{"id":1000013846,"date":"2025-03-16T15:24:03","date_gmt":"2025-03-16T18:24:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013846"},"modified":"2025-03-16T15:24:07","modified_gmt":"2025-03-16T18:24:07","slug":"a-milano-una-mostra-dedicata-ai-cento-anni-dellart-deco-ovvero-il-trionfo-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013846","title":{"rendered":"A Milano una mostra dedicata ai Cento Anni dell\u2019Art D\u00e8co : Ovvero Il Trionfo della Modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 29 Giugno si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale di Milano la mostra dedicata \u201cArt D\u00e9co. Il trionfo della modernit\u00e0\u201d a cura di Valerio Terraroli. L\u2019esposizione promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, vede come istituzione partner Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della manifattura di Doccia ed \u00e8 reso possibile anche grazie alla collaborazione con Iris Ceramica Group. Nel 2025 si celebra il centenario di uno dei pi\u00f9 noti eventi espositivi del Novecento: l&#8217;Exposition internationale des arts d\u00e9coratifs et industriels modernes, aperta a Parigi nel 1925. Un evento che codific\u00f2 non solo un nuovo gusto estetico internazionale, diffusosi rapidamente in Europa nel primo dopoguerra, appunto lo \u201cStile 1925\u201d o \u201cArt D\u00e9co\u201d, ma che in particolare decret\u00f2 universalmente il successo delle arti decorative italiane. In questa nuova dimensione raffinata ed elegante &#8211; tra alto artigianato artistico e produzione industriale si pongono le fondamenta per quella sintesi fatta di qualit\u00e0 dei materiali, straordinarie competenze tecniche e creativit\u00e0 uniche, nota in tutto il mondo come \u201cMade in Italy\u201d. In mostra sono presenti al pubblico circa 250 opere: dai vetri alle porcellane alle maioliche ai centro tavola, dalle opere d\u2019arte stricto sensu come dipinti, sculture, oggetti d\u2019arredo, tessuti fino ad abiti haute couture, accessori, alta oreficeria, ma anche vetrate e mosaici che rimandano agli ambienti lussuosi di hotel, stazioni e mezzi di trasporto di lusso, come aerei e transatlantici. Anche l\u2019allestimento, arricchito da frame cinematografici, riproduzioni di manifesti e riviste, fotografie storiche e installazioni multimediali curate da Storyville &#8211; restituisce il clima e le atmosfere di un&#8217;epoca irripetibile e affascinante, quella dell&#8217;Europa degli anni Venti del Novecento: un mondo sospeso tra due guerre, ricco di novit\u00e0 creative e culto del lusso. In una mia ricerca storiografica e scientifica sull\u2019 Art D\u00e8co apro questo mio saggio dicendo :\u00a0 Convenzionalmente, l\u2019Art D\u00e8co nasce con l\u2019Esposizione Internazionale del 1925. Tuttavia, ` e possibile seguirne le radici fino a met\u00e0 del XIX\u00b0 secolo. Il primo a negare all\u2019arte industriale lo statuto artistico fu William Morris, pit tore e poeta, che per ribellarsi alla mediocrit\u00e0 degli oggetti industriali esposti nelle grandi mostre di Parigi nel 1855 e 1867 e di Londra nel 1861 e 1862 avvi\u00f2 un movimento volto a far rivivere la tradizionale dell\u2019artigianato. Rapidamente ci si rese tuttavia conto che la risposta al mondo dell\u2019arte industriale non poteva che passare, essa stessa, attraverso l\u2019uso delle macchine. Nacquero dunque nuove associazioni decise a giungere ad un rinnovamento sia estetico che sociale della produzione artigianale. Nel 1888 venne fondata da C. R. Ashbee la Arts and Crafts Exhibition Society, i cui componenti svilupperanno un nuovo tipo di architettura, che pur restando fedele all\u2019estetica preraffaellita ammette la necessit\u00e0 di una collaborazione col mondo industriale, cosa che si riveler\u00e0 essere il primo passo nella nascita dell\u2019industrial design. Erano questi gli anni dominati dall\u2019Art Nouveau, il vasto movimento di rinnova mento delle arti applicate e dell\u2019architettura che interess\u00f2 tutta l\u2019Europa tra il 1880 e il 1910. Esso assunse caratteri differenti a seconda del terreno culturale e storico nel quale si innest\u00f2, e a seconda dei tempi con i quali ci` o avvenne. Per quanto dunque siano esistite diverse Art Nouveau, presentanti tratti evidente mente distinguibili l\u2019una dall\u2019altra (si pensi alle differenze che intercorrevano tra il Liberty italiano, la Secessione viennese, lo Jugendstil tedesco o l\u2019Art Nouveau balcanica sviluppatasi in Romania o nel sud dell\u2019Ungheria), possiamo ritrovare in esse alcuni denominatori comuni, che ci portano a riconoscere questo movimento artistico come la nascita di uno \u201cstile ornamentale\u201d. L\u2019Art Nouveau divenne, ovvero, il primo stile che prov\u00f2 a darsi delle risposte nel momento in cui la diffusione delle creazioni industriali port\u00f2 i pensatori a interrogarsi sul ruolo dell\u2019ornamento e della decorazione. Nell\u2019Art Nouveau l\u2019arte divenne l\u2019ornamento stesso: quest\u2019ultimo era, per i suoi sostenitori, la forma simbolica nella quale era racchiuso il messaggio. Esso si concretizzava nella chiarezza della linea, che era avvolgente, dinamica, sinuosa, ostentata senza alcun imbarazzo. Al fondatore della scuola viennese, l\u2019architetto Otto Wagner, compete il merito di avere aperto la strada ad una architettura moderna, commisurata ai bisogni della vita moderna, utilizzando i nuovi materiali per realizzare uno stile spoglio, basato sulla linea retta e sulle forme geometriche. Col senno di poi, questo fu l\u2019inizio di quell\u2019architettura dai caratteri lineari che sar\u00e0 caratteristica dell\u2019Art D\u00e8co alcuni decenni dopo. Si colloca tra i precursori dell\u2019Art D\u00e8co anche Charles Rennie Mackintosh, che creava mobili, interni e costruzioni in cui prevalevano i colori chiari, le linee severe e dove le curve erano poche e poco accentuate; la sua produzione era quindi molto diversa da quella contemporanea dei designer francesi che era in vece caratterizzata dalla prevalenza di linee sinuose e da abbondanti decorazioni. La novit\u00e0 del suo lavoro consisteva anche nell\u2019utilizzo di materiali nuovi, quali l\u2019erinoid, nota in Italia come galalite, uno dei primi materiali sintetici. Seguirono altri sperimentatori, dentro e fuori dall\u2019Art Nouveau, quali ad esempio Henry van de Velde, poliedrico artista fiammingo che introdusse in Germania un insegnamento fondato sull\u2019immediata cultura della sensibilit\u00e0 e sul costante richiamo all\u2019invenzione, al di fuori di qualsiasi riferimento al passato ed allo studio degli stili antichi. Le sue teorie e gli insegnamenti della scuola da lui fondata, la Kunstgewerbeschule di Weimar, rappresentano uno spartiacque col passato molto pi\u00f9 drastico di quanto non fosse stato l\u2019intero fenomeno dell\u2019Art Nouveau, e preannunciano il razionalismo degli anni \u201920. Vediamo che il dibattito artistico di questo periodo \u00e8 insomma caratterizzato da un forte fermento attorno al conflitto fra il lavoro artigianale e le implicazioni del progressivo ma inesorabile passaggio alla produzione industriale. La modernit\u00e0 ` e vista come un\u2019istituzione viva e tangibile, con i suoi nuovi materiali e le sue nuove forme ed espressioni, e il passaggio alla stessa \u00e8 un momento critico, nei confronti della quale gli artisti sono chiamati a prendere una posizione. I presupposti per la nascita dell\u2019Art D\u00e8co dunque ci sono tutti, e si trovano sparsi tra artisti individuali, o nelle pieghe dell\u2019Art Nouveau, il cui percorso pu\u00f2 esse re effettivamente ricollegato a quello dell\u2019Art D\u00e8co nel momento in cui coglie, vent\u2019anni prima di quest\u2019ultima, la medesima sfida della modernit\u00e0, interpretandola in modo per o differente. Scrive infatti Delevoy che le diverse forme dell\u2019Art Nouveau sono tutte espressione di un vasto movimento romantico e individualistico, neobarocco e antistorico. Solamente nei primi anni del XX secolo il medesimo problema verr\u00e0 invece affrontato in termini realistici, mettendo in discussione il modo di concepire l\u2019oggetto anzich\u00e9 lo \u201cstile\u201d di quest\u2019ultimo. Si \u00e8 generalmente concordi nel legare la nascita effettiva dell\u2019Art D\u00e8co all\u2019Esposizione Internazionale del 1925, avente ad oggetto, come anticipato, le \u201carti applicati e industriali moderne\u201d. Nella sua ostentazione della decorazione molti videro una sconfitta dell\u2019arte. Pi\u00f9 che un punto di inizio l\u2019Esposizione Internazionale in questione era pi\u00f9 che altro un punto di arrivo, o quantomeno di passaggio, considerati i tanti precursori che gi` a si erano mossi nella direzione dell\u2019Art D\u00e8co durante gli anni precedenti. La stessa Esposizione del 1925, giudicata con occhi cos\u00ec severi dal la maggior parte dei critici, e in cui si concretizzavano in termini fortemente dialettici i contrasti fra le due tendenze del \u201cmoderno\u201d, costituiva in verit\u00e0 la tarda realizzazione di un\u2019idea nata nel 1912, lasciata cadere per l\u2019avvento della guerra e ulteriormente rinviata per i problemi economici della ricostruzione. Si trattava cio\u00e8 di un avvenimento in parte gi\u00e0 superato, di una rassegna riassuntiva e retrospettiva di tutto ci` o che si era prodotto nel corso di circa un decennio di interessanti elaborazioni e ricerche teoriche e pratiche su cui la guerra aveva forzatamente prodotto effetti ritardanti. Questa Esposizione, dunque, aveva di fatto un gusto e un obiettivo retrospettivi pi` u che innovatori: ne \u00e8 la prova il fatto che molti degli oggetti esposti fossero effettivamente stati prodotti prima del 1925. Le scelte stilistiche e di design di cui questi oggetti esposti erano portatori rivelavano alcune tendenze comuni, che pur non costituendo l\u2019espressione di un reale movimento artistico ben delineato finirono comunque per avere un tale impatto sulla scena artistica da diventare le linee guida dell\u2019estetica fino all\u2019inizio della Seconda Guerra Mondiale. Come si \u00e8 anticipato, all\u2019epoca non si parlava peraltro ancora di Art D\u00e8co, poich\u00e9 tale nomenclatura venne introdotta solamente negli anni \u201960. Conflitto tecnico, decorativo, ma anche sociale. L\u2019arte industriale si orienta verso una produzione nella quale il prezzo di costo sar\u00e0 tanto pi` u conveniente quanto pi` u grande sar\u00e0 la diffusione del prodotto. Destinata ad un pubblico nuovo, essa si oppone all\u2019oggetto unico che trionfa nella maggior parte dei padiglioni . Quella del 1925, arbitrariamente scelta per la presentazione dell\u2019Esposizione delle Arti Decorative e Industriali Moderne, \u00e8 una data chiave: la data in cui, pi\u00f9 violentemente che mai, vengono a fronteggiarsi due tendenze corrispondenti a due civilt\u00e0: una, frutto del XIX secolo, attaccata alle convenzioni borghesi e nazionaliste, alla tradizione in tutte le sue forme, stilistiche e tecniche, l\u2019altra decisamente moderna, impegnata nella seconda rivoluzione industriale. Tuttavia esiste un legame estetico che apparenta le loro opere, l\u2019adozione, pi\u00f9 o meno evidente, delle forme geometriche del Cubismo, il loro pi\u00f9 o meno felice adattamento spinto sino a quella cos\u00ec tipica geometrizzazione degli ornamenti. Quanto a cui assistiamo presso l\u2019Esposizione del 1925 \u00e8, insomma, la concretizzazione di quel conflitto in potenza che era stato preannunciato dai precursori del movimento. La mostra in questione esprime una netta crisi nella quale l\u2019artigianato comunemente inteso viene contrapposto alla produzione industriale. Gli artisti e i progettisti che si trovano nel pieno di questo impatto finiscono per muoversi secondo binari estetici curiosamente chiari, pur non essendo mai stati stabiliti da nessuno o apertamente e chiaramente discussi ad alta voce. Dall\u2019Esposizione del 1925 prender`a piede l\u2019effettivo sviluppo di quel fenomeno che oggi noi chiamiamo Art D\u00e8co. Successivamente alla mostra di Parigi, nelle capitali europee nacque un fermento che port\u00f2 alla rielaborazione delle idee emerse dall\u2019Esposizione. Spesso le nuove idee venivano partorite da gruppi di artisti ed artigiani, riunitisi gi` a da ben prima del 1925 al fine di reagire all\u2019individualismo dell\u2019Art Nouveau, ora considerato un movimento desueto e incapace di esprimere le caratteristiche della societ\u00e0 ad essi contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.74550%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000013847\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000013847\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Art-Deco_Palazzo-Reale_ph.Carlotta-Coppo_40-696x465-1.jpg?fit=696%2C465&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"696,465\" data-comments-opened=\"0\" 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ultimi anni, ma si finisce per dare una nuova propulsione e una direzione un po\u2019 pi` u chiara ad una ricerca artistica orientata alla soluzione del conflitto legato alla produzione industriale. In Austria ci si prefigge come obiettivo la qualit\u00e0, che, nelle parole di Josef Hoffman, cofondatore della Secessione Viennese e ora cofondatore della Wie ner Werkst\u00a8atte, gruppo di laboratori artigianali nei quali accoglie i suoi allievi, consiste ne \u201cla lealt\u00e0 della materia, una costruzione impeccabile e un buon adattamento all\u2019uso.\u201d In Germania nel 1907 era invece nato il Deutsche Werkbund; esso rappresenta va il primo tentativo di raggruppamento in vista di un miglioramento dell\u2019arte industriale. La sua ricerca si muove secondo una ricognizione del lavoro manuale, uno studio dei materiali e sull\u2019importanza della macchina. Esso finisce per portare una concezione precisa dell\u2019interno tedesco. Il movimento raggrupper\u00e0 un insieme assai ampio di artisti ed idee. Nel 1930 una mostra a Parigi far\u00e0 il punto sul cammino percorso dal movimento: esso sceglie di seguire la strada del mondo moderno, scientifico ed industriale. Offrir\u00e0 un\u2019immagine di continua progressione fino a che esso non verr\u00e0 dissolto con la salita al potere del nazionalsocialismo. L\u2019Italia, fino alla prima guerra mondiale, dimostra di non allinearsi agli altri paesi europei, muovendosi in direzione di un rinnovo delle arti decorative che per\u00f2 mantiene una dimensione artigianale e locale. Dopo la guerra essa \u00e8 spezzata da una retrogrado nazionalismo che ammira l\u2019antica Roma e il modernismo rivolto all\u2019Europa. Nasce in questo frangente il Novecento Italiano, organizzazione culturale marcatamente fascista, che esprime una volont\u00e0 di fedelt\u00e0 ai principi neoclassici e all\u2019estetica dei \u201cValori Plastici\u201d. \u00a0La Rivista Valori Plastici nasce nel 1918 \u00e8 anche la data in cui prende corpo un movimento che trae il suo nome da quello di una rivista. A Roma nasce infatti nel 1918 la rivista \u201cValori Plastici\u201d da un\u2019idea del suo direttore Mario Broglio, scrittore e pittore. La rivista avr\u00e0 una durata brevissima solo 4 anni tra il \u201918 e il \u201922 anno in cui cessa le pubblicazioni. A questa rivista collaborano numerosi artisti e altri vedono le loro opere riprodotte, ecco perch\u00e9 convenzionalmente si parla di Gruppo di Valori Plastici anche se in realt\u00e0 non esiste un manifesto. La rivista vuole essere il luogo di incontro tra la cultura pittorica locale e nazionale italiana, anche se con delle particolarit\u00e0 rispetto all\u2019immediato passato, e la cultura internazionale. Da Roma parte quindi il desiderio di porsi a confronto con la cultura pittorica internazionale. Tutto ci\u00f2 avviene sia con la pubblicazione di articoli i cui autori spesso sono gli stessi artisti \u2013 De Chirico, Savinio, Broglio, ecc&#8230; \u2013 sia con la riproduzione di opere di artisti italiani e stranieri. Un avvenimento molto significativo \u00e8 stato quando un intero numero del 1919 \u00e8 dedicato al cubismo, con la conseguenza di diffondere i dipinti di Picasso e farli conoscere. La rivista avrebbe dovuto essere un mensile ma aveva una pubblicazione discontinua. Gli artisti italiani che collaborano con la rivista sono artisti che pur provenendo da esperienze di avanguardia rifiutano l\u2019avanguardia a vantaggio di una riscoperta di una pittura a scultura pi\u00f9 legata alla tradizione che non significa semplice ritorno al passato. Nel lavoro di questi artisti c\u2019\u00e8 un sincero desiderio di riscoperta della tradizione pittorica rinascimentale e della riscoperta del mestiere di pittore. Si volevano lasciare alle spalle tutte le intemperanze che avevano caratterizzato il grande movimento di avanguardia italiano che era stato il futurismo e le difficolt\u00e0 e le insidie che la guerra e il dopoguerra avevano lasciato. Si vuole recuperare il senso della pittura e questo pu\u00f2 avvenire attraverso la riscoperta della tradizione storica. Ecco perch\u00e9 nel lavoro degli artisti gruppo di \u201cValori Plastici\u201d c\u2019\u00e8 un deciso ritorno alla figurazione tra cui De Chirico, prima promotore della metafisica, Carr\u00e0, firmatario del manifesto del futurismo e poi pittore metafisico, Morandi, che dopo avere avuto un breve inizio futurista partecipando alla mostra di Sprovieri, ed essere stato pittore metafisico entra a far parte di \u201cValori Plastici\u201d. Nel linguaggio comune, riferendosi a questo periodo, spesso si parla di un \u201critorno all\u2019ordine\u201d sotto il quale si fa rientrare tutto quello che \u00e8 abbandono delle avanguardie. Questo per\u00f2 pu\u00f2 avere sia una valenza positiva che negativa quindi \u00e8 bene fare attenzione e distinguere le varie correnti. L\u2019esigenza di lasciare da parte i movimenti di avanguardia investe anche in campo letterario, infatti a Roma viene pubblicata nello stesso periodo la rivista letteraria La Ronda. A questa rivista collaborano scrittori come Cecchi, Cardarelli, Bacchelli e altri che sostengono le medesime idee di Valori Plastici. Mentre l\u2019Esposizione Internazionale di Parigi scuote tuttavia lo scenario italiano, che nel 1927 vede nascere il Gruppo 7, gruppo di architetti che fonda il MIAR, Movimento Italiano per l\u2019Architettura Razionale, che proclama l\u2019adesione al movimento europeo contro il nazionalismo. Esso d` a vita, mediante una serie di esposizioni, ad un interesse per le arti decorative che non sfugge per\u00f2 alle divisioni regionali del paese, dal momento che gli oggetti di produzione italiana saranno marcati da caratteri tradizionali e folkloristici in completo disaccordo con la maggior parte dei contributi stranieri. I paesi nordici seguono una strada ugualmente molto personale per quanto riguarda il settore dell\u2019architettura, ma si allineeranno invece ai movimenti europei nel campo della tipografia, della porcellana, dell\u2019oreficeria. E\u2019 comunque proprio in Francia, pi` u che altrove, che l\u2019Art D\u00e8co cresce e fiorisce. Qui lo scenario \u00e8 inizialmente caratterizzato da un regresso verso le proposte artistiche del secolo precedente, una situazione di blocco nella quale gli artisti tentano di proporre un\u2019arte decorativa che per` o non incontra l\u2019apprezzamento degli industriali n` e il supporto di un architettura che ` e, a sua volta, bloccata a modelli ancora non aperti al nuovo. La situazione si sblocca solo a partire dal 1909, sotto l\u2019influenza dei Balletti Russi, i quali rivelano un\u2019arte caratterizzata dalla stretta compartecipazione di danza, musica e pittura. Questi spettacoli si rivelano rivoluzionari, ed avranno una grande influenza. In particolare, i pittori russi, coinvolti a pi` u livelli nella progettazione degli spettacoli, compiono scelte altamente insolite per lo scenario francese, in particolare per la scelta di colori, molto lontana dalle tinte smorte caratteristiche dello Stile 1900. Nacquero movimenti analoghi, e l\u2019intero scenario artistico cominci` o ad evolversi, a partire dalla moda, che adott\u00f2 le tinte variopinte suggerite dall\u2019Est Europa, seguita dall\u2019arredamento. Alla scoperta dei Balletti Russi segu\u00ec quella del Futurismo. Dalla sua fusione con le proposte dei Balletti Russi gli elementi costitutivi dell\u2019Art Dec\u00f2 si concretizzano: velocit\u00e0, macchine, colore puro, forme geometriche. Le arti decorative cominciano di conseguenza a trovare proposte pi` u organiche, mentre il pubblico comincia ad apprezzare le proposte della modernit\u00e0. La prima guerra mondiale costringer` a queste evoluzioni ad una pausa, ma subito al termine di essa riprenderanno le sperimentazioni. Di esse si dar` a infine atto, come s\u2019` e visto, nell\u2019Esposizione Internazionale di Parigi. A questo punto tutti saranno in grado di riconoscere i tratti comuni di un movimento sparso ma comunque indirizzato verso una direzione ben precisa: la presa di coscienza della macchina e dell\u2019industria come di una realt\u00e0 inevitabile, e non necessariamente avversa, nella strada che porta al progresso. Dopo la mostra, l\u2019architettura francese riconoscer`a infine il valore della ricerca degli artigiani dell\u2019arte decorativa, e modernizzeranno di conseguenza le forme delle proprie proposte. Posso affermare che dal 1920 al 1930 la societ\u00e0 europea vive in un limbo effimero, in una parentesi di gioia travolgente, dove le avanguardie artistiche si intrecciano con forme di splendore e di glamour sempre pi\u00f9 ricche. Le citt\u00e0 di Parigi, Londra, Milano, Monaco, Vienna, Praga e Berlino diventano il palcoscenico di un&#8217;eleganza cinica e scintillante, dove ogni angolo riflette un\u2019atmosfera unica, sospesa tra il desiderio di rinnovamento e il tentativo di superare i ricordi degli orrori della Prima Guerra Mondiale. L\u2019alta societ\u00e0, infatti, spinta dal desiderio di lasciarsi alle spalle quel periodo appena passato, insegue in questa manciata di anni un sogno fatto di charme, opulenza, mondanit\u00e0 e spettacolarit\u00e0. Le residenze alto borghesi e i palazzi si trasformano in palcoscenici di bellezza e di stile di vita, salotti e ville urbane sono colmi di oggetti di raffinata eleganza da esibire come simbolo di un lusso impareggiabile. Il gusto d\u00e9co connota particolari ambienti non solo di uso privato, ma caratterizza lo stile di ambienti ad uso collettivo, come le stazioni ferroviarie, i teatri, le sale cinematografiche e moltissimi palazzi pubblici. Un formulario stilistico dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative e industriali degli anni Venti, ma anche la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura dalle funzioni prettamente decorative, la moda, la produzione automobilistica e il cinema. L&#8217;epoca degli anni Venti e dei primi anni Trenta \u00e8 per\u00f2 anche l\u2019epoca dell\u2019energia pura: un brivido di progresso che si concretizza nelle prime autostrade italiane, nei treni veloci, nei grattacieli e nelle architetture futuristiche che segnano un cambiamento radicale nel panorama urbano. \u00c8 questo il momento delle prime trasmissioni radiofoniche, delle navi transatlantiche, dei dirigibili, degli aerei che riducono le distanze e della nascita di Hollywood, che dar\u00e0 vita a un nuovo immaginario collettivo. Il mondo vive un periodo di rapido progresso tecnologico che trasforma la societ\u00e0. I cartelloni pubblicitari, protagonisti nelle citt\u00e0, utilizzano colori vivaci e slogan dinamici per promuovere prodotti e plasmare nuovi stili di vita. La pubblicit\u00e0 si intreccia con la nascita dei grandi magazzini, templi della modernit\u00e0 urbana, come La Rinascente a Milano, che offrono merci di ogni tipo in spazi eleganti e illuminati, trasformando l\u2019acquisto in un\u2019esperienza sociale. Parallelamente, l&#8217;elettrificazione e l\u2019industrializzazione rivoluzionano la vita quotidiana con la diffusione di tram, radio e fabbriche dotate di catene di montaggio. Dieci anni di \u2018sogno\u2019 tutto europeo, nel quale si innestano creazioni italiane, cui la mostra sceglie di dedicare particolare attenzione, cos\u00ec come attenzione e incondizionata stima ebbero nell\u2019Esposizione Internazionale di Parigi del 1925 dedicata all\u2019Art D\u00e9co i progetti presentati dagli artisti italiani. Nelle sale si susseguono le davvero eccezionali invenzioni per la Richard Ginori di Gi\u00f2 Ponti, ma anche le opere ideate da Tomaso Buzzi, Paolo Venini, Galileo Chini, dell\u2019artista del vetro Vittorio Zecchin, del maestro ebanista Ettore Zaccari, dell\u2019orafo Alfredo Ravasco e molti altri protagonisti della scena italiana che espongono con successo nelle Biennali Internazionali di arti decorative moderne nella villa Reale di Monza negli anni 1923, 1925, 1927 e 1930, che danno vita nel 1933 alla Triennale di Milano. Una generazione di artisti, artigiani, architetti e designer che ha sancito indiscutibilmente la nascita del design italiano. Un focus in mostra \u00e8 dedicato anche al mondo della moda uno degli elementi specifici del gusto d\u00e9co e delle nuove tendenze dello stile. A Venezia, la prima sfilata di moda all\u2019Excelsior segna l&#8217;inizio di una nuova era per l\u2019haute couture, mentre i riflettori iniziano a brillare sui grandi nomi della moda e delle arti visive. La donna degli anni Venti ha una silhouette tendente all\u2019asciutto, al magro, dai caratteri androgini, scattante, nervosa: liberata dai corsetti pu\u00f2 condurre una vita dinamica e praticare sport. A dettare i canoni della bellezza sono le dive del cinema muto: indipendenza, anticonformismo e capricciosa volubilit\u00e0. Grazie ai prestiti che arrivano in mostra dalle collezioni di Palazzo Morando &#8211; Costume, Moda Immagine di Milano, \u00e8 possibile osservare da vicino alcuni abiti da sera e accessori \u2018alla moda\u2019 che hanno contribuito a costruire l\u2019allure di un\u2019intera epoca. Una metamorfosi costante e vistosa che i couturier scrivevano sul corpo delle donne in nome di libert\u00e0, eleganza ed emancipazione. Tuttavia, il fervore per la modernit\u00e0 coesiste con profonde contraddizioni: le citt\u00e0 prosperano, ma molte aree rurali restano arretrate, e il consumismo crescente maschera tensioni economiche e sociali che avrebbero segnato la fine del decennio. Questa esuberanza, infatti, non \u00e8 priva di ombre: il progresso, il lusso e la bellezza che dominano la scena sono anche segno di un\u2019epoca che non sembra consapevole della propria fragilit\u00e0. La borghesia vive in un&#8217;escalation di eccesso, velocit\u00e0 e desiderio di stupire, mentre l&#8217;Europa sta per entrare nel periodo oscuro segnato dall&#8217;ascesa delle dittature. Infine, il Museo delle Arti Decorative del Castello Sforzesco ospiter\u00e0 per tutta la durata della mostra una selezione di porcellane di Gio Ponti provenienti dal Museo Ginori di Sesto Fiorentino, che testimoniano la ricchezza e l\u2019importanza delle sue collezioni, temporaneamente inaccessibili al pubblico. Il catalogo della mostra \u201cArt D\u00e9co. Il trionfo della modernit\u00e0\u201d edito da 24 ORE Cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Reale di Milano<\/p>\n\n\n\n<p>Art D\u00e9co. Il trionfo della modernit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>dal 27 Febbraio 2025 al 29 Giugno 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec dalle ore 10.00 alle ore 22.30<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento della Mostra Art D\u00e9co. Il trionfo della modernit\u00e0 Palazzo Reale di Milano dal 27 Febbraio 2025 al 29 Giugno 2025 credit \u00a9 Carlotta Coppo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 29 Giugno si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale di Milano la mostra dedicata \u201cArt D\u00e9co. Il trionfo della modernit\u00e0\u201d a cura di Valerio Terraroli. L\u2019esposizione promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, vede come istituzione partner Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000013847,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000013846","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Art-Deco_Palazzo-Reale_ph.Carlotta-Coppo_40-696x465-1.jpg?fit=696%2C465&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013846","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000013846"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013846\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000013852,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013846\/revisions\/1000013852"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000013847"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000013846"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000013846"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000013846"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}