{"id":1000014469,"date":"2025-03-24T12:29:41","date_gmt":"2025-03-24T15:29:41","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014469"},"modified":"2025-03-24T12:29:42","modified_gmt":"2025-03-24T15:29:42","slug":"gli-esseri-umani-stanno-diventando-sempre-meno-intelligenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014469","title":{"rendered":"Gli esseri umani stanno diventando sempre meno intelligenti"},"content":{"rendered":"\n<p>In questi giorni \u00e8 facile imbattersi in due grafici inquietanti che rimbalzano sui social. Mostrano l&#8217;andamento dei risultati di alcuni dei test pi\u00f9 utilizzati per misurare le capacit\u00e0 cognitive di adolescenti e adulti. E il responso \u00e8 netto: da almeno un decennio, le competenze matematiche e linguistiche nei paesi sviluppati sono in calo costante. Come \u00e8 possibile? I grafici arrivano da un articolo del Financial Times, e rendono evidente quello che molti esperti stanno osservando ormai da tempo: effettivamente, le capacit\u00e0 cognitive dell&#8217;umanit\u00e0 sembrerebbero aver raggiunto, e superato, il loro picco massimo. I test Pisa (Programme for International Student Assessment) dell&#8217;Ocse \u2013 che in Italia vengono svolti nell&#8217;ambito dell&#8217;invalsi \u2013 ad esempio, hanno mostrato un miglioramento medio delle conoscenze matematiche, letterarie e scientifiche dei 15enni fino all&#8217;incirca al 2012, per subire poi una brusca inversione di tendenza, che continua ancora oggi.&nbsp;&nbsp;Discorso simile per i test Piaac, che misurano a livello internazionale le competenze linguistiche, matematiche e di problem solving della popolazione tra i 16 e i 65 anni. Il secondo ciclo di valutazione, realizzato a cavallo tra il 2022 e il 2023, ha mostrato infatti un forte calo quasi ovunque, rispetto al primo effettuato nel 2011-2012.&nbsp;&nbsp;E ancora: a supporto del declino delle capacit\u00e0 mentali medie dell&#8217;umanit\u00e0, il Financial Times cita anche i risultati dello studio \u00abMonitoring the Future\u00bb dell&#8217;Universit\u00e0 del Michigan, che ha registrato annualmente il numero di adolescenti americani che valutano di avere difficolt\u00e0 di attenzione e di apprendimento a partire dagli anni &#8217;80. Anche qui, i risultati sono rimasti stabili per tutti gli anni &#8217;90 e 2000, per poi subire un&#8217;impennata (cio\u00e8 un aumento di ragazzi con capacit\u00e0 cognitive compromesse) a partire dagli anni &#8217;10 del 2000. Le (limitate) statistiche disponibili sono quindi piuttosto negative, e lasciano prevedere un futuro dai tratti foschi: come specie, stiamo diventando sempre meno \u00abintelligenti\u00bb. Non si tratta di studi scientifici sistematici, e quindi simili conclusioni vanno prese \u00abcum grano salis\u00bb. Ma \u00e8 comunque un tema che merita attenzione.&nbsp;&nbsp;Di certo non pu\u00f2 essere una questione di natura biologica: i nostro cervello non pu\u00f2 essere cambiato irrimediabilmente in un tempo cos\u00ec breve, e difficilmente \u00e8 immaginabile qualche forma di intossicazione o di effetto ambientale su scala cos\u00ec vasta. Pi\u00f9 probabile, semmai, che si tratti di una questione culturale. Il punto di svolta che emerge dai dati sembra arrivare intorno al 2012, e coincide \u2013 fa notare l&#8217;autore dell&#8217;articolo del Financial Times \u2013 con un cambio avvenuto un po&#8217; ovunque nel rapporto che abbiamo con le informazioni, e come questo \u00e8 mediato dai nostri device, smartphone, laptop, e via dicendo.&nbsp;&nbsp;Che che se ne sia detto, infatti, l&#8217;utilizzo di internet di per s\u00e9 non \u00e8 mai risultato dannoso per le nostre capacit\u00e0 cognitive: i libri possono piacerci pi\u00f9 delle pagine web, ma le ricerche dimostrano che gli strumenti digitali, se usati nel modo giusto, rappresentano un valido ausilio per l&#8217;apprendimento e il potenziamento della memoria, dell&#8217;attenzione, della capacit\u00e0 di problem solving e via dicendo.&nbsp;&nbsp;Nel 2012 per\u00f2 viene fissato un cambiamento importante nell&#8217;ecosistema digitale: la fine del cosiddetto internet 2.0, in favore del nuovo internet, quello mobile, dei video e delle app, con i loro feed. \u00c8 l&#8217;anno dell&#8217;acquisto di Instagram da parte di Facebook, che ha spostato la fruizione dei contenuti web dal testo alle immagini e ai video. Una trasformazione consacrata dall&#8217;ascesa di Tik Tok, che oggi vede la maggior parte degli utenti \u2013 soprattutto tra i pi\u00f9 giovani \u2013 come passivi fruitori dei contenuti consigliati dagli algoritmi. Anche su internet, quindi, non si legge pi\u00f9. Si passa da un video all&#8217;altro rapidamente, spesso prestando appena attenzione a quello che guardiamo, guidati dai feed delle app e da una stringa infinita di contenuti che lottano per attirare la nostra attenzione. \u00c8 questo atteggiamento passivo, a detta dell&#8217;autore dell&#8217;articolo, il pi\u00f9 probabile responsabile del declino cognitivo a cui stiamo assistendo. Sar\u00e0 vero? Difficile a dirsi, anche se l&#8217;idea sembra senz&#8217;altro plausibile. Vedremo se nei prossimi anni i risultati dei test continueranno a confermare il trend attuale. E se cos\u00ec fosse, non si pu\u00f2 che guardare con una certa preoccupazione alla nuova rivoluzione digitale in atto: l&#8217;avanzata delle Ai, che promettono di alleggerirci ulteriormente dalle fatiche cognitive di tutti i giorni, col rischio di renderci ancora pi\u00f9 stupidi, in futuro, di quanto non siamo gi\u00e0 diventati fin&#8217;ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Simone Valesini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni \u00e8 facile imbattersi in due grafici inquietanti che rimbalzano sui social. Mostrano l&#8217;andamento dei risultati di alcuni dei test pi\u00f9 utilizzati per misurare le capacit\u00e0 cognitive di adolescenti e adulti. E il responso \u00e8 netto: da almeno un decennio, le competenze matematiche e linguistiche nei paesi sviluppati sono in calo costante. 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