{"id":1000010428,"date":"2024-12-17T11:15:50","date_gmt":"2024-12-17T14:15:50","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010428"},"modified":"2024-12-17T11:15:52","modified_gmt":"2024-12-17T14:15:52","slug":"in-mostra-per-la-prima-volta-in-ticino-una-mostra-fotografica-unica-intima-e-coinvolgente-che-racconta-frida-kahlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010428","title":{"rendered":"In Mostra Per la prima volta in Ticino una mostra fotografica unica, intima e coinvolgente che racconta Frida Kahlo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Castel Grande di Bellinzona -Sala Arsenale Svizzera la mostra dedicata a Frida Kahlo Inside The Life of Frida Kahlo Una mostra fotografica di Lucienne Bloch a cura di Vittoria Mainoldi. L\u2019esposizione\u00a0 allestita nella Sala Arsenale di Castel Grande, rappresenta uno scorcio affascinante sul periodo storico e sul contesto sociale nel quale vissero le due donne; un approfondimento a tuttotondo su una delle artiste pi\u00f9 amate di tutti i tempi, icona del femminismo, simbolo di indipendenza e vitalit\u00e0, la cui eredit\u00e0, a 70 anni dalla morte, ispira ancora le generazioni moderne. Le prime parole dette da Frida Kalho a Lucienne Bloch\u00a0 \u201cIo ti odio\u201d, quando le due si incontrano durante un party che il MOMA di New York organizza in onore di Diego Rivera nel 1931. In quel periodo Rivera \u00e8 il grande muralista messicano che l\u2019establishment americano sta corteggiando, Frida Kahlo la sua giovane moglie e artista ancora poco conosciuta, e Lucienne Bloch una altrettanto giovane artista. Lucienne e Diego Rivera restarono fianco a fianco tutta la sera e la sintonia tra i due era palese. Quello che Frida ancora non sapeva era che Lucienne, a differenza delle altre donne che gravitavano intorno a quell\u2019ingombrante marito, sarebbe diventata una delle sue amiche pi\u00f9 fedeli e fidate, colei che le sarebbe stata a fianco quando avrebbe abortito, quando avrebbe perso la madre, quando avrebbe scoperto il tradimento di Diego con la sorella Cristina e anche quando avrebbe raggiunto il successo della sua prima esposizione personale alla Julien Levy Gallery di New York. E cos\u00ec la macchina fotografica di Lucienne immortala una sempre pi\u00f9 complice Frida e ne racconta l\u2019amore, la politica e l\u2019arte in modo candido, intimo e ravvicinato: Frida sorridente alla mattina, Frida che bacia Diego, Frida che scherza di fronte all\u2019obiettivo. Sono molti i punti che legano le due donne: entrambe artiste, entrambe donne forti e determinate figlie di un secolo complesso, eppure libere da ogni tipo di briglia sociale. Lucienne Bloch, attraverso queste immagini, ci offre l\u2019opportunit\u00e0 di cogliere la vera essenza di Frida Kahlo, quella che solo un rapporto cos\u00ec intimo e personale \u00e8 in grado di far emergere. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Frida Kahlo apro il mio saggio dicendo : Sulla copertina della rivista \u201cGraphic Survey\u201d del 1931 c\u2019\u00e8 un\u2019illustrazione di\u00a0 Diego Rivera dal titolo \u2018Mexicans in our midst\u2019 che raffigura un lavoratore statunitense e uno messicano che si stringono la mano. Sotto di essi vi \u00e8 un cartello, da un lato si legge \u2018frontera\u2019, dall\u2019altro \u2018border\u2019, la parola spagnola per confine e il suo corrispettivo inglese. Solamente un anno pi\u00f9 tardi la moglie dell\u2019artista, Frida Kahlo, dipinse il suo \u2018Autoritratto\u2019 al confine tra Messico e USA, in cui la sua figura appare al centro di due paesaggi costellati di elementi iconografici relativi a due culture differenti. Il confronto tra queste due immagini aiuta a evidenziare analogie e differenze utili a introdurre alcune chiavi di lettura principali per ripercorrere la storia del confine tra Stati Uniti e Messico. In Diego Rivera lo si nota dall\u2019abbigliamento degli uomini mentre in Frida Kahlo \u00e8 l\u2019industria statunitense con le sue fabbriche a contrastare visivamente con la dimensione del lavoro agricolo tradizionale della terra messicana. Nella loro diversit\u00e0 le immagini suggeriscono che questa \u00e8 una storia fatta di momenti di incontro e scontro, di divisioni e mescolanze, di lavoro e cultura. Tracciando in breve le vicende che trasformarono il \u2018border\u2019 in una \u2018herrida abierta\u2019 che da un semplice cartello si \u00e8 trasformata nel tempo in un solido muro di ferro,\u00a0 questo ci permetter\u00e0 di comprendere le evidenti discontinuit\u00e0 tra i due paesaggi dipinti da Frida Kahlo, nonch\u00e9 coglierne alcune premesse e tematiche centrali alla \u2018Border Art\u2019. Nello scrivere \u201cconfine\u201d in spagnolo e in inglese, Rivera non solo adotta un codice linguistico che distanzia la sua opera da quella della moglie, ma anticipa anche una riflessione terminologica centrale alle evoluzioni principali del lemma. In inglese le parole border e boundary fanno parte della categoria lessicale degli edge, \u201ci bordi\u201d. Un bordo corrisponde al punto in cui la materia finisce e rinuncia alla sua qualit\u00e0 estensiva. Border e boundary, tuttavia, marcano la fine di qualcosa, ma anche l\u2019inizio di qualcos\u2019altro . L\u2019etimologia italiana e quella latina possono aiutare a comprendere questa bivalenza, in italiano \u201cconfine\u201d deriva dall\u2019aggettivo latino \u2018cunfinis\u2019, composto, a sua volta, da cum, \u201ccomune\u201d e finis, \u201ctermine\u201d. Pertanto, il confine non sarebbe altro che un \u201cbordo condiviso\u201d, il punto in cui qualcosa finisce per qualcuno e qualcosa inizia per qualcun altro. La differenza che, a sua volta, intercorre tra i due sinonimi di confine, border e boundary, \u00e8, invece, quella che sta alla base delle trasformazioni del confine USA -Messico. Tra la fine dell\u2019800 e i primi del \u2018900, infatti, gli Stati Uniti incoraggiarono attivamente il movimento di lavoratori dal Messico per settori lavorativi come miniere, ferrovie e soprattutto agricoltura . In quel periodo, oltre alla carenza di lavoratori, a fare spesso da motore per le richieste degli USA furono anche alcune leggi per l\u2019immigrazione, come il Chinese Exclusion Act e il Geary Act del 1892, che vietavano l\u2019arrivo dei cinesi negli USA e portavano, di conseguenza, alla necessit\u00e0 di sopperire alla mancanza di forza lavoro tramite l\u2019apertura delle porte ai messicani. L\u2019idea di una \u2018boundary\u2019 facilmente permeabile si vede confermata anche su un piano demografico, queste popolazioni si confusero tra loro, dapprima attraverso l\u2019arrivo dei bianchi e successivamente a causa dell\u2019ingresso temporaneo o definitivo di lavoratori e immigrati messicani. Un\u2019ulteriore conferma delle relazioni pacifiche al confine \u00e8 il fatto che, fino al 1920, non vi era ancora la distinzione terminologica che divenne in seguito centrale alle politiche immigratorie americane, tra legal e illegal aliens, ovvero stranieri legali e illegali . La coesistenza tra questi due tipi di lavoratori stranieri si rafforz\u00f2 durante la Prima Guerra Mondiale, in quel momento infatti i lavoratori messicani ebbero la possibilit\u00e0 di fuoriuscire dai settori agrari, minerari e ferroviari per potersi dedicare all\u2019industria necessaria alla guerra, generando per giunta un\u2019urbanizzazione maggiore e un conseguente incremento degli arrivi di altri messicani per sopperire al lavoro nelle campagne . Ci\u00f2 condusse non solo allo sviluppo delle citt\u00e0 di frontiera, ma anche a un consolidamento sociale ed etnico e a una pi\u00f9 complessa articolazione di classi sociali anche all\u2019interno delle minoranze. La situazione stabile e tranquilla del confine ritard\u00f2 tuttavia la consapevolezza da parte di questi lavoratori della loro condizione minoritaria e spesso subordinata all\u2019interno della societ\u00e0 statunitense. Solamente a partire dal 1920 il Congresso inizi\u00f2 a considerare delle legislazioni restrittive per regolamentare l\u2019ingresso di immigrati.\u00a0Fu con la famosa Grande Depressione del 1929 che si venne a creare l\u2019occasione per cui il confine pot\u00e8 assumere per la prima volta delle sfumature pi\u00f9 affini al termine \u2018border\u2019. Improvvisamente, la crisi e la povert\u00e0 a essa conseguenti portarono coloro che prima erano considerati dei lavoratori volenterosi a essere visti negativamente, come dei potenziali concorrenti degli \u2018anglos\u2019 per il lavoro e per i sussidi offerti dallo Stato. Dal 1929 al 1937 furono i messicani deportati forzatamente verso le citt\u00e0 messicane pi\u00f9 vicine al confine, questi episodi resero il \u2018border\u2019 simbolicamente pi\u00f9 reale per gli americani, mentre l\u2019esperienza di arresto e rimozione lo resero abbastanza tangibile anche per i messicani . L\u2019idea di diaspora dovrebbe risultare pi\u00f9 chiara e, se si considera quanto avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, questa acquista ancora pi\u00f9 importanza. Il processo fu molto simile a quello della guerra precedente, ma questa volta ebbe una portata maggiore e una validit\u00e0 anche su un piano politico-istituzionale. Nuovamente, infatti, la mobilitazione militare cre\u00f2 una carenza di forza lavoro nelle campagne e questo condusse a un\u2019ulteriore richiesta di manodopera dal Sud che si concretizz\u00f2, in questo caso, in un vero e proprio accordo. Il Bracero Program, come venne chiamato, permise dal 1942 al 1964, l\u2019ingresso negli USA a contadini e operai messicani con visti temporanei e per brevi periodi lavorativi. L\u2019arte come sempre diviene necessariamente la risposta principale all\u2019impossibilit\u00e0 di potersi esprimere col linguaggio ovvero, il ribaltamento dei simboli e la ricerca di iconografie dal passato, la presa di coscienza dei confini etnici del popolo messicano, la tendenza ad analizzare ogni tipo di discriminazione in termini di \u2018border\u2019 si configurano come le linee guida di un\u2019arte sempre pi\u00f9 indirizzata a rendere \u2018nepantla\u2019 un tratto distintivo. \u00a0Come tutti noi\u00a0 sappiamo le figure emblematiche di questo periodo furono Diego Rivera e Frida Kahlo. Ella nasce nel 1907 era di famiglia ebrea-ungherese e ispanico messicana, figlia di Wilhelm Kahlo che era un fotografo, amante della letteratura e della musica, pittore emigrato dall\u2019Ungheria che, appena giunto in Messico, cambia il suo nome in Guillermoe di Matilde Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indios, nata a Oaxaca, antichissima citt\u00e0 azteca, Frida nasce negli anni della rivoluzione e la sua vita, riflette e trascende l\u2019evento centrale del Messico del ventesimo secolo. Le suggestioni rivoluzionarie \u2018esplodono\u2019 nelle immagini di profonde antinomie, spaccature, sofferenze, spargimenti di sangue e mutilazioni presenti nella sua opera e, allo stesso tempo, nell\u2019attaccamento vitale alla terra, al colore e alla forma, sono straordinarie la continuit\u00e0 e la connessione tra il corpo di Frida e le profonde divisioni del Messico al tempo in cui lei era bambina. Molti studiosi dell\u2019artista sostengono la necessit\u00e0 di approfondire il profondo legame che unisce un\u2019opera d\u2019arte a tutti i fatti culturali e i contenuti spirituali di un\u2019epoca, la forma infatti non pu\u00f2 essere disgiunta dal contenuto e dalla disposizione delle linee e del colore, dalla luce e dalle ombra, dai volumi e dai piani, per quanto incantevole come spettacolo, dev\u2019essere anche intesa come portatrice di un significato che va al di l\u00e0 del valore visivo. Il Messico \u00e8 un esempio emblematico di convivenza pluri-culturale, un luogo in cui si realizza quella creolizzazione dello spazio e dell\u2019immaginario che affonda le radici in un rizoma. A mio avviso il Messico fornisce una risposta all\u2019equivoco di origini monoculturali e di presunta purezza originaria, basti pensare all\u2019avvicendarsi di cambiamenti socio-politici dall\u2019Impero Indio al Viceregno spagnolo e poi alla Repubblica indipendente. Durante il periodo coloniale il Messico cre\u00f2 una cultura mestizia india ed europea, barocca e sincretica, nella quale i caratteri ambigui della cultura azteca convivevano con il Dio cristiano crocefisso. La pax porfiriana dur\u00f2 30 anni fino al 1910 quando le masse contadine di Pancho Villa ed Emiliano Zapata insorsero per disvelare il volto lacerato del Messico, in cui una non numerosa \u00e9lite \u2018dorata\u2019 di privilegiati conviveva con i milioni di dannati della terra. Se la rivoluzione messicana non fu esattamente un successo politico, fu invece un successo culturale, in cui il popolo si riappropri\u00f2 dei doni della lingua, della musica e dei colori dell\u2019arte popolare. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/frida_kahlo_mostra_castelgrande_3.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"792\" height=\"594\" data-attachment-id=\"1000010433\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000010433\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/frida_kahlo_mostra_castelgrande_3.jpg?fit=792%2C594&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"792,594\" 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sizes=\"(max-width: 792px) 100vw, 792px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Frida nasce e cresce in questo clima, figlia del Messico di Rivera e Zapata, figlia delle contraddizioni luminose e accattivanti di un paese che lacerato trova forza nel Palacio de BellasArtes e negli intellettuali come Herr\u00e0n, \u00a0che trovano nelle avanguardie accademiche una nuova vitalit\u00e0 e nuove filosofie. L\u2019esperienza della vita di Frida risuona con la pedagogia insita nell\u2019opera di Goya\u00a0 che, attraverso la sua arte sottile e acuta, rilanciava quell\u2019 influsso illuminista che lo aveva reso reattivo alle condizioni del tempo, trascendendolo, per farne oggetto e tema della propria visione artistico-culturale. Il Goya in questo clima di cultura asfittica, rivedeva gli schemi della sua stessa esistenza ed estendeva la sua critica verso l\u2019esterno, tratteggiando, con l\u2019arte, i temi del pensiero europeo. Frida Kalho\u00a0 all\u2019et\u00e0 di sei anni \u00e8 affetta da spina bifida ed erroneamente diagnosticata come poliomielitica ella scopre la malattia e la sofferenza fisica. \u00c8 straordinaria la documentazione fotografica di quegli anni, il padre fotografo ritrae la figlia con assiduit\u00e0 e grande cura, Frida viene raffigurata spesso insieme ai suoi giocattoli, la dimensione dell\u2019infanzia veniva valorizzata e rispettata, e quindi mostrata con naturalezza al mondo. Per tutta la sua vita la pittrice scrisse un diario, grazie al quale \u00e8 stato possibile ricostruire una biografia molto dettagliata e ricca, valorizzando una fonte privata e intima. In particolare, sono sei pagine di diario assai dense e dalla scrittura incerta a diventare la fonte privilegiata dei biografi di Frida, sei pagine in cui emerge una forte determinazione a raccontarsi in modo vivido e lucido. Tra le pagine del suo diario personale emergono riflessioni che permettono di capire meglio quella fase della sua infanzia, della madre diceva che era molto simpatica, attiva e intelligente, ma anche calcolatrice, crudele e religiosa in modo fanatico. Frida Kahlo si dipinge piccola nel corpo e con la testa da adulta, la bocca semiaperta e lo sguardo fisso mentre le viene donato quel latte e sangue messicano che sgorga da un seno sezionato e gocciola dall\u2019altro come il cielo che fa da sfondo a una foresta tropicale il latte dato da una donna il cui volto assomiglia a una maschera tribale, un misto di mistero e morte, primitivo e folkloristico come racconta Hayden Herrera nella sua biografia. \u00a0Dopo la malattia fece di tutto , dal calcio alla boxe, alla lotta libera al nuoto, per poter ristabilire l\u2019uso \u201cnormale\u201d della gamba destra, che rimase invece sempre pi\u00f9 piccola, per nascondere questa diversit\u00e0 indossava anche tre o quattro calze e scarpe dal tacco speciale, che le facevano assumere un\u2019andatura lievemente saltellante, che ricordava quella dei passerotti. \u201cFrida pata de palo!\u201d, le urlavano i bambini quando usciva di casa, e a scuola. Lei, per difendersi, tirava fuori i pugni e sbraitava contro i bambini che la importunavano, spesso li faceva fuggire a gambe levate e non si dava mai per vinta, anche se per avere la meglio su di loro doveva diventare sempre pi\u00f9 agile, pi\u00f9 veloce. Le attivit\u00e0 che Frida sceglieva di fare avevano i tratti della compensazione simbolica che, al contrario della somatizzazione, trasformavano l\u2019energia in risorsa, in una parola, erano atti di resilienza. Il bisogno di rivalsa l\u2019aveva infatti spronata a praticare ogni sorta di attivit\u00e0 fisica ed esercizi pi\u00f9 adatti a un maschio, all\u2019epoca. Ma, vista la sua condizione, i genitori glielo consentivano, una libert\u00e0 educativa che rinvigoriva e alimentava il suo essere \u201cdiscola e ribelle\u201d e il suo desiderio di rompere gli schemi. Con il padre passeggiava nei parchi e raccoglieva insetti e piante che poi a casa guardava al microscopio era curiosa e reattiva dal padre apprese l\u2019utilizzo della macchina fotografica, lo studio dell\u2019arte e dell\u2019archeologia messicana. Frida era, delle sei figlie, quella che passava pi\u00f9 tempo con lui, quella che conosceva e riconosceva i suoi attacchi epilettici e che empatizzava con una condizione di sofferenza che gi\u00e0 le era familiare. La sua famiglia era \u201cinconsueta\u201d, pacifista e progressista, impegnata nella vita politica e attenta alla formazione artistica della figlia. In particolare, nelle pagine del suo diario Frida racconta di esser stata testimone oculare della \u2018decena\u2019 tragica e, forse con licenza poetica, scrive che la sua posizione fu chiarissima e schierata sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, quando sua madre in Calle Allende, aprendo i balconi della loro casa, dava rifugio agli zapatisti feriti, curandoli e sfamandoli con l\u2019unico cibo che avevano, le \u2018gorditas di mais\u2019. L\u2019incontro tra Frida e Diego certamente nei secoli ha fatto discutere e dibattere tantissimi studiosi ma possiamo dire che furono i protagonisti delle loro stessa storia\u00a0 d\u2019amore anche se c\u2019era una subalternit\u00e0 ma Frida riusc\u00ec ha conquistare il suo spazio sia come artista che come donna. Frida Kahlo nei suoi diari scrive di avere avuto due grandi incidenti nel corso della sua esistenza, il primo \u00e8\u00a0 quello in cui \u00e8 rimasta coinvolta nel 1925, a bordo di un autobus, a causa del quale si rompe spina dorsale, costole, femore e viene sottoposta a trentadue interventi chirurgici. Questo episodio comprometter\u00e0 la sua vita negli anni successivi per via dei dolori atroci che le lascer\u00e0 nel corpo. Il secondo \u00e8 l\u2019incontro con Diego Rivera. La storia d\u2019amore tra questi due artisti messicani non \u00e8 stata affatto segnata dagli elementi che siamo soliti associare a quella che definiremmo una relazione sentimentale canonica. Di certo non si tratta di un rapporto lineare, semplice e senza intoppi, considerate sia le vicende biografiche di entrambi, sia le modalit\u00e0 con cui il legame, durato oltre vent\u2019anni, viene portato avanti. Prima di tutto, tra Frida e Diego ci sono diversi anni di differenza, una caratteristica che sembra manifestarsi anche attraverso le loro fattezze fisiche. Li chiamano infatti \u201cl\u2019elefante e la colomba\u201d per via del loro aspetto cos\u00ec diametralmente opposto lei era esile, minuta e indebolita dalle numerose patologie di cui soffre in seguito a quell\u2019incidente decisivo mentre lui era un colosso, un uomo alto e robusto, dai tratti per nulla gentili. Certamente non\u00a0 si pu\u00f2 negare che Frida Kahlo sia stata una donna con un\u2019esistenza solcata dalla sofferenza, come non si pu\u00f2 ridurre il rapporto con Diego a una semplice subordinazione. Entrambi sono stati artisti importanti e decisivi per la storia del loro Paese, entrambi hanno segnato un\u2019epoca. Ma la cosa pi\u00f9 interessante di questa storia d\u2019amore, al di l\u00e0 degli elementi pi\u00f9 torbidi, \u00e8 stato il fatto che ciascuno dei due ha dato energia all\u2019altro per diventare ci\u00f2 che oggi riconosciamo come un grande artista. Nella turbolenza della loro relazione, nei sentimenti come la gelosia e la rabbia, ha avuto luogo una collaborazione densa, vitale ed estremamente prolifica. Non \u00e8 facile, col senno di poi e con uno sguardo esterno, identificare e comprendere il sentimento che unisce due persone, nemmeno quando la loro vita \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte resa pubblica a tutto il mondo. Il percorso di mostra ricostruisce innanzitutto il contesto in cui si \u00e8 affermata la sua personalit\u00e0: \u00e8 il Messico del primo Novecento, attraversato da una rivoluzione che ne ha cambiato la storia, grazie a umili\u00a0<em>campesinos<\/em>\u00a0ed eroici protagonisti come\u00a0<strong>Pancho Villa<\/strong>e\u00a0<strong>Emiliano Zapata<\/strong>. L\u2019epopea e il mito\u00a0della rivoluzione messicana resteranno impresse nella mente di Frida e ne forgeranno il carattere indomito, alimentando il suo senso di ribellione verso le convenzioni borghesi e le imposizioni di una societ\u00e0\u0300 fortemente maschilista. In questo contesto si innestano le vicende della famiglia Kahlo. Guillermo, il padre, \u00e8 un fotografo di professione di origine tedesca, giunto in Messico nel 1891 e\u00a0 ben presto innamoratosi del paese che lo ha accolto. In mostra \u00e8 ritratto con\u00a0<strong>Matilde Calderon<\/strong>, sua sposa e madre di quattro figli, tra cui Frida. Alcune litografie di\u00a0<strong>Rufino Tamayo<\/strong>\u00a0insieme al catalogo originale della mostra di Frida, organizzata a Parigi, il primo \u201cmanifesto della pittura rivoluzionaria\u201d firmato da Breton e Rivera sono a testimoniare la vivace cultura artistica che caratterizza il Messico nei primi decenni del secolo. Di sangue misto, tedesco e messicano, Frida cresce nel mito di un Messico rivoluzionario e trova nella pittura un linguaggio appassionato, viscerale, dai forti contenuti impietosamente autobiografici, con cui si racconta senza ipocrisie. Tutta la sua opera \u00e8 una forma di autoanalisi, alla ricerca di una propria identit\u00e0 e di una ragione di vita. Nei suoi numerosi autoritratti non teme di mettere a nudo le proprie debolezze e le proprie inquietudini.\u00a0 Accanto a Frida \u00e8 spesso ritratto\u00a0<strong>Diego Rivera<\/strong>, il pittore e muralista con cui ha condiviso un rapporto intenso e turbolento, che ha attraversato gran parte della sua vita. Ma vi appaiono anche altri personaggi come Leon Trotskij e Andr\u00e9 Breton. La mostra si conclude con un video che raccoglie le poche immagini filmate della grande artista messicana.\u00a0Nella sala di accoglienza e di uscita \u00e8 presentata una documentazione fotografica della sua famosa Casa Azul, che, dopo la sua morte, Diego Rivera don\u00f2 allo stato messicano per creare il Museo Frida Kahlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Castel Grande di Bellinzona -Sala Arsenale Svizzera<\/p>\n\n\n\n<p>Frida Kahlo Inside The Life of Frida Kahlo. Una mostra fotografica di Lucienne Bloch<\/p>\n\n\n\n<p>dal 21 Novembre 2024 al 26 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 10.30 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento mostra Frida Kahlo courtesy Castel Grande di Bellinzona<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare al Castel Grande di Bellinzona -Sala Arsenale Svizzera la mostra dedicata a Frida Kahlo Inside The Life of Frida Kahlo Una mostra fotografica di Lucienne Bloch a cura di Vittoria Mainoldi. 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