{"id":1000011765,"date":"2025-02-04T17:23:39","date_gmt":"2025-02-04T20:23:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011765"},"modified":"2025-02-04T17:23:41","modified_gmt":"2025-02-04T20:23:41","slug":"giovanni-mangiacapra-dialogo-tra-gesto-e-segno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011765","title":{"rendered":"Giovanni Mangiacapra : \u00a0Dialogo Tra Gesto e Segno"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una mia ricerca storiografica che analizza le opere di Giovanni Mangiacapra posso affermare che l\u2019artista dagli anni \u201970 fa arte, il suo linguaggio nel tempo si \u00e8 fortemente distinto ed \u00e8 divenuto materico, si evince che nella prima fase del suo processo artistico l\u2019aspetto figurativo \u00e8 prevalente per poi essere sostituito dalla ricerca e dalle sperimentazioni, inizia ha lavorare su una personale interpretazione della pittura informale. L\u2019arte di Giovanni Mangiacapra composta da una raffinata visione materica dove gesto e sperimentazione sono alla base della sua ricerca, nelle sue opere emerge una gestualit\u00e0 emotiva . Io penso che senza memoria non vi \u00e8 passato e senza passato non vi \u00e8 identit\u00e0. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la societ\u00e0 in cui vive, cos\u00ec come ogni popolo per sopravvivere alla modernit\u00e0, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un\u2019eco&nbsp; di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Le opere di Giovanni Mangiacapra mi fanno riflettere sul \u201cTrattato di semiotica generale\u201d del 1975 di Umberto Eco che paragona l&#8217;opera d&#8217;arte a un testo che per essere tale deve soddisfare innanzitutto una richiesta di leggibilit\u00e0. Affinch\u00e9 vi sia un risposta da parte dell&#8217;osservatore, \u00e8 fondamentale il codice con cui il messaggio dell&#8217;artista viene trasmesso; non tutto deve per forza essere chiaro, ma vi devono essere alcune regole che lo aiutano a distinguere l&#8217;opera d&#8217;arte dalla cosa astratta. Eco parla del linguaggio estetico, definendolo un particolare processo comunicativo significativo in cui non si ha solo il mero passaggio di informazioni, ma anche la sollecitazione dell\u2019elaborazione di una risposta interpretativa da parte del destinatario. Secondo l&#8217;autore vi sono due principali caratteristiche del testo estetico: l\u2019ambiguit\u00e0 e l\u2019autoriflessivit\u00e0. La prima \u00e8 una violazione delle regole del codice, poich\u00e9 \u00abanzich\u00e9 produrre puro disordine, essa attira l\u2019attenzione del destinatario\u00bb, il quale \u00ab\u00e8 stimolato a interrogare le flessibilit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 del testo\u00bb. L\u2019ambiguit\u00e0 estetica gioca sia sull\u2019espressione sia sul contenuto del testo: cos\u00ec facendo esso diventa autoriflessivo poich\u00e9 attira l\u2019attenzione sull&#8217;organizzazione interna, sulla \u201csemiotica\u201d. Il testo estetico spinge in continuazione a rivedere i codici, imponendo una continua riconsiderazione del linguaggio su cui si basa; quest&#8217;ultimo deriva da una \u00abdialettica di accettazione e ripudio dei codici dell\u2019emittente e di proposta e controllo dei codici del destinatario\u00bb, il quale per\u00f2 non essendo a conoscenza delle regole dell&#8217;autore, le pu\u00f2 estrapolare da ci\u00f2 che prova nel corso dell&#8217;esperienza estetica. Egli si trova in bilico tra l&#8217;ambiguit\u00e0 oggettuale e l&#8217;organizzazione contestuale. Tramite una definizione semiotica dell\u2019opera d\u2019arte si riesce a comprendere perch\u00e9 nel corso della comunicazione estetica avvenga \u00abun\u2019esperienza che non pu\u00f2 essere n\u00e9 prevista n\u00e9 completamente determinata, e perch\u00e9 questa esperienza \u201caperta\u201d venga resa possibile da qualcosa che deve essere strutturato a ciascuno dei suoi livelli\u00bb. Il destinatario deve essere in grado di intervenire a colmare i vuoti semantici, a ridurre la molteplicit\u00e0 dei sensi, perch\u00e9 \u00e8 un collaboratore dell&#8217;autore il testo estetico deve essere strutturato per mezzo di codici noti, cercando di attirare attenzione su di s\u00e9, anche violando delle regole, al fine di garantire il giusto equilibrio dei meccanismi noto\/ignoto che rendono tale l\u2019esperienza estetica.&nbsp; Senza l&#8217;adozione di regole precise il contenuto del testo estetico non sarebbe veicolato e non riuscirebbe ad essere trasmesso; il codice non \u00e8 rappresenta uno schema fisso e immutabile, ma anzi \u00e8 in continua evoluzione. \u00abL\u2019interprete di un testo \u00e8 obbligato a sfidare i codici esistenti e ad avanzare ipotesi interpretative che funzionano come forme tentative di nuova codifica\u00bb. Grazie all\u2019operato artistico- culturale di Giovanni Mangiacapra volevo citare Emanuele Severino quando&nbsp; parla della memoria che pu\u00f2 divenire cattiva coscienza come si evince dalle opere pittoriche di Giovanni Magiacapra che hanno inteso dimostrare con la piena coscienza della precariet\u00e0 relativistica di ogni &#8216;dimostrazione&#8217;&nbsp; che la reductio suggerita dello spazio al tempo \u00e8, o potrebbe essere, un modo di riconoscere la friabilit\u00e0 delle conoscenze che abbiamo delle cose, sapendo renderci conto che la dimensione spaziale non \u00e8 altro che la manifestazione parziale e transeunte di un &#8216;tempo&#8217; che si solidifica nelle cose, scegliendo, grazie alla inevitabilit\u00e0 della sua successivit\u00e0, di rivelarsi altro che come memoria. La memoria, insomma, potremmo anche suggerire cos\u00ec, non \u00e8 altro che il tempo. Tocca a noi saper sfuggire, per quanto possiamo, alla gabbia della prigione del tempo mi ha dato lo spunto leggendo tutto il trattato ho pensato ad Emanuele Severino al suo grande pensiero filosofico, egli ci ha lasciato su questo argomento tantissime riflessioni, la sua filosofia poggiava sulla grande prosopopea di Parmenide: gran parte della riflessione severiniana si configura come una massiccia e controversa rivalutazione dei dogmi ontologici dell\u2019eleate, incompreso e sconfessato profeta dell\u2019essere; prendendo le mosse dalla contraddizione che si pone alla base del divenire l\u2019essere non diviene, poich\u00e9 il divenire comporta il non essere, ovvero il venire e tornare nel nulla, la celebre dimostrazione severiniana dell\u2019eternit\u00e0 di tutti gli enti vuole contrapporsi alla storica fede prestata dall\u2019umanit\u00e0, fin dai tempi dei greci, al divenire, fede che ha portato la storia dell\u2019uomo e della filosofia ad essere necessariamente storia del nichilismo, e ad innalzare i cosiddetti Immutabili o Eterni \u2018Dio in primis\u2019 ai quali aggrapparsi per tentare di sfuggire all\u2019angoscia dettata dal carattere effimero e transeunte che l\u2019uomo attribuisce agli enti. Posso dire che nelle opere di Giovanni Mangiacapra tutto questo viene evidenziato dallo spazio e dalla luce che si dirama oltre i limiti conosciuti della forma trasformando ogni esperienza onirico geometrica in una catalogazione cosmica dell\u2019animo. Strutturazioni coeve e sequenziali assemblano razionalmente ideogrammi, istanti luminosi, inediti linguaggi, intercalando piani, setti cromatici, frammenti tonali. Dalle opere di Giovanni Mangiacapra affiorano innumerevoli realt\u00e0 parallele oltre le convenzioni del visibile e dell\u2019agire, generando corrispondenze e analogie tra creazione e genesi. Sentimenti dell\u2019animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosit\u00e0 narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra linearit\u00e0 del tratto e dinamicit\u00e0 fluttuante della composizione, ora rotante, ora integrata tra dogmatiche sovrapposizioni orizzontali e verticali. Il purismo geometrico che si sovrappone ed \u00e8 sostituito da spezzati ingranaggi di macchine sensoriali di una realt\u00e0 sintetica, fluiscono nell\u2019aria creando vortici dinamici di entit\u00e0 oniriche e vertigini ideali. La dimensione plastica della materia si dirama nello spazio alternando realt\u00e0 trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L\u2019essenziale incontra l\u2019effimero, eros e thanatos dell\u2019immaginario, alla ricerca dell\u2019inedita forma, esiziale paradigma di un\u2019ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosit\u00e0 tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialit\u00e0 germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi nelle lontane rimembranze segniche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Segmenti iridescenti si sovrappongono, ordinati nello spazio, rimodellando atmosfere, entit\u00e0 fenomeniche di sapienti sussurri, variabili astrali di cristalline scansioni luminose, meditate modulazioni. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l\u2019approdo, ecco l\u2019abbandono, ovvero il desiderio di nuovi orizzonti articolati da linee spezzate e filiformi che si incuneano in mirabili frammentazioni ideative, sintomo di smarrimento esistenziale e deciso allontanamento da una realt\u00e0 ormai aliena. Come lame percettive, simboliche linearit\u00e0 complesse s\u2019insinuano sul substrato trasfigurando le essenziali casualit\u00e0 tonali delle composizioni in analitiche volont\u00e0 rappresentative. Vibratili strutture appaiono come affascinanti tensioni di cristallina innocenza espressiva sospese tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio- tempo Giovanni Mangiacapra medita sull\u2019irrevocabilit\u00e0 del frammento, sulle tracce armoniche delle forme geometriche che reggono l\u2019universo alla ricerca delle primordiali temporalit\u00e0 oggettive. Il frammento, lontano dal suo contesto naturalistico, estende la sua presenza tra sovrapposizioni e integrazioni di materia pittorica generando un affascinante intreccio ritmico. Per il rivoluzionario Mangiacapra il tempo \u00e8 come ibernato, purificato, trasfigurato da un\u2019inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalit\u00e0 ma decreta un nuova visione creando, un modulo tra sperimentazione e innovazione del pensiero . La razionale schematizzazione geometrica non mira a ricomporre una visione plastica e geometrica dello spazio ma a definire nuove possibilit\u00e0 della superficie pittorica. La scomposizione e ricomposizione del substrato crea un reticolo continuo di nuove forme, proporzionali tra loro, tese a dilatarsi cercando sensoriali linee curve, inattese percezioni, distinte rivelazioni casualmente interrotte. Tracce di arcane funzioni della materia pittorica trovano un nuovo tempo, un\u2019improvvisa neo oggettivit\u00e0. La realt\u00e0 pittorica in Giovanni Mangiacapra \u00e8 rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell\u2019esperienza collocata nell\u2019eterna trasfigurazione percettiva dell\u2019universo. Oltre la concezione convenzionale del dipinto l\u2019artista supera l\u2019aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest\u2019ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalit\u00e0 di Giovanni Mangiacapra, sempre omogenee e cangianti, vivono una realt\u00e0 bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicit\u00e0 e immobilit\u00e0. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realt\u00e0 complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularit\u00e0. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all\u2019interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalit\u00e0 abolisce le tenebre, l\u2019oscurit\u00e0, la finitezza strutturale. La luce \u00e8 totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell\u2019esistere, assume nelle figurazioni l\u2019abbagliante essenza di un ininterrotto fregio classico continuo. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondit\u00e0 lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento \u00e8 immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneit\u00e0 d\u2019intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicit\u00e0. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto \u00e8 come sospeso, bloccato, cristallizzato da figurazioni che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verit\u00e0 \u00e8 nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un\u2019oasi di pace, un destino. Un\u2019impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libert\u00e0 e di vita. Oltre la tragica gravit\u00e0 dell\u2019esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un\u2019instabile atmosfera nell\u2019immensa, irrevocabile caducit\u00e0 della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione plastica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un\u2019elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Tracce di purissime linee si ricompongono libere sopra cangianti superfici, ampie e mutevoli, simili ad infinite citt\u00e0 cinetiche e spazi urbani modulati dove il colore, libero dalle naturali funzioni, acquisisce maggiore autonomia interpretativa espandendosi in correlate emulsioni sensitive. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneit\u00e0 di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s\u2019inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l\u2019antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. Giovanni Mangiacapra \u00e8 alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell\u2019essere oltre l\u2019agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell\u2019oggetto geometrico non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicit\u00e0 cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni. La scelta di Mangiacapra pone, in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticit\u00e0 e direzionalit\u00e0 d\u2019intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquit\u00e0. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volont\u00e0 di ridefinire una base integrata e congruente. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualit\u00e0 e destino. Nella pura estasi contemplativa Giovanni Mangiacapra inserisce nei suoi dipinti forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalit\u00e0, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi geometrici interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l\u2019identit\u00e0 di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze floreali, organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotivit\u00e0. La vitalit\u00e0 sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali, inediti concetti geometrici, innovative idealit\u00e0 progettuali. Un rigore metodologico di grande intensit\u00e0 ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocit\u00e0 dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento \u00e8 piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondit\u00e0 pi\u00f9 nascoste dell\u2019animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell\u2019esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell\u2019anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell\u2019aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libert\u00e0 che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicit\u00e0 concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verit\u00e0 sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilit\u00e0. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell\u2019energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell\u2019interiorit\u00e0, carichi di accese tonalit\u00e0 dalle raffinate tridimensionalit\u00e0 tattili. Lontani orizzonti dell\u2019anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realt\u00e0 sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un\u2019inquieta idealit\u00e0 s\u2019insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Sensibilit\u00e0 materica, sublimazione emozionale, tensione plastica rappresentano gli aspetti pi\u00f9 significativi del fare artistico di Giovanni Mangiacapra, da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva.&nbsp; La luce di un tempo irreale, fluttua in una dimensione parallela, vaga come un viandante verso le origini del cosmo, divenendo icona rivelatrice di un cammino ormai tracciato. Le composizioni veleggiano tra un idealizzato confine terreno e un evocato orizzonte celeste, sotteso tra indefinite voci e irraggiungibili echi. Un\u2019impalpabile gravit\u00e0 sensoriale accende le gradazioni tonali risaltando l\u2019effetto luce di attraenti vibrazioni, sublimate in un seducente fluido multicolore. Come luoghi trasfigurati dall\u2019immaginazione, oltre una realt\u00e0 oggettiva, specialmente in questa opera di Giovanni Mangiacapra che ci invita ad una silente contemplazione che sono lontano dagli accadimenti della quotidianit\u00e0, lo spazio diviene armonia e struttura sensibile. L\u2019elegante sequenza tonale appare come un affascinante viaggio nei simboli arcaici testimoni di astratte meditazioni sulla materia e sulla forma dalle quali si eleva una indefinita atmosfera dalle futuribili, affascinanti valenze espressive. La raffinata intimit\u00e0 tonale diviene sensibile sollecitazione di idealit\u00e0, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell\u2019immaterialit\u00e0. La sintetica ricerca di Giovanni Mangiacapra dell\u2019 assoluto ovvero, di unita che delinea impercettibili tracce che sublimano a un\u2019aurorale, sincretica nuova vita. Frammenti disegnati interrogano passato e presente tramite meditate scomposizioni e cangianti ricomposizioni tonali. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell\u2019artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verit\u00e0 e vita oltre la vita. L\u2019invisibile sentire di una realt\u00e0, al di l\u00e0 dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Declinazioni dell\u2019immaginario animano la profonda sensibilit\u00e0 dell\u2019artista nell\u2019intento di conservare e proteggere dall\u2019oblio, oggetti lontani, essenze del vissuto, lievissime sensazioni. Equilibrate trasparenze cromatiche si aggregano in liquide e sensuali modulazioni segniche, si espandono nello spazio attuando una sintetica rigenerazione tonale. Inedite incandescenze cromatiche accentuano la convulsa aggregazione delle tonalit\u00e0 dando origine ad una magmatica cascata di energia dalle sublimi valenze espressive. Intuizioni premonitrici mutano le forme occupando spazi paralleli non pi\u00f9 definiti da una realt\u00e0 precostituita ma luoghi senza memoria, dove la materia trova la sua nuova vocazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"432\" height=\"640\" data-attachment-id=\"1000011766\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000011766\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024-giovanni-mangiacapra-lavoro-su-carta-tecnica-mista-1.jpg?fit=432%2C640&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"432,640\" data-comments-opened=\"0\" 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La fine spiritualit\u00e0 di Giovanni Mangiacapra veleggia sul substrato, divenendo entit\u00e0 rivelatrici d\u2019inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l\u2019assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Biografia&nbsp;&nbsp;di Giovanni Mangiacapra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;<\/strong>Nato nel 1955 a Napoli dove vive e lavora. Nel 1984 si laurea in Sociologia con una ricerca sperimentale sulla salute ed i suoi paradigmi sociali e psicologici. I suoi studi si perfezionano in seguito sulla comunicazione pubblica ed in particolare sui servizi ospedalieri collaborando, in una ricerca con il Tribunale dei Diritti dei Malati presso il CNR di Napoli, sulle analisi di qualit\u00e0. Lavorer\u00e0 per i seguenti quarant\u2019anni nelle strutture ospedaliere e nei servizi delle Unit\u00e0 di Pubbliche Relazioni.Inizia la sua attivit\u00e0 artistica negli anni \u201970, con una mostra collettiva organizzata dal centro Don Gnocchi di Parma, dove riscuote interesse per i paesaggi dipinti con tempera su carta, compensato e stoffa. La sua prima mostra personale, descritta dall\u2019artista come la sua \u201cprima grande emozione artistica\u201d,&nbsp;&nbsp;si tiene nel suo quartiere di Ponticelli nel circolo di Gian Battista Vico. In questo periodo dipinge le fabbriche, le case ma gi\u00e0 guarda alla natura come processo da difendere, da curare ed amare. L\u2019aspetto figurativo della sua pittura verr\u00e0 poi sostituito dalla sperimentazione di materiali e colori. Poco influenzato dalle varie tendenze artistiche con le quali viene a contatto, giunge ad un\u2019interpretazione personale dell&#8217;Informale, anteponendo il suo senso di libert\u00e0 ed autenticit\u00e0 espressiva alla disciplina tecnica. Il corpo partecipa al compimento creativo come parte organica del campo artistico, dando \u201cCorpo\u201d&nbsp;&nbsp;in un significato pratico che germoglia lentamente e tenacemente secondo una nuova intensit\u00e0 e un nuovo colore di vita. Una ricerca sempre sorretta da una rigorosa e severa \u201cspiritualit\u00e0\u201d al cui attento vaglio sono sottoposti gli spessori cromatici della materia.Una figura costante nel panorama artistico italiano, le sue mostre collettive e personali ottengono sempre riconoscimenti dalla critica. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche.Presidente dell\u2019Associazione Connessioni, che si occupa della promozione sociale dell\u2019arte e degli artisti, Giovanni Mangiacapra collabora inoltre con cooperative sociali ed associazioni di divulgazione culturale. In particolare, si specializza nelle attivit\u00e0 di laboratori artistici come arte-terapista del disagio sociale.Oltre alla pittura, la grande passione dell\u2019artista \u00e8 il suo giardino mediterraneo con le sue numerose piante grasse. Viaggia da sempre visitando tanti paesi d\u2019Europa e del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone In una mia ricerca storiografica che analizza le opere di Giovanni Mangiacapra posso affermare che l\u2019artista dagli anni \u201970 fa arte, il suo linguaggio nel tempo si \u00e8 fortemente distinto ed \u00e8 divenuto materico, si evince che nella prima fase del suo processo artistico l\u2019aspetto figurativo \u00e8 prevalente per poi essere sostituito dalla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000011770,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000011765","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024-giovanni-mangiacapra-lavoro-su-carta-tecnica-mista-1-copia.jpg?fit=432%2C640&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000011765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000011765"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000011765\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000011773,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000011765\/revisions\/1000011773"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000011770"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000011765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000011765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000011765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}