{"id":1000013085,"date":"2025-03-02T09:31:46","date_gmt":"2025-03-02T12:31:46","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013085"},"modified":"2025-03-02T09:31:47","modified_gmt":"2025-03-02T12:31:47","slug":"in-mostra-a-roma-franco-fontana-uno-dei-grandi-fotografi-contemporanei-che-riesce-ha-trasformare-la-realta-in-pura-poesia-visiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013085","title":{"rendered":"In Mostra a Roma Franco Fontana uno dei Grandi Fotografi Contemporanei : Che riesce ha Trasformare la Realt\u00e0 in Pura Poesia Visiva"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 31 Agosto 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo dell\u2019Ara Pacis di Roma la mostra dedicata a Franco Fontana \u2013 Retrospective a cura di Jean-Luc Monterosso. L\u2019esposizione \u00e8 promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l\u2019organizzazione di Civita Mostre e Musei, Z\u00e8tema Progetto Cultura e Franco Fontana Studio. La mostra guida il visitatore alla scoperta dell&#8217;universo creativo del fotografo modenese, svelandone aspetti inediti, ripercorrendone l&#8217;evoluzione artistica e la sua capacit\u00e0 di trasformare la realt\u00e0 in pura poesia visiva. Attraverso una selezione di oltre 200 fotografie e muovendosi in spazi immersivi, tra particolari installazioni e video, il visitatore scoprir\u00e0 infinite possibilit\u00e0 ottiche: in un\u2019alternanza di inquadrature ardite, profondit\u00e0 di campo ridotta e inquadrature dall\u2019alto potr\u00e0 ammirare immagini astratte e minimaliste caratterizzate da una giustapposizione di colori brillanti e da forti contrasti, elementi che hanno reso Fontana un precursore in un mondo fotografico bianco e nero.\u00a0 E seppure temi come gli <em>skyline, i paesaggi e l&#8217;architettura urbana<\/em>, continuino a ricorrere rendendo vano qualsiasi tentativo di cronologia, Franco Fontana rinnova costantemente il suo lavoro. Dalla diapositiva alla polaroid al digitale, seguir\u00e0 gli sviluppi tecnici della fotografia continuando sempre a sperimentare. Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Franco Fontana apro il saggio dicendo : Posso affermare che \u00e8 direttamente connessa alla luce \u00e8 la questione del colore che in fotografia \u00e8 arrivata relativamente tardi: se pure sin dai primi decenni dalla scoperta del sistema fotografico non sono mai mancati esperimenti, con risultati anche apprezzabili, per cercare di impressionare e fissare immagini a colori, \u00e8 soltanto con la tecnologia degli ultimi decenni che si \u00e8 arrivati all\u2019uso del colore in fotografia come fenomeno diffuso. Si pu\u00f2 affermare che fino agli anni Cinquanta, e in Italia anche fino agli anni Sessanta, la storia della fotografia \u00e8 stata una storia in bianco e nero. La luce, e quindi i colori cos\u00ec come li percepisce la nostra retina, viene tradotta, attraverso il procedimento fisico-chimico della fotografia tradizionale in bianco e nero, in una vasta gamma di grigi, in una serie di tonalit\u00e0 dunque monocromatiche. Se volessimo mantenere i paragoni con le solite altre forme espressive saremmo tentati di dire che la fotografia in bianconero assomiglia di pi\u00f9 al disegno o all\u2019incisione e la fotografia a colori alla pittura. Ma le cose non stanno propriamente cos\u00ec: la critica della storia dell\u2019arte ha dimostrato che i concetti di linearit\u00e0, chiaroscuro e colore non sono facilmente identificabili in base a parametri grossolani \u2013 rappresentazione disegnata o colorata \u2013 ma rispondono ad altre pi\u00f9 complesse esigenze e modi espressivi. Pu\u00f2 accadere perci\u00f2 che anche un disegno, dunque una rappresentazione bidimensionale priva di colori, sia ricca di colore, trasformi cio\u00e8 il linearismo in chiaroscuro, in sfumato, in ombreggiatura che suggeriscono il colore molto pi\u00f9 di quanto non facciano a volte certi dipinti in cui il colore \u00e8 solo una patina colorata che riempie campi ben delineati . Cos\u00ec anche in fotografia l\u2019uso del bianconero o del colore deve rispondere a precise esigenze espressive e non essere mai gratuito: precisato che il primo secolo di vita della fotografia \u00e8 stato scritto sostanzialmente in bianconero e quindi con questa, per adesso, pi\u00f9 lunga parte di storia ci si deve confrontare, oggi che abbiamo la possibilit\u00e0 di utilizzare indifferentemente e a parit\u00e0 qualitativa l\u2019uno o l\u2019altro mezzo, si deve anche sgombrare il campo da alcuni banali pregiudizi. Il primo di questi vuole che la fotografia a colori sia pi\u00f9 realistica di quella in bianconero in quanto quest\u2019ultima tende a trasfigurare, ad astrarre, mentre la prima riproduce pi\u00f9 fedelmente la realt\u00e0 cos\u00ec come la percepiscono i nostri occhi. Invece, anche la riproduzione fotografica a colori fornisce sempre un\u2019immagine i cui colori sono alterati da una serie di variabili \u2013 la luce e la sua temperatura cromatica, la pellicola o il sensore, l\u2019esposizione \u2013 e inoltre c\u2019\u00e8 da aggiungere che una fotografia a colori, anche se eseguita il pi\u00f9 correttamente possibile da un punto di vista tecnico (ma esiste una modalit\u00e0 che si possa considerare corretta?) risponde sempre alle esigenze, alla sensibilit\u00e0 e alla cultura del fotografo in merito al colore. Si tratta dunque di una questione complessa alla quale si pu\u00f2 rispondere solo in modo complesso: parafrasando una celebre frase di Man Ray \u00abDipingo ci\u00f2 che non posso fotografare e fotografo ci\u00f2 che non posso dipingere\u00bb potremmo azzardare che si dovrebbe fotografare in bianconero ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fotografare a colori e si dovrebbe fotografare a colori ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fotografare in bianconero. Stabilire i termini di questa scelta \u00e8 compito del fotografo, che dovrebbe escludere i luoghi comuni sul maggiore o minore realismo dell\u2019una o dell\u2019altra forma d\u2019espressione. A sostegno di questa tesi, citiamo i reportage in bianconero di stampo neorealistico degli anni Cinquanta che appaiono molto pi\u00f9 aderenti alla realt\u00e0 visibile di altri successivi reportage a colori in cui la realt\u00e0 viene piegata o a mere esigenze editoriali, con colori quindi accentuatamente vistosi, o alle esigenze iperrealiste o di una lettura ironica del mondo. Nell\u2019introduzione al suo famoso libro Images \u00e0 la sauvette del 1952, Henri CartierBresson scriveva: \u00ab\u00c8 difficile sapere quali saranno gli sviluppi della fotografia a colori nel reportage, ma sicuramente richieder\u00e0 una maniera diversa di pensare, un approccio con la realt\u00e0 diverso da quello in bianconero\u00bb . Allo stesso modo un altro grande fotografo \u2013 impegnato pi\u00f9 sul fronte del paesaggio che non del reportage sociale \u2212 come Edward Weston qualche anno prima, nel 1947, scriveva: \u00abTante fotografie \u2013 come anche tanti dipinti \u2013 non sono altro che bianchi-eneri colorati. Il pregiudizio che tanti fotografi nutrono contro la fotografia a colori deriva dal fatto che non pensano al colore come forma\u00bb\u00a0 . La scelta tra le due possibilit\u00e0 si pone dunque come una scelta concettuale che deve coniugare le esigenze del contenuto con quelle formali: oggi la fotografia a colori, spinta anche dalla feroce concorrenza televisiva, ha preso il sopravvento sul tradizionale bianconero che pare relegato ai reportage impegnati o alla ricerca pi\u00f9 raffinata. Tuttavia, la manifesta attuale marginalit\u00e0 del bianconero in fotografia non soccombe completamente al predominio del colore, come \u00e8 accaduto in altre forme espressive, nel cinema, per esempio, dove da decenni ormai i film si fanno solo a colori con rare eccezioni per qualche film d\u2019autore. La stessa immagine televisiva degli ultimi dieci, venti anni ci ha abituati a questa rappresentazione rutilante, eccessiva, del mondo, che fa apparire quasi come reperti archeologici le immagini in bianconero. La storia della fotografia ha insegnato che il suo cammino per emanciparsi dalla pittura ed elaborare un linguaggio autonomo \u00e8 stato lungo e faticoso: intanto la diffusione del colore ha prodotto uno spostamento verso la fotografia oggettiva come reazione alle tentazioni verso pi\u00f9 superficiali suggestioni cromatiche. A distanza ormai di svariati decenni dall\u2019introduzione del colore a livello di massa si pu\u00f2 affermare che la fotografia a colori \u00e8 sufficientemente matura, tanto da aver dato luogo a diverse tendenze, le pi\u00f9 importanti delle quali non risultano pretestuose ma effettivamente bisognose del colore, per dare un ulteriore contributo alla descrizione fotografica del mondo. Per molto tempo fino a non molti anni fa e per certi aspetti ancora oggi la storiografia fotografica, a proposito dei linguaggi della fatale invenzione, si \u00e8 adagiata su un sistema di classificazione indubbiamente comodo basato sui cosiddetti generi fotografici: ritratto, paesaggio, reportage, moda e pubblicit\u00e0, nudo, ricerca formale e via dicendo. Sicuramente queste definizioni relative agli ambiti in cui i fotografi si muovono non sono campate in aria ma inevitabilmente tendono anche a semplificare, a incasellare i fotografi all\u2019interno appunto di un ambito ben definito che contribuisce a identificare immediatamente il lavoro di ogni autore. C\u2019\u00e8 da aggiungere anche che in effetti molti fotografi concentrano la maggior parte del loro lavoro su un solo ambito molto ben definito: tuttavia occorre anche precisare che il discorso \u00e8 molto pi\u00f9 complesso di quanto possa apparire a una prima ricognizione. Basti pensare ad alcuni ambiti apparentemente molto specializzati come la moda: un fotografo di moda deve essere anche un buon ritrattista, deve saper dialogare con il paesaggio, quando i servizi vengono svolti all\u2019esterno e non in studio, dove invece spesso deve trasformarsi in una sorta di bricoleur multifunzione: e saper essere dunque, oltre che un ottimo tecnico delle luci, scenografo e inventore di situazioni in cui spesso sono presenti richiami alla storia dell\u2019arte o quanto meno alla rappresentazione visiva delle persone. Lo stesso discorso vale per la fotografia di reportage che comprende, nello stesso tempo, i linguaggi del ritratto e del paesaggio, immersi nella immediatezza della cronaca o nella tranquillit\u00e0 di tempi lunghi. Molti aspetti del fare fotografia, in definitiva, si intrecciano contemporaneamente, destabilizzando le comuni credenze attorno alla separatezza e alla quasi impermeabilit\u00e0 dei generi fotografici. Su questo discorso relativo ai generi fotografici si innesta l\u2019uso del colore, che \u00e8 una questione relativamente recente, tenendo conto che gran parte della produzione fotografica fino agli anni Settanta \u00e8 stata declinata in bianco e nero, con poche eccezioni relative soprattutto ai servizi di tipo documentario naturalistico o di divulgazione turistica oppure di moda e pubblicit\u00e0. In particolare, soprattutto nell\u2019ambito del reportage e in genere nella fotografia cosiddetta di ricerca, il bianco e nero era la forma preferita e predominante. A partire dagli anni Settanta questo predominio comincia a incrinarsi e, soprattutto in alcuni ambiti come il paesaggio e la fotografia di ricerca artistica (ma lentamente anche nel reportage sociale in seguito all\u2019uso sempre pi\u00f9 diffuso del colore nelle riviste), il colore acquista uno spazio sempre pi\u00f9 importante arrivando, nel giro di pochi anni, a capovolgere a suo favore il rapporto con il bianco e nero. Il colore, come \u00e8 facilmente intuibile, pu\u00f2 essere declinato in molti modi diversi: da quello pi\u00f9 modulato su una descrizione discreta, orientato a rappresentare il reale visibile in modo quanto pi\u00f9 possibile neutro, con colori tesi a non prevaricare l\u2019immagine con la violenza dei cromatismi a quelli invece in cui il colore, per l\u2019importanza che assume nel fotogramma \u2012 sia come valenza cromatica che come importanza del suo segno cromatico \u2012 diventa protagonista della scena. Penso che tutto questo \u00a0ha avuto grande influenza nella fotografia contemporanea e in particolare in quella italiana e in particolar modo sul modo di fotografare di Franco Fontana. Tutto obbedisce al colore, e a una geometria che si fa sintesi nel caos dirompente degli elementi, come se attraverso il <em>chroma<\/em> si intendesse giungere al limite d\u2019una essenza impalpabile e vera.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:65.87868%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Franco-Fontana-1024x682.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000013090\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000013090\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Franco-Fontana.jpg?fit=1280%2C853&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,853\" data-comments-opened=\"0\" 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La fotografia \u00e8 un atto di conoscenza e, come \u00e8 stato detto, \u00e8 possedere quel che circola nella nostra coscienza. Il mondo, l\u2019esterno altro non \u00e8 che un medium che definisce ci\u00f2 che siamo. E in questo paradigma Fontana, scivolando alla radice di questa asserzione, fotografa il mondo che ha dentro di s\u00e9 come un atto liberatorio della creazione fotografica che, nel suo aspetto pi\u00f9 emancipato, rinuncia a ogni riproduzione della realt\u00e0: chi significa in fotografia non \u00e8 la fotografia stessa, \u00e8 il fotografo. Fontana \u00e8 un demiurgo. Non documenta, interpreta, egli vede per noi e ci consegna i paesaggi di un mondo ideale, logico, assente di contraddizioni. Il colore \u00e8 protagonista assoluto in una rivoluzione stilistica e contenutistica che ha sconvolto fin dalla sua comparsa il dogma imperante della fotografia in bianco e nero. I colori di Fontana sono vibranti, corposi e saturi di rimandi a suggestioni che aggiungono al paesaggio una sensualit\u00e0 antropomorfa. Le colline, i clivi come le alture sembrano respirino: che si muovano indicandoci l\u2019esistenza di uno spazio arcadico, affascinante e raggiungibile solo dalla nostalgia per la perfezione e in cui deflagra il lirismo poetico. Di lui un famoso collega ha detto che \u00e8 un \u201cpittoricista, non pittorialista, che \u00e8 ben altra cosa\u201d. Il razionalismo nelle fotografie di Franco Fontana dialoga con la poesia, operando una sintesi minimale che supera l\u2019incastro su cui \u00e8 chiusa un\u2019arte fotografica che tende a rappresentare la realt\u00e0 (la stessa tensione concettuale che attraversa il lavoro del bravissimo Alberto Selvestrel, che di Fontana e Luigi Ghirri ha assorbito la lezione e partorito un linguaggio autonomo). Fontana lavora, come gi\u00e0 espresso, \u201csull\u2019estrazione contenutistica dello spazio\u201d; e infatti le sue inquadrature, siano esse puntate su un paesaggio o nella spazialit\u00e0 costruita, sono cos\u00ec strette da liberare il contesto nel quale i soggetti sono innestati perch\u00e9 perdano definitivamente ogni riferimento con il reale. La realt\u00e0 dunque non \u00e8 un\u2019invenzione, ma il suo riassunto, cio\u00e8 quel che sedimenta negli occhi e nella mente di un fotografo: \u00e8 la sua estrazione. Ma l\u2019astrattismo \u00e8 appena accennato e ha una nota funzionale: ci\u00f2 che vediamo \u00e8 esattamente quello che \u00e8: una terra coltivata, \u201cvestita\u201d dal lavoro dell\u2019uomo, cos\u00ec come una nuvola sospesa nell\u2019orizzonte nel lontano ottico sono s\u00ec elementi riconoscibili ma irrobustiti fa una forte connotazione soggettivistica. Noi li vediamo, ne intercettiamo la forma, risuonano in noi come parole appena pronunciate, ci stordiscono come un idioma sconosciuto o ci seducono come occhi che visti una volta non si dimenticano pi\u00f9. Infine si pu\u00f2 dire che Franco Fontana \u00e8 un demiurgo, non documenta ma interpreta egli vede per noi e ci consegna i paesaggi di un mondo ideale, logico e assente di contraddizioni Il percorso espositivo si apre con una veduta grandangolare di Praga, usata come copertina della rivista Time Life e del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeinee con un ritratto di Franco Fontana realizzato da Giovanni Gastel. \u00a0Dopo una serie di scatti di paesaggi naturali ed urbani caratterizzati da una forte geometria e dall\u2019essenzialit\u00e0 degli elementi,introdotti da immagini che esaltano il colore bianco comeUrbano 1960, il visitatore giunge progressivamente alle opere rappresentative della <em>fotografia a colori negli anni 1960-1970<\/em>. A segnare la carriera del fotografo e la sua produzione artistica \u00e8 la pubblicazione nel 1978 del volume <em>Skyline. <\/em>Claude Nori relativamente al libro afferma <em>\u201ccon il suo radicalismo e il suo approccio puramente fotografico, ha contribuito ad aprire la strada alla nuova fotografia italiana\u201d<\/em>. In <em>Skyline<\/em> contrasti cromatici e colori vividi definiscono un nuovo approccio al paesaggio come il visitatore ha modo di scoprire nel corso della visita. Nella stessa sezione uno spazio \u00e8 dedicato ad accogliere alcuni vintage ritraenti soggetti vari come paesaggi urbani, frammenti, asfalti, automobili, e un nudo, NUDO 1969. La mostra prosegue con una serie di scatti di <em>paesaggi naturali<\/em> catturati nelle varie sfumature delle quattro stagioni: mare, neve e pianure verdeggianti che culminano nella celebre immagine Puglia 1978 precisamente divisa in due blocchi di colori vividi, azzurro intenso del cielo e giallo brillante del grano. Fontana, relativamente ai paesaggi afferma: <em>\u201c<\/em>Quando fotografo un paesaggio \u00e8 il paesaggio che entra dentro di me, si fa l\u2019autoritratto, cos\u00ec anch\u2019io diventi un \u2018paesaggio\u2019, per esprimermi al meglio.\u201d Il percorso di visita continua con fotografie che rappresentano il sapiente <em>studio sull\u2019ombra<\/em> del maestro. La sezione si apre con un vintage dalla serie Contact (pubblicazione di Ralph Gibson): nel 1979 Ralph Gibson invita i pi\u00f9 influenti fotografi dell\u2019epoca a contribuire al libro Contact Theory con un intero rullino in bianco e nero. Fontana accetta la sfida e sceglie come soggetto il Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana dell\u2019EUR creando opere memorabili caratterizzate da un\u2019atmosfera metafisica. Queste opere introducono una serie di rari scatti realizzati in Francia e in Asiache catturano persone in contesti urbani come Parigi 1994 e Tokio 1983. Nella stessa area il visitatore si immerge letteralmente in <em>piscina<\/em>, scoprendo l\u2019arte della fotografia negli spazi acquatici. Per Franco la piscina \u00e8 soprattutto un\u2019occasione per esaltare la bellezza delle forme femminili, in un vibrante elogio delle curve. Questa sensualit\u00e0 discreta trover\u00e0 nelle Polaroid la sua massima espressione. In mostra anche un\u2019incursione nella <em>vita privata<\/em> del maestro. In esposizione, infatti, una riproduzione dello studio di Fontana, caratterizzato da un insieme confuso di materiali, in netto contrasto con il minimalismo e l\u2019essenzialit\u00e0 delle sue fotografie ed arricchito da una video-intervista del fotografo. Fontana segue con interesse gli sviluppi tecnici della fotografia, sperimenta e acquisisce gli strumenti forniti dalla tecnologia per creare innovativi collage. Partendo dai paesaggi urbani e dalle strade, aggiunge personaggi e ombre, talvolta modificandone i colori e accentuandone i contrasti come in Houston 1986 dalla serie People. Il pubblico, a questo punto del percorso espositivo, ha la possibilit\u00e0 di scoprire le opere che enfatizzano lo stile iperrealista profondamente personale del maestro, in contrasto con le tendenze della Street Photography, per poi ammirare una serie di scatti dalla serie Luce Americana e Frammenti. Un\u2019area del percorso \u00e8 interamente dedicata all\u2019esposizione di <em>rare polaroid e polaroid transfer<\/em>utilizzate quali \u201cappunti visivi\u201d durante i vari reportage. In questo caso, l\u2019erotismo raggiunge la massima espressione; le immagini risultano morbide e meno nitide come in Nudo 1977. Il visitatore pu\u00f2, inoltre, ammirare un interessante video dedicato al tema del \u201ccolore\u201d, posizionato tra due scatti della serie Frammenti, Havana 2017. A seguiresono presentati alcuni scatti di <em>paesaggi urbani<\/em>, che comprendono le opere realizzate a Los Angeles dal 1979.\u00a0 <em>\u201cIl paesaggio urbano completa i miei paesaggi naturali. I muri dipinti delle case somigliano a dei campi arati o a dei campi di grano giallo\u201d<\/em>, afferma Fontana. Al centro della sezione successiva si alternano diverse opere dedicate all\u2019<em>autostrada, all\u2019asfalto, alle automobili<\/em>. Durante i suoi viaggi ama fotografare in movimento e, utilizzando un lungo tempo di esposizione, sintetizza e cattura in un unico scatto le linee delle strade come in Autostrada 1975. Dagli anni 70 fino ai giorni nostri, catturato da grafismi e da segni colorati che emergono dalla superficie nera, fotografa l\u2019asfalto e realizza opere esemplari come Asfalto 1990. In quest\u2019area, il pubblico avr\u00e0 la sensazione di camminare sull\u2019asfalto fotografato grazie a particolari <em>light box<\/em> con cinque stampe retroilluminate. Inoltre, \u00e8 possibile ammirare splendidi scatti di automobili che tanto affascinano il maestro per la loro forma e design e una meravigliosa video-installazione di cinque fotografie in sequenza, Modena 1978. Il visitatore avr\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di comprendere ulteriormente l\u2019importanza della strada per Fontana attraverso un video-book dedicato alle tre strade per eccellenza: la Route 66, la strada verso Compostela e la Via Appia. Quest\u2019ultima chiude la trilogia; \u00e8 la strada che non solo permette al fotografo di riscoprire i paesaggi a lui familiari che hanno caratterizzato la sua produzione, ma anche rafforza il legame del maestro con la citt\u00e0 di Roma e con il patrimonio della nostra civilt\u00e0. A seguire, viene presentato un autoritratto del fotografo arricchito dalla sua biografia e, proseguendo nella visita, \u00e8 possibile ammirare un interessante selezione di nudi femminili, le cui curve sono accentuate da veli e panneggi, accostati a fotografie delle statue del Cimitero di Staglieno, dalla serie Vita Nova. L\u2019ultima sezione della mostra, che si sviluppa lungo l\u2019esteso corridoio del museo, accoglie fotografie dedicate alla <em>moda<\/em>, alle numerose <em>pubblicit\u00e0<\/em> e realizzate in occasione di commissioni private. Le geometriche immagini dalla serie Artemide introducono un video-book del catalogo dei Dogi della Moda; e ancora, uno scatto, Ceramica 2010, introduce il visitatore ad un ulteriore video-book del volume Terra a Fuoco. Dopo l\u2019intensa esperienza di visita, il pubblico ha anche la possibilit\u00e0 di scoprire aspetti privati della vita del fotografo grazie all\u2019esposizione in vetrine di fotografie personali, vinili, altri oggetti per finire con le coloratissime immagini dalla campagna pubblicitaria pi\u00f9 recente di Sportmax del 2020. Accompagner\u00e0 la mostra il Catalogo edito da Contrasto.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Museo Ara Pacis di Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Fontana . Retrospective<\/p>\n\n\n\n<p>dal 13 Dicembre 2024 al 31 Agosto<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla&nbsp; Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Foto Allestimento Museo Ara Pacis Roma&nbsp; Mostra _Franco Fontana_Ph. Monkeys Video Lab<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 31 Agosto 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo dell\u2019Ara Pacis di Roma la mostra dedicata a Franco Fontana \u2013 Retrospective a cura di Jean-Luc Monterosso. L\u2019esposizione \u00e8 promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l\u2019organizzazione di Civita Mostre e Musei, Z\u00e8tema Progetto Cultura e Franco [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000013090,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000013085","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-giovanni-cardone","8":"tag-arte","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Franco-Fontana.jpg?fit=1280%2C853&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013085","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000013085"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013085\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000013091,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000013085\/revisions\/1000013091"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000013090"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000013085"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000013085"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000013085"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}