{"id":1000014315,"date":"2025-03-23T12:38:53","date_gmt":"2025-03-23T15:38:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014315"},"modified":"2025-03-23T12:38:55","modified_gmt":"2025-03-23T15:38:55","slug":"oxfam-meno-acqua-e-piu-fame-in-africa-orientale-e-meridonale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000014315","title":{"rendered":"Oxfam, meno acqua e pi\u00f9 fame in Africa Orientale e meridonale"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel mondo una persona su quattro non ha accesso a fonti d&#8217;acqua pulita per bere o lavarsi, a causa dei conflitti o della crisi climatica. Si tratta di circa 2 miliardi bambini, uomini e donne dei Paesi pi\u00f9 poveri, che non possono contare su servizi igienico sanitari e nemmeno sulla pi\u00f9 basilare quantit\u00e0 d&#8217;acqua per sopravvivere. Da questo dato drammatico, alla vigilia della Giornata mondiale dell&#8217;acqua che ricorre il 22 marzo, parte la nostra riflessione sulla questione idrica, attraverso lo sguardo di Oxfam, organizzazione con oltre ottant&#8217;anni di esperienza in 79 Paesi del mondo, tra le pi\u00f9 attive nel portare acqua e servizi igienico sanitari nelle situazioni di emergenza. In questa direzione va, per esempio, la campagna \u00abDona acqua, salva una vita\u00bb, lanciata il 9 marzo con l&#8217;obiettivo di raggiungere \u00abpi\u00f9 persone possibili nelle principali crisi umanitarie in questo momento presenti al mondo\u00bb. Lo spiega Paolo Pezzati, portavoce di Oxfam sulle crisi umanitarie: \u00abIl focus quest&#8217;anno vuole essere dato ad Etiopia e a Gaza che presentano due crisi emblematiche sia per quanto riguarda le due principali cause e sia per i nostri principali interventi\u00bb. A Gaza, le persone ridotte allo stremo dopo un anno e mezzo di guerra, \u00abvivono con circa 6 litri al giorno di acqua che equivale a meno di uno sciacquone del nostro water o a meno di un minuto di doccia \u2014 continua Pezzati \u2014. E con questa quantit\u00e0, in teoria, si dovrebbe cucinare, bere, lavarsi, lavare i propri vestiti. \u00c8 evidente che questo \u00e8 impossibile. Le persone devono fare delle gravose rinunce per poter sopravvivere\u00bb. I conflitti in corso ma anche gli effetti del cambiamento climatico stanno avendo delle conseguenze preoccupanti. Si calcola, infatti, che entro il 2050 tre persone su quattro dovranno affrontare l&#8217;impatto della siccit\u00e0 e questo gi\u00e0 avviene quotidianamente in Etiopia. \u00abL&#8217;Etiopia&nbsp;&nbsp;\u2014 spiega \u2014 \u00e8 uno dei Paesi al mondo pi\u00f9 colpiti dall&#8217;alternarsi di inondazioni e siccit\u00e0. C&#8217;\u00e8 un fenomeno atmosferico che si chiama La Ni\u00f1a che crea degli effetti devastanti in quella parte del mondo. Si protraggono i periodi di siccit\u00e0 che si alternano poi a improvvise e copiose inondazioni. Poich\u00e9 il periodo di grande siccit\u00e0 secca la terra e la rende cotta (quasi impermeabile all&#8217;acqua), poi quando al periodo di siccit\u00e0 segue il periodo delle inondazioni, queste acque non riescono a a confluire nelle falde acquifere e andare in profondit\u00e0, ma rimangono in superficie e portano via abitazioni, strutture chiave per la sopravvivenza delle persone\u00bb. Il risultato di tutto questo \u00e8 che \u00aboltre la met\u00e0 della popolazione in Etiopia, ovvero 60 milioni di persone, non ha accesso all&#8217;acqua potabile \u2014&nbsp;&nbsp;denuncia Pezzati \u2014 e moltissime persone fanno fatica inoltre ad avere una dieta soddisfacente\u00bb.&nbsp;&nbsp;L&#8217;Etiopia ancora oggi \u00e8 un Paese ferito da tanti fattori: guerra civile, aumento della migrazione interna, conflitti per le risorse. \u00abL&#8217;Etiopia &#8211; prosegue il portavoce di Oxfam sulle crisi umanitarie &#8211; \u00e8 un punto di raccolta per i rifugiati di tutta la regione orientale del Corno d&#8217;Africa e noi gestiamo dei campi profughi nella parte occidentale del Paese, dove vengono ospitati circa 380.000 rifugiati, essenzialmente del Sud Sudan, ma anche dalla Somalia, dall&#8217;Eritrea\u00bb, sostiene Pezzati. L&#8217;intervento dell&#8217;organizzazione umanitaria consiste nel cercare di garantire l&#8217;acqua attraverso la costruzione dei sistemi idrici e viene poi portata avanti anche la costruzione dei sistemi di smaltimento delle acque e della gestione dei rifiuti, senza dimenticare l&#8217;attivit\u00e0 di formazione agli stessi rifugiati che gestiscono la comunit\u00e0. Ci\u00f2 ha migliorato molto la vita delle persone perch\u00e9 ha permesso loro di avere \u00abaccesso diretto all&#8217;acqua pulita e a servizi igienico-sanitari che sono la chiave per prevenire le epidemie\u00bb. C&#8217;\u00e8 ancora tanto da fare, per\u00f2, in uno scenario come quello dell&#8217;Africa orientale e meridionale, dove oltre 116 milioni di persone sono senz&#8217;acqua. In quest&#8217;area eventi estremi come siccit\u00e0, cicloni e inondazioni esauriscono o contaminano le riserve idriche, mettendo a rischio agricoltura, pesca e allevamento, settori vitali per la sopravvivenza. Lo rivela l&#8217;ultimo rapporto di Oxfam, diffuso ieri, in cui si prende in esame il nesso tra la scarsit\u00e0 d&#8217;acqua e l&#8217;aumento della fame in otto degli stati africani pi\u00f9 colpiti dalla crisi idrica: Etiopia, Kenya, Malawi, Mozambico, Somalia, Sud Sudan, Zambia e Zimbabwe. Secondo il rapporto, negli ultimi cinque anni il numero di persone colpite da malnutrizione acuta \u00e8 cresciuto dell&#8217;80%, passando da quasi 31 milioni nel 2019 a oltre 55 milioni nel 2024. In Etiopia l&#8217;insicurezza alimentare \u00e8 aumentata del 175% dal 2020, con 22 milioni di persone che non sanno come e dove trovare acqua e cibo per sopravvivere; in Kenya, tra il 1980 e il 2020, oltre 136.000 chilometri quadrati di terreno sono diventati pi\u00f9 aridi, decimando colture e bestiame; in Somalia, la mancanza di precipitazioni stagionali sta aggravando la fame estrema, sofferta dal 24% della sua popolazione. Negli otto Paesi presi in esame, si calcola che il 91% dei piccoli agricoltori dipenda quasi interamente dall&#8217;acqua piovana per bere e coltivare. Allo stesso tempo sono incalcolabili i danni prodotti da fenomeni naturali anomali, come le alluvioni improvvise che tra il 2000 e il 2022 sono diventate 20 volte pi\u00f9 frequenti, mentre la durata della siccit\u00e0 \u00e8 aumentata del 29%. \u00abGli effetti del cambiamento climatico si vedono anche in Iraq e in Siria \u2014 spiega Pezzati \u2014 dove purtroppo hanno portato a una deprivazione delle falde acquifere.&nbsp;&nbsp;Interi torrenti, interi fiumi si sono asciugati\u00bb provocando anche danni a catene di produzione del cibo. Da l\u00ec la possibilit\u00e0 che si inneschino tensioni regionali derivanti da questi fattori \u00e8 alta.&nbsp;&nbsp;\u00abIn questo contesto \u00e8 fondamentale stare a fianco delle organizzazioni che lavorano in queste regioni e attraverso il lavoro di queste organizzazioni sostenere la vita e la speranza di milioni di persone \u2014 conclude Pezzati \u2014. Nel nostro caso abbiamo appunto promosso questa campagna che si chiama \u00ab\u00bbDona acqua, salva una vita\u00bb e sostenerci \u00e8 facilissimo, donando 2 euro con un sms, 5 o 10 euro&nbsp;&nbsp;con una chiamata da telefono fisso al 45593\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Beatrice Guarrera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel mondo una persona su quattro non ha accesso a fonti d&#8217;acqua pulita per bere o lavarsi, a causa dei conflitti o della crisi climatica. 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