{"id":1000012325,"date":"2025-02-17T15:51:44","date_gmt":"2025-02-17T18:51:44","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012325"},"modified":"2025-02-17T15:51:46","modified_gmt":"2025-02-17T18:51:46","slug":"anche-gli-animali-provano-dolore-per-la-perdita-dei-loro-cari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012325","title":{"rendered":"Anche gli animali provano dolore per la perdita dei loro cari"},"content":{"rendered":"\n<p>Se dovessimo scegliere un volto in rappresentanza dell&#8217;attaccamento materno sarebbe quello di Tahlequah (o semplicemente J35), un&#8217;orca della comunit\u00e0 residente meridionale nell&#8217;Oceano Pacifico nord-orientale che, nel 2018, commosse il mondo per aver trasportato sul dorso il corpo della sua neonata morta per ben 17 giorni. Assistita dai compagni del suo pod, Tahlequah percorse circa 1600 km in evidente stato di lutto prima di accettare la perdita della piccola e abbandonarne i poveri resti (la sua storia \u00e8 di recente diventata anche un film Tahlequah the whale. The dance of Grief). Un comportamento, quello di J35, che abbiamo rivissuto l&#8217;anno successivo anche in Italia, quando Zena, l&#8217;orca del piccolo gruppo arrivato inaspettatamente davanti al porto di Genova Pra&#8217;, fece altrettanto, trascinando con s\u00e9 il cucciolo defunto per diversi giorni, prima di abbandonarlo e ripartire verso sud scomparendo con i compagni oltre lo stretto di Messina. E nel 2025, purtroppo, il dramma di Tahlequah si sta ripetendo dato che anche l&#8217;ultima sua giovanissima figlia, \u00e8 morta il giorno di Capodanno. Stando alle osservazioni del Center for Whale Research che studia quella popolazione di orche, J35 ha nuovamente messo in atto il comportamento del 2018, trasportando il cadaverino sulla schiena. L&#8217;ultimo avvistamento risale a met\u00e0 di gennaio e dopo ben 11 giorni dalla sua morte, la madre non aveva ancora abbandonato il corpo della piccola, sostenendolo per evitare che affondasse. L&#8217;atteggiamento di questa incredibile mamma orca non \u00e8 l&#8217;unica dimostrazione del fatto che anche gli animali provano dolore per la perdita dei loro cari e che, come noi, possano vivere un periodo di lutto e non accettazione della morte. \u00c8 importante precisare, per\u00f2, che non \u00e8 possibile traslare comportamenti ed emozioni umani su altre creature: gli animali soffrono, s\u00ec, ma sicuramente in modo diverso, esplicitando queste emozioni con evidenti segni di stress e atteggiamenti apatici o comunque atipici. Oltre a diverse osservazioni sui cetacei (grampi, tursiopi, stenelle dal lungo rostro, globicefali e persino grandi balene come megattere e capodogli), sono noti, per esempio, i comportamenti degli elefanti. Di fronte alla morte di un loro simile, soprattutto se dello stesso gruppo, i pachidermi dimostrano atteggiamenti associabili a dolore e tristezza ma anche compassione nei confronti delle madri che hanno perso il cucciolo (di recente allo zoo di Monaco la morte della piccola elefantina Lola ha spinto gli altri elefanti a stringersi attorno alla mamma). In generale, gli elefanti sembrano riconoscere i resti dei loro simili anche se sconosciuti e dopo molto tempo dalla morte. In uno stato di evidente smarrimento e contemplazione, che ricorda noi umani davanti a una tomba, gli elefanti sono stati osservati toccare delicatamente con la proboscide i corpi senza via o ci\u00f2 che ne rimane, cercando di coprirli con foglie o terra. Altri studi, questa volta sul cane, condotti dall&#8217;etologa Federica Pirrone, ricercatrice dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano e pubblicati su pubblicati sulla rivista Scientific Reports, sembrano confermare \u00ablo stato di lutto\u00bb anche per questa specie. Dai risultati dei test \u00e8 emerso che, quando perdono un membro del loro gruppo o un umano di riferimento, i cani hanno meno appetito e voglia di giocare mostrandosi apatici e timorosi e aumentando latrati e vocalizzazioni. Un comportamento, questo, che pu\u00f2 durare anche sei mesi. E i loro cugini selvatici non sembrano essere da meno dato che sono state fatte osservazioni di dingo che trasportano cuccioli morti e di lupi che ne seppelliscono i corpi. Inoltre, un recente studio dell&#8217;Universit\u00e0 di Oakland (USA), dimostrerebbe che anche i gatti, in risposta alla perdita di un compagno felino, mostrano cambiamenti comportamentali simili a quelli dei cani, come diminuzioni del sonno, dell&#8217;alimentazione e del gioco. Comunque, \u00e8 soprattutto nei primati, in particolare nelle scimmie antropomorfe come gli scimpanz\u00e8, che la consapevolezza della morte \u00e8 molto sviluppata. Gi\u00e0 un decennio fa, alcuni studi hanno messo in luce comportamenti molto significativi. In un caso, per esempio, i ricercatori hanno osservato un gruppo di scimpanz\u00e8 di un parco safari in Inghilterra assistere un&#8217;anziana femmina nelle sue ultime ore. I compagni le sono rimasti accanto fino alla fine, accarezzandola con tranquillit\u00e0, e la figlia ha vegliato il suo corpo anche dopo la morte per la notte intera. In un altro studio, condotto in una riserva della Guinea, alcune madri scimpanz\u00e8 hanno continuato a occuparsi dei loro piccoli deceduti trasportandone il corpicino per mesi, anche quando era ormai mummificato. In un santuario in Zambia, invece, la morte di un giovane maschio, Thomas, ha portato il gruppo a compiere una processione attorno al corpo del defunto. Le reazioni pi\u00f9 forti, tuttavia, sono state quelle dei membri a cui Thomas era pi\u00f9 legato: Pan, il suo migliore amico, ha cercato di tenere lontani gli altri scimpanz\u00e8 dal corpo sventolando un ramo mentre sua madre adottiva accarezzava il corpo del figliastro e gli puliva i denti. Questa consapevolezza dei primati va di pari passo con il loro senso di autocoscienza e con comportamenti che dimostrano la loro capacit\u00e0 di auto-riconoscimento e provare empatia verso gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Claudia Fachinetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo scegliere un volto in rappresentanza dell&#8217;attaccamento materno sarebbe quello di Tahlequah (o semplicemente J35), un&#8217;orca della comunit\u00e0 residente meridionale nell&#8217;Oceano Pacifico nord-orientale che, nel 2018, commosse il mondo per aver trasportato sul dorso il corpo della sua neonata morta per ben 17 giorni. Assistita dai compagni del suo pod, Tahlequah percorse circa 1600 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000012326,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[42],"tags":[271],"class_list":{"0":"post-1000012325","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ecologia","8":"tag-ambiente"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/CDVFB-1.png?fit=768%2C469&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012325","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000012325"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012325\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000012327,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000012325\/revisions\/1000012327"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000012326"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000012325"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000012325"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000012325"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}