{"id":1000009470,"date":"2024-11-06T16:45:33","date_gmt":"2024-11-06T19:45:33","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009470"},"modified":"2024-11-06T16:45:35","modified_gmt":"2024-11-06T19:45:35","slug":"leta-delloro-i-capolavori-dorati-della-galleria-nazionale-dellumbria-incontrano-larte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009470","title":{"rendered":"L\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro. I Capolavori Dorati della\u00a0 Galleria\u00a0 Nazionale dell\u2019Umbria Incontrano l\u2019Arte Contemporanea"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 19 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia la mostra L\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro. I Capolavori Dorati della \u00a0Galleria \u00a0Nazionale dell\u2019Umbria Incontrano l\u2019Arte Contemporanea.\u00a0 La suddetta mostra vuole creare un dialogo tra i capolavori dorati della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria e i maestri dell\u2019Arte Contemporanea\u00a0 a cura di Alessandra Mamm\u00ec, Veruska Picchiarelli e Carla Scagliosi. L\u2019esposizione presso la Sala Podiani del museo perugino si avvale del patrocinio del Dicastero per la Cultura e l\u2019Educazione della Citt\u00e0 del Vaticano. La mostra propone cinquanta capolavori di artisti quali il Maestro di San Francesco, Duccio di Boninsegna, Gentile da Fabriano, Taddeo di Bartolo, Niccol\u00f2 di Liberatore, Bernardino di Mariotto, il Maestro del Trittico del Farneto, Bartolomeo Caporali e altri, in gran parte provenienti dalla collezione della GNU, in dialogo con opere di grandi autori contemporanei, tra i quali Carla Accardi, Alberto Burri, Mario Ceroli, Gino De Dominicis, Yves Klein, Jannis Kounellis, Marisa Merz, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol, capaci di disegnare un itinerario assolutamente unico che, in nome dell\u2019oro, vede creazioni impermeabili a una lettura cronologica, ma in grado di affrontare un colloquio con un\u2019altra epoca, facendo parlare i simboli, le forme, l\u2019essenza pi\u00f9 intima dell\u2019opera e dell\u2019arte stessa. All\u2019interno del percorso s\u2019incontra inoltre il dipinto <em>Le tre et\u00e0 <\/em>(1905) di Gustav Klimt, autore per il quale l\u2019oro ha rivestito un ruolo fondamentale, concesso straordinariamente in prestito dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e rimasto in Umbria, dopo essere stato protagonista dell\u2019iniziativa <em>Un capolavoro a Perugia<\/em>. L\u2019oro, il re dei metalli, non soggetto a ossidazione e inalterabile all\u2019acqua e all\u2019aria, malleabile eppure forte, dalla natura quasi sovrannaturale, che compare gi\u00e0 nelle sepolture del tardo Neolitico come degno di un\u2019offerta agli d\u00e8i per la sua forza, acquista nelle arti visive il potere di trasformare la figurazione in manifestazione stessa del sacro e della luce celeste. In una mia ricerca storiografia e scientifica sull\u2019incontro e scontro tra Rinascimento e Contemporaneit\u00e0 attraverso la tecnica dell\u2019oro apro questo mio saggio dicendo : C\u2019\u00e8 chi come me frequenta musei in cerca di un piacere superiore davanti a capolavori della pittura e della scultura. Coloro che sensibili alle forme espressive ascoltano musica, leggono romanzi e poesie, frequentano teatri e cinema per sentire verificarsi in loro quella particolare sintesi estetica che chiamiamo \u201cbello\u201d. Frequentemente tra questa stessa umanit\u00e0 si sente ripetere che il bello \u00e8 una percezione \u201csoggettiva\u201d. Come abbiamo anche sentito ripetere da tempo che, essendo il bello una questione inerente l\u2019edonismo individuale, il senso autentico dell\u2019arte \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo e articolato. L\u2019influenza sul senso comune della cultura contemporanea \u00e8 evidente: la storia dell\u2019arte, l\u2019estetica, la filosofia e teoria delle arti, oggi prevalentemente negano all\u2019arte il suo senso e valore pi\u00f9 immediato, in nome di un relativismo salutare, come esito estremo di quella critica ai valori universali metafisici che arriva da lontano, che nel Novecento si \u00e8 consolidata. Attribuendo al bello una valenza \u201csoggettiva\u201d, si richiama evidentemente una proposizione kantiana della Critica del Giudizio (ed \u00e8 forse per questo che la convinzione ha assunto tale autorevolezza). Ma Kant, se \u00e8 vero che dice qualcosa di simile, lo intende in altro modo da come \u00e8 espresso e inteso nel senso comune, in cui con \u201csoggettivo\u201d si intende relativo, non universale. Kant invece sostiene che il giudizio di gusto (come facolt\u00e0 di percepire il bello) \u00e8 un giudizio riflettente, soggettivo, universale. Cio\u00e8 sostiene che il bello non \u00e8 nell\u2019oggetto, ma \u00e8 il soggetto che interpreta la particolare conformazione dell\u2019oggetto come bello. Ma Kant sostiene anche che tutti i soggetti hanno la stessa facolt\u00e0 di gusto, cio\u00e8 di cogliere il bello, che dunque risulta un valore condiviso, intersoggettivo e universale. Peraltro tra i filosofi prevale la convinzione, non solo che il bello sia un fattore relativo dell\u2019arte, ma anche secondario, cosa che sembrerebbe avallata dallo stesso Kant quando, pur ammettendo che il bello \u00e8 un valore universale, afferma che una percezione pi\u00f9 profonda dell\u2019arte implica funzioni intellettuali, portando a \u00abpensare molto\u00bb, spostando il focus dell\u2019arte nel pensiero. Evidentemente questo \u201cpensare\u201d \u00e8 riferito a concetti indeterminati, espressi in una dimensione simbolica, quanto per\u00f2 basta a Kant per sancire il primato della ragione. Sulla scorta di tali diffuse convinzioni, coloro che amano l\u2019arte continuano a frequentarla, tuttavia per non sentirsi \u201csuperficiali edonisti\u201d, cercando motivi diversi, ascoltando le audioguide nei musei, leggendo testi esplicativi. Ma traditi poi dai loro stessi giudizi sulle opere, che vengono infine valutate come belle o brutte, e non certo come interessanti o istruttive o semplicemente valide. Una riprova \u00e8 nel fatto che generazioni sono ripetutamente affascinate sempre dalle stesse opere intramontabili, che vengono definite \u201ccapolavori\u201d. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009472\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009472\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Leta-delloro-crediti-Marco-Giugliarelli-28-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1920,1280\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Marco Giugliarelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON Z 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Diversamente usciremmo dalla dimensione estetica, per cui qualsiasi documento storico potrebbe competere con un\u2019opera d\u2019arte, anche per quel \u00abpensare molto\u00bb kantiano. Questa confusione nel rapporto tra arte e bello sembra nascere da una contrapposizione tra istinto e cultura, una cultura che si oppone all\u2019istinto estetico per portare su di un piano diverso il senso dell\u2019arte, che si vorrebbe, come tutto il resto, sottomesso alla ragione e alla scienza. Oggi tuttavia si avverte emergere, in modo sempre pi\u00f9 marcato, la questione del bello come necessit\u00e0 di liberarsi di tali premesse o \u201cpregiudizi\u201d, che dir si voglia, per godere dell\u2019arte ricominciando dalla dimensione contemplativa, questione che come vedremo apre a problematiche generali rilevanti. Occorre dunque pi\u00f9 che mai interrogarsi sul bello, in particolare sul bello artistico, chiedendosi di cosa si tratta, ma soprattutto se il tornare ad accettare l\u2019universalit\u00e0 del bello come essenza dell\u2019arte, debba necessariamente comportare il ritorno ai vecchi valori metafisici, cos\u00ec a lungo controversi perch\u00e9 ritenuti abusivi. Penso che i capolavori italiani dal Medioevo fino al primo Rinascimento si sono contraddistinti per l\u2019uso della tecnica del Fondo oro, che si legava ad un preciso valore simbolico, volto ad alludere all&#8217;irraggiungibile e sacra sfera celeste. Esempio di quanto detto ce l\u2019offrono le opere di due pittori toscani, quali la\u00a0<em>Maest\u00e0 del Duomo di Siena<\/em>\u00a0di Duccio di Buoninsegna e la\u00a0<em>Maest\u00e0 di Santa Trinit\u00e0<\/em>\u00a0di Cimabue. Successivamente, con l\u2019apporto dell\u2019indagine artistica di Giotto, il fondo oro e gli schematismi bizantineggianti vennero parzialmente abbandonati e la pittura torn\u00f2 a raffigurare il mondo e, soprattutto, il cielo. Infatti, dal Trecento in poi iniziarono progressivamente ad imporsi sfondi architettonici e paesaggistici, che ridussero gradualmente la percentuale di tavola decorata in oro. Nel Rinascimento, la consapevolezza dell\u2019importanza degli sfondi realistici si afferm\u00f2 definitivamente, tanto che la tecnica del Fondo oro cominci\u00f2 ad essere meno popolare. Nonostante ci\u00f2 quest\u2019ultima non scomparve mai del tutto, restando in uso anche nel Cinquecento ed affermandosi maggiormente nelle zone d\u2019influenza della religione ortodossa, dove si diffuse anche il culto delle icone. In epoca moderna, il fondo oro \u00e8 stato utilizzato da molti artisti, fra i quali, il pi\u00f9 famoso \u00e8 senza dubbio quello di Gustav Klimt. Un \u2018altro grande maestro della contemporaneit\u00e0 se confrontato oltre a Klimt ed \u00e8 stato Lucio Fontana, posso affermare\u00a0 che i rapporti tra arte contemporanea e arte bizantina non sono identificabili immediatamente. Non \u00e8 possibile individuare precise corrispondenze iconografiche o medesimi modelli formali. Lo stesso Fontana non ammette mai apertamente un&#8217;influenza diretta dell&#8217;arte bizantina. Non si pu\u00f2 negare altres\u00ec che l&#8217;artista sia entrato in contatto con essa e che abbia elaborato alcune soluzioni formali grazie a suggestioni provenienti dall\u2019arte bizantina. Si trovano infatti numerose affinit\u00e0 tra la modalit\u00e0 creativa di Fontana e quella dei maestri bizantini, evidenti in pi\u00f9 aspetti, soprattutto nelle opere degli anni trenta che nel ciclo dedicato a Venezia, che l&#8217;artista realizza nel 1961. \u00c8 per questo motivo che le opere prese in considerazione si concentrano su questi due momenti della carriera artistica di Fontana. Il mosaico \u00e8 una tecnica artistica decorativa che si ricollega principalmente alle opere bizantine, tra le quali, in Italia, possiamo individuare come modelli esemplari le chiese di Ravenna, le chiese siciliane della Martorana e di Monreale e la basilica di San Marco a Venezia. \u00c8 una tecnica che si sviluppa soprattutto nell&#8217;antichit\u00e0 arrivando fino al Medioevo, ma perdendo di interesse nell&#8217;et\u00e0 moderna. Il Novecento ritrova un modo nuovo di intendere il mosaico, volto a riconferirgli un valore storico ma anche materico. Il cammino riabilitativo del mosaico principier\u00e0 con l&#8217;esperienza della secessione viennese, per poi espandersi in Europa fino a giungere in Italia. Suggestioni musive sono arrivate sicuramente anche a Lucio Fontana durante il primo periodo milanese di formazione artistica, che va dal 1927 al 1940. Forse Fontana conosce la \u201cplastica musiva\u201d negli esempi di scultura precolombiana in tessere lapidee. Due opere del genere sono esposte al Museo Etnografico Pigorini di Roma; si tratta di maschere realizzate con tessere lapidee di vari colori che raffigurano volti umani. La prima \u00e8 ovoidale, realizzata con tessere irregolari di colore celeste per l&#8217;incarnato, e rosso per certi lineamenti del viso . Sulla sommit\u00e0 della fronte ha una parte triangolare che sembra un copricapo, che si poggia su una treccia decorativa, forse ad indicare i capelli annodati assieme. Seguono gli occhi che sono fori funzionali a permettere di vedere alla persona che indossava la maschera. Sono molto allungati, con l&#8217;arcata sopracigliare ben marcata che si conclude su un naso pronunciato. La seconda maschera invece segue i lineamenti del volto, e ha in comune con la prima la forma degli occhi molto allungata, il naso pronunciato e le sopracciglia sottolineate da tessere di colore rosso . Ma le suggestioni estetiche pi\u00f9 prossime agli esiti raggiunti da Fontana sono quelle prese a prestito dall\u2019arte bizantina. Gli anni trenta sono un momento di grande fortuna per quest&#8217;arte in Italia. Le antichit\u00e0 bizantine rientrano in una riflessione che coinvolge intellettuali, artisti e teorici. Sergio Bettini compie un viaggio nei Balcani proprio in questi anni, con il placet del rettore dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova. Poco dopo Bettini pubblica anche tre volumi dedicati rispettivamente alla pittura, ai mosaici e alla scultura bizantina. In modo particolare, \u00e8 la tecnica musiva a trovarsi al centro di un&#8217;interesse crescente. Mario Sironi e Gino Severini sono due importanti testimoni di questa tendenza. Entrambi vogliono far rivivere la tecnica musiva, riprendendo la funzione didascalica che si evince dalle opere bizantine rimaste. Sironi studia i maestri antichi, soprattutto Giotto e i mosaici di Ravenna e li rielabora in chiave personale . Severini invece si concentra sulla tecnica e sulla trattazione teorica, che espone in Ragionamenti sulle arti figurative nel 1936. \u201cL&#8217;oro di Fontana \u00e8 una materia ancora vergine impastata con fango. Scava una montagna per trovare una pepita\u201d. L&#8217;uso dell&#8217;oro fin dalla met\u00e0 degli anni venti assume per Fontana un valore particolare. \u00c8 un colore molto utilizzato da Adolfo Wildt, suo maestro all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera. Fontana lo riprende e lo usa sia per le fusioni in bronzo, sia sulle opere create in gesso o terracotta, sulle quali per coprire il materiale originario Fontana stende il colore oro in una patina luminosa e cangiante che diventa \u201celemento primario dello sviluppo plastico\u201d. L&#8217;oro \u00e8 il mezzo con il quale Fontana si riferisce a una spazialit\u00e0 metafisica, lontana dalla realt\u00e0. Con l&#8217;utilizzo di tale colore il modo tradizionale di creare statue si arrichisce del valore di una ricerca spaziale innovativa per l&#8217;epoca. Questa dimensione spaziale innovativa viene creata dalla luce che l&#8217;oro veicola. Nel retro di un&#8217;opera del 1964 Fontana scrive: \u00abL&#8217;oro \u00e8 bello come il sole\u00bb. Per Fontana la bellezza dell&#8217;oro \u00e8 la stessa bellezza della luce, elemento che appunto trasfigura la materia e ne caratterizza la spazialit\u00e0. L&#8217;oro quindi non \u00e8 solamente un ornamento, ma \u201cdiventa una pura emanazione di luce in un processo che tende a sottrarre la scultura dalla seduzione della materia\u201d. Tale principio estetico, basato su una trasfigurazione della materia nella luce, in una sorta di metafisica della materia, trova un precedente nell&#8217;utilizzo dell&#8217;oro da parte dei maestri bizantini, che con esso ottengono una valida soluzione formale per la realizzazione delle loro opere. Oltre che ad avere una funzione spaziale, dichiarata gi\u00e0 dai titoli, serve come indizio per ipotizzare le fonti dalle quali Fontana ha preso spunto per realizzare le tele. I rimandi pi\u00f9 immediati di opere che nella citt\u00e0 lagunare utilizzano ampiamente questo materiale prezioso sono i mosaici bizantini presenti nella basilica di San Marco e la Pala d&#8217;Oro. Ma nel contempo Il percorso espositivo, che si dipana tra opere che, per assonanze tecniche ed estetiche, propongono nuovi confronti, suggestioni e prospettive, spalancando inediti orizzonti di interpretazione, si apre con la straordinaria collezione di \u201cfondi oro\u201d della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria nella quale ben si inserisce il capolavoro seminale di Michelangelo Pistoletto, <em>Autoritratto oro<\/em>del 1960. Si tuffa quindi nel XIII secolo quando il Maestro di SanFrancesco introdusse nella pittura su tavola raffinatissime tecniche di lavorazione della foglia d\u2019oro. La sua <em>Deposizione<\/em> del dossale di San Francesco al Prato \u00e8 accostata al <em>Monochrome sans titre<\/em> realizzato da Yves Klein per il santuario di Santa Rita da Cascia, per il medesimo afflato spirituale e l\u2019uso del purissimo blu oltremare che li caratterizza. Con Duccio di Boninsegna si assiste a una ulteriore evoluzione in termini di complessit\u00e0 ed eleganza di queste abilit\u00e0 di lavorazione dell\u2019oro, che interessa la stagione pi\u00f9 fulgida dell\u2019arte senese nella prima met\u00e0 del Trecento, quando si raggiungono anche nell\u2019oreficeria dei vertici insuperati di virtuosismo e finezza. La sua <em>Madonna col Bambino e sei angeli<\/em>(1304-1310), immagine di nascita e morte, confermata dall\u2019ansia del bimbo che cerca gli occhi della madre, dal velo leggero che lo avvolge prefigurando un sudario e dallo sguardo severo della Madonna consapevole del destino del Figlio, dialoga con il <em>Concetto spaziale<\/em> su fondo oro di Lucio Fontana, proveniente dalla Fondazione Prada di Milano, che appare come una diretta evocazione della potenza simbolica dell\u2019icona, rafforzata dal gesto umano della lacerazione sulla tela. Seguono due magnifici reliquiari: quello di santa Giuliana di Cataluccio di Pietro da Todi, che conteneva il cranio della martire e accoglie invece in questa occasione la testina femminile dorata di Marisa Merz che conserva il potere e il sapore di una reliquia, estrema traccia pagana che resiste nella liturgia cristiana, equello di Montalto, attribuito a Jean duVivier, manufatto di pregiatissima fattura di oreficeria francese della fine del XIV secolo, appartenuto in passato a Carlo V di Valois e Lionello d\u2019Este e donato poi da Sisto V alla cittadina marchigiana d\u2019origine, che si affianca all\u2019ex-voto che Yves Klein dedic\u00f2 a Santa Rita da Cascia, donatodall\u2019artista francese al convento delle Agostiniane della cittadina umbra, quale ringraziamento per aver superato una delicata operazione al cuore; entrambi i lavori sono caratterizzati dall\u2019abbinamento dell\u2019oro con lo smalto traslucido, tecnica estremamente elaborata messa a punto proprio a Siena sul calare del Duecento. L\u2019apice della ricercatezza e dello splendore, per l\u2019uso dell\u2019oro nelle arti, si consegue all\u2019inizio del Quattrocento con la piena maturazione del gusto tardogotico, di cui \u00e8 prova luminosa la <em>Madonna col Bambino<\/em> di Gentile da Fabriano, con l\u2019evanescente apparizione dei suoi angeli graniti che evoca l\u2019altrettanto incorporeo <em>Sacerdote<\/em> di Michelangelo Pistoletto, schiacciato in una bidimensionalit\u00e0 bizantina, protetto da un\u2019architettura goticheggiante che si staglia sull\u2019oro del fondo; lo stesso che pian piano crescer\u00e0 in una serie di autoritratti dagli effetti sempre pi\u00f9 riflettenti, come evidente precursore dei quadri specchianti. Proseguendo nel percorso storico, il pi\u00f9 rustico Maestro del Trittico del Farneto, che muove proprio dai modelli di Gentile, orchestra intorno ai temi della morte e della fine dei tempi una composizione dai complessi significati simbolici, in cui i motivi della stella e dei dardi suscitano un accostamento suadente con l\u2019opera di Gilberto Zorio <em>Stella di giavellotti<\/em>, icona per eccellenza nel vocabolario visivo dell\u2019artista piemontese, simbolo magico ed esoterico che attraversa le culture, con le punte che simboleggiano i cinque elementi metafisici di Aria-Acqua-Terra-Fuoco-Spirito. Sono ancora suggestioni visive, semantiche e iconografiche a ispirare dialoghi come quello fra la bellezza smaterializzata della <em>Golden Marilyn 11.40<\/em> di Andy Warhol e l\u2019<em>Angelo<\/em> dalla Pala dei cacciatori di Bartolomeo Caporali, l\u2019<em>Oroblu (Oriente)<\/em> di Carla Accardi e il manto in tessuto operato della <em>Madonna col Bambino<\/em> del Maestro della Madonna di Montone, o<em> LaMaddalena<\/em> tutta \u201cmentale\u201d di Fausto Melotti e la santa dalle lunghe chiome e dalle vesti opulente dipinta da Taddeo di Bartolo per il Polittico di San Francesco al Prato. Tra le associazioni pi\u00f9 liriche, spicca quella fra la <em>Crocifissione<\/em> della Pinacoteca Comunale di Terni di Niccol\u00f2 di Liberatore, in cui la nota dominante \u00e8 il nero, colore del lutto e della disperazione, e la <em>Tragedia civile<\/em> di Jannis Kounellis,dove un attaccapanni che si staglia davanti a una parete ricoperta da lamina dorata conserva un cappello e un cappotto nero, evocando una tragedia e diventando simbolo della presenza dell\u2019uomo nella storia. Di questa opera saranno esposte per la prima volta insieme le due versioni, una realizzata nel 1975, proveniente dal Kolumba,il Museo d\u2019Artedell\u2019Arcidiocesi di Colonia (Germania), l\u2019altra realizzata nel 2009, di propriet\u00e0 della Galleria Alfonso Artiaco di Napoli. Nel momento del passaggio fra Medioevo e Rinascimento, in ossequio al principio dell\u2019arte quale mimesi della natura, la foglia d\u2019oro scompare dagli sfondi dei dipinti per essere progressivamente confinata in parti marginali e accessorie della figurazione, come le aureole, per poisvanire quasi del tutto.Restano per\u00f2 alcune singolari eccezioni, come la produzione dell\u2019eccentrico Bernardino di Mariotto, che nel Cinquecento inoltrato continua a distribuire copiosamente nelle sue opere lamine baluginanti e dettagli in gesso rilevato e dorato, ad esempio nell\u2019<em>Incoronazione della Vergine<\/em>, abbinata nel percorso espositivo al <em>Diadema<\/em> di Giulio Paolini. In epoca moderna il pi\u00f9 prezioso dei metalli continua a essere utilizzato diffusamente in altre tecniche artistiche, anche al di fuori dell\u2019ambito dell\u2019oreficeria, come nella miniatura, come dimostrato dalle magnetiche visioni di Cesare Franchi detto il Pollino, rilette in chiave attuale da Elisa Montessori. Oppure nell\u2019arte tessile, dove abbonda l\u2019uso dell\u2019oro nella moda delle classi pi\u00f9 elevate e soprattutto nei paramenti liturgici. Particolarmente esemplificativo, a questo proposito, \u00e8 il dialogo tra gli <em>Scarabei stercorari<\/em> di Jan Fabre, con i loro simboli cristiani, e lo splendido piviale ricamato appartenente al cinquecentesco parato Armellini del Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo. L\u2019allestimento \u00e8 un\u2019evoluzione del progetto realizzato a Venezia in cui la stella come forma chiusa, che consentiva di ammirare i confronti tra coppie di opere girando intorno alla struttura, si apre al visitatore attraendolo verso il fulcro ideale, dove \u00e8 l\u2019unico confronto in cui un\u2019opera si compenetra nell\u2019altra, e da qui poi proiettandoloverso l\u2019esterno, come spinto da una forza centrifuga, che gli consente di muoversi liberamente in ogni direzione verso l\u2019incontro con tutti i capolavori della mostra.\u00a0 L\u2019astro \u00e8 interpretato come simbolo primordiale di luce dorata e brillantezza che si riflette in tutti i piani dello spazio, da quello orizzontale con la stella esplosa, visibile anche dall\u2019alto grazie all\u2019affaccio verso la sala, al verticale con l\u2019opera di Zorio, che reitera nuovamente la forza simbolica della forma nella sua semplicit\u00e0 e armonia. Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale con testi di Jos\u00e8 Tolentino de Mendon\u00e7a, Simone Casini, Costantino D\u2019Orazio, Alessandra Mamm\u00ec, Veruska Picchiarelli, Carla Scagliosi, Antonino Tranchina, Alessandro Vanoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Galleria Nazionale dell\u2019Umbria&nbsp; Perugia<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro<\/p>\n\n\n\n<p>dal 26 Ottobre 2024 al 19 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 8.30 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 Et\u00e0 dell\u2019 Oro crediti Marco Giugliarelli \u2013 Galleria Nazionale dell\u2019Umbria<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 19 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia la mostra L\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro. I Capolavori Dorati della \u00a0Galleria \u00a0Nazionale dell\u2019Umbria Incontrano l\u2019Arte Contemporanea.\u00a0 La suddetta mostra vuole creare un dialogo tra i capolavori dorati della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria e i maestri dell\u2019Arte Contemporanea\u00a0 a cura di Alessandra Mamm\u00ec, Veruska [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000009471,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000009470","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Leta-delloro-crediti-Marco-Giugliarelli-42-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009470","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000009470"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000009475,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009470\/revisions\/1000009475"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000009471"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000009470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000009470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000009470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}