{"id":1000010436,"date":"2024-12-17T12:26:30","date_gmt":"2024-12-17T15:26:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010436"},"modified":"2024-12-17T12:50:40","modified_gmt":"2024-12-17T15:50:40","slug":"in-mostra-a-livorno-osvaldo-peruzzi-splendore-geometrico-futurista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010436","title":{"rendered":"In mostra a Livorno Osvaldo Peruzzi \u2013 Splendore Geometrico Futurista"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 23 Febbraio 2025 si potr\u00e0 ammirare presso la Fondazione Livorno la mostra dedicata a Osvaldo Peruzzi \u2013 Splendore Geometrico Futurista a cura di Massimo Duranti e Andrea Baffoni in continuit\u00e0 con il percorso allestito alla Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma e comprende circa 100 opere tra dipinti, disegni, carteggi e documenti. L\u2019esposizione \u00e8 stata realizzata grazie alla preziosa collaborazione degli eredi dell\u2019artista, custodi di alcune fra le opere pi\u00f9 significative, del Comune di Livorno, Fondazione Primo Conti di Fiesole, Archivio di Stato di Milano,Associazione culturale Archivi Dottori, Galleria d\u2019Arte Moderna di Roma e dell\u2019Assessorato alla Cultura \u2013 Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Osvaldo Peruzzi e del Futurismo apro il mio saggio dicendo : Il saggio Astrattismo e Futurismo Idee per un rinnovamento della ricerca artistica all\u2019esordio del \u2018900 in questo mio scritto ho cercato di tratteggiare il Futurismo. Posso dire che la fine dell&#8217;Ottocento \u00e8 un periodo di grande prosperit\u00e0 e generale soddisfazione, come ricorda la stessa definizione di \u201cBelle \u00e9poche\u201d. In realt\u00e0, vuoto e senso di ambiguit\u00e0 pervadono gli anni di transizione dalla vecchia borghesia ottocentesca all&#8217;affermazione, sulla scena politica e sociale, delle masse popolari. Quest&#8217;epoca si caratterizza per una crisi di valori che coinvolge tutti gli ambiti del sapere: dalle scienze esatte a quelle umane, dall&#8217;arte alla filosofia, emergono nuove teorie che superano la visione ingenua dello scientismo positivista. Viene criticata la nozione dogmatica di scienza, propria appunto del positivismo, posta al centro del dibattito scientifico; la definizione del concetto di materia viene messa in discussione, diventando meno assoluta, meno dogmatica e meno statica. Edmund Husserl, nella seconda fase del suo pensiero, parla di una crisi d&#8217;identit\u00e0 delle scienze, che non riguarda le scienze in quanto tali, i loro fondamenti epistemologici e le scoperte scientifiche, ma il significato che esse hanno per l&#8217;esistenza umana: \u00e8 una crisi di valori etici e morali, una crisi di senso, il sapere non porta pi\u00f9 alcuna ispirazione etica . La cultura europea, all&#8217;inizio del Novecento, \u00e8 quindi pervasa da un profondo senso di crisi, in cui cadono tutte le certezze circa la possibilit\u00e0 di cogliere la realt\u00e0 attraverso una conoscenza piena e immediata dei suoi molteplici aspetti. Lo sviluppo industriale, legato al progresso tecnologico e alle invenzioni delle macchine, gi\u00e0 dalla fine del Settecento comporta un cambiamento radicale del modo di vivere, che tuttavia si traduce in un senso di alienazione e distacco dell&#8217;uomo dalla propria natura. Il tema dell&#8217;alienazione, gi\u00e0 al centro del pensiero di Marx, esprime bene l&#8217;unit\u00e0 culturale e spirituale dell&#8217;Ottocento, caratterizzata da una tendenza rivoluzionaria di fondo. Come ricorda De Micheli, non bisogna mai dimenticare lo spirito rivoluzionario che pervade tutto l&#8217;Ottocento, perch\u00e9 la frattura che avviene nell&#8217;arte con le avanguardie artistiche europee non si spiega solo sul piano estetico, facendo riferimento semplicemente ai mutamenti del gusto, ma va invece analizzata prendendo in considerazione le ragioni storiche che hanno portato verso la crisi dell&#8217;unit\u00e0 di fondo della cultura borghese. Secondo De Micheli essa non \u00e8 altro che la vocazione rivoluzionaria della borghesia intellettuale, fondata sugli ideali di libert\u00e0, uguaglianza e progresso, che viene messa in crisi dalle forze reazionarie. Il rapporto tra arte e societ\u00e0, arte e politica rimane sempre alla base delle nuove poetiche; attraverso l&#8217;arte si possono cogliere aspetti e sfumature della realt\u00e0 che le sole conoscenze intellettuali e razionali non riuscirebbero a mettere in luce. Il periodo che va dalla fine del XX secolo alla prima guerra mondiale \u00e8 caratterizzato da una rapida evoluzione del sistema industriale. Il rilancio della produzione, favorito anche da una politica di protezionismo doganale e da una progressiva indipendenza tra Stato ed economia finanziaria, fu reso possibile dalla trasformazione radicale del modello economico, che vedeva sempre pi\u00f9 pressante l&#8217;esigenza di allargamento dei mercati. In questi anni avvengono le grandi rivoluzioni epistemologiche della contemporaneit\u00e0 quali la relativit\u00e0, la psicanalisi, la teoria dell&#8217;atomo. Tra i tratti distintivi del pensiero filosofico dell&#8217;epoca vi furono il vitalismo, inteso come attenzione ai valori istintivi, lo spiritualismo, contrapposizione di una dimensione mentale a una materiale e accentuazione del ruolo della coscienza nella percezione del mondo esterno, e il relativismo, in cui si afferma il carattere prospettico della nostra esperienza del mondo. Le ricerche delle avanguardie storiche rappresentarono l&#8217;espressione del clima politico, culturale e sociale del tempo. La nascita delle avanguardie scatur\u00ec dalla crisi che invest\u00ec tutti i valori della societ\u00e0 civile europea agli inizi del XXI secolo: fu la sensibilit\u00e0 degli artisti a permettere di percepire i primi crolli nelle certezze che per anni avevano rappresentato dei capisaldi nella vita dei singoli individui. Ora grazie all&#8217;arte questa stessa crisi si trasforma in una ribellione, in un rifiuto sempre pi\u00f9 fermo di ogni tradizione culturale antichi dogmi e antiche credenze vengono posti in discussione. Tutto il secolo fu caratterizzato da una continua sperimentazione artistica movimenti e stili si succedettero nel tempo con differenti modalit\u00e0 e forme espressive, rimanendo per\u00f2 accomunati da una forte volont\u00e0 di rottura con il passato, sorta di fil rouge per l&#8217;evoluzione culturale dell&#8217;epoca. Nel Novecento l&#8217;arte scompone, decostruisce, altera la realt\u00e0, ricercandone allo stesso tempo una raffigurazione fedele, che rappresenti la premessa per quella che dovrebbe essere l&#8217;azione politica. I prodotti culturali devono essere interpretati: nelle opere ottocentesche \u00e8 ancora presente un soggetto riconoscibile, le forme sono armoniose, i soggetti gradevoli alla vista. Nel corso del Novecento invece le regole del gusto e i canoni estetici convenzionali mutano radicalmente, i linguaggi delle opere si fanno sconcertanti. Guerre, rivoluzioni, scoperte scientifiche e tecnologiche divennero fattori in grado di sovvertire tradizioni che a lungo avevano provveduto a fornire un&#8217;identit\u00e0 stabile all&#8217;umanit\u00e0. I vari cambiamenti si rifletterono nell&#8217;arte, nell&#8217;ambito della quale inizi\u00f2 l&#8217;esplorazione della realt\u00e0 attraverso la dissoluzione della figura, la creazione di forme e segni che non avevano pi\u00f9 alcun rapporto con il mondo che le circondava. L&#8217;arte divenne un fenomeno di massa inizi\u00f2 a essere considerata come un valore prezioso da tutelare, si aprirono musei e raccolte, le opere uscirono dalle collezioni private e dalle chiese, per essere mostrate a un pubblico sempre pi\u00f9 ricettivo, coinvolto e interessato. Dal punto di vista storico, il fenomeno dell&#8217;avanguardia ha attraversato tre fasi principali in ambito artistico prime avanguardie o avanguardie storiche, sviluppatesi nella prima met\u00e0 del Novecento e caratterizzate da movimenti culturali e manifesti artistici, con ampi riferimenti anche all&#8217;attivismo politico;&nbsp; seconde avanguardie o neoavanguardie, sviluppatesi negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, caratterizzate dal dibattito critico e dal confronto con la crescente societ\u00e0 di massa; le terze avanguardie, sorte alla fine del XXI secolo e tuttora non completamente definite, caratterizzate dallo scontro con il postmoderno e dalla ripresa dei linguaggi del passato. La differenza sostanziale tra i diversi stadi di sviluppo \u00e8 legata ai differenti scopi che si prefiggevano gli artisti e i letterati: nella prima fase l&#8217;accento \u00e8 da porre soprattutto sulla rivolta contro la tradizione, mentre nella seconda fase si mira piuttosto a effettuare una sintesi delle esperienze precedenti, ampliandone le caratteristiche con nuove idee, sviluppando tecniche pi\u00f9 avanzate e adottando tecnologie innovative. Si punta pi\u00f9 a rivoluzionare il presente che a distruggere il passato, cercando di avviare una fase costruttiva; vi \u00e8 una spinta al continuo rinnovamento, alla ricerca della novit\u00e0 come superamento delle tendenze precedenti, ora per\u00f2 anche in funzione delle dinamiche sempre pi\u00f9 accelerate del mercato artistico e del sistema della moda. Spesso quando si parla di avanguardia si tende automaticamente ad associare il termine al solo periodo delle avanguardie storiche di inizio Novecento: su di esse ci si soffermer\u00e0 poi in particolare, descrivendone brevemente i caratteri principali che le hanno caratterizzate. Come si vedr\u00e0, i movimenti e le correnti che seguiranno le avanguardie storiche si riallacceranno ad esse per molti aspetti, poich\u00e9 queste rappresentarono il primo vero momento in cui il fenomeno assunse una dimensione e una portata internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-slideshow aligncenter\" data-autoplay=\"true\" data-delay=\"3\" data-effect=\"fade\"><div class=\"wp-block-jetpack-slideshow_container swiper-container\"><ul class=\"wp-block-jetpack-slideshow_swiper-wrapper swiper-wrapper\"><li class=\"wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide\"><figure><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-1000010439\" data-id=\"1000010439\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/IMG_7881-1200x1600-1.jpg?resize=768%2C1024&#038;ssl=1\" 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Dall&#8217;esperienza degli impressionisti nacque un nuovo modo di dipingere, un gusto estetico che si fondava sulle divisioni tonali, sulle giustapposizioni di macchie di colori complementari, sull&#8217;analisi della luce e sugli effetti che essa aveva sulla visione e sulla retina; con essi nacque per\u00f2 anche un nuovo modo di considerare l&#8217;artista moderno, che dipingeva scene di vita borghese en plein air, cogliendo la realt\u00e0 come appariva nell&#8217;attimo. Egli non voleva fissare sulla tela l&#8217;oggetto, ma la sensazione immediata che si aveva di esso, cos\u00ec come accadeva nella percezione visiva del quotidiano. La poetica degli impressionisti non provoc\u00f2 una vera e propria frattura delle esperienze precedenti, ma port\u00f2 alle estreme conseguenze il naturalismo e il realismo dei pittori della generazione precedente. La cesura che condurr\u00e0 alle avanguardie vere e proprie sar\u00e0 attuata prima da Van Gogh, per quanto riguarda il versante espressionista, e poi da C\u00e9zanne, la cui opera sar\u00e0 paragonata a un&#8217;analisi fenomenologica del mondo esteriore, cos\u00ec come esso si rende percepibile e visibile nella natura stessa delle cose. Altri studiosi come Brandi considerano invece gi\u00e0 il Romanticismo la prima avanguardia, perch\u00e9 di questa ne riprende tre caratteri essenziali: la volont\u00e0 di segnare una frattura con l&#8217;arte precedente, la necessit\u00e0 da parte dell&#8217;artista di sentirsi parte di un gruppo costituito e il bisogno di orientare la propria azione verso un programma teorico preciso. Il Romanticismo effettivamente determin\u00f2 una rottura con il passato e fiss\u00f2 indelebilmente nel tempo tutto quanto lo precedette; con esso si elabor\u00f2 un concetto di avanguardia come progresso e processo dialettico della realt\u00e0 umana. Esse hanno come fattore comune una volont\u00e0 di rifiuto e aperto contrasto verso le concezioni artistiche, scientifiche, filosofiche e socio-economiche vigenti. Il loro spazio temporale di sviluppo coincide con gli anni a cavallo della prima guerra mondiale, ovvero indicativamente tra il 1905, anno in cui nasce l&#8217;Espressionismo, e il 1924, anno in cui si afferma il Surrealismo. In un cinquantennio che viene sconvolto da due conflitti mondiali e che vede la modifica sostanziale del proprio tessuto produttivo e sociale, passando dalla rivoluzione industriale al post-fordismo e dalla societ\u00e0 di classi a quella dei consumi e mediatica, le avanguardie rappresentano inevitabilmente un punto di rottura. Si differenziarono dai movimenti tardo ottocenteschi che si limitavano a essere delle aggregazioni di artisti con intenti e gusti complementari; elaborarono poetiche e manifesti, ponendosi in posizione di rottura e anticipando tendenze in ambiti differenti. Si estesero in diversi settori e si servirono di tecniche figurative non pi\u00f9 tradizionali, affiancando alla pittura nuovi linguaggi e mezzi innovativi (fotografia, cinema, ecc.) e sperimentando in territori fin ad allora poco battuti dagli artisti propaganda e impegno politico, teatro come forma di espressione, stampa come mezzo di comunicazione e divulgazione di massa. Consapevole del cambiamento, l&#8217;artista si sente spinto verso l&#8217;innovazione continua; rifiuta le leggi della prospettiva tradizionale, abolisce la pittura narrativa e descrittiva, preferisce il brutto e l&#8217;incompiuto, fa uso di materiali e strumenti estranei alla tradizione estetica. L&#8217;arte nuova cerca la propria ispirazione nel presente immediato o nel passato remoto vissuto dai popoli arcaici: cos\u00ec facendo possono dirsi definitivamente conclusi quattro secoli di tradizione pittorica occidentale e di abitudini visive di carattere referenziale e realista. Posso dire che i primi cinquant\u2019anni del XX secolo si potrebbe prendere spunto da una frase lapidaria ma pregna di significato di Robert Hughes a proposito del Futurismo, il primo grande movimento italiano d\u2019avanguardia, che nel nostro Paese inaugur\u00f2 l\u2019avvento del Ventesimo secolo. Scrive Hughes, con la sua acuta penna: \u201cProbabilmente i futuristi non avrebbero amato tanto il futuro se non fossero venuti da un paese tecnologicamente arretrato come l\u2019Italia\u201d, e, si potrebbe completare la frase, da un paese che da soli trent\u2019anni aveva raggiunto una stabilit\u00e0 nazionale e indipendente (1870), dunque da un Paese che aveva intrapreso la propria gara con la modernit\u00e0 quasi a ridosso del secolo XX. Con una parte del proprio territorio, quella situata a sud di Roma, in uno stato d\u2019endemica arretratezza, governato dalle pi\u00f9 inique leggi del latifondo, e una parte invece, quella a Nord, pi\u00f9 vitale e intraprendente, pronta alla riconversione della propria economia rurale in un sistema produttivo industriale, l\u2019Italia post-unitaria manifesta anche attraverso l\u2019arte e l\u2019impegno degli artisti, la sua forte volont\u00e0 di cambiamento. Ma se ci\u00f2 avverr\u00e0 primariamente con il Futurismo, a partire dunque dal 1909, segnali largamente positivi si avvertirono gi\u00e0 sul finire del secolo precedente. Per comprendere il significato della poetica futurista, degli strumenti e delle azioni che i suoi protagonisti misero in campo nel loro riuscitissimo tentativo di svecchiamento dell\u2019arte italiana, \u00e8 necessario dunque fare qualche passo all\u2019indietro nel tempo per spiegare i forti legami che unirono i futuristi alla tradizione artistica italiana della fine Ottocento e, in senso pi\u00f9 ampio, alle novit\u00e0 che anche nel nostro Paese arrivarono dalle imprese pi\u00f9 significative della pittura europea francese impressionismo, pointillisme, simbolismo e tedesca Jugendtil e Sezession in particolare. Infatti, fu proprio nel corso del secolo diciannovesimo, oggi ricordato dalla critica come il secolo della luce degli impressionisti, ma si dovrebbe aggiungere, cosa assai pi\u00f9 importante per l\u2019evoluzione dell\u2019arte italiana, anche secolo del romanticismo e del simbolismo che in Italia si crearono le condizioni per l\u2019avvento della rivoluzione futurista. Il futurismo nacque in continuit\u00e0 e non in rottura con l\u2019arte del passato, del movimento divisionista in particolare, un movimento pittorico che cronologicamente di poco lo precedette e che, a sua volta, fu pacifica continuazione delle esperienze della Scapigliatura lombarda, di autori come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni e delle forse pi\u00f9 note ricerche dei pittori Macchiaioli toscani, capeggiati da Giovanni Fattori e dalle idee di Diego Martelli, che faceva la spola tra Francia e Italia, assolvendo al grato compito di mettere in contatto gli artisti italiani con le pi\u00f9 avanzate ricerche sulla percezione luministica francese. Due esperienze, quella della scapigliatura e dei macchiaioli, che videro la luce nel pieno del XIX secolo, maturate indicativamente nell\u2019arco cronologico compreso tra il 1855 e il 1870, entrambe fuoriuscite dal grembo del romanticismo e che per prime avviarono nel campo della pittura italiana la ricerca \u201cdel vero\u201d, aprendo lo spazio del quadro alla rappresentazione di una nuova concezione del paesaggio, inteso nella sua \u201cnaturalezza\u201d luministica ed atmosferica, ma anche sensibili a soggetti pi\u00f9 impegnativi dal punto di vista del loro contenuto di reportage sociale. E sar\u00e0 proprio l\u2019attitudine all\u2019indagine socio-umanitaria, in linea con le teorie anarchico-socialiste diffuse in Italia da molta letteratura politica alla fine del XIX secolo, frammiste alla rilettura delle idee di Ruskin, proposte dal mentore del Divisionismo, il pittore Vittore Grubicy de Dragon, mercante e teorico del movimento, a diventare uno degli aspetti pi\u00f9 fortemente distintivi del divisionismo italiano, in questo assai diverso rispetto al neoimpressionismo francese, che per sua stessa natura sembra essere stato un movimento pi\u00f9 predisposto all\u2019indagine analitica, \u201cscientifica\u201c della visione che a questioni di natura interpretativa in chiave esistenziale della realt\u00e0. Ed anche quando l\u2019uso della tecnica \u201cdivisa\u201d, per filamenti sottili e ravvicinati di colore puro, di primari e complementari, tecnica ampiamente sperimentata dai pittori italiani, da Pellizza a Morbelli, da Previati a Segantini, far\u00e0 sembrare pi\u00f9 vicina l\u2019Italia alla Francia, sar\u00e0 solo un fraintendimento o un vizio di lettura critica di due fenomeni radicalmente differenti. Infatti, la ricerca del pointillisme francese fu espressione di quella natura meditativa e razionale di concepire l\u2019arte come esercizio continuo sulle potenzialit\u00e0 stesse del fare pittura, dunque di riflessione per cos\u00ec dire \u201cinterna\u201d alla pittura stessa, sugli strumenti che le erano propri come colore, spazio, luce, materia, atmosfera, percezione. Per il divisionismo italiano, diversamente, si deve parlare di una ricerca artistica intesa anche e soprattutto come mezzo d\u2019indagine sulla natura stessa delle cose, aperta alla rappresentazione sociale della realt\u00e0, capace di raccontare la storia del disagio quotidiano delle classi meno abbienti, dalla giovane classe operaia a quella dei lavoratori della terra, che divennero soggetti tra i pi\u00f9 rappresentati nella pittura italiana di fine Ottocento. Una pittura in grado anche di partecipare al sentimento cosmico della Natura, che, soprattutto nell\u2019opera di Giovanni Segantini, si materializza nelle sembianze pi\u00f9 umili della vita quotidiana, affermando cos\u00ec il potere evocativo e simbolico delle \u201ccose semplici\u201d, fonte di verit\u00e0 e di bellezza. Lo spirito nuovo del futurismo italiano nascer\u00e0 direttamente dalle ceneri ancora accese dell\u2019esperienza divisionista. \u00c8 dato innegabile, infatti, che le figure di maggior spicco del gruppo storico del Futurismo, da Boccioni a Carr\u00e0, da Balla a Severini, da Russolo a Sironi, proprio nei fondamenti scientifici della sperimentazione divisionista, nel suo linguaggio aperto alla pi\u00f9 completa rivoluzione della tecnica, nella nuova sensibilit\u00e0 per la storia, trovassero la base teorica di quello spirito di modernit\u00e0, che fu la fonte viva della prima avanguardia italiana del \u2019900. Il passaggio di testimone tra divisionismo e futurismo avvenne in una data, il 1909, in cui la parabola del divisionismo italiano era entrata gi\u00e0 da tempo in fase calante, ma i nomi di pittori come Pellizza, Morbelli, e Segantini, con alcuni dei loro capolavori, fiumana, il natale dei rimasti, la raccolta del fieno, non possono essere tralasciati quando si parli della forza rinnovatrice della pittura futurista.Il forte legame con il passato si avverte con evidenza nelle opere dipinte dai giovani Boccioni, Carr\u00e0 e Severini all\u2019esordio della loro carriera artistica, all\u2019incirca tra il 1903 e il 1908. \u00c8, su tutti, buon esempio di questo legame il bellissimo quadro dipinto in Russia da Boccioni nel 1906, intitolato ritratto di Sophie Popoff. Un quadro che rappresenta il passaggio tra la tradizione e il nuovo, nuovo che prende avvio dagli strumenti propri dei pittori divisionisti, in particolare l\u2019uso della pittura \u201cdivisa\u201d e, pi\u00f9 in generale, dalla comune propensione per la ricerca luministica, vista come possibile fonte dinamica della rappresentazione. Un quadro assai significativo anche perch\u00e9 racconta dell\u2019anima cosmopolita dei giovani artisti italiani dell\u2019epoca, che maturarono i propri convincimenti teorici attraverso i lunghi e continui viaggi all\u2019estero e i preziosi contatti internazionali. La storia del ritratto di Sophie Popoff inizia nel 1906, quando Boccioni si reca a Parigi. Il 17 aprile scrive alla madre: \u201cSono in una citt\u00e0 addirittura straordinaria. Qualche cosa di mostruoso, di strano, di meraviglioso\u201d. Ricorda le migliaia di carrozze e le centinaia di omnibus, tramvai a cavalli, elettrici a vapore, i grandi sotterranei illuminati a luce elettrica della metropolitana, i caff\u00e8 brulicanti, le insegne e la gente che corre che ride, donne tutte dipinte con colori vivissimi. \u201cVorrei portar via un quadro di tale spettacolo\u201d \u00e8 la conclusione della sua lettera, nella quale gi\u00e0 si avverte l\u2019ansia di modernit\u00e0 del Boccioni futurista. Ma la sua pittura non \u00e8 ancora al passo con le sue idee e le sue sensazioni. Pi\u00f9 propenso ad una ricerca di solide volumetrie, rese secondo la tecnica divisionista, ma con nella memoria ancora viva l\u2019influenza dell\u2019opera di Gaetano Previati, tra tutti i pittori divisionisti italiani quello decisamente pi\u00f9 simbolista, Boccioni a Parigi \u00e8 fortemente attratto dalle poetiche impressioniste e post-impressioniste, con i cui principi teorici si confronter\u00e0 apertamente per lungo tempo, almeno fino alla redazione del manifesto tecnico della pittura futurista del 1910. Ed \u00e8 in questo clima di grande fermento e di grande curiosit\u00e0 che a Parigi conosce e frequenta Augusta Petrovna Popoff, una colta signora russa, sposata Berdnicoff. Invitato dai Berdnicoff, Boccioni intraprende un lungo viaggio in Russia. Lascia Parigi alla fine dell\u2019estate del 1906 e visita le citt\u00e0 di Mosca e San Pietroburgo. Al suo rientro passer\u00e0 anche da Varsavia. Soggiorna a Tzaritzin (poi Stalingrado?) in casa Popoff, come si apprende da una fotografia che lo ritrae insieme ai suoi ospiti sulla veranda della casa. Sulla fotografia si legge la scritta \u201cRussia-Tzaritzin Casa Popoff 1906\u201d. Proprio a Tzaritzin dunque egli dipinge la grande tela con il ritratto della signora Popoff, raffigurata intenta a cucire, seduta davanti ad una finestra. La luce filtra attraverso i vetri e si riverbera sulle mani della donna, illuminando il suo operoso lavoro. L\u2019uso della tecnica divisa, congiunto alla ricerca luministica, fanno di questo quadro un dipinto \u201cdi passaggio\u201d, di grande interesse per la storia personale di Boccioni, nel quale si pu\u00f2 cogliere la complessit\u00e0 straordinaria della sua formazione che si misura con quanto di meglio \u00e8 in Europa, nell\u2019ambito della pittura. La sua preparazione artistica \u00e8 uno straordinario miscuglio di simbolismo, espressionismo e divisionismo, e gli accenti pi\u00f9 forti anche in quest\u2019opera sembrano ancora derivargli da un lato dalle cupe atmosfere delle composizioni di Munch, conosciute attraverso Previati, e dall\u2019altro dalle teorie sulle forze dinamiche dell\u2019azione e della visione, che aveva visto praticare a Parigi da Seurat, ma di cui sicuramente Carr\u00e0 per primo gli aveva parlato. Il primo contatto tra artisti italiani e ambiente russo dell\u2019epoca contemporanea avviene dunque, quasi silenziosamente, attraverso il pennello del pi\u00f9 geniale pittore italiano del Futurismo, con alcuni anni d\u2019anticipo rispetto al viaggio di Filippo Tommaso Marinetti. Se \u00e8 vero che il tratto distintivo del divisionismo rispetto alle coeve poetiche europee, francesi in particolare, va ricercato in una concezione della pittura marcatamente socio umanitaria e spiritualistica, fu altrettanto vero il fatto che il futurismo, erede naturale delle \u201cnuove idee\u201d di questo movimento, seppe portare a legittima conclusione il processo di cambiamento avviato in seno al divisionismo, con un intervento radicale e definitivo per quanto riguarda sia la questione fondamentale della rappresentazione del mondo attraverso il medium della pittura \u201cdivisa\u201d, sia quella altrettanto importante che atteneva al ruolo dell\u2019artista nella societ\u00e0 italiana del primo \u2019900, sia, infine, a quella relativa al senso e alla funzione stessa dell\u2019arte in una societ\u00e0 passatista e conservatrice come quella in cui matur\u00f2 ed esplose, come uno dei primi fenomeni di massa, l\u2019avanguardia futurista. Il futurismo fu l\u2019invenzione di Filippo Tommaso Marinetti , che raccolse e valorizz\u00f2 istanze di rinnovamento gi\u00e0 in atto nel gruppo dei giovani artisti italiani, milanesi, romani e fiorentini in particolare. Poeta e letterato geniale nato ad Alessandria d\u2019Egitto nel 1876, vissuto a lungo tra Parigi e Milano, citt\u00e0 dove non a caso erano sorte le prime industrie e dove il progresso era apparso come un risultato facile e raggiungibile, Marinetti visse e dissemin\u00f2 il \u201ccredo\u201d futurista in tutta Europa, condividendo con moltissimi artisti, assetati di novit\u00e0 e di voglia di cambiamento, le idee rivoluzionarie contenute nei vari manifesti teorici, sottoscritti a partire dal 1910 dai protagonisti principali del movimento, del gruppo cos\u00ec detto storico, quello della \u201cprima ora\u201d, Boccioni, Russolo, Carr\u00e0, Severini, Balla e, successivamente, anche da Antonio Sant\u2019Elia, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Ardengo Soffici e molti altri ancora come i giovanissimi Tullio Crali, Renato Bertelli e Ernesto Thayath, che al futurismo aderiranno nella stagione estrema degli anni Trenta. Dotato di rara intelligenza, sposata ad una spericolata e indomita voglia di vivere e ad un egocentrismo difficile da imitare, Marinetti fu senz\u2019ombra di dubbio l\u2019artefice di uno dei pi\u00f9 interessanti casi di partecipazione di massa ad un progetto culturale, il futurismo appunto, generato dalla sua mente febbricitante in una serata parigina, il 20 febbraio del 1909, e promulgato come un editto dalle pagine del quotidiano francese \u201cLe Figaro\u201d. A lui accorsero da subito tutti i pittori italiani della pi\u00f9 giovane generazione, se si esclude il caso di Balla, che all\u2019epoca della sua adesione al futurismo aveva quasi quarant\u2019anni ed era gi\u00e0 stato maestro di Boccioni e Severini quella che aveva pur genericamente imboccato la strada della sperimentazione divisionista e che proprio nella poetica sovversiva del futurismo trov\u00f2 libero campo d\u2019azione per la propria voglia, anche utopistica, di cambiamento dell\u2019arte e della societ\u00e0 tutta. A lui accorse anche gran parte dell\u2019opinione pubblica italiana, che lui stesso seppe coinvolgere grazie ad un\u2019attivit\u00e0 indefessa di \u201cmarketing culturale\u201d, che trov\u00f2 risposta alternativamente nel disprezzo dei passatisti e nell\u2019orgoglio di chi nel futurismo vide il riscatto dell\u2019arte italiana sulla egemonia francese del secolo appena passato. Marinetti, per sua stessa affermazione l\u2019uomo pi\u00f9 moderno d\u2019Italia, era nato da una cultura che faceva nello stesso tempo capo al dandismo decadente del poeta Gabriele D\u2019Annunzio e all\u2019amore adorante per la tecnologia, vera medicina del mondo. Marinetti, soprannominatosi \u201ccaffeina d\u2019Europa\u201d, intraprese un\u2019attivit\u00e0 di pubbliche relazioni con i gruppi dell\u2019avanguardia internazionale interessati alle teorie del futurismo. Oltre a Parigi, dove partecip\u00f2 a confronti incandescenti con letterati e poeti, Marinetti, si rec\u00f2 in Russia, dove soggiorn\u00f2 dal 26 gennaio al 15 febbraio del 1914, invitato da Genrich Tasteven, delegato russo della Societ\u00e0 delle grandi conferenze di Parigi, per stringere rapporti amichevoli e fare del proselitismo a favore delle teorie futuriste italiane. In Russia, cosa ben nota, il futurismo aveva avuto gi\u00e0 da alcuni anni una buona e del tutto autonoma affermazione grazie all\u2019opera di alcuni gruppi attivi nelle grandi citt\u00e0, capeggiati da artisti come Sersevenic Mosca, Severjanin, Ignat\u2019ev Pietroburgo. L\u2019arrivo di Marinetti, fu per alcuni entusiasmante, per altri, come per il giovane Larionov, fu degno di un \u201ctiro di uova marce\u201d. I cubo-futuristi Majakovskij, Burljuk e Kamenskij molto diplomaticamente scelsero di rimanere lontani da Mosca, impegnati in una tourn\u00e9e gi\u00e0 intrapresa. A Pietroburgo, pur in serate conviviali, non mancarono, e furono anzi molto vivaci, gli scontri sul valore della poesia futurista italiana declamata da Marinetti, considerata dai russi assai poco convincente rispetto alla loro pi\u00f9 avanzata sperimentazione in campo poetico e letterario. Questo viaggio favor\u00ec ci\u00f2 nonostante la nascita di nuove relazioni internazionali e di nuovi rapporti tra gli artisti. Primo importante risultato del viaggio in Russia di Marinetti, fu infatti la partecipazione di Archipenko, Kulbin, Exter e Rozanova all\u2019Esposizione Libera Futurista Internazionale organizzata nell\u2019aprile maggio del 1914 a Roma, nella Galleria futurista di Giuseppe Sprovieri. Con i russi esponevano, tra gli altri, Fortunato Depero, lo stesso Marinetti, Giorgio Morandi pittore che partecip\u00f2 per un tempo brevissimo al futurismo, Enrico Prampolini, Mario Sironi. Questo primo incontro apr\u00ec la strada a nuovi importanti rapporti e scambi tra i futuristi italiani e l\u2019avanguardia russa ed in particolare tra Alexandra Exter ed Ardengo Soffici, la cui opera rappresenter\u00e0 l\u2019esempio pi\u00f9 interessante di contiguit\u00e0 culturale tra i due futurismi. Altrettanto importanti per l\u2019affermazione delle idee futuriste furono i contatti avuti da Marinetti con la pi\u00f9 vicina Svizzera, forieri d\u2019importanti novit\u00e0 per le teorie del costituendo gruppo Dada, che nel 1916 accolse e rielabor\u00f2 molti spunti della poetica futurista italiana, dalla poesia sintetica al verso libero, dalla sintassi all\u2019uso \u201cpolitico\u201d della polemica. Il grande nemico di Marinetti, come di tutti i pittori aderenti al futurismo, fu il passato, la storia, la memoria. Sotto la scure dei molti manifesti teorici caddero via via veri e propri oggetti \u201cdi culto\u201d della tradizione passata. Condann\u00f2 l\u2019arte del Rinascimento tanto quanto il tango, la musica di Wagner e gli spaghetti cos\u00ec come la Venezia romantica e nostalgica e l\u2019amore per il chiaro di luna. Il nome dato al movimento fu anch\u2019esso una sua invenzione: un nome che felicemente si adattava ad indicare, pur genericamente ma per questo ancora pi\u00f9 efficacemente, quella fede assoluta per le nuove tecnologie, per la macchina in particolare, che in tutta la concezione estetica futurista risulter\u00e0 come il vero motore del cambiamento, la leva per l\u2019avvento della rivoluzione sociale e culturale nell\u2019intera Europa cosa che di fatto avvenne, ma non nel senso sperato dai futuristi. I pittori futuristi della prima ora, quelli firmatari del Manifesto del 1910 e del successivo manifesto tecnico, Boccioni, Carr\u00e0, Russolo, Severini, Balla furono animati, in violenta polemica con il passatismo culturale borghese, da una concezione vitalistica, che faceva capo alla filosofia di Bergson ma anche a quella di Nietzsche, in un\u2019alternanza di slanci vitali verso il futuro e di frenate nell\u2019eroismo ancora romantico del superuomo, che alla fine decret\u00f2 la morte (solo apparente) dell\u2019ideale classico, delle accademie, delle scuole di nudo e di quant\u2019altro aveva prodotto la misura di Apollo nel corso dei secoli precedenti. Si rinnovarono i temi e i soggetti dei quadri, che diventarono il teatro ideale per la rappresentazione dei nuovi miti contemporanei: la citt\u00e0 industriale innanzitutto, con la sua folla brulicante, i cantieri rumoreggianti e i tram in continuo movimento, con i suoni, le luci, i rumori e la velocit\u00e0, che bene rappresentava il ritmo frenetico della vita moderna, della citt\u00e0 che sale, dello sferragliare dei tram lungo i binari incandescenti, delle luci di strada e del movimento del chiaro di luna, del ticchettio dei ballerini e persino il profumo degli stati d\u2019animo, che tanto audacemente essi vollero raffigurare. Per dipingere questi nuovi temi, i futuristi presero in prestito dal divisionismo la tecnica della scomposizione del colore, tecnica che aveva il vantaggio di cogliere, grazie alla velocit\u00e0 dei tocchi, il senso dinamico della vita in movimento, la frenesia e il sovrapporsi delle forme e delle luci nella nuova percezione e visione del mondo moderno. L\u2019uso della tecnica divisionista, definita \u201ccomplementarismo congenito\u201d per la presenza appunto dei colori complementari, fu per tutti i pittori futuristi un valore espressivo irrinunciabile, che permetteva di innalzare \u201calle pi\u00f9 radiose visioni di luce\u201d, anche le pi\u00f9 cupe ombre del quadro. E il pubblico? Secondo quanto scrivono gli stessi futuristi nei cataloghi delle prime esposizioni (1912) \u201cil pubblico deve convincersi che per comprendere delle sensazioni estetiche alle quali non \u00e8 abituato, deve dimenticare completamente la propria cultura intellettuale, non per impadronirsi dell\u2019opera d\u2019arte, ma per abbandonarsi ad essa\u201d: una dichiarazione d\u2019intenti davvero all\u2019avanguardia, che quel tempo produsse un radicale cambiamento nel concetto apparentemente immutabile del \u201cvedere l\u2019arte\u201d. Agli spettatori si presenta infatti la possibilit\u00e0 di fare grazie all\u2019arte un\u2019esperienza del tutto nuova, che li pone, come scrisse Boccioni, al centro del quadro, ovvero al centro di una rappresentazione nella quale, grazie alla simultaneit\u00e0 spazio-temporale, \u00e8 possibile cogliere la sintesi di ci\u00f2 che si ricorda e di ci\u00f2 che si vede, vivere lo stato d\u2019animo psicologico, che si coglie nel continuo di scene esterne ed emozioni interne, ed infine percepire la nuova realt\u00e0 del tempo moderno, che si mostra non pi\u00f9 come un insieme ordinato e sequenziale di oggetti, ma piuttosto come un assemblaggio frammentario di forme, di luci e di colori, governato dal dinamismo delle linee-forza, moltiplicatrici straordinarie delle ombre e delle luci, dei pieni e dei vuoti, delle pause e dei rumori, che caratterizzano appunto la visione futurista del mondo. Boccioni, il pi\u00f9 grande interprete del futurismo, arruolatosi nel 1915, mor\u00ec tragicamente cadendo da cavallo il 16 agosto del 1916. Con la sua morte sembr\u00f2 che il futurismo fosse giunto alla stazione finale. Diversamente, oggi sappiamo che gi\u00e0 nel corso della prima stagione futurista, quella che va dal 1909 alla met\u00e0 del 1916, si prepar\u00f2 un\u2019agguerrita successione, a conferma del grido di Marinetti \u201cI vivi, i vivi soltanto sono sacri. Il Futurismo malgrado l\u2019immensa spaventosa scomparsa del povero Boccioni e di tanti altri \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai!\u201d Poco pi\u00f9 di sei anni separavano il tragico 16 agosto del 1916, segnato dal lutto della morte accidentale di Boccioni, dalla redazione del Manifesto dei pittori futuristi (11 febbraio 1910) e dal pi\u00f9 corposo la pittura futurista, manifesto tecnico 11 aprile 1910, scritti che contribuirono a dare una organica definizione a quel getto continuo di pensieri idee proponimenti, abbozzi di teoria che era stato felicemente cantato da Marinetti nella&nbsp; notte dell\u201911 febbraio 1909 e poi surriscaldato fino ad alte temperature nelle discussioni degli attori principali di questo primo atto della storia del futurismo, di Boccioni, Carr\u00e0, Russolo, Balla e Severini in particolare. In quei sei anni molti per\u00f2 erano stati i cambiamenti, le virate e perfino le abiure di artisti, che associati al movimento avevano poi intrapreso strade diverse. Pensiamo per esempio a Romolo Romani e Aroldo Bonzagni, futuristi della prima ora, tra i firmatari del manifesto dell\u201911 febbraio del \u201910, subito scomparsi dalla vita attiva del movimento, o alla brevissima parentesi futurista dell\u2019allora poco pi\u00f9 che ventenne Giorgio Morandi, del cui sperimentare conosciamo oggi solo pochissime e rare testimonianze, o, pensiamo ancora alle \u201cparole in libert\u00e0\u201d pubblicate nel 1914 su Lacerba con lo pseudonimo Massimo Campigli dal berlinese Max Hielenfeld, che nel 1915 veniva incluso da Papini e Soffici tra i seguaci del futurismo, ma che, dopo il lungo periodo di guerra e la prigionia, nel 1919, alla ripresa del suo lavoro di pittore gi\u00e0 rivolge altrove la sua ricerca. Ricordiamo anche il caso di Carr\u00e0, Sironi, Soffici, tutti e tre gi\u00e0 sul finire del secondo decennio impegnati in ricerche di segno opposto, nell\u2019ambito del ritorno all\u2019ordine che condizioner\u00e0 la vita artistica italiana ed europea degli anni Venti e Trenta. Ma il futurismo faticher\u00e0 a morire e molte stagioni ancora ricche d\u2019invenzioni seguirono la morte di Boccioni. Diversamente da altre avanguardie europee, esso aveva infatti prodotto degli antidoti potenti per contrastare la propria fine e questi antidoti innanzi tutto furono il vitalismo febbrile e incessante di Marinetti e poi, ma non in secondo ordine, l\u2019impegno teorico contenuto nelle dichiarazioni di poetica dei vari manifesti e in particolare in quello della ricostruzione futurista dell\u2019universo, scritto nel 1915 da Giacomo Balla e Fortunato Depero con la supervisione di Marinetti. Il manifesto della ricostruzione conteneva la prima teorizzazione in epoca contemporanea del binomio arte-vita, un binomio che se aveva avuto illustri precedenti soprattutto nella cultura mitteleuropea dell\u2019opera d\u2019arte totale che appariva del tutto nuovo nella cultura italiana d\u2019avanguardia del tempo. \u201cNoi futuristi Balla e Depero\u201d \u2013 si legge nel manifesto \u2013 \u201cvogliamo realizzare questa fusione totale (di arte e vita) per ricostruire l\u2019universo rallegrandolo, cio\u00e8 ricreandolo integralmente\u201d. Il manifesto fu in sostanza espressione di un\u2019utopistica volont\u00e0 di far agire massicciamente la nuova estetica futurista dentro la vita quotidiana, traducendo gli ideali dell\u2019avanguardia in tutte le discipline. Noi futuristi Balla e Depero vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l\u2019universo rallegrandolo cio\u00e8 ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all\u2019invisibile, all\u2019impalpabile, all\u2019imponderabile, all\u2019impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell\u2019universo poi li combineremo insieme secondo i capricci della nostra ispirazione\u201d. Il parolibero Marinetti disse con entusiasmo: \u201cL\u2019arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicit\u00e0, amore, paesaggio) perci\u00f2 nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l\u2019arte diventa arte \u2013 azione, cio\u00e8 volont\u00e0, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realt\u00e0 brutale nell\u2019arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l\u2019arte diventa presenza, nuovo oggetto, nuova realt\u00e0 creata cogli elementi astratti dell\u2019universo. Le mani dell\u2019artista passatista soffrivano per l\u2019Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare\u201d&#8230; \u201cLe invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d\u2019Inghilterra o di Germania intu\u00ec prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cio\u00e8 il genio pi\u00f9 costruttore e pi\u00f9 architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo stile, che dominer\u00e0 inevitabilmente su molti secoli di sensibilit\u00e0\u201d.&nbsp; Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica \u2018Trasformazioni Forme e Spirito\u2019.&nbsp; Furono fondamentali le parole del generale Carlo Ballatore, presidente del Gruppo Teosofico \u201cRoma\u201d, illustrano bene in che termini il pensiero teosofico abbia offerto agli artisti la possibilit\u00e0 di esplorare nuovi territori. Oggi, del resto, l\u2019influenza delle correnti esoteriche sulle avanguardie storiche \u00e8 una realt\u00e0 ampiamente riconosciuta e si sa che alla Teosofia hanno attinto, in vario modo, tutti i principali esponenti europei dell\u2019astrattismo da Kupka a Kandinsky, da Mondrian a Malevi\u010d. Lo stesso \u00e8 avvenuto in Italia dove, com\u2019\u00e8 noto, i manifesti dei futuristi contengono numerosi riferimenti a fenomeni occulti e medianici. Riguardo in particolare alla Teosofia baster\u00e0 ricordare qui due artisti, Giacomo Balla e Arnaldo Ginna, non a caso considerati dalla critica i principali pionieri dell\u2019arte astratta in Italia. I legami dei due artisti con i circoli teosofici sono certi. Nel caso di Giacomo Balla infatti \u00e8 la figlia del pittore, Elica, a ricordare nel suo libro di memorie intitolato Con Balla che il padre a Roma: \u201cfrequenta le riunioni di una societ\u00e0 di teosofici presieduta dal Generale Ballatore\u201d. Per quanto riguarda invece il conte Arnaldo Ginanni Corradini in arte Ginna \u2013 \u00e8 l\u2019artista stesso a dichiarare le proprie letture: \u201cCi rifornivamo di libri spiritualisti e occultisti, mio fratello ed io, presso gli editori Durville e Chacornac. Leggevamo l\u2019occultista \u00c9lifas L\u00e9vi, Papus, teosofi come la Blavatsky e Steiner, la Besant, segretaria della Societ\u00e0 Teosofica, Leadbeater, Edouard Schur\u00e9. Seguivamo le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica, a Bologna e Firenze. Quando Steiner fond\u00f2 la Societ\u00e0 Antroposofica restrinsi la mia attenzione a Steiner. C\u2019erano anche le discussioni con Evola\u201d . E come nota Mario Verdone, i primi saggi che affrontano il problema dell\u2019astratto in pittura, riservando grande attenzione anche alla musica, sono il volumetto Arte dell\u2019avvenire, scritto da Ginna col fratello Bruno Corra (prima edizione del 1910 e seconda del 1911) e Lo spirituale nell\u2019arte di Kandinsky (completato nel 1910, stampato alla fine del 1911 e pubblicato nel 1912). Due testi concepiti e usciti contemporaneamente, le cui analogie dipendono solo dal fatto che gli autori si sono nutriti degli stessi libri di impronta teosofica. Presso gli Eredi Ginanni si conserva ancora una copia del libro di J. Krishnamurti, dal titolo \u2018Ai piedi del Maestro\u2019 (Genova 1911), con dedica all\u2019artista del prof. Ottone Penzig, allora segretario generale della Societ\u00e0 Teosofica Italiana. Come si \u00e8 visto, infatti, Ginna ricorda di aver seguito le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica a Bologna e a Firenze, tuttavia \u00e8 molto probabile che anche a Roma l\u2019artista sia entrato presto in contatto con i locali circoli teosofici e anzi non \u00e8 da escludere che sia stato proprio il pittore ravennate, la cui presenza nella capitale \u00e8 documentata fin dal 1911, a indirizzare Balla verso la Teosofia. Comunque sia Ginna e per un certo periodo anche Balla \u00e8 interessato a rendere visivamente la realt\u00e0 psichica. A questo scopo elabora un metodo che definisce \u201csubcoscienza cosciente\u201d, ossia uno stato di coscienza superiore nel quale l\u2019artista entra volontariamente. Le opere di Ginna nascono quindi dall\u2019esperienza cosciente dell\u2019extra sensibile, un modo di cogliere, oltre l\u2019esteriorit\u00e0, le forme interiori, proprio come insegnavano le correnti dell\u2019occultismo. E\u2019 per questo che Ginna non esiter\u00e0 ad affermare: \u201cL\u2019astrattismo \u00e8 espressione di forze occulte\u201d. Nel 1912 e il mondo intero, seppur scioccato dalla tragedia del Titanic, puntava gli occhi, i sogni e i desideri sulle nuove gigantesche macchine che permettevano di raggiungere l\u2019altro capo del Pianeta in tempi ragionevoli. I continenti diversi dal \u201cVecchio\u201d non erano pi\u00f9 materia per esploratori, i fratelli Wright avevano sfidato e vinto le leggi della gravit\u00e0 e il \u2018VOLO\u2019 non era pi\u00f9 legato al mito di un Icaro troppo audace, ma era finalmente realt\u00e0 attuale e tangibile. Il Futurismo, corrente d\u2019avanguardia dell\u2019inizio del secolo XX, celebrava il volo come espressione massima di libert\u00e0 di movimento e dinamismo, inneggiando alla velocit\u00e0 e all\u2019innovazione in ogni campo, dalla letteratura alla poesia, alla pittura, alla scultura, alla musica fino alle arti pi\u00f9 \u201cgiovani\u201d, come la fotografia il cinema. Prese il nome di Aeropittura la declinazione pittorica di cui si fecero portavoce Giacomo Balla, Tullio Crali, Sante Monachesi, Fortunato Depero, Gerardo Dottori e Fedele Azari, creatore dell\u2019opera Prospettiva di Volo, presentata alla Biennale di Venezia del 1926. Tanta modernit\u00e0 non poteva che coinvolgere anche le donne, grandi artiste testimoni di cambiamento, come Benedetta Cappa, Marisa Mori e Olga Biglieri. Quest\u2019ultima fu tra le prime aviatrici italiane ad aver conseguito un brevetto da pilota a soli sedici anni. Da un punto di vista estetico, l\u2019Aeropittura futurista portava in scena velocit\u00e0 e dinamismo, superando la scomposizione cubista con l\u2019uso della prospettiva e della molteplicit\u00e0 dei piani. Mentre nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all\u2019intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle \u2018forze di paesaggio\u2019 unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidit\u00e0, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d\u2019estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla come Kandinskij e Arp, L\u00e9ger e Larionov, Mondrian e Gon\u010darova. Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la \u201cExposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes\u201d, particolarmente importante perch\u00e9 segna l\u2019inizio dello stile Art D\u00e9co. Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo, l\u201911 marzo del 1915. Insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo che rappresenta una delle tappe pi\u00f9 significative nell\u2019evoluzione dell\u2019estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volont\u00e0 del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novit\u00e0 storica, infatti \u00e8 gi\u00e0 principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un\u2019idea d\u2019arte come valore assoluto, ora le finalit\u00e0 sono del tutto diverse: per il Futurismo l\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l\u2019idea che il Futurismo ha della modernit\u00e0. La pi\u00f9 importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo \u00e8 la proposta di estendere l\u2019estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilit\u00e0 dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri \u2018serate\u2019, durante le quali gli artisti-autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell\u2019uomo. Una delle strade maestre percorse dall\u2019avanguardia \u00e8 stata il perseguimento di una sintesi delle arti che, conducendo a un progressivo assottigliamento dei confini di competenza fra pittura, scultura, architettura, musica, teatro, danza, letteratura, almeno nel senso della ricerca di un principio compositivo e strutturale (anzi costruttivo) comune, ha anche tentato di ricucire lo strappo ottocentesco fra arte e vita, infrangendo le tradizionali barriere tra spazio virtuale dell\u2019opera d\u2019arte e spazio reale dell\u2019uomo, tra sfera estetica e sfera fenomenologica. La ricerca di questa sintesi, in pittura, si \u00e8 cos\u00ec frequentemente espressa attraverso l\u2019uso di una figura retorica quale la sinestesia, come restituzione di una globalit\u00e0 di percezioni sensoriali diverse e simultanee, percezioni tuttavia sempre coordinate dalla facolt\u00e0 superiore della visione, intesa come facolt\u00e0 conoscitiva in grado di compiere un\u2019operazione di sintesi e di ricognizione appercettiva. Viene cos\u00ec ribadito il primato dell\u2019occhio, della vista e della visione, che pu\u00f2 anche giungere a ribaltarsi da frastuono percettivo in silenzio meditativo, in visione interiore e ci\u00f2 sembra costituirsi come tendenza estrema e radicale dell\u2019astrazione in manifestazione del sublime. Tale primato del resto pervade la teoria dell\u2019arte e l\u2019estetica tra la scorcio del secolo XIX e l\u2019inizio del XX, con l\u2019affermazione del pensiero purovisibilista di Konrad Fiedler e della contrapposizione tra valori tattili e valori ottici da parte di Alois Riegl. Proprio secondo Fiedler la visione \u201c\u00e8 una facolt\u00e0 conoscitiva e creatrice di forme (visive), operante nell\u2019attivit\u00e0 artistica in modo assolutamente indipendente sia dall\u2019intelletto, creatore di forme concettuali, sia dal sentimento e dalla sensazione; indipendente quindi anche dalle concezioni filosofiche, scientifiche, religiose\u201d. L\u2019astrazione, come processo mentale caratterizzante il XX secolo in tutte le sue manifestazioni, dall\u2019arte e dalla filosofia alle scienze, incarna questa possibilit\u00e0 di ricondurre il reale a una visione sintetica e globale, a una struttura combinatoria di elementi costanti che danno luogo a un modello rappresentativo di tutti gli accidenti possibili, espressione di un neoplatonico mondo delle idee e paradigma ordinatore delle apparenze: \u00e8 la ricerca dell\u2019assoluto nell\u2019epoca della relativit\u00e0. Il concetto di astrazione (da abstrahere, cio\u00e8 staccare, separare, rimuovere) implica l\u2019operazione di individuare ed estrarre alcuni elementi, ma anche il necessario \u201cdistacco\u201d del soggetto nei confronti dell\u2019oggetto (natura). Solo tale distacco pu\u00f2 dar luogo a una sintesi della visione dopo l\u2019analisi della percezione, coincidendo in parte questo processo con il polo cui Wilhelm Worringer, nella sua teoria estetica, ha opposto quello dell\u2019empatia. Proprio per Worringer (che ha in mente l\u2019arte ornamentale) l\u2019astrazione si costituisce come tendenza sovrastorica riscontrabile in diverse epoche; e nell\u2019arte moderna tale processo, in misura maggiore o minore, \u00e8 frequentemente verificabile in nuce anche nelle poetiche naturalistiche, almeno a partire dall\u2019impressionismo, mentre \u00e8 alla base di quelle tendenze che, scomponendo le strutture narrative e le catene sintagmatiche, isolano o decontestualizzano singoli oggetti, figure e immagini, quali la pittura metafisica o il surrealismo, oltre che, naturalmente, dell\u2019astrattismo vero e proprio. L\u2019impulso all\u2019astrazione sembra scaturire dalla necessit\u00e0 di approdare a una struttura assoluta e regolatrice del reale, a un modello rappresentativo e non imitativo, dove \u201cl\u2019elemento primario non \u00e8 il modello naturale, bens\u00ec la legge che da esso si astrae\u201d. \u201cSe una cosa \u00e8 invisibile significa, comunemente parlando, che non la si pu\u00f2 vedere; non cos\u00ec in occultismo dove una cosa \u00e8 invisibile non in modo assoluto, ma soltanto relativo alle capacit\u00e0 ordinarie dei nostri sensi. Potremo quindi avere, e si hanno, i pittori dell\u2019invisibile che ci forniscono preziosi modelli del mondo astrale, come abbiamo opere d\u2019arte create per intuito coll\u2019ausilio dell\u2019invisibile\u201d. Le parole del generale Carlo Ballatore , presidente del Gruppo Teosofico \u201cRoma\u201d, illustrano bene in che termini il pensiero teosofico abbia offerto agli artisti la possibilit\u00e0 di esplorare nuovi territori. Oggi, del resto, l\u2019influenza delle correnti esoteriche sulle avanguardie storiche \u00e8 una realt\u00e0 ampiamente riconosciuta e si sa che alla Teosofia hanno attinto, in vario modo, tutti i principali esponenti europei dell\u2019astrattismo da Kupka a Kandinsky, da Mondrian a Malevi\u010d. Lo stesso \u00e8 avvenuto in Italia dove, com\u2019\u00e8 noto, i manifesti dei futuristi contengono numerosi riferimenti a fenomeni occulti e medianici. Riguardo in particolare alla Teosofia baster\u00e0 ricordare qui due artisti, Giacomo Balla e Arnaldo Ginna, non a caso considerati dalla critica i principali pionieri dell\u2019arte astratta in Italia. I legami dei due artisti con i circoli teosofici sono certi. Nel caso di Giacomo Balla&nbsp; infatti \u00e8 la figlia del pittore, Elica, a ricordare nel suo libro di memorie intitolato Con Balla&nbsp; che il padre a Roma: \u201cfrequenta le riunioni di una societ\u00e0 di teosofici presieduta dal Generale Ballatore\u201d. Per quanto riguarda invece il conte Arnaldo Ginanni Corradini \u2013 in arte Ginna \u00e8 l\u2019artista stesso a dichiarare le proprie letture: \u201cCi rifornivamo di libri spiritualisti e occultisti, mio fratello ed io, presso gli editori Durville e Chacornac. Leggevamo l\u2019occultista \u00c9lifas L\u00e9vi, Papus, teosofi come la Blavatsky e Steiner, la Besant, segretaria della Societ\u00e0 Teosofica, Leadbeater, Edouard Schur\u00e9. Seguivamo le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica, a Bologna e Firenze. Quando Steiner fond\u00f2 la Societ\u00e0 Antroposofica restrinsi la mia attenzione a Steiner. C\u2019erano anche le discussioni con Evola\u201d . E come nota Mario Verdone, i primi saggi che affrontano il problema dell\u2019astratto in pittura, riservando grande attenzione anche alla musica, sono il volumetto Arte dell\u2019avvenire, scritto da Ginna col fratello Bruno Corra la prima edizione del 1910 e seconda del 1911 e Lo spirituale nell\u2019arte di Kandinsky completato nel 1910, stampato alla fine del 1911 e pubblicato nel 1912. Due testi concepiti e usciti contemporaneamente, le cui analogie dipendono solo dal fatto che gli autori si sono nutriti degli stessi libri di impronta teosofica. Presso gli Eredi Ginanni si conserva ancora una copia del libro di J. Krishnamurti, dal titolo Ai piedi del Maestro (Genova 1911), con dedica all\u2019artista del prof. Ottone Penzig, allora segretario generale della Societ\u00e0 Teosofica Italiana. Come si \u00e8 visto, infatti, Ginna ricorda di aver seguito le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica a Bologna e a Firenze, tuttavia \u00e8 molto probabile che anche a Roma l\u2019artista sia entrato presto in contatto con i locali circoli teosofici e anzi non \u00e8 da escludere che sia stato proprio il pittore ravennate, la cui presenza nella capitale \u00e8 documentata fin dal 1911, a indirizzare Balla verso la Teosofia. Comunque sia Ginna e per un certo periodo anche Balla \u00e8 interessato a rendere visivamente la realt\u00e0 psichica. A questo scopo elabora un metodo che definisce \u201csubcoscienza cosciente\u201d, ossia uno stato di coscienza superiore nel quale l\u2019artista entra volontariamente. Le opere di Ginna nascono quindi dall\u2019esperienza cosciente dell\u2019extra sensibile, un modo di cogliere, oltre l\u2019esteriorit\u00e0, le forme interiori, proprio come insegnavano le correnti dell\u2019occultismo. E\u2019 per questo che Ginna non esiter\u00e0 ad affermare: \u201cL\u2019astrattismo \u00e8 espressione di forze occulte\u201d. Le ricerche sulle interferenze sensoriali raccordate dalla facolt\u00e0 della visione ed espresse attraverso la pittura astratta raccolgono sicuramente l\u2019eredit\u00e0 della cultura tardoromantica e simbolista, che proprio nel progetto di una \u2018sintesi delle arti\u2019 (di pittura, musica, letteratura, poesia, teatro, danza) inseguono una visione globale del mondo: cos\u00ec il dramma wagneriano si pone come opera d\u2019arte totale (ma gi\u00e0 la nascita del poema sinfonico si incammina lungo il percorso esplorativo del potere della musica di evocare immagini, giungendo fino a Debussy) e la poesia di Mallarm\u00e9 si fa ricerca del valore musicale, e in generale sonoro, della parola. Frequente proprio nella poesia diviene l\u2019uso di sinestesie e onomatopee, ma \u00e8 soprattutto il binomio pittura\/musica a costituire un nodo importante della cultura simbolista, inteso non solo come esplorazione di analogie tra effetti psicologici di colore e suono, ma anche come ricerca da parte dei pittori di un linguaggio, come quello musicale, scevro da implicazioni referenziali e sostenuto da una grammatica e da una sintassi cui la pittura aspira: in breve linee, colori, forme come melodia, armonia, contrappunto. Tutte queste suggestioni sono emblematicamente riassunte all\u2019inizio di questo secolo dalle opere ormai quasi interamente astratte del pittore lituano Mikalojus Konstantinas Ciurlonis, ma sono le stesse che filtrano, in clima di piena avanguardia, in artisti quali Kandinsky, Klee, Frantisek Kupka o Francis Picabia. Proprio per Kandinsky, \u201cQuando non si vede l\u2019oggetto bens\u00ec se ne ode solo il nome nella mente dell\u2019ascoltatore si forma la rappresentazione astratta, l\u2019oggetto smaterializzato, il quale produce immediatamente una vibrazione nel cuore\u201d, e ancora si legge: \u201cL\u2019oggetto pu\u00f2 formare soltanto un suono casuale; perci\u00f2 pu\u00f2 essere sostituito da un altro senza che si abbia una modificazione \u2018essenziale\u2019 del suono fondamentale\u201d. L\u2019interferenza fra le arti d\u00e0 luogo a interessanti sperimentazioni quali il teatro astratto senza attori, la pittura diviene pittura di suoni e la musica diviene musica di colori, attraverso l\u2019ausilio di speciali macchine che a determinati suoni reagiscono proiettando determinati colori. La volont\u00e0 di rappresentare una simultaneit\u00e0 di percezioni sensoriali conduce ben presto nelle arti visive all\u2019interferenza di valori tattili, attraverso l\u2019utilizzazione di materiali extrapittorici che segnano la nascita del collage cubista e futurista, dell\u2019assemblage e l\u2019avvio di ricerche polimateriche (da Prampolini ai costruttivisti russi quali Tatlin) e, in seguito, di valori acustici, come le pi\u00f9 tarde sculture sonore di Jean Tinguely; e anche in campo musicale si cercano stimoli al di l\u00e0 del codice tradizionale con l\u2019introduzione del rumore (da Luigi Russolo, a Erik Satie o Edgar Var\u00e8se) o, in anni successivi, del silenzio e di elementi o eventi casuali forniti anche dagli spettatori come nelle ricerche di John Cage, in cui l\u2019atto musicale si fa azione teatrale, gesto, performance. Proprio nell\u2019ambito della poetica futurista del rumore, dalle onomatopee e dalle \u2018parole in libert\u00e0\u2019 di Marinetti agli \u2018intonarumori\u2019 di Russolo e al suo manifesto del 1913, L\u2019Arte dei rumori, tema sviluppato nelle tavole parolibere di Francesco Cangiullo e di Carlo Carr\u00e0, in cui la valenza sonora della parola \u00e8 anche sottolineata sul piano visivo mediante la particolare veste tipografica, si riscontrano interessanti ricerche in direzione sinestetica. In un manifesto del 1913 significativamente intitolato. La pittura dei suoni, rumori e odori, Carr\u00e0 afferma: \u201cIl silenzio \u00e8 statico, qualsiasi succedersi di suoni, rumori, odori stampa nella mente un arabesco di forme e di colori\u201d; e l\u2019autore prosegue auspicando la realizzazione di \u201cinsiemi plastici astratti, cio\u00e8 rispondenti non alle visioni ma alle sensazioni nate dai suoni, dai rumori, dagli odori, e da tutte le forze sconosciute che ci avvolgono\u201d, sostenendo che \u201cvi sono suoni, rumori e odori concavi e convessi, triangolari, ellissoidali, oblunghi, conici, sferici, spiralici ecc.\u201d e ancora \u201cgialli, rossi, verdi, turchini, azzurri e violetti\u201d. Tali suggestioni penetrano successivamente e in maniera pi\u00f9 compiuta nel manifesto del 1915 firmato da Balla e Fortunato Depero, Ricostruzione futurista dell\u2019universo: \u201cLa valutazione lirica dell\u2019universo, mediante le Parole in libert\u00e0 di Marinetti, e l\u2019Arte dei Rumori di Russolo, si fondono con dinamismo plastico per dare l\u2019espressione dinamica, simultanea, plastica, rumoristica della vibrazione universale. Daremo scheletro e carne all\u2019invisibile, all\u2019impalpabile, all\u2019imponderabile, all\u2019impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell\u2019universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto\u201d, combinando il \u201crumorismo plastico simultaneo coll\u2019espressione plastica\u201d. Se questo manifesto sancisce la ricerca gi\u00e0 avviata da Balla in direzione astratta, va rilevato che l\u2019artista aveva precedentemente introdotto il tema del rumore in alcune opere del 1913-14, dove compaiono due linee spezzate (a zig-zag) combinate insieme a formare in genere successioni di rombi e a volte svastiche e sovrapposte a una \u2018linea di velocit\u00e0\u2019 (come la definisce lo stesso Balla) curva. Infine possiamo dire che il Futurismo, in fondo, al di l\u00e0 di molti atteggiamenti muscolari e talvolta spocchiosi, fu un movimento profondamente tributario della temperie \u2018simbolistica\u2019 e proteso, quindi verso una esaltazione della velocit\u00e0 e del superomismo per nascondere una fragilit\u00e0 di fondo e quel sentimento di d\u00e9bacle e di sconfitta che le atmosfere postsecessionistiche e decadenti variamente impersonavano e che si specchiavano nelle voci di autori come Oscar Wilde, Adgar Allan Poe, Baudelaire, Verlaine, Mallarm\u00e9, mentre ad altre figure toccava il compito di mettere in rilievo l\u2019ansia critica della coscienza, ancora una volta individuale, sperduta in un colpevole isolamento sociale, ma tutt\u2019altro che adagiata sul soffio delle sue mestizie. E tali figure sono quelle di Joyce, di Kafka, di Musil, di Pirandello, tutte personalit\u00e0 tutt\u2019altro che suscettibili di essere intruppate nell\u2019universo futurista. Si ripropone la domanda: fu avanguardia il Futurismo? Ci sentiremmo autorizzati a dire di no, riconsiderando non certo negativamente la generosit\u00e0 che ispir\u00f2 l\u2019azione delle singole personalit\u00e0 che animarono il movimento, ma tendendo a distinguere tra l\u2019azione del Futurismo, appunto, come \u2018movimento\u2019 e l\u2019azione individuale dei suoi singoli componenti, azione che, soprattutto quando seppe intelligentemente ibridarsi con il portato di altri orientamenti produttivi sul piano degli intendimenti, non meno che su quello dei linguaggi espressivi produsse interventi creativi decisamente convincenti. Immaginare, infine, di poter andare alla ricerca di episodi apparentemente \u2018minori\u2019 e certamente ancora dispersi nella pulviscolarit\u00e0 di testimonianze parcellizzate e malintesamente \u2018marginali\u2019 tutto ci\u00f2 pu\u00f2 costituire occasione ed opportunit\u00e0 di imbattersi in testimonianze non incongrue di sensibilit\u00e0 futuriste che furono espressione non soltanto di un programma di \u2018movimento\u2019, ma effetto, piuttosto, di una pervasivit\u00e0 culturale e sociale che il Futurismo stesso seppe ispirare, anche indipendentemente e \u2018contro\u2019 l\u2019azione che veniva dispiegando la temperie sarfattiana di \u2018Novecento\u2019. Ecco, allora, che, forse, proprio artisti dell\u2019ultima \u2018nidiata\u2019 futurista, artisti nati pi\u00f9 o meno negli anni in cui Marinetti dettava il suo \u2018Manifesto\u2019 del 1909, sono quelli che pi\u00f9 decisamente e suggeriamo pi\u00f9 convincentemente, interpretano l\u2019istanza della \u2018velocit\u00e0\u2019, ad esempio, come una opportunit\u00e0 proiettiva e non come una \u2018condizione\u2019, dichiarandosi disponibili ad una sfida esistenziale e non ad una parata di trionfo, andando ad introdurre, in tal modo, una istanza di vibratilit\u00e0 morale all\u2019interno di un disegno culturale, che, quando fu concepito dalla mente di Marinetti, si proponeva come un additamento di trionfo e non come un\u2019indicazione di un percorso. I veri futuristi furono sconfitti, giacch\u00e9 il crollo del regime fascista alla fine del secondo conflitto mondiale non rese giustizia dei loro sforzi di ricerca e determin\u00f2 per molti di loro (al di l\u00e0 del fatto che non tutti avessero aderito al Fascismo) una sorta di epurazione culturale che ha pesato a lungo sulle storie individuali e sul profilo di giudizio di una generazione intera, indipendentemente dal fatto che una buona parte della sperimentazione sviluppata da quei giovani che negli anni Trenta avevano poco pi\u00f9 di vent\u2019anni meritasse d\u2019essere considerata per lo spessore di contributi contenutistici marcatamente alieni dalle logiche di regime e, spesso, addirittura critici. Ma certamente questa Avanguardia ha dato un suo contributo notevole alla storia dell\u2019arte italiana del Novecento. Il percorso espositivo, suddiviso in sette capitoli, propone una panoramica coinvolgente sugli esiti noti e meno noti del movimento e si apre con la sezione che ripercorre le origini del movimento, a partire dal 20 febbraio 1909 in cui sulle pagine del quotidiano francese <em>Le Figaro<\/em>, Filippo Tommaso Marinetti pubblic\u00f2 un articolo intitolato <em>Le Futurisme<\/em>nel quale contoni accesi e provocatori, caratteristici della sua prosa, propugnava la necessit\u00e0 di una rivoluzione, per distruggere ogni \u201cpassatismo\u201d e per lasciare finalmente spazio al \u201cnuovo\u201d. Il racconto prosegue indagando la relazione tra il Futurismo e il primo conflitto bellico mondiale quando i futuristi sostenevano il credo interventista, sperando in un sensibile miglioramento delle condizioni della Nazione grazie alla politica imperialistica. Una splendida tela dedicata a Francesco Baracca di Plinio Nomellini offre anche occasione per riflettere sul rapporto dell\u2019avanguardia futurista con il Divisionismo. Un focus \u00e8 dedicato anche al ruolo che il Futurismo ha avuto nella nascita dei nuovi linguaggi sperimentali di inizio secolo scorso, in particolare con il Cubismo, anche attraverso la figura di Gino Severini, vero e proprio <em>trait d\u2019union<\/em> tra i due mondi. Un interessante approfondimento, finora poco indagato, \u00e8 riservato anche alla presenza di ipotesi astrattiste nella produzione italiana, con opere di autori quali Giacomo Balla e con una parentesi dedicata agli astrattisti comaschi quali Manlio Rho, Mario Radice e Carla Badiali e al loro rapporto con Marinetti.&nbsp; La rassegna lecchese passa quindi ad analizzare una delle istanze pi\u00f9 innovative del linguaggio futurista in pittura, ovvero quella di riprodurre un oggetto in movimento, collocando lo spettatore di fronte a una composizione in divenire, sollecitandone <em>sensazioni dinamiche<\/em>, attraverso una serie di lavori di Luigi Russolo, Roberto Iras Baldessari, Giulio D\u2019Anna e altri, nei quali i concetti di dinamismo, simultaneit\u00e0 e compenetrazione dei piani visivi sono particolarmente evidenti. Lungi dall\u2019essere considerato solo un movimento artistico, il Futurismo si apriva a un dialogo con le altre forme espressive, dal cinema alla letteratura, dalla musica al teatro, dalla cucina alla moda, pubblicando tra il 1909, data della fondazione del gruppo, e il 1916, oltre cinquanta manifesti che si occupano dei pi\u00f9 diversi linguaggi. La sezione <em>Un universo futurista<\/em>, nucleo portante dell\u2019esposizione, presenta importanti testimonianze dell\u2019interazione con le arti applicate, la comunicazione pubblicitaria, il design, il teatro, la danza, la musica. Particolare attenzione sar\u00e0 dedicata alla ricerca di Fortunato Depero e al suo rapporto con Campari e di Luigi Russolo del quale saranno esposti gli <em>Intonarumori<\/em> di Luigi Russolo. Infine esaminando l\u2019evoluzione dell\u2019Avanguardia futurista, cos\u00ec come si \u00e8 sviluppata negli anni trenta del Novecento dove le nuove generazioni si adeguano al nuovo clima sociale e politico, trasformando il futurismo storico in un movimento meno coerente e certamente meno utopistico e rivoluzionario, ma ancora capace di rappresentare l\u2019attualit\u00e0. Tra le diverse correnti nate in questo periodo si distingue quella dell\u2019<em>Aerofuturismo<\/em>, nata dalla passione per il volo aereo, e quella della visione \u201ccosmica\u201d, caratteristica della ricerca pi\u00f9 tarda, aperta a suggestioni spirituali ed esoteriche, con opere di autori quali Tullio Crali, Gerardo Dottori, Giulio D\u2019Anna, Fill\u00eca, Thayaht, Alessandro Bruschetti, Barbara e altri. Una figura che emerge in questo periodo \u00e8 quella di Osvaldo Peruzzi, nacque a Milano il 25 maggio 1907 da Guido e da Melania Rinaldi, entrambi originari di Colle di Val d\u2019Elsa. Nel 1908 i genitori si trasferirono a Livorno, dove Peruzzi si diplom\u00f2 all\u2019Istituto tecnico industriale (1924). Torn\u00f2 a Milano per frequentare il Politecnico e l\u00ec strinse amicizia con lo scrittore e giornalista Armando Silvestri. Inizi\u00f2 a dedicarsi da autodidatta alla pittura, accogliendo sin dal 1928 le novit\u00e0 del lessico futurista. Nel 1929 conobbe Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Bruno Munari e, alla fine del 1931, espose al bar Taveggia tredici pastelli ispirati al cinema americano e al jazz. Laureatosi in ingegneria (1932), fece ritorno a Livorno per dirigere la vetreria di famiglia. Ader\u00ec ai Gruppi futuristi di iniziative fondati nel 1932 da Antonio Marasco, partecipando alla Mostra d\u2019arte futurista di palazzo Ferroni a Firenze &nbsp;durante un bombardamento aereo e organizzando a Livorno la IV Mostra sindacale alla Bottega d\u2019arte, dove espose tre pastelli, nel 1933 invi\u00f2&nbsp;Donnapaesaggio del 1933,&nbsp; garbata sintesi figura-ambiente, alla Primavera fiorentina e due opere alla Mostra-conferenza \u00abOmaggio futurista a Umberto Boccioni\u00bb alla galleria Pesaro di Milano. Tra queste era&nbsp;Cantiere navale di Livorno&nbsp;, poi ripresentata alla I Mostra nazionale d\u2019arte futurista in piazza Adriana a Roma accanto a&nbsp;Trasvolata atlantica&nbsp;che, impostata su un essenziale contrasto di linee ortogonali e forme curve, rappresent\u00f2 l\u2019artista alla Mostra futurista italiana di aeropittura \u00abLuft und Flugmalerei\u00bb alla Kunstverein di Amburgo del 1934 (con conferenza di apertura di Ruggero Vasari). Sempre nel 1933 Peruzzi si distinse alla V Sindacale livornese (si ricorda&nbsp;L\u2019Italia fascista (Bonifica integrale), Milano, Museo del Novecento), tanto che alla Mostra nazionale d\u2019arte futurista, allestita alla Bottega d\u2019arte di Livorno alla fine dell\u2019anno, fu l\u2019unico toscano ad avere una personale accanto a Fillia (Luigi Colombo), Pippo Oriani e Mino Rosso. Tra le opere esposte era&nbsp;Ring&nbsp; che, insieme a&nbsp;Greta Garbo&nbsp;(1933, disperso) e&nbsp;Aerovisione del Golfo&nbsp;realizzato per la prima edizione del premio Golfo della Spezia (1933) \u2212 figur\u00f2 nella collettiva \u00abLes a\u00e9ropeintres futuristes italiens\u00bb inaugurata da Marinetti nel 1934 all\u2019hotel Negresco di Nizza (le opere, rimaste in un magazzino di Lione per 50 anni, furono ritrovate nel 1984,&nbsp; fondata da Fillia e Prampolini; nel 1934 prese parte alla I Mostra nazionale di plastica murale per l\u2019edilizia fascista in palazzo ducale a Genova con due bozzetti,&nbsp;Fascismo alato&nbsp;e&nbsp;Aeroplastica. L\u2019iconografia aeropittorica, predominante per tutto il decennio, fu sviluppata da Peruzzi in chiave sia lirico-evocativa sia drammatica, come testimoniano l\u2019incantato&nbsp;Aeroarmonie&nbsp; del 1934,&nbsp; inviato alla XIX Biennale di Venezia del 1934;&nbsp;Splendore geometrico aereo e terrestre&nbsp;(1934, Eredi Peruzzi), presentato alla II Quadriennale d\u2019arte nazionale (Roma 1935) e non estraneo alla ricerca cosmica prampoliniana;&nbsp;Volo sui grattacieli&nbsp;, ispirato alla trasvolata di Italo Balbo e inviato a Parigi per l\u2019Esposizione universale del 1937;&nbsp;Aeropittura n. 5&nbsp; del 1934, esposto alla XXI Biennale veneziana del 1938 e alla III Quadriennale del 1939, dove fu acquistato dal Governatorato. Nella stessa rassegna era&nbsp;Battaglia aeronavale&nbsp;trasposizione figurale dell\u2019Aeropoema del Golfo della Spezia&nbsp;di Marinetti, che dava la misura della ricchezza inventiva, del rigore costruttivo, dell\u2019armonia coloristica raggiunti da Peruzzi. Una seconda versione&nbsp; di maggiori dimensioni, comparve alla IV Quadriennale del 1943, esplicitando una personale accentuazione metafisica. Svolta per altro annunciata dalle opere gi\u00e0 esposte nel 1940 alla XXII Biennale di Venezia, tra le quali era&nbsp;Siluramento, drammatico nel suo puntuale, ma immaginoso riferimento bellico. In quegli anni Peruzzi speriment\u00f2 diversi registri narrativi: quello introspettivo dell\u2019Autoritratto&nbsp;del 1934&nbsp; costruito sul centripeto raccogliersi dei piani prospettici intorno alla figura, presentato alla VI Sindacale livornese, dove l\u2019artista espose anche nella sezione Cartellonisti e grafica (Estate livornese,&nbsp;Riduzione per cartellone,&nbsp;Circuito aereo d\u2019Europa); quello celebrativo di&nbsp;Il Duce parla&nbsp; del 1936, comparso alla XX Biennale di Venezia del 1936 e quello religioso di&nbsp;Nostra signora di Montenero&nbsp; del 1938, . Nel 1938 spos\u00f2 Irma Ricci, con la quale ebbe due figlie, Stella (1939) e Cristina (1947). Chiamato alle armi (1940) e trasferito al Comando addestramento di Volterra, pubblic\u00f2 il manifesto&nbsp;Plastica dell\u2019essenza individuale&nbsp;(1941), in cui enucleava i nodi della propria poetica in colore, simultaneit\u00e0, compenetrazione, splendore geometrico. Nello stesso anno usc\u00ec la monografia sulla sua opera a firma di Marinetti. Promosso tenente, fu dislocato presso il 3\u00b0 reggimento Artiglieria di Firenze (1941) quindi a Lecce e di l\u00ec a Bengasi, sul fronte libico. Nel 1942 sue opere figurarono comunque alla III Mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti di Milano&nbsp; e alla XXIII Biennale di Venezia (Aeropittura di un sogno a Firenze, ubicazione ignota). Nel 1943, mentre il suo studio a Livorno veniva bombardato, fu fatto prigioniero ad Hammamet, in Tunisia, e deportato negli Stati Uniti nel campo di prigionia di Weingarten (Missouri), dove riprese a dipingere e allest\u00ec due personali (1943-44). Una terza esposizione ebbe luogo nel 1945 al Rotary Club di Bonne Terre (Missouri). Le opere del periodo di prigionia narrano l\u2019attracco al porto di New York Crepuscolo d\u2019estate a Manhattan del 1943, i luoghi della clausura quotidiana e la malinconia dell\u2019artista con risvolti a volte di chiara presenza simbolica, come nell\u2019autoritratto di fronte al filo spinato intitolato&nbsp;Incubo&nbsp; del1944&nbsp; presentato alla Mostra di pittura artisti prigionieri di guerra presso la Croce Rossa internazionale di Ginevra nel 1945, o&nbsp;Il tempo&nbsp; del 1945, di surreale desolazione. Dopo il ritorno a Livorno, dovette riorganizzare lo studio e la vetreria, che guid\u00f2 fino al 1971. La Collettiva dei pittori livornesi organizzata a Pisa dall\u2019Art Club (1950) fu la prima occasione di confronto con l\u2019ambiente artistico del dopoguerra, seguita dai premi nazionali Francesco Paolo Michetti di Francavilla al Mare e Amedeo Modigliani a Livorno. Nella citt\u00e0 toscana prese a collaborare con la galleria Giraldi, dove tenne nel 1952 una personale dei dipinti futuristi scampati alla distruzione del suo studio (si ricordano:&nbsp;Ritratto drammatico, 1934, Eredi Peruzzi,&nbsp;Conquista dello spazio, 1934, Latina, coll. privata). Le opere esposte nel 1955 alla VII Quadriennale di Roma (Strada di citt\u00e0) e da Giraldi nel 1955 e nel 1956 erano invece tutte recenti e, accanto ai ricordi di guerra riscoprivano con sintesi lineare i paesaggi della costa tirrenica Capri, Marina Grande, 1954, e il nudo femminile Finestra,&nbsp; del 1957, rivelando la ripresa di istanze cubo-futuriste, quasi l\u2019artista ne volesse saggiare l\u2019attualit\u00e0 espressiva in vista di una pi\u00f9 complessa strutturazione dell\u2019immagine. Tale ricerca trov\u00f2 soluzione nei cicli&nbsp;Pineta&nbsp; e&nbsp;Atelier&nbsp;(1957, distrutto) e compiuta espressione nelle caleidoscopiche scansioni di&nbsp;Vetreria&nbsp;inviata nel 1959 all\u2019VIII Quadriennale romana. Fu il primo avvicinamento alle esperienze aniconiche da parte di Peruzzi che nel 1957 organizz\u00f2 per il Centro artistico livornese la collettiva Aspetti dell\u2019astrattismo italiano dedicata a Prampolini e Atanasio Soldati. Improntate a una spettacolarizzazione cromatica erano opere come&nbsp;Cantieri navali&nbsp;, che chiudevano nel 1959 un\u2019antologica di trentaquattro dipinti itinerante negli Istituti italiani di cultura di Grenoble e Colonia e alla galerie Ernst Horn di Lussemburgo grazie al sostegno del collezionista americano William Robertson il quale, pi\u00f9 tardi, don\u00f2 la propria collezione alla Universit\u00e0 di Bridgeport. Dopo la mostra 40 futuristi alla galleria Toninelli di Milano (1962), Gabriel Mandel inser\u00ec Peruzzi nel panorama della storia del movimento all\u2019interno del volume da lui curato intitolato&nbsp;La peinture italienne du futurisme \u00e0 nos jours&nbsp;edito a Milano nel 1967. Nel 1967 Peruzzi ader\u00ec al manifesto&nbsp;Futurismo-oggi&nbsp;di Enzo Benedetto e all\u2019omonima rivista, partecipando alle mostre da questi organizzate. Data agli stessi anni la donazione del dipinto&nbsp;Madonna del mare&nbsp;per la chiesa di S. Giovanni Gualberto (Livorno), in sintonia con l\u2019attivit\u00e0 del Cenacolo della Valle Benedetta, di cui Peruzzi faceva parte dagli anni Sessanta. La riconnessione al linguaggio futurista fu fondamentale per la ricerca di Peruzzi negli anni Settanta-Ottanta, basata sulla compenetrazione di piani trasparenti analogicamente allusivi al tema prescelto, secondo una vocazione narrativa cui non rinunci\u00f2 mai, neppure nei suoi periodici avvicinamenti all\u2019astrazione geometrica, tanto che Mario Radice lo defin\u00ec \u00abanello di congiunzione fra astrattismo e futurismo\u00bb. Enunciazione assai pertinente pensando a opere come&nbsp;Marinetti spaziale&nbsp; del 1976,o, un decenio pi\u00f9 tardi, a&nbsp;Dinamismi simultanei&nbsp; del 1987. Nel 1975 Peruzzi pubblic\u00f2 la monografia dedicata al pittore macchiaiolo Ulisse Pichi ma, soprattutto, divenne punto di riferimento testimoniale sulle vicende del futurismo pubblicando articoli negli anni Ottanta Peruzzi si rivel\u00f2 un formidabile navigatore della modernit\u00e0. Al recupero memoriale delle icone del jazz e dei divi del cinema a lui pi\u00f9 cari , si unirono le star della nuova industria discografica come&nbsp;Madonna in concerto&nbsp; del 1987,&nbsp; esposto presso la galleria di Lydia Palumbo Scalzi a Latina nel 1989. Alla X Mostra arte e sport, inaugurata a Firenze nel 1982, present\u00f2 le prime prove di un tema da lui ampiamente sviluppato e reinterpretato in tutte le sue specialit\u00e0, lo sport, come mostra&nbsp;Dinamismo di calciatore&nbsp;(1987) inviato nel 1990 a Roma alla collettiva \u00abFootball: i domini del calcio\u00bb.&nbsp;Un posto particolare ebbe l\u2019automobilismo, in cui si pu\u00f2 leggere un passaggio di focus dalla raffigurazione della macchina a quella dell\u2019eroe . Dopo la litografia. Peruzzi riscopr\u00ec il collage, inserendo nelle opere ritagli di giornali, come testimoniano&nbsp;Tempesta nel deserto&nbsp;del 1991 esposta nel 1997 a Castiglioncello alla XLVII Mostra del gruppo labronico, associazione cui Peruzzi aveva aderito nel 1987. Nello stesso anno, mentre dava alle stampe l\u2019autobiografia&nbsp;La mia avventura futurista, don\u00f2 alla Fondazione Primo Conti di Fiesole il proprio archivio, composto di libri, manoscritti, lettere, registrazioni e fotografie. La sua figura ricevette definitiva consacrazione dalle mostre&nbsp;\u00abFuturismo. I grandi temi 1909-1944\u00bb e \u00abFuturismo 1909-1944\u00bb mor\u00ec a Livorno il 30 dicembre 2004. Intellettualmente e artisticamente impegnato con il Movimento Marinettiano, il pittore si dimostra da subito artista curioso e instancabile, tanto che tra gli anni Trenta e Quaranta partecipa a tutte le mostre, sia in Italia che all\u2019estero. L\u2019<em>Aeropittura<\/em>si manifesta nel suo linguaggio e nella sua poetica con temi originali rispetto ai canoni marinettiani: si ispira a Fill\u00eca \u2013 pseudonimo del poeta e pittore Luigi Colombo \u2013 e Enrico Prampolini, ma \u00e8 anche affascinato dalla poetica del paesaggio di Gerardo Dottori e dall\u2019idealismo cosmico prampoliniano, evidente soprattutto nel repertorio livornese. \u00c8 nel 1941 che l\u2019artista dichiara i fondamenti della sua poetica: <em>\u201c\u2026colore + splendore geometrico + simultaneit\u00e0 + compenetrazione&nbsp;= plastica della essenza individuale\u201d<\/em> Quello di Osvaldo Peruzzi, \u00e8 un Futurismo fondato sulla giustapposizione di colori brillanti e di geometrie compatte, un vero e proprio \u201csplendore geometrico\u201d che, attraverso la rappresentazione simultanea di pi\u00f9 azioni, supera la fissit\u00e0 della tela stessa. Se a Milano l\u2019artista apprende e assimila la lezione futurista, \u00e8 a Livorno che, portando avanti anche l\u2019intensa attivit\u00e0 della vetreria di famiglia, si dispiega il suo percorso artistico. Sono molte le tele con cui Peruzzi omaggia la citt\u00e0 labronica, ritraendone luoghi e simboli identitari e significativi come i&nbsp;<em>Bagni Pancaldi<\/em><em>, la&nbsp;Baracchina Rossa, la&nbsp;Madonna di Montenero\u2026<\/em> Opere che testimoniano un legame tenero e profondo, senza mai perdere la peculiare impressione dinamica, con tutte le suggestioni suscitate dal \u201cvolo\u201d, dalla musica e dal cinema. La mostra \u00e8 inoltre corredata da un catalogo edito da&nbsp;<em>Gangemi Editore<\/em>&nbsp;che illustra opere, testi critici e apparati bio-bibliografici.<\/p>\n\n\n\n<p>Fondazione Livorno<\/p>\n\n\n\n<p>Osvaldo Peruzzi \u2013 Splendore Geometrico Futurista<\/p>\n\n\n\n<p>dal 24 Ottobre 2024 al 23 Febbraio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 15.30 alle ore 19.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Mostra Osvaldo Peruzzi &#8211; Splendore Geometrico Futurista courtesy Fondazione Livorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 23 Febbraio 2025 si potr\u00e0 ammirare presso la Fondazione Livorno la mostra dedicata a Osvaldo Peruzzi \u2013 Splendore Geometrico Futurista a cura di Massimo Duranti e Andrea Baffoni in continuit\u00e0 con il percorso allestito alla Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma e comprende circa 100 opere tra dipinti, disegni, carteggi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000010440,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000010436","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/IMG_7887-1600x900-1.jpg?fit=1600%2C900&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000010436"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010436\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000010443,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010436\/revisions\/1000010443"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000010440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000010436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000010436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000010436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}