{"id":1000011176,"date":"2025-01-21T12:25:23","date_gmt":"2025-01-21T15:25:23","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011176"},"modified":"2025-01-21T12:25:24","modified_gmt":"2025-01-21T15:25:24","slug":"il-nuovo-clima-cancella-la-neve-dobbiamo-imparare-a-vivere-senza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000011176","title":{"rendered":"Il nuovo clima cancella la neve: dobbiamo imparare a vivere senza?"},"content":{"rendered":"\n<p>Meno neve &#8216;vera&#8217; e pi\u00f9 &#8216;finta&#8217; (artificiale). Ma soprattutto meno neve. Lo &#8216;dice&#8217; anche un albero-sentinella delle montagne: il ginepro comune (Juniperus communis L.) arbusto che cresce lentamente, e bench\u00e9 longevo -spesso pluricentenario- sopra i 2.000 metri in montagna si sviluppa per pochi decimetri da terra con portamento strisciante a causa di vento, gelo, neve. E di conseguenza viene facilmente sepolto fin dalle prime nevicate autunnali. Pi\u00f9 la neve si mantiene a lungo, meno l&#8217;arbusto compie fotosintesi e cresce. Viceversa, meno neve cade, pi\u00f9 l&#8217;arbusto cresce, \u00abed \u00e8 quello che sta succedendo sulle montagne\u00bb, avvisa Legambiente. \u00c8 solo l&#8217;ulteriore conferma del fatto che Alpi e Appennini si imbiancano sempre meno a causa della crisi climatica: \u00abIl manto nevoso \u00e8 sempre pi\u00f9 effimero\u00bb. Soffrono soprattutto le Alpi: studi recenti dicono che c&#8217;\u00e8 un mese in meno rispetto al passato con la presenza di neve per colpa dell&#8217;aumento del riscaldamento atmosferico di circa due gradi. In questi giorni a Bologna si ricorda l\u00bbanniversario&#8217; della nevicata del 1985: c&#8217;era la gente con gli sci per strada&#8230; Ma l&#8217;attualit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 d&#8217;impatto: la quantit\u00e0 di neve \u00e8 diminuita del 50% rispetto a 100 anni fa e un innevamento affidabile sotto i 2.000 metri \u00e8 meno garantito. L&#8217;anno scorso, in pieno inverno, ci sono state piste da sci di fondo rimaste &#8216;verdi&#8217; e rifugi che a primavera erano irraggiungibili a piedi per la neve caduta in abbondanza fuori stagione. Ma neanche quelle nevicate tardive hanno portato i benefici sperati, dice Legambiente in vista della giornata mondiale della neve, che cade domenica 19 gennaio. Tra chi tocca con mano in montagna e chi studia il fenomeno (come la Fondazione Cima), il responso non cambia: c&#8217;\u00e8 meno neve ad alta quota ma anche a valle. E cos\u00ec si ricorre a quella &#8216;sparata&#8217;. L&#8217;Italia, stando alle ultime stime disponibili, \u00e8 tra i paesi alpini pi\u00f9 dipendenti dalla neve artificiale con il 90% di piste innevate artificialmente. Ma per Legambiente non \u00e8 detto che questa sia la &#8216;pista&#8217; giusta da seguire: con la mancanza di neve si deve fare i conti senza &#8216;scorciatoie&#8217;, serve \u00abuna maggiore presa di coscienza e confronto da parte delle localit\u00e0 alpine e appenniniche sulla diminuzione delle nevicate e sugli effetti della crisi climatica. \u00abOccorre &#8216;vivere&#8217; la montagna d&#8217;inverno in modo pi\u00f9 sostenibile senza rincorrere la neve\u00bb, occorre \u00abinvestire su un&#8217;offerta turistica invernale montana che punti su un turismo slow e dolce celebrando la bellezza della neve naturale con sobriet\u00e0 e con mezzi altrettanto naturali\u00bb. Senza dimenticare \u00abpolitiche e strategie di mitigazione e di adattamento a livello nazionale e territoriale\u00bb. \u00c8 uno studio pubblicato a dicembre 2024 sull&#8217;International Journal of Climatology, condotto da ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Trento e dell&#8217;Eurac Research di Bolzano, sulle Alpi italiane a dire la quantit\u00e0 di neve \u00e8 diminuita del 50% rispetto a 100 anni fa. In particolare, tra il 1920 e il 2020, la neve \u00e8 calata del 34%, con differenze marcate tra le Alpi settentrionali e quelle sudoccidentali: rispettivamente -23% e quasi -50%. Conferme analoghe provengono da uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Nature Climate Change che ha rivelato come il manto nevoso nelle Alpi centrali non sia mai stato cos\u00ec effimero negli ultimi seicento anni. Inoltre, nell&#8217;ultimo secolo, la durata della neve si \u00e8 accorciata in media di un mese perch\u00e9 il riscaldamento atmosferico \u00e8 salito di circa due gradi; dato a cui i ricercatori sono arrivati studiando appunto il ginepro. Ma anche i fiumi &#8216;assetati&#8217; confermano che manca la neve. Stando a dati della Fondazione Cima, Po e Adige sette giorni fa avevano un deficit idrico del 61% di neve, misurato in termini di equivalente idrico nivale. Sugli Appennini, nonostante le abbondanti nevicate, il caldo scioglie la neve e questo crea \u00abforti squilibri nei corsi d&#8217;acqua\u00bb: Legambiente indica l&#8217;esempio del Tevere, che ha registrato un passaggio da un deficit del 24% a dicembre a un impressionante -88% a gennaio. Sono ben pi\u00f9 dei due indizi che fanno una prova. A causa del riscaldamento globale, dice Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, \u00abstiamo assistendo a una riduzione costante e senza precedenti del manto nevoso. Oggi non vedere il cambiamento in atto e non modificare di conseguenza abitudini e modalit\u00e0 di fruizione degli ambienti montani nei mesi invernali, crea ripercussioni destinate ad impattare su ambiente ed economie locali. Per questo \u00e8 fondamentale una maggiore presa di coscienza di quanto sta accadendo in alta quota ma anche a valle\u00bb. Si ascoltino gli esperti, si scriva una road map europea, per affrontare questa situazione; e, ad esempio, per proteggere \u00abimportanti e fragili ecosistemi, insieme ai ghiacciai\u00bb. Poca neve e ghiacciai rimpiccioliti significano molta meno acqua per tantissima gente, specie nelle stagioni calde, dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia: le catene montuose sono le \u00abtorri d&#8217;acqua del mondo\u00bb. Una riduzione persistente della quantit\u00e0 e della durata della neve \u00abprodurr\u00e0 probabilmente effetti profondi sugli ecosistemi, con gravi ripercussioni a cascata sul benessere umano e sulla fruibilit\u00e0 della montagna. Questo aspetto non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorato nella pianificazione politica della gestione delle risorse idriche, con una particolare attenzione alle Alpi come agli Appennini\u00bb, aggiunge infine Bonardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mattia Cecchini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meno neve &#8216;vera&#8217; e pi\u00f9 &#8216;finta&#8217; (artificiale). Ma soprattutto meno neve. Lo &#8216;dice&#8217; anche un albero-sentinella delle montagne: il ginepro comune (Juniperus communis L.) arbusto che cresce lentamente, e bench\u00e9 longevo -spesso pluricentenario- sopra i 2.000 metri in montagna si sviluppa per pochi decimetri da terra con portamento strisciante a causa di vento, gelo, neve. 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