{"id":1000010856,"date":"2025-01-08T11:44:19","date_gmt":"2025-01-08T14:44:19","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010856"},"modified":"2025-01-08T11:44:21","modified_gmt":"2025-01-08T14:44:21","slug":"pericolo-di-estinzione-per-alghe-e-foreste-marine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010856","title":{"rendered":"Pericolo di estinzione per alghe e foreste marine"},"content":{"rendered":"\n<p>Il riscaldamento del Pianeta rischia di provocare a livello mondiale una riduzione fra l&#8217;80 e il 90% degli ambienti adatti alla sopravvivenza delle foreste macroalgali e delle fanerogame (fra cui Posidonia oceanica, una pianta superiore endemica del Mediterraneo). Queste specie potranno trovare rifugio solo nelle regioni polari. Lo scenario emerge dallo studio \u00abProjected loss of brown macroalgae and seagrasses with global environmental change\u00bb, pubblicato sulla rivista Nature Communications e condotto dalle Universit\u00e0 di Helsinki e di Pisa, dall&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Centro di eccellenza australiano per la Biodiversit\u00e0 e il patrimonio naturale (CABAH). Attraverso modelli statistici, la ricerca ha mappato la distribuzione di 207 specie, 185 macroalghe brune e 22 fanerogame, a partire dal 2015 con proiezioni annuali sino alla fine del secolo. Questi organismi, presenti attualmente in grande quantit\u00e0 sulle coste (le macroalghe occupano 2,63 milioni di km2 e le fanerogame 1,65), sono essenziali per la vita marina in quanto producono ossigeno attraverso la fotosintesi, immagazzinano anidride carbonica, contribuiscono a mantenere una elevata biodiversit\u00e0, fanno da nursery a numerose specie di pesci e crostacei di interesse commerciale e proteggono dall&#8217;erosione costiera. \u00abGli studi sul cambiamento climatico di solito riguardano l&#8217;ambiente terrestre, mentre il mare resta di solito relativamente inesplorato. Questo lavoro vuole ribaltare la prospettiva, e quantificare i cambiamenti globali che riguardano l&#8217;ecosistema marino\u00bb spiega il professore Lisandro Benedetti-Cecchi, del Dipartimento di Biologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa. Nel Mediterraneo, le foreste macroalgali sono costituite prevalentemente da alghe brune arborescenti del genere Cystoseira, piante le cui \u00abchiome\u00bb si innalzano dal fondo per alcune decine di centimetri formando delle vere e proprie foreste in miniatura. Insieme a Posidonia oceanica, le alghe arborescenti sono una riserva di energia che alimenta il funzionamento dell&#8217;intero sistema marino costiero e in ultima analisi la nostra vita sulla terraferma. L&#8217;impatto del cambiamento climatico non sar\u00e0 comunque uniforme a livello globale, con zone che potranno perdere o guadagnare in termini di biodiversit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il riscaldamento del Pianeta rischia di provocare a livello mondiale una riduzione fra l&#8217;80 e il 90% degli ambienti adatti alla sopravvivenza delle foreste macroalgali e delle fanerogame (fra cui Posidonia oceanica, una pianta superiore endemica del Mediterraneo). 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