{"id":1000014483,"date":"2025-03-24T13:04:56","date_gmt":"2025-03-24T16:04:56","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014483"},"modified":"2025-03-24T13:04:57","modified_gmt":"2025-03-24T16:04:57","slug":"a-possagno-una-mostra-dedicata-ad-antonio-canova-ovvero-canova-e-la-nascita-della-scultura-moderna-il-teseo-sul-minotauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014483","title":{"rendered":"A Possagno una mostra dedicata ad Antonio Canova : Ovvero Canova e la Nascita della Scultura Moderna. Il Teseo sul Minotauro"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Cardone<\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 21 Giugno 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Gypsptheca Antonio Canova a Possagno- Treviso la mostra dedicata ad Antonio Canova- \u2018Canova e la Nascita della Scultura Moderna. Il Teseo sul Minotauro\u2019 a cura di Elena Catra. L\u2019esposizione \u00e8 sponsorizzata da Continuit\u00e0 di idee S.R.L. di Silea. Il capolavoro giovanile di Antonio Canova, il Teseo sul Minotauro, realizzatoa Roma nel 1783, riveste nella storia dell\u2019arte e della scultura, una importanza capitale; l\u2019opera, infatti, segna il passaggio dagli ideali barocchi ai principi estetici neoclassici. L&#8217;opera verr\u00e0 esposta per la prima volta al pubblico nell&#8217;Ala Lazzari del museo e sar\u00e0 messa a confronto con il primo modellino realizzato da Canova, come studio della scultura, e la sua versione finale in gesso. In una mia ricerca storiografica e scientifica fatta sulla figura di Antonio Canova e sul Neoclassicismo che divenne modulo monografico e furono fatta lezioni seminariali per confrontare questo grande artista con la contemporaneit\u00e0. La vicenda del neoclassicismo inizia alla met\u00e0 del XVIII secolo per concludersi con la fine dell\u2019impero napoleonico . Ci\u00f2 che contraddistingue lo stile artistico di quegli anni fu l\u2019adesione ai principi dell\u2019arte classica. Quei principi di armonia, equilibrio, compostezza, proporzione, serenit\u00e0, che erano presenti nell\u2019arte degli antichi greci e degli antichi romani che, proprio in questo periodo, fu riscoperta e ristudiata con maggior attenzione ed interesse grazie alle numerose scoperte archeologiche. I principali protagonisti del neoclassicismo furono il pittore Anton Raphael Mengs , lo storico dell\u2019arte Johann Joachim Winckelmann , che furono anche i teorici del neoclassicismo, gli scultori Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen, il pittore francese Jacques-Louis David i pittori italiani Andrea Appiani e Vincenzo Camuccini . Winckelmann, Mengs, Canova, Thorvaldsen, operarono tutti a Roma, che divenne, nella seconda met\u00e0 del Settecento, la capitale incontrastata del neoclassicismo, il baricentro dal quale questo nuovo gusto si irradi\u00f2 per tutta Europa. A Roma, nello stesso periodo, operava un altro originale artista italiano, Giovan Battista Piranesi che, con le sue incisioni a stampa, diffuse il gusto per le rovine e le antichit\u00e0 romane. L\u2019Italia nel Settecento fu la destinazione obbligata di quel \u00abGrand Tour\u00bb che rappresentava, per la nobilt\u00e0 e gli intellettuali europei, una fondamentale esperienza di formazione del gusto e dell\u2019estetica artistica. Roma, in particolare, ove si stabilirono scuole ed accademie di tutta Europa, divenne la citt\u00e0 dove avveniva l\u2019educazione artistica di intere generazioni di pittori e scultori. Tra questi vi fu anche il David che rappresent\u00f2 il pittore pi\u00f9 ortodosso del nuovo gusto neoclassico. Con l\u2019opera del David il neoclassicismo divenne lo stile della Rivoluzione Francese ed ancor pi\u00f9 divenne, in seguito, lo stile ufficiale dell\u2019impero di Napoleone. E dalla fine del Settecento la nuova capitale del neoclassicismo non fu pi\u00f9 Roma, ma Parigi. Il neoclassicismo tende a scomparire subito dopo il 1815 con la sconfitta di Napoleone. Nei decenni successivi venne progressivamente sostituito dal Romanticismo che, al 1830, ha definitivamente soppiantato il neoclassicismo. Tuttavia, pur se non rappresenta pi\u00f9 l\u2019immagine di un\u2019epoca, il neoclassicismo di fatto sopravvisse, come fatto stilistico, per quasi tutto l\u2019Ottocento, soprattutto nella produzione aulica dell\u2019arte ufficiale e di stato e nelle Accademie di Belle Arti. E questa sopravvivenza stilistica, oltre ai consueti limiti cronologici, \u00e8 riscontrabile soprattutto nella produzione di un artista come Ingres, la cui opera si \u00e8 sempre attenuta ai canoni estetici della grazia e della perfezione, capisaldi di qualsiasi classicismo. Uno dei motivi di questo rinato interesse per il mondo antico furono le scoperte archeologiche che segnarono tutto il XVIII secolo. In questo secolo furono scoperte prima Ercolano, poi Pompei, quindi Villa Adriana a Tivoli e i templi greci di Paestum; ed infine giunsero dalla Grecia numerosi reperti archeologici che finirono nei principali musei europei: a Londra, Parigi, Monaco. Negli stessi anni si diffusero numerose pubblicazioni tra cui Le rovine dei pi\u00f9 bei monumenti della Grecia, 1758, del francese Le Roy, Le antichit\u00e0 di Atene, 1762, degli inglesi Stuart e Revett, e le incisioni di antichit\u00e0 italiane del romano Piranesi che contribuirono notevolmente a diffondere la conoscenza dell\u2019arte classica. Questa opera di divulgazione fu importante non solo per la conoscenza della storia dell\u2019arte ma anche per il diffondersi dell\u2019estetica del neoclassicismo. In particolare, con queste campagne di scavo, non solo si ampli\u00f2 la conoscenza del passato, ma fu chiaro il rapporto, nel mondo classico, tra arte greca e arte romana. Quest\u2019ultima rispetto alla greca apparve solo un pallido riflesso ed un epigono, se non addirittura una semplice copia. La vera fonte della grandezza dell\u2019arte classica venne riconosciuta nella produzione greca degli artisti del V-IV secolo a.C. Quel periodo eroico che vide sorgere la plastica statuaria di Fidia, Policleto, Mirone, Prassitele, fino a Lisippo. E la perfezione senza tempo di questa scultura influenz\u00f2 profondamente l\u2019estetica del Settecento, divenendo modello per gli artisti del tempo. Il neoclassicismo nacque come desiderio di una arte pi\u00f9 semplice e pura rispetto a quella barocca, vista come eccessivamente fantasiosa e complicata. Questo desiderio di semplicit\u00e0 si coniug\u00f2 alla constatazione, fornita dalle scoperte archeologiche, che gi\u00e0 in et\u00e0 classica si era ottenuta un?arte semplice ma di nobile grandiosit\u00e0. Il barocco apparve allora come il frutto malato di una degenerazione stilistica che, pur partita dai principi della classicit\u00e0 rinascimentale, era andata deformandosi per la ricerca dell\u2019effetto spettacolare ed illusionistico. Il barocco \u00e8 complesso, virtuosistico, sensuale; il neoclassicismo vuole essere semplice, genuino, razionale. Il barocco propone l\u2019immagine delle cose che pu\u00f2 anche nascondere, nella sua bellezza esterna, le brutture interiori; il neoclassicismo non si accontenta della sola bellezza esteriore, vuole che questa corrisponda ad una razionalit\u00e0 interiore. Il barocco perseguiva effetti fantasiosi e bizzarri, il neoclassicismo cerca l\u2019equilibrio e la simmetria; se il barocco si affidava alla immaginazione e all\u2019estro, il neoclassicismo si affida alle norme e alle regole. Il principio del razionalismo \u00e8 una componente fondamentale del neoclassicismo. \u00c8 da ricordare che il Settecento \u00e8 stato il secolo dell\u2019Illuminismo. Di una corrente filosofica che cerca di \u00abilluminare\u00bb la mente degli uomini per liberarli dalle tenebre dell\u2019ignoranza, della superstizione, dell\u2019oscurantismo, attraverso la conoscenza e la scienza. E per far ci\u00f2 bisogna innanzitutto liberarsi da tutto ci\u00f2 che \u00e8 illusorio. E l\u2019arte barocca ha sempre perseguito l\u2019illusionismo come pratica artistica. Il neoclassicismo ha diversi punti di similitudine con il Rinascimento: come questo fu un ritorno all\u2019arte antica e alla razionalit\u00e0. Ma le differenze sono sostanziali: la razionalit\u00e0 rinascimentale era di matrice umanistica e tendeva a liberare l\u2019uomo dalla trascendenza medievale, la razionalit\u00e0 neoclassica \u00e8 invece di matrice illuministica e tendeva a liberare l\u2019uomo dalla retorica, dalla ignoranza e dalla falsit\u00e0 barocca. Il ritorno all\u2019antico, per l?artista rinascimentale era il ritorno ad un atteggiamento naturalistico, nei confronti della rappresentazione, che lo liberasse dal simbolismo astratto del medioevo; per l\u2019artista neoclassico fu invece la codificazione di una serie di norme e di regole che servissero ad imbrigliare quella fantasia che, nell\u2019et\u00e0 barocca, aveva agito con eccessiva licenza e sregolatezza. Il Massimo teorico del neoclassicismo fu il Winckelmann. Nel 1755 pubblicava le Considerazioni sull\u2019imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura, nel 1763 pubblicava la Storia dell\u2019arte nell\u2019antichit\u00e0. In questi scritti egli affermava il primato dello stile classico soprattutto greco che lui idealizzava al di l\u00e0 della realt\u00e0 storica, quale mezzo per ottenere la bellezza \u00abideale\u00bb contraddistinta da \u00abnobile semplicit\u00e0 e calma grandezza\u00bb. Winckelmann considerava l?arte come espressione di \u00abun\u2019idea concepita senza il soccorso dei sensi\u00bb. Un\u2019arte, quindi, tutta cerebrale e razionale, purificata dalle passioni e fondata su canoni di bellezza astratta. Le sue teorie artistiche trovarono un riscontro immediato nell\u2019attivit\u00e0 scultorea di Antonio Canova e di Thorvaldsen. La scultura, pi\u00f9 di ogni altra arte, sembr\u00f2 adatta a far rivivere la classicit\u00e0. Le maggiori testimonianze artistiche dell\u2019antichit\u00e0 sono infatti sculture. E nella scultura neoclassica si avverte il legame pi\u00f9 diretto ed immediato con l\u2019idea di bellezza classica. Una pittura classica, di fatto, non esiste, anche perch\u00e9 le testimonianze di quel periodo sono quasi tutte scomparse. Le uniche pitture ad affresco, a noi note, comparvero proprio in quegli anni negli scavi di Ercolano e Pompei. Esse, tuttavia, per quanto suggestive nella loro iconografia cos\u00ec esotica, si presentavano di una semplificazione stilistica definita compendiaria inutilizzabile per la moderna sensibilit\u00e0 pittorica. Cos\u00ec che i pittori neoclassici dovettero ispirarsi stilisticamente pi\u00f9 alla pittura rinascimentale italiana, in particolare Raffaello, che non all\u2019arte classica vera e propria. I caratteri della scultura neoclassica sono la perfezione di esecuzione, la estrema levigatezza del modellato, la composizione molto equilibrata e simmetrica, senza scatti dinamici. La pittura neoclassica si riaffid\u00f2 agli strumenti del naturalismo rinascimentale: la costruzione prospettica, il volume risaltato con il chiaroscuro, la precisione del disegno, immagini nitide senza giochi di luce ad effetto, la mancanza di tonalismi sensuali. I soggetti delle opere d\u2019arte neoclassiche divennero personaggi e situazioni tratte dall\u2019antichit\u00e0 classica e dalla mitologia. Le storie di questo passato, oltre a far rivivere lo spirito di quell\u2019epoca, che tanto suggestionava l\u2019immaginario collettivo di quegli anni, serviva alla riscoperta di valori etici e morali, di alto contenuto civile, che la storia antica proponeva come modelli al presente. La storia antica, quindi, divenne un serbatoio di immagine allegoriche da utilizzare come metafora sulle situazioni del presente. Ci\u00f2 \u00e8 maggiormente avvertibile per un pittore come il David nei cui quadri la storia del passato \u00e8 solo un pretesto, o una metafora, per proporre valori ed idee per il proprio tempo. Il neoclassicismo, nella sua poetica, invert\u00ec il precedente atteggiamento dell\u2019arte rococ\u00f2. Questa, nella sua ricerca della sensazione emotiva o sensuale, sceglieva immagini che materializzavano l\u2019 \u201cattimo fuggente\u201d. Il neoclassicismo non propone mai attimi fuggenti, ma, coerentemente con la sua impostazione classica, rappresenta solo \u201cmomenti pregnanti\u201d. I momenti pregnanti sono quelli in cui vi \u00e8 la maggiore carica simbolica di una storia. In cui si raggiunge l\u2019apice di intensit\u00e0 psicologica, di concentrazione, di significanza: il momento in cui, un certo fatto od evento entra nella storia o nel mito. Il ruolo svolto dall\u2019Italia nella nascita del Neoclassicismo fu determinante. In Italia vennero effettuate le maggiori scoperte archeologiche del secolo: Ercolano, Pompei, Paestum, Tivoli, che si aggiunsero alle gi\u00e0 imponenti collezioni di arte romana che, dal Cinquecento in poi, si erano costituite un po\u2019 ovunque. Roma divenne la capitale del neoclassicismo e fu un ruolo centrale che conserv\u00f2 fino allo scoppio della Rivoluzione Francese. A Roma operarono i maggiori protagonisti di questa fase storica: Winckelmann, Mengs, Canova, Thorvaldsen. A Roma, nello stesso periodo, operava un altro originale artista italiano, Giovan Battista Piranesi che, con le sue stampe, diffuse il gusto per le rovine e le antichit\u00e0 romane. Un gusto, che presto suggestion\u00f2 soprattutto gli spiriti romantici che nella \u00abrovina\u00bb rintracciavano un sentimento che andava al di l\u00e0 della testimonianza archeologica. Ed a Roma giungevano gli altri artisti ed intellettuali di Europa. I primi grazie alle borse di studio messe a loro disposizione dalle scuole ed accademie d\u2019arte, i secondi per quella moda del Grand Tour che imponeva alle persone di un certo rango di effettuare almeno un viaggio in Italia per conoscerne le bellezze e i tesori d\u2019arte. L\u2019Accademia francese assegnava una borsa di studio per un soggiorno di alcuni anni a Roma, chiamata \u00abPrix de Rome\u00bb. E, grazie a questa borsa di studio, anche David giunse a Roma soggiornandovi in pi\u00f9 occasioni. E, proprio a Roma, compose il suo quadro pi\u00f9 famoso di questo periodo: \u00abIl giuramento degli Orazi\u00bb. A Roma un altro personaggio svolse un ruolo fondamentale per il neoclassicismo: il cardinale Albani. Cultore di antichit\u00e0 classiche e mecenate, inizi\u00f2 la costruzione di una villa-museo che divenne uno dei luoghi pi\u00f9 simbolici del nuovo stile. Il suo salotto divenne luogo di incontro per gli artisti e gli studiosi che, a Roma, furono i protagonisti della vicenda neoclassica. Ed infine Roma fu anche la citt\u00e0 ove lavor\u00f2 il maggior artista italiano neoclassico: Antonio Canova. Ma intanto, alla fine del secolo, Roma cedeva la sua centralit\u00e0 a Parigi e, nel contempo, un\u2019altra citt\u00e0 italiana divenne importante nella vicenda del neoclassicismo: Milano. Nel capoluogo lombardo il centro della vita artistica divenne l\u2019Accademia di Brera, fondata nel 1776. Da Milano proviene il principale pittore neoclassico italiano: Andrea Appiani , che fu anche ritrattista ufficiale di Napoleone. La sua opera, in parte distrutta dai bombardamenti del 1943, si affida a temi mitologici quali \u00abLa toeletta di Giunone\u00bb, il \u00abParnaso\u00bb o la \u00abStoria di Amore e Psiche\u00bb. Un altro pittore romano, Vincenzo Camuccini visse in giovent\u00f9 la fase del neoclassicismo proponendo quadri di derivazione davidiana quali la \u00abMorte di Giulio Cesare\u00bb. Il neoclassicismo, come fatto stilistico, \u00e8 sopravvissuto nell\u2019arte italiana per buona parte dell\u2019Ottocento. Anche pittori, che per i soggetti vengono considerati romantici, quali Hayez o Bezzuoli, continuano a praticare una pittura con quei connotati stilistici neoclassici che tenderanno a scomparire solo dopo la met\u00e0 del secolo. Antonio Canova \u00e8 il maggior artista italiano ad aver partecipato alla vicenda del neoclassicismo ed \u00e8 anche l\u2019ultimo grande artista italiano di livello europeo. Dopo di lui, per tutto il corso del XIX secolo, l\u2019Italia ha svolto un ruolo molto marginale e periferico nell\u2019ambito della formulazione delle nuove teorie e pratiche artistiche. Formatosi in ambiente veneziano, le sue prime opere rivelano la influenza dello scultore barocco del Seicento Gian Lorenzo Bernini. Trasferitosi a Roma, partecip\u00f2 al clima cosmopolita della capitale in cui si incontravano i maggiori protagonisti dell\u2019arte neoclassica. A Roma svolse la maggior parte della sua attivit\u00e0, raggiungendo una fama immensa. Fu anche pittore, ma produsse opere di livello decisamente inferiore rispetto alle sue opere scultoree. Nelle sue sculture Canova, pi\u00f9 di ogni altro, fece rivivere la bellezza delle antiche statue greche secondo i canoni che insegnava Winckelmann: \u00abla nobile semplicit\u00e0 e la quieta grandezza\u00bb. Le sculture di Canova sono realizzate in marmo bianco e con un modellato armonioso ed estremamente levigato. Si presentano come oggetti puri ed incontaminati secondo i princ\u00ecpi del classicismo pi\u00f9 puro: oggetti di una bellezza ideale, universale ed eterna. I soggetti delle sue sculture si dividono in due tipologie principali: le allegorie mitologiche e i monumenti funebri. Al primo gruppo appartengono: \u00abTeseo sul Minotauro\u00bb, \u00abAmore e Psiche\u00bb, \u00abErcole e Lica\u00bb, \u00abLe tre Grazie\u00bb; al secondo gruppo appartengono i monumenti funebri a Clemente XIV, a Clemente XIII, a Maria Cristina d\u2019Austria. Nei monumenti di soggetto mitologico i riferimenti alle sculture greche classiche \u00e8 scoperto ed immediato: le anatomie sono perfette, i gesti misurati, le psicologie sono assenti o silenziose, le composizioni molto equilibrate e statiche. Il momento scelto per la rappresentazione \u00e8 quello classico del \u00abmomento pregnante\u00bb, evidente ad esempio nel gruppo di \u00abTeseo sul Minotauro\u00bb. Canova, invece di rappresentare la lotta tra Teseo e l\u2019essere met\u00e0 uomo e met\u00e0 toro, sceglie di rappresentare il momento in cui Teseo, dopo aver sconfitto il Minotauro, ha scaricato tutte le sue energie offensive per lasciar posto ad un vago senso di piet\u00e0 per l\u2019avversario ucciso. \u00c8 un momento di quiete assoluta in cui il tempo si congela per sempre. \u00c8 quello il momento in cui la storia diventa mito universale ed eterno. Nei monumenti funebri Canova parte dallo schema classico a tre piani sovrapposti. Nei monumenti dei due papa Clemente XIII e XIV al primo livello ci sono le immagini allegoriche che rappresentano il senso della morte; al secondo livello vi \u00e8 il sarcofago; al terzo livello vi \u00e8 la figura del papa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:30.28735%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/c_Teseo_Canova_ph-Lino-Zanesco-1920x1280-1-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000014487\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000014487\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/c_Teseo_Canova_ph-Lino-Zanesco-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&amp;ssl=1\" 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full-screen\"\/><\/a><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> Questo schema, che dal Trecento aveva caratterizzato tutta la produzione di monumenti funebri, venne dal Canova variata con il monumento a Maria Cristina d\u2019Austria m in esso un corteo funebre si accinge a varcare la soglia dell\u2019oltretomba raffigurata come una piramide m e nei monumenti a stele in cui \u00e8 evidente il ricordo delle tante stele funerarie provenienti dall\u2019antica Roma. I monumenti funerari rappresentano un tema molto sentito dagli artisti neoclassici. Da ricordare che, negli stessi anni, l\u2019importanza dei \u00absepocri\u00bb veniva affermata anche dal poeta Ugo Foscolo. Per il Foscolo il sepolcro doveva conservarci la memoria dei grandi personaggi della storia esaltandone il valore quali esempi di virt\u00f9. La morte, che nella precedente stagione barocca veniva visto come qualcosa di orrido e di macabro, dall\u2019arte neoclassica era vista come il \u00abmomento pregnante\u00bb per eccellenza. Il momento in cui si scaricano tutte le contingenze terrene per entrare nel silenzio assoluto ed eterno. Il Canova nel periodo napoleonico divenne il ritrattista ufficiale di Napoleone producendo per l\u2019imperatore diversi ritratti, tra cui quello in bronzo, ora collocato a Brera, che fu rifiutato dall\u2019imperatore perch\u00e9 Canova lo aveva ritratto nudo. Tra i ritratti eseguiti per la famiglia imperiale famoso rimane quello di Paolina Borghese semidistesa su un triclino, seminuda e con una mela in mano, secondo una iconografia di chiara derivazione tizianesca, pur se caricata di significati mitologici. Oltre all\u2019attivit\u00e0 di scultore, Canova fu anche impegnato nella tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. Nel 1802 ebbe l\u2019incarico di Ispettore Generale delle Antichit\u00e0 e Belle Arti dello Stato della Chiesa. Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, ottenne di riportare in Italia le tante opere d\u2019arte che l\u2019imperatore aveva trasportato illegalmente in Francia. Morto nel 1822, il suo sepolcro \u00e8 a Possagno, il paesino in provincia di Treviso dove era nato, e dove egli, a sue spese, fece erigere un tempio dove nel 1830 furono traslate le sue spoglie. Il monumento funerario a Maria Cristina d\u2019Austria rappresenta una grossa novit\u00e0 nella tipologia dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il sarcofago o l\u2019urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra dell\u2019urna veniva collocata l\u2019effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste immagini allegoriche sul significato della morte. Nel monumento a Maria Cristina d\u2019Austria l\u2019urna scompare per essere sostituita dalla immagine triangolare di una piramide. L\u2019effigie statuaria viene sostituita da un ritratto di profilo a bassorilievo, inserito in un medaglione di chiara derivazione classica. Notevole importanza assumono le figure allegoriche che, nella intenzione dell\u2019artista, non sono puri e semplici simboli ma devono commuovere per l\u2019azione in divenire che stanno rappresentando. In questo caso, infatti, le figure compongono un singolare corteo funebre che si accinge a salire i gradini che portano alla porta della piramide. Da questa porta fuoriesce un tappeto che scorre sui gradini come un velo leggero e impalpabile. Il corteo \u00e8 aperto da una giovane ragazza che ha gi\u00e0 un piede oltre la soglia della tomba. \u00c8 seguita da una donna che rappresenta la Piet\u00e0 con in mano l\u2019urna delle ceneri della defunta. Un\u2019altra ragazzina la sta seguendo. Pi\u00f9 indietro un?altra giovane donna avanza, aiutando un vecchio uomo a salire le scale. Sono rappresentate tutte le tre et\u00e0 della vita, dalla giovent\u00f9 alla vecchiaia, a simboleggiare che la Morte non risparmia nessuno. Le figure procedono con incedere lento e mesto. Hanno tutti la testa chinata in avanti, a simboleggiare che nei confronti della Morte la superbia umana non pu\u00f2 nulla. Di fianco la porta della piramide, che quindi simboleggia la porta di passaggio dal mondo terreno al mondo dei morti, c\u2019\u00e8 l\u2019allegoria del Genio della Morte poggiato sul Leone della Fortezza. In alto, il medaglione con il ritratto di Maria Cristina d\u2019Austria \u00e8 circondato da un serpente che si morde la coda, simbolo quest\u2019ultimo dell\u2019Eterno Ritorno. Il medaglione \u00e8 sostenuto dalla allegoria della Felicit\u00e0, mentre un\u2019altra figura angelica porge alla defunta una palma, simbolo della gloria. La piramide, come simbolo dell\u2019Oltretomba, \u00e8 decisamente una immagine neoclassica. Contiene la reminescenza delle antiche piramidi egiziane, i pi\u00f9 grandi monumenti funebri mai realizzati dall\u2019uomo, e si presenta con una forma geometrica semplice, il triangolo, ma carico di notevoli significati allegorici. La porta che si apre nella piramide assomiglia invece, per fattura, alle porte delle tombe etrusche delle necropoli di Tarquinia o Cerveteri. Ed anche questo riferimento etrusco, nell\u2019immaginario collettivo, finisce per collegarsi al mondo dell\u2019Oltretomba. Il senso della morte, qui rappresentato, ha la dignit\u00e0 profonda e nobile della concezione neoclassica. Tuttavia, la commozione che suscita il corteo funebre finisce per prendere un significato quasi tutto romantico. La scelta di anticipare il momento pregnante, non a quello eterno della Morte oramai sopraggiunta, ma al momento precedente in cui la Morte richiama a s\u00e9 le persone che, a capo chino, non possono sottrarsi al suo invito, carica di profondo dolore la percezione della morte come azione in divenire. \u00c8 il profondo strazio di chi, pur restando vivo, non pu\u00f2 che guardare con senso di sgomento e di ineluttabilit\u00e0 l?avviarsi alla morte delle persone care. Questa inaspettata rappresentazione di un dolore, che deve suscitare compassione in chi guarda, \u00e8 la prova della grandezza del genio di Canova che, al di l\u00e0 della facile etichetta di scultore neoclassico, per la inconfondibile fattura stilistica delle sue statue, si presenta come un artista capace di cogliere i fermenti pi\u00f9 vivi e nuovi del suo tempo, ed anche anticiparli nelle sue opere d\u2019arte. Il gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie mitologiche della produzione canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche nell\u2019atto di baciarsi. Eseguita in marmo bianco, la scultura ha superfici levigate ed un modellato molto tornito. La composizione ha una straordinaria articolazione: la donna, Psiche, \u00e8 semidistesa, rivolge il viso e le braccia verso l\u2019alto e, per far ci\u00f2, imprime al corpo una torsione ad avvitamento; l\u2019uomo, Amore, si appoggia su un ginocchio mentre con l?altra gamba si spinge in avanti inarcandosi e contemporaneamente piegando la testa di lato per avvicinarsi alle labbra della donna. Il soggetto \u00e8 probabilmente tratto dalla leggenda di Apuleio, secondo la quale Psiche era una ragazza talmente bella da suscitare l?invidia di Venere, cos\u00ec che la dea le mand\u00f2 Amore per farla innamorare di un uomo brutto. Ma Amore, dopo averla vista, se ne innamor\u00f2 e, dopo una serie di vicissitudini, ottenne che Psiche entrasse nell\u2019Olimpo degli dei, per restare con lui. Il soggetto \u00e8 qui utilizzato come allegoria del potere dell\u2019amore, visto soprattutto nell\u2019intensit\u00e0 del desiderio che riesce a sprigionare: da qui la scelta di fermare la rappresentazione all\u2019istante prima che il bacio avvenga ed il desiderio si consumi. Per comprendere lo spirito della cultura neoclassica \u00e8 utile confrontare il gruppo scultoreo di Amore e Psiche con un?altra famosa allegoria mitologia: l\u2019\u00abApollo e Dafne\u00bb di Gian Lorenzo Bernini. Quest\u2019ultimo gruppo scultoreo fu realizzato tra il 1622 e il 1625, agli inizi della diffusione del barocco, e rappresenta indubbiamente uno dei maggiori esiti di questo stile di cui Bernini fu uno dei maggiori rappresentanti. Dafne, secondo la mitologia, era una bellissima fanciulla di cui si era innamorato Apollo. Dafne, per sfuggirgli, scapp\u00f2 ai piedi del Parnaso e qui, nel momento in cui stava per essere raggiunta da Apollo, chiese aiuto alla madre che la trasform\u00f2 in una pianta di alloro. Il gruppo del Bernini rappresenta indubbiamente un attimo fuggente: Dafne viene appena sfiorata da Apollo ed ha gi\u00e0 i capelli che stanno divenendo dei rami di alloro. \u00c8 giusto un attimo: l\u2019istante successivo Dafne non ci sar\u00e0 pi\u00f9. Per enfatizzare ci\u00f2 Bernini d\u00e0 al gruppo un\u2019apparenza di equilibrio instabile, evidente soprattutto nella curva ad arco che forma il corpo di Dafne. Il gruppo del Canova ha invece una fermezza ed una staticit\u00e0 molto pi\u00f9 evidenti. Lo si osservi soprattutto nella visione frontale. Il corpo di Psiche insieme alla gamba e alle ali di Amore formano uno schema ad X simmetrico. Al centro di questa X le braccia di Psiche definiscono un cerchio perfetto che inquadra al centro il punto focale della composizione: quei pochi centimetri che dividono le labbra dei due. In quei pochi centimetri si gioca il momento pregnante, ed eterno, del desiderio senza fine che l\u2019Eros sprigiona. La differenza tra le due sculture non \u00e8 da ricercarsi sulla differenza stilistica o formale, risultando entrambe di notevolissima fattura per tecnica esecutiva, ma sulla diversa cultura che le ispira. Lo sforzo del Bernini \u00e8 di cogliere la vitalit\u00e0 della vita in continuo movimento, e per far ci\u00f2 cerca di annullare la materia per lasciare solo la sensazione del divenire. Canova mostra invece tutta a tensione neoclassica di giungere a quella perfezione senza tempo in cui nulla pi\u00f9 pu\u00f2 divenire, e per far ci\u00f2 pietrifica la vita dando alla materia una forma definitiva ed eterna. Il gruppo scultoreo \u00e8 una rappresentazione del mito di Teseo e si pone come una delle opere pi\u00f9 esemplari del concetto di arte neoclassica. L&#8217;eroe ateniese, aiutato da Arianna, penetr\u00f2 nel labirinto di Creta, ove era rinchiuso il Minotauro, mostro met\u00e0 uomo e met\u00e0 toro, e riusc\u00ec ad ucciderlo. L&#8217;episodio si prestava a molteplici possibilit\u00e0: uno scultore barocco come il Bernini ne avrebbe probabilmente approfittato per cogliere il momento di massimo sforzo nello scontro tra Teseo e il Minotauro e scolpire un gruppo di grande dinamicit\u00e0 e tensione. Invece Canova, da artista neoclassico, cerca il momento della quiete e non dell&#8217;agitazione. E cos\u00ec preferisce sintetizzare la storia al momento della vittoria di Teseo, quando la tensione si \u00e8 oramai sciolta e un profondo senso di pace pervade l&#8217;eroe. In questo istante si coglie anche un senso di umana piet\u00e0 che Teseo prova verso il mostro sconfitto, in quanto la sua nobilt\u00e0 d&#8217;animo gli impone di non odiare il nemico. Tutto il gruppo scultoreo trasmette quindi un senso di profonda calma: \u00e8 il momento in cui l&#8217;agitazione delle passioni e delle azioni si spegne e si trasferisce all&#8217;eternit\u00e0 del mito. Da un punto di vista stilistico il gruppo ha equilibri molto classici e le forme anatomiche di Teseo richiamano direttamente le inespressive ma perfette fattezze di tante statue dell&#8217;antica Grecia. Il gruppo \u00e8 quindi una espressione paradigmatica delle nuove esigenze estetiche dell&#8217;arte neoclassica. Il gruppo monumentale raffigura un episodio mitico legato a Ercole. L&#8217;eroe delle dodice fatiche era sposato a Deianira ed insieme a lei si rec\u00f2 dall&#8217;amico Ceice in Trachine ai piedi del monte Oeta. Dovendo lungo il tragitto traversare il fiume Eveno, incontrarono il centauro Nesso che si offerse di traghettare la moglie di Ercole. Ma il centauro, innamoratosi della donna, cerc\u00f2 di rapirla, ma fu ucciso da una freccia scagliata da Ercole. Il centauro, per vendicarsi, prima di morire diede alla donna un po&#8217; del suo sangue dicendole che con esso avrebbe potuto preparare un unguento che le avrebbe permesso di conservare l&#8217;amore di suo marito. In un successivo episodio Ercole, dopo una spedizione vittoriosa contro Eurito di Ecalia, conquista Iole, la figlia di Eurito. La moglie Deianira saputo di Iole, cerc\u00f2 di riconquistare il marito con un unguento preparato con il sangue del centauro Nesso. Intrise una bianca veste con questo unguento, e diede l&#8217;indumento a Lica per consegnarlo ad Ercole. In realt\u00e0 il sangue che Nesso aveva dato alla donna era velenoso e quando Ercole indoss\u00f2 la veste il veleno cominci\u00f2 a penetrargli nella pelle infiammandola e quasi rendendolo pazzo dal dolore. Cerc\u00f2 di strapparsi la camicia di dosso, ma senza riuscirci. Preso da violenta ira Ercole afferr\u00f2 l&#8217;innocente Lica e lo scagli\u00f2 cos\u00ec lontano che cadde in mare e si trasform\u00f2 in scoglio. La storia giunge all&#8217;epilogo con Deianira che, saputo cosa aveva prodotto il suo unguento, si suicida mentre Ercole, dopo aver dato in sposa Iole a suo figlio, si porta sul monte Oeta per finire le sue sofferenze tra le fiamme di un rogo. E qui, mentre le fiamme cominciano a lambirlo, giunge Atena con un cocchio a prendere l&#8217;eroe e portarlo con se sul monte Olimpo, dove Zeus gli fa dono dell&#8217;eterna giovinezza. Il gruppo scultoreo di Canova, conservato alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, \u00e8 di grande monumentalit\u00e0 ma tuttavia non trasmette un&#8217;impressione di grande potenza, come la rappresentazione del gesto di Ercole richiederebbe. Il tutto rimane troppo bloccato in una ricerca di equilibrio che finisce per stemperare la potenza dell&#8217;azione. In questo caso appare evidente come la norma stilistica neoclassica mal si adatta a rappresentare il movimento e l&#8217;azione. Il gruppo delle tre Grazie era uno dei temi pi\u00f9 in voga nel periodo neoclassico, ed ovviamente non poteva mancare nel repertorio di Antonio Canova. Le tre figure di Aglaia, Eufrosine e Talia erano le protettrici degli artisti, in quanto da loro proveniva tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di bello nel mondo umano e naturale. Canova le raffigura nella posizione pi\u00f9 canonica, ovvero abbracciate e disposte a circolo. Sono nude, cos\u00ec come le ritroviamo nella tradizione ellenistica, e vengono rappresentata dall&#8217;artista nella classica posizione a chiasma. L&#8217;incrociarsi delle membra serve qui a dare un molle abbandono alle figure che, nel sostenersi a vicenda, formano quasi un unico gruppo di affetti e sensualit\u00e0 corrisposte. L&#8217;immagine \u00e8 quindi concepita come esaltazione di perfezione e bellezza, sommi canoni estetici per il gusto neoclassico. Il tema della sepoltura, abbiamo visto, \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 praticati da Antonio Canova, che nei suoi monumenti funebri tende alla consacrazione della memoria del defunto, secondo le esigenze tipiche della cultura illuministica e neoclassica. Il veneziano Carlo Rezzonico \u00e8 stato papa con il nome di Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalit\u00e0 molto amabile e caritatevole interpret\u00f2 su queste basi la funzione del suo apostolato mostrandosi quale \u00abbuon pastore\u00bb e non come statista interessato agli affari politici e diplomatici internazionali. Il monumento eretto dal Canova si trova in San Pietro in Vaticano. Questo sepolcro \u00e8 stato concepito dallo scultore secondo il classico schema a tre piani sovrapposti. Sul primo livello, quello basamentale, poggiano le figure allegoriche: due leoni, simbolo della forza, che proteggono la porta che da accesso al sepolcro, il genio della morte e la figura femminile con la croce in mano simbolo della Religione. Al secondo livello \u00e8 posto il sarcofago, di forme ovviamente classicheggianti. Al terzo livello vi \u00e8 la statua a tutto tondo del papa, che il Canova, interpretandone il carattere, ci rappresenta in atteggiamento umile, il triregno simbolo di potere \u00e8 posto a terra, inginocchiato a pregare. Il monumento \u00e8 collocato nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma, ed \u00e8 stato realizzato per ricordare la memoria del papa che nel 1769 successe a Clemente XIII. Lorenzo Ganganelli, nativo di Sant&#8217;Arcangelo di Romagna, \u00e8 stato papa con il nome di Clemente XIV dal 1769 al 1774. La decisione pi\u00f9 importante presa da Clemente XIV \u00e8 stata la soppressione dell&#8217;Ordine dei Gesuiti nel 1773. La questione dei gesuiti era in quegli anni la pi\u00f9 scottante nei rapporti tra gli stati europei e il papato. La nuova cultura illuministica affermatasi nella seconda met\u00e0 del Settecento aveva preso di mira questo che tra gli ordini religiosi appariva il pi\u00f9 potente ed influente. Da ricordare che in quegli anni i gesuiti detenevano quasi il monopolio dell&#8217;educazione dei giovani grazie ai numerosissimi collegi che essi avevano fondato a partire dalla met\u00e0 del Cinquecento in tutta Europa. L&#8217;ordine veniva anche stimato come dotato di favolose ricchezze, e la prospettiva di incamerarne i beni era un obiettivo condiviso da molti regnanti europei. Se Clemente XIII riusc\u00ec ad arginare i tentativi di soppressione dell&#8217;ordine, Clemente XIV ne fece invece una sua questione programmatica riuscendo a divenire papa proprio sulla base di questo suo atteggiamento. Papa quindi dalla personalit\u00e0 volitiva e portata alla gestione del potere, viene infatti rappresentato da Canova assiso in trono, con il triregno in testa, e in atteggiamento severo. Il braccio destro proteso in avanti diviene quindi simbolo della sua capacit\u00e0 di prendere ed imporre decisioni anche di grande portata storica. Il monumento, come quello realizzato per Clemente XIII si svolge su tre livelli. Sulla parte basamentale vengono collocate due figure femminili, allegorie dell&#8217;Umilt\u00e0 e della Temperanza, al secondo livello viene posto il sarcofago, infine a coronare il monumento la statua del papa. La grande fama acquisita da Antonio Canova, fece s\u00ec che tra i suoi committenti ci fosse anche Napoleone Bonaparte. Per Napoleone Canova esegu\u00ec diversi lavori che immortalarono non solo la figura dell&#8217;imperatore ma anche dei suoi familiari. Uno dei ritratti pi\u00f9 famosi \u00e8 sicuramente questo dedicato a Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, e moglie del nobile romano Camillo Borghese. La rappresentazione segue ovviamente i precetti neoclassici. Innanzitutto Paolina \u00e8 raffigurata idealisticamente nuda, e con in mano un pomo. La sua immagine richiama quindi quella di Venere vincitrice, con il pomo di Paride in mano, attestato di superiore bellezza. La figura \u00e8 adagiata mollemente su un triclino, richiamando un po&#8217; la tipologia dei ritratti semidistesi presenti sui sarcofagi etruschi (ad esempio, il \u00absarcofago degli sposi\u00bb conservato a Villa Giulia). Tuttavia, a dispetto di questo richiamo un po&#8217; funereo, la notevole abilit\u00e0 tecnica di Canova riesce ad infondere quasi un palpito di vita all&#8217;immagine di marmo, risultando cos\u00ec verosimile l&#8217;intera scultura da suscitare apprezzamenti pi\u00f9 che entusiastici nei numerosi estimatori di questa opera. Il vasto influsso esercitato da Antonio Canova, massimo interprete del Neoclassicismo, pu\u00f2 essere riassunto nei due termini antitetici scelti per il titolo. Innocenza e peccato sono due caratteri che attraversano sia l\u2019opera di Canova, sia la selezione di opere moderne e contemporanee poste in dialogo con le sculture provenienti dalla Gypsotheca di Possagno. Da tale confronto scaturiscono affinit\u00e0 e contrasti, facendo emergere diverse declinazioni del concetto di bellezza, in sintonia con i principi di armonia, equilibrio e grazia che contraddistinguono la scultura neoclassica o, all\u2019opposto, apertamente in conflitto con essi. Protagonista della mostra \u00e8 il corpo umano, raffigurato plasticamente nella scultura o attraverso l\u2019uso sapiente della luce nelle immagini di alcuni dei maestri della fotografia del XX secolo. Da una parte il corpo perfetto e divino delle opere di Canova, a cui sembrano guardare alcuni scultori del nostro tempo e i fotografi che hanno saputo esaltare le linee e le forme statuarie del corpo nudo. Dall\u2019altra gli artisti che hanno \u201ctradito\u201d Canova preferendo indagare l\u2019espressivit\u00e0 di corpi imperfetti, ma non per questo privi di fascino. Dopo la morte di Antonio Canova, le opere che si trovavano nel suo studio romano vengono trasferite a Possagno, nella casa natale dell\u2019artista e in un nuovo edificio fatto costruire dal fratellastro, il vescovo Giuseppe Sartori. Nella galleria progettata dall\u2019architetto veneziano Francesco Lazzari trovano posto soprattutto i modelli in gesso e i calchi delle opere spedite ai committenti: una collezione che testimonia, cos\u00ec, gran parte della produzione canoviana. La mostra rievocher\u00e0 anche le vicende di alcune importanti commissioni, come il \u201cDamosseno\u201d e \u201cCreugante\u201d, l\u2019\u201cErcole e Lica\u201d, il Monumento funerario per Orazio Nelson e quello per Papa Clemente XIII, il monumento equestre a Ferdinando IV di Borbone e quello per Napoleone; racconter\u00e0 i rapporti con i mecenati, pontefici, principi e nobili, dai Falier ai Rezzonico, da re Giorgio IV ad Alexander Baring, da Papa Pio VII a Francesco I d\u2019Austria, da Josephine de Beauharnais a Paolina Bonaparte, fino a Napoleone. Evocher\u00e0 infine le relazioni che Canova ebbe con artisti, e letterati coevi, come Angelika Kaufmann, Anton Raphael Mengs, Carlo Albacini. Un evento eccezionale \u00e8 rappresentato dall\u2019arrivo a Bassano del Grappa, dall\u2019Inghilterra, del grande marmo riscopero solo di recente &#8211; dopo quasi due secoli in cui se ne erano perse le tracce &#8211; e mai esposto prima in una mostra: la \u201cMaddalena giacente\u201d, l\u2019ultimo capolavoro di Canova. Il percorso si completa con una sezione allestita nella Casa natale di Antonio Canova dove si troveranno incisioni, come l&#8217;acquaforte Teseo sul Minotauro (su invenzione di Antonio Canova, disegno di Salesa Bonaventura e incisa da Raffaello Morghen), documentazioni e pubblicazioni storiche. Il periodo romano di Canova inizi\u00f2 nel 1779 quando, allora ventiduenne, venne incoraggiato alla professione dall&#8217;ambasciatore veneto a Roma, Girolamo Zulian, che gli don\u00f2 un blocco di marmo, lasciandogli piena libert\u00e0 di scelta sul soggetto da raffigurare. Inizialmente, Canova aveva pensato a un&#8217;ambientazione dinamica, rappresentando la Lotta di Teseo con il Minotauro, ma scelse di raffigurare il momento di quiete dell&#8217;eroe dopo la vittoria, in opposizione alla tradizione del Barocco che prediligeva scene di azione. Nella versione canoviana, Teseo \u00e8 seduto sul Minotauro in atto di trionfo: tiene in mano la clava con cui ha abbattuto il nemico. Il Minotauro, dal corpo umano e testa taurina, \u00e8 proteso esangue, in una posa innaturale. Il gruppo scultoreo in marmo ebbe fin da subito un enorme successo e nel 1787 venne comprato dal colto conte vienneseJoseph Johann Graf von Fries, che si fece subito ritrarre da Angelika Kauffmann con la scultura sullo sfondo e commission\u00f2 l\u2019incisione a Raffaello Morghen.<br>Dopo la morte prematura di Fries, l&#8217;opera pass\u00f2 in Inghilterra, nelle raccolte del marchese di Londonderry, ambasciatore inglese a Vienna, e infine fu venduta al Victoria and Albert Museum di Londra, dove \u00e8 tuttora conservata.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Gypsptheca Antonio Canova a Possagno- Treviso<br>Canova e la Nascita della Scultura Moderna. Il Teseo sul Minotauro<br>dal 23 Marzo 2025 al 21 Giugno 2025<br>dal Marted\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 9.30 alle ore 18.30<br>Sabato e Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Foto dell\u2019Allestimento Mostra Canova e la Nascita della Scultura Moderna. Il Teseo sul Minotauro dal 23 Marzo 2025 al 21 Giugno 2025 courtesy Museo Gypsptheca Antonio Canova a Possagno- Treviso &#8211; credit \u00a9 Lino Zanesco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 21 Giugno 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Gypsptheca Antonio Canova a Possagno- Treviso la mostra dedicata ad Antonio Canova- \u2018Canova e la Nascita della Scultura Moderna. Il Teseo sul Minotauro\u2019 a cura di Elena Catra. L\u2019esposizione \u00e8 sponsorizzata da Continuit\u00e0 di idee S.R.L. di Silea. 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