{"id":1000014492,"date":"2025-03-25T09:08:51","date_gmt":"2025-03-25T12:08:51","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014492"},"modified":"2025-03-25T09:08:54","modified_gmt":"2025-03-25T12:08:54","slug":"il-legume-umbro-dimenticato-ottimo-per-le-zuppe-invernali-storia-della-roveja","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014492","title":{"rendered":"Il legume umbro dimenticato ottimo per le zuppe invernali: storia della roveja"},"content":{"rendered":"\n<p>Fagioli, ceci, lenticchie, sono tantissimi i legumi disponibili in questo specifico momento dell&#8217;anno, utilizzati da nord a sud d&#8217;Italia per preparare piatti invernali come zuppe e minestre. Pochi conoscono invece la roveja, antico legume per troppo tempo lasciato nel dimenticatoio gastronomico. Si tratta in sostanza di un pisello, piccolo e dal colore verde scuro, coltivato per anni su tutta la fascia appenninica centrale, dall&#8217;Altopiano di Colfiorito fino al Gran Sasso passando per Cascia e Castelluccio. Tra i pi\u00f9 noti c&#8217;\u00e8 quello di Civita di Cascia, in provincia di Perugia, non a caso anche Presidio Slow Food dal 2006.<\/p>\n\n\n\n<p>Roveja, roveggia, roveglia, sono tanti i nomi con cui riferirsi a questo piccolo pisello di campo. Particolarmente diffusa fin dal Medioevo, la roveja sembra da sempre essere utilizzata dalle popolazioni della fascia mediterranea e del Centro Italia, soprattutto tra Umbria e Marche. In particolare si fa riferimento alla citt\u00e0 di Civita di Cascia, paesino a 1300 metri di altitudine e colpito da un grave spopolamento a causa dei terremoti che si sono susseguiti nella seconda met\u00e0 del XXI Secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La roveja era un legume che si coltivava in quota sui Monti Sibillini, tra le due regioni centrali italiane, e considerato il cibo dei contadini e dei pastori di zona. Zuppe, minestre, farine e polente, la roveja aveva un versatile utilizzo in cucina fino a che non si \u00e8 andata a perdere del tutto. I motivi? Si riteneva che fosse un legume pi\u00f9 adatto all&#8217;alimentazione degli animali che dell&#8217;uomo, tanto che inizi\u00f2 a essere utilizzato Il esclusivamente come foraggio per i greggi. Inoltre la coltivazione della roveja venne abbandonata a favore di un legume pi\u00f9 facile e redditizio: il pisello comune che and\u00f2 a soppiantarlo nell&#8217;agricoltura locale. Fino alla sua lenta ma costante riscoperta grazie a una schiera di coltivatori, mossi dall&#8217;obiettivo di far conoscere questo ingrediente dalle ottime propriet\u00e0 nutritive e perfetto per zuppe e sfarinati.<\/p>\n\n\n\n<p>Un legume resistente alle basse temperature, tanto che pu\u00f2 essere coltivato in altitudine senza troppi problemi. La roveja cresce anche spontaneamente e nonostante questo non si pu\u00f2 dire che la sua gestione sia semplice, anzi. La velocit\u00e0 di crescita costringe gli agricoltori a continui ed estenuanti interventi in campo. In cucina trova due naturali strade: all&#8217;interno di zuppe o minestre oppure trasformandola in farina per una speciale polenta, la farecchiata. Nel primo caso basta metterla a mollo una notte e poi cuocere in brodo aggiungendo verdure o altri legumi come lenticchie, ceci o fagioli. Nel secondo, invece, si procede macinando il pisello fino a ottenere una farina ideale per fare la polenta. A Civita di Cascia questa ricetta prende il nome di farecchiata: si aggiunge un battuto di alici, aglio, olio e peperoncino e si serve con crostini abbrustoliti ed erbe di campo come borragine o tarassaco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fagioli, ceci, lenticchie, sono tantissimi i legumi disponibili in questo specifico momento dell&#8217;anno, utilizzati da nord a sud d&#8217;Italia per preparare piatti invernali come zuppe e minestre. Pochi conoscono invece la roveja, antico legume per troppo tempo lasciato nel dimenticatoio gastronomico. 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