{"id":1000012128,"date":"2025-02-12T15:54:34","date_gmt":"2025-02-12T18:54:34","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012128"},"modified":"2025-02-12T15:54:36","modified_gmt":"2025-02-12T18:54:36","slug":"i-batteri-della-bocca-aumentano-il-rischio-di-alzheimer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000012128","title":{"rendered":"I batteri della bocca aumentano il rischio di Alzheimer"},"content":{"rendered":"\n<p>Alcuni batteri della bocca possono aumentare il rischio di demenza, la cui forma pi\u00f9 diffusa \u00e8 l&#8217;Alzheimer. Una malattia neurologica progressiva che colpisce 55 milioni di persone nel mondo e che porta alla perdita di memoria, declino cognitivo e cambiamenti nei comportamenti. La ricerca guidata dalla Facolt\u00e0 di Medicina dell&#8217;Universit\u00e0 di Exeter (Inghilterra) ha scoperto un&#8217;associazione tra alcuni batteri orali e una salute peggiore del cervello che si manifesta con segni di declino cognitivo come problemi memoria e un&#8217;attenzione peggiore; altri tipi batteri sono stati invece associati a una memoria pi\u00f9 efficiente e a una maggiore capacit\u00e0 di concentrazione. \u00abLe implicazioni della nostra ricerca sono profonde &#8211; ha spiegato la prof.ssa Anne Corbett, coautrice dello studio -. Se alcuni batteri supportano la funzione cerebrale mentre altri contribuiscono al declino, allora i trattamenti che alterano l&#8217;equilibrio dei batteri nella bocca potrebbero essere parte di una soluzione per prevenire la demenza. Ci\u00f2 potrebbe avvenire tramite cambiamenti nella dieta, uso probiotici, routine di igiene orale o persino trattamenti mirati che rimodellano il microbioma\u00bb. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su PNAS Nexus. I ricercatori hanno reclutato 115 persone con pi\u00f9 50 anni, da uno studio online chiamato \u00abPROTECT\u00bb che monitora la salute del cervello di oltre 25.000 persone di mezza et\u00e0 nel Regno Unito. Tra i partecipanti il 52 per cento non presentava segni di declino cognitivo mentre il 48 per cento presentava un lieve deterioramento cognitivo. Hanno quindi prelevato campioni di saliva da tutti i partecipanti ed esaminato il loro microbioma orale. Dall&#8217;analisi \u00e8 emerso che coloro che avevano nel cavo orale una concentrazione maggiore di batteri del genere Neisseria e Haemophilus avevano una memoria migliore e una migliore capacit\u00e0 di prestare attenzione e svolgere compiti complessi. Queste persone avevano anche livelli pi\u00f9 alti di nitrito in bocca, una sostanza chimica prodotta dai batteri quando scompongono il nitrato, che si trova naturalmente nelle verdure. \u00abI batteri &#8211; hanno spiegato i ricercatori &#8211; possono anche scomporre il nitrito per produrre ossido nitrico, che migliora la circolazione, incluso il flusso sanguigno al cervello. Ci\u00f2 suggerisce che mangiare molte verdure ricche di nitrati, come spinaci a foglia verde e rucola, potrebbe aumentare i livelli di batteri sani e aiutare a migliorare la salute del cervello, il che potrebbe essere particolarmente importante con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0\u00bb. A tal proposito i ricercatori stanno studiando se il succo di barbabietola ricco di nitrati possa migliorare la funzionalit\u00e0 cerebrale negli anziani, inibendo i batteri presenti nella bocca. Dall&#8217;analisi i ricercatori hanno anche scoperto che coloro che avevano concentrazioni maggiori di batteri del genere Porphyromonas (spesso associato a malattie gengivali) e Prevotella (collegato a bassi livelli di nitriti) avevano problemi di memoria e una salute cerebrale peggiori. Hanno inoltre scoperto che il batterio Prevotella era pi\u00f9 comune nelle persone con una variante specifica del gene APOE4, associato a un rischio superiore di Alzheimer. Secondo i ricercatori, questi batteri possono danneggiare la salute del cervello in due modi: 1) entrando direttamente nel flusso sanguigno e causando potenzialmente danni al cervello; 2) a causa dello squilibrio tra batteri benefici e nocivi che pu\u00f2 ridurre la conversione del nitrato (abbondante nelle diete ricche di verdure) in ossido nitrico, sostanza fondamentale per la comunicazione cerebrale e la formazione della memoria. Sebbene la comprensione degli intricati legami tra i batteri della bocca e il cervello sia ancora in una fase iniziale, questo studio fornisce una solida base per ulteriori ricerche. \u00abSe studi futuri confermeranno che il microbioma orale svolge un ruolo nel mantenimento di un cervello sano &#8211; ha spiegato la prof.ssa Joanna L&#8217;Heureux, autrice principale dello studio -, allora prestando maggiore attenzione ai batteri nella nostra bocca potremmo scoprire nuove possibilit\u00e0 per rilevare e potenzialmente ritardare la demenza. Nel frattempo, il consiglio migliore \u00e8 quello di tenere i denti puliti, andare regolarmente dal dentista e mangiare cibi ricchi di nitrati, come le verdure a foglia verde, per continuare a nutrire i batteri buoni della bocca\u00bb. Questo studio non \u00e8 il primo ad aver trovato un&#8217;associazione tra microorganismi e Alzheimer (AD), Una recente ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 Statale dell&#8217;Arizona, ad esempio, ha scoperto che l&#8217;infezione intestinale cronica causata dal citomegalovirus (un virus comune) potrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppo dell&#8217;Alzheimer. Un altro studio ancora del National Cerebral and Cardiovascular Center di Osaka (in Giappone), ha invece scoperto un&#8217;associazione tra un batterio comune solitamente presente nella bocca e nel tratto gastrointestinale, lo Streptococcus anginosis, e un rischio aumentato di ictus. Queste ricerche suggeriscono ancora una volta l&#8217;importanza di una attenta igiene del cavo orale come azione preventiva di diverse malattie.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara Fiorillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni batteri della bocca possono aumentare il rischio di demenza, la cui forma pi\u00f9 diffusa \u00e8 l&#8217;Alzheimer. Una malattia neurologica progressiva che colpisce 55 milioni di persone nel mondo e che porta alla perdita di memoria, declino cognitivo e cambiamenti nei comportamenti. 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