{"id":1000011368,"date":"2025-01-27T10:03:54","date_gmt":"2025-01-27T13:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011368"},"modified":"2025-01-27T10:03:56","modified_gmt":"2025-01-27T13:03:56","slug":"in-libano-scade-la-tregua-e-resta-critica-la-situazione-umanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011368","title":{"rendered":"In Libano scade la tregua e resta critica la situazione umanitaria"},"content":{"rendered":"\n<p>La tregua firmata da Israele ed Hezbollah il 27 novembre scorso scade oggi, 26 gennaio. E in Libano cresce la preoccupazione per una ripresa delle ostilit\u00e0, soprattutto a causa dell&#8217;annunciata volont\u00e0 da parte di Tel Aviv di prorogare di altri 30 giorni la permanenza delle truppe nelle aree meridionali del Paese. Hezbollah, con una nota ufficiale, ha gi\u00e0 fatto sapere che non intende \u00abaccettare alcun rinvio\u00bb, considerandolo una \u00abflagrante violazione dell&#8217;accordo e della sovranit\u00e0 libanese\u00bb. Dal Ministero della Salute libanese sono giunte nelle scorse ore notizie di tensioni nel sud del Paese, dove l&#8217;esercito israeliano (Idf) sta aprendo il fuoco sugli sfollati che tentano di rientrare nei propri villaggi. Tre morti e oltre 30 feriti \u00e8 il bilancio al momento. Nel fine settimana l&#8217;Idf avevano avvertito i civili libanesi di non avvicinarsi alle zone in cui sono ancora schierate le truppe. \u00abPurtroppo le tensioni ci sono, la presenza dell&#8217;esercito israeliano nel sud \u00e8 ancora consistente, cos\u00ec come lo \u00e8 il livello degli attacchi soprattutto nelle zone di confine. Nessuno \u00e8 in grado di dire ci\u00f2 che potr\u00e0 accadere\u00bb, conferma in una conversazione telefonica con i media vaticani la responsabile di Avsi in Libano, Francesca Lazzari. E questo avviene \u00abin un momento nel quale la situazione umanitaria rimane molto critica\u00bb, aggiunge. La maggior parte degli sfollati ha gi\u00e0 fatto ritorno alle proprie case, \u00abma ne rimangono comunque oltre 100.000: si tratta di persone che non hanno pi\u00f9 un&#8217;abitazione dove andare, perch\u00e9 rasa al suolo o gravemente danneggiata; oppure che si trovano nei villaggi pi\u00f9 meridionali e sono impediti nell&#8217;accesso alle case dalle truppe dell&#8217;Idf\u00bb. A essere state danneggiate sono in particolare le infrastrutture: i tanti che \u00abpure riescono a rientrare poi non hanno accesso all&#8217;acqua o all&#8217;elettricit\u00e0\u00bb. Ma le emergenze non si fermano alle esigenze della ricostruzione degli edifici o delle forniture di viveri. \u00abC&#8217;\u00e8 un grande bisogno di supporto psico-sociale tanto per gli adulti quanto, soprattutto, per i bambini. La popolazione \u00e8 traumatizzata dai mesi di bombardamenti e combattimenti\u00bb tra esercito israeliano e miliziani islamisti. E poi l&#8217;educazione: \u00ab\u00c8 un punto fondamentale per il ritorno a una vita normale per i pi\u00f9 piccoli e non solo: gli anni scolastici negli ultimi tempi sono stati varie volte interrotti, o non sono proprio partiti. Molti edifici sono ancora chiusi o per ragioni di sicurezza o perch\u00e9 distrutti nei raid; e nel sud, soprattutto, sono oltre 20.000 i bambini che da pi\u00f9 di un anno non vanno a scuola. In alcuni casi si \u00e8 tentato di sopperire con lezioni da remoto, ma ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in mezzo a mille difficolt\u00e0 dato il contesto di gravissima crisi economica e sociale, con famiglie magari non in grado di fornire ai figli strumenti tecnologici adeguati o con connessioni internet decisamente instabili\u00bb. Attivit\u00e0, quelle educative \u2014 come i corsi di recupero o di aiuto allo studio \u2014 e di supporto psico-sociale, che hanno visto e vedono Avsi tra le organizzazioni maggiormente impegnate sul territorio, fin dal 1996. \u00abDal 2006 poi, quando si svolse il secondo conflitto (dopo quello del 1982), siamo presenti in particolare a sud del Monte Hermon, nel distretto di Marjayoun, che \u00e8 una delle zone pi\u00f9 interessate dagli attacchi degli ultimi mesi\u00bb. Dopo oltre due anni di stallo, ora l&#8217;elezione del comandante delle Forze armate, Joseph Aoun, a nuovo presidente della Repubblica, costituisce un fattore di speranza verso una stabilizzazione del contesto di crisi economico-finanziaria e sociale che ha colpito il Libano da almeno cinque anni. \u00abNon c&#8217;\u00e8 dubbio che la svolta sia stata salutata con grande favore, e il primo ministro incaricato, Nawaf Salam (che era a capo della Corte internazionale di giustizia, n.d.r.), \u00e8 chiamato adesso a formare un nuovo governo per mettere mano a tutte le riforme necessarie alla ripresa\u00bb. La stabilit\u00e0 dell&#8217;area dipender\u00e0 anche dall&#8217;evolversi della situazione in Siria, verso la quale \u00abprevale un sentimento di prudenza\u00bb. Anche tra i profughi siriani, che il Libano \u00e8 stato tra i principali Paesi del Medio Oriente ad ospitare (fino a 1,5 milioni di persone), \u00abal momento non si sono visti ritorni di massa. Anzi, il numero delle uscite verso la Siria pareggia quello di chi \u00e8 rientrato in Libano. Tutti in sostanza aspettano di capire cosa faranno concretamente i nuovi leader di Damasco guidati dal Muhammad al-Jolani, dopo le promesse delle settimane successive alla caduta di Bashar al-Assad\u00bb, conclude Lazzari.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Paglialonga<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tregua firmata da Israele ed Hezbollah il 27 novembre scorso scade oggi, 26 gennaio. E in Libano cresce la preoccupazione per una ripresa delle ostilit\u00e0, soprattutto a causa dell&#8217;annunciata volont\u00e0 da parte di Tel Aviv di prorogare di altri 30 giorni la permanenza delle truppe nelle aree meridionali del Paese. 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