{"id":1000012828,"date":"2025-02-26T12:38:12","date_gmt":"2025-02-26T15:38:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012828"},"modified":"2025-02-26T12:38:13","modified_gmt":"2025-02-26T15:38:13","slug":"a-torino-una-mostra-dedicata-a-primo-levi-in-occasione-degli-ottantanni-dalla-liberazione-di-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012828","title":{"rendered":"A Torino una mostra dedicata a Primo Levi in Occasione degli ottant\u2019anni dalla liberazione di Auschwitz"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 5 Maggio 2025 si potr\u00e0 ammirare Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica Torino una mostra dedicata a Primo Levi &#8211; Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l\u2019Europa a cura di Domenico Scarpa. L\u2019esposizione\u00a0 \u00e8 promossa dalCentro Internazionale di Studi Primo Levi,\u00a0 in occasione degli ottant\u2019anni dalla liberazione di Auschwitz(27 gennaio 1945 \u2013 27 gennaio 2025<strong>)<\/strong>, il \u00abgiro di posta\u00bb del titolo si presenta dunque come un\u2019ampia discussione sulla Shoah e sul suo posto in un\u2019Europa da ricostruire dopo la guerra, ma ben presto divisa in due blocchi contrapposti. E si presenta come una rete per molte ragioni: perch\u00e9 ci sono circuiti di posta dove una stessa lettera viene spedita a pi\u00f9 destinatari per sollecitarli a dire la loro; perch\u00e9 copre come un reticolato aree della Germania a Est e a Ovest, sconfinando in ulteriori paesi; perch\u00e9 vi si intrecciano le quattro lingue \u2013 l\u2019italiano, il francese, l\u2019inglese e il tedesco \u2013 adoperate da Levi. La mostra realizzata con documenti in gran parte inediti, <em>Giro di posta<\/em> offre una vasta retedi carteggi privati che soltanto oggi diventano pubblici, e che raccontano l\u2019Europa e la Germania divise in due. A tessere la trama sono gli interlocutori tedeschi e germanofoni di Levi, ma non soltanto loro. Le corrispondenze esposte messaggi scarabocchiati a matita su fogli di fortuna o impeccabili lettere battute a macchina su carta intestata attraversano quasi mezzo secolo di storia europea. Auschwitz, esperienza di cui Levi non smise mai di indagare i segreti e i significati, \u00e8 il fuoco geometrico della vicenda. <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> suonava fin dal titolo come una domanda rivolta al lettore, ma i fatti del libro erano avvenuti in tedesco e per mano di tedeschi, e dunque a loro quella domanda doveva arrivare. Nel 1959 fu avviata finalmente la traduzione del libro in tedesco, che usc\u00ec nel 1961, lo stesso anno in cui venne costruito il Muro di Berlino. Da quel momento in poi, una \u00abintricata rete epistolare\u00bb mise Primo Levi in contatto con un gran numero di interlocutori notevoli: lettrici e lettori comuni, lettori che erano anche scrittori, ex compagni di Lager, e persino qualcuno che in Auschwitz stava \u00abdall\u2019altra parte\u00bb<strong>.<\/strong> Conoscendo Levi, non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi che tra i suoi corrispondenti lo attraessero in particolare i pi\u00f9 lontani per mentalit\u00e0 o per geografia. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Primo Levi apro il mio saggio dicendo :\u00a0 Apro con questa bellissima citazione di Primo Levi : \u201cLa memoria \u00e8 come il mare: pu\u00f2 restituire brandelli di rottami a distanza di anni\u201d.\u00a0Posso affermare che Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 in una famiglia di ebrei piemontesi. Per Levi la figura pi\u00f9 importante della sua famiglia era il padre, Cesare Levi, ingegnere elettrotecnico. Anche se Cesare Levi era molto orgoglioso del suo figlio primogenito, il loro rapporto era molto complicato soprattutto a causa dei loro caratteri diversi, ma anche per la grande differenza di et\u00e0. Nonostante tutti questi problemi Primo Levi vedeva nel suo padre una persona che lo aveva indirizzato sulla strada verso la scienza e pi\u00f9 tardi anche verso la letteratura. \u201cLe prime curiosit\u00e0 letterarie di Levi, infatti, vennero appagate dalla ricca biblioteca del padre alla quale il ragazzo poteva attingere liberamente e che rappresent\u00f2 per lui, fin da allora, uno stimolo costante alla lettura.\u201d Sicuramente non si pu\u00f2 trascurare la sorella di Levi, Anna Maria, con la quale Levi aveva un legame molto forte. Tra loro due esisteva \u201cuna specie di\u00a0 \u2018lessico famigliare\u2019, o meglio, di linguaggio cifrato &#8211; e pertanto inaccessibile agli stessi genitori\u201d Anna per Levi non era soltanto la sorella minore ma una persona che gli \u00e8 stata di un grandissimo sostegno per tutta la vita. Nel 1933 Levi entra nel ginnasio-liceo D&#8217;Azeglio, dove per qualche mese ha come professore di italiano Cesare Pavese. Gli altri personaggi importanti che Levi conosce nel ginnasio sono per esempio Franco Antonicelli, oppure Massimo Mila, tutti esponenti dell&#8217;antifascismo torinese. All&#8217;inizio degli studi Levi dimostra un grande interesse innanzitutto per le discipline scientifiche. Ma nel frattempo si appassiona alla lettura di testi di divulgazione scientifica dell&#8217;epoca. \u201cI compagni di universit\u00e0 ricordano che una delle storie del Sistema periodico, quella che nel 1975 chiude il libro, Carbonio, era gi\u00e0 stata concepita in anni giovanili e raccontata almeno, sotto forma di riassunto, a voce. Molti dei racconti sono nati cos\u00ec, da una pratica orale, in seguito a incontri e serate conviviali.\u201d Finiti gli studi al liceo, nel 1937, Levi comincia a frequentare la facolt\u00e0 di chimica dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino. Fin dall&#8217;inizio Levi non solo veniva apprezzato dai professori, ma aveva anche buonissimi rapporti con tutti gli studenti. Nel novembre del 1938 entrano in vigore le leggi razziali, firmate da Mussolini, che significavano gravi discriminazioni per quelli che erano di razza ebraica. Per Levi era un trauma anche se non gli mancava la solidariet\u00e0 sia da parte dei professori che degli stessi compagni del corso. Nonostante questa situazione Primo Levi si laurea in chimica nel 1941. La situazione si complica ancora di pi\u00f9 non solo per gli effetti delle leggi razziali ma anche perch\u00e9 in quel periodo Levi perde il padre.\u00a0 Dopo la laurea, nel periodo dal 1941 al 1943, Levi svolge la professione di chimico. Lavora presso una cava d&#8217;amianto nei pressi di Balangero, clandestinamente sotto un falso nome. Concluso il lavoro a Balangero, Levi si trasferisce a Milano per motivi di lavoro. A Milano si ferma dal luglio del 1942 fino all&#8217;8 settembre del 1943, il giorno in cui l&#8217;Italia firma l&#8217;armistizio con gli alleati. Durante il suo soggiorno a Milano, Levi frequenta alcuni amici torinesi; tra cui per esempio Eugenio Gentili, Silvio Ortana o Ada Della Torre, che \u00e8 sua cugina. Pi\u00f9 tardi Levi entra in contatto con l&#8217;antifascismo ed aderisce al Partito d&#8217;azione clandestino. Nel 1943 si trasferisce a Val d&#8217;Aosta, sopra Saint-Vincent, dove decide di aderire a un gruppo partigiano. Levi e altri partigiani subiscono un rastrellamento durante il quale Levi viene arrestato e trasferito alla caserma ad Aosta dove viene interrogato. All&#8217;inizio del 1944, Levi viene inviato al campo di concentramento di Fossoli, presso Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei vengono deportati fino al lager di Monowitz, \u201cche faceva parte del sistema dei campi di Auschwitz.\u201d Primo Levi rimane nel Lager quasi un anno e sopravvive solo grazie a circostanze fortunate. Dopo la liberazione del Lager, Levi viene trasferito al Campo Grande di Auschwitz, dove si ammala gravemente. Con l&#8217;arrivo dei russi la lunga sofferenza di Levi non finisce ancora. Prima di poter tornare a casa, Levi e altri superstiti devono fare ancora un lungo viaggio che dura quasi un anno. Primo Levi giunge in Italia il 20 ottobre del 1945. In quel periodo, dopo il ritorno a casa, la vita di Levi segna grossi cambiamenti: la stesura del suo primo libro Se questo \u00e8 un uomo, l&#8217;assunzione nel laboratorio chimico e l&#8217;incontro con Lucia Morpurgo. Lucia diventa pi\u00f9 tardi sua moglie e madre dei suoi due figli Lisa e Lorenzo. Nel 1947, dopo il rifiuto della casa editrice Einaudi, il suo primo libro viene pubblicato dall&#8217;editore De Silva, ma da parte del pubblico non viene apprezzato pi\u00f9 di tanto. Cos\u00ec Levi, deluso e moralmente distrutto dal suo insuccesso, decide di allontanarsi dalla letteratura e per un periodo si dedica solamente alla sua professione. Lavora preso la ditta Siva-Vernici a Torino, dove svolge l&#8217;incarico del direttore per lungo tempo. Dopo dieci anni il suo libro Se questo \u00e8 un uomo viene pubblicato nuovamente, ma questa volta ottiene un grande successo. Cos\u00ec Levi ritrova un nuovo impulso di scrivere e in aprile del 1963 esce in stampa il suo secondo libro, La Tregua. Nello stesso anno ottiene il Premio Campiello. In questo periodo Levi inizia un&#8217;intensa attivit\u00e0 letteraria. A prima vista, la produzione di Primo Levi si potrebbe dividere in due parti. La prima parte parla dell&#8217;esperienza del Lager di Auschwitz (Se questo \u00e8 un uomo e la continuazione del libro La Tregua), mentre in quella seconda parla dell&#8217;attivit\u00e0 letteraria. Levi scrive racconti, saggi e romanzi con temi molto vari: ma spesso ritorna di nuovo a scrivere del periodo del Lager, \u201cpresentandosi non pi\u00f9 sotto la veste di \u2018testimone \u2018, bens\u00ec sotto quella di\u00a0 \u2018narratore\u2019.\u00a0 Quindi sarebbe sbagliato vedere una cesura tra la sua produzione di carattere biografico e quella invece nella quale prevale l&#8217;invenzione. Come sottolinea Marco Belpoliti: \u201cI critici pi\u00f9 attenti avevano compreso immediatamente che tra i racconti di Levi, quelli pi\u00f9 propriamente fantascientifici, tra i suoi \u00ab scherzi\u00bb e le pagine dedicate al Lager vi era una stretta parentela.\u201dNel 1966 viene pubblicata la prima raccolta di racconti Storie naturali. Si tratta di racconti fantascientifici che spesso trattano un argomento umoristico. Per tale raccolta Levi riceve nel 1967 il Premio Bagutta. Pi\u00f9 tardi, nel 1971, esce la seconda raccolta, intitolata Vizio di forma. Tale raccolta comprende una ventina dei racconti scritti dal 1968 al 1970. Nel 1975 Levi pubblica un&#8217;altra raccolta dei racconti intitolata Il sistema periodico. La raccolta \u00e8 composta da ventun racconti dove ciascuno di essi porta il nome di un elemento chimico. Il libro contiene capitoli nei quali ritornano nuovamente alcuni personaggi di Se questo \u00e8 un uomo. Nello stesso anno esce anche una raccolta di poesie, L&#8217;osteria di Brema, questa volta pubblicata presso l&#8217;editore Scheiwiller. La maggior parte delle poesie si riferiscono all&#8217;esperienza collegata con il campo di concentramento. A distanza di tre anni, nel 1978, viene pubblicato il romanzo La chiave a stella che porta a Levi il Premio Strega. Nel 1981 viene pubblicata La ricerca delle radici, antologia personale. Nello stesso anno esce Lil\u00edt e altri racconti, dove Levi ricorda con profonda stima la figura di Lorenzo, del quale ha parlato nel suo primo libro. L&#8217;anno dopo esce il romanzo intitolato Se non ora, quando?, in cui l&#8217;autore riprende di nuovo il tema della guerra. Subito dopo la pubblicazione del libro Levi riceve il Premio Campiello e il Premio Viareggio. Tra gli anni 1985 e 1987 vengono pubblicate diverse opere di Levi: L&#8217;altrui mestiere, Racconti e saggi, Ad ora incerta, una raccolta di poesie. Nel 1986 esce l&#8217;ultimo libro di Levi, I sommersi e i salvati, dove l&#8217;autore tratta molto profondamente l&#8217;esperienza del lager. L&#8217;11 aprile del 1987, a sessantotto anni, Primo Levi finisce volontariamente la sua vita. Viene trovato morto nella tromba delle scale della sua casa a Torino. Se questo \u00e8 un uomo \u00e8 il primo libro di Primo Levi, per\u00f2 bisogna ricordare che \u201cLevi ha sempre scritto racconti, probabilmente anche prima di essere deportato ad Auschwitz, l&#8217;esperienza che, come lui stesso ha ripetuto in molte occasioni, l&#8217;ha trasformato in scrittore. Ma scrittore lo era gi\u00e0.\u201d Molti critici si chiedono quale sia il genere del libro? Ma non \u00e8 semplice rispondere a questa domanda. \u201cPrimo Levi si \u00e8 sempre opposto a chi leggeva le sue opere testimoniali, in particolare Se questo \u00e8 un uomo, come opere letterarie: non \u00e8 un romanzo, ripeteva.\u201d Se questo \u00e8 un uomo, nonostante il periodo in cui viene scritto, \u00e8 un testo \u201cassolutamente diverso dalla memorialistica del neorealismo; non proietta sulla realt\u00e0 immagini positive o schemi \u2018popolari\u2019, \u00e8 lontano da uno stile \u2018in presa diretta\u2019 o di tipo cinematografico.\u201d Si tratta di un testo autobiografico, che presenta un documento storico, in cui l&#8217;autore descrive il periodo vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz. Nonostante il fatto che l&#8217;autore sia stato circondato dalla morte quasi per un anno e che abbia visto morire migliaia di persone, il suo libro non \u00e8 basato sulla descrizione dei particolari pi\u00f9 terribili. L&#8217;intenzione dell&#8217;autore \u00e8 invece di trattare le condizioni psicologiche in cui si trovavano i detenuti e l&#8217;assurdit\u00e0 dei lager nazisti. L&#8217;autore fa vedere come si comportano gli uomini in una situazione estrema, si sofferma soprattutto sulla degradazione dell&#8217;uomo nel campo di concentramento. \u201cPerci\u00f2 questo mio libro, in fatto di particolari atroci non aggiunge nulla a quanto \u00e8 ormai noto ai lettori di tutto il mondo sull&#8217;inquietante argomento dei campi di distruzione. Esso non \u00e8 stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi di accusa; potr\u00e0 piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell&#8217;animo umano.\u201d Levi cerca anche di capire il comportamento sia dei detenuti che degli stessi oppressori. Perch\u00e9 lo facevano? Che motivo avevano per comportarsi in quel modo? Era una violenza inutile. \u201cQui ricevemmo i primi colpi: e la cosa fu cos\u00ec nuova e insensata che non provammo dolore, n\u00e9 nel corpo n\u00e9 nell&#8217;anima. Soltanto uno stupore profondo: come si pu\u00f2 percuotere un uomo senza collera?\u201d. Il libro \u00e8 stato composto tra gli anni 1945 e 1946. Il dattiloscritto di Se questo \u00e8 un uomo, come ho gi\u00e0 menzionato nella parte precedente, la prima volta \u00e8 stato rifiutato. Il motivo dell&#8217;insuccesso del libro era il fatto che esso veniva visto come uno di tanti romanzi che parlavano della prigionia. Nel 1947 il libro \u00e8 stato pubblicato dall&#8217;editore De Silva in 2500 copie, che sono state accolte bene dalla critica. Italo Calvino ha definito il libro come: \u201cUn magnifico libro, che non \u00e8 solo una testimonianza efficacissima, ma ha pagine di autentica potenza narrativa.\u201d Ma da parte del pubblico non ha ottenuto molto successo e le 600 copie non vendute, depositate in un magazzino a Firenze, sono state distrutte dall&#8217;alluvione nel 1966. Nel 1956 \u00e8 stata organizzata a Torino una mostra sulla deportazione e sulle atrocit\u00e0 dei Lager. Grazie all&#8217;enorme successo della mostra, si pu\u00f2 dire, il libro \u00e8 stato nel 1958 pubblicato nuovamente. Questa volta il libro \u00e8 stato accettato dall&#8217;editore Einaudi e ha ottenuto un grandissimo successo, sino a diventare uno dei libri pi\u00f9 letti del dopoguerra. Bisogna ricordare un fatto importante. Tra la prima edizione dall&#8217;editore De Silva e la seconda edizione Einaudi sono state fatte diverse aggiunte da parte dell&#8217;autore. Vorrei menzionare qui alcune aggiunte e varianti, che contraddistinguono la seconda edizione dalla prima. Primo Levi ha affermato pi\u00f9 volte che il libro Se questo \u00e8 un uomo \u00e8 nato dalla necessit\u00e0 di dover raccontare il dramma vissuto nel Lager. Rispetto ad altri libri dell&#8217;autore, che son stati composti in un modo pi\u00f9 sistematico, la sua prima l&#8217;opera \u00e8 stata scritta molto rapidamente. Tornato a casa, Levi ha cominciato a scrivere tutti i suoi ricordi della prigionia, perch\u00e9 di tale testimonianza sognava gi\u00e0 nel Lager. Infatti i suoi primi appunti sono stati scritti nel laboratorio del Lager. \u201cAllora prendo la matita e il quaderno, e scrivo quello che non saprei dire a nessuno.\u201d La necessit\u00e0 di dover raccontare il suo destino si \u00e8 approfondita ancora di pi\u00f9 quando Levi attraversava la Germania nel treno che lo portava a casa. Tra gli altri motivi che hanno portato Levi verso la scrittura c&#8217;era soprattutto l&#8217;obiettivo di documentare un&#8217;esperienza estrema, di avvertire la gente per poter prevenire le peggiori conseguenze della xenofobia e di far vedere come si comportano gli uomini in condizioni eccezionali. L&#8217;ultimo motivo era quello di raccontare la propria esperienza per potersi liberare dall&#8217;ossessione. Il libro viene diviso in diciassette capitoli che sono stati scritti per ordine di urgenza. \u201c gli ultimi capitoli siano stati scritti per primi, allo scopo di fissare immediatamente l&#8217;ordine dei ricordi, mentre i precedenti sono il risultato di un&#8217;organizzazione generale, un intenso trattato sulla vita \u201d Il libro non ha una trama ad effetto. Nelle prime pagine del libro si trova la poesia introduttiva, scritta dallo stesso Levi, e dopo segue la Prefazione con le diverse spiegazioni. Alla fine della Prefazione l&#8217;autore sottolinea che sarebbe superfluo aggiungere che nessuno fatto sia inventato. Dopo la \u201cbreve scheda esistenziale e anagrafico-politica\u201d si trova una confessione che spiega i motivi per cui Levi era arrestato dai fascisti. Nelle pagine successive Levi descrive la situazione nel campo a Fossoli, puntando l&#8217;attenzione anzitutto sulla notte prima della deportazione ad Auschwitz. Alla mattina le donne, gli uomini e i bambini dovevano salire sul treno, e la maggior parte di essi sapeva di andare verso la morte. I prigionieri venivano trasportati come animali, chiusi dentro i treni sigillati. Giunti nel campo di concentramento i prigionieri venivano divisi in tre gruppi. Gli uomini poi venivano ancora divisi in abili e inabili e portati nel campo di lavoro. \u201cPoi l&#8217;autocarro si \u00e8 fermato, e si \u00e8 vista una grande porta, e sopra una scritta illuminata (il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni): ARBEIT MACHT FREI, il lavoro rende liberi.\u201d Per quanto riguarda il terzo gruppo, dove erano i bambini, i vecchi e soprattutto gli invalidi, venivano mandati direttamente alla camera a gas. Nelle pagine successive l&#8217;autore tratta l&#8217;aspetto pi\u00f9 terribile del Lager, cio\u00e8 la degradazione a cui tutti gli arrivati erano costretti ad abituarsi. Dopo la divisione e la disinfezione, a ciascuno dei prigionieri \u00e8 stato cucito un numero sul petto e sul braccio sinistro gli hanno fatto un tatuaggio. Da quel momento il nome del protagonista non era pi\u00f9 Primo Levi ma: \u201cH\u00e4ftling: ho imparato che io sono uno H\u00e4ftling. Il mio nome \u00e8 174 517; siamo stati battezzati, porteremo finch\u00e9 vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.\u201d Attraverso i tatuaggi si poteva riconoscere la provenienza delle persone, oppure da quanto tempo erano gi\u00e0 nel Lager. La prima cosa che si doveva imparare era la filosofia del Lager, cio\u00e8 non fare mai delle domande e non cercare di capire le cose. Come seconda cosa si doveva imparare il regolamento del campo che era molto complicato. Per esempio non si poteva dormire con la giacca addosso, avvicinarsi a meno di due metri dal filo spinato, oppure portare sotto i vestiti la carta contro il freddo, e tante altre cose. La narrazione continua con la descrizione del Lager. L&#8217;autore spiega le funzioni delle diverse baracche, i cosiddetti Block. \u201c il Block 7, in cui nessun comune H\u00e4ftling \u00e8 mai entrato, riservato alla \u2039\u2039Prominenz\u203a\u203a, cio\u00e8 all&#8217;aristocrazia, agli internati che ricoprono le cariche supreme; il Block 7 , riservato ai Reichsdeutsche \u201d Il Lager era costituito da sessanta baracche in cui vivevano diverse comunit\u00e0 etniche e quindi esisteva una grande confusione delle lingue. \u201centro cinque minuti inizia la distribuzione del pane, del paneBrot-Broit-chleb-pain-lechem-keny\u00e9r, del sacro blocchetto grigio \u201d Durante il giorno tutti i prigionieri venivano trasportati in una fabbrica di gomma, chiamata Buna, dove erano costretti a lavorare fino all&#8217;esaurimento totale. L&#8217;unica possibilit\u00e0 di trovare un po&#8217; di riposo era di andare in Ka-Be, che \u00e8 l&#8217;abbreviazione di Krankenbau, l&#8217;infermeria. Il protagonista \u00e8 entrato in Ka- Be, perch\u00e9 si era ferito un piede. Andare in Ka-Be aveva i suoi lati positivi ma anche negativi. Tra quei negativi c&#8217;era il ritorno doloroso. In tali condizioni si trovava anche Levi quando \u00e8 uscito dall&#8217;infermeria, perch\u00e9 era costretto a cambiare il Block. Alla fine, grazie del cambiamento, Levi ha incontrato Alberto, un uomo straordinario. \u201cMa subito un pensiero mi colma di gioia: ho avuto fortuna, questo \u00e8 il Block di Alberto! Alberto \u00e8 il mio migliore amico.\u201d In seguito Levi descrive come i deportati passavano le notti nel Lager. \u201cLa notte al Lager \u00e8 quasi sempre il tempo indecifrato di una breve eternit\u00e0 di miraggi.\u201d Levi parla dei sogni, che fanno quasi tutti i deportati. Come spiega Cesare Segre, i sogni nell&#8217;opera di Levi hanno valori molto complessi. Essi sono quasi sempre legati al bisogno di raccontare e al terrore di non essere ascoltato o creduto. Infatti il primo sogno narrato si svolgeva a casa del protagonista che \u00e8 rimasto deluso dal fatto che nessuno dei familiari voleva ascoltare quello che stava raccontando. Il secondo sogno riguardava il cibo. \u201cNon si vedono soltanto i cibi, ma si sentono in mano, distinti e concreti, se ne percepisce l&#8217;odore ricco e violento; qualcuno ce li avvicina fino a toccare le labbra, poi una qualche circostanza, ogni volta diversa, fa s\u00ec che l&#8217;atto non vada a compimento.\u201d La disperazione di non essere ascoltato e creduto ritorna ancora molte volte nei libri di Levi, in quelli testimoniali come in quelli fantastici. La narrazione prosegue con la descrizione del lavoro. I prigionieri dovevano trasportare dei grossi carichi e spesso gli mancava energia sufficiente per poterlo fare. Non avevano neanche i vestiti adatti per tale lavoro, soffrivano di freddo, erano senza scarpe o \u201c vacillanti nei grossi zoccoli sulla neve gelata \u201d Il motivo per il quale Levi \u00e8 entrato in Ka-Be era infatti una ferita che si era fatto durante il lavoro. Levi descrive i momenti che possono sembrare poco importanti ai lettori, come per esempio la distanza delle latrine, oppure l&#8217;ordine secondo il quale veniva divisa la zuppa. Ma nel Lager si doveva fare economia di tutto. Levi era tra i prigionieri pi\u00f9 fortunati, perch\u00e9 la sua latrina era piuttosto lontana, quindi l&#8217;assenza dal lavoro poteva essere pi\u00f9 lunga rispetto agli altri compagni. Per quanto riguarda la divisione della zuppa, Levi spiega che era molto importante non essere tra i primi. La prima porzione era troppo liquida e quindi aveva poche calorie. Nelle pagine successive l&#8217;autore parla del peggior nemico dei detenuti, presente anche nei loro sogni, della fame. \u201cMa come si potrebbe pensare di non aver fame? Il Lager \u00e8 la fame: noi stessi siamo la fame, fame vivente.\u201d Tra i nuovi arrivati e i detenuti che erano nel Lager gi\u00e0 da molto tempo si nota una certa differenza. Per esempio Fischer, l&#8217;ultimo arrivato nel Lager, riusciva a conservare la met\u00e0 del pane che gli era rimasto dalla mattina. Per altri detenuti tale comportamento era incomprensibile. Nel Lager esisteva una vera Borsa anche se ogni scambio era proibito. I prigionieri, per la enorme fame, rischiavano la vita per avere in scambio un po&#8217; di zuppa o il pane. Oltre al cibo si scambiavano o vendevano diverse cose: Mahorca (tabacco), coperture d&#8217;oro dei denti, cucchiai, lampadine, spazzole, sapone, pinze, sacchi, chiodi, benzina, scarpe dei morti, coltelli. Ma l&#8217;oggetto pi\u00f9 importante era la camicia, veniva utilizzata come l&#8217;articolo di scambio oppure serviva come uno straccio. Erano quelli che venivano in Borsa a vendere l&#8217;unica camicia che avevano pur sapendo cosa gli aspettava. \u201cAllora il Kapo li percuoter\u00e0\u201d Rispetto agli altri scrittori Levi descrive le situazioni di cui altri si vergognerebbero di parlare. Per esempio parla della situazione in cui era costretto a rubare. Nello stesso momento spiega che rubare nel Lager non significava la stessa cosa che in un mondo normale. \u201cHo saputo che il Block\u00e4ltester del 44 \u00e8 corto di scope, e ne ho rubata una in cantiere: e fin qui non c&#8217;\u00e8 nulla di straordinario.\u201d Dopo la descrizione del mercato nel Lager \u201cLevi si rivolge al suo lettore con pagine che sono quasi un dialogo, una esposizione didattica: non pi\u00f9 un racconto, insomma, o una ricostruzione in prosa di memoria, ma una lezione, una dolorante docenza morale sull&#8217;essenza profonda del campo di sterminio.\u201d Tramite queste pagine l&#8217;autore presenta due categorie di persone: i salvati e i sommersi. Nel Lager ognuno era solo, non esisteva l&#8217;amicizia, a parte di casi singolari di cui parler\u00f2 pi\u00f9 avanti. La narrazione continua con la descrizione di una giornata molto particolare, cio\u00e8 il giorno d&#8217;esame di chimica. \u201cIl Komando 98, detto Komando Chimico, avrebbe dovuto essere un reparto di specialisti.\u201d I detenuti sono rimasti delusi, perch\u00e9 il Kapo del Kommando Chimico era un triangolo verde, che secondo la divisione del Lager significava un delinquente professionale. La prova consisteva in un&#8217; esame di chimica davanti ad una commissione: il dottor Hagen, il dottor Panwitz, il dottor Probst. Levi \u00e8 riuscito a superare l&#8217;esame e cos\u00ec poteva lavorare nel laboratorio come specialista. Nel capitolo seguente Levi parla dell&#8217;amicizia con uno studente alsaziano, Jean, che svolgeva la carica di Pikolo. Jean era un ragazzo colto, parlava francese, tedesco e perch\u00e9 gli piaceva l&#8217;Italia voleva imparare l&#8217;italiano. Levi gli dava lezioni d&#8217;italiano tramite i versi danteschi che cercava di tradurre. Riferimenti danteschi sono presenti durante tutta la narrazione, ma come dice Claudio Toscani tale parte del libro \u00e8 una tra le pi\u00f9 toccanti. La narrazione continua con la descrizione della situazione. Tra i detenuti si parlava soprattutto dello sbarco degli alleati in Normandia, dell&#8217;offensiva dei Russi e dell&#8217;attentato a Hitler che \u00e8 fallito. La situazione in cui si trovavano i detenuti era sempre peggiore. E proprio in quel momento \u00e8 nata l&#8217;amicizia tra Levi e Lorenzo, un operaio civile italiano, di cui parler\u00f2 ancora pi\u00f9 avanti. \u00c8 arrivato l&#8217;inverno, il peggiore nemico dei detenuti. \u201cCon tutte le nostre forze abbiamo lottato perch\u00e9 l&#8217;inverno non venisse. [\u2026] Chi non morr\u00e0, soffrir\u00e0 minuto per minuto, per ogni giorno, per tutti i giorni [&#8230;]\u201dI detenuti in quei giorni parlavano soprattutto della prossima selezione, cio\u00e8 dell&#8217;eliminazione dei pi\u00f9 deboli. L&#8217;autore descrive come si svolgeva la selezione e soprattutto parla della sua sopravvivenza grazie ad un errore. I detenuti erano stanchi, sfiniti e non credevano di arrivare alla primavera. \u201cAdesso basta, adesso \u00e8 finito: l&#8217;inverno \u00e8 incominciato, e con lui la nostra ultima battaglia. [\u2026] le forze non ci bastano.\u201d Ma proprio in quel momento \u00e8 accaduta una cosa imprevedibile. Levi ed altri due H\u00e4ftling sono stati scelti per il lavoro dentro nel laboratorio. Tale cambiamento significava per Levi una forte probabilit\u00e0 di superare le selezioni. Le altre pagine sono dedicate ad Alberto, di cui si \u00e8 gi\u00e0 parlato nei primi capitoli. Alberto rappresenta per Levi un personaggio molto importante. Di ci\u00f2 mi occuper\u00f2 pi\u00f9 dettagliatamente in uno dei capitoli successivi della presente tesi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.74783%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/04_Primo-Levi_Fotografia-di-Mauro-Raffini-3-1024x683.jpeg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000012833\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000012833\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/04_Primo-Levi_Fotografia-di-Mauro-Raffini-3.jpeg?fit=1200%2C800&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,800\" data-comments-opened=\"0\" 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href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/PM-PRIMO-LEVI-Ph-Studio-Gonella-014-1024x681.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000012829\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000012829\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/PM-PRIMO-LEVI-Ph-Studio-Gonella-014.jpg?fit=2130%2C1417&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2130,1417\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON Z 6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1737624426&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;70&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;4000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"PM-PRIMO LEVI-Ph 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L&#8217;autore descrive gli ultimi giorni di guerra e la situazione dentro al Lager. Tutti sapevano gi\u00e0 che russi stavano arrivando. I tedeschi hanno dato l&#8217;ordine di evacuare i prigionieri che erano in grado di camminare. Gli altri, invece, che erano malati sono rimasti nel campo. Questo era anche il caso di Levi che \u00e8 stato nuovamente ricoverato in Ka-Be, perch\u00e9 si \u00e8 ammalato di scarlattina. Tutti i sani, tra i quali c&#8217;era anche Alberto, sono partiti durante la notte del 18 gennaio 1945. Coloro che hanno lasciato il campo pensavano di andare verso la libert\u00e0, invece durante la evacuazione hanno perso la vita. Primo Levi ed alcuni prigionieri rimasti nel campo sono sopravvissuti malgrado le condizioni disumane in cui si trovavano. \u201cFuori ci dovevano essere almeno 20\u00b0 sotto lo zero; la maggior parte dei malati non aveva che la camicia, e alcuni nemmeno quella. La narrazione si chiude con l&#8217;arrivo dei russi, avvenuto il 27 gennaio del 1945. Tale esperienza viene narrata pi\u00f9 dettagliatamente anche nei primi due capitoli del libro successivo, intitolato La Tregua. Il libro viene visto come una continuazione di Se questo \u00e8 un uomo, perch\u00e9 il romanzo inizia esattamente nel punto in cui finisce il primo libro, cio\u00e8 dopo l&#8217;arrivo dei Russi al campo di Buna. Il tema dell&#8217;assurdit\u00e0 costituisce uno dei temi fondamentali, presenti in tutta la narrazione. Come dice lo stesso Levi, nel Lager ogni cosa \u00e8 irrazionale, assurda. L&#8217;assurdit\u00e0 si vede fin a partire dallo stesso viaggio. Nel treno gli uomini, le donne e i bambini sono in condizioni disumane, senza acqua e cibo. Il Lager funziona secondo regole incomprensibili. Quindi \u00e8 meglio non cercare di capire le cose intorno e eseguire solamente gli ordini ricevuti. Quasi incomprensibile \u00e8 l&#8217;episodio che Levi descrive nelle prime pagine del libro, cio\u00e8 il divieto di bere in presenza dell&#8217;acqua. Tutti gli uomini vengono portati in un posto dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;acqua, per\u00f2 non si pu\u00f2 bere. \u201cChe sete abbiamo! Il debole fruscio dell&#8217;acqua nei radiatori ci rende feroci: sono quattro giorni che non beviamo. Eppure c&#8217;\u00e8 un rubinetto: sopra un cartello, che dice che \u00e8 proibito bere perch\u00e9 l&#8217;acqua \u00e8 inquinata.\u201d Come spiega Cesare Segre, l&#8217;arbitrio \u00e8 massimo soprattutto nelle selezioni, per le quali non esistono praticamente regole. Dipende solamente dalla volont\u00e0 dei ufficiali tedeschi che devono affrontare il problema della riduzione dei detenuti. Nella maggioranza dei casi vengono eliminati i prigionieri meno validi che vengono mandati direttamente alle camere a gas. Il numero dei prigionieri che devono morire viene stabilito gi\u00e0 prima delle selezioni. Perch\u00e9? La risposta \u00e8 semplice. \u201cDeve essere fatto posto per un enorme trasporto in arrivo dal ghetto di Posen.\u201d Il testo procede nel informare il lettore di altre assurdit\u00e0 che i prigionieri devono subire. Tra cui per esempio la temperatura nel laboratorio chimico in cui lavorano anche le ragazze tedesche. Mentre i prigionieri nel Lager muoiono tutti giorni dal freddo, nel laboratorio \u201cla temperatura \u00e8 meravigliosa; il termometro segna 24\u00b0.\u201d I prigionieri soffrono di una fame terribile e le ragazze del laboratorio \u201cmangiano pubblicamente tartine di pane e marmellata\u201d Oppure le ragazze parlano dei loro fidanzati, delle loro case e delle feste che sono in arrivo, mentre sanno che i detenuti sono chiusi nel Lager, senza nessun contatto con le loro famiglie. \u201cDomenica vai a casa? Io no: \u00e8 cos\u00ec scomodo viaggiare! Io andr\u00f2 a Natale. Due settimane soltanto, e poi sar\u00e0 ancora Natale: non sembra vero, quest&#8217;anno \u00e8 passato cos\u00ec presto!\u201d Un&#8217;altra assurdit\u00e0 \u00e8 rappresentata dal fatto che dalla fabbrica di Buna, in cui moltissimi prigionieri soffrono e muoiono, non esce mai un chilogrammo di gomma sintetica. Un altro argomento da notare \u00e8 sicuramente la sofferenza che nel Lager \u00e8 onnipresente. Intendo la sofferenza che riguarda il piano fisico. La sofferenza si nota dal primo capitolo, in cui viene descritto il viaggio e tutte le sofferenze collegate con esso. \u201cSoffrivamo per la sete e il freddo: a tutte le fermate chiedevamo acqua a gran voce, o almeno un pugno di neve, ma raramente fummo uditi.\u201d Dopo l&#8217;arrivo la sofferenza diventa ancora pi\u00f9 visibile. Gli uomini non capiscono niente di ci\u00f2 che sta loro accadendo, sono distrutti dal viaggio e devono soffrire nuovamente: \u201csiamo tutti nudi coi piedi nell&#8217;acqua, e fa freddo ed \u00e8 cinque giorni che viaggiamo e non possiamo neppure sederci.\u201d Come ho gi\u00e0 anticipato nel secondo capitolo, per quanto riguarda la sofferenza subita nel Lager, l&#8217;autore non dice sempre tutto, perch\u00e9 \u201cnel Lager ci sono eventi e frangenti di violenza tale da non accettare facilmente le parole dalla scrittura letteraria per essere espressi. Essi sono immersi in un dolore che rifiuta l&#8217;espressione narrativa\u201d La sofferenza \u00e8 pi\u00f9 visibile soprattutto durante il lavoro perch\u00e9 i detenuti non hanno i vestiti e le scarpe adatte per il lavoro. Non avere le scarpe giuste significa soffrire terribilmente per il male dei piedi e in seguito dover andare in ospedale. Ma andare in ospedale con i piedi gonfi significa un grosso pericolo. Tutti sanno \u201cche di questo male, qui, non si pu\u00f2 guarire.\u201d Nel libro vengono descritti molti momenti in cui si vede la sofferenza dei detenuti. Ma il momento pi\u00f9 terribile viene narrato verso la fine del libro, quando i tedeschi decidono di evacuare il campo. L&#8217;autore punta l&#8217;attenzione innanzitutto alla sofferenza degli ammalati. Alcuni di essi si trovano in condizioni disumane. Tra essi per esempio Lakmaker, un ebreo olandese, che prima di morire ha dovuto subire un dolore orrendo. \u201cA met\u00e0 notte gemette, poi si butt\u00f2 dal letto. Cercava di raggiungere la latrina, ma era troppo debole e cadde a terra, piangendo e gridando forte.\u201d Ma perch\u00e9 tutto questo dolore inutile? \u201cVeramente si \u00e8 indotti a pensare che, nel Terzo Reich, la scelta migliore, la scelta imposta dall&#8217;alto, fosse quella che comportava la massima afflizione, il massimo spreco di sofferenza fisica e morale. Il \u00abnemico\u00bb non doveva soltanto morire, ma morire nel tormento.\u201d Subito dopo la guerra sono state scritte moltissime opere di testimonianza che trattavano l&#8217;argomento dei campi di sterminio e dei persecuzioni razziali. Uno degli obiettivi della mia tesi era di far vedere che il libro Se questo \u00e8 un uomo, anche se segue le tracce della \u201ccosiddetta letteratura concentrazionaria\u201d, non \u00e8 solamente una testimonianza, ma ha una sua validit\u00e0 letteraria. \u201cIl libro di Levi ha ambizioni pi\u00f9 alte che quella di contribuire alla letteratura sui campi di annientamento.\u201d Nella prima parte della presente tesi, che \u00e8 stata concepita in modo pi\u00f9 generale, ho parlato della vita di Primo Levi perch\u00e9, come si \u00e8 visto, \u00e8 strettamente legata alla sua produzione letteraria. In seguito ho presentato i momenti pi\u00f9 importanti che riguardano la scrittura e la pubblicazione del libro soffermandomi su alcune modifiche del libro intervenute tra la prima e la seconda edizione. Nella seconda parte della tesi ho analizzato alcuni motivi di base presenti nel libro. Come temi fondamentali ho individuato l&#8217;assurdit\u00e0 e la sofferenza che prevalgono anche in altri libri di Levi. Un altro aspetto al quale Levi dedica molta attenzione \u00e8 la lingua dei detenuti. Dall&#8217;analisi si pu\u00f2 vedere che la lingua nella vita dei detenuti svolge un ruolo molto importante. Per esempio i prigionieri che non capiscono la lingua tedesca muoiono nelle prime due settimane, invece quelli che sono in grado di capire hanno delle possibilit\u00e0 di sopravvivere molto pi\u00f9 alte. Nell&#8217;ultima e pi\u00f9 importante parte della mia tesi ho fatto un&#8217;analisi dei personaggi. \u201cSono esseri umani, ma anche \u00abcampioni\u00bb, esemplari in busta chiusa, da riconoscere, analizzare e pesare. Ora, il campionario che Auschwitz mi aveva squadernato davanti era abbondante, vario e strano\u201d Dall&#8217;analisi si pu\u00f2 osservare che l&#8217;autore presenta i personaggi innanzitutto dal punto di vista psicologico. Si vede che i personaggi acquistano una funzione positiva o negativa. Tale funzione non \u00e8 evidente a prima vista, ma analizzando i personaggi pi\u00f9 profondamente si scopre che sono divisi tra: amici, neutri e nemici. Tramite i cinque personaggi scelti: Alberto, Charles, Henri, Elias e Lorenzo, ho cercato di analizzare i vari tipi di comportamento dei detenuti tenendo in considerazione il rapporto con Primo Levi, la loro disposizione ad aiutare o meno gli altri prigionieri e la loro possibilit\u00e0 di sopravvivenza. Come si \u00e8 visto, l&#8217;autore non si distacca da tale tema nemmeno nelle sue opere successive. Anzi, Levi ritorna a trattarne anche in alcuni racconti sparsi ora raccolti in L&#8217;ultimo Natale di guerra, raccolta postuma che comprende 26 storie, tra cui alcune sono autobiografiche, e tre sono ambientate nel Lager (L&#8217;ultimo Natale di guerra, Pipetta di guerra, Auschwitz citt\u00e0 tranquilla). Nel racconto intitolato L&#8217;ultimo Natale di guerra l&#8217;autore spiega il motivo per il cui ritorna a trattare lo stesso tema dicendo che col passare degli anni quei ricordi non impallidiscono n\u00e9 si diradano, anzi, si arricchiscono di particolari. Come si \u00e8 visto nel secondo capitolo della presente tesi, quello era anche uno dei motivi per i cui sono state fatte le diverse aggiunte e i cambiamenti tra la prima e la seconda edizione del libro Se questo \u00e8 un uomo. Tramite tali racconti ritornano nuovamente le figure di Alberto, Lorenzo e anche la figura del dottor Pannwitz. Levi chiarisce le diverse situazioni di cui aveva gi\u00e0 parlato nel suo primo libro. Tra cui per esempio alcune situazioni e discorsi tra lui e Alberto. Oppure parla della sua professione che gli ha dato la possibilit\u00e0 di lavorare nel laboratorio chimico in cui si poteva sopravvivere pi\u00f9 facilmente. Levi spiega anche la situazione nella quale si \u00e8 contagiato di scarlattina mangiando mezza scodella di zuppa che ha lasciato un ammalato. Nel racconto intitolato Auschwitz, citt\u00e0 tranquilla, che \u00e8 interessante innanzitutto dal punto di vista psicologico, Levi parla di un certo dottor Martens. Ma chi \u00e8 questo Martens? Un giovane chimico tedesco e cattolico. Anche lui lavorava nella fabbrica come Levi, ma bisogna sottolineare che stava dall&#8217;altra parte, cio\u00e8 fuori dal filo spinato. Interessante \u00e8 innanzitutto la sua entrata nel Lager. A Martens viene fatta una proposta di lavoro. Per\u00f2 solamente a condizione che si trasferisca a Buna-Werke di Auschwitz. Nonostante il fatto che i colleghi lo sconsiglino di andarci, Martens accetta la proposta e assieme alla sua fidanzata si trasferisce ad Auschwitz. Della vita di Martens non si sa molto, ma una cosa \u00e8 certa, egli sapeva molto bene di quello che stava accadendo nel Lager. Levi non lo conosceva di persona, ma tramite una lettera di amici. Dopo la guerra, Martens \u00e8 fuggito come tanti altri. Molte volte \u00e8 stato invitato a parlare, per\u00f2 si \u00e8 rifiutato. Solo una volta ha trovato il coraggio di testimoniare. Alla domanda perch\u00e9 si \u00e8 comportato in tale modo, che gli \u00e8 stata fatta da Hermann Langbein, un famoso storico dei Lager, Martens ha rivelato che si \u00e8 trasferito nel Lager solo perch\u00e9 non voleva che al suo posto andasse un nazista. Quindi, come spiega Levi nel suo saggio I sommersi e i salvati, egli si \u00e8 ricostruito, come tanti altri, la sua verit\u00e0 comoda assolutamente diversa dalla realt\u00e0. Tra i due personaggi Martens e Henri, di cui ho parlato nel capitolo precedente, si vede una certa coincidenza. Levi sapeva che Henri \u00e8 vivo e avrebbe dato molto per conoscere la sua vita di un uomo libero, ma non desiderava rivederlo. Invece per quanto riguarda Martens, Levi gli ha scritto una lettera per dirgli cosa pensava di lui, ma non ha mai cercato di incontrarlo. Martens non ha mai risposto alla sua lettera. Si sa che \u00e8 morto pochi anni dopo. Tramite la figura di Martens si pu\u00f2 vedere, oltre la sua vilt\u00e0, anche la situazione che si \u00e8 creata dopo la guerra. Perch\u00e9 tanti che si sono comportati nello stesso modo di Martens, anche loro sono scappati davanti alla giustizia. Levi ritorna a tale tema nel saggio I sommersi e i salvati, in cui cerca di chiarire alcuni momenti importanti del libro Se questo \u00e8 un uomo. Come si \u00e8 visto anche qui ritornano nuovamente i personaggi di Alberto, Lorenzo e Elias. Una certa connessione tra i due libri si nota anche dal fatto che il saggio I sommersi e i salvati riprende il titolo di uno dei capitoli di Se questo \u00e8 un uomo. Il progetto di allestimento \u00e8 a cura di Gianfranco Cavagli\u00e0 e Anna Rita Bertorello;Ars Mediaper il progetto grafico e di comunicazione visiva. La mostra comprende cinque sezioni: 1.\u00a0<em>Primo Levi. Un precoce pensiero europeo<\/em>; 2.\u00a0<em>Hermann Langbein. Un uomo formidabile<\/em>; 3.\u00a0<em>Heinz Riedt. Un tedesco anomalo<\/em>; 4.\u00a0<em>Giro di posta<\/em>\u00a0(\u00e8 quella che d\u00e0 il titolo all&#8217;intero allestimento); 5.\u00a0<em>Le lettrici e i lettori<\/em>. L\u2019allestimento prevede un percorso di accessibilit\u00e0 per il pubblico con disabilit\u00e0 visiva: saranno presenti mappe e QR-code tattili, tramite i quali sar\u00e0 possibile accedere dal proprio dispositivo mobile a contenuti audio per ciascuna sezione. In occasione dell\u2019inaugurazione della mostra, il Centro Internazionale di Studi Primo Levi in collaborazione con Poste Italiane ha realizzato un annullo filatelico dedicato: per il giorno dell\u2019inaugurazione e il successivo giorno di apertura al pubblico, presso Palazzo Madama due ufficiali di Poste Italiane saranno lieti di apporre il timbro sulle cartoline filateliche anch\u2019esse realizzate per l\u2019occasione, con francobollo selezionato a tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica Torino<\/p>\n\n\n\n<p>Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l\u2019Europa<\/p>\n\n\n\n<p>dal 24 Gennaio 2025 al 5 Maggio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Marted\u00ec Chiuso&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento mostra Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l\u2019Europa Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica Torino dal 24 Gennaio 2025 al 5 Maggio 2025 credit \u00a9 Studio Gonella<\/p>\n\n\n\n<p>Primo-Levi_Fotografia-di-Mauro-Raffini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 5 Maggio 2025 si potr\u00e0 ammirare Palazzo Madama \u2013 Museo Civico d\u2019Arte Antica Torino una mostra dedicata a Primo Levi &#8211; Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l\u2019Europa a cura di Domenico Scarpa. L\u2019esposizione\u00a0 \u00e8 promossa dalCentro Internazionale di Studi Primo Levi,\u00a0 in occasione degli ottant\u2019anni dalla liberazione di Auschwitz(27 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000012833,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,241],"class_list":{"0":"post-1000012828","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-cultura"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/04_Primo-Levi_Fotografia-di-Mauro-Raffini-3.jpeg?fit=1200%2C800&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012828","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000012828"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012828\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000012834,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012828\/revisions\/1000012834"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000012833"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000012828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000012828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000012828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}