{"id":1000013906,"date":"2025-03-18T11:13:43","date_gmt":"2025-03-18T14:13:43","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013906"},"modified":"2025-03-18T11:13:45","modified_gmt":"2025-03-18T14:13:45","slug":"a-roma-una-mostra-dedicata-allarte-e-alla-vita-di-frida-kahlo-ovvero-frida-kahlo-through-the-lens-of-nickolas-muray","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013906","title":{"rendered":"A Roma una mostra dedicata all\u2019Arte e alla Vita di Frida Kahlo: Ovvero Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 20 Luglio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Storico della Fanteria di Roma la mostra dedicata a Frida Kahlo \u2013 \u2018Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray\u2019\u00a0 a cura di Vittoria Mainoldi. L\u2019esposizione prodotta da Navigare srl e da una iniziativa di\u00a0Difesa Servizi S.p.A &#8211; Ministero della Difesa\u00a0con il patrocinio di Regione Lazio della Citt\u00e0 di Roma e Ambasciata del Messico in Italia. Questo progetto espositivo intende evidenziare il profilo di Frida Kahlo come persona dietro all\u2019artista, ricade nel 100\u00b0 anno dall\u2019incidente che devast\u00f2 la vita dell\u2019artista-icona messicana. Il tragico epilogo, con le numerose fratture sub\u00ecte, che la costrinsero ad una vita di sofferenze e dolori, segna, allo stesso tempo, la nascita di Frida artista. La mostra esplora il legame tra il fotografo ungherese, naturalizzato americano, e la pittrice messicana, ma soprattutto restituisce un\u2019immagine della femminilit\u00e0 e della personalit\u00e0 di Frida Kahlo, attraverso lo sguardo di chi condivise con lei una profonda amicizia e una relazione romantica per circa 10 anni<a>, <\/a>un percorso descritto da circa 50 fotografie in bianco e nero e a colori scattate tra il 1937 e il 1946, provenienti dall\u2019archivio di Nickolas Muray, che immortalano l\u2019artista messicana in diverse situazioni, pubbliche e private, rivelando molteplici aspetti della sua personalit\u00e0 e del suo carattere, mettendo in risalto la sua forza interiore e la sua bellezza unica. Tra queste anche la celebre fotografia di Frida sulla panchina bianca \u00a0del 1939.\u00a0 Insieme al percorso fotografico, la mostra presenta, inoltre, riproduzioni di letterem dipinti<em>,\u00a0<\/em>dellostudio di Frida, e di abiti e gioielli di Frida<em>.\u00a0<\/em>A completare la mostra, una ricca selezione difrancobolli dal mondo a lei dedicatie unasala videoin cui assistere al documentario sulla vita dell\u2019artista messicana e del marito Diego Rivera. In una mi ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Frida Kahlo apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che sulla copertina della rivista \u201cGraphic Survey\u201d del 1931 c\u2019\u00e8 un\u2019illustrazione di\u00a0 Diego Rivera dal titolo \u2018Mexicans in our midst\u2019 che raffigura un lavoratore statunitense e uno messicano che si stringono la mano. Sotto di essi vi \u00e8 un cartello, da un lato si legge \u2018frontera\u2019, dall\u2019altro \u2018border\u2019, la parola spagnola per confine e il suo corrispettivo inglese. Solamente un anno pi\u00f9 tardi la moglie dell\u2019artista, Frida Kahlo, dipinse il suo \u2018Autoritratto\u2019 al confine tra Messico e USA, in cui la sua figura appare al centro di due paesaggi costellati di elementi iconografici relativi a due culture differenti. Il confronto tra queste due immagini aiuta a evidenziare analogie e differenze utili a introdurre alcune chiavi di lettura principali per ripercorrere la storia del confine tra Stati Uniti e Messico. In Diego Rivera lo si nota dall\u2019abbigliamento degli uomini mentre in Frida Kahlo \u00e8 l\u2019industria statunitense con le sue fabbriche a contrastare visivamente con la dimensione del lavoro agricolo tradizionale della terra messicana. Nella loro diversit\u00e0 le immagini suggeriscono che questa \u00e8 una storia fatta di momenti di incontro e scontro, di divisioni e mescolanze, di lavoro e cultura. Tracciando in breve le vicende che trasformarono il \u2018border\u2019 in una \u2018herrida abierta\u2019 che da un semplice cartello si \u00e8 trasformata nel tempo in un solido muro di ferro,\u00a0 questo ci permetter\u00e0 di comprendere le evidenti discontinuit\u00e0 tra i due paesaggi dipinti da Frida Kahlo, nonch\u00e9 coglierne alcune premesse e tematiche centrali alla \u2018Border Art\u2019. Nello scrivere \u201cconfine\u201d in spagnolo e in inglese, Rivera non solo adotta un codice linguistico che distanzia la sua opera da quella della moglie, ma anticipa anche una riflessione terminologica centrale alle evoluzioni principali del lemma. In inglese le parole border e boundary fanno parte della categoria lessicale degli edge, \u201ci bordi\u201d. Un bordo corrisponde al punto in cui la materia finisce e rinuncia alla sua qualit\u00e0 estensiva. Border e boundary, tuttavia, marcano la fine di qualcosa, ma anche l\u2019inizio di qualcos\u2019altro . L\u2019etimologia italiana e quella latina possono aiutare a comprendere questa bivalenza, in italiano \u201cconfine\u201d deriva dall\u2019aggettivo latino \u2018cunfinis\u2019, composto, a sua volta, da cum, \u201ccomune\u201d e finis, \u201ctermine\u201d. Pertanto, il confine non sarebbe altro che un \u201cbordo condiviso\u201d, il punto in cui qualcosa finisce per qualcuno e qualcosa inizia per qualcun altro. La differenza che, a sua volta, intercorre tra i due sinonimi di confine, border e boundary, \u00e8, invece, quella che sta alla base delle trasformazioni del confine USA -Messico. Tra la fine dell\u2019800 e i primi del \u2018900, infatti, gli Stati Uniti incoraggiarono attivamente il movimento di lavoratori dal Messico per settori lavorativi come miniere, ferrovie e soprattutto agricoltura . In quel periodo, oltre alla carenza di lavoratori, a fare spesso da motore per le richieste degli USA furono anche alcune leggi per l\u2019immigrazione, come il Chinese Exclusion Act e il Geary Act del 1892, che vietavano l\u2019arrivo dei cinesi negli USA e portavano, di conseguenza, alla necessit\u00e0 di sopperire alla mancanza di forza lavoro tramite l\u2019apertura delle porte ai messicani. L\u2019idea di una \u2018boundary\u2019 facilmente permeabile si vede confermata anche su un piano demografico, queste popolazioni si confusero tra loro, dapprima attraverso l\u2019arrivo dei bianchi e successivamente a causa dell\u2019ingresso temporaneo o definitivo di lavoratori e immigrati messicani. Un\u2019ulteriore conferma delle relazioni pacifiche al confine \u00e8 il fatto che, fino al 1920, non vi era ancora la distinzione terminologica che divenne in seguito centrale alle politiche immigratorie americane, tra legal e illegal aliens, ovvero stranieri legali e illegali . La coesistenza tra questi due tipi di lavoratori stranieri si rafforz\u00f2 durante la Prima Guerra Mondiale, in quel momento infatti i lavoratori messicani ebbero la possibilit\u00e0 di fuoriuscire dai settori agrari, minerari e ferroviari per potersi dedicare all\u2019industria necessaria alla guerra, generando per giunta un\u2019urbanizzazione maggiore e un conseguente incremento degli arrivi di altri messicani per sopperire al lavoro nelle campagne . Ci\u00f2 condusse non solo allo sviluppo delle citt\u00e0 di frontiera, ma anche a un consolidamento sociale ed etnico e a una pi\u00f9 complessa articolazione di classi sociali anche all\u2019interno delle minoranze. La situazione stabile e tranquilla del confine ritard\u00f2 tuttavia la consapevolezza da parte di questi lavoratori della loro condizione minoritaria e spesso subordinata all\u2019interno della societ\u00e0 statunitense. Solamente a partire dal 1920 il Congresso inizi\u00f2 a considerare delle legislazioni restrittive per regolamentare l\u2019ingresso di immigrati. Fu con la famosa Grande Depressione del 1929 che si venne a creare l\u2019occasione per cui il confine pot\u00e8 assumere per la prima volta delle sfumature pi\u00f9 affini al termine \u2018border\u2019. Improvvisamente, la crisi e la povert\u00e0 a essa conseguenti portarono coloro che prima erano considerati dei lavoratori volenterosi a essere visti negativamente, come dei potenziali concorrenti degli \u2018anglos\u2019 per il lavoro e per i sussidi offerti dallo Stato. Dal 1929 al 1937 furono i messicani deportati forzatamente verso le citt\u00e0 messicane pi\u00f9 vicine al confine, questi episodi resero il \u2018border\u2019 simbolicamente pi\u00f9 reale per gli americani, mentre l\u2019esperienza di arresto e rimozione lo resero abbastanza tangibile anche per i messicani . L\u2019idea di diaspora dovrebbe risultare pi\u00f9 chiara e, se si considera quanto avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, questa acquista ancora pi\u00f9 importanza. Il processo fu molto simile a quello della guerra precedente, ma questa volta ebbe una portata maggiore e una validit\u00e0 anche su un piano politico-istituzionale. Nuovamente, infatti, la mobilitazione militare cre\u00f2 una carenza di forza lavoro nelle campagne e questo condusse a un\u2019ulteriore richiesta di manodopera dal Sud che si concretizz\u00f2, in questo caso, in un vero e proprio accordo. Il Bracero Program, come venne chiamato, permise dal 1942 al 1964, l\u2019ingresso negli USA a contadini e operai messicani con visti temporanei e per brevi periodi lavorativi. L\u2019arte come sempre diviene necessariamente la risposta principale all\u2019impossibilit\u00e0 di potersi esprimere col linguaggio ovvero, il ribaltamento dei simboli e la ricerca di iconografie dal passato, la presa di coscienza dei confini etnici del popolo messicano, la tendenza ad analizzare ogni tipo di discriminazione in termini di \u2018border\u2019 si configurano come le linee guida di un\u2019arte sempre pi\u00f9 indirizzata a rendere \u2018nepantla\u2019 un tratto distintivo.\u00a0 Come tutti noi\u00a0 sappiamo le figure emblematiche di questo periodo furono Diego Rivera e Frida Kahlo. Ella nasce nel 1907 era di famiglia ebrea-ungherese e ispanico messicana, figlia di Wilhelm Kahlo che era un fotografo, amante della letteratura e della musica, pittore emigrato dall\u2019Ungheria che, appena giunto in Messico, cambia il suo nome in Guillermoe di Matilde Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indios, nata a Oaxaca, antichissima citt\u00e0 azteca, Frida nasce negli anni della rivoluzione e la sua vita, riflette e trascende l\u2019evento centrale del Messico del ventesimo secolo. Le suggestioni rivoluzionarie \u2018esplodono\u2019 nelle immagini di profonde antinomie, spaccature, sofferenze, spargimenti di sangue e mutilazioni presenti nella sua opera e, allo stesso tempo, nell\u2019attaccamento vitale alla terra, al colore e alla forma, sono straordinarie la continuit\u00e0 e la connessione tra il corpo di Frida e le profonde divisioni del Messico al tempo in cui lei era bambina. Molti studiosi dell\u2019artista sostengono la necessit\u00e0 di approfondire il profondo legame che unisce un\u2019opera d\u2019arte a tutti i fatti culturali e i contenuti spirituali di un\u2019epoca, la forma infatti non pu\u00f2 essere disgiunta dal contenuto e dalla disposizione delle linee e del colore, dalla luce e dalle ombra, dai volumi e dai piani, per quanto incantevole come spettacolo, dev\u2019essere anche intesa come portatrice di un significato che va al di l\u00e0 del valore visivo. Il Messico \u00e8 un esempio emblematico di convivenza pluri-culturale, un luogo in cui si realizza quella creolizzazione dello spazio e dell\u2019immaginario che affonda le radici in un rizoma. A mio avviso il Messico fornisce una risposta all\u2019equivoco di origini monoculturali e di presunta purezza originaria, basti pensare all\u2019avvicendarsi di cambiamenti socio-politici dall\u2019Impero Indio al Viceregno spagnolo e poi alla Repubblica indipendente. Durante il periodo coloniale il Messico cre\u00f2 una cultura mestizia india ed europea, barocca e sincretica, nella quale i caratteri ambigui della cultura azteca convivevano con il Dio cristiano crocefisso. La pax porfiriana dur\u00f2 30 anni fino al 1910 quando le masse contadine di Pancho Villa ed Emiliano Zapata insorsero per disvelare il volto lacerato del Messico, in cui una non numerosa \u00e9lite \u2018dorata\u2019 di privilegiati conviveva con i milioni di dannati della terra. Se la rivoluzione messicana non fu esattamente un successo politico, fu invece un successo culturale, in cui il popolo si riappropri\u00f2 dei doni della lingua, della musica e dei colori dell\u2019arte popolare. Frida nasce e cresce in questo clima, figlia del Messico di Rivera e Zapata, figlia delle contraddizioni luminose e accattivanti di un paese che lacerato trova forza nel Palacio de BellasArtes e negli intellettuali come Herr\u00e0n,\u00a0 che trovano nelle avanguardie accademiche una nuova vitalit\u00e0 e nuove filosofie. L\u2019esperienza della vita di Frida risuona con la pedagogia insita nell\u2019opera di Goya\u00a0 che, attraverso la sua arte sottile e acuta, rilanciava quell\u2019 influsso illuminista che lo aveva reso reattivo alle condizioni del tempo, trascendendolo, per farne oggetto e tema della propria visione artistico-culturale. Il Goya in questo clima di cultura asfittica, rivedeva gli schemi della sua stessa esistenza ed estendeva la sua critica verso l\u2019esterno, tratteggiando, con l\u2019arte, i temi del pensiero europeo. Frida Kalho\u00a0 all\u2019et\u00e0 di sei anni \u00e8 affetta da spina bifida ed erroneamente diagnosticata come poliomielitica ella scopre la malattia e la sofferenza fisica. \u00c8 straordinaria la documentazione fotografica di quegli anni, il padre fotografo ritrae la figlia con assiduit\u00e0 e grande cura, Frida viene raffigurata spesso insieme ai suoi giocattoli, la dimensione dell\u2019infanzia veniva valorizzata e rispettata, e quindi mostrata con naturalezza al mondo. Per tutta la sua vita la pittrice scrisse un diario, grazie al quale \u00e8 stato possibile ricostruire una biografia molto dettagliata e ricca, valorizzando una fonte privata e intima. In particolare, sono sei pagine di diario assai dense e dalla scrittura incerta a diventare la fonte privilegiata dei biografi di Frida, sei pagine in cui emerge una forte determinazione a raccontarsi in modo vivido e lucido.Tra le pagine del suo diario personale emergono riflessioni che permettono di capire meglio quella fase della sua infanzia, della madre diceva che era molto simpatica, attiva e intelligente, ma anche calcolatrice, crudele e religiosa in modo fanatico. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.69671%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/155663-FRIDA_KAHLO_50.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000013910\" 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tutto , dal calcio alla boxe, alla lotta libera al nuoto, per poter ristabilire l\u2019uso \u201cnormale\u201d della gamba destra, che rimase invece sempre pi\u00f9 piccola, per nascondere questa diversit\u00e0 indossava anche tre o quattro calze e scarpe dal tacco speciale, che le facevano assumere un\u2019andatura lievemente saltellante, che ricordava quella dei passerotti. \u201cFrida pata de palo!\u201d, le urlavano i bambini quando usciva di casa, e a scuola. Lei, per difendersi, tirava fuori i pugni e sbraitava contro i bambini che la importunavano, spesso li faceva fuggire a gambe levate e non si dava mai per vinta, anche se per avere la meglio su di loro doveva diventare sempre pi\u00f9 agile, pi\u00f9 veloce. Le attivit\u00e0 che Frida sceglieva di fare avevano i tratti della compensazione simbolica che, al contrario della somatizzazione, trasformavano l\u2019energia in risorsa, in una parola, erano atti di resilienza. Il bisogno di rivalsa l\u2019aveva infatti spronata a praticare ogni sorta di attivit\u00e0 fisica ed esercizi pi\u00f9 adatti a un maschio, all\u2019epoca. Ma, vista la sua condizione, i genitori glielo consentivano, una libert\u00e0 educativa che rinvigoriva e alimentava il suo essere \u201cdiscola e ribelle\u201d e il suo desiderio di rompere gli schemi. Con il padre passeggiava nei parchi e raccoglieva insetti e piante che poi a casa guardava al microscopio era curiosa e reattiva dal padre apprese l\u2019utilizzo della macchina fotografica, lo studio dell\u2019arte e dell\u2019archeologia messicana. Frida era, delle sei figlie, quella che passava pi\u00f9 tempo con lui, quella che conosceva e riconosceva i suoi attacchi epilettici e che empatizzava con una condizione di sofferenza che gi\u00e0 le era familiare. La sua famiglia era \u201cinconsueta\u201d, pacifista e progressista, impegnata nella vita politica e attenta alla formazione artistica della figlia. In particolare, nelle pagine del suo diario Frida racconta di esser stata testimone oculare della \u2018decena\u2019 tragica e, forse con licenza poetica, scrive che la sua posizione fu chiarissima e schierata sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, quando sua madre in Calle Allende, aprendo i balconi della loro casa, dava rifugio agli zapatisti feriti, curandoli e sfamandoli con l\u2019unico cibo che avevano, le \u2018gorditas di mais\u2019. L\u2019incontro tra Frida e Diego certamente nei secoli ha fatto discutere e dibattere tantissimi studiosi ma possiamo dire che furono i protagonisti delle loro stessa storia\u00a0 d\u2019amore anche se c\u2019era una subalternit\u00e0 ma Frida riusc\u00ec ha conquistare il suo spazio sia come artista che come donna. Frida Kahlo nei suoi diari scrive di avere avuto due grandi incidenti nel corso della sua esistenza, il primo \u00e8\u00a0 quello in cui \u00e8 rimasta coinvolta nel 1925, a bordo di un autobus, a causa del quale si rompe spina dorsale, costole, femore e viene sottoposta a trentadue interventi chirurgici. Questo episodio comprometter\u00e0 la sua vita negli anni successivi per via dei dolori atroci che le lascer\u00e0 nel corpo. Il secondo \u00e8 l\u2019incontro con Diego Rivera. La storia d\u2019amore tra questi due artisti messicani non \u00e8 stata affatto segnata dagli elementi che siamo soliti associare a quella che definiremmo una relazione sentimentale canonica. Di certo non si tratta di un rapporto lineare, semplice e senza intoppi, considerate sia le vicende biografiche di entrambi, sia le modalit\u00e0 con cui il legame, durato oltre vent\u2019anni, viene portato avanti. Prima di tutto, tra Frida e Diego ci sono diversi anni di differenza, una caratteristica che sembra manifestarsi anche attraverso le loro fattezze fisiche. Li chiamano infatti \u201cl\u2019elefante e la colomba\u201d per via del loro aspetto cos\u00ec diametralmente opposto lei era esile, minuta e indebolita dalle numerose patologie di cui soffre in seguito a quell\u2019incidente decisivo mentre lui era un colosso, un uomo alto e robusto, dai tratti per nulla gentili. Certamente non\u00a0 si pu\u00f2 negare che Frida Kahlo sia stata una donna con un\u2019esistenza solcata dalla sofferenza, come non si pu\u00f2 ridurre il rapporto con Diego a una semplice subordinazione. Entrambi sono stati artisti importanti e decisivi per la storia del loro Paese, entrambi hanno segnato un\u2019epoca. Ma la cosa pi\u00f9 interessante di questa storia d\u2019amore, al di l\u00e0 degli elementi pi\u00f9 torbidi, \u00e8 stato il fatto che ciascuno dei due ha dato energia all\u2019altro per diventare ci\u00f2 che oggi riconosciamo come un grande artista. Nella turbolenza della loro relazione, nei sentimenti come la gelosia e la rabbia, ha avuto luogo una collaborazione densa, vitale ed estremamente prolifica. Non \u00e8 facile, col senno di poi e con uno sguardo esterno, identificare e comprendere il sentimento che unisce due persone, nemmeno quando la loro vita \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte resa pubblica a tutto il mondo. A sottolineare la profondit\u00e0 del legame tra i due, in mostra sono presenti anche alcune delle lettere che si scambiarono, in un rapporto fatto di amicizia, stima e amore, durato fino alla morte di Frida avvenuta nel 1954 all\u2019et\u00e0 di 47 anni.\u00a0Molte delle fotografie realizzate da Muray sono entrate nell\u2019immaginario collettivo riferito a Frida Kahlo, ritraendola con i suoi caratteristici abiti tradizionali e accessori floreali, che in questa mostra occupano uno spazio a s\u00e9, grazie alla minuziosa ricostruzione di 8 abiti con relativi accessori e 6 parure di gioielli realizzate artigianalmente e che intendono restituire la potenza della comunicazione che Frida affidava ad un abito, ad un accessorio o a un gioiello, considerati come qualcosa di pi\u00f9 di un mero oggetto estetico. A completare il percorso espositivo, anche una sezione dedicata ai francobolli emessi da numerosi Paesi in omaggio a Frida Kahlo, a cominciare dal 2001\u00a0 con la prima emissione da parte degli Stati Uniti d\u2019America, a testimonianza dell\u2019ammirazione per Frida come artista e come donna, simbolo di forza e tenacia oltre alla ricostruzione\u00a0fedele in scala reale dello studio di Frida, a Coyoac\u00e0n, con la fotografia che ritrae Muray e Frida proprio nel suo studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Storico della Fanteria Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray<\/p>\n\n\n\n<p>dal 15 Marzo 2025 al 20 Luglio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 9.30 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 9.30 alle ore 20.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Foto Allestimento Mostra Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray dal 15 Marzo 2025 al 20 Luglio 2025 Courtesy Museo Storico della Fanteria<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 20 Luglio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Storico della Fanteria di Roma la mostra dedicata a Frida Kahlo \u2013 \u2018Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray\u2019\u00a0 a cura di Vittoria Mainoldi. L\u2019esposizione prodotta da Navigare srl e da una iniziativa di\u00a0Difesa Servizi S.p.A &#8211; Ministero della Difesa\u00a0con il patrocinio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000013910,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000013906","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/155663-FRIDA_KAHLO_50.jpg?fit=600%2C450&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000013906"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013906\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000013911,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013906\/revisions\/1000013911"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000013910"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000013906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000013906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000013906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}