{"id":1000010684,"date":"2025-01-03T12:21:36","date_gmt":"2025-01-03T15:21:36","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010684"},"modified":"2025-01-03T12:21:38","modified_gmt":"2025-01-03T15:21:38","slug":"questi-fantasmi-di-gassmann-una-rilettura-rispettosa-che-emoziona-senza-tradire-eduardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010684","title":{"rendered":"\u00abQuesti Fantasmi\u00bb di Gassmann \u2013 Una rilettura rispettosa che emoziona senza tradire Eduardo"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;ho visto ieri sera, tre giorni dopo la prima su Rai 1. Ho evitato di leggere commenti, volevo guardarlo senza filtri, senza farmi influenzare. Eduardo \u00e8 un pezzo di me, parte della mia storia. Da ragazzo leggevo i suoi testi che Salvatore, il parroco della mia parrocchia, custodiva come reliquie. Li divoravo, li rileggevo e poi, con qualche amico, provavamo a metterli in scena nel teatrino della chiesa. Ovviamente a modo nostro. Era un rito, qualcosa che mi \u00e8 rimasto dentro. Poi ci sono stati gli adattamenti televisivi, quelli con Eduardo stesso. Quando passavano su Canale 21, non c&#8217;era verso di cambiare canale. Ancora oggi \u00e8 cos\u00ec. Eppure, non sono uno di quelli che si straccia le vesti se qualcuno reinterpreta le sue opere. Non faccio paragoni. Come puoi confrontare la cucina di tua madre o di tua nonna con quella di chiunque altro? Sarebbe ingiusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo a Gassmann.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggere Eduardo non \u00e8 cosa semplice. Il rischio di sbilanciarsi troppo verso la commedia o, al contrario, di appesantire il dramma \u00e8 sempre dietro l&#8217;angolo. Alessandro Gassmann ha affrontato la sfida con grande equilibrio, consapevole di muoversi su un terreno delicato. La sua regia riesce a essere rispettosa della scrittura originale, senza limitarsi a una riproposizione filologica. Ha osato, ma con giudizio, aggiungendo un&#8217;ambientazione che richiama un&#8217;atmosfera quasi \u00abghost\u00bb, fatta di luci soffuse, ombre che si allungano e silenzi che parlano quanto i dialoghi. Non \u00e8 una forzatura, ma un&#8217;intuizione che funziona: Eduardo ha sempre avuto a che fare con i fantasmi, non quelli che spaventano, ma quelli della coscienza, delle occasioni perdute, delle illusioni che si sgretolano piano piano. Gassmann ha colto questo aspetto e lo ha reso esplicito, visibile, senza mai cadere nell&#8217;eccesso. Il risultato \u00e8 un&#8217;opera che rispetta il cuore pulsante del testo originale, ma riesce a dialogare con il presente.<\/p>\n\n\n\n<p>E gli attori?<\/p>\n\n\n\n<p>Massimiliano Gallo \u00e8 stato una certezza. Ogni volta che lo vedo in scena o sullo schermo mi sorprende per la naturalezza con cui si muove nei personaggi. Qui, in particolare, ha saputo dosare la leggerezza e la disperazione che convivono in Pasquale Lojacono. C&#8217;\u00e8 una dolcezza nel suo sguardo, un&#8217;ironia che non copre mai il dolore, ma lo accompagna, lo fa emergere nei momenti giusti. \u00c8 credibile, autentico, mai sopra le righe. Anna Foglietta, nel ruolo di Maria, \u00e8 stata un&#8217;ottima spalla. Essenziale, diretta, con una recitazione sobria e asciutta che ha dato profondit\u00e0 al personaggio senza strafare. C&#8217;era una tensione costante nei suoi silenzi, nelle pause, nei gesti misurati. Non ha avuto bisogno di grandi parole per far emergere il tormento interiore della moglie di Pasquale. Alessio Lapice \u00e8 stato una rivelazione. La sua presenza scenica ha portato un&#8217;energia nuova, intensa, che ha arricchito l&#8217;equilibrio dell&#8217;intera rappresentazione. Gea Martire, nel ruolo della vicina di casa, ha dato spessore a una figura secondaria che, per\u00f2, rimane impressa. Ha saputo costruire un personaggio solido, realistico, perfettamente inserito nell&#8217;atmosfera generale.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 Maurizio Casagrande. Il suo portiere \u00e8 stato un piccolo capolavoro di ironia e misura. \u00c8 riuscito a dare a questo personaggio quel tocco di leggerezza che fa sorridere, ma che non scivola mai nel macchiettismo. La sua presenza \u00e8 stata un contrappunto fondamentale, uno di quei ruoli che sembrano minori, ma che in realt\u00e0 reggono l&#8217;impalcatura dell&#8217;intera opera.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;atmosfera generale<\/p>\n\n\n\n<p>Gassmann ha lavorato molto sulle atmosfere, e si vede. C&#8217;\u00e8 una Napoli che emerge non tanto nei panorami, quanto nei dettagli: i rumori di fondo, i corridoi che sembrano non finire mai, le stanze che respirano da sole. La casa in cui si svolge la vicenda \u00e8 quasi un personaggio a s\u00e9, con i suoi scricchiolii, le ombre che si muovono appena, le luci che si affievoliscono nei momenti pi\u00f9 drammatici. Tutto concorre a creare un senso di sospensione, un equilibrio precario tra reale e irreale. Gassmann non cerca il colpo di scena, ma lascia che l&#8217;atmosfera faccia il lavoro sporco, insinuandosi piano piano. \u00c8 un teatro che vive di sfumature, di dettagli sottili che, alla fine, lasciano il segno.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 piaciuto, davvero. Non \u00e8 Eduardo, ma non ha mai preteso di esserlo. \u00c8 una rilettura sincera, ben fatta, che riesce a parlare anche a chi non conosce a memoria i testi originali. E per me, questo \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tonino Scala<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ho visto ieri sera, tre giorni dopo la prima su Rai 1. 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