{"id":1000009966,"date":"2024-11-19T08:42:11","date_gmt":"2024-11-19T11:42:11","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009966"},"modified":"2024-11-21T08:45:20","modified_gmt":"2024-11-21T11:45:20","slug":"a-bassano-del-grappa-una-mostra-dedicata-a-brassai-locchio-di-parigi-uno-dei-padri-della-fotografia-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009966","title":{"rendered":"A Bassano del Grappa una mostra dedicata a Brassa\u00ef. L\u2019occhio di Parigi uno dei Padri della Fotografia del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 21 Aprile 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Civico di Bassano del Grappa- Vicenza la mostra dedicata a Brassai- \u2018Brassa\u00ef. L\u2019occhio di Parigi\u2019, a cura di Philippe Ribeyrolles e Barbara Guidi. L\u2019esposizione&nbsp; realizzata in collaborazione con Silvana Editoriale e con l\u2019Estate Brassa\u00ef Succession,&nbsp; presenta quasi 200 stampe d\u2019epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, per un approfondito e inedito sguardo sull\u2019opera di Brassa\u00ef, con particolare attenzione alle celebri immagini dedicate alla capitale francese e alla sua vita. Ungherese di nascita il suo vero nome \u00e8 Gyula Hal\u00e1sz, sostituito dallo pseudonimo Brassa\u00ef in onore di Brass\u00f3, sua citt\u00e0 natale &#8211; ma parigino d\u2019adozione, Brassa\u00ef \u00e8 stato assieme a Cartier-Bresson uno dei padri della fotografia del Novecento, autore di immagini che tutt\u2019oggi identificano nell\u2019immaginario collettivo il volto della capitale dell\u2019arte moderna, Parigi. Pittore, scultore, scrittore dalla formazione cosmopolita, intellettuale a tutto tondo, osservatore curioso, acuto e sensibile, Brassa\u00ef sceglie di dedicarsi principalmente alla fotografia attorno al 1929, ovvero solo dopo il suo definitivo trasferimento nella capitale francese. La Ville Lumi\u00e8re, con i suoi luoghi e i suoi protagonisti \u00e8 la musa ispiratrice di Brassa\u00ef: dai quartieri operai ai monumenti simbolo della citt\u00e0, dal mondo della moda ai ritratti degli amici artisti e intellettuali, fino ai graffiti e alla vita notturna. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Brassai apro il mio saggio dicendo: Posso affermare che vi sono pi\u00f9 accezioni per intendere la parola \u201cUmanista\u201d. Una, secondo il dizionario, \u00e8 la \u201cpersona che condivide gli ideali culturali propri dell\u2019umanesimo, e anzitutto il culto per le lettere antiche\u201d . Cio\u00e8, quell\u2019 umanesimo che trova le proprie basi nella filosofia orientale gi\u00e0 in Confucio e Gautama Buddha, sebbene il termine sia pi\u00f9 frequentemente usato per indicare i filosofi occidentali. Il termine, coniato solo nel 1808 da Friedrich Immanuel Niethammer, designa il pensiero tradizionale in Occidente, nel quale si intendeva evidenziare l\u2019importanza delle lettere classiche e dell\u2019uomo, nel mondo che \u00e8 fatto a sua misura. \u00c8 in questa visione dell\u2019uomo come figura centrale del mondo che si deve intendere il termine umanista nella fotografia. Vi \u00e8 una rivalutazione della figura dell\u2019uomo, che diventa il soggetto centrale e il punto cardine visto come l\u2019essere umano che lascia una traccia di s\u00e9 nella natura e nel mondo . La fotografia umanista \u00e8 un chiaro esempio di come questa concezione illuminista fu fondamentale anche nei secoli a seguire, anche se teoricamente, una vera \u201cscuola umanista\u201d non sembra esistere e determinarne i confini temporali \u00e8 particolarmente difficile. Si pu\u00f2 supporre che il movimento principale si svilupp\u00f2 tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la fine degli anni \u201960, in Europa ma principalmente in Francia, per poi spostarsi negli Stati Uniti e trovando le sue radici nella fotografia e nel cinema degli anni \u201930. La fotografia, dopo la grande guerra, sta avendo il suo momento di splendore, accanto alle avanguardie degli anni \u201920, andando alla ricerca di valori nuovi e di nuove forme per superare quel conflitto che aveva distrutto un paese e i suoi uomini. L\u2019espansione industriale sta sconvolgendo l\u2019ambiente e la vita, cos\u00ec come il paesaggio intorno sembra star cambiando grazie alla ricostruzione di grandi fabbriche. \u00c8 negli anni trenta infatti che si inizia a rivolgersi all\u2019uomo: la fotografia diventa la testimonianza della gente dei quartieri pi\u00f9 disagiati. La fotografia ben presto inizia ad avvicinarsi alle persone, prima nelle strade prima, poi nelle fabbriche fino a toccare i quartieri pi\u00f9 poveri della citt\u00e0 . Ma la Francia, come altri paesi europei, viene a sua volta colpita dalla crisi dopo quel breve periodo di prosperit\u00e0. L\u2019arte si avvicina di nuovo all\u2019ordine e la fotografia, invece, si avvicina ancora di pi\u00f9 alla realt\u00e0, mostrando le classi operaie e la loro ribellione, condotti dal movimento del Fronte Popolare. Ma anche questo periodo di pace, segnato anche da qualche vittoria dei lavoratori, sembra avere vita breve, intimorito dalle nuove minacce di guerra che sembrano sorgere intorno al paese.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009968\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009968\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Cesare Gerolimetto&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"museibassano_67373d2c914f4\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009968\" style=\"width:1183px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=2000%2C1333&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c914f4-scaled.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec le arti si fanno pi\u00f9 scure, caratterizzate da una certa disperazione e allo stesso modo la fotografia sembra rallentare, fino ad una rottura che sar\u00e0 segnata dalla dichiarazione di guerra e dall\u2019occupazione tedesca. Se durante la guerra si era preferito una fotografia di propaganda, soprattutto al servizio del governo di Vichy, con la liberazione di Parigi, si cerca di promuovere la ripresa del paese e l\u2019unit\u00e0, anche a livello mondiale. Si cerca, al contempo, di rinnovare i valori universali di umanit\u00e0 che, con la scoperta dei campi di concentramento e l\u2019utilizzo della bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale, erano stati quasi totalmente compromessi. Vi \u00e8 una nuova idea di speranza, anche se le comunit\u00e0 nazionali sono state distrutte, e vi \u00e8 il desiderio di costruire, nuovamente, un mondo migliore. Cos\u00ec la fotografia \u00e8 imbevuta della visione umanista e universalista del periodo post-bellico, in questa realt\u00e0 che \u00e8 ancora ricca di pessimismo per colpa anche della paura di possibili nuovi conflitti data la Guerra Fredda e la decolonizzazione . Vi \u00e8 la nascita di due correnti di pensiero diverse, una pi\u00f9 incentrata sul raccontare e mostrare gli eventi violenti e drammatici dell\u2019attualit\u00e0 e l\u2019altra, invece, ha un approccio pi\u00f9 scientifico-sociologico e osserva ed esplora la routine quotidiana dell\u2019uomo, con intento, non tanto a mostrare l\u2019azione, quanto le cose e il mondo in maniera pi\u00f9 ampia . Esiste anche una terza via, molto pi\u00f9 personale e artistica. Vi sono coloro che preferiscono vagare e usare la propria \u201cfantasia\u201d, concentrandosi sulle persone attraverso uno sguardo pi\u00f9 ironico, tenero, quasi compassionevole, realizzando immagini isolate, risultato di una visione pi\u00f9 personale. Sono fotografi meno interessati ad un evento o ad una specifica situazione, interessati invece ad uno spazio che loro scoprono attraverso lo scambio di sguardi, in questa relazione che instaurano con i soggetti fotografati e che viene percepita solo tra loro e il fotografo. Per questo tipo di fotografia, l\u2019emozione \u00e8 primaria ed \u00e8 pi\u00f9 importante della forma, la loro \u201cinvestigazione\u201d riguarda il quotidiano e il banale ma viene mostrata con una certa tenerezza e una grande fede nell\u2019uomo. Non \u00e8 strano che questo tipo di fotografia si sviluppi proprio in Francia, nel dopoguerra; gi\u00e0 nel diciannovesimo secolo, grazie anche alle innovazioni tecniche, molti fotografi avevano abbandonato gli studi per invadere le strade e le vie cittadine . Tra questi anche Eug\u00e8ne Atget che nelle sue fotografie di uomini e dei loro mestieri, pubblicate dalla rivista Paris Moderne , \u00e8 possibile cogliere l\u2019estetica, l\u2019ispirazione e la base di ricerca di quella fotografia poetica che invece avr\u00e0 il suo culmine mezzo secolo dopo. In questi anni di ricostruzione, a causa anche delle difficolt\u00e0 a ritrovare e reperire materiale e per gli alti costi di produzione, diventa fondamentale il ruolo delle agenzie di stampa, anche a livello internazionale, che permettono ai fotografi di continuare il loro lavoro e permettono di diffondere nell\u2019immaginario collettivo, lo stereotipo della Francia. Se nel dopoguerra si diffonde un\u2019idea pessimistica, attraverso l\u2019arte si oppone una corrente pi\u00f9 fiduciosa, che rifiuta la distruzione dell\u2019uomo e quella causata dall\u2019uomo e che concepisce la fotografia come una mezzo universale per celebrare l\u2019uguaglianza a le democrazia. Questo nuovo umanesimo cerca di ricostruire le rovine che l\u2019uomo ha fatto basandosi sui punti in comune che comunismo e cristianesimo scoprono di avere nel periodo postbellico. I due ideali dominano la stampa e se da una parte vi \u00e8 il sogno di una societ\u00e0 e lavoro senza classi, dall\u2019altra vi \u00e8 una particolare attenzione per la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. La stampa e i giornali di sinistra, cos\u00ec come anche quelli cattolici, puntano su temi, situazioni e personaggi iconici che richiamano i temi umanistici. \u00c8 la stampa che \u00e8 in crescita e vi \u00e8 una continua richiesta di immagini e documenti, ma \u00e8 la stessa nozione di reporting che inizia ad evolversi e vi \u00e8, anzi, la nascita di una nuova professione: il \u00abreporters-illustrateurs\u00bb. Non \u00e8 pi\u00f9 un solo catturare le notizie pi\u00f9 importanti, quanto un approfondire le problematiche, per andare oltre al semplice momento, esternando quei valori di speranza e favorire un dialogo che allontani l\u2019ombra di una futura guerra mondiale, catturando l\u2019uomo le cui azioni possano testimoniare questa nuova era. Questo stile di immagini particolarmente apprezzato in Francia, beneficia della rinascita della stampa illustrata, con riviste come R\u00e9alit\u00e9s, Plaisirs de France o Paris Match ma anche grazie alle agenzie di fotografia che producono libri illustrati dei fotografi del momento, come l\u2019agenzia Rapho, rilanciata proprio nel 1945 dove, a fotografi come Savitry, Landau e Brassa\u00ef, si uniscono Boubat, Janine Niepce e Sabine Weiss, che rappresentano la corrente umanista. Ma non tutti lavorano per la stampa, alcuni, ad esempio Doisneau o Ronis, cercano di lavorare in modo indipendente anche se lo status di fotografo continua, ancora, ad essere molto precario. Coloro che non si affidano alle agenzie, cercano di farsi conoscere grazie al passaparola, attraverso le relazioni personali e attraverso pubblicazioni precedenti o rare mostre o sono i fotografi stessi a rivolgersi a editori per proporre i propri lavori, con pi\u00f9 o meno successo. Nella Francia del dopoguerra, i fotografi umanisti contribuiscono a creare l\u2019iconografia nazionale che \u00e8 tinta di note nostalgiche e punta all\u2019ottimismo, cercando di cogliere i parigini nella loro quotidianit\u00e0. \u00c8 inizialmente una Francia in cui si mostra l\u2019arte di vivere e gli stereotipi francesi, costruendo quello che \u00e8 l\u2019 \u201ciconografia francese\u201d. Le immagini sono volute principalmente da due istituzioni fondamentali, il Commissariat g\u00e9n\u00e9ral au tourisme e la Documentation fran\u00e7aise, con le quali i fotografi firmano un contratto per mantenersi e lavorare sotto commissione. Questi organi sollecitano tale tipo di fotografia per mostrare e promuovere quei particolarismi nazionali, istruendo e presentando, al contempo, la nuova economia e la forza del paese. Parallelamente a queste due organizzazioni, emergono anche importanti editori, che cercano anche loro di trasmettere l\u2019identit\u00e0 nazionale che sembra essersi perduta dopo l\u2019occupazione tedesca, cercando contemporaneamente di inserirsi tra tradizione e modernit\u00e0. I fotografi, in questo caso, lavorano fianco a fianco agli scrittori e se, in un primo momento devono quasi lottare per fare in modo che il proprio nome sia menzionato, con la liberazione di Parigi e il secondo dopoguerra, le fotografie umaniste, non senza qualche difficolt\u00e0, avranno sempre pi\u00f9 spazio. La fotografia lentamente va a sostituire il disegno, e anzi, si va ad evolvere anche il rapporto tra testo e immagine. Inizialmente l\u2019immagine era solo ornamento, per accompagnare le linee di testo ma diventer\u00e0 talmente importante da ridurre lo stesso testo ad una breve legenda, fino ad essere essa stessa il punto di partenza dello scrittore. La fotografia viene scelta perch\u00e9 pi\u00f9 radicata nella citt\u00e0, \u201ctestimonianza reale\u201d di ci\u00f2 che avviene, quindi definita pi\u00f9 \u201cimparziale\u201d della scrittura che invece \u00e8 filtrata dalla conoscenza e dai pensieri dello scrittore o poeta. Essa diventa importante al punto che \u00e8 alla base anche della copertina dei libri, una evoluzione che per\u00f2 non piace a molti, notando il pericolo nel vedere le proprie immagini ritagliate, perdendo ogni riferimento al soggetto, cosa che porter\u00e0 artisti come Willy Ronis a lasciare l\u2019agenzia Rapho perch\u00e9 non in grado di controllare l\u2019uso improprio delle sue fotografie . Con il termine umanista, \u00e8 l\u2019uomo il soggetto principale, immerso nella citt\u00e0 e nella vita urbana che ne fa da sfondo ai vari scatti. Questa tendenza si rivela soprattutto nella terza edizione &nbsp;del 1948 del Salone Nazionale di Francia, presso la Biblioteca Nazionale &#8211; evento creato nel 1946 e successivamente organizzato annualmente, fino al 1958 &#8211; in cui la citt\u00e0, rappresentata nei suoi sobborghi, non \u00e8 sfondo solo per moda, ma \u00e8 una continua ricerca del vero e della verit\u00e0 che non si trova nei quartieri pi\u00f9 agiati. I fotografi umanisti prediligono il Salon perch\u00e9 permette loro di mostrare il proprio lavoro personale, continuando, al contempo, l\u2019intento stesso del Salone di preservare la \u201cproduzione di immagini\u201d. Tra gli espositori vi sono Brassa\u00ef, Boubat, Ronis e Doisneau. L\u2019uomo rappresentato \u00e8 un uomo semplice, che vive ed \u00e8 consapevole della realt\u00e0 e della propria epoca, e il fotografo, attraverso la ricerca di materiale \u201cumano\u201d, cerca di rinnovare l\u2019iconografia ma al contempo di soddisfare anche il gusto del pubblico. Visto il pubblico pi\u00f9 popolare al quale la mostra era destinata, l\u2019uomo rappresentato aveva un valore morale e un forte significato sociale, al punto per\u00f2 di creare e moltiplicare i vari clich\u00e9 e archetipi, fino a perdere quasi del tutto la spontaneit\u00e0 delle fotografie, sfiorando il dilettantismo e perdendo il vigore e l\u2019approvazione iniziale . Il fotografo umanista \u00e8 idealizzato come colui che passeggia e che, attraverso quelli che appaiono incontri improvvisi e fortuiti, incornicia un momento, divenendo, al contempo, sia spettatore che attore stesso. Lui cammina tra gli altri, rivendicando la sua dimensione umana, ma al contempo fotografa, dimostrando la sua dimensione di artista. \u00c8 contemporaneamente dentro e fuori quella realt\u00e0 che lo circonda.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009969\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009969\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?fit=1500%2C1000&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1500,1000\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Cesare Gerolimetto&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"museibassano_67373d2c4c98c\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009969\" style=\"width:1195px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c4c98c.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 lo sfondo principale delle fotografie degli umanisti, cos\u00ec come la strada \u00e8 il luogo in cui l\u2019uomo si inserisce. Con un forte richiamo ad Atget, la strada nei fotografi umanisti \u00e8 il palcoscenico per mostrare le figure eccentriche che in passato erano le donne di strada e i disonesti. Ma \u00e8 Parigi che con le sue architetture crea lo stile e rappresenta la vera estetica fotografica del movimento. Cos\u00ec come i soggetti privilegiati, in queste fotografie dal formato ridotto, sono l\u2019uomo nella sfera dell\u2019amore, della famiglia e del sociale. Le foto devono rappresentare soggetti che, in un periodo di ricostruzione post guerra, siano in grado di portare un\u2019idea ottimistica alle nuove generazioni, immerse anche dei valori tradizionali della societ\u00e0, considerati bene prezioso. Se la sfera famigliare e il mondo pi\u00f9 privato \u00e8 uno dei soggetti prediletti, non nasconde per\u00f2 nasconde per\u00f2, e anzi, lascia ben in mostra anche un\u2019altra realt\u00e0 popolata da ubriaconi, zingari, artisti o donne di strada, che brulicano e invadono le strade e le vie nel silenzio notturno. Per alcuni, come Doisneau, non \u00e8 tanto il centro, quanto la periferia parigina il suo soggetto favorito, fatta di grandi cambiamenti. Le strade che attraversa, i locali che frequenta, come i bistrot, considerati luogo di convivialit\u00e0, o le rive della Senna e i quartieri pi\u00f9 svariati, sono gli stessi che anche Izis e Willy Ronis scelgono, cercando per\u00f2, di interessarsi tutti ad ambiti differenti. Oltre a questa predilezione per gente comune e per quei personaggi pittoreschi che ispirarono poeti e scrittori, ad attirare i fotografi del dopoguerra sono aspetti nuovi e meno divertenti. Grazie alla stampa, i fotografi focalizzano il loro interesse sulla presenza dell\u2019uomo che \u00e8 testimone di un\u2019era, incentrandosi su inchieste pi\u00f9 sociali. I temi dei loro reportage riflettono le speranze e le lotte del popolo, altamente influenzato anche dagli ideali del Parti communiste fran\u00e7ais. Si lavora per ottenere un realismo poetico, con un richiamo a quello documentario, come si attesta negli scioperi che scuotono la Francia del 1947, nei quali i fotografi, con occhio attento, documentano gli avvenimenti. Illustrano con forza la durezza dei conflitti sociali, sottolineando i sobborghi della citt\u00e0, trasformando ci\u00f2 che \u00e8 sporco e malridotto in qualcosa che tende al meraviglioso, annacquando quell\u2019iconografia solita che vedeva in modo nostalgico il passato. Molti fotografi, in questo modo, esprimono il proprio impegno ideologico, accanto a comunisti e cristiani, o sentono una certa empatia verso quest\u2019ultimo, sentendo la solidariet\u00e0 per il povero. Molti condividono le lotte operaie e ne prendono parte, ma mostrano anche la modernizzazione e il progresso nel mondo del lavoro, della vita quotidiana nelle citt\u00e0 e nelle periferie. Si sviluppano campagne per promuovere il bene collettivo, per lo sviluppo del benessere dell\u2019individuo, affermando una speranza per una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e un domani migliore. Willy Ronis, che insieme a Doisneau fece parte del Gruppo dei XV, \u00e8 colui che \u00e8 pi\u00f9 interessato alla denuncia dei problemi sociali e alla lotta dei lavoratori, mostrando la loro vita quotidiana e la modestia dei parigini. Pi\u00f9 riservato, attento alla forma, al catturare le persone nel loro ambiente e nel cogliere i lavoratori e le famiglie, mostrando la passione per gli uomini e l\u2019idea di fratellanza che li unisce. Anche per questo motivo e per la sua sensibilit\u00e0 ai temi sociali, ne fece di lui il fotografo simbolo del Fronte Popolare. Izis invece, definito il \u201csognatore\u201d e in parte \u201cmelanconico\u201d ha sempre cercato di far trasparire questa sua tristezza e dolcezza, nei suoi scatti. Le sue fotografie alla classe operaria, ai bambini, a semplici uomini nei caf\u00e8 o anche ai clochard, mostrano il disagio del loro vivere ma al contempo una dignit\u00e0 d\u2019animo, raccontando la realt\u00e0 umana dei quartieri pi\u00f9 popolari. Edouard Boubat invece, appartenente al gruppo della rivista R\u00e9alit\u00e9s, \u00e8 colui che estende il proprio campo d\u2019azione non solo alla Francia, viaggiando per il mondo e cercando di avvicinare a s\u00e9 le persone. \u00c8 un testimone contemplativo e calmo, definito dal poeta Pr\u00e9vert come \u201ccorrispondente di pace\u201d. Cerca di scoprire il mondo e i suoi abitanti, cercando di mostrare i momenti pi\u00f9 felici della vita, non eventi eccezionali ma rappresentando una quotidianit\u00e0 ricca di \u201cgrazia, poesia e pienezza atemporale\u201d. Questo tipo di coinvolgimento personale e sociale, per quanto in parte, come affermato prima, mitighi la nostalgica visione del passato, in realt\u00e0 non hanno l\u2019effetto sortito, in quanto nei libri viene minimizzata questa denuncia alla miseria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009970\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009970\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?fit=2500%2C1667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2500,1667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Cesare Gerolimetto&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"museibassano_67373d2bebb64\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009970\" style=\"width:1183px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=2048%2C1366&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=2000%2C1334&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bebb64.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella stampa straniera prevale per lo pi\u00f9, infatti, quella visione \u201ctipicamente francese\u201d, negando quella realt\u00e0 sociale e politica del paese. Con i lavoratori, uomini semplici e le loro famiglie delle classi medie e modeste, bambini ricchi rappresentati solamente nella loro spontaneit\u00e0 e innocenza, o coppie innamorate che manifestano i propri sentimenti, i fotografi cercano di rappresentare un\u2019idea e valori umani universali, ma con una loro visione personale. In tutti loro per\u00f2 vi \u00e8 l\u2019assenza del voyerismo e della ricerca del sensazionalismo. Non \u00e8 vi \u00e8 alcuna intenzione di sorprendere o scioccare, non vogliono perseguire l\u2019insolito, ma cercano di rappresentare la vita di tutti i giorni, approcciandosi rispettosamente verso i soggetti, soprattutto quelli pi\u00f9 umili. Il culmine di questa corrente \u00e8 sicuramente la mostra organizzata nel 1955 da Edward Steichen al MOMA di New York, intitolata \u201cThe Family of Man\u201d, che tra i tanti artisti internazionali, figuravano anche dodici fotografi francesi. La mostra fu di grande successo, al punto che, dopo un tour negli Stati Uniti, venne riaperta e riallestita permanentemente al castello di Clervaux. Questa esposizione mescola la pura foto di reportage con quella di tipo \u201cumanista\u201d, quasi unificandole. Il soggetto della mostra \u00e8 l\u2019uomo, l\u2019essere umano nella sua vita e i suoi modi di agire e comportarsi, con il mondo e con gli altri, utilizzando la fotografia come mezzo di comunicazione tra i popoli, mostrando la vita quotidiana nelle sue gioie e dolori, trasmettendo la dignit\u00e0 umana. Fu considerata come un messaggio di speranza e fraternit\u00e0 globale, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, che ancora marchiava i ricordi. Questa, secondo molti considerando invece la mostra \u201cFive French Photographers\u201d del 1951 ancora poco matura &#8211; segna il trionfo dell\u2019umanesimo e il punto pi\u00f9 alto della corrente, che si espanse poi al di fuori del suo epicentro francese, ma considerata anche l\u2019ultima manifestazione degna di nota di questo importante movimento. La mostra che per\u00f2 non manc\u00f2 di ricevere critiche, soprattutto per l\u2019eliminazione delle differenze, dell\u2019importanza della storia dei singoli paesi verso una verit\u00e0 universale, obiettivo che molti fotografi non perseguono. Anzi, questa eliminazione delle tante diversit\u00e0 per una fraternit\u00e0 globale, sembr\u00f2 aver cancellato anche la natura soggettiva nei lavori dei fotografi. Ma si pu\u00f2 notare come in questa mostra solo una minima parte, il 6% delle opere esposte , fosse di artisti francesi, facendo intuire anche come l\u2019Europa e la Francia, in quel periodo, non fossero pi\u00f9 il centro del mondo .Da non confondere con il Gruppo dei Quindici, il Groupe des XV era una associazione di fotografi francesi con l\u2019obiettivo di promuovere la fotografia come arte e al contempo di preservare il patrimonio fotografico francese. Nata nel 1946 come continuazione dell\u2019associazione Le Rectangle, scioltasi con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, venne fondata e guidata da Andr\u00e9 Garban, e insieme si riunivano presso il suo studio fotografico, vicino alla chiesa di Notre Dame de Lorette. Tra il 1946 e il 1957&nbsp; ultimo anno prima dello scioglimento \u2013 veniva organizzata una mostra collettiva all\u2019anno, in diverse sedi come nella Galerie Pascaud, o nella galerie Mirador. Andr\u00e9 Garban fu anche creatore e promotore del Salon national de la photographie e il curatore Jean Vallery-Radot concesse loro lo spazio della galerie Mansart, presso la Biblioteca nazionale, dal 1949. Il manifesto del gruppo aveva un forte richiamo a quello di Le Rectangle, creando quindi un legame tra le due associazioni, promuovendo una fotografia come arte, in grado di mostrare opere di qualit\u00e0, impegnandosi a rispettare lo spirito di lealt\u00e0 e aiuto reciproco, caratterizzati da un forte cameratismo, \u201cquasi spirito di squadra sportivo\u201d . Il rispetto veniva associato anche al processo fotografico, attraverso l\u2019utilizzo di una fotografia reale, un negativo perfetto e, se possibile, senza alcun ritocco, ricercando nuovi angoli, nuove idee ma guardando sempre alla tradizione, identificata in Nadar, Atget e Cartier-Bresson. Il 1946 fu, oltre che l\u2019anno di fondazione del gruppo, un anno importante per la nuova visione delle arti e una nuova rivalutazione che port\u00f2 alla nascita della SIAP, associata al Groupe des XV, che gestiva il diritto d\u2019autore e la riproduzione delle fotografie, attraverso un codice etico e prezziario, per controllare la diffusione delle opere. Tra i membri del gruppo, ricco di stili differenti, possiamo ricordare soprattutto i due umanisti Robert Doisneau e Willy Ronis, infatti in comune alla corrente umanista, sono interessati alla documentazione della vita nelle strade della citt\u00e0, mostrando la cultura francese, con richiami per\u00f2 al Surrealismo e alla Nuova Oggettivit\u00e0 (Neue Sachlichkeit), rifiutando invece il pittorialismo. Il lavoro dei fotografi \u00e8 reso possibile grazie all\u2019utilizzo di una macchina fotografica molto pi\u00f9 maneggevole e leggera, al punto da essere una vera e propria rivoluzione. L\u2019arrivo della Leica \u00e8 considerato il punto di partenza per la fotografia moderna, che consente di avere pi\u00f9 angoli di inquadratura, diventando una \u201cestensione dell\u2019occhio\u201d stesso. Gli ingranditori per\u00f2, non erano abbastanza avanzati e l\u2019immagine stampata non permetteva di essere di buona qualit\u00e0, ma granulosa, anche nel formato 18&#215;24. L\u2019introduzione di Ergy Landau, nel 1928, della Rolleiflex 4&#215;4, fu una vera rivoluzione in Francia, che venne presto utilizzata da Brassa\u00ef e dal gruppo di fotografi ungheresi, per poi venire adottata anche da chi lavora per l\u2019agenzia Rapho . Il nuovo dispositivo, preferito alla Leica, permise un movimento pi\u00f9 fluido, liberandolo dall\u2019ingombro del treppiede. Oltre a Leica e Rolleiflex, si inizia ad utilizzare anche la Contax, competitor della Leica, che venne presto utilizzata soprattutto per la possibilit\u00e0 di montare ottiche Zeiss e che permetteva di avere dai grandangolari ai teleobiettivi. Nel 1935, intorno a questi tre dispositivi, si riunirono pi\u00f9 fotografi formando dei piccoli \u201cgruppi\u201d divisibili in: Contax-club, Rollei-club e Leica-club. I fotografi, con queste nuove attrezzature, furono ben presto in grado di creare un rapporto simbiotico con il dispositivo, rendendo in questo modo il loro lavoro pi\u00f9 personale e, grazie al formato quadrato (6&#215;6), danno vita ad una propria estetica. L\u2019evoluzione della fotografia umanista fu possibile, dopo il secondo conflitto mondiale, anche grazie al progresso tecnologico e alle attrezzature americane, con l\u2019introduzione anche di lampade flash, strobo, teleobiettivi a focale corta e pellicole 1000 ASA. I fotografi umanisti, grazie anche ad una naturalezza nella composizione, attraverso la luce e il contrasto, non abbandonano l\u2019importanza della forma, sempre secondaria per\u00f2 al soggetto principale. In pi\u00f9, lavorano quasi esclusivamente in bianco e nero, che permette un approccio diverso rispetto all\u2019utilizzo del colore, con anche per\u00f2 ulteriori problemi tecnici che possono influenzare le fotografie, lasciando meno spazio all\u2019immaginazione. Rifiutano, almeno in teoria ed ispirandosi a idee pre belliche, ci\u00f2 che \u00e8 il trucco tecnico, il falso e il ritocco. Non hanno il gusto per le manipolazioni n\u00e9 per le composizioni audaci, cercano di riprodurre la realt\u00e0 che si presenta loro sul momento, atteggiamento forse ereditato dalla fotografia documentaria, e non vogliono infatti ricostruire la scena. Questo rifiuto per il cambiamento per\u00f2 \u00e8 ora visto solo come una pura teoria dopo la scoperta che \u201cIl bacio davanti all\u2019Hotel De Ville\u201d di Doisneau era stato organizzato insieme a due attori, cosa ben diversa dalle fotografie invece fatte su commissione come quelle di Ronis. Anche la stampa e la qualit\u00e0 di stampa ha il suo valore nella fotografia umanista, al punto che lo stesso formato va a condizionare anche l\u2019impaginazione dei giornali dell\u2019epoca. Bisogna per\u00f2 aspettare il 1955 con l\u2019introduzione di nuovi obiettivi e pellicole pi\u00f9 veloci, come l\u2019introduzione nel mercato della pellicola Tri-X caricata su un dispositivo 24&#215;36, per avere un\u2019ulteriore rivoluzione nella fotografia, che per\u00f2 sembra toccare solo di sfuggita quella umanista, se si considera la fine, apparente, del movimento a fine anni \u201860. Gyula Hal\u00e1sz, detto Brassa\u00ef, ha legato il proprio nome alla citt\u00e0 di Parigi. Am\u00f2 Parigi di notte o sotto la pioggia, ne fotograf\u00f2 le ville, i giardini, il lungosenna e le stradine senza tempo dei quartieri antichi. La sua opera costituisce una sorta di prolungamento pi\u00f9 intensamente noir dei \u2018luoghi del delitto\u2019 di Atget, rispetto al quale si differenzia soprattutto per la grande importanza accordata alle persone nei suoi scatti. Il legame del fotografo con la terra d\u2019origine era parimenti cruciale, tanto \u00e8 vero che il suo pseudonimo deriva da l\u00ec: Brassa\u00ef significa \u201cdi Bra\u015fov\u201d, e si riferisce alla sua cittadina natale (che, anche se oggi fa parte della Romania, all\u2019epoca era nella Transilvania ungherese).Una volta radicato nelle viscere del territorio parigino, ad ogni modo, la sua attenzione fotografica nei confronti della citt\u00e0 divent\u00f2 assoluta. Brassa\u00ef aveva gi\u00e0 vissuto a Parigi da bambino, a partire dai tre anni, quando suo padre ottenne la cattedra di professore di letteratura alla Sorbona. Tornato in patria per studiare all&#8217;Accademia di belle arti di Budapest prima di arruolarsi nella cavalleria dell&#8217;esercito austroungarico durante la prima guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1920 and\u00f2 a vivere a Berlino, lavorando come giornalista e riprendendo gli studi all&#8217;Accademia. Nel 1924 si trasfer\u00ec definitivamente a Parigi, andando a vivere a Montparnasse e diventando grande amico dei molti intellettuali che frequentavano il quartiere, come Jacques Prevert e Henry Miller. Brassa\u00ef pu\u00f2 essere considerato il fotografo \u2018gemello\u2019 di Kertesz: i due si conobbero non appena il primo giunse a Parigi nel 1925, essendo entrambi parte di una piccola cerchia di bohemienne ungheresi. Fu Kertesz ad insegnare a Brassa\u00ef a fotografare di notte, ma viceversa Paris de nuit (1933), il libro fotografico di quest\u2019ultimo funger\u00e0 da modello di Kertesz dell\u2019anno successivo. Entrambi lavoreranno poi negli Stati Uniti dopo la guerra (per un certo periodo presso la medesima rivista, Harper\u2019s Bazaar). Dal punto di vista dello sviluppo dei loro percorsi artistici, nelle traiettorie di Kertesz e Brassa\u00ef possiamo rintracciare come una struttura chiasmica: se il primo partiva da una forte intuizione e per lui la fotografia era inizialmente innanzitutto intuizione umanistica, e solo in seguito, come abbiamo visto, and\u00f2 acquisendo idee formali che presero ad influenzare pi\u00f9 nettamente il suo lavoro, il secondo aveva viceversa una preparazione accademica che lo dotava di un formalismo di partenza, da cui impar\u00f2 poi a liberarsi con il tempo. \u00c8 assai probabile che l\u2019influenza reciproca abbia avuto un peso notevole in questi sviluppi. In Paris La Nuit il formalismo \u00e8 evidentissimo; Parigi vi appare quasi deserta, per lo pi\u00f9 inanimata, e quando compaiono delle persone, esse risultano subordinate o incorporate negli elementi grafici. In alcune foto \u00e8 per\u00f2 possibile presagire un maggior interesse per le figure e le vicende umane, che il nostro in seguito svilupper\u00e0 ampiamente: scatti rubati da un Brassa\u00ef voyeur notturno, queste immagini di due amanti sembrano dei fotogrammi di un film dell\u2019epoca, e ci dicono molto sulle influenze reciproche che il cinema e la fotografia hanno evidentemente esercitato l\u2019uno sull\u2019altro. In una foto \u00e8 inoltre evidente l\u2019intrecciarsi del discorso sulla notte e sull\u2019amore con una maggiore sensibilit\u00e0 alla problematica sociale: una tematica sviluppata ancor pi\u00f9 chiaramente in un\u2019altra delle immagini di Paris la nuit, quella Clochards sotto Pont-Neuf (1932) alla pagina seguente, che sembra ironizzare sull\u2019idea di Parigi come Ville des lumieres, citt\u00e0 delle luci, giustapponendo l\u2019elegante lampione della parte superiore con la luce del fal\u00f2 della parte inferiore. Il progetto successivo di Brassa\u00ef, Paris plaisir, \u00e8 un\u2019indagine ben pi\u00f9 approfondita sui bassifondi di Parigi. Intrufolandosi in caf\u00e8 e locali malfamati nelle ore piccole della notte, Brassa\u00ef andava alla ricerca di quella \u2018bellezza delle cose sinistre\u2019 di cui parlava il suo amico Prevert, che spesso lo accompagnava in queste peregrinazioni. Nel suo lavoro pi\u00f9 che in quello di chiunque altro l\u2019idea della strada \u00e8 estesa ai locali adiacenti al manto stradale in senso stretto: d\u2019altronde le sue fotografie spesso danno l\u2019impressione di un temerario attraversamento delle consuete barriere tra pubblico e privato, accedendo perfino all\u2019intimit\u00e0 delle stanze degli alberghi ad ore ed in generale dipingendo un mondo in cui crimine e trasgressione sessuale si intrecciano con facilit\u00e0. Rimane un forte dubbio circa la natura veramente istantanea di alcune di queste fotografie. D\u2019altra parte Brassa\u00ef stesso dichiar\u00f2 in varie interviste che detestava le istantanee. Per poter scattare le proprie immagini egli non si affidava infatti ad un effetto sorpresa, come aveva fatto a suo tempo Riis e come far\u00e0, tra gli altri, Weegee. Brassa\u00ef soleva piuttosto coltivarsi le amicizie dei personaggi a volte pochissimo raccomandabili che frequentavano questo milieu, e talvolta agiva proprio come un regista, fabbricando immagini scandalose a bella posta. D\u2019altra parte i criminali collaboravano anche perch\u00e9 erano vanitosi e gli piaceva leggere delle proprie gesta e vedersi ritratti su riviste di quart\u2019ordine come Le scandale, su cui pure Brassa\u00ef pubblic\u00f2 numerosi scatti prima di raccoglierli in volume. L\u2019elemento artificioso di queste immagini in definitiva dunque non ci disturba pi\u00f9 di tanto: si percepisce infatti che sarebbe inutile inseguire una naturalit\u00e0 in questo mondo in cui il comportamento pi\u00f9 naturale \u00e8 proprio la posa. A questo proposito si veda l\u2019insistenza di Brassa\u00ef sugli specchi, superfici riflettenti che raddoppiano le identit\u00e0 e le alterano, permettendo al fotografo e dunque a noi di vedere la stessa scena da numerosi punti di vista leggermente diversi, anche se convergenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009971\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009971\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?fit=2500%2C1667&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2500,1667\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Cesare Gerolimetto&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"museibassano_67373d2bd262c\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009971\" style=\"width:1182px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=2048%2C1366&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=2000%2C1334&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2bd262c.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ampliando il visibile, il mondo viene scomposto in piani in modo da minare le fondamenta stesse dell\u2019idea di una realt\u00e0 unica e univoca: in questo senso la sperimentazione di Brassa\u00ef ha una certa affinit\u00e0 con le sperimentazioni cubiste di scomposizione dei piani esemplificate al meglio dalle opere di Picasso. Si veda poi lo scatto&nbsp; che sembra un rifacimento voluto del celeberrimo quadro di Manet del Bar alle Folies Berg\u00e8re: anche se le ragazze ritratte nella foto sono delle clienti di un bar e non una cameriera come nel dipinto, ed il loro entusiasmo nell\u2019essere fotografate non trova corrispondenza nel viso mesto della ragazza ritratta dal pittore impressionista, la similitudine strutturale attesta il costante rifarsi del fotografo alla propria formazione accademica, anche in questa serie cos\u00ec dominata dall\u2019elemento umano. Nelle migliori foto di Brassa\u00ef infatti la ricerca estetica e la vividezza delle emozioni sono come due correnti opposte che navigano sulle diagonali dell\u2019inquadratura tenendosi reciprocamente in equilibrio. Altrettanto straordinaria \u00e8 la galleria di immagini dei protagonisti di quegli anni leggendari: scrittori, artisti, musicisti, personaggi del mondo della moda e dello spettacolo, ma anche le persone pi\u00f9 umili, come i venditori ambulanti e i lavoratori delle Halles che, visti assieme, compongono un ritratto corale di poetica bellezza. Nelle sue passeggiate, Brassa\u00ef non si limita alla rappresentazione del paesaggio o alle vedute architettoniche, ma si avventura anche in spazi interni pi\u00f9 intimi e confinati, dove la societ\u00e0 si incontra e si diverte. La vicinanza al movimento surrealista e l\u2019amicizia con artisti e scrittori celebri come Dal\u00ed, Matisse, Pr\u00e9vert e Picasso gli apre infine le porte dei salotti intellettuali, permettendogli di partecipare allo straordinario fermento culturale che invest\u00ec Parigi in quegli anni irripetibili. Genio poliedrico dal multiforme talento &#8211; si \u00e8 cimentato con il disegno, la pittura, la scultura ma anche con la scrittura &#8211; Brassa\u00ef trova nella fotografia il mezzo perfetto con cui affrontare il reale. L\u2019obiettivo \u00e8 un filtro che gli permette di depurare il mondo che lo circonda dalle convenzioni e dalle consuetudini, trasformando anche l\u2019oggetto pi\u00f9 banale in qualcosa di sorprendente: \u201cSe tutto pu\u00f2 diventare banale, tutto pu\u00f2 ridiventare meraviglioso: che cos\u2019\u00e8 il banale se non il meraviglioso impoverito dall\u2019abitudine?\u201d afferma infatti l\u2019artista. Le sue pi\u00f9 celebri immagini, come la serie Parigi di notte e le foto che hanno ispirato la nascente poetica del Surrealismo e quelle della serie Graffiti che hanno precorso la poetica dell\u2019Informale e dell\u2019Art Brut, accompagnate da una selezione di sculture, un arazzo, documenti e oggetti appartenuti all\u2019artista, si articoleranno in un percorso espositivo di dieci sezioni tematiche che immergeranno il visitatore nelle sofisticate e misteriose atmosfere della capitale francese della prima met\u00e0 del Novecento, meta di artisti e intellettuali, \u201ccitt\u00e0 spettacolo\u201d che seduce e rapisce. La mostra sar\u00e0 inoltre accompagnata da una &nbsp;&nbsp;pubblicazione curata da Philippe Ribeyrolles, studioso nonch\u00e9 nipote del grande fotografo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Biografia di Brassai<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Brassai, pseudonimo di Gyula Hal\u00e1sz (1899-1984), \u00e8 stato un famoso fotografo, scrittore e scultore di origine ungherese. Nato il 9 settembre 1899 a Brass\u00f3, Transilvania (ora parte della Romania), Brassai trascorse la maggior parte della sua vita e della sua carriera a Parigi, diventando noto per le sue fotografie iconiche della citt\u00e0. Dopo aver studiato pittura e scultura all&#8217;Accademia di Belle Arti di Budapest, Brassai si trasfer\u00ec a Parigi nel 1924, dove si dedic\u00f2 alla fotografia. Durante i suoi primi anni a Parigi, lavor\u00f2 come giornalista e scrisse per diverse riviste ungheresi. Fu in questo periodo che decise di adottare il nome d&#8217;arte \u00abBrassai\u00bb, prendendo ispirazione dal suo luogo di nascita, Brass\u00f3. Brassai inizi\u00f2 a fotografare le strade di Parigi di notte, catturando l&#8217;atmosfera misteriosa e la vita notturna della citt\u00e0. Le sue immagini spesso ritraevano prostitute, avventori di caff\u00e8, lavoratori notturni e altri personaggi della notte parigina. Il suo lavoro era caratterizzato da un approccio realista, ma al contempo poetico e suggestivo, che gli valse l&#8217;apprezzamento critico e il riconoscimento internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1933, Brassai pubblic\u00f2 il suo primo libro di fotografie intitolato \u00abParigi di notte\u00bb (Paris de Nuit), che divenne un grande successo e lo rese famoso. Il libro conteneva una raccolta delle sue fotografie pi\u00f9 significative, accompagnate da testi scritti dallo stesso Brassai, in cui raccontava le storie dietro le immagini. \u00abParigi di notte\u00bb \u00e8 ancora oggi considerato uno dei libri di fotografia pi\u00f9 importanti e influenti del XX secolo. Nel corso della sua carriera, Brassai fotograf\u00f2 anche molti artisti e intellettuali parigini famosi, come Pablo Picasso, Henri Matisse, Salvador Dal\u00ed e molti altri. Le sue fotografie ritraevano spesso gli artisti nel loro ambiente creativo, fornendo uno sguardo intimo e autentico sulla vita artistica dell&#8217;epoca. Oltre alla fotografia, Brassai scrisse diversi libri e saggi sull&#8217;arte e la fotografia, esplorando temi come l&#8217;estetica, la creativit\u00e0 e il processo artistico. Le sue opere letterarie, come \u00abThe Secret Paris of the 30s\u00bb e \u00abConversations with Picasso\u00bb, offrono un&#8217;ulteriore prospettiva sulla sua esperienza e sulla sua comprensione dell&#8217;arte. Brassai continu\u00f2 a lavorare come fotografo e scrittore per tutta la sua vita, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti per il suo contributo alla fotografia. Mor\u00ec il 8 luglio 1984 a Beaulieu-sur-Mer, in Francia, lasciando un&#8217;impronta duratura nella storia della fotografia come uno dei grandi maestri del suo tempo. Le sue fotografie sono ancora oggi ammirate per la loro capacit\u00e0 di catturare l&#8217;anima di Parigi e per la loro sensibilit\u00e0 estetica unica.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Civico di Bassano del Grappa \u2013 Vicenza<\/p>\n\n\n\n<p>Brassa\u00ef. L\u2019occhio di Parigi<\/p>\n\n\n\n<p>dal 16 Novembre 2024 al 21 Aprile 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Brassa\u00ef. L\u2019occhio di Parigi Museo Civico di Bassano del Grappa&nbsp; Courtesy- museibassano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 21 Aprile 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Civico di Bassano del Grappa- Vicenza la mostra dedicata a Brassai- \u2018Brassa\u00ef. L\u2019occhio di Parigi\u2019, a cura di Philippe Ribeyrolles e Barbara Guidi. L\u2019esposizione&nbsp; realizzata in collaborazione con Silvana Editoriale e con l\u2019Estate Brassa\u00ef Succession,&nbsp; presenta quasi 200 stampe d\u2019epoca, oltre a sculture, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000009967,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000009966","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/museibassano_67373d2c41a0f.jpg?fit=1500%2C1000&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009966","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000009966"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000009972,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009966\/revisions\/1000009972"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000009967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000009966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000009966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000009966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}