{"id":1000010724,"date":"2025-01-03T16:07:48","date_gmt":"2025-01-03T19:07:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010724"},"modified":"2025-01-03T16:07:50","modified_gmt":"2025-01-03T19:07:50","slug":"a-firenze-una-mostra-che-celebra-larte-rivoluzionaria-di-helen-frankenthaler-con-la-piu-grande-mostra-mai-realizzata-in-italia-che-vede-le-sue-opere-in-dialogo-con-artisti-a-lei-contemporanei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010724","title":{"rendered":"A Firenze una Mostra che celebra l\u2019arte rivoluzionaria di Helen Frankenthaler con la pi\u00f9 grande mostra mai realizzata in Italia che vede le sue opere in dialogo con artisti a lei contemporanei"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Strozzi Firenze una mostra dedicata a Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole a cura di Douglas Dreishpoon. L\u2019esposizione \u00e8 organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Helen Frankenthaler Foundation. In collaborazione con il &nbsp;Comune di Firenze, Regione Toscana, Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Una grande mostra che celebra una delle artiste pi\u00f9 importanti del XX secolo, la cui rivoluzionaria ricerca nella pittura \u00e8 esplorata attraverso opere della sua produzione tra il 1953 e il 2002 in dialogo con dipinti e sculture di artisti contemporanei, tra cui Jackson Pollock, Morris Louis, Robert Motherwell, Kenneth Noland, Mark Rothko, David Smith, Anthony Caro e Anne Truitt. Attraverso grandi tele e sculture di Frankenthaler e numerose opere di altri artisti, il progetto si pone come una delle pi\u00f9 importanti rassegne mai dedicate all\u2019artista in Europa e la pi\u00f9 completa rassegna del suo lavoro finora realizzata in Italia, con prestiti \u2013 oltre che dalla Helen Frankenthaler Foundation di New York \u2013 da celebri musei e collezioni internazionali quali il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Modern di Londra, il Buffalo AKG Art Museum, la National Gallery of Art di Washington, la ASOM Collection e la Collezione Levett. Con la sua innovativa tecnica soak-stain (imbibizione a macchia), Frankenthaler ha segnato in modo indelebile l\u2019evoluzione della pittura moderna, nel segno di un nuovo rapporto tra colore, spazio e forma. La tecnica prevedeva infatti l&#8217;applicazione di vernice diluita distesa orizzontalmente su tele non trattate, creando effetti simili a quelli dell&#8217;acquerello, ma su larga scala e con colori a olio. Frankenthaler applicava la vernice con pennelli o spugne, o direttamente da secchi, lasciando che si espandesse e si mescolasse in modo naturale, creando interazioni cromatiche uniche, segnate da transizioni sfumate e sovrapposizioni traslucide. Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole celebra un&#8217;artista che ha sfidato le convenzioni e allargato i confini della pittura con una visione audace e intuitiva che ha infranto le norme tradizionali. Frankenthaler si distingue, infatti, per una capacit\u00e0 unica di combinare astrazione e poesia, tecnica e immaginazione, controllo e improvvisazione, espandendo la sua pratica al di l\u00e0 dei canoni stabiliti, alla ricerca di una nuova libert\u00e0 nella pittura. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Helen Frankenthaler apro il mio saggio dicendo : Lungo il viaggio che mi ha portato da Milano a Firenze dove ascoltando musica jazz pensavo ad Helen Frankenthaler quando poi ho preso il taxi per arrivare a Palazzo Strozzi, ed entrando mi sono reso conto della sua grandezza e nel saper dialogare con gli altri grandi dell\u2019espressionismo astratto. L\u00ec ho denotato che la sua elaborazione mentale che si manifestava principalmente attraverso i segni e il colore, che erano significativi testimoni di una consapevolezza artistica solo apparentemente casuale e veloce in realt\u00e0 piena di grande equilibrio compositivo, pur sempre votata ad una libertaria esigenza esplorativa. Quanto alle radici che interagivano con pulsioni emotive ricche di slanci esse andrebbero rintracciate oltre che nel lessico informale, incentrati sulle valenze della triade segno-gestualit\u00e0-materia. Posso affermare che potrebbe sembrare oziosa la ragione per cui abbiamo pensato forse, di mutare ladatazione tradizionale del periodo artistico pi\u00f9 recente, che parte in genere dal secondo dopoguerra, cio\u00e8&nbsp; dal 1945: considerando quindi gli anni delle guerra quasi una coda, o una logica conseguenza degli sviluppi del decennio precedente, se non, quasi, un\u2019interruzione nel flusso degli eventi artistici. Se in parte sono vere tutte e tre queste cose, \u00e8 anche vero che per ragioni magari contingenti, il periodo bellico, pi\u00f9 ancora della vittoria finale americana, \u00e8 stato quello che ha determinato lo spostamento della capitale internazionale dell\u2019arte da Parigi a New York ed ha rappresentato un importante momento di incubazione di esperienze che sono esplose nel periodo immediatamente successivo, come la grande fase internazionale dell\u2019Informale. In questo periodo siamo nei primi anni quaranta dove un gruppo di artisti e fotografi europei andarono in esilio in America ed in particolar modo a New York . Da tante fotografie dell\u2019epoca si evince che erano di nazionalit\u00e0 francese iniziando dal capo storico del Surrealismo Andr\u00e8 Breton, gli artisti Masson, Tanguy, Ernest, Duchamp e Matta tra loro \u00e8 presente anche Piet Mondrian che avrebbe vissuto gli ultimi anni nella citt\u00e0 di New York lascandovi l\u2019eredit\u00e0 della sua complessa speculazione sullo spazio e sulla superficie pittorica. Inoltre erano tornati in America anche come emigranti altri esponenti della cultura surrel-dada, oppure astratta e costruttivista, come Man Ray, Lasl\u00f2 Monholy \u2013 Nagy, e Hans Hofmann, un artista tedesco sottovalutato ma che la sua influenza fu determinante per la nuova generazione degli artisti americani. Altri artisti arrivarono in America come l\u2019armeno Gorky e l\u2019olandese De Koorning ma nel contempo molti di loro furono influenzati anche da Mir\u00f2, Picasso ed arrivarono anche gli echi di Kandiskij. Ecco perch\u00e9 nasce il dripping grazie al giovane Pollock, egli fu influenzato in parte dai colori di Marx Ernest. Bisogner\u00e0 attendere il 1947 prima che questo procedimento diventi per lui abituale, con le dirompenti conseguenze che lo hanno reso celebre. Definiamo con il termine onnicomprensivo di \u2018Informale\u2019 tutta una serie di esperienze verificatesi negli Stati Uniti e in Europa tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni sessanta. E\u2019evidente che, nello spazio di tempo di un quindicennio, in una situazione tanto articolata e vasta quanto quella intercontinentale presa in esame, non ha quasi senso parlare di \u2018un\u2019 solo \u2018movimento artistico\u2019; ed evidente che le sfaccettature sono tante e molteplici da risultare in alcuni casi incomprensibili tra loro. Dobbiamo pensare che in questo periodo vennero battezzate numerose etichette che solo oggi comprendiamo lo stesso termine: Action Painting e Abstract Expressionism in America , ovvero: \u2018Pittura Materica o gestuale\u2019 in Italia \u2018Tachisme\u2019 in Francia ecc\u2026E\u2019 ovvio in questo senso, che non solo il termine \u2018Informale\u2019, come verr\u00e0 qui usato, ha un suo valore \u2018riassuntivo\u2019 rispetto a queste esperienze diverse limitiamoci per ora a constatare delle differenze che sono solo fondamentalmente di orientamento e di scelta puramente formale dividendo tra gestuale, materica e segnica. Possiamo dire che l\u2019Informale1risolve il suo approccio all\u2019arte apparentemente in modo formale con un ritorno al quadro, alla pittura, e alla scultura.&nbsp; Questo ritorno alla pittura consiste quindi nel coprire la superficie della tela con materie colorate questa distinzione tradizionale tra fondo e figura e tra forma e spazio che era sopravvissuta in linea di massima in ogni caso tutto \u00e8 cambiato c\u2019\u00e8 quasi un\u2019aggressione al quadro ed inoltre la pittura \u2018veloce\u2019 come l\u2019informale richiedeva una trasformazione tra \u2018forma e dinamica\u2019 tutto diviene un movimento tralasciando la staticit\u00e0 che c\u2019era nella tradizione astratta. La pittura \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 \u2018autografica\u2019, quindi quasi una \u2018scrittura\u2019, privata del pittore, determinata nel tempo ( che coincide col tempo, in genere veloce, di esecuzione del quadro ), una pulsione interna che viene espressa attraverso il gesto oppure attraverso una sequenza di gesti. Alla base c\u2019\u00e8 il gesto questa \u00e8 la novit\u00e0 della nuova \u2018pittura\u2019, che si unisce al concetto di \u2018improvvisazione\u2019 come avviene anche nella musica \u2018jazz\u2019. Poich\u00e9 la superficie del dipinto si presenta come un insieme in cui non sono realmente distinguibili figura e sfondo, il disegno, quando compare, non si presenta come contorno di una campitura ben delineata, ma come \u2018struttura di segni\u2019, che innerva la superficie del dipinto, cos\u00ec come il colore non riempie nessuna forma, ma si contrappone liberamente ad altri colori, facendosi esso stesso disegno,\u2018figura\u2019, o superficie, o tutte e tre le cose contemporamente. In effetti tutti i residui di illusionismo spaziale che \u00e8 dato di cogliere sono dovuti alla libera contrapposizione dei colori tra loro. Dato che la superficie \u00e8 alla base del nuovo percorso comunicativo dell\u2019artista e nel contempo si denota una differenza tra l\u2019astrazione e la pittura informale alla base, c\u2019\u00e8 un linguaggio lirico di ascendenza espressionista. Negli Stati Uniti si inizia ha definire un tipo di pittura \u2018Espressionismo astratto\u2019, come quella di De Kooning che cerca di percorrere sia il linguaggio figurativo che quello astratto la stessa cosa avviene in Europa dove si afferma il gesto e l\u2019improvvisazione. Molti sono gli esempi l\u2019informale figurativo \u00e8 una pittura che procede con larghe stesure di superficie, in cui il disegno interviene spesso come una struttura ulteriore, che ricopre la superficie \u2018a griglia\u2019. La gabbia dei segni non \u00e8 necessariamente astratta, pur opponendosi alla nozione di \u2018forma\u2019. Anche la linea paradossalmente si fa superficie. Appaiono quindi, a volto, delle \u2018figure\u2019 : quasi dei graffiti infantili, come nei quadri di Dubuffet, di De Kooning e di Antonio Saura. Negli Anni 40-50 a New York un gruppo formato da svariati artisti, anche piuttosto diversi nelle individuali personalit\u00e0, comincia ad affermarsi sulla scena artistica americana, determinandone indubitabilmente una assoluta innovazione, con uno specifico timbro \u2018americano\u2019. E\u2019 una vera e propria nuova tendenza che si forma all\u2019interno della cosiddetta Scuola di New York. Questa denominazione correttamente indica un luogo, New York appunto, che \u00e8 teatro dei fenomeni artistici in questione, piuttosto che un gruppo di artisti dalle caratteristiche unitarie. E\u2019 il pittore e critico Robert Motherwell ad usare per primo tale espressione nel corso di una conferenza nel 1949, sottolineandone alcune caratteristiche, quali l\u2019origine nel surrealismo (dal quale poi gli artisti americani si sarebbero affrancati) e un atteggiamento nei confronti dell\u2019arte di tipo emotivo ed emozionale, avendo a che fare con la sfera sensitiva, piuttosto che di tipo evocativo\/intellettuale. Robert Motherwell individua nella Scuola di New York, oltre a s\u00e9 stesso, pittori come Arshile Gorky, William Baziotes, Adolph Gottlieb, Hans Hofmann, Willem de Kooning, Jackson Pollock, Ad Reinhardt, Mark Rothko. Questa tendenza viene denominata \u2018Espressionismo astratto americano\u2019e vede un gruppo di artisti che vogliono uscire dai canoni del realismo della pittura americana dell\u2019epoca ed allo stesso tempo intendono andare oltre i linguaggi delle avanguardie europee di quel periodo, tentando di superarle attraverso la elaborazione di linguaggi originali. L\u2019etichetta \u2018<em>espressionismo astratto\u2019<\/em>, creata in precedenza da Alfred Barr (direttore del MoMA) nel 1929 in riferimento a Kandinskij, viene poi definitivamente introdotta da Robert Coates nel 1946, quando questi intende fondere due concezioni dell\u2019arte che provengono dalle avanguardie storiche, quella dell\u2019espressionismo e quella dell\u2019astrattismo ( Clement Greenberg sottolineer\u00e0 nel suo trattato \u2018Astratto e rappresentazionale\u2019 del 1954 che quest\u2019arte \u00e8 astratta <em>\u201c<\/em>non perch\u00e9 sintomo di decadenza, ma semplicemente perch\u00e9 accompagna per caso una decadenza della storia dell\u2019arte\u201d), avanguardie ritenute rappresentative nella loro globalit\u00e0 di quegli artisti che operano a New York, senza peraltro sottolinearne le evidenti individuali differenze stilistiche. Da quel momento il termine viene utilizzato sia nei confronti di artisti con l\u2019indole pi\u00f9 anarchica come De Kooning e Pollock, quanto per artisti pi\u00f9 riflessivi come Rothko e Motherwell. Si afferma, quindi, una diversa iconografia dell\u2019arte astratta, con la scomparsa delle forme geometriche dipinte su uno sfondo e con una pittura definita da pennellate libere, segni e sbavature, in un \u2018campo\u2019 che non rinvia pi\u00f9 ad una idea di figura-sfondo. Gli artisti, ora, affermano di prelevare dalle emozioni, dai sentimenti e dall\u2019inconscio, con esplicito richiamo alle teorie psicanalitiche di Jung (che conosce l\u2019arte e per il quale \u00e9 importante come sogniamo, diversamente dalle teorie freudiane che del sogno fanno un racconto attraverso i comprensibili codici archetipici dell\u2019arte).&nbsp; Il critico e gallerista americano Sidney Janis nel suo saggio <em>Abstract and Surrealist Art in America <\/em>del 1944 individua nella inusuale mescolanza di surrealismo e astrattismo il timbro identificativo della nuova pittura americana, riferendosi in particolare a pittori come Rothko, Gottlieb, Gorky e Motherwell, creatori secondo lui di un nuovo linguaggio portato a rappresentare la soggettiva esperienza di ciascuno mediante un uso pi\u00f9 libero del colore, mediante visioni biomorfiche, mediante l\u2019automatismo, gi\u00e0 elemento classico per i surrealisti. Tale iniziale entusiasmo per il Surrealismo fa s\u00ec che molti di tali artisti indirizzano comunque quella ispirazione verso un segno fortemente individuale che per molti di loro si trasformer\u00e0 in uno stile personalissimo protratto con continuit\u00e0 nelle loro opere. Ma il momento pi\u00f9 significativo in relazione ai futuri sviluppi dell\u2019espressionismo astratto (che determina anche la differenza con ci\u00f2 che tende verso il profondo inconscio del surrealismo e delle sue tecniche di automatismo) avviene quando si dichiara: \u201cNoi sosteniamo l\u2019espressione semplice del pensiero complesso. Noi siamo per la forma ampia, perch\u00e9 essa possiede l\u2019impatto dell\u2019inequivocabile. Noi desideriamo riaffermare la superficie del dipinto. &nbsp;Noi siamo per le forme piatte poich\u00e9 esse distruggono l\u2019illusione e rivelano la verit\u00e0\u201d.&nbsp;E\u2019 all\u2019interno dell\u2019Informale che in America si colloca il fenomeno dell\u2019<em>action painting<\/em>, basato su un rapporto energetico con il supporto. Avviene in quel periodo storico-artistico un vero e proprio passaggio di poteri: l\u2019espressionismo astratto determina la nascita dell\u2019arte americana, spostando nettamente il centro del mondo dell\u2019arte da Parigi a New York, come ad affermare anche nel campo dell\u2019arte l\u2019America quale nazione pi\u00f9 potente del mondo. Diversamente da quanto accaduto in Europa durante la guerra, con il logorante esilio di tanti artisti e intellettuali, negli Stati Uniti la fine della guerra d\u00e0 inizio ad una fase di costruzione del nuovo modello culturale nord americano in rapporto alla situazione egemonica del paese nel nuovo scenario mondiale: nei sussidi alla ricostruzione dell\u2019Europa, in campo artistico rientra anche la grande promozione della nuova pittura dell\u2019 \u2018<em>Espressionismo astratto\u2019<\/em>, eretta a emblema dell\u2019identit\u00e0 nazionale nordamericana da figure di altissimo livello, come Clement Greenberg, famoso critico che sin dagli inizi degli anni \u201940 se ne presenta come il difensore, contribuendo a far divenire quel fenomeno come un riferimento mondiale di modernit\u00e0 per tanti artisti. Vero \u00e8 che quel passaggio di testimone da Parigi a New York si afferma anche, come accennato, attraverso l\u2019arrivo in America, a New York in particolare, di molti artisti, letterati ed intellettuali europei (soprattutto delle tendenze astratte e surrealiste) che fuggono dalla barbarie nazista e dalla guerra. Dopo la chiusura del Bauhaus nel 1933 da parte dei nazisti molti artisti si portano a New York e tra questi, una delle figure pi\u00f9 importanti per quello che sar\u00e0 poi l\u2019Espressionismo astratto \u00e8 quella di Hans Hofmann, anche lui in fuga dalle persecuzioni naziste. Duchamp, Piet Mondrian, Max Ernst e sua moglie Peggy Guggenheim, conosciutissima collezionista d\u2019arte e mecenate, fuggita nel 1941 dalla Francia occupata dai nazisti.&nbsp; Molto si attivano i surrealisti e vengono organizzate mostre e conferenze e si d\u00e0 vita ad un dibattito culturale che coinvolge anche giovani artisti americani. In particolare l\u2019opera di Peggy Guggenheim \u00e8 fondamentale in questa fase con la creazione della \u2018<em>Galleria Art of this Century\u2019<\/em>, nella quale espone assieme opere di artisti surrealisti e di artisti astratti in un ambiente assolutamente nuovo e innovativo per l\u2019epoca, con dipinti sospesi per aria, con pareti curve ed altri lavori poggiati semplicemente in terra. E in quella Galleria vengono esposti anche i primi lavori di artisti americani, che saranno poi gli artefici ed i massimi rappresentanti del nuovo linguaggio newyorkese come Jackson Pollock, Clyfford Still, Mark Rothko, Arshile Gorky, Willem de Kooning, tutti pittori della stessa generazione e che abitano a New York, cresciuti in un clima culturale simile e tutti con lo scopo di superare i canoni espressivi codificati per giungere, seppur per vie diverse, ad una nuova riflessione sul mondo contemporaneo. Le loro esperienze individuali o collettive, seppur manifestando le loro diversit\u00e0, dimostrano atteggiamenti simili di rivolta esistenziale contro tutto ci\u00f2 che \u00e8 standardizzato e tradizionale, con un rifiuto di tutto ci\u00f2 che \u00e8 figurativo e, quindi, con la ricerca di un linguaggio pittorico astratto e attraverso una strada di libera individualit\u00e0. In questa fase storico-culturale la figura di Peggy Guggenheim assume davvero tutta la sua centralit\u00e0 per l\u2019affermazione dell\u2019arte americana contemporanea nel panorama internazionale. Dopo aver fatto s\u00ec che la sua collezione cominciasse ad assumere il carattere di un documento storico con la creazione di svariate mostre con la sua \u2018<em>Art of <\/em>&nbsp;<em>This Century\u2019<\/em>, nel 1948 la Guggenheim (dopo un precedente breve passaggio a Venezia) viene chiamata ad esporre la sua collezione alla Biennale. Accade per la prima volta che in Europa vengano presentate opere cubiste, astratte e surrealiste insieme ad opere di artisti come Pollock, Rothko e Gorky, che ancora non sono conosciuti, formando quindi una esposizione complessiva ed illuminata di tutto ci\u00f2 che rappresenta il modernismo dell\u2019epoca. E dopo quella prima esposizione, la sua collezione viene presentata a Palazzo Reale a Milano, a Palazzo Strozzi a Firenze e, nel 1950 contemporaneamente al Museo Correr di Venezia (l\u2019intera collezione dei quadri di Pollock) ed al padiglione statunitense della Biennale di Venezia con il debutto dello stesso Pollock in quell\u2019evento. In quegli anni c\u2019\u00e8 un dualismo tra New York e Roma, anche per merito degli Oscar del cinema neorealista italiano. I giovani artisti (Turcato, Vedova, Dorazio, Sanfilippo, Accardi, ecc) si affacciano sulla scena dell\u2019arte, grazie alla illuminata figura di Palma Bucarelli, direttrice della GNAM di Roma, che con borse di studio ne invia molti a Parigi a conoscere le opere di Braque, di Kandinskij e di Picasso. A Roma, oltre all\u2019alleanza Bucarelli-Argan-Prampolini, ci sono artisti della generazione precedente come Mafai, Guttuso, De Chirico, anch\u2019essi interessati al cambiamento anche se il perbenismo corrente era in evidente disaccordo: Emilio Vedova \u00e8 molto contrastato dal Partito Comunista che rifiuta l\u2019astrattismo ( \u00e8 ben noto un articolo su Rinascita di Rodrigo di Castiglia, pseudonimo di Palmiro Togliatti, che dopo una mostra a Bologna attacca fortemente gli astrattisti, sostenendo che l\u2019oggetto dell\u2019arte deve essere la realt\u00e0 e che avrebbe voluto solo la rappresentazione del mondo comunista, con i canoni classici del lavoratore con falce e martello). Malgrado ci\u00f2, tutti quegli artisti, dopo le emozioni parigine e la scoperta di Picasso, cominciano a guardare il reale in maniera nuova, non retorica, con una idea di astrattismo. E creano un Gruppo con la \u2018Rivista Forma\u2019, che fa solo un numero e,&nbsp; quindi, \u2018Forma 1, scrivendo nel loro manifesto \u201c ci interessa la forma del limone, non il limone\u201d, intendendo affermare la loro particolare attenzione al sociale e l\u2019allontanamento dall\u2019espressionismo, con un distacco comunque dalla realt\u00e0, come sarebbe stato inimmaginabile da parte di artisti di sinistra. Contemporaneamente Palma Bucarelli crea il Gruppo Origine, che da spazio e cavalca la via dall\u2019astrazione (anche Burri ne fa parte seppur con scarsa convinzione e per brevissimo tempo), mentre, per ritornare ad una scena pi\u00f9 allargata, la Guggenheim crea all\u2019isola tiberina di Roma la \u2018Galleria La Tartaruga\u2019 (poi divenuta L\u2019Obelisco), dove espone Pollock e De Kooning. Tutto questo nuovo ambiente culturale \u00e8 fondamentale per la nascita e la affermazione transnazionale della nuova avanguardia americana, il cui processo di sviluppo afferma, come gi\u00e0 accennato, valori di libert\u00e0, individualit\u00e0 e intraprendenza, quale <em>american way of life<\/em>, intesa come nuova esperienza di vita. In questo senso, la pittura d\u2019azione, \u2018<em>l\u2019action painting\u2019<\/em>, particolarmente con Hofmann&nbsp; (precursore&nbsp; europeo delle nuove tendenze americane), Pollock, De Kooning, Gorky e Kline sottolinea filosoficamente che l\u2019atto del dipingere, l\u2019atto in s\u00e9 pi\u00f9 che il risultato, \u00e8 autenticamente dimostrativo della creativit\u00e0 dell\u2019artista, con un linguaggio soggettivo, violento anche, improvviso e improvvisato e soprattutto libero dai precedenti canoni stilistici e da schemi identificativi di una ricercata razionalit\u00e0.&nbsp; E\u2019 il grande critico Clement Greenberg ad inventare il termine \u2018<em>action painting\u2019 <\/em>per specificare una maniera cos\u00ec esclusiva di dipingere, nella quale non vi \u00e8 un punto centrale n\u00e9 un verso diosservazione, e la composizione si mostra senza una determinata direzione, a tutto campo.&nbsp; E\u2019 un nuovo modo di dipingere che vede in Pollock il simbolo riconosciuto unanimemente che esprime \u2018l\u2019atto puro\u2019, \u2018l\u2019azione pura\u2019, come essenza autentica all\u2019interno di una nuova dimensione fenomenologica. Certamente fuori da ogni quotidiano conformismo, come forma individualistica di opposizione, non necessariamente caratterizzata da esplicite scelte politiche, che finisce per confermare ideologie e valori dominanti (il senso di libert\u00e0 individuale) del nuovo sistema capitalistico americano, traslati in una idea di societ\u00e0 cos\u00ec libera e aperta da legittimare anche coloro che vi si pongono contro. Posso dire che il lavoro di Helen Frankenthaler \u00e8 collegato all\u2019espressionismo astratto, movimento nel quale il suo estro \u00e8 germogliato, anche se la sua arte si \u00e8<strong>&nbsp;<\/strong>evoluta in modo significativo&nbsp;rispetto ai suoi contemporanei. Sin dai primi anni della sua carriera, Frankenthaler entr\u00f2 in contatto con alcune delle figure pi\u00f9 influenti di questo movimento, come Jackson Pollock, Willem de Kooning e&nbsp;Mark Rothko. Fu proprio nel contesto dell\u2019espressionismo astratto che svilupp\u00f2 il suo<strong>&nbsp;<\/strong>interesse per il colore e la composizione non figurativa.Tuttavia, Frankenthaler differiva dai suoi colleghi per l\u2019approccio alla pittura. Se gli espressionisti astratti utilizzavano spesso il<strong>&nbsp;<\/strong>gesto violento e marcato&nbsp;per esprimere le loro emozioni sulla tela, Frankenthaler preferiva un&nbsp;approccio pi\u00f9 lirico e poetico, che si manifestava nel suo<strong>&nbsp;utilizzo fluido del colore<\/strong>. Era influenzata dal lavoro di Pollock, ma trov\u00f2 un modo per trasformare la sua tecnica del&nbsp;<em>dripping<\/em>&nbsp;(gocciolamento) in qualcosa di pi\u00f9 sottile e meno aggressivo, e soprattutto sottoposto a un pi\u00f9 serrato&nbsp;controllo. L\u2019arte di Helen Frankenthaler \u00e8 dunque una combinazione equilibrata di varie anime: la poesia e l\u2019astrazione, la tecnica e la fantasia, il controllo e l\u2019improvvisazione. Lo si vede bene in un\u2019opera come&nbsp;<em>Open Wall&nbsp;<\/em>del 1953: si trattava, disse l\u2019artista, di \u201cun esperimento per creare una sorta di senso di spazio e di confine&#8230; In definitiva l\u2019essenza del dipinto, ci\u00f2 che suscita una reazione, ha ben poco a che fare con il soggetto in s\u00e9, ma piuttosto con l\u2019interazione degli spazi e la giustapposizione delle forme\u201d. La sua arte si distinse per la capacit\u00e0 di creare superfici fluide e trasparenti, in cui il colore sembrava&nbsp;galleggiare sulla tela&nbsp;in una delicata armonia di forma e caos. Questo approccio, che combinava l\u2019azione spontanea con una raffinata sensibilit\u00e0 per il colore e la composizione, la colloc\u00f2 all\u2019interno del movimento, ma allo stesso tempo ne segn\u00f2 una certa distanza. Frankenthaler non replic\u00f2 certo la gestualit\u00e0 esplosiva di Pollock, ma colse comunque importanti spunti dalla libert\u00e0 e dall\u2019approccio non convenzionale alla pittura che egli introdusse, ricavando da Pollock l\u2019idea della pittura come un&nbsp;processo intuitivo. A proposito dell\u2019opera&nbsp;<em>Numero 14&nbsp;<\/em>di Pollock, una delle opere del suo collega che pi\u00f9 l\u2019hanno ispirata, Frankenthaler ebbe a dire: \u201cEra pi\u00f9 di semplice disegno, tessitura, intreccio, gocciolamento di un bastoncino immerso nello smalto, pi\u00f9 di semplice ritmo. Sembrava avere una complessit\u00e0 e un ordine tali da suscitare, in quel momento, una mia reazione. Qualcosa di pi\u00f9 barocco, pi\u00f9 disegnato e con alcuni elementi di realismo astratto o di Surrealismo, o un loro riflesso. \u00c8 un dipinto totalmente astratto, ma per me aveva in pi\u00f9 questa qualit\u00e0\u201d. Gli aspetti pi\u00f9 celebri del lavoro di Frankenthaler \u00e8 lo sviluppo della tecnica&nbsp;<strong>\u201csoak-stain\u201d&nbsp;<\/strong>(\u201cimbibizione a macchia\u201d), che segn\u00f2 una svolta radicale nel modo di fare pittura negli anni Cinquanta. Introdotta nel 1952, la tecnica consisteva nel versare o diluire il colore direttamente sulla tela non preparata, permettendo al pigmento di penetrare e \u201cmacchiare\u201d il tessuto. Questo metodo le permetteva di ottenere effetti di trasparenza e fluidit\u00e0 impossibili con i tradizionali metodi di pittura a olio o acrilico. L\u2019opera che segna il debutto di questa tecnica \u00e8&nbsp;<em>Mountains and Sea<\/em>&nbsp;(1952). La tela, di grandi dimensioni e leggera come una macchia d\u2019acqua, rivoluzion\u00f2 il mondo dell\u2019arte astratta. L\u2019uso di vernice diluita ad olio applicata su tela non trattata consentiva al colore di essere assorbito e diffondersi, creando un effetto etereo e sfumato che sarebbe diventato la firma di Frankenthaler. La tecnica prevedeva&nbsp;<strong>quattro passaggi<\/strong>. Primo, la&nbsp;<strong>preparazione della tela<\/strong>: Frankenthaler utilizzava tele di grandi dimensioni, non preparate con gesso e colla (questa scelta permetteva ai colori di essere assorbiti direttamente nelle fibre della tela). Secondo, la<strong>&nbsp;diluzione del colore<\/strong>: i colori a olio venivano diluiti con trementina o altri solventi per ottenere una consistenza fluida e trasparente. Questo processo facilitava la diffusione del colore sulla tela. A partire dal 1962, Frankenthaler inizi\u00f2 a sperimentare anche con i colori acrilici, adottandoli definitivamente in seguito. Terzo, l\u2019<strong>applicazione del colore<\/strong>: sulla tela distesa orizzontalmente, Frankenthaler versava, spruzzava oppure applicava i colori, permettendo loro di espandersi e assorbirsi nel tessuto. L\u2019ultimo passaggio era&nbsp;<strong>l\u2019intervento dell\u2019artista sul dipinto<\/strong>. Helen Frankenthaler utilizzava una variet\u00e0 di strumenti per manipolare i colori, come pennelli e spugne di diverse forme e dimensioni, rulli per applicare il colore in modo uniforme, stracci per spandere o sfumare il colore, mani e dita per un controllo diretto, pipette e siringhe per applicazioni precise, bastoni, spatole e rastrelli per graffiare o disegnare sulla superficie fresca. La sua creativit\u00e0 la portava anche a utilizzare oggetti non convenzionali, come un cucchiaio per spaghetti, evidenziando un approccio pratico e innovativo. Uno dei tratti distintivi dell\u2019opera di Frankenthaler \u00e8 il modo in cui ha utilizzato il colore non solo come elemento visivo, ma come<strong>&nbsp;linguaggio emotivo<\/strong>. Sin dalle sue prime opere, il colore \u00e8 stato al centro della sua ricerca artistica, e il modo in cui lo ha applicato alle sue tele ha ridefinito il ruolo del colore nell\u2019arte astratta. Frankenthaler utilizzava il colore in modo espressivo, cercando di evocare stati d\u2019animo e sensazioni piuttosto che descrivere forme o figure In opere come&nbsp;<em>Alassio<\/em>(1960), dipinta durante un periodo di lavoro in Liguria, i colori sembrano sgorgare dalla tela, creando un senso di fluidit\u00e0 che trasmette un\u2019emozione immediata e palpabile. I gialli, i blu profondi, i rossi traslucidi non sono solo toni cromatici, ma&nbsp;veicoli di espressione. Questa sensibilit\u00e0 per il colore non era solo visiva, ma anche tattile: i suoi dipinti suggeriscono spesso un&nbsp;<strong>senso di leggerezza e movimento<\/strong>, come se i colori fossero stati soffiati sulla tela o si fossero naturalmente espansi in uno spazio infinito. In questo senso, Frankenthaler \u00e8 stata tra gli artisti del Color Field che sono stati in grado di trasformare il colore in un\u2019esperienza visiva. Negli anni Settanta, questa sua attitudine conobbe un ulteriore sviluppo: all\u2019epoca infatti speriment\u00f2 dei&nbsp;<strong>panorami&nbsp;<\/strong>intensi, d\u2019atmosfera, sfiorando talvolta la monocromia. Esempio di questa fase \u00e8 il dipinto&nbsp;<em>Ocean Drive West #1<\/em>, di cui lei stessa disse: \u201cSu Ocean Drive West ti ritrovi sempre a fissare la linea dell\u2019orizzonte&#8230; Ci sono zone sfocate di Long Island oltre il Sound, alcune sono visibili, altre no. Non stavo guardando la natura o un paesaggio marino, ma il disegno presente nella natura, proprio come il sole o la luna possono essere visti come cerchi o come luce e ombra\u201d. Una &nbsp;delle figure centrali della sua vita e nella sua carriera fu&nbsp;<strong>Clement Greenberg<\/strong>, uno dei critici d\u2019arte pi\u00f9 influenti del XX secolo. Greenberg fu non solo un mentore e sostenitore, ma anche un compagno sentimentale dell\u2019artista per molti anni. Il loro rapporto, iniziato nei primi anni Cinquanta, ebbe un impatto significativo sulla carriera di Frankenthaler, poich\u00e9 Greenberg era uno dei maggiori promotori dell\u2019espressionismo astratto e, pi\u00f9 tardi, del \u201cColor Field\u201d. Greenberg vide in Frankenthaler un\u2019artista che poteva spingere avanti i confini dell\u2019astrazione lirica e la support\u00f2 nel trovare una voce personale all\u2019interno del contesto dell\u2019arte astratta. Il critico era affascinato dalla sua capacit\u00e0 di fondere un linguaggio pittorico raffinato con una sperimentazione tecnica innovativa. Frankenthaler, da parte sua, apprezzava l\u2019intelligenza critica di Greenberg, sebbene cercasse di mantenere la propria autonomia artistica. Il loro legame fu una collaborazione intellettuale oltre che romantica, e Greenberg gioc\u00f2 un ruolo importante nel promuovere il lavoro di Frankenthaler presso gallerie e musei. L\u2019artista riusc\u00ec comunque a dimostrare la propria indipendenza creativa nel corso degli anni, distaccandosi gradualmente dall\u2019ombra di Greenberg per affermarsi con forza come una delle principali esponenti della pittura astratta americana. Organizzata cronologicamente, l\u2019esposizione ripercorre lo sviluppo della pratica creativa di Frankenthaler con ogni sala dedicata a un decennio della sua produzione dagli anni \u201950 ai primi anni Duemila. Le sue innovazioni artistiche, accostate a dipinti, sculture e opere su carta di artisti a lei contemporanei, permetteranno di mettere in luce le sinergie e le affinit\u00e0 tra questi autori. La mostra mette cos\u00ec in scena la consolidata influenza di Jackson Pollock su Frankenthaler negli anni Cinquanta, con Number 14 (1951), un dipinto in bianco e nero a confronto con Mediterranean Thoughts di Frankenthaler (1960), un colorato lavoro a olio che presenta analoghi \u00abelementi di realismo astratto o di Surrealismo\u00bb, frase che Frankenthaler us\u00f2 per descrivere l\u2019opera di Pollock dopo averla vista di persona la prima volta. Tutti-Frutti (1966), un dipinto a soak-stain di nuvole colorate fluttuanti, trova un analogo tridimensionale in Untitled (1964), scultura in acciaio dipinto di David Smith, composta da forme geometriche impilate l&#8217;una sull&#8217;altra, appoggiate su quattro piccole ruote. Heart of London Map (1972), un assemblaggio in acciaio, si pone a confronto invece con Ascending the Stairs di Anthony Caro (1979-1983), nella sua costruzione pezzo per pezzo. Nel percorso della mostra le opere degli anni Ottanta, Novanta e Duemila sono la testimonianza di un&#8217;artista che non ha mai smesso di infrangere le regole per esplorare nuovi modi di fare arte.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.72424%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000010729\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000010729\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Helen-Frankenthaler-Dipingere-senza-regole_exhibition-views_%C2%A9Helen-Frankenthaler-Foundation_photo-Ela-Bialkowska-OKNOstudio_11.jpg?fit=800%2C533&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"800,533\" data-comments-opened=\"0\" 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Nel 1949 si laurea al Bennington College, nel Vermont, dove \u00e8 allieva di Paul Feeley. In seguito ha studiato brevemente con Hans Hofmann. Nel 1950, Adolph Gottlieb seleziona il dipinto&nbsp;<em>Beach<\/em>&nbsp;(1950) per inserirlo nella mostra intitolata&nbsp;<em>Fifteen Unknowns: Selected by Artists of the Kootz Gallery<\/em>. La sua prima mostra personale viene presentata nel 1951, alla Tibor de Nagy Gallery di New York, e nello stesso anno un suo lavoro viene incluso nella storica mostra&nbsp;<em>9th St. Exhibition of Paintings and Sculpture<\/em>. All\u2019inzio degli anni Cinquanta, Frankenthaler era entrata in contatto con l\u2019opera di Jackson Pollock, rimanendo affascinata dalla potenza espressiva dell\u2019uso del colore nelle tele del maestro dell\u2019Action Painting. Nel 1952 crea&nbsp;Mountains and Sea, un dipinto di rottura rispetto alla tradizione astrattista statunitense della prima generazione: il colore, diluito, viene versato direttamente sulla tela grezza, creando un effetto di sovrapposizione di campiture translucide, \u201cad acquerello\u201d. L\u2019astrazione si apre cos\u00ec a suggestioni figurative e paesaggistiche trattate come macchie di colore fluttuanti nello spazio. Con l\u2019opera&nbsp;<em>Mountains and Sea&nbsp;<\/em>le ricerche di Frankenthaler si avvicinano a quelle del gruppo di artisti riconosciuti da Clement Greenberg come appartenenti alla scuola del&nbsp;<em>Color Field<\/em>, tra cui spiccano, oltre alla Frankenthaler stessa, Morris Louis e Kenneth Noland. Nel 1959, la Frankenthaler vince il primo premio alla Premi\u00e8re Biennale de Paris e nel 1966 \u00e8 chiamata a rappresentare gli Stati Uniti alla XXXIII Biennale di Venezia, insieme a Ellsworth Kelly, Roy Lichtenstein e Jules Olitski. La sua prima grande mostra museale risale al 1960, al Jewish Museum di New York, e la seconda, nel 1969, al Whitney Museum of American Art, seguita da una tourn\u00e9e internazionale. Negli anni successivi verr\u00e0 promossa una grande retrospettiva organizzata dal Modern Art Museum di Fort Worth, che successivamente fu allestita anche presso altre importanti istituzioni americane come: il Museum of Modern Art di New York, il Los Angeles County Museum of Art e il Detroit Institute of Arts di New York (1989). Infine, alla National Gallery of Art di Washington fu organizzata, nel 1993, una mostra dedicata esclusivamente alle opere su carta e stampe. Frankenthaler ha ricevuto la National Medal of Arts nel 2001; ha fatto parte del National Council on the Arts del National Endowment for the Arts dal 1985 al 1992; \u00e8 stata membro dell\u2019American Academy of Arts and Letters (1974-2011), di cui \u00e8 stata vice-cancelliere nel 1991; infine, \u00e8 stata nominata Accademico onorario della Royal Academy of Arts di Londra nel 2011, anno in cui si spense.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Strozzi Firenze<\/p>\n\n\n\n<p>Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole<\/p>\n\n\n\n<p>dal 27 Settembre 2024 al 26 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec dalle ore 10.00 alle ore 23.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Mostra Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole Photo ElaBialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Florence.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Strozzi Firenze una mostra dedicata a Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole a cura di Douglas Dreishpoon. L\u2019esposizione \u00e8 organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Helen Frankenthaler Foundation. 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