{"id":1000012864,"date":"2025-02-26T16:49:48","date_gmt":"2025-02-26T19:49:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012864"},"modified":"2025-02-26T16:49:50","modified_gmt":"2025-02-26T19:49:50","slug":"animali-quelli-piu-brutti-sono-condannati-allestinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012864","title":{"rendered":"Animali, quelli pi\u00f9 &#8216;brutti&#8217; sono condannati all&#8217;estinzione"},"content":{"rendered":"\n<p>Se sei brutto ti tirano le pietre&#8230; ma pu\u00f2 anche succedere che ti condannino all&#8217;estinzione. La lotta per la sopravvivenza delle specie svela anche un retrogusto amaro, una sorta di ingiustizia estetica. Gli animali pi\u00f9 belli, pi\u00f9 noti o incisivi nell&#8217;immaginario collettivo, avranno pi\u00f9 chance di salvarsi. Per quelli brutti o che consideriamo &#8216;pericolosi&#8217; le possibilit\u00e0 di spuntarla si ristringono perch\u00e9 a loro toccano meno risorse dei fondi globali destinati alla conservazione delle specie animali e vegetali. &#8216;Becchi e bastonati&#8217;, direbbe un toscano. Un \u00abdiscrimine\u00bb, dice l&#8217;Universit\u00e0 di Firenze che sui finanziamenti dedicati alla biodiversit\u00e0 e la loro ridistribuzione squilibrata ha condotto con l&#8217;Ateneo di Hong Kong uno studio denuncia (finanziato in parte dal National biodiversity future center) pubblicato su &#8216;Pnas&#8217;. Il lavoro \u00e8 ampio e mette sotto la lente d&#8217;ingrandimento le linee economiche per la salvaguardia della biodiversit\u00e0, che, si evidenzia come primo dato, \u00absono indirizzate solo ad un piccolo numero di grandi specie, mentre quasi il 94% delle specie a diretto rischio di estinzione non ha ricevuto alcun sostegno\u00bb. Ad attirare pi\u00f9 l&#8217;attenzione \u00absono gli animali pi\u00f9 iconici, gli elefanti o le tartarughe marine. A spese, per\u00f2, di specie fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi, tra cui anfibi, invertebrati, piante e funghi\u00bb. La ricerca ha analizzato 14.566 progetti di conservazione in 25 anni, dal 1992 al 2016. E, spiega Stefano Cannicci, docente di zoologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, dei 1.963 miliardi di dollari assegnati complessivamente dai progetti, l&#8217;82,9% \u00e8 stato destinato a vertebrati. Piante e invertebrati hanno rappresentato ciascuno il 6,6% dei finanziamenti, mentre funghi e alghe sono appena rappresentati, con meno dello 0,2% per ciascuna delle specie. Non solo, anche all&#8217;interno di molti dei gruppi maggiormente finanziati \u00abesistono grosse disparit\u00e0: i mammiferi di grossa taglia, che rappresentano solo un terzo dei mammiferi minacciati, secondo l&#8217;Iucn, hanno ricevuto l&#8217;86% dei finanziamenti\u00bb. I dati, inoltre, \u00abdicono che tra i vertebrati pi\u00f9 a rischio di estinzione ci sono gli anfibi come salamandre e rane. Ma i fondi a loro dedicati sono meno del 2% del totale. In generale, gli animali che noi consideriamo &#8216;brutti&#8217; o pericolosi, come pipistrelli, serpenti, lucertole, e moltissimi insetti escluse le farfalle, sono scarsissimamente finanziati in termine di conservazione\u00bb. Ecco, fa notare Cannicci, \u00abinvestire i fondi sulla conservazione di poche specie non preserva gli ecosistemi che li supportano: che senso ha conservare un animale ma non gli animali o le piante che mangiano?\u00bb, domanda il ricercatore che conclude: \u00abPer affrontare in modo efficace la sfida della tutela della biodiversit\u00e0 gli autori dello studio propongono che siano destinate complessivamente pi\u00f9 risorse alla conservazione, ma anche che le organizzazioni governative e non governative lavorino per riallineare, sulla base delle conoscenze scientifiche, le priorit\u00e0 di finanziamento verso le specie a reale rischio di estinzione e attualmente trascurate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Serena Tropea<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se sei brutto ti tirano le pietre&#8230; ma pu\u00f2 anche succedere che ti condannino all&#8217;estinzione. La lotta per la sopravvivenza delle specie svela anche un retrogusto amaro, una sorta di ingiustizia estetica. 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