{"id":1000013078,"date":"2025-03-02T09:23:38","date_gmt":"2025-03-02T12:23:38","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013078"},"modified":"2025-03-02T09:23:40","modified_gmt":"2025-03-02T12:23:40","slug":"una-mostra-dedicata-ad-enzo-cucchi-lombra-vede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000013078","title":{"rendered":"Una mostra dedicata ad Enzo Cucchi. L\u2019Ombra Vede"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>al Museo Tattile Statale di Ancona<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 18 Maggio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra dedicata ad Enzo Cucchi &#8211; L\u2019ombra vede .&nbsp; Con il patrocinio di: Consiglio regionale delle Marche &#8211; Assemblea legislativa e Associazione Paesaggio Eccellenza. Con la collaborazione e il supporto di: Tactus per l\u2019arte contemporanea, Ministero della Cultura, Comune di Ancona, Opera Onlus Societ\u00e0 Cooperativa p.a., Liceo artistico E. Mannucci di Ancona, Comune di Senigallia, Comune di Morro d\u2019Alba, The Mole Caff\u00e8 letterario, Azienda Agricola Moroder. Si tratta di percorso multisensoriale e scenografico che offre al visitatore esperienza estetica unica e coinvolgente. Sono 42 le opere dell\u2019artista marchigiano: 4 disegni inediti e 38 sculture realizzate con materiali diversi: bronzo, marmo, ceramica, legno. Le opere sono dislocate in un ambiente suggestivo, con scenografie ispirate alla poetica dell\u2019artista. Una particolare grotta ospita tre sculture da scoprire al buio, unicamente attraverso le mani. L\u2019aia di campagna diventa luogo di socialit\u00e0, riflessione e conoscenza. L\u2019atelier dell\u2019artista ci trasporta nell\u2019ambiente dove nasce la creativit\u00e0 di Enzo Cucchi. Infine, uno spazio \u00e8 dedicato alla creativit\u00e0 del visitatore. La sua ricerca affonda le radici nella parola scritta e fiorisce in una miriade di segni, simboli e linguaggi espressivi. Come un alchimista ammalia e plasma la materia, come un narratore evoca storie, miti e luoghi. Non una classica retrospettiva, ma il ritratto inedito di un artista poliedrico e visionario che ha saputo mantenere nella diversit\u00e0 una coerenza tale da essere considerato un punto di riferimento imprescindibile anche per le giovani generazioni di artisti. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Enzo Cucchi e sulla Transavanguardia apro il mio saggio dicendo : Prendendo spunto dalle parole dello Storico dell\u2019Arte Flavio Caroli che disse : \u201cLa mostra fu suddivisa in quattro settori, Introiezioni, Archetipi, Alchimia, Eventi, ho scelto gli artisti che in Italia e all\u2019estero mi sono parsi entrare in questi quattro punti. Il primo si riferisce a quelle esperienze di introiezione della tecnologia, Spoldi per intenderci, il secondo si riferisce a ricerche piuttosto di scultura come Gene Higstein, Nicolas Pope; Alchimia raggruppa la tendenza di molti giovani artisti di estrarre lo spirito dalla materia attraverso un rapporto tattile e manuale con essa. Infine Eventi comprende gli artisti di eredit\u00e0 concettuale come Queechers. Continua Caroli stranamente questi giovani artisti non hanno padri, o forse ne hanno pi\u00f9 di uno. Infatti, cessato il meccanismo dell\u2019onda dopo onda, della tendenza che scavalca la tendenza, della moda che si impone, nel quale era direttamente individuabile una filiazione per canali cromosomici privilegiati, ci troviamo di fronte ad una specie di azzeramento della situazione, di orizzontalizzazione che permette a questi giovani di utilizzare senza complessi edipici le esperienze pi\u00f9 diverse, le tecniche pi\u00f9 disparate, in pratica di avere pi\u00f9 padri alla volta. Gli artisti del Nuovo Contesto usano indifferentemente la fotografia, il disegno, la pittura, il fumetto, l\u2019installazione senza alcun problema. Qui sta la novit\u00e0, e non si tratta pi\u00f9 di suddividere il loro lavoro per media utilizzati o per procedure di uso delle stesse. Ma Caroli afferma: anche questi artisti hanno dei padri precisi che si chiamano Schifano, Pascali, De Dominicis, Aldo Mondino e tanti altri erano della stessa generazione. Clemente ha cominciato anni fa con altre cose, anche Chia, poi anche il loro critico \u00e8 di un\u2019altra generazione, diversa dalla mia. Chia e Clemente circolavano gi\u00e0 nel \u201869-\u201970 e facevano parte dell\u2019ambiente romano. Un altro teorico molto attivo in questo periodo che io preso molto in considerazione&nbsp; in questo mio percorso storico- critico, \u00e8 Maurizio Calvesi, che con la mostra \u2018Buon giorno, fantasmi\u2019, analizza e raggruppa gli artisti che hanno della citazione un\u2019idea pi\u00f9 estrema. \u00c8 l\u2019inizio di una maniera di dipingere che trova nel passato tema e interlocutore, e che negli anni a seguire sar\u00e0 etichettata con svariati epiteti: Anacronismo, Pittura Colta, Ipermanierismo, Nuova Maniera Italiana ecc. Negli anacronisti , scrive Calvesi c\u2019\u00e8 la ricerca &nbsp;che si muove in direzione di una singolare forma di re-invenzione dell\u2019arte del passato, dove il modello storico &nbsp;che parte dal &nbsp;rinascimento passando per il manierismo per il barocco fino ad arrivare al neoclassicismo e romanticismo sembra rispondere ad una funzione uguale e contraria a quella che nei pittori delle avanguardie storiche, poteva avere il modello primitivistico, gli anacronisti riconoscono nella pittura o scultura occidentale dei grandi secoli trascorsi, e nel classicismo, la forma pi\u00f9 rigogliosa di manifestazione dell\u2019immaginario mitico un repertorio da rivisitare e rivivere, nell\u2019incontro tra memoria e coscienza. La tradizione, o l\u2019accademia che essi rifiutano \u00e8 la tradizione, divenuta accademica, delle avanguardie . Motivo conduttore in tutte le manifestazioni artistiche finora incontrate, e nel contempo diviene un legame &nbsp;fortissimo con la pittura del tempo e con la sua concettualit\u00e0, un connubio dovuto ad un\u2019eredit\u00e0, ovunque presente, ricevuta dagli anni \u201860-\u201970, la citazione diventa quasi un ready-made del passato. Per il solo fatto che l\u2019artista sceglie attua un\u2019operazione artistica. La citazione per\u00f2 pu\u00f2 a sua volta diventare spuria, un\u2019imitatio, alla latina, che porta in s\u00e9 i segni di un\u2019elaborazione che fa differire l\u2019oggetto scelto e rappresentato, come in L.H. O.O.Q. di Duchamp. Le operazioni concettuali dei decenni precedenti sembrano finalmente avere liberato la pittura dai fantasmi del manifesto, della riconoscibilit\u00e0 e della coerenza tecnica e formale. Poi ci fu l\u2019arrivo della Transavanguardia che come tutti noi sappiamo i punti di riferimento sono le principali mostre che via a via fecero conoscere gli artisti e infine decretarono il successo del gruppo in Italia e in Europa, e gli inquadramenti affidati agli interventi in catalogo dei curatori delle mostre stesse. Descriver\u00f2 la \u201cpoetica\u201d ovvero la parola che sempre fu sempre rifiutata dai transavanguardisti, contenute nei testi prodotti, a stretto contatto con i momenti espositivi, da Achille Bonito Oliva, il riconosciuto teorico del gruppo. L\u2019impostazione mi sembra la pi\u00f9 adatta a un primo approccio al tema mentre le pi\u00f9 vaste implicazioni teoriche connesse al rapporto tra la Transavanguardia e la cosiddetta \u201ccondizione postmoderna\u201d che verranno affrontati dai tentativi che saranno condotti storiograficamente da alcuni critici americani di indagare i rapporti tra estetica e postmodernit\u00e0. Premetto un solo dato a indicare la necessit\u00e0 di questo allargamento non \u00e8 un caso che proprio nel 1979, anno cruciale nel percorso di identificazione della Transavanguardia, venga pubblicato il saggio che segnala l\u2019ingresso delle societ\u00e0 occidentali in una fase storica nuova ovvero, la condizione postmoderna di Jean Francois Lyotard. Tutto questo forse mi permette di puntualizzare meglio la ricostruzione storica e critica del percorso espositivo degli artisti transavanguardisti va dalla fine degli anni settanta e met\u00e0 anni ottanta ovvero tra il 1978 e il 1984, cio\u00e8 dalla \u201cpreistoria\u201d del movimento fino alla sua definitiva e dell\u2019affermazione internazionale. Il percorso prende avvio per iniziativa di due coraggiosi galleristi, Emilio Mazzoli e Gian Enzo Sperone. E\u2019 proprio Mazzoli a curare la pubblicazione di quello che si pu\u00f2 considerare il primo testo teorico del gruppo,questo testo far\u00e0 da tramite per la prima importante sortita all\u2019estero di alcuni dei futuri transavanguardisti. Si tratta della mostra che si apre a Colonia nel 1979 presso la galleria di Paul Maenz col titolo \u2018Arte Cifra\u2019. vengono presentati sei artisti italiani tra cui : Sandro Chia, Francesco Clemente, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Nino Longobardi ed Ernesto Tatafiore, che insieme a Cucchi formeranno il gruppo di artisti della Transavanguardia . Questa mostra segna una tappa molto importante nel cammino del movimento non solo perch\u00e9 ne avvia l\u2019esordio europeo con la presentazione del curatore Wolfang Max Faust che propone un\u2019interpretazione di notevole impatto critico da cui le successive elaborazioni non prescinderanno . Riassumiamone i punti fondamentali evidenziando le opposizioni che li costituiscono innanzitutto il non costituirsi di questi artisti in un gruppo ed il conseguente rifiuto di considerarsi una Nuova-avanguardia denotando un\u2019opposizione con le avanguardie storiche. Quindi l\u2019emergere di un \u201csoggettivismo estremo\u201d nel \u201cvolgersi verso la propria persona quale luogo e centro di partenza del proprio linguaggio\u201d. Questo percorso verso la soggettivit\u00e0 va, secondo Faust, contestualizzato: esso nasce da una \u201clatente coscienza della crisi\u201d, dalla sensazione della fine di un\u2019epoca della storia mondiale, una crisi che si innesta sulla consapevolezza dei limiti dello sviluppo capitalistico, ma anche delle illusioni di un suo possibile rovesciamento . La parola chiave diventa \u201cdesiderio\u201d come frutto di concatenazioni complesse e ambivalenti di cui Faust non nasconde i pericoli di atteggiamenti \u201cregressivi\u201d. Sul pi\u00f9 stretto terreno della storiografia artistica Faust stabilisce un\u2019altra delle opposizioni fondanti delle teorie transavanguardistiche \u201cin fieri\u201d: quella con l\u2019Arte concettuale che aveva dominato gli anni sessanta e con la sua specifica configurazione italiana ovvero l\u2019Arte Povera . \u201cConcettualit\u00e0\u201d e \u201cpoverismo\u201d sono infatti ancora legate a una prospettiva progressista e illuminista, anche se un \u201cilluminismo poetico\u201d, guardano \u201cin avanti\u201d, perseguono una \u201cvolont\u00e0 di verit\u00e0\u201d che non cessa di postulare un utopico \u201ctelos\u201d. Verit\u00e0 e finalit\u00e0 rifiutate da questi artisti: all\u2019 \u201cintenzionalit\u00e0\u201d si oppone &nbsp;\u2018l\u2019intensit\u00e0\u2019, tutta giocata nel \u201cqui ed ora\u201d dell\u2019investimento pulsionale, capace di suscitare flussi energetici. A livello segnico loro strumento \u00e8 la cifra. Ma che cosa intende Faust con \u201ccifra\u201d? Un segno che si pone al di l\u00e0 della tirannica antitesi fra mimetico e simbolico. \u201cLa cifra permette un\u2019arte che non \u00e8 n\u00e9 apparenza , n\u00e9 conoscenza nascosta&nbsp; ma libero gioco di intensit\u00e0 e di ideali\u201d . Dobbiamo prendere in accurata e attenta considerazione questa definizione di Faust, vedremo, infatti, come questa componente ludica verr\u00e0 ampiamente sottolineata da Achille Bonito Oliva e come, aspetto ancora pi\u00f9 importante, questa libert\u00e0 si traduca in immagini sconcertanti e sorprendenti che giocano con figurazioni oniriche ed esperienze quotidiane, con concetti artistici e con variazioni iconografiche. \u201cAlla rigidit\u00e0 programmatica dell\u2019arte concettuale l\u2019Arte Cifra oppone opere in cui forme espressive esagerate si accompagnano a simboli resi convenzionali, elementi allegorici a gesti figurativi astratti\u201d, \u00e8 individuato qui un altro superamento: quello della antitesi astratto\/figurativo. Infine, concetto fra i pi\u00f9 importanti, Faust indica l\u2019aspetto che, nella sua inattualit\u00e0, era destinato a suscitare in alcuni critici la pi\u00f9 violenta opposizione: il ritorno alla pratica della pittura e del disegno. Disegnare e dipingere, la ripresa del rapporto artigianale con il materiale, permettono, secondo il critico, una spontaneit\u00e0 che in larga misura manca ai mezzi tecnici quali il video, il film o la fotografia. Contemporaneamente, questi procedimenti manuali permettono l\u2019elaborazione di una produzione artistica che in un processo continuo, unisce tra loro testa e mano, sicch\u00e9 l\u2019opera appare come un riflesso immediato di una coazione all\u2019espressione. La guerra alla tradizione duchampiana era apertamente dichiarata. Nello scritto di Wolfang Max Faust sono, a mio avviso, gi\u00e0 delineate, a tutti i livelli socio-politici, culturali, estetico-formali, le categorie teoriche fondanti in cui si collocher\u00e0 in maniera estesa e compiuta la Transavanguardia. Un\u2019ultima considerazione che Faust evochi a conclusione della sua pertinente analisi, come sfondo dell\u2019Arte Cifra, strategie e aspetti delle politiche della sinistra italiana&nbsp; mentre la terza via,ovvero il femminismo e l\u2019 emancipazione delle minoranze appare atteggiamento dettato dalla cautela preventiva di chi teme di essere tacciato come reazionario, cosa che puntualmente avvenne. In questo senso, come cautela di critico d\u2019arte, va interpretato secondo me il richiamo a Mario Merz, capofila dell\u2019Arte Povera, come autore con cui l\u2019Arte Cifra istituiva un confronto critico. La mostra di Colonia pu\u00f2 essere considerata la riuscita entrata in scena europea di alcuni artisti destinati ad entrare stabilmente nel novero dei transavanguardisti. Come abbiamo visto Arte Cifra \u00e8 il nome che Faust elabora per gli artisti in mostra, \u201cTransavanguardia\u201d \u00e8 la definizione che venne coniata di l\u00ec a poco dal critico che diverr\u00e0 il suo pi\u00f9 acuto e appassionato sostenitore, Achille Bonito Oliva. Le personalit\u00e0 artistiche che faranno parte stabilmente della Transavanguardia italiana furono: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino. Il testo pu\u00f2 ben considerarsi il \u201cmanifesto\u201d della Transavanguardia come movimento. Questa definizione che sarebbe certamente rifiutata dal critico poich\u00e9 rimanda immediatamente alle pratiche delle avanguardie novecentesche, costituisce senza dubbio il punto di riferimento decisivo per l\u2019approccio teorico al fenomeno. \u201cAncora oggi l\u2019intervento, il cui ruolo fu anche quello di legittimare teoricamente l\u2019incedere dei successivi eventi espositivi, viene indicato dalla critica quale espressione quintessenziale della ideologia artistica della Transavanguardia\u201d. Innanzi tutto quello che emerge fin dall\u2019inizio \u00e8 il tono di chi vuole proclamare una svolta ma, si badi bene, non in avanti, come proponeva l\u2019avanguardia, bens\u00ec, all\u2019indietro verso le \u201cragioni costitutive\u201d dell\u2019opera artistica. E\u2019 la riconquista di un \u201cpericoloso piacere\u201d: quello di \u201ctenere le mani in pasta\u201d, di un movimento nomadico che rifiuta un approdo definitivo, che non si reprime davanti a niente, neppure davanti alla storia. Segue un attacco estremamente duro all\u2019arte povera, almeno nelle sue espressioni teoriche, definita \u201crepressiva e masochista\u201d, incapace di sottrarsi alla censura imposta dalla dominante psicoanalisi freudiana. Non \u201cpovera\u201d ma \u201copulenta\u201d deve essere l\u2019arte, ricca cio\u00e8 di quella materia immaginale che procede come un flusso, zigzagante e discontinuo. Tale flusso \u00e8 ora sottratto a quella \u201ccoazione al nuovo\u201d di cui l\u2019avanguardia \u00e8 stata vittima, prodotto di un \u201cdarwinismo linguistico\u201d e di un evoluzionismo culturale perseguito con rigore puritano. A questa cattiva spinta in avanti la Transavanguardia oppone un percorso fatto di accelerazioni e rallentamenti, si volge ad un\u2019autonoma evoluzione interna. &nbsp;Alle poetiche di gruppo si sostituisce la ricerca individuale come salutare antidoto ai sovrastanti sistemi a vocazione totalitaria: ideologie politiche, psicoanalisi, scienze. Di fronte all\u2019austera immobilit\u00e0 del concetto produttivo, la Transavanguardia, afferma Achille Bonito Oliva, tende a far valere la soggettivit\u00e0 dell\u2019artista espressa attraverso le modalit\u00e0 interne del linguaggio: \u00e8, in sintesi, una \u201ccreativit\u00e0 nomade\u201d che non rifugge dal ricorso alle tecniche tradizionali, alla manualit\u00e0 sperimentale al richiamo al patrimonio del passato. Per questa arte vale l\u2019affermazione di Nietzsche: \u201cZarathustra non vuole perdere nulla del passato dell\u2019Umanit\u00e0, vuole gettare ogni cosa nel crogiolo.\u201d Si tratta di una nuova temporalit\u00e0 estetica che conduce a non avere nostalgia di niente, in quanto tutto \u00e8 continuamente raggiungibile senza pi\u00f9 categorie gerarchiche di presente e passato, come invece avveniva secondo la concezione lineare del tempo che era proprio delle avanguardie. La sintesi perfetta della posizione teorica espressa, pu\u00f2 riassumersi in questa frase: \u201cTrans-avanguardia significa assunzione di una posizione nomade che non aspetta nessun impegno definitivo, che non ha alcuna etica privilegiata se non quella di seguire i dettami di una temperatura mentale e materiale sincronica all\u2019istantaneit\u00e0 dell\u2019opera&nbsp; l\u2019arte degli anni settanta tende a riportare l\u2019opera nel luogo di una contemplazione appagante, dove la lontananza mitica, la distanza della contemplazione, si carica di erotismo e di energia tutta promanante dall\u2019intensit\u00e0 dell\u2019opera\u201d.Il movimento aveva ora un nome e i suoi componenti erano stati definitivamente individuati, infatti l\u2019articolo si conclude con una rassegna critica dei cinque artisti che avevano esposto alla collettiva di Acireale, la sua piattaforma era ora definita, seppure in prima battuta, con notevole forza teorica. In linea con quanto detto ad apertura di capitolo non ne indagher\u00f2 qui i presupposti estetico-filosofici, una sola anticipazione: non si pu\u00f2 non avvertire nel testo di Achille Bonito Oliva la presenza di due autori in quegli anni assai in voga: G. Deleuze, il cui L\u2019anti-edipo.&nbsp; da cui proviene l\u2019idea del liberatorio superamento del modello psicanalitico freudiano, nonch\u00e9 l\u2019affermazione di una soggettivit\u00e0 \u201cnomade\u201d o \u201crizomatica\u201d e R. Barthes&nbsp; da cui proviene l\u2019idea della necessit\u00e0 di ristabilire un rapporto di piacere fra l\u2019opera e il lettore o l\u2019osservatore, un piacere che non nasca dalla percezione della \u201cunicit\u00e0\u201d del segno, ma piuttosto da quella della pluralit\u00e0 di codici che intersecandosi ne determinano la forma. Ancora a Roland Barthes e in particolare al breve saggio L\u2019immaginazione del segno comparso nel 1962 sulla rivista Arguments, rimanda la propensione transavanguardista verso una produzione di segni \u201cmetonimici\u201d piuttosto che \u201cmetaforici\u201d . Cos\u00ec strutturato il movimento poteva riprendere con nuovo impeto il suo percorso espositivo all\u2019estero. Ci\u00f2 avvenne nuovamente in Germania dove troviamo l\u2019esistenza di fenomeni artistici affini. Artisti quali Anslem Kiefer, Georg Baselitz, Markus L\u00fcpertz, A. R. Penck, e Jorg Immendorf, di una generazione pi\u00f9 anziana rispetto ai trans-avanguardisti, e i cosidetti Neuen Wilden mostrano una produzione assimilabile a quella della Transavanguardia italiana. I cosiddetti \u201cNuovi Selvaggi\u201d tra i quali Helmut Middendorf, Rainer Fetting, Salom\u00e9, e i pittori pi\u00f9 anziani che vengono etichettati come neo-espressionisti, saranno spesso compagni di strada degli artisti italiani nelle mostre all\u2019estero e in patria, proprio per le affinit\u00e0 e le scelte di mezzi di produzione, disegno e pittura, come per il contenuto visivo delle opere. Si tratta di una mostra itinerante, le citt\u00e0 in cui si espose furono Bonn, Wolfsburg, Groningen fra Gennaio e Luglio 1980. La mostra, esclusivamente dedicata al disegno, viene curata da Margarethe Joachimsen, autrice assieme a Wolfang Max Faust e Achille Bonito Oliva dei saggi raccolti nel catalogo. Vi compaiono appunto disegni di quattro dei cinque transavanguardisti: Chia, Clemente, Cucchi e Paladino, l\u2019unico assente dunque \u00e8 De Maria. La mostra reca l\u2019inquietante ed enigmatico titolo \u2018Die Enthauptete Hand\u2019 seguito dal pi\u00f9 tranquillizzante sottotitolo 100 Zeichnungen aus Italien. Tradotto in italiano, il titolo \u00e8 \u2018La mano decapitata\u2019 sottotitolata 100 disegni italiani. Va subito messa in luce una caratteristica che differenzia questa mostra da Arte Cifra in quest\u2019ultimo caso la presenza di artisti che in seguito avrebbero seguito percorsi diversi, non consentiva la precisa individuazione di un gruppo. La mostra che si apriva a Bonn, invece, fatta salva l\u2019assenza di De Maria, poteva farlo e lo dichiarava apertamente nel sottotitolo italiano \u2018La Transavanguardia\u2019 nel disegno. C\u2019\u00e8 anche da rilevare che all\u2019altezza cronologica di Arte Cifra il movimento non aveva ancora ricevuto una definizione che lo identificasse e difatti i suoi presupposti estetici erano delineati per la prima volta, all\u2019 estero, nel catalogo stesso della mostra. Ora invece esisteva una denominazione, nonch\u00e9 una pi\u00f9 solida premessa teorica, rappresentata dall\u2019articolo scritto da Bonito Oliva sulla rivista \u201cFlash Art\u201d. Ognuno degli artisti presenti esponeva venticinque lavori, tutti su supporto cartaceo: acquarelli, inchiostri, pastelli, oli, polimaterici e soprattutto disegni. Questa precisa scelta offre l\u2019occasione di inquadrare con pi\u00f9 precisione una fondamentale caratteristica della pratica creativa degli esponenti della Transavanguardia, a cui si \u00e8 fin qui solo accennato. Si tratta invece di una delle pi\u00f9 vistose opzioni in opposizione alle varie declinazioni dell\u2019arte concettuale: il \u201criprendere in mano il pennello\u201d, il recupero delle pratiche pittoriche tradizionali come reazione al predominio dei mezzi tecnici extra-artistici di specie fotoelettronica. Un atteggiamento che oppone alla \u201ccoazione innovativa\u201d il recupero della tradizione, con annesso ricorso alla citazione, alla retrospezione e a quella che Renato Barilli chiamer\u00e0 \u201cripetizione differente\u201d. Un\u2019operazione che il critico bolognese paragona a quella compiuta da Giorgio De Chirico negli anni trenta del Novecento e che viene analizzata, all\u2019interno della dialettica delle opposizioni bipolari, teorizzata da Heinrich Wolfllin, come una sorta di inevitabile movimento pendolare nella dialettica della forma artistica. \u201cIn una situazione di progressivo cambio di rotta, la necessit\u00e0 di ripristinare e riqualificare una pratica disegnativa neo-iconica, si configurava certamente quale antagonistica risposta a molta ormai svigorita cultura concettuale&nbsp; scegliere di esordire collettivamente mediante una simile tecnica significava porre in evidenza i fondamenti linguistici e l\u2019alfabeto segnico che avrebbero costruito il linguaggio dell\u2019imminente sensibilit\u00e0, le cellule che avrebbero fornito il corpo della nuova pittura. E\u2019 un punto che va ribadito a rischio di incorrere in qualche ripetizione, la Transavanguardia persegue la riqualificazione di formule espressive iconiche e dei tradizionali media tecnici. Lo fa inoltre non per amore di contrapposizione ma perch\u00e9 quelle tecniche sono coerenti con un ritrovato desiderio di individualit\u00e0 e con la ricerca espressiva di una soggettivit\u00e0 ovviamente declinata, come si \u00e8 gi\u00e0 notato, secondo il paradigma \u201cnomadico\u201d o \u201crizomatico\u201d di derivazione deleuziana. In effetti il disegno garantiva \u201cla possibilit\u00e0 di pervenire a quel microcosmo, a quella sensibilit\u00e0 intima e privata che si palesa all\u2019artista su una superficie di contenute dimensioni\u201d. L\u2019adozione poi dell\u2019antichissima tecnica del disegno \u201c\u00e8 caratterizzata da un atteggiamento non restaurativo, anzi spiccatamente antiaccademico, in cui il carattere di fugace intuizione, di spontaneo spirito vitale e dionisiaco sono divenute cifre qualificanti\u201d. &nbsp;In questa mostra si confrontano artisti di diversa provenienza, non pu\u00f2 essere considerata una tappa nel cammino espositivo della Transavanguardia. Emergono poi dai disegni della \u2018Mano decapitata\u2019 altri concetti fondanti e in particolare quello dell\u2019opera come frammento irriducibile a qualsiasi totalit\u00e0 &nbsp;e in particolare a quelle aborrite totalit\u00e0 rappresentate dalle ideologie politiche o dalla psicanalisi freudianamente intesa. Immagini dunque \u201ccostruite a sbalzi\u201d, fuori da ogni prestabilita progettualit\u00e0, esenti da ogni \u201carrogante volont\u00e0 di restituire una qualsiasi visione unitaria del mondo\u201d. Veniamo ora al problema posto dal titolo della mostra \u2018La mano decapitata\u2019. Un problema infatti perch\u00e9 questa metafora sembra in contraddizione con la dichiarata volont\u00e0 di recuperare la manualit\u00e0 nell\u2019operare artistico, pi\u00f9 volte affermata da Bonito Oliva: \u201cQuesti artisti hanno dovuto farsi ricrescere le mani e imparare a utilizzarle\u201d. Ne consegue che il suo senso andrebbe paradossalmente rovesciato: il taglio della mano \u00e8 via per l\u2019acquisizione di \u201cmolteplici mani\u201d rappresentanti di una salutare volubilit\u00e0 e incoerenza. Con un\u2019altra sfumatura interpretativa si pu\u00f2 intendere la metafora come indicazione di una liberazione dai vecchi fardelli e recupero di una manualit\u00e0 aperta al piacere del libero gioco pulsionale e quindi liberata dal controllo razionale (de\/capitata appunto). Va, tuttavia, detto che il nostro critico conclude con la cauta affermazione secondo cui \u201cLa mano decapitata continua a porsi come metafora cangiante e notturna, ambigua e sfuggente \u201d Avendo ampiamente utilizzato il testo di Belloni in quanto capace di cogliere con precisione il senso e il valore della mostra, mi limiter\u00f2 ora ad alcuni accenni ai due contributi contenuti nel catalogo e dovuti ad Achille Bonito Oliva e W.M. Faust. L\u2019intervento di Achille Bonito Oliva dal significativo titolo di Una nuova soggettivit\u00e0 con ironico rovesciamento dell\u2019etichetta della corrente avanguardista tedesca \u201cNuova oggettivit\u00e0\u201d ripercorre concetti basilari della \u201cnon-poetica\u201d della Transavanguardia soggettivit\u00e0, frantumazione, accidentalit\u00e0, transitoriet\u00e0, mobilit\u00e0, pulsione, piacere, rifiuto di ogni blocco ideologico, compresenza di comico e drammatico. Sembra utile piuttosto che soffermarci su questi concetti citare per intero un brano in cui, applicando la sua nozione di \u201ccritica creativa\u201d, Achille Bonito Oliva sottopone il testo a un impulso bulimico e ludico che pare rimandare a certi cataloghi joyciani \u00e8 un autore del resto caro al nostro critico e da lui spesso contrapposto nel consueto gioco di antitesi al meno amato Proust. \u201cIl disegno nei lavori di Chia, Clemente, Cucchi e Paladino \u00e8 segno, frego, immagine, effigie, linea, abbozzo, arabesco, paesaggio, pianta, diagramma, profilo, silhouette, vignetta, illustrazione, figura, scorcio, stampa, spaccato, bozzetto, calco, caricatura, chiaroscuro, graffito, incisione, mappa, litografia, pastello, acquaforte, xilografia. Gli strumenti possono essere: carboncino, matita, penna, pennello, lapis, compasso, tiralinee, squadra, pantografo, regolo, riga, sfumino, stampino. Il processo pu\u00f2 essere: arabescale, calcare, comporre, copiare, cancellare, correggere, lucidare, ricavare. Nel catalogo W. M. Faust ripropone come elemento unificante delle opere esposte il concetto di \u201cCifra\u201d, nozione, come abbiamo visto, coniata dal critico per il suo intervento nel catalogo della mostra di Colonia e qui ulteriormente investigata come quel segno in cui confluisce \u201cuna forza emozionale-intellettuale che come tale non pu\u00f2 essere n\u00e9 vissuta n\u00e9 esperita dall\u2019osservatore\u201d. La \u201cCifra\u201d \u00e8 il segno in cui si esprime \u201cl\u2019economia del desiderio\u201d e il portato di un\u2019attivit\u00e0 estetica resa necessaria da un\u2019impellenza quasi biologica e qui il critico tedesco convoca come garanti Deleuze, Guattari, Foucault e, per la prima volta, Lyotard il teorico della \u201ccondizione postmoderna\u201d. &nbsp;Questa apertura all\u2019 \u201ceconomia del desiderio\u201d si esplica in una pluralit\u00e0 nomadica degli stili che non esita a rivolgersi al patrimonio antico-museale: \u201cil repertorio delle forme di espressione possiede una sconcertante immortalit\u00e0 alle forme figurative del passato si affiancano elementi figurativi dell\u2019estetica del presente&nbsp; l\u2019eclettismo \u00e8 apertamente contrapposto a un concetto consunto di originalit\u00e0 anche il principio dell\u2019innovazione \u00e8 in larga misura abrogato\u201d. Abrogazione dell\u2019unit\u00e0 dell\u2019opera e dell\u2019unit\u00e0 del soggetto vanno di pari passo. La trasferta tedesca segna un ulteriore passo in avanti nella consapevolezza degli artisti del gruppo. La loro notoriet\u00e0 \u00e8 in crescita, la base teorica si va ampliando e definendo mentre si sta poi compiendo l\u2019aggancio con quelle correnti del pensiero europeo che partendo dalla rivalutazione di Nietzsche e Martin Heidegger conducono una serrata critica dello storicismo verso esiti di decostruzionismo e di pensiero debole. Si tratta di un clima generale a cui in maniera generica verr\u00e0 applicata l\u2019etichetta di \u201cpostmodernit\u00e0\u201d. Nell\u2019ambito del postmoderno, si stabilisce un clima generale che trascina il giovane movimento verso la sua definitiva consacrazione in patria. Essa non si fa attendere e si realizza nello stesso 1980 della Biennale di Venezia. Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann curano, ai Magazzini del sale a Dorsoduro, una mostra che presenta la nuova generazione artistica sotto l\u2019etichetta Aperto, si tratta in realt\u00e0 di una sezione della mostra generale denominata L\u2019arte negli anni \u201970. Aperto abbina artisti di diverse nazionalit\u00e0 e si erge come un una nuova iniziativa, una sezione speciale per giovani artisti che verr\u00e0 ripetuta in molte edizioni successive. Proprio in questa sezione fecero la loro apparizione alla Biennale i cinque protagonisti della Transavanguardia, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Domenico (detto Mimmo) Paladino. Bonito Oliva sintetizza il senso dell\u2019esposizione in un intervento pubblicato nel catalogo XXXIX Biennale di Venezia denominato curiosamente \u2018Aperto \u201980\u2019 e quindi orientato verso il nuovo decennio. Nel testo il critico riconduce il senso dell\u2019 esposizione alla concezione da lui stesso delineata nella costruzione delle teorie a sostegno della Transavanguardia. La nuova tendenza \u00e8 costituita dalla produzione artistica avviata negli anni settanta che, alla soglia degli anni ottanta, si manifesta come il superamento dei procedimenti legati alla tradizione dell\u2019avanguardia e allo sviluppo lineare da essa propugnato. Si propone invece un attraversamento incessante di attualit\u00e0 e inattualit\u00e0, con il recupero dell\u2019immagine secondo modalit\u00e0 prevalentemente metonimiche prodotte con gli strumenti tradizionali dell\u2019arte. \u201cNegli ultimi anni \u00e8 subentrata una diversa mentalit\u00e0, pi\u00f9 legata alle emozioni intense dell\u2019individualit\u00e0 e di una pittura che ritrova il suo valore all\u2019interno dei propri procedimenti\u201d. Bonito Oliva enfatizza l\u2019utilizzo dell\u2019espressione, di una vena ironica e giocosa, e infine individua nel \u201ctransavanguardismo\u201d il carattere prevalente nella situazione italiana. Dicendo :\u201cIl carattere antropologico dell\u2019arte europea comporta un lavoro che non tiene conto della dimensione dell\u2019opera, a favore di un prodotto che si d\u00e0 come frammento, come sintomo di un\u2019identit\u00e0, quella dell\u2019artista, che certamente non si lascia catturare dal linguaggio adoperato. La situazione europea trova delle differenziazioni ulteriori a seconda dell\u2019area geografica e culturale. La situazione italiana \u00e8 caratterizzata dalla \u201cTransavanguardia\u201d che assume l\u2019opera come luogo della transizione, del passaggio da uno stile all\u2019altro, senza mai fissarsi su uno schema fisso\u201d. Da questa premessa egli instaura una decisa contrapposizione fra artisti europei e artisti americani. Se i primi, grazie al possesso di una storia dell\u2019arte pi\u00f9 stratificata e differenziata possono assumere verso il linguaggio \u201cun rapporto pi\u00f9 mobile e meno poggiante sull\u2019identificazione\u201d, i secondi sono caratterizzati in relazione alla loro tradizione puritana, da una Maggiore identificazione col proprio spazio operativo. &nbsp;A questo punto Bonito Oliva fa una diversificazione nell\u2019arte americana e la definisce a seconda di due aree di influenza ed afferma che: \u201cL\u2019area americana \u00e8 divisa da uno spartiacque che delimita la produzione dell\u2019East coast da quella della West coast. L\u2019arte californiana, aveva per molti anni prodotto lavori giocati sulla manualit\u00e0 e sulla plasticit\u00e0, ora \u00e8 rivolta prevalentemente verso la ricerca ambientale, giocata sulle istallazioni e su nuove relazioni spaziali. L\u2019arte newyorkese ha smaltito il surplus di geometria e riduzionismo legato alle esperienze concettuale e minimal. Ora \u00e8 indirizzata verso il recupero della manualit\u00e0 pittorica, della figurazione, della decorazione e della ripetizione ornamentale\u201d. Come possiamo notare il critico italiano \u00e8 ben informato sulle vicende artistiche di oltreoceano, il confronto di queste con l\u2019arte europea non gli \u00e8 nuovo. Nel lontano 1976 Bonito Oliva aveva scritto un saggio chiamato Europe\/America, the different Avant-garde. Nel testo l\u2019autore esaminava le ricerche artistiche europee e americane dagli anni del secondo dopoguerra fino ad arrivare a Beuys e Warhol. Si trattava allora di confrontare la creazione artistica di entrambi i continenti e ricavarne le differenze. Nella Biennale del 1980, si presentano nel padiglione americano una serie di artisti che troveremo accostati ai transavanguardisti italiani in mostre e articoli a venire sulle pagine di riviste e quotidiani specializzati. Possiamo citare Susan Rothenberg e Robert Zakanich. Inoltre c\u2019\u00e8 anche una grande retrospettiva di un importante artista pittore, Balthus. E infine nel padiglione Tedesco sono presenti Anselm Kiefer e Georg Bazelitz. Quindi le scelte espositive della mostra evidenziano l\u2019interesse dei curatori a dare spazio a correnti pittoriche. In conclusione vorrei riassumere questo complesso concettuale in una serie di opposizioni binarie, in cui il primo termine caratterizza il clima artistico dominante negli anni sessanta e il secondo quello dominante nella seconda met\u00e0 degli anni settanta per poi esplodere nella Transavanguardia. &nbsp;In questo percorso espositivo tante sono le personalit\u00e0 differenti, in dialogo fin da quegli anni fianco a fianco nelle grandi mostre internazionali; dalla Biennale di Venezia a Documenta di Kassel o in mostre che hanno segnato la storia dell\u2019arte a partire dagli anni Settanta. Va ricordato, in questo frangente, come gli Anni Ottanta assistano alla nascita di un nuovo \u201csistema dell\u2019arte\u201d che unisce le grandi gallerie di New York, Colonia, Zurigo alle gallerie delle citt\u00e0 italiane come Modena, Napoli, Milano o Torino in un tessuto italiano particolarmente vitale ed attivo, anche nella sua provincia. Con dei contraltari di natura trasversale, di quel milieu legato alle grandi sperimentazioni e alla cultura \u201caltra\u201d milanese, la mostra d\u00e0 conto anche del rientro in Italia di protagonisti di quegli anni come Mimmo Rotella o Valerio Adami o di quella figura di grande intellettuale, traduttore, critico che fu Emilio Tadini. Infine penso ad Enrico Baj la mostra dedica un\u2019intera sala costruita su quattro rari dipinti &nbsp;che fanno parte della collezione Intesa Sanpaolo, realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che accompagnano il visitatore in una maturazione del linguaggio pittorico e del meccanismo creativo dell\u2019artista, per condurlo poi allo spettacolare Il mondo delle idee: una tela di 19 metri di lunghezza, dipinta a spray, quasi un graffito contemporaneo eseguito nel 1983 e oggi di sorprendente attualit\u00e0. Contemporaneamente alla mostra verr\u00e0 pubblicato e distribuito un numero speciale della rivista \u201cFlash Art\u201d, che in nuova veste riunir\u00e0 articoli, interviste, documenti legati agli artisti in mostra e che restituir\u00e0 la ricchezza critica di quegli anni Ottanta di cui come rivista fu uno degli strumenti fondamentali della cultura artistica italiana ed internazionale. L\u2019arte pu\u00f2 essere un\u2019ostetrica di anime. Ed il lavoro che dovrebbe condurre alla nascita di un\u2019 illuminazione quasi metafisica ha un suo vero e proprio processo di gestazione. Tutti coloro che s\u2019imbattono in una creazione artistica se recettivi, possono davvero dire d\u2019aver vissuto un\u2019esperienza unica come unica \u00e9 l\u2019idea alla base del \u201cfulmine creativo\u201ddi un pittore o di uno scultore. E la ricerca di quest\u2019illuminazione \u00e9, al tempo stesso, destabilizzante e feconda di risultati. Essa potr\u00e0 essere pi\u00f9 o meno deflagrante e potente a seconda delle \u201cculle spirituali\u201dche andr\u00e0 a visitare. I nostri giorni, ritmati e veloci, confusi ed ombrosi, complicati e dispersivi, hanno offerto ed offrono il territorio ideale ad una sperimentazione artistica nata sul finire degli anni \u201870 ormai nota col nome di Transavanguardia. Tale neologismo fu coniato dal critico d\u2019arte Achille Bonito Oliva nel 1979, per individuare un gruppo di artisti ( la \u201cmagnifica cinquina\u201d: Chia, Clemente, Cucchi, De Maria e Paladino ) che, opponendosi ai movimenti \u201ctotalizzanti\u201ddegli anni precedenti (Arte Povera e Concettuale) cercava un recupero ed una continuit\u00e0 con le sorgenti sotterranee che avevano alimentato movimenti delle avanguardie come l\u2019Espressionismo, i Fauve, la Pittura Metafisica. La Transavanguardia, elogio dell\u2019incertezza, contempla un ritorno alla soggettivit\u00e0 dell\u2019individuo, inteso come una ripresa consapevole del suo mondo emotivo e della sua interiorit\u00e0, della sua finitezza e particolarit\u00e0. Infatti, all\u2019infallibilit\u00e0 ed al rigore e minimalismo delle correnti artistiche precedenti si contrappongono, ora, la complessit\u00e0 e l\u2019incertezza ed anche la rappresentazione dell\u2019istinto.&nbsp;Achille Bonito Oliva cos\u00ec spiega : \u201cl\u2019artista della Transavanguardia ha frantumato gli occhiali che gli proteggevano la vista, la lente che gliela rendeva unitaria, per accedere invece ad uno sguardo frammentario e delirante, relativo ed indifferente\u201d. Visitatissima a Roma fu, alla Galleria del Teatro India tra i capannoni industriali dell\u2019ex Mira Lanza e le canne che crescono selvatiche sulle rive del Tevere, la mostra tenuta nel maggio 2000 da Enzo Cucchi. L\u2019artista marchigiano ha un percorso artistico assai particolare e poliedrico. Il suo approdo iniziale fu la poesia. Solo in un secondo momento, al poetico fraseggio sceglier\u00e0 il pennellare. E da allora, tantissime tele intrise di mito e di visoni oniriche sono state regalate alla collettivit\u00e0. I suoi quadri hanno spesso temi ripresi dalla classicit\u00e0 e dalla natura ( animali, teste, teschi, paesaggi, mare) ed i colori sono squillanti e di forte impatto visivo. Spesso Cucchi include nei dipinti anche oggetti : dapprima cocci di ceramica (come in \u201cLe case vanno indietro\u201d, 1979 ), successivamente altri materiali ( legno e ferro ). Ama le commistioni di generi che siano sempre e comunque espressioni d\u2019istinto come lo \u00e8 la sua pittura &#8211; \u201cquel poco che conosciamo &#8211; dichiara l\u2019artista &#8211; sono le cose che ci circondano : e sono queste ad essere al centro della mia riflessione d\u2019artista. Io non interpreto la realt\u00e0 : mi pongo in uno stato di attenzione, per riuscire a captare emozioni capaci di far scoccare la giusta scintilla\u201d(Cucchi, in \u201cStile\u201d, marzo 2002). Vede la pittura come una puttana &#8211; \u201cnon riesco a staccarmi dalla tela, dal pennello, dai colori &#8211; dichiara convinto &#8211; la pittura \u00e8 una puttana, perch\u00e9 quando ti prende non puoi pi\u00f9 lasciarla, non puoi ignorare il suo richiamo. Devi cedere\u201d. Puttana, sirena, incantatrice forza magnetica che trascina e che avviluppa sensi e spirito. I suoi tratti sono asciutti, i gesti immediati, le forme accennate che quasi indietreggiano per lasciar spazio alla stesura cromatica. Negli ultimi dipinti c\u2019\u00e8 un recupero di luoghi fisici dove avviene il contatto pi\u00f9 diretto con la realt\u00e0, che \u00e8 elemento primordiale capace d\u2019annullare rumori ed\u2019avvolgere come il liquido materno, perch\u00e9 sott\u2019acqua tutto si fa pi\u00f9 grande, come i pensieri di notte e si vive quindi in una dimensione d\u2019intensit\u00e0 amplificata, proiettata verso l\u2019interno del corpo. Le tele sono spesso enormi, hanno dimensioni anomale ed \u00e8 qui che il colore di Cucchi vive e si accende. Le pennellate colorate comunicano luce, emozione, intensit\u00e0 e stato d\u2019animo. E il solo gesto di usarle, di guidarle nella rincorsa all\u2019Idea per renderla poi palese, sono sicuramente il risultato di una seduzione. Le pennellate di Cucchi transitano nelle sue tele con intenti sempre diversi,mai monotoni o ripetitivi: a volte sono seducenti, altre volte criptiche, altre volte ancora generano una malia che incanta e obnubila come il canto di una sirena. Lo studio,le tele,i barattoli di colore,i pennelli e le spatole:sono questi gli strumenti antichi di una pittura che si fa contemporanea attraverso un approccio profondamente nuovo ed una dedizione totale. Sono lavori che,in qualche modo, disturbano la \u201ccalma\u201ddi una certa pittura, improntata al rispetto di regole tecniche ed iconografiche rigide e poco creative, sicuramente di qualit\u00e0, ma che, forse, poco dicono ad e di un uomo del XXI secolo. I lavori di Cucchi sono un inno alla ricerca di s\u00e9, degli anfratti pi\u00f9 remoti dello spirito e, cercando la strada della luce, partono da dove la luce porta luce : la terra. Dalla materia, dalle dune di un colle, dalle fiamme di un fuoco, da un animale girovago s\u2019apre la strada dell\u2019avventura nella vita. E congedandomi da questo artista scelgo un lascito a lui familiare : la poesia. La mostra si apre con un gruppo di sculture modellate in marmi neri, bianchi, rosa, poste su basi immaginate dall\u2019artista per esaltarne la dimensione spaziale. Queste opere si modificano inaspettatamente in una metamorfosi continua, con putti che trasformano volti in teschi e personaggi che si trasfigurano in visi di anziani dalle lunghe barbe, in una costante riflessione sul tema del passaggio del tempo. In contrasto con questa sorta di memento mori, l\u2019opera America (2016), un grande volto dall\u2019espressione scanzonata incorniciato in un medaglione, sembra invitare ad attraversare la mostra con ironia e leggerezza. Al di l\u00e0 della vetrata, Religione (2013), un vascello in bronzo lungo oltre un metro, \u00e8 sospeso in aria all\u2019esterno della galleria e sembra indirizzare lo sguardo verso mete lontane. Il Cucchi narratore di miti e racconti emerge con forza in una serie di dipinti di grandi formati: Trasporto di Roma (1991), che per la prima volta esce dalla Pinacoteca di Ancona, La Citt\u00e0 Incantata (1986) e Miracolo della Neve (1986), opera che richiama una delle funzioni pi\u00f9 antiche dell\u2019arte, ovvero quella di tramandare storie e i misteri della religione. In questi lavori, elementi ceramici o metallici, inseriti come estensione dell\u2019immagine al di l\u00e0 dello spazio pittorico, trasformano l\u2019opera in un ibrido tra pittura e scultura, nella pi\u00f9 assoluta libert\u00e0 di linguaggi espressivi. Una particolare grotta ospita tre sculture da scoprire al buio, unicamente attraverso le mani. L\u2019aia di campagna diventa luogo di socialit\u00e0, riflessione e conoscenza. L\u2019atelier dell\u2019artista ci trasporta nell\u2019ambiente dove nasce la creativit\u00e0 di Enzo Cucchi. Infine, uno spazio \u00e8 dedicato alla creativit\u00e0 del visitatore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.72424%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/IMG_5111-1024x768.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000013082\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000013082\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/IMG_5111.jpg?fit=1400%2C1050&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1400,1050\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 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Gi\u00e0 dalla fine degli anni Settanta l\u2019artista, trasferitosi a Roma e abbandonata momentaneamente la poesia per dedicarsi quasi esclusivamente alle arti visive, entra in contatto con gli artisti Francesco Clemente e Sandro Chia, con i quali instaurer\u00e0 uno scambio dialettico ed intellettuale. La pittura \u00e8 per Enzo Cucchi mezzo di aggregazione di pi\u00f9 forme, di pi\u00f9 concetti, di pi\u00f9 materiali, si avvale dell\u2019espressione invasiva del gesto, attraverso il quale la tela assurge a ricettacolo di immagini e pensieri, veicoli di un discorso frastagliato in mille sospensioni. La presenza di simboli disparati, di matrice classica o onirica, strappati all\u2019attualit\u00e0 o alla memoria, si sovrappongono e dialogano sul tessuto cromatico da cui sembrano, in concomitanza, emergere. La perdita delle coordinate spazio temporali e l\u2019incursione continua nel territorio culturale e in quello delle emozioni, coincidono con un indisciplinato uso dei colori, addensati, poi stirati, violenti, poi accennati, e con una sperimentazione ad ampio raggio delle tecniche artistiche, dalla pittura alla ceramica, al mosaico, al bronzo. L\u2019interesse per l\u2019interazione tra arti e discipline diverse ha portato, infatti, l\u2019artista a muoversi in ambiti diversi (dalle arti visive all\u2019architettura, al design, alla moda), e a cogliere l\u2019importanza e la fertilit\u00e0 di alcuni incontri. Enzo Cucchi ha realizzato numerose mostre personali, e ha preso parte a mostre collettive, nei pi\u00f9 importanti spazi espositivi italiani e stranieri come la Kunsthalle di Basilea, il Solomon R. Guggenheim di New York, la Tate Gallery di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Castello di Rivoli, Rivoli (To), il Palazzo Reale di Milano, il Sezon Museum of Art di Tokyo, l\u2019Accademia di Francia a Roma \u2013 Villa Medici, Il Mus\u00e8e d\u2019art modern di Saint-Etienne Metropole. Ha partecipato inoltre alle rassegne d\u2019arte contemporanea pi\u00f9 significative a livello internazionale tra cui La Biennale Internazionale d\u2019arte di Venezia, Documenta a Kassel, la Quadriennale d\u2019Arte di Roma. Le sue opere si trovano nelle maggiori collezioni museali del mondo e nelle pi\u00f9 prestigiose collezioni private nazionali e internazionali. Nel 2007 il Museo Correr di Venezia ha celebrato l\u2019opera di Enzo Cucchi dedicandogli una mostra monografica inauguratasi in concomitanza con l\u2019apertura della 52a Biennale Internazionale d\u2019arte. L\u2019archivio ufficiale di Enzo Cucchi \u00e8 consultabile presso il Castello di Rivoli \u2013 Museo d\u2019Arte Contemporanea, Rivoli (To).<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Tattile Statale Omero di Ancona<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo Cucchi . L\u2019ombra vede<\/p>\n\n\n\n<p>dal 17 Dicembre 2024 al 18 Maggio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec al Sabato dalle ore 16.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00 ( e Festivi)<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo Cucchi. L\u2019ombra vede, veduta della mostra, Museo Tattile Omero, Ancona<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>al Museo Tattile Statale di Ancona Giovanni Cardone Fino al 18 Maggio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra dedicata ad Enzo Cucchi &#8211; L\u2019ombra vede .&nbsp; Con il patrocinio di: Consiglio regionale delle Marche &#8211; Assemblea legislativa e Associazione Paesaggio Eccellenza. 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