{"id":1000009731,"date":"2024-11-12T18:22:45","date_gmt":"2024-11-12T21:22:45","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009731"},"modified":"2024-11-12T18:22:47","modified_gmt":"2024-11-12T21:22:47","slug":"aumentano-i-casi-di-demenza-in-italia-600-700mila-persone-sono-colpite-da-alzheimer-esperti-attenti-ai-campanelli-dallarme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009731","title":{"rendered":"Aumentano i casi di demenza in Italia, 600-700mila persone sono colpite da Alzheimer. Esperti: \u00abAttenti ai campanelli d&#8217;allarme\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>Aumentano in Italia i pazienti con patologie neurologiche, facendo registrare numeri allarmanti. Sono oltre 7 milioni le persone che soffrono di emicrania, 12 milioni di disturbi del sonno e oltre 2 milioni quelle affette da decadimento cognitivo o demenza. Da una recente analisi della London School of Economics and Political Science nel Rapporto mondiale 2024, redatta da Alzheimer&#8217;s Disease International, emerge che tali patologie sono destinate a superare quota 3 milioni nel 2050. Preoccupa, in particolare, l&#8217;incidenza dell&#8217;Alzheimer: attualmente la malattia colpisce tra le 600-700mila persone, ma importanti novit\u00e0 sono in arrivo in ambito terapeutico, con alcuni anticorpi monoclonali in grado di modificare il decorso della malattia in pazienti con forme lievi. &nbsp;Gli esperti, intanto, invitano la popolazione a non sottovalutare eventuali campanelli di allarme, come la perdita di memoria a breve termine, e lanciano un appello ai 500 centri per il decadimento cognitivo presenti su tutto il territorio italiano affinch\u00e9 facciano rete e condividano informazioni e casi clinici. La Dire ne ha discusso con la professoressa Laura Bonanni, Responsabile dell&#8217;Unit\u00e0 Operativa Complessa di Neurologia dell&#8217;Ospedale di Vasto, e con la professoressa Annachiara Cagnin, Responsabile del Centro disturbi cognitivi e demenze presso la Clinica Neurologica Azienda Ospedaliera UniPD, intervistate oggi a Roma nell&#8217;ambito del 54esimo Congresso Nazionale della Societ\u00e0 italiana di Neurologia, in programma fino a domani presso il Centro Congressi La Nuvola. \u00abAl momento in Italia ci sono pi\u00f9 di un milione di pazienti affetti da demenza e circa 600-700mila da malattia di Alzheimer\u2013 ha fatto sapere la professoressa Bonanni- L&#8217;aumento di queste patologie pu\u00f2 riconoscere diversi fattori- ha proseguito Bonanni- una motivazione, intanto, \u00e8 l&#8217;invecchiamento della popolazione nel mondo occidentale: sappiamo infatti che l&#8217;et\u00e0 \u00e8 il fattore di rischio pi\u00f9 importante per le malattie neurodegenerative; ma ci sono anche altri fattori, tra cui anche una diagnosi pi\u00f9 precoce e migliore rispetto al passato, quindi di fatto stiamo diagnosticando pi\u00f9 pazienti rispetto a quello che avveniva un tempo\u00bb. Tra i campanelli d&#8217;allarme a cui si deve prestare attenzione per la malattia dell&#8217;Alzheimer, la pi\u00f9 comune causa di demenza (rappresenta il 55-60% di tutti i casi), ci sono sostanzialmente le dimenticanze \u00abquindi una perdita della memoria soprattutto a breve termine- ha spiegato l&#8217;esperta- che pu\u00f2 farci dimenticare che cosa abbiamo fatto il giorno prima o dove abbiamo lasciato la macchina. Sono queste piccole dimenticanze nella vita quotidiana che devono essere considerate come un campanello d&#8217;allarme\u00bb. &nbsp;Per quanto riguarda le novit\u00e0 in ambito terapeutico, intanto, queste riguardano soprattutto un anticorpo monoclonale che si \u00e8 rivelato efficace nel rallentare la progressione della malattia nei casi lievi o precoci. Ma quali pazienti potranno beneficiarne? \u00abNegli ultimi anni ci sono delle novit\u00e0 molto importanti nel campo della demenza e della malattia di Alzheimer- ha risposto la professoressa Bonanni alla Dire- perch\u00e9 per la prima volta cominciano a venire fuori dei farmaci &#8216;disease modifying&#8217;, cio\u00e8 in grado di modificare il decorso della malattia, che vanno ad agire proprio sui meccanismi patogenetici della malattia stessa: si tratta di anticorpi monoclonali che liberano il cervello dalla proteina amiloide, che \u00e8 alla base del processo patologico dell&#8217;Alzheimer. I pazienti che potranno verosimilmente beneficiare di queste terapie sono quelli nelle fasi molto precoci di malattia, per questo \u00e8 molto importante una diagnosi precoce, anche con l&#8217;utilizzo di biomarcatori che ci aiutino nella precisione diagnostica\u00bb. I numeri sul decadimento cognitivo e la demenza, nel nostro Paese, dunque, sono altissimi. \u00abQuesto vale naturalmente anche per l&#8217;Alzheimer- ha fatto sapere la professoressa Cagnin- una patologia neurodegenerativa et\u00e0-dipendente, che quindi aumenta man mano che la popolazione invecchia. Si stima che ci siano almeno un milione di persone affette da demenza e altrettante da disturbi cognitivi lievi. Una differenza, questa, che si fa in base non solo alla gravit\u00e0 cognitiva ma anche all&#8217;indipendenza funzionale. I pazienti in forma lieve sono completamente indipendenti dal punto di vista lavorativo e sociale, ma lamentano delle difficolt\u00e0 cognitive, a volte faticano a trovare la parola giusta, a orientarsi in posti che non conoscono o a ricordare eventi, anche banali, accaduti per esempio il giorno prima. Su questa popolazione in particolare stiamo affinando le nostre capacit\u00e0 diagnostiche, perch\u00e9 sono i candidati ideali per futuri trattamenti che rallentano o modificano in qualche modo la traiettoria delle malattie\u00bb. &nbsp;Ma quali sono i maggiori fattori di rischio? \u00abSono molti- ha risposto la professoressa Cagnin- La familiarit\u00e0 \u00e8 forse la condizione che pi\u00f9 preoccupa la persona che viene da noi, ma non ha un valore cos\u00ec forte come lo pu\u00f2 pensare il singolo individuo. Nel senso che se si \u00e8 sperimentata la condizione di una famiglia in cui c&#8217;\u00e8 un paziente affetto da malattia di Alzheimer, questo fa molta paura. In realt\u00e0, le forme con una determinazione e un rischio genetico sono rarissime e quasi esclusivamente a carico di pazienti molto giovani, in cui la ricorrenza di demenza giovanile \u00e8 presente in pi\u00f9 generazioni. Insomma, avere un parente affetto in famiglia per noi clinici non \u00e8 una determinante forte per definire il rischio\u00bb. Ci sono invece una serie di fattori metabolici, stili di vita, salute cardiovascolare, che possono e devono essere intercettati perch\u00e9 \u00abse trattati e modificati in et\u00e0 adulta, mi riferisco intorno ai 40-50 anni, possono proteggere il cervello e rafforzarlo nel difendersi dalla malattia che, come sappiamo, inizia con il deposito di amiloide molti anni prima. Quindi il nostro cervello- ha proseguito la neurologa- ingaggia una lotta contro questa tossicit\u00e0 e la lotta \u00e8 tanto pi\u00f9 efficace quanto pi\u00f9 il cervello \u00e8 sano\u00bb. In Italia, intanto, esistono sul territorio molti centri dedicati all&#8217;Alzheimer, ma non sono in connessione tra di loro. Qual \u00e8, invece, l&#8217;importanza di condividere informazioni e casi clinici? \u00abNel nostro Paese i centri di decadimento cognitivo, che sono pi\u00f9 di 500 e nati da molti anni, si sono organizzati in base alle esigenze e alle disponibilit\u00e0 locali- ha fatto sapere l&#8217;esperta- Quindi ci sono dei centri che per essere inseriti all&#8217;interno di una dimensione di ricerca, universitaria o di grandi ospedali si sono subito proposti per esempio per la diagnosi biologica, utilizzando marcatori di imaging, proprio perch\u00e9 avevano un assetto che permetteva questo\u00bb. Altri centri, invece, si sono inseriti in un contesto \u00abmeno favorevole e quindi si \u00e8 creata spontaneamente gi\u00e0 una rete di centri di alta specializzazione e centri che fanno un ottimo lavoro di screening, intercettazione dei pazienti, lavoro clinico e anche di follow-up e di monitoraggio, ma che hanno meno disponibilit\u00e0 di servizi ad alta tecnologia\u00bb. Tutto ci\u00f2, secondo l&#8217;esperta, andr\u00e0 rimodulato alla luce dei nuovi farmaci \u00abo se dovessimo fare diagnosi biologica in maniera pi\u00f9 sostanziale a pi\u00f9 persone- ha proseguito la professoressa- e definiti i criteri per un centro in grado di fare diagnosi biologica ed eventualmente somministrare terapie; ma al di l\u00e0 di questo, \u00e8 importante creare una rete di conoscenze che siano messe a disposizione del singolo individuo e del paziente. La rete di conoscenze vuol dire che chi ha possibilit\u00e0 di imparare e di fare delle cose deve condividerle con altre unit\u00e0 che hanno meno questa disponibilit\u00e0. L&#8217;obiettivo \u00e8 che il flusso dei pazienti tra queste due diverse tipologie di centro possa essere fluido, veloce e soprattutto armonizzato\u00bb. Nessun centro di eccellenza, ha sottolineato infine Cagnin, potr\u00e0 fare questo lavoro \u00abda solo e quindi i centri che seguono i pazienti non sono solo importanti per l&#8217;intercettazione, l&#8217;identificazione ed eventualmente l&#8217;avvio ad altri centri di eccellenza, ma anche poi per prendersi e seguire il paziente magari con l&#8217;infusione dei farmaci o con la valutazione dei trattamenti, perch\u00e9 ricordiamoci che sono specialisti esperti e con la formazione e l&#8217;educazione adeguata tutti dobbiamo avere lo stesso tipo di conoscenze per lavorare poi in setting diversi\u00bb, ha concluso l&#8217;esperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlotta Di Santo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aumentano in Italia i pazienti con patologie neurologiche, facendo registrare numeri allarmanti. Sono oltre 7 milioni le persone che soffrono di emicrania, 12 milioni di disturbi del sonno e oltre 2 milioni quelle affette da decadimento cognitivo o demenza. 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