{"id":1000009406,"date":"2024-11-04T06:38:39","date_gmt":"2024-11-04T09:38:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009406"},"modified":"2024-11-04T06:38:40","modified_gmt":"2024-11-04T09:38:40","slug":"a-bologna-una-retrospettiva-dedicata-a-vittorio-de-sica-uno-dei-grandi-maestri-del-neorealismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009406","title":{"rendered":"A Bologna una Retrospettiva dedicata a Vittorio De Sica uno dei Grandi Maestri del Neorealismo \u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 12 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Modernissimo Bologna una retrospettiva dedicata al grande Vittorio De Sica &#8211; Tutti De Sica. Regista &amp; interprete a cura di Gian Luca Farinelli un excursus approfondito sulla vita e la carriera di&nbsp;<strong>Vittorio De Sica<\/strong>, a 50 anni dalla sua scomparsa.&nbsp; L\u2019esposizione \u00e8 prodotta e sostenuta dalla&nbsp;<strong>Cineteca di Bologna<\/strong>&nbsp;con il contributo di istituzioni come il&nbsp;<strong>Comune di Bologna<\/strong><strong>, <\/strong>la&nbsp;<strong>Regione Emilia-Romagna<\/strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>Ministero della Cultura<\/strong>, insieme a sponsor come&nbsp;<strong>Gruppo Hera<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>BPER Banca<\/strong>. In mostra immagini uniche sul e fuori dal set, oggetti di culto, documenti personali: il baule dei ricordi dei figli Emi, Manuel e Christian De Sica vengono esposti nei rinnovati locali della Galleria Modernissimo per rileggere la vita e l\u2019arte di uno dei Maestri del \u2018900. La mostra comprende una ventina di manifesti originali, centinaia di fotografie provenienti dagli archivi privati dell\u2019artista, dei figli e di Giuditta Rissone, video, costumi, preziose lettere con i grandi artisti dell\u2019epoca, l\u2019incontro con Chaplin, la collaborazione con Zavattini, gli Oscar che hanno suggellato i suoi film, la bicicletta pi\u00f9 famosa della storia del cinema. Oggetti che raccontano il Vittorio De Sica regista e attore, ma anche cantante e uomo di spettacolo, cos\u00ec come il De Sica privato, le sue due famiglie, l\u2019amore per la prima moglie Giuditta Rissone e quello per la seconda, Maria Mercader. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Vittorio De Sica apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che nell\u2019immediato secondo dopoguerra, De Sica si \u00e8 fatto coinvolgere come attore in pochissimi progetti. Tra la fine della guerra e il 1952, prima di farsi sempre pi\u00f9 interprete della scioltezza propria del carattere nazionale, ha scelto in maniera molto oculata i ruoli da interpretare in film spesso drammatici, che raccontano varie facce del Paese: un\u2019Italia in crisi come in Roma citt\u00e0 libera di Marcello Pagliero e Abbasso la ricchezza! di Gennaro Righelli, entrambi del 1946 un\u2019Italia internamente divisa come nello Sconosciuto di San Marino di Michael Waszi\u0144ski, del 1948; ma anche un\u2019Italia caratterizzata da un eroismo \u201cantico\u201d come nel Cuore di Duilio Coletti, prodotto nel 1947 e uscito in sala nel 1948. Tutti film che dimostrano da parte dell\u2019attore una chiara progettualit\u00e0 a incarnare personaggi carichi di esperienza, che hanno attraversato la Storia e che devono fare i conti con essa. L\u2019onorevole che in Roma citt\u00e0 libera si aggira per le strade di una inedita Roma notturna e che si chiede, guardandosi allo specchio, \u00abChi sono io?\u00bb, incarna la crisi di identit\u00e0 di una intera generazione che si interroga sull\u2019eredit\u00e0 lasciata ai propri figli. Sono molti gli studi che hanno ripercorso la storia di un concetto tanto immediato quanto elusivo come quello di italianit\u00e0 . In particolare, risulta utile per una riflessione su performance attoriale e italianit\u00e0 lo studio di Silvana Patriarca, che ha insistito sul nesso tra cultura popolare e carattere nazionale, in quanto tale distinto dall\u2019identit\u00e0. Se alcuni tratti del carattere nazionale messi in scena dal cinema diventano pi\u00f9 omogenei nei primi anni Cinquanta, \u00e8 negli anni tra il 1946 e il 1948 che bisogna cercare, anche al di l\u00e0 del neorealismo, la rappresentazione di uno smarrimento della nazione e di un\u2019ansia per il vuoto di identit\u00e0 collettiva nel quale sono piombati, senza rete, gli italiani. Non a caso, i pochi film interpretati da De Sica in questi anni sono caratterizzati da un fondo di cupezza che dice molto della trascrizione del senso di incertezza di un\u2019intera nazione. Solo Cuore sembra voler colmare questo senso di mancanza, riproponendo un classico per la formazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale come il romanzo di De Amicis. Cuore aveva infatti trascritto in romanzo esemplare la necessit\u00e0 di unificare il Paese da un punto di vista culturale e antropologico, come ha ribadito la stessa Patriarca, che nel suo libro sottolinea la \u00abmissione civilizzatrice\u00bb presente sia in Cuore che nel Pinocchio di Collodi, edito nel 1883.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009409\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009409\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024&amp;#215;683\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009409\" style=\"width:1173px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-2-1024x683-1.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Sceneggiato da Oreste Bi\u00e0ncoli, Adolfo Franci, Gaspare Cataldo e un non accreditato Vittorio De Sica, Cuore di Duilio Coletti riattiva questa caratteristica del romanzo e la proietta su un duplice fronte: quello interno, dove si tratta di ri-fare gli italiani, e quello esterno, per rifondare un\u2019identit\u00e0 nazionale da proporre a livello internazionale. \u00c8 un film in cui De Sica si presenta come figura propositiva e autorevole, un\u2019ideale figura \u2018paterna\u2019 che incarna a livello di immaginario cinematografico un progetto di ricostruzione identitaria. Qualche dato e qualche data aiutano a capire l\u2019operazione politica proposta dal film. Per prima cosa, va sottolineato che non si tratta tanto di un adattamento del romanzo quanto di un omaggio a De Amicis e al suo socialismo umanitario, in coincidenza forse non casuale con il centenario della nascita dello scrittore, celebrato nel 1946. Oltre a Cuore, gli sceneggiatori riprendono infatti una serie di altri racconti di De Amicis e soprattutto modificano in modo decisivo l\u2019impianto cronologico della vicenda, affrontando un segmento molto pi\u00f9 ampio della storia patria che giunge fino al presente. Il film si apre con una cornice memoriale, collocata a ridosso del secondo dopoguerra, che ovviamente non ha alcun riscontro nel romanzo di De Amicis: un anziano Errico Amici, durante un tragitto in tram, si imbatte casualmente in una pagina della \u00abStampa\u00bb che dedica un ricordo alla maestrina dalla penna rossa. Sar\u00e0 quindi il successivo incontro tra i due, mediato dai ricordi della maestrina e da quelli di Errico, a rievocare in flashback tutta la vicenda, che prende avvio a met\u00e0 degli anni Novanta dell\u2019Ottocento e che procede su una cronologia pi\u00f9 avanzata rispetto a quella del libro, pubblicato nel 1886. \u00c8 uno scarto temporale che permette agli sceneggiatori di inserire nel film fatti storici e contenuti politici, con un\u2019originale contaminazione tra il livello di realt\u00e0 dell\u2019autore e il livello finzionale che intreccia liberamente romanzo e trasposizione cinematografica. Nel film, l\u2019attenzione si sposta infatti decisamente dall\u2019apprendistato dei bambini alla figura del maestro, nel quale confluiscono i tratti del personaggio Perboni e quelli dello stesso De Amicis, nella sua duplice veste di scrittore e uomo politico. Basta dire che, nel film, il discorso tenuto da Perboni in occasione del Primo Maggio \u00e8 costruito sui discorsi pubblici tenuti da De Amicis in varie occasioni a partire dal 1890. \u00c8 dunque il maestro, in quanto figura animata non solo da intento pedagogico-culturale ma anche schiettamente politico, a parlare, attraverso la tessitura del film, di una Italia tutta da rifondare. In lui torna l\u2019anelito risorgimentale all\u2019unit\u00e0 culturale della nazione, centrale in tanti discorsi sull\u2019identit\u00e0 italiana dopo la Liberazione . Ma attraverso di lui emerge anche un impegno politico pi\u00f9 diretto e orientato: cos\u00ec il maestro del film di Coletti si firma Spartacus sul settimanale socialista \u00abIl Risveglio\u00bb, pubblicando articoli contro la guerra in Africa che definisce in pi\u00f9 occasioni e senza mezzi termini una guerra di conquista. Lo fa ad esempio in un dialogo con il tenente dei bersaglieri Gardena: \u00abInvece di mandare la gente a morire in Abissinia, invece di spendere decine di milioni per il prestigio della patria, farebbero bene a costruire scuole e a combattere la miseria\u00bb. Malgrado ci\u00f2, non si sottrae al suo dovere di italiano nel momento in cui viene richiamato alle armi proprio per combattere contro Menelik ad Adua, battaglia nella quale trover\u00e0 la morte. L\u2019operazione del film \u00e8 dunque eminentemente politica: Perboni-De Sica convoglia una molteplicit\u00e0 di discorsi legati alla ricostruzione identitaria nazionale, in quanto figura che incarna un eroismo italico precedente alla virilit\u00e0 marziale fascista, capace di recuperare un patriottismo di matrice non nazionalista. L\u2019operazione non sfugge a un quotidiano come l\u2019\u00abAvanti!\u00bb, che dedica grande attenzione al film e alla figura di De Amicis e che, nel novembre del 1948, pubblica un ritratto di De Amicis, Socialismo del \u201cCuore\u201d di Edmondo De Amicis, a firma di Berto Berti, che ricorda un discorso agli operai del 1890 nel quale lo scrittore si defin\u00ec socialista, subendone le conseguenze . Il discorso politico di Perboni \u00e8 il momento in qualche modo apicale del film di Coletti. \u00c8 la scena in cui risulta pi\u00f9 evidente quanto De Sica utilizzi in questo film uno stile di recitazione che rasenta l\u2019immedesimazione, mirando al coinvolgimento emotivo dello spettatore e al suo rispecchiamento nei valori proposti dal personaggio. La recitazione dell\u2019attore avrebbe una funzione maieutica, dunque, perseguita anche dal maestro: educare i fanciulli ed educare gli italiani sono ancora tutt\u2019uno, come nei dibattiti appena successivi alla formazione dello stato unitario . Per questa interpretazione De Sica ha vinto il suo unico Nastro d\u2019Argento come miglior attore protagonista, sia per l\u2019importanza simbolica rivestita dal personaggio, sia per l\u2019adesione dell\u2019attore al personaggio: \u00abVittorio De Sica \u2013 nel giudizio di Gian Luigi Rondi \u2013 incardina nella sua figura e nella recitazione \u201cquanto di meglio, di duraturo e di onesto il passato ha trasmesso all\u2019anima italiana\u201d e che \u201ci tempi nuovi hanno fatto con pi\u00f9 fervore lievitare\u201d\u00bb. Nel complicato contesto storico-politico del secondo dopoguerra, questa riscrittura originale del romanzo di De Amicis assume insomma una duplice valenza, non priva di ambiguit\u00e0 ideologiche: non solo richiamare un passato italiano eroico, che tende idealmente a ricongiungere gli ideali risorgimentali a quelli resistenziali, ma anche alimentare una tipica tendenza all\u2019auto-assoluzione, anch\u2019essa iscritta nel nostro carattere nazionale, con Perboni che va in guerra malgrado i suoi ideali e che sembra voler sollevare gli italiani, in termini simbolici, dalla responsabilit\u00e0 di aver combattuto una guerra ingiusta dall\u2019esito catastrofico. L\u2019\u00abanima italiana\u00bb risvegliata dalla Resistenza avrebbe cos\u00ec una matrice preesistente al fascismo che va recuperata per rifondare la nazione. Solo un decennio dopo, mentre l\u2019Italia procede verso il Boom, le cose sembrano profondamente cambiate. Il 1957 \u00e8 l\u2019anno di Amore e chiacchiere (Blasetti), un film sintomatico di come l\u2019attore De Sica il suo corpo, la voce, lo stile di recitazione &nbsp;incarni compiutamente il modello di italianit\u00e0 ormai veicolato dall\u2019immaginario cinematografico. Il tentativo di ricostruire una nuova identit\u00e0 nazionale, addirittura di recuperare una forma di eroismo civile \u00e8 ormai tramontato. Di quel progetto resta poco pi\u00f9 che una caricatura, i tratti costanti di un carattere nazionale ridotto a macchietta e stereotipo, l\u2019immagine abituale e addomesticata degli italiani brava gente, creativi e sognatori. Anche lo slancio verso una rinnovata fiducia nelle istituzioni, tanto pi\u00f9 necessaria dopo la nascita della Repubblica e la ricostruzione del Paese, si affievolisce nell\u2019inerzia di un popolo concentrato sul particulare, spesso compiaciuto della propria furbizia, capace di trasformare in \u2018arte\u2019 del singolo un\u2019antica insufficienza collettiva: appunto l\u2019arte di arrangiarsi. In questo quadro, la commedia diventa sempre pi\u00f9 uno specchio delle consuetudini e del costume nazionale, con uno sguardo antropologico che indaga e riflette alcuni tratti del carattere ma che ha perso qualunque slancio progettuale in termini di identit\u00e0. I ruoli interpretati da De Sica negli anni Cinquanta raccontano una Italia e un Italiano che ritornano al passato. L\u2019avvocato truffaldino, il padre incapace di educare i suoi figli, il politico che abusa del suo potere sono ruoli ricorrenti e che vedono un aumento di frequenza crescente mentre il Paese avanza verso il suo Miracolo. A conferma che l\u2019avvocato di Il processo di Frine, ruolo che l\u2019attore in un primo momento non voleva interpretare, d\u00e0 l\u2019abbrivio a un De Sica sempre pi\u00f9 incarnazione dei pregi e difetti del carattere nazionale, arriva poco dopo il corpulento e bonario Maresciallo dei Carabinieri Antonio Carotenuto, protagonista della serie dei Pane, amore\u2026 (1953-1959). Carotenuto incarna un\u2019autorit\u00e0 che, di film in film, si fa sempre pi\u00f9 inaffidabile, incapace a gestire il suo ruolo pubblico e la sua autorevolezza: dal maestro Perboni-De Amicis, padre dei discepoli e sorta di padre della patria, passiamo al Maresciallo che all\u2019occasione sa chiudere un occhio sulla legge, al dongiovanni impenitente che non diventa mai uomo. L\u2019avvocato Azzeccagarbugli altra figura appartenente all\u2019immaginario in negativo del carattere nazionale, diventa un altro \u2018tipo\u2019 costante interpretato da De Sica. Rispetto ad altri film in cui interpreta lo stesso ruolo, in questo caso, dalla penna di Cesare Zavattini e con la complicit\u00e0 di Alessandro Blasetti, nasce un avvocato che appare come la sintesi totale dei vizi e delle virt\u00f9 attribuiti atavicamente agli italiani: Vittorio Bonelli, protagonista di Amore e chiacchiere, \u00e8 infatti un personaggio in cui il nesso tra retorica, politica, autorit\u00e0 paterna e italianit\u00e0 si chiarisce ulteriormente. E si chiarisce anche lo stile di recitazione di un attore che, con sempre pi\u00f9 palese autoironia straniata, enfatizza i tratti tipici del personaggio. De Sica \u00e8 esecutore di questi personaggi ma, allo stesso tempo, mostra anche di osservarli dall\u2019esterno, aiutando cos\u00ec lo spettatore ad esercitare il suo giudizio critico. Questa sorta di distacco, col passare degli anni, si confonde sempre di pi\u00f9 con la cautela dei personaggi stessi, che esibiscono tratti ambivalenti, enfatizzando una linea pirandelliana che, come ha pi\u00f9 di recente sottolineato Roberto De Gaetano, attraversa tutto il cinema nazionale. Senza riassumere interamente la trama del film, \u00e8 bene per\u00f2 ricordarne alcuni ingredienti: l\u2019ambientazione a Matorno, una localit\u00e0 d\u2019invenzione che ricorda la Sagliena di Pane, amore e fantasia; i conflitti genitori-figli che si dipanano secondo traiettorie consuete, come l\u2019opposizione al matrimonio interclassista anche da parte del genitore, appunto Bonelli, che si dichiara progressista e di sinistra; la corsa verso il benessere economico del paese incarnata dal protervo imprenditore (un grande Gino Cervi); le ingiustizie sociali che non favoriscono i soggetti deboli, come gli anziani di un ospizio mai ricostruito dopo la guerra. In questo contesto da neorealismo rosa, Vittorio Bonelli si trova a passare da membro dell\u2019opposizione a sindaco, e il suo spropositato egocentrismo insieme all\u2019ambizione alla notoriet\u00e0 pubblica lo fanno scendere facilmente a patti con la sua coscienza. Il politicante trasformista \u00e8 l\u2019obiettivo dello sguardo satirico di Cesare Zavattini per il quale Bonelli \u00e8 sicuramente parte di una critica all\u2019arte della parola come efficace mezzo di suggestione dei semplici, oltre che come strumento della vanit\u00e0 personale. Nel mirino ci sono l\u2019ipocrisia e la malafede del Potere, insomma, che si auto-rappresenta diverso da ci\u00f2 che \u00e8, e indossa costantemente una maschera senza che essa sia visibile. Il sottotitolo del film (Salviamo il panorama), messo, cos\u00ec, tra parentesi, inscrive gi\u00e0 nel titolo una riflessione sulle tante speranze deluse dal secondo dopoguerra, comprese quelle del cinema italiano e della stagione del neorealismo, che proprio della riscoperta del paesaggio italiano aveva fatto uno dei suoi principi ispiratori. \u00c8 importante scoprire che uno dei primi titoli del film doveva essere quattro passi sotto le nuvole con un chiaro riferimento a Quattro passi tra le nuvole di Blasetti del 1943, considerato da molti un film anticipatore del neorealismo. Zavattini, Blasetti e De Sica fanno squadra come numi tutelari del cinema italiano e maestri del neorealismo. Ed \u00e8 evidente come l\u2019avvocato Vittorio Bonelli sia stato scritto, fin dal nome proprio che il personaggio porta, pensando a Vittorio De Sica, come si evince con estrema chiarezza da Il raccontino del soggetto presente tra le carte d\u2019archivio del regista. Sono tanti, dunque, i tratti caratteristici dell\u2019attore che troviamo nel personaggio, dal sorriso affabile alla sua capacit\u00e0 vocale, passando per l\u2019origine meridionale, poi conservata nel film, anche se l\u2019ambientazione si \u00e8 spostata pi\u00f9 a Nord. La sceneggiatura ebbe una lunga gestazione, dal 1954 al 1957, un processo che si pu\u00f2 ricostruire grazie a soggetti, sceneggiature, lettere private e commerciali presenti nel Fondo Blasetti. E proprio a proposito di cinema e identit\u00e0 italiana il film assume un interesse particolare per come il soggetto originario di Zavattini sia andato progressivamente a convergere con le nuove tendenze della commedia all\u2019italiana. Le note sulla sceneggiatura di Aldo Paladini e Virgilio Tosi dimostrano come il film contribuisca a sancire il definitivo passaggio dal neorealismo rosa alla commedia all\u2019italiana. In particolare, i due commentatori sottolineano come la presenza della voce di uno speaker che fa da cornice al racconto sia fuorviante perch\u00e9 fa pensare ad una narrazione neorealistica, mentre il film \u00e8 una commedia di costume. In maniera speculare, criticano il finale del film, troppo bonariamente ottimista, che va verso un \u00ababbraccio universale e indiscriminato\u00bb colpevole di eliminare ogni tipo di riflessione sul conflitto sociale. Riprendendo il giudizio sulla sceneggiatura di un lettore consapevole come Luigi Chiarini, si capisce come, a suo parere, l\u2019arma per salvare l\u2019obiettivo critico del film possa essere solo la recitazione dell\u2019attore. Senza la particolare forma di adesione e distacco dal personaggio che De Sica matura forse anche passando per la regia nel corso degli anni Cinquanta, senza quel suo stile particolarissimo che lo portava ad osservare il personaggio mentre era intento ad interpretarlo, il film avrebbe perso del tutto la sua valenza critica, perch\u00e9, visto il finale assolutorio, non sarebbe riuscito a sottolineare la \u00abdiscrepanza tra parole e atti\u00bb, vizio imperituro della politica nostrana. Dopo il tentativo di ricostruzione di una identit\u00e0 nazionale, il corpo di De Sica ha cos\u00ec accompagnato gli italiani e il loro cinema verso gli anni Sessanta, decennio sostanzialmente di crisi, in cui la partita identitaria sembra perdersi, in attesa che un nuovo afflato collettivo, esploso poi col 1968, sposti l\u2019ottica dall\u2019identit\u00e0 nazionale alla formazione di nuovi soggetti politici, nuovi attori sociali che si muoveranno su un piano collettivo e in uno sfondo internazionale. La mostra&nbsp;<em>Tutti De Sica<\/em>&nbsp;si propone di andare oltre l\u2019immagine semplificata e spesso stereotipata di Vittorio De Sica, restituendo una visione pi\u00f9 sfaccettata della sua personalit\u00e0 e del suo talento multiforme. Da qui anche il titolo dell\u2019esposizione che suggerisce le sue centomila vite, i suoi centomila personaggi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009408\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009408\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024&amp;#215;683\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009408\" style=\"width:1173px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-5-1024x683-1.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La mostra \u00e8 suddivisa in dodici sezioni :<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal primo successo con Mario Mattoli e la sua impresa di spettacoli Za Bum che porta al variet\u00e0 la rivista Lucciole della citt\u00e0 (giocando sul Chaplin, in sala proprio all\u2019inizio degli anni Trenta, di Luci della citt\u00e0) alla popolarit\u00e0 raggiunta con le incisioni discografiche (basti citare Parlami d\u2019amore, Mari\u00f9); il passaggio dagli anni Trenta, destreggiati tra teatro e cinema (Il signor Max \u00e8 del 1937) agli anni Quaranta che lo vedono imporsi come regista e padre del Neorealismo: magnifica la sequenza fotografica che vedremo in mostra, raccolta sul set di I bambini ci guardano (1943), testimonianza di grandissima forza visiva nel mostrare il suo talento unico nella direzione degli attori non professionisti; la stagione del Neorealismo con i quattro capolavori Sciusci\u00e0 (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1950), Umberto D. (1952) e il rapporto con la politica (e con la figura di Andreotti) in un\u2019Italia che cambia a cavallo degli anni Cinquanta; il sodalizio con Cesare Zavattini e quello con Sophia Loren; e cos\u00ec seguendo il filo delle sue vite e dei suoi personaggi con la sezione Il piacere della maschera \u2013 Vent\u2019anni di interpretazioni, fino a un\u2019ultima sala dove trova spazio una riflessione sull\u2019immensa eredit\u00e0 lasciata da Vittorio De Sica. Vittorio De Sica amava dire : \u201cUno e centomila. Parafrasando cos\u00ec un emblema del Novecento italiano (e del Novecento tout court), quel Pirandello narratore senza pari delle molteplicit\u00e0 individuali, sembra svelare il segreto di un altro simbolo dell\u2019arte novecentesca italiana e, anche questa volta, del mondo intero.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009407\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009407\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024&amp;#215;683\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009407\" style=\"width:1161px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento-13-1024x683-1.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Biografia di Vittorio De Sica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Regista e attore. Cresce in una modesta famiglia in Ciociaria, a met\u00e0 strada tra le due citt\u00e0 della sua vita: Napoli e Roma. Si diploma in ragioneria e prima di entrare nel mondo del teatro, ancora giovanissimo, lavora alla Banca d&#8217;Italia. Debutta in teatro a sedici anni alternando lavori vari per mantenere la famiglia. Negli stessi anni debutta anche nel cinema con una piccola parte in &#8216;L&#8217;Affaire Clemenceau&#8217; (1917), di Alfredo De Antoni. Nel 1923 entra nella compagnia teatrale di Tatiana Pavlova, interpretando ruoli di tipo macchiettistico che riscuotono un gran successo tra il pubblico. Nel 1932 ottiene il suo primo successo cinematografico interpretando Bruno nel film &#8216;Gli uomini&#8230; che mascalzoni!&#8217;, di Mario Camerini, un trionfo alla Mostra di Venezia. Nel 1933 fonda una compagnia teatrale con Giuditta Rissone, che diventer\u00e0 sua moglie nel 1938. Subito dopo nasce la prima figlia Emy. L&#8217;esordio alla regia \u00e8 del 1940 con &#8216;Rose scarlatte&#8217;, di cui \u00e8 anche protagonista. Il film della svolta della sua carriera, che segna l&#8217;inizio della feconda collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini, \u00e8 &#8216;I bambini ci guardano&#8217; (1943), la storia di una famiglia divisa vista dall&#8217;occhio di un bambino sballottato tra genitori e parenti. Nel dopoguerra dirige due opere che figurano tra i capolavori del neorealismo: &#8216;Sciusci\u00e0&#8217; (1946) e &#8216;Ladri di biciclette&#8217; (1948), che vincono entrambe l&#8217;Oscar speciale, successivamente sostituito dal premio per il miglior film straniero. Nel 1951 gira &#8216;Miracolo a Milano&#8217; che si aggiudica la Palma d&#8217;oro a Cannes. L&#8217;anno dopo realizza un altro dei suoi capolavori, &#8216;Umberto D&#8217;, considerato dalla critica il punto pi\u00f9 alto della sua opera. Nella seconda parte della sua carriera, De Sica sposta il suo interesse sulla commedia folkloristica dai toni leggeri. Dirige &#8216;L&#8217;oro di Napoli&#8217; (1954), interpretato da Tot\u00f2, Eduardo De Filippo e Sophia Loren. Nel 1960 sceglie la Loren per interpretare il ruolo della protagonista ne &#8216;La Ciociara&#8217;, tratto dal romanzo omonimo di Alberto Moravia. Con questa interpretazione l&#8217;attrice vince il premio Oscar e la Palma d&#8217;oro del festival di Cannes come migliore attrice. De Sica vince altri due Oscar con &#8216;Ieri, oggi, domani&#8217; (1963) e con &#8216;Il giardino dei Finzi Contini&#8217; (1970). Separato dalla prima moglie, il regista ottenuta la cittadinanza francese, sposa nel 1968 l&#8217;attrice spagnola Maria Mercader dalla quale aveva gi\u00e0 avuto i figli Manuel (compositore) e Christian (attore e regista). Muore a Parigi dopo un&#8217;operazione per asportare un tumore polmonare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cineteca Bologna \u2013 Galleria Modernissimo<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorio De Sica &#8211; Tutti De Sica. Regista &amp; interprete<\/p>\n\n\n\n<p>dal 1 Ottobre 2024 al 12 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 14.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00 &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Marted\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti-De-Sica-ott-2024-Cs-e-Allestimento<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 12 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Modernissimo Bologna una retrospettiva dedicata al grande Vittorio De Sica &#8211; Tutti De Sica. Regista &amp; interprete a cura di Gian Luca Farinelli un excursus approfondito sulla vita e la carriera di&nbsp;Vittorio De Sica, a 50 anni dalla sua scomparsa.&nbsp; L\u2019esposizione \u00e8 prodotta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000009410,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000009406","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/vittorio_desica2021.jpg?fit=870%2C580&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009406","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000009406"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009406\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000009411,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009406\/revisions\/1000009411"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000009410"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000009406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000009406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000009406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}