{"id":1000010321,"date":"2024-12-10T10:48:28","date_gmt":"2024-12-10T13:48:28","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010321"},"modified":"2024-12-10T10:48:30","modified_gmt":"2024-12-10T13:48:30","slug":"una-mostra-dedicata-a-salvatore-quasimodo-poeta-e-pittore-oltre-quasimodo-le-27-gouaches-sapevo-gia-tutto-e-volli-peccare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000010321","title":{"rendered":"Una Mostra dedicata a Salvatore Quasimodo Poeta e Pittore: Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo gi\u00e0 tutto, e volli peccare"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 31 Dicembre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Museo RISO \u2013 Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Palermo la mostra dedicata a Salvatore Quasimodo \u2013 \u2018Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo gi\u00e0 tutto, e volli peccare\u2019 . Negli anni Cinquanta,\u00a0Milano\u00a0ha vissuto una stagione di cambiamenti profondi e intenso dinamismo culturale: le Torri Velasca e Galfa, insieme all\u2019iconico Pirellone, iniziano a disegnare la citt\u00e0 moderna, rendendola eclettica, verticale e proiettata verso il futuro.\u00a0\u00c8 in questo clima di ricerche astratte e informali denso di fermenti, rinascita e fiorimento del pensiero che\u00a0Salvatore Quasimodo, profondamente e appassionatamente interessato alle arti visive, realizza ventisette\u00a0gouaches<em>,<\/em> plurale del termine francese che indica un tipo di colore a tempera reso ancora pi\u00f9 pesante e opaco con l\u2019aggiunta di un pigmento bianco unico. I guazzi, datati 1953, sono l\u2019unico esperimento pittorico ufficiale del Premio Nobel siciliano nativo di Modica. La raccolta accende i riflettori sulla cultura italiana del Dopoguerra, tra il neorealismo al capolinea da un lato e le suggestioni dall\u2019astrattismo all\u2019informale. Una sorprendente incursione del poeta nel mondo delle arti visive, che offre al pubblico l\u2019opportunit\u00e0 di scoprire un lato inedito e inaspettato del principale esponente dell\u2019ermetismo,\u00a0corrente poetica che s\u2019impose nel periodo compreso tra le due guerre mondiali. Se i versi di Salvatore Quasimodo erano solitari, assoluti, chiusi in se stessi, scarni e immediati, altrettanto \u201cblindata\u201d appare la sua espressione pittorica caratterizzata da segni astratti.\u00a0Cambiano le modalit\u00e0 espressive, ma la visione del mondo rimane inalterata, all\u2019insegna di un\u2019interessante corrispondenza tra composizione poetica e pittorica.\u00a0In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Salvatore Quasimodo apro il mio saggio dicendo: Posso affermare che analizzare la poesia senza una minima conoscenza biografica del poeta manca un senso di completezza. Trattandosi di poesia ermetica, cio\u00e8 il genere poetico pi\u00f9 assoluto per quanto riguarda la forza della parola, i dati biografici non sono mai ridondanti, specialmente nel caso dei poeti italiani. Anche si \u00e8 detto che Quasimodo aveva una mente matematica, essendo stato geometra impiegato nel Genio Civile, lo scrittore siciliano mostra nel lungo termine che dentro la sua opera si trova una versatilit\u00e0 che lo porta alla fuoriuscita del suo ermetismo \u2013 verso il neorealismo, con note di neoromanticismo anche, dimostrando un orizzonte ampio nel campo della poesia &#8211; rispetto, per esempio, a un altro scrittore ermetico stimato nel Novecento, il francese Paul Val\u00e9ry; l\u2019ultimo \u00e8 restato, conformemente a Francesco Flora \u00abinnanzi tutto, ermetico a se stesso: e non ha ancor fatta la fatica di chiarirsi\u00bb , a differenza chiara di Salvatore Quasimodo, poeta che ha effettuato sempre un lavoro duro di autoanalisi e autocritica. Comunque, l\u2019espressivit\u00e0 pare pi\u00f9 umana nella parte finale dell\u2019opera quasimodiana, mentre il primo Quasimodo scrive per ritrovare e per ritrovarsi. Perch\u00e9 doveva Salvatore Quasimodo ritrovare \u2013 qualcosa o qualcuno \u2013 \u00e8 una domanda alla quale si risponde con le informazioni biografiche raccolte dalle varie persone di cui Quasimodo veniva circondato: prima dai compagni di scuola come Salvatore Pugliatti e Giorgio La Pira; poi dalle donne amate, Bice Donetti, la prima moglie di Quasimodo, Maria Clementina Cumani, la seconda e Curzia Ferrari, la donna con cui il poeta ha condiviso gli ultimi anni della sua vita. Un compatto riassunto dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza vissute da Salvatore Quasimodo rende limpide le ragioni per cui la poetica del primo Quasimodo \u00e8 criptica; si parla di una poesia che mette l\u2019accento sul dolore pi\u00f9 che il colore. Le cause della cos\u00ecddetta scienza di dolore sono numerossisime e non si pu\u00f2 puntualizzare in una maniera esaustiva la loro gravit\u00e0. Malgrado che Quasimodo sia stato un appassionato del cosmo, astrologicamente si potrebbe dire che gli astri non sono stati favorevoli a lui. Innanzitutto, Quasimodo era il secondo di una famiglia che contava quattro figli. Nato nel 1901, vive il momento pi\u00f9 disastroso nella storia naturale di Sicilia: il terremoto di Messina, successo il 28 dicembre 1908. La tragedia tettonica \u00e8 stata la maggiore tragedia dell\u2019Europa di tutti i tempi, in quanto si prendono in considerazione gli avvenimenti non provocati dagli uomini. Pi\u00f9 di novantamila morti e duecentomila feriti. Salvatore aveva sette anni, quattro mesi e otto giorni al momento di questo orrendo accaduto. Senza rifugio in una terra adesso veramente impareggiabile, paragonandola con la terra siciliana prima del 1908, la famiglia Quasimodo si trovava obbligata a vivere parecchi mesi assieme ad altri sopravviventi, in carozze freddissime di treni abbandonati su binari morti. Tutto questo al tempo stesso in cui, guardando dalla finestra, il bambino Salvatore Quasimodo non poteva rimarcare che \u00abil paesaggio devastato, i morti, la fucilazione, da parte dei soldati, dei ladri sorpresi a rubare\u00bb. Questo primo trauma dell\u2019infanzia di Salvatore Quasimodo, sfortunatamente, non \u00e8 rimasto l\u2019unico vissuto dallo scrittore. Quando aveva quindici anni, \u00e8 diventato indirettamente vittima della Prima Guerra Mondiale. Due anni dopo l\u2019inizio della guerra, l\u2019adolescente Quasimodo viene stranamente catturato da un gruppo di vedove che attentano alla sua sessualit\u00e0 precoce. Secondo quanto riportato, Quasimodo \u00e8 stato violentato e anche a causa di questa pessima faccenda non \u00e8 riuscito mai a trovare tranquilit\u00e0 nell\u2019inizio della sua vita. Curzia Ferrara nota nel suo libro Una donna e Quasimodo che \u00abdi quella guerra non parl\u00f2 mai volentieri. \u201c\u00c8 come sprofondare nella merda\u201d\u00bb. Da questo punto di partenza in poi, Quasimodo ebbe sempre un atteggiamento misto verso le donne, che a volte venivano da lui chiamate femmine. Aveva cercato una soluzione alla sua nevrosi nello statuto di salvatore di tutti gli uomini. Diceva che l\u2019aveva fatto nel nome di tutti i maschi, come un sacrificio che riporta il concetto di imitatio Christi. Quasimodo si ricorda di questo orripilante evento nei seguenti versi della poesia Dove morti stanno ad occhi aperti, parte del volume \u00d2boe sommerso, scritto tra gli anni 1930-1932: Seguiremo case silenziose dove morti stanno ad occhi aperti e bambini gi\u00e0 adulti nel riso che li attrista. Provando a oltrepassare i suoi traumi, Salvatore Quasimodo fin dalla sua giovinezza mostra l\u2019inizio dello sviluppo di una potente personalit\u00e0, di qualcosa che alla fine della sua vita Curzia definisce come culto di personalit\u00e0: \u00abIl culto della personalit\u00e0 in lui era fortissimo\u00bb . Anche suo figlio, Alessandro Quasimodo mette in evidenza quest\u2019aspetto del carattere di suo padre, permettendo a Roberto De Monticelli di accennare nell\u2019introduzione del suo libro, Il poeta a teatro, la seguente dichiarazione di Salvatore Quasimodo fatta nel periodo successivo alla consegna del Premio Nobel: \u00ab\u00c8 colpa mia se fra i poeti italiani viventi io sono il pi\u00f9 noto nel mondo? <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"795\" data-attachment-id=\"1000010324\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000010324\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/quasimodo.jpeg?fit=1600%2C1242&amp;ssl=1\" 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Parlando di avversari come dei traumi psicologici, dei nevrosi, riusc\u00ec per un certo tempo a non lasciarsi sconfitto dall\u2019angoscia esistenziale. Subito dopo questo episodio, cominci\u00f2 ad incontrarsi con Pugliatti e La Pira per formare una piccola comunit\u00e0 letteraria dove Salvatore inizia a camminare suo sentiero verso la poesia ermetica: \u00abIntorno ai tre si viene formando una piccola comunit\u00e0 letteraria, in cui si discute di politica, si leggono Dante, Platone, la Bibbia, Moro, Campanella, Erasmo da Rotterdam, gli scrittori russi, soprattutto Dostoevskij e Gorki, i simbolisti francesi, in particolare Baudelaire, Mallarm\u00e9, Verlaine e ci si incoraggia a scrivere\u00bb . Cos\u00ec Quasimodo trov\u00f2 in politica e in letteratura risposte ai suoi problemi ed inizi\u00f2 a scrivere sin dall\u2019et\u00e0 di sedici anni. Per concludere, l\u2019adolescenza di Quasimodo pu\u00f2 essere interpretata come una miniatura della sua intera vita, includendo sia traumi che soluzioni per essi. Gli sforzi quasimodiani di fare poesia vengono assimilati dal mondo letterario nel 1930, quando la rivista Solaria di Firenze pubblica il suo primo volume, Acque e terre. Anche se viene generalmente accettato dai critici che l\u2019ermetismo di Salvatore Quasimodo si \u00e8 sviluppato tra 1930 e 1942 a questo periodo appartengono i primi quattro volumi: Acque e terre, \u00d2boe sommerso, Erato e Ap\u00f2llion e Nuove poesie , ogni volume consiste per Quasimodo in una nuova modalit\u00e0 di scrivere poesia. \u00c8 discutibile se l\u2019ermetismo di Quasimodo sia finito nel 1936 con le Nuove poesie che rappresenterebbero la graduale trasformazione della poesia quasimodiana. Quasimodo si \u00e8 dichiarato l\u2019iniziatore dell\u2019ermetismo, lo accenna Gilberto Finzi in Quasimodo e la critica; \u00e8 una proposta che allude al suo culto di personalit\u00e0, al suo orgoglio di poeta; una pretesa che almeno ignora, se non infatti respinge la rilevanza ermetica della scrittura dell\u2019ottocentesco Stephane Mallarm\u00e9; per di pi\u00f9, \u00e8 un rifiuto di valutare l\u2019influsso contemporaneo della poesia dannunziana o pascoliana. Peraltro, \u00abIl primissimo Quasimodo\u00bb dice Finzi \u00abnon si distacca da Pascoli e D\u2019Annunzio, con accademismi e inevitabili cadute di gusto\u00bb . Cade cio\u00e8 nell\u2019usanza tipica per un poeta ermetico, quella di codificare il suo testo poetico in maniera esagerata, tramite la scelta del lessico. Iniziando negli anni Venti a scrivere poesia in una maniera pi\u00f9 rigorosa, la scrittura quasimodiana porta con s\u00e9 due tempi passati, diversi tra di loro. Prima di tutto, c\u2019\u00e8 il passato remoto, siciliano, irraggiungibile mai, che si pu\u00f2 ricreare e rivivere solo mediante la poesia; \u00e8 un passato dell\u2019\u00abinfanzia imposseduta\u00bb10, ricordata con un tono grave, triste, che denota una beatitudine edenica vissuta dallo scrittore nei suoi primi anni di vita. In seguito, si deve notare il passato prossimo al tempo della scrittura di questi volumi; un periodo in cui, come gi\u00e0 precisato, l\u2019uomo Quasimodo ebbe un tempo duro in negoziare con la sofferenza che ha dovuto subire. L\u2019ermetismo quasimodiano parte prima di tutto dalla sua esperienza umana. Nella prima met\u00e0 della sua opera si pone in primo piano un atteggiamento di chiusura verso la realt\u00e0. Leggendo il primo Quasimodo si sente l\u2019impossibilit\u00e0 di ritrovare quel senso di solitudine plenaria; si trasmette che esclusivamente il contatto intimo dello scrittore con la natura siciliana mitica potrebbe in questo momento riparare i danni prodotti dal vivere stesso. Difatti, la malinconia e il senso di sconfitta sono inseriti spesso nel modo quasimodiano di scrivere poesia. In Quasimodo e la critica, Gioacchino Paparelli vede nel primo Quasimodo la \u00abtendenza a \u201cconcepire il mondo come \u2018parola\u2019, di poesia \u2018scarna e immediata\u2019&#8230; in cui piu che l\u2019immagine, pi\u00f9 che il verso, l\u2019organismo costitutivo, la cellula elementare, \u00e8 la parola\u201d\u00bb . Con l\u2019ermetismo, allora, Quasimodo celebra la supremazia della parola in rapporto con l\u2019azione. Si capisce meglio cosa significa la poetica della parola per Quasimodo seguendo le parole dette proprio dallo scrittore: \u00abLa mia ricerca \u00e8 della quantit\u00e0 della parola, del suo peso e della sua collocazione; D\u2019Annunzio ha insistito sulla qualit\u00e0 della parola\u00bb . Salvatore accentua perci\u00f2 l\u2019essenza delle parole, declina gli ornamenti aggettivali e distacca i sostantivi dagli articoli. Cos\u00ec scrive una poesia che abbia un ritmo sempre interrotto, una linea melodica piena di fermate. Non per caso Salvatore era un amante del mondo classico; provando di tornare alle origini \u2013 anche dei suoi antenati, non soltanto le origini della civilizzazione \u2013 lui sta cercando la nascita della parola. Le riduce al senso primitivo, togliendo le connotazioni quantitative accumulate durante i secoli scorsi. Allontana tutta la spirale degli usi di una parola, che accrescono l\u2019emotivit\u00e0 e abbassano la sua capacit\u00e0 di evocare; procede ugualmente con il suo passato personale, nevrotico, reso rifiutato e nascosto. Dunque, si pu\u00f2 dire che la poesia ermetica quasimodiana \u00e8 un\u2019immagine di un mondo interiorizzato in assoluto; \u00e8 la riflessione di un possibile Quasimodo solo, muto nel mondo, l\u2019essere assoluto \u2013 l\u2019unico uomo tra dei mitologici -, circondato solamente dalla natura e dai suoi pensieri. Non c\u2019\u00e8 nessun elemento che pu\u00f2 disturbare; il quadro natuarale siciliano conferisce quel ruolo significativo, necessario nella poesia del primo Quasimodo. Il vento, l\u2019albero, il cielo, l\u2019acqua, il mare sono motivi ricorrenti che riproducono una Sicilia che si assomiglia alla bellezza pura in cui Salvatore credeva religiosamente, come se fosse il dono dato da Dio a lui. Sicilia \u00e8 simile anche allo stato edenico del mondo \u00e8 un territorio, secondo Maria Gabriela Riccobono, di splendore naturale ammirato dal primo Quasimodo e al piacere carnale di cui si \u00e8 goduto il poeta durante la sua giovinezza. Per questa ragione, alcune poesie della prima fase poetica hanno un valore universale nel senso che non selezionano secondo certi criteri il pubblico che sia in grado di leggerle. Il discorso quasimodiano della prima fase, come risulta dalle poesie da noi analizzate, viene espresso con un tono di resistenza contro la disarmonia dell\u2019esistenza attuale; c\u2019\u00e8 passione per la parola, per la natura e per la donna, ma oltretutto c\u2019\u00e8 il grido fortissimo di un uomo ferito. \u00c8 un quadro della versione umana di Quasimodo che non si sente ascoltata, capita e neanche aiutata, conseguentemente intraprende un\u2019ostinata ricerca dell\u2019io perduto, di un\u2019identit\u00e0 che \u00e8 adesso ridotta a nulla; \u00e8 forse lo sforzo di un uomo che avrebbe piuttosto voluto essere nato qualche mille anni fa, sulla terra ellenica di sua nonna. Quasimodo si considera catturato in un tempo passato impegnativo dal punto di vista umano; come accennato sopra, Quasimodo ha vissuto un\u2019adolescenza perduta; nonostante il primo Quasimodo si mostra nostalgico verso la pura infanzia, ma anche verso l\u2019adolescenza chiamata \u201cdelusa\u201d. Oltre la chiusura verso la realt\u00e0, si pu\u00f2 dibattere qui per uno stato di continuo tormento interiore, che potrebbe renderlo illogico; la parola \u00e8 illogico perch\u00e9 Quasimodo aveva una mente matematica, che doveva sempre sistemare; l\u2019illogicit\u00e0 potrebbe consistere di bramare quel ricordo di un\u2019adolescenza che non era stata generalmente comoda per lui. Nondimeno, Salvatore scrive questi versi nel periodo interbellico, un altro tempo duro per lui e l\u2019umanit\u00e0 intera. Trentenne, il poeta gi\u00e0 sente la realt\u00e0 allontanandosi da lui. E la sua realt\u00e0 non era altra che Sicilia, il luogo dove ha iniziato fare tutto: vivere, dolere, scrivere. Nella poesia Vento a T\u00ecndari, del volume Acque e terre, il poeta vuole vivere nel passato, si dole nel presente e scrive per un futuro in cui il passato ridiventer\u00e0 presente. Ma l\u2019ultimo, anche il poeta lo sa che \u00e8 impossibile. Sicilia viene evocata con un distacco, con una rassegnazione che garantisce l\u2019infelicit\u00e0 e l\u2019incapacit\u00e0 di toccare la serenit\u00e0 posseduta tanti anni fa. Inoltre, l\u2019albero, motivo ricorrente nei primi tre volumi, \u00e8 fonte di tristezza; la prima strofa della poesia Nessuno, Acque e terre si chiude con questa prospettiva dell\u2019albero, che \u201cha cuore di tristezza\u201d. Si tratta, quindi, di un\u2019interiorit\u00e0 frammentata e perduta in uno sfondo atemporale in cui neanche la psicanalisi non pu\u00f2 raggiungere il suo scopo curativo. Poeticamente, il primo Quasimodo ricorre alla filosofia dell\u2019assolutizzazione della parola. Inserisce i sostantivi solitamente senza articoli, offrendogli un valore di mito; sole, amore, ombre, vita, angeli, giovinezza, giorno, notte, terra, acqua, cuore, voci, luce, cielo, carne, pena, sera, ali, adolescenza, erba, alberi; tutti questi nomi sono di norma inseriti senza articoli nei volumi Acque e terre ed \u00d2boe sommerso. In quella tappa c\u2019\u00e8 un distanziamento tra la capacit\u00e0 quasimodiana di esprimersi in una maniera plastica e la sua scelta di non farlo. L\u2019ultima prevale sempre nel primo Quasimodo. Oltre alla mancanza degli articoli determinativi si trova un numero scarso di aggettivi che accompagnano i sostantivi. \u00c8 spessa anche la preferenza dell\u2019uso dei participi passati invece degli aggettivi. Anche se \u00e8 una poesia che contiene tanti verbi, \u00d2boe sommerso, per esempio, si apre con una strofa senza nessun predicato verbale e solo \u201csospirati\u201d ha valore di verbo. In generale, la prima poesia di Quasimodo si basa su un numero considerevole di verbi, la maggioranza dei quali sono coniugati al modo indicativo, tempo presente. Cos\u00ec Quasimodo stabilisce per la sua poesia un tono di atemporalit\u00e0, un tempo assoluto in cui la parola pu\u00f2 esprimere l\u2019essenza pi\u00f9 pura delle intenzioni quasimodiane di poetare. \u00c8 un modo elittico di fare poesia, che obbliga il lettore di riempire gli spazi vuoti lasciati per forza dallo scrittore. L\u2019effetto \u00e8 di coinvolgere modernisticamente il lettore nel processo di leggere; \u00e8 una missione ben riuscita da Quasimodo, almeno al livello emozionale. La sua prima scrittura emana tristezza, ma con enfasi pi\u00f9 sulla secchezza della tristezza. Una tristezza sorda, sentita di continuo ed evocata quasi ugualmente. Secondo Pugliatti, \u00abLa secchezza pu\u00f2 consistere nella progressiva riduzione all\u2019essenza, con la eliminazione di ogni nota estranea all\u2019intimo nucleo del canto, al motivo lirico compiutamente realizzato\u00bb . L\u2019assenza di plasticit\u00e0 si trova anche nei versi di dimensione breve che hanno di solito un unico nome, un fatto che rende evidenti il sentimento e le idee che Quasimodo vuole evocare. Se poesia significa qualcosa per il primo Quasimodo, essa significa parola. Meglio spiegato da Oreste Macri, \u00abla parola \u00e8 l\u2019elemento base della tecnica quasimodiana, il principio di valore cosciente, il desideratum finale, il significato catartico in cui si vuole essenzializzare e risolvere e puntualizzare tutta l\u2019interna corrente dell\u2019ispirazione e del pathos\u00bb . L\u2019amore per la parola porta con s\u00e9 anche una relazione petrarchesca di sinonimia con l\u2019amore per la donna e con l\u2019amore per la poesia. Cio\u00e8 con l\u2019amore della bellezza. Osserveremo questi temi mediante il filtro della memoria quasimodiana, come evocata nel volume Nuove poesie che finisce la prima fase poetica del poeta siciliano. L\u2019apertura del volume introduce una consapevolezza subitanea della rilevanza della memoria di fronte allo sforzo di trovare una sorta di felicit\u00e0. Ride la gazza, nera sugli aranci comincia con la parola \u201cforse\u201d, che sottolinea il tono incerto usato dal poeta. Si evocano i temi della fanciullezza, della purezza fisica e, per di pi\u00f9, di una sessualit\u00e0 imperativa, basilare per fare il contatto tra la natura e i fanciulli. Nella prima parte viene espressa una fanciullezza totalmente innocente; c\u2019\u00e8 una chiara opposizione tra la \u201cpiet\u00e0 della sera\u201d e il \u201cfuoco della luna\u201d. Il poeta suggerisce la sessualit\u00e0 storica, la natura che chiede tramite la \u201cmemoria\u201d. I fanciulli si trovano, secondo Quasimodo, in uno stato di sonno e invita al risveglio, al scrosciare, alla \u201cprima marea\u201d; e tutto questo, pu\u00f2 darsi, in un tempo che si assomiglia a quel biblico della salvazione, suggerito da: \u00abQuesta \u00e8 l\u2019ora\u00bb.40 In un certo senso, il poeta affretta il destino inevitabile dei fanciulli e richiede direttamente, sotto forma di ordine, l\u2019aiuto della natura. \u00c8 il \u201cvento del sud\u201d quello che spinger\u00e0 la sessualit\u00e0 oltre le chiusure. Cromaticamente, il rapporto contrastante fra il nero della gazza e gli aranci conferma di nuovo la dualit\u00e0 dell\u2019essere umano, la sessualit\u00e0 sordida che ride nel mezzo di una fanciullezza immacolata; la gazza, denominata anche uccello che ruba, sar\u00e0 quella che ruber\u00e0 anche l\u2019ingenuit\u00e0 dei fanciulli. Inoltre, in Ora che sale il giorno Quasimodo compie una riflessione sui temi della temporalit\u00e0 e del ricordo. La poesia viene evocata per una donna, prendendo in considerazione il genere dell\u2019aggettivo \u201clontana\u201d nell\u2019ultima strofa. Il \u201ctempo specchiato\u201d \u00e8 un passato compianto, in cui Quasimodo si poteva godire della donna amata; la sua partenza, in passo indolente colpisce la serenit\u00e0 interiore del poeta, mentre gli alberi conferiscono alla sera un tono di abbandono anche pi\u00f9 accentuato. Gi\u00e0 da questo punto, Quasimodo rinnega la felicit\u00e0, la gioia, ammettendo che tutto \u00e8 difatti un\u2019imitazione di essa, una copia della copia platonica, ma specialmente accettando, rassegnandosi con realt\u00e0 in cui lui non ha neanche ragioni per sentire una sorta di gioia mimata. Non accidentalmente la natura si associa a questo stato d\u2019animo quasimodiano e gli alberi costituiscono il primo componente che rende chiaro il contorno dell\u2019infelicit\u00e0 del poeta. In conclusione, in questo capitolo abbiamo presentato l\u2019evoluzione biografica di Salvatore Quasimodo dalla sua infanzia fino all\u2019et\u00e0 di circa trenta anni e la poesia scritta in stretto rapporto con questo periodo della sua vita. Abbiamo visto come si manifesta l\u2019ermetismo quasimodiano sia dal punto di vista formale che dal punto di vista tematico. La forma ci ha mostrato la poetica della parola come caratteristica principale, risultata in una poesia di tipo breve, mentre tematicamente si ricordano come ricorrenti i temi della solitudine, della tristezza e dell\u2019amore, collegati al tema della natura che porta in primo piano l\u2019immagine di una Sicilia edenica, adesso fuori della possessione di Quasimodo, raggiungibile solo mediante la principale fonte della poesia quasimodiana, cio\u00e8 la memoria. Salvatore Quasimodo si \u00e8 immerso durante la sua transizione da ermetismo a poesia sociale. Notiamo sia la sua trasformazione di pensiero riguardante il modo di poetare \u2013 prendendo in considerazione i volumi Acque e terre ed \u00d2boe sommerso per la prima fase poetica, Giorno dopo giorno e Dare e avere per la seconda fase poetica &#8211; che la sua valutazione verso il ruolo del poeta e della poesia all\u2019interno del collettivo sociale. Cambiare l\u2019identit\u00e0 di poeta ermetico \u00e8 stato per Quasimodo un modo di staccarsi dal dolore personale e, conseguentemente, di avvicinarsi alla societ\u00e0 di cui faceva parte. Le vicende della Seconda Guerra Mondiale trasformano Salvatore Quasimodo in un poeta che vuole coinvolgersi all\u2019interno del suo cerchio sociale, anche se lui era ovviamente contro la sua epoca, specialmente in termini della politica. La delimitazione totale dalla societ\u00e0, trovata nei volumi Acque e terre ed \u00d2boe sommerso, che mostra un poeta forse troppo preoccupato di meditare all\u2019infanzia allontanata da lui si toglie gradualmente una volta che si affonda in un percorso durevole di leggere e tradurre lirici greci. Vediamo prima un Quasimodo appassionato dalla poetica della parola, che non esita di dedicare suo tempo nella ricerca della parola giusta, del ritmo che non lascia spazio per un possibile dialogo e delle proprie idee che colpiscono il lettore: \u00abIo tutta la vita ho cercato il ritmo perfetto, chiuso; quello che non ammette un ritardo nella sua folgorazione\u00bb. Si tratta di una modalit\u00e0 di poetare che richiede una cura petrarchesca nella scelta del lessico che deve evocare precisamente i sentimenti, l\u2019interiorit\u00e0 del poeta; nei termini di Gilberto Finzi, \u00e8 una scrittura che ha l\u2019eloquenza come la sua fonte principale. Si pu\u00f2 dire, quindi, che il secondo Quasimodo comincia a non voler ancora controllare completamente l\u2019intero processo tra emozione e scrittura, lasciando pi\u00f9 aperto il suo impulso nei confronti della sua analisi interiore. Questo fenomeno avr\u00e0 ripercussioni anche nel linguaggio usato, che sar\u00e0 pi\u00f9 comprensibile e meno cifrato. Comunque, la Seconda Guerra Mondiale ha la potenza di estrarre dall\u2019interiorit\u00e0 quasimodiana la volont\u00e0 di essere capito, ascoltato e forse anche seguito. \u00c8 questo il momento quando Quasimodo finalmente cessa di evocare e comincia a invocare: la sua influenza nella societ\u00e0, i pezzi dell\u2019umanit\u00e0 rimasta nella gente del suo tempo, la forza collettiva della societ\u00e0 italiana postbellica, la sua credenza nel popolo italiano ecc. Questa manifestazione inizia ad accadere nel pi\u00f9 eloquente modo possibile con il volume Giorno dopo giorno. \u00abAll\u2019interno della raccolta \u00e8 possibile rintracciare due tematiche principali: quella in cui il poeta si fa portavoce del dolore di un intero popolo e quella in cui al dolore collettivo si aggiunge, in tono drammatico o elegiaco, il dolore individuale\u00bb, come osservato da Gilberto Finzi nello studio Salvatore Quasimodo, la poesia nel mito e oltre. La poesia postbellica di Quasimodo inserisce in ruolo principale il valore della condivisione del dolore. La condizione universale in quei giorni era quella di dolersi, cio\u00e8 la condizione quasimodiana stessa. Perci\u00f2, lo scrittore siciliano si mette assieme al popolo, ma piuttosto che lui diventi uno di loro sia vero che loro adottino per obbligatoriet\u00e0 il pensiero quasimodiano di vivere. Fuori dell\u2019impurit\u00e0 di questa alterazione, \u00e8 socialmente incoraggiante il modo in cui Quasimodo prova di formare anche mediante la sua poesia una solidariet\u00e0, una fraternit\u00e0 di cui l\u2019Italia pi\u00f9 precisamente, i sopravviventi italiani del secondo dopoguerra aveva bisogno in quel tempo spietato. Non a caso in Giorno dopo giorno, che conta venti poesie, il pronome personale \u201cnoi\u201d appare cinque volte, a differenza di \u00d2boe sommerso, che comprende trentotto poesie ma solo un unico pronome personale della prima persona plurale. L\u2019assunzione di un ruolo pi\u00f9 impegnato nella societ\u00e0 significa per Quasimodo il cambiamento drastico dell\u2019uso dei pronomi personali. L\u2019uso egocentrico del pronome \u201cio\u201d, che raccoglie diciotto accenni in Acque e terre ed \u00d2boe sommerso sar\u00e0 sostituito in Giorno dopo giorno con il pronome \u201cnoi\u201d, che conta sei occorrenze, in opposizione ai primi due volumi che radunano solo due accenni del pronome \u201cnoi\u201d. L\u2019oratoriet\u00e0 della seconda fase poetica di Quasimodo \u00e8 rassicurata dalla tematica, che, invece di evocare la propria angoscia, invoca la condivisione della condizione del poeta con la condizione dell\u2019uomo comune della societ\u00e0. Anche la lunghezza dei versi \u00e8 significativamente ingrandita dal poeta appunto per farsi capito di pi\u00f9, per aprire se stesso di pi\u00f9 di fronte agli uomini comuni, conformemente a Robert Vivier. Da una ricerca pazzesca e continua di un passato esausto che ha danneggiato l\u2019interiorit\u00e0 del poeta, Quasimodo passa a un coinvolgimento diretto con le persone accanto a lui, rispettando la tradizione imposta da poeti come Petrarca, Dante o Leopardi nel senso che scrive una poesia necessaria, adeguata al contesto storico. Scrivendo Giorno dopo giorno e criticando i signori della guerra, Quasimodo rivendica le sue credenze politiche, umane direi, e si rende da un viaggiatore nella memoria fra paesaggi siciliani sublimi un giudice aspro della sua epoca, individuando la follia che stava dietro al loro caos. Insomma, Salvatore intraprende questo avvicinamento all\u2019uomo comune della sua societ\u00e0 per rendere la sua poesia pi\u00f9 commovente e per trasmettere il messaggio universale che la vita \u00e8 un bene di gran preziosit\u00e0 ed il rispetto che si deve ad esso significa automaticamente la disapprovazione della guerra. Le opere esposte a Palermo raccontano un Quasimodo non solo Poeta ma colui che per un periodo della sua vita si confronta con le Arti visive, egli fu amico di musicisti, pittori e scultori con cui amava dialogare: era il periodo del dibattito tra astrattismo e figurativismo.\u00a0E, sebbene pi\u00f9 interessato a quest\u2019ultimo, per caso inizier\u00e0 a dipingere le opere astratte.\u00a0Una sorprendente incursione del poeta nel mondo delle arti visive, che offre al pubblico l\u2019opportunit\u00e0 di scoprire un lato inedito e inaspettato del principale esponente dell\u2019ermetismo,\u00a0corrente poetica che s\u2019impose nel periodo compreso tra le due guerre mondiali. Se i versi di Salvatore Quasimodo erano solitari, assoluti, chiusi in se stessi, scarni e immediati, altrettanto \u201cblindata\u201d appare la sua espressione pittorica caratterizzata da segni astratti.\u00a0Cambiano le modalit\u00e0 espressive, ma la visione del mondo rimane inalterata, all\u2019insegna di un\u2019interessante corrispondenza tra composizione poetica e pittorica.\u00a0Per l\u2019autore, si tratt\u00f2 di un gioco intellettuale senza pretese destinato a esaurirsi in breve tempo: il poeta siciliano avrebbe addirittura voluto distruggere i guazzi. Tutto nacque dalla visita ricevuta da\u00a0Alberto L\u00f9cia\u00a0nel suo studio milanese: l\u2019amico e poeta aveva in mano un pacchetto, dentro c\u2019erano una scatola di colori e un pennello in procinto di essere spediti a\u00a0Parigi, all\u2019indirizzo del drammaturgo messinese\u00a0Beniamino Joppolo, che aveva appena abbracciato la pittura astratta.\u00a0Salvatore Quasimodo\u00a0\u00e8 curioso e apre il pacchetto e a quel punto nasce la sfida: il poeta vuole probabilmente dimostrare quanto sia \u201cfacile\u201d, anche per una persona inesperta, esprimersi con i modelli dell\u2019arte astratta. Passano i giorni e in breve tempo realizza ben ventisette gouaches: il<em>\u00a0<\/em>probabile inizio in tono scherzoso si trasform\u00f2 in una lunga serie di piccole composizioni e apr\u00ec all\u2019autore la strada verso la <em>\u201c<\/em>comprensione dell\u2019immagine come segno-astrazione<em>\u201d.\u00a0<\/em>L\u2019autore siciliano, non appena decise di non proseguire nell\u2019esperimento, pens\u00f2 di distruggere le gouaches, ma poi le don\u00f2 all\u2019amico\u00a0Alberto L\u00f9cia.\u00a0L\u2019amico, scomparso nel 1995, le conserv\u00f2 con cura. Nel 1953 il figlio del Premio Nobel\u00a0Alessandro Quasimodo\u00a0le riun\u00ec in un pregiato volume, \u201cLa visione poetica del sogno: ventisette gouaches e ventisette poesie di Salvatore Quasimodo\u201d, in cui le opere sono associate ad altrettante poesie unite dalla parola \u201ccuore\u201d.\u00a0Si tratta dello stesso abbinamento proposto dalla mostra.\u00a0A distanza di trent\u2019anni dall\u2019esposizione sul poeta a Roma, dove per la prima volta furono presentate le opere originali, gli eredi del pittore ne hanno concesso il momentaneo trasferimento al Riso.\u00a0Nel 1993\u00a0Alessandro Quasimodo, figlio del poeta e della danzatrice Maria Cumani, cura la pubblicazione di un prezioso libro \u2013 \u201cLa visione poetica del sogno: ventisette gouaches e ventisette poesie di Salvatore Quasimodo\u201d Bologna, Sintesi in cui associa le opere a versi del padre dove ricorre la parola \u201ccuore\u201d. \u00c8 lo stesso abbinamento riproposto in questa mostra. Comitato scientifico: Carola Arrivas Bajardi, Cristina Costanzo, Evelina De Castro, Rosaria Raffaele Addamo. Contributi in catalogo: Carola Arrivas Bajardi, Giuseppe Cipolla, Cristina Costanzo, Evelina De Castro, Salvatore Ferlita, Rosaria Raffaele Addamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo RISO \u2013 Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea Palermo<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo gi\u00e0 tutto, e volli peccare<\/p>\n\n\n\n<p>dal 6 Dicembre 2024 al 31 Dicembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec al Sabato dalle ore 9.00 alle ore 18.30<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec e Gioved\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Salvatore Quasimodo<\/p>\n\n\n\n<p>Le gouaches di Salvatore Quasimodo in mostra a Palazzo-Riso Palermo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 31 Dicembre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Museo RISO \u2013 Museo d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Palermo la mostra dedicata a Salvatore Quasimodo \u2013 \u2018Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo gi\u00e0 tutto, e volli peccare\u2019 . Negli anni Cinquanta,\u00a0Milano\u00a0ha vissuto una stagione di cambiamenti profondi e intenso dinamismo culturale: le Torri [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000010322,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[5],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000010321","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-giovanni-cardone","8":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/quasimodo-4.jpeg?fit=1600%2C1278&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000010321"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000010327,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000010321\/revisions\/1000010327"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000010322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000010321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000010321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000010321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}