{"id":1000009738,"date":"2024-11-13T16:14:47","date_gmt":"2024-11-13T19:14:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009738"},"modified":"2024-11-13T16:14:48","modified_gmt":"2024-11-13T19:14:48","slug":"storia-della-canzone-napoletana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009738","title":{"rendered":"Storia della Canzone Napoletana"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla Storia della Canzone Napoletana apro il mio saggio dicendo : Spulciando i libri che si occupano di canzone napoletana, una cosa che mi colpisce immediatamente \u00e8 la scarsit\u00e0 generalizzata, tranne che in rari casi, di riferimenti veri e propri ai testi musicali. Per gran parte degli studiosi la canzone napoletana \u00e8 rappresentata soprattutto dal testo verbale, dalle parole; la musica viene vista come un fatto di secondo ordine, quasi un orpello, la cui presenza o meno non sembra essenziale all\u2019illustrazione del fenomeno che, bene o male, resta per\u00f2 di carattere eminentemente musicale. Provando ad individuare i motivi di una tale vistosa lacuna, ci si potrebbe indirizzare verso il carattere di \u201cintrattenimento\u201d con cui questa forma musicale \u00e8 stata per lungo tempo marchiata, cosa che le ha impedito di assurgere in tempi brevi al rango di vera e propria espressione artistica riconosciuta. Aggiungendo l\u2019ambiguo confine fra musicologia ed etnomusicologia entro il quale essa viene solitamente collocata e la relativamente recente affermazione in Italia di queste branche di studi, si pu\u00f2 comprendere come, a distanza di quasi due secoli dal suo nascere, la canzone napoletana non abbia ancora rappresentato, se non in pochi casi, un allettante campo per una ricerca davvero approfondita che avesse il fine di sviscerare le modalit\u00e0 della sua nascita, della sua clamorosa affermazione internazionale e dell\u2019eco che suscita tuttora, sia pure con modalit\u00e0 ed in misura diversa rispetto al passato. Il vezzo di considerare di non particolare pregnanza l\u2019aspetto squisitamente musicale \u00e8 da ascrivere sia alla bibliografia recente e relativamente recente che a quella pi\u00f9 antica. In una delle prime opere sull\u2019argomento, curata da Gaetano Amalfi, si afferma: \u00abGuglielmo Cottrau credo debba intendersi essere piuttosto autore della musica che delle parole, evidentemente di origine popolare, quantunque anche la musica molto abbia attinto alla vena del popolo\u00bb. &nbsp;L\u2019aspetto musicale sembra essere considerato non proprio primario per gli studiosi dell\u2019epoca: in genere autore della canzone \u00e8 considerato colui che ne ha scritto le parole. In questa occasione, con una visione di derivazione forse romantica, autore viene considerato il popolo in generale. Pi\u00f9 avanti G. Amalfi ed anche nei lavori di Maria Ballanti scrive: \u00abLa storia della canzone napoletana dovrebbe farsi da chi, al tempo stesso, fosse un esteta, un letterato, per le parole, e un musicista. Quindi esaminare: prima la poesia (il manichino), poi la musica (il vestito che lo copre, le pieghe del panneggiamento, la veste, etc.), indi l\u2019esito, per fama, per giornali coscienziosi, non interessati,\u00bb. Dunque, secondo questa visione delle cose, sarebbe il caso di prendere in considerazione in primo luogo la poesia che rappresenterebbe il nocciolo della canzone, il corpo, e solo dopo la musica che sarebbe cos\u00ec un qualcosa di sovrapposto e sostituibile come i vestiti su un manichino ed Aniello Costagliola Specie agli albori dell\u2019affermazione di questa forma musicale, capit\u00f2 che gli stessi compositori involontariamente favorissero con il loro comportamento un atteggiamento improntato alla magnificazione del testo piuttosto che della musica. Memorabile il caso di Guillaume Cottrau e Francesco Florimo che sulle parole di A core a core cu Raziella mia elaborarono melodie lontanissime l\u2019una dall\u2019altra, incentivando cos\u00ec la propensione a concepire il testo verbale, piuttosto che la musica, come l\u2019elemento distintivo della canzone. Si sono per\u00f2 verificati anche casi, sia pure in diverso contesto, di uguale musica su diverse parole. Accadde con le canzoni di risposta &nbsp;pensiamo a Te voglio bene assaje, la quale ebbe un successo straordinario ed era cantata notte e giorno in tutti gli angoli pi\u00f9 riposti della citt\u00e0 e dei dintorni. Sul motivo di questa canzone furono successivamente confezionati un notevole numero di brani con testi diversi che esprimevano il fastidio per il dover sentire e risentire continuamente in giro per Napoli sempre lo stesso ritornello canoro. non ci si discosta molto da questa linea e l\u2019attenzione \u00e8 sempre prevalentemente direzionata sugli aspetti poetici, con frequenti citazioni di versi. Dei contenuti specificamente musicali quasi nessuna traccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro della Ballanti si segnala per\u00f2 per una certa attenzione verso le figure di Guglielmo Cottrau e di suo figlio Teodoro che vengono riconosciuti di fondamentale importanza, nella loro qualit\u00e0 di compositori, arrangiatori ed editori, per il primo affermarsi della canzone. Come vedremo, la cosa non \u00e8 invece del tutto scontata per buona parte del resto della bibliografia. Nel corpus bibliografico della canzone napoletana non molto semplice \u00e8 individuare quali siano le notizie effettivamente di prima mano e che abbiano una base documentale solida. Frequente \u00e8 la riproposizione di luoghi comuni basati su affermazioni non documentate, o false, o interpretate a proprio uso e consumo, apparse in pubblicazioni anteriori. Questo tipo di errori pu\u00f2 essere dovuto al fatto che non ci si \u00e8 curati di consultare i testi originali ma ci si \u00e8 limitati a riportare un qualcosa di seconda mano gi\u00e0 erroneo, oppure perch\u00e9 si \u00e8 voluto leggere nel testo originale ci\u00f2 che magari si desiderava vedere scritto. Ha fatto scuola e storia in tal senso la famosa manipolazione perpetrata da Salvatore Di Giacomo sulla \u201ccopiella\u201d del testo della canzone Michelemm\u00e0. Di Giacomo, convinto, magari in buona fede, che la canzone fosse del pittore napoletano Salvator Rosa, vissuto nel \u2018600, per accreditare tale tesi cre\u00f2 e fece circolare un vero e proprio falso di una presunta antica copiella di tale canzone nella quale, oltre al testo verbale e a un disegno illustrativo, era riportato il nome del presunto autore. La canzone venne inserita in una pubblicazione di Di Giacomo e solo alcuni anni dopo, nel 1911, Benedetto Croce, nei suoi Saggi sulla letteratura italiana del \u2018600, svel\u00f2 l\u2019equivoco risale con ogni probabilit\u00e0 al 1770, quando l\u2019inglese Charles Burney, compositore e storico della musica, acquist\u00f2 a Roma un album di brani musicali che aveva, come introduzione ad uno di essi, l\u2019indicazione: \u201cLe seguenti arie sono di Salvator Rosa, parole e musica\u201d. Qualche tempo dopo Burney, tratto in inganno da questa scritta, in una sua opera avall\u00f2 questa inconsistente leggenda. In seguito altri musicologi si accorsero che, all\u2019interno dell\u2019album, gran parte delle composizioni erano di epoca successiva e solo pochissime composizioni, solo per la parte poetica, erano attribuibili a Salvator Rosa. ufficializzava la falsificazione affermando \u00abche la canzonetta Michelemm\u00e0 \u00e8 attribuita al Rosa senza fondamento alcuno, e che il facsimile di vecchia stampa, nel quale \u00e8 presentata, \u00e8 una scherzosa invenzione dello stesso Di Giacomo.\u00bb&nbsp; A Di Giacomo va ricondotta anche l\u2019arbitraria attribuzione a Donizetti, senza adeguata base documentale, della musica di Te voglio bene assaje, cos\u00ec come l\u2019affermazione che la stessa canzone fosse apparsa per la prima volta al concorso di Piedigrotta del 1835. Diversi studiosi di epoca successiva, a cominciare da Ettore De Mura, La cosa che colpisce \u00e8 la disinvoltura con la quale Di Giacomo, prestigioso autore di testi di canzoni napoletane di successo, confeziona la falsa copiella, la pubblica pure tranquillamente in una sua opera in cui sostiene la propria tesi palesemente infondata, il tutto buttandosi dietro le spalle si incaricarono di smentire tali tesi. La cosa che colpisce \u00e8 la disinvoltura con la quale Di Giacomo, prestigioso autore di testi di canzoni napoletane di successo, confeziona la falsa copiella, la pubblica pure tranquillamente in una sua opera in cui sostiene la propria tesi palesemente infondata, il tutto buttandosi dietro le spalle un\u2019onest\u00e0 intellettuale di base che dovrebbe contraddistinguere chi si occupa di ricerche culturali. Se un personaggio come Di Giacomo che, nell\u2019ambito della canzone napoletana ha goduto, anche giustamente, di una fama e di un prestigio riconosciuti, si \u00e8 tranquillamente imbarcato in un\u2019operazione di falsificazione storica, quante saranno le notizie non accreditate e superficiali che sono circolate e circolano ancora nell\u2019ambito della bibliografia sulla canzone napoletana? Per quanto concerne l\u2019utilizzo dei testi musicali, nel limitato numero di casi in cui nelle opere c\u2019\u00e8 una presa in considerazione degli stessi, in genere, anche per i brani pi\u00f9 antichi, ci si rif\u00e0 ad edizioni sempre molto successive che costituiscono di fatto una rielaborazione, anche melodica, di quelle che erano le versioni originarie. Accade cos\u00ec nella Storia della Canzone Napoletana di Aurelio Fierro &nbsp;del 1994 , la quale riporta integralmente un elevato numero di spartiti anche di canzoni antiche. Il riferimento principe sono i tre volumi de l\u2019Eco di Napoli,&nbsp; apparsi fra il 1877 ed 1883 ad opera di Vincenzo De Meglio per le edizioni Ricordi. Lo stesso succede per gran parte degli stralci di brani riportati nella Storia della Canzone Napoletana di Vittorio Paliotti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"976\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"1000009742\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009742\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Authors_of_classic_Neapolitan_songs.jpg?fit=1016%2C1066&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1016,1066\" data-comments-opened=\"0\" 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Questa raccolta, ancora in commercio dopo 130 anni, \u00e8 quella che pi\u00f9 facilmente ci si pu\u00f2 procurare. La si pu\u00f2 tuttora acquistare o ordinare tranquillamente nei principali negozi di musica o via internet. Dai vizi originari di questa edizione sono derivati un buon numero di equivoci sulla storia della canzone napoletana. Eppure la raccolta Ricordi curata da De Meglio, per un gran numero di canzoni, \u00e8 basata su quella, apparsa nel 1865 per le edizioni Cottrau, che raccoglieva tutti i brani composti o elaborati da Guglielmo Cottrau. riveduta e ristampata varie volte, anche di recente, nel corso degli anni, ma la cui edizione originaria data 1958. Le trascrizioni di De Meglio di un numero elevato di brani, ben 150, hanno costituito a lungo, e continuano a costituire ancora adesso, il punto di riferimento principale anche per i brani pi\u00f9 antichi, pur se non di rado la loro linea melodica \u00e8 stata sensibilmente modificata rispetto alle versioni originali che sono in genere anteriori di un tempo compreso fra i quaranta e i sessanta anni. In quella edizione tutti i 113 brani che ne facevano parte erano attribuiti a Guglielmo Cottrau. Perch\u00e9 De Meglio e Ricordi, appena una quindicina di anni dopo, sembrano avere una specie di allergia a far comparire il nome di questo autore davanti alla musica di qualsiasi canzone? La cosa \u00e8 davvero sorprendente, perch\u00e9 il silenzio totale si verifica non solo nei confronti di Guglielmo, ma pure di Teodoro: anche il brano Santa Lucia, del quale l\u2019attribuzione a Teodoro Cottrau \u00e8 stata da sempre indiscussa, vi compare del tutto anonimo sia in relazione al testo che alla musica. Il vero problema potrebbe essere che, quando comparvero le prime edizioni Ricordi dell\u2019opera di De Meglio (1877), lo Stabilimento Musicale Partenopeo di Teodoro Cottrau era ancora attivo. Teodoro muore solo nel 1879 e la casa editrice cessa del tutto la sua attivit\u00e0 molti anni dopo. Far comparire il nome Cottrau, una ditta concorrente che a Ricordi probabilmente faceva ancora paura, sia pure di striscio e solo come autore di un brano, non era forse consigliabile. Il silenzio su Cottrau non \u00e8 cos\u00ec solo una sorta di \u201ccongiura\u201d bibliografica, come giustamente indicato da Laura Calella, Il nome di Cottrau \u00e8 cos\u00ec quasi ignorato da molti studi sulla canzone napoletana, a cominciare da Di Giacomo che, pur scusandosi in seguito in un articolo di tale trascuranza, ma anche \u201ctipografica\u201d. E\u2019 una specie di silenzio mediatico paragonabile a quello che pu\u00f2 verificarsi oggi quando un gruppo di importanti televisioni o giornali decide di ignorare un evento. Il nome di Cottrau \u00e8 cos\u00ec quasi ignorato da molti studi sulla canzone napoletana, a cominciare da Di Giacomo che, pur scusandosi in seguito in un articolo di tale trascuranza ha di fatto costituito un riferimento essenziale per i lavori successivi di altri autori che hanno cos\u00ec continuato a ricercare le origini della canzone napoletana in oscuri e mitici eventi collocati nella notte dei tempi. Fino al 1885, data della pubblicazione delle Lettres d\u2019un m\u00e9lomane, come si deduce dalle contemporanee recensioni sull\u2019opera e come messo in evidenza anche da Laura Calella, solo pochi mettevano in dubbio il ruolo fondamentale che Guglielmo Cottrau aveva esercitato nell\u2019affermazione della canzone napoletana. Sono proprio quelli gli anni decisivi in cui si determina il destino della storiografia della canzone, che ripiega verso direzioni tendenti a farne risaltare sostanzialmente pi\u00f9 il ruolo di supporto a tutta una serie di operazioni di tipo commerciale che hanno come fine la promozione e il lancio della canzone e di ci\u00f2 che gira attorno ad essa, rispetto al reale accertamento della verit\u00e0 storica. E\u2019 del 1881 la breve biografia di Cottrau, apparsa per i tipi della Marghieri di Napoli, ad opera di Edoardo Cerillo che usa lo pseudonimo di Lylircus. In questo libro i meriti di Guglielmo Cottrau, ed anche di Teodoro, riguardo la creazione e diffusione della canzone napoletana sonno messi adeguatamente in risalto. Cerillo si spinge fino a fare, verso la fine del libro, il seguente esempio musicale in relazione all\u2019inizio melodico di un certo numero di arie napoletane di Cottrau. Non meno di cinque canzoni, sostiene Cerillo, cominciano con questo tema e ne elenca, nell\u2019ordine, anche i titoli: Fenesta vascia, Antoni\u00e0, Mme donaste nu milo muzzecato, S\u2019\u00e8 aperta na cantina, Fenesta che lucive e mmo non luce. La cosa \u00e8 sostanzialmente vera. Solo a lasciare un po\u2019 perplessi \u00e8 l\u2019inserimento fra le canzoni con inizio comune, addirittura al primo posto, di Fenesta vascia. L\u2019edizione del 1865 di tale canzone, dunque risalente ad appena quindici anni prima, apparsa nella Raccolta completa della canzoni napoletane composte da Guglielmo Cottrau (edita dallo Stabilimento Musicale Partenopeo di Teodoro Cottrau), conformemente all\u2019edizione del 1824, ha un inizio melodico con intervalli piuttosto diversi. A parte, ovviamente, la differenza di tonalit\u00e0 rispetto all\u2019esempio indicato da Cerillo, dalla terza nota in poi l\u2019andamento melodico \u00e8 diverso, pur restando ascendente. C\u2019\u00e8 un procedere di tipo cromatico che non consentirebbe di inserire il brano, nel gruppetto di esempi proposti, addirittura al primo posto. Tutto lascia pensare che, gi\u00e0 nel 1881, Cerillo non si rifacesse tanto alle edizioni dello Stabilimento Cottrau per la consultazione delle musiche, ma piuttosto al primo volume della raccolta Eco di Napoli di De Meglio edito da Ricordi,. che aveva visto la luce gi\u00e0 nel 1877, e nel quale il brano Fenesta vascia \u00e8 melodicamente modificato proprio nei termini in cui \u00e8 presentato da Cerillo. In questo stesso primo volume compaiono anche Antoni\u00e0 e Fenesta che lucive. Sono questi gli anni in cui, morto Teodoro, il predominio tipografico passa nelle mani di Ricordi e le vecchie edizioni di Girard-Cottrau vengono progressivamente dimenticate. Le versioni delle canzoni che De Meglio aveva curato per la casa milanese sono quelle che circolano e che di fatto costituiscono anche il riferimento filologico per quei pochi studi che, sia pure di sfuggita, prendono in considerazione i testi musicali. Il predominio tipografico prelude a quello che sar\u00e0 il successivo predominio bibliografico. Se gli autori, pur rifacendosi alle partiture di Ricordi, tengono ancora in alta considerazione la figura di Guglielmo Cottrau, come nel caso di Cerillo, ci\u00f2 non accadr\u00e0 per lungo tempo. Documento della situazione storiografica ancora ambivalente \u00e8 pure un\u2019opera di Giovanni Masutto del 1884, Maestri di musica italiani del sec. XIX,\u00a0 pubblicata quindi ancor prima delle Lettres d\u2019un m\u00e9lomane che sono dell\u2019anno successivo, nella quale si scrive testualmente riguardo a Guglielmo Cottrau: \u00abIl suo nome si rese notissimo per la pubblicazione delle Canzoni napoletane, che divennero popolari, non solo a Napoli, ma per l\u2019intera Italia, e furono cantate in tutto il mondo. Il principale merito artistico di Guglielmo Cottrau \u00e8 la sua facolt\u00e0 assimilatrice, colla quale egli concret\u00f2 la nenia popolare, vaga, indeterminata, incerta, nella canzone, assoggettandola al ritmo e alla quadratura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"443\" data-attachment-id=\"1000009741\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009741\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?fit=750%2C443&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"750,443\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?fit=300%2C177&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?fit=750%2C443&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?resize=750%2C443&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009741\" style=\"width:1156px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?w=750&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/teatro.it_Sergio-Bruni-Renato-Carosone-Roberto-Murolo.jpg?resize=300%2C177&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p> E\u2019 cos\u00ec che trascrisse, modific\u00f2 e compil\u00f2 informi cantilene popolari, dando loro forma di canzone. Per\u00f2 molte altre egli ne cre\u00f2 di sana pianta, e non meno pregevoli delle prime; per queste ultime egli scriveva nell\u2019istesso tempo e la musica e le parole. Queste canzoni, trascritte o inventate, vennero in luce successivamente nel 1825-27-29 nei Passatempi musicali. Guglielmo Cottrau \u00e8 quindi fino a questo momento considerato il padre della canzone napoletana. Ma la sua fortuna bibliografica, dopo la perdita del predominio tipografico, non durer\u00e0 ancora a lungo. A contribuire a generare una fama negativa nei confronti di Guglielmo Cottrau, saranno anche alcuni errori del figlio Teodoro che, nell\u2019ansia di combattere la pirateria e di assicurarsi i diritti sulle canzoni del padre che gli venivano contestati, finir\u00e0 per favorire la circolazione di un\u2019immagine di Guglielmo come appropriatore di opere altrui e maneggiatore di cose editoriali. Esemplare \u00e8 il caso dell\u2019arietta siciliana Nici mia comu si fa la quale, nella sua prima uscita nel 1824 all\u2019interno del primo fascicolo dei Passatempi musicali, veniva attribuita a \u00bb Da questa indagine storiografica e bibliografica, possiamo dire che due anime in conflitto siano presenti nella canzone napoletana: una intellettuale e fantastica ed un\u2019altra popolare e realistica. Le due anime, distintesi e separatesi a ridosso del periodo postunitario, esprimono due atteggiamenti contrapposti che permeano di s\u00e9 tutto quello che interagisce con la canzone, bibliografia compresa. Da qui atteggiamenti contrastanti volti, a seconda dei casi, verso l\u2019aneddotica fantasiosa o verso la ricostruzione fedele; contrassegnati dalla timida riverenza nei confronti dei grandi editori dell\u2019Italia postunitaria o dalla rivendicazione di un\u2019originalit\u00e0 peculiare e localistica; anche la situazione attuale della produzione di canzoni napoletane \u00e8 sostanzialmente contrassegnata da questo dualismo. Negli ultimi decenni tutto un sottobosco discografico di canzoni napoletane di produzione semplice ed artigianale e che ha come principali fruitori giovani e meno giovani dei ceti pi\u00f9 disagiati ha conosciuto un certo fulgore, in opposizione ad una produzione di tipo pi\u00f9 impegnato ed intellettuale, dal target meno circoscritto e pi\u00f9 diffuso, e con maggiore rappresentanza sui media. Di fatto, la vecchia spaccatura poetica e sociale che ebbe sensibile manifestazione ai tempi di Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo, e che determin\u00f2 sostanziali ripercussioni anche sugli sviluppi bibliografici relativi alla canzone, \u00e8 tuttora presente. Forse la canzone napoletana, scegliendo in quel momento una via pi\u00f9 intellettuale ed extralocalistica e oscurando i riflettori su tutto un mondo in cui si dibattevano le componenti meno privilegiate della popolazione, ha un po\u2019 decretato la propria futura estinzione. La situazione ci sembra trovare caratteristica risonanza in un breve e singolare componimento di Pasquale Rocco\u00a0 dal titolo Nun \u00e8 overo che ci sembra il caso di proporvi: No, nun \u2018e state a sentere \u2018e canzone! Chistu mare \u00e8 celesto, \u2018o cielo \u00e8 d\u2019oro, ma stu paese nun \u00e8 sempe allero. Nun sponta sempe \u2018a luna a Marechiaro e nun se canta e se fa sempe \u2018ammore: cheste so\u2019 fantasie p\u2019 \u2018e furastiere. Si vuie vulite bene a stu paese, fermateve nu poco dint\u2019 \u2018e viche, guardate dint\u2019 \u2018e vasce e fore \u2018e chiese! Venite, assieme a me, p\u2019 \u2018e strate antiche: invece \u2018e cammen\u00e0 vicino \u2018o mare, parlate cu chi soffre e chi fatica. Quanta malincunia p\u2019 \u2018e ccase scure add\u00f2 nun trase st\u2019aria \u2018e primmavera! Guardate quanta sante attorno \u2018e mmure! Sta gente puverella crede a Dio, patisce rassegnata e pare allera: e chi \u00e8 cecato canta \u00abO sole mio!\u00bb N&#8217;hanno chiagnute lacreme ll&#8217;artiste: e quante ne so&#8217; muorte \u2018int\u2019 \u2018o spitale! Stu paese d\u2019 \u2018o sole comm\u2019\u00e8 triste. Io vedo comm\u2019a n&#8217;ombra a ogne puntone e penzo a\u2019 gente ca lle manca \u2018o ppane\u2026 quanta busc\u00ece ca diceno \u2018e canzone! Vorremo ricordare ancora che nel dopoguerra inizia ha dominare la scena il grande Renato Carosone con la grande fusione la tarantella e gli strumenti tipici del jazz ci furono altri grandi nomi che diedero lustro alla canzone napoletana Sergio Bruni, Aurelio Fierro , Nunzio Gallo, Franco Ricci,\u00a0 Mario Abbate, Giacomo Rondinella, Maria Paris, Angela Luce, Peppino di Capri e tanti altri che dettero un imput nuovo alla melodia partenopea. Mentre negli Settanta\u00a0 tramonta il Festival della Canzone Napoletana, e chiusa la stagione del repertorio classico ,la canzone napoletana si adegua alle esigenze del tempo, vengono ripresi ed attualizzati i temi della\u00a0sceneggiata : Mario Merola , pur rimanendo legato alla canzone tradizionale, \u00e8 il principale interprete di questa nuova tendenza. Intanto il fermento musicale di quell&#8217;epoca \u00e8 avvertito anche da nuovi autori come\u00a0Eduardo De Grescenzo, Alan Sorrenti, Enzo Gragnaiello e il grande Pino Daniele che daranno un&#8217;impronta nuova alla musica partenopea, seppur con musicalit\u00e0 diverse. Proprio quest&#8217;ultimo, scrisse nel 1977\u00a0alcune delle pi\u00f9 famose canzoni napoletane successive al secondo dopoguerra:\u00a0Napule \u00e8 , Terra mia, Je so Pazzo e Na tazzulelle \u2018\u00e8 caf\u00e8 .In questo periodo, nascono gli\u00a0 Osanna che percorrono la strada delle opere rock, e Napoli Centrale con James Senese , i quali intessono una interessante fusione di generi. La Nuova Compagnia di\u00a0 Canto Popolare e la nascita della Favola in musica La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone. Tra gli anni ottanta e novanta si affermano in ambito nazionale anche gruppi come Almamegretta , 99 Posse, 24 Granache rinnovano la canzone napoletana mediante una commistione di musica elettronica, trip-hop e rap. La differenza rispetto alla musica neomelodica sta anche nei testi ad alto contenuto politico. Inoltre in questi anni prima\u00a0Roberto Murolo\u00a0poi\u00a0Renzo Arbore con l\u2019Orchestra Italiana\u00a0riportano in auge la canzone classica napoletana, addirittura la riadatta in chiave moderna ricevendo un successo mondiale, scalando le classifiche di vendita e facendo concerti in tutto il mondo. Ed infine vorremo ricordare\u00a0 il\u00a0 brano\u00a0Cu \u2018mme del 1992 scritto da Enzo Graganiello e portatato al successo assieme a Roberto Murolo e Mia Martini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla Storia della Canzone Napoletana apro il mio saggio dicendo : Spulciando i libri che si occupano di canzone napoletana, una cosa che mi colpisce immediatamente \u00e8 la scarsit\u00e0 generalizzata, tranne che in rari casi, di riferimenti veri e propri ai testi musicali. 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