pezzo di s\u00e9, la notte tra il 4 e il 5 gennaio del 2015, quando il cuore del lazzaro felice cessa di battere. Se ne va un pezzo di storia, un pezzo della storia di ognuno di noi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La prima parte dal titolo Terra mia<\/strong> (Sala Plebiscito)ripercorre la storia di Pino Daniele dal 1955 al 1977, anno di pubblicazione del suo primo album, impreziosita dalle ricostruzioni scenografiche della sala prove e di un tipico live club notturno di Napoli degli anni \u201970, luoghi che contestualizzano gli esordi del musicista, consentendo ai visitatori di attraversare varie epoche e di interagire con la sua magia:1. La mia citt\u00e0 tra inferno ed il cielo,2. The space &#8211; La grotta, 3. The club &#8211; I got the blues, 4. Terra mia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L<\/strong><strong>a seconda parte Le radici e le ali <\/strong>(Sala Belvedere) invece, narra in maniera intima e completa la sua vita e la sua carriera dal 1977 al 2014 attraverso un percorso cronologico che intreccia la sua evoluzione musicale e personale con un focus sugli incontri, sulle collaborazioni e sulle produzioni musicali: <em>5<\/em>. Working &amp; life, 6. Connections featuring &amp; productions, 7. Soundtracks &#8211; Pino e il cinema. Oltre alle fotografie inedite e amatoriali della sua vita privata, gli abiti di scena, i suoi strumenti, le sue amate chitarre,non mancher\u00e0 la sala immersiva dove poter ascoltare la sua musica live. Ci sar\u00e0 anche uno spazio per sentire la registrazione inedita delle prove dei Batracomiomachia(audio originale del 1974),unica incisione esistente catturata durante una session del gruppo. Pino Daniele. Spiritual, sar\u00e0 accompagnata da un importante catalogo pubblicato da Silvana Editoriale. Un volume che raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, offrendo una profonda comprensione del suo spirito eclettico in cui molti giovani si ritrovano condividendo la sua voglia di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Reale di Napoli<\/p>\n\n\n\n<p>Pino Daniele. Spiritual<\/p>\n\n\n\n<p>dal 20 Marzo 2025 al 6 Luglio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Mercoled\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto dell\u2019Allestimento mostra Pino Daniele. Spiritual Palazzo Reale di Napoli dal 20 Marzo 2025 al 6 Luglio 2025 credit \u00a9 Marco Carotenuto &#8211; &nbsp;credit \u00a9 Fondazione Pino Daniele<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 6 Luglio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale di Napoli la mostra dedicata a Pino Daniele \u2013 \u2018Pino Daniele. Spiritual\u2019 a cura di Alessandro Daniele e Alessandro Nicosia. Promossa dalla\u00a0Fondazione Pino Daniele con il Ministero della Cultura, Palazzo Reale, Regione Campania, Comune di Napoli, prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000015089,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000015087","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/TerraMia-Rec6-scaled.jpg?fit=2560%2C1591&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000015087"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015087\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000015096,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000015087\/revisions\/1000015096"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000015089"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000015087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000015087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000015087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}