{"id":1000009373,"date":"2024-10-30T09:29:24","date_gmt":"2024-10-30T12:29:24","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009373"},"modified":"2024-10-30T09:29:27","modified_gmt":"2024-10-30T12:29:27","slug":"in-mostra-a-genova-joaquin-sorolla-y-bastida-limpressionista-mediterraneo-una-mostra-dialogica-che-mette-a-confronto-due-opere-del-maestro-della-luce-e-del-colore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009373","title":{"rendered":"In Mostra a Genova Joaqu\u00edn Sorolla\u00a0y Bastida: l\u2019Impressionista mediterraneo una mostra Dialogica che mette a confronto due opere del Maestro della Luce e del Colore"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Cardone<br>Fino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare ai Musei di Nervi- Raccolte Frugone Genova la mostra dialogica su Joaqu\u00edn Sorolla\u00a0y Bastida: l\u2019Impressionista mediterraneo. Dialogica, perch\u00e9 l&#8217;esposizione mette a confronto i due capolavori del pi\u00f9 importante pittore impressionista spagnolo annoverati nel catalogo delle Raccolte Frugone &#8211;\u00a0\u00a0Ritorno dalla pesca, firmato e datato 1904, e\u00a0Sonnellino in barca, datata al 1895-1896 &#8211; con\u00a0un illustre ospite: si tratta di\u00a0Ritorno dalla prima Comunione, un\u00a0olio su tela del maestro\u00a0Joaqu\u00edn\u00a0Sorolla\u00a0datato1892\u00a0che arriva dalla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea \u00abCasa Cavazzini\u00bb di Udine.\u00a0Artista dalla rara abilit\u00e0 di rendere il rapporto tra luce e colore, un colore che esplode di intensit\u00e0 sotto il sole mediterraneo delle spiagge di Valencia, Sorolla \u00e8 oggi uno dei pi\u00f9 apprezzati pittori impressionisti al di fuori della pi\u00f9 nota compagine francese. Amante della natura, e soprattutto del mare, Sorolla mette in scena, senza alcun intento politico o critico, la vita che scorre davanti ai suoi occhi, rendendo esplicito il costante legame che nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento fonde arte e fotografia. In una mia ricerca storiografica e scientifica sul maestro della luce Joaqu\u00edn Sorolla apro il saggio dicendo : Per me Joaqu\u00ecn Sorolla \u00e8 uno dei grandi pittori spagnoli tra \u2018800 e \u2018900. La sua pittura \u00e8 intrisa di luce ed \u00e8 una visione pittorica molto moderna e con un taglio fotografico, fatta di istantanee in movimento dal realismo delicato e sottile, Capace per\u00f2 di mettere in scena l\u2019attualit\u00e0 senza commentarla. Una vera e propria poesia per immagini che ci presenta il volto di una spagna marina, rurale, dalle tradizioni radicate. La sua pittura si pone in una posizione di spicco tra Goya e Picasso, segnando una tappa importantissima nella pittura spagnola ed europea. Nato a Valencia nel 1863, Joaquin Sorolla y Bastida non ebbe inizi facili. A due anni rimase orfano di entrambi i genitori, morti di colera. Furono gli zii materni a ad allevarlo, assecondando la sua passione per le arti figurative, lo iscrissero alla scuola di Belle arti di Valencia. Che termin\u00f2 con successo, questo gli permise di entrare in un noto laboratorio fotografico. Sar\u00e0 proprio questo lavoro legato alla fotografia a determinare il taglio moderno e luminoso dei suoi dipinti. Mentre la figlia del suo datore di lavoro, Clothilde, diventer\u00e0 la sua compagna di una vita. Quando si dice la fortuna di trovare lavoro. Tutto questo, insieme alla scoperta del museo del Prado e soprattutto di Vel\u00e1zquez, costituir\u00e0 una svolta nel suo percorso. Che lo porter\u00e0, poco pi\u00f9 che ventenne, a presentare all\u2019esposizione di belle arti a Madrid il suo primo dipinto storico: \u201cIl 2 maggio 1808\u201d. Giorno celebre per la Spagna il 2 maggio, quando gli spagnoli sconfissero i francesi. Quest\u2019opera \u00e8 il capolavoro di un giovane Sorolla, che ha osservato l\u2019arte che gli sta alle spalle, da Caravaggio ai romantici. L\u2019aveva realizzato all\u2019aperto a Valencia, utilizzando fuochi d\u2019artificio per rendere il fumo dell\u2019artiglieria creando una scena fortemente realistica. Il quadro fu acquistato dal Governo spagnolo dando cos\u00ec il via alla sua carriera, costellata di premi, ma soprattutto di borse di studio che gli permisero di girare l\u2019Europa. Da Roma a Venezia e a Parigi dove venne in contatto con i grandi romanzieri realisti francesi come Balzac, Zola, Flaubert, nei cui romanzi si riflettevano i grandi cambiamenti sociali causati dalla rivoluzione industriale. Questo lo port\u00f2 a riflettere su quanto accadeva in Spagna in cui si stava vivendo un periodo difficile per i disordini interni, causato anche dal crollo del suo impero d\u2019oltremare e aspirava a un rinnovamento sociale politico e culturale. Cambiamenti che coinvolgevano l\u2019individuo, solo di fronte ai profondi rivolgimenti sociali. Sentimento di solitudine che emerge da quest\u2019opera, ancora un po\u2019 accademica se vogliamo, ma in cui la solitudine \u00e8 palpabile. L\u2019Italia \u00e8 il primo paese straniero in cui Sorolla si avventura, naturalmente attratto, come tutti i suoi compatrioti, dall\u2019immenso patrimonio culturale dell\u2019arte classica e della centenaria tradizione accademica. Una figura particolarmente significativa, quella del pittore valenziano, poich\u00e9 per prima la sua pittura aveva rappresentato un\u2019alternativa allo stanco preziosismo della scuola fortunyana. Nel suo volume Storia della pittura del secolo XIX nel 1915 L\u00e9once B\u00e9n\u00e9dite, direttore del Mus\u00e9e du Luxembourg, attribuiva alla scuola valenziana, a quella basca e a quella di Barcellona il merito di aver rinunciato \u201calla puerilit\u00e0 del genere in costume ed ai mezzucci di maniera\u201d per volgere lo sguardo alla verit\u00e0 della natura. Affermava poi che \u201cil primo artista che fece splendidamente ritorno ad una pi\u00f9 sana visione dell\u2019arte fu Joquin Sorolla y Bastida\u201d . L\u2019artista era giunto a Roma il 4 gennaio 1885 con una borsa di tremila pesetas della Diputaci\u00f3n Provincial di Valenzia, vinta grazie al dipinto di argomento storico El Palleter declarando la guerra a Napole\u00f3n (1884, Valencia, Diputaci\u00f3n de Valencia, in deposito al Palau de la Generalitat), dove raffigurante un episodio di eroismo locale contro Napoleone nel maggio 1808. L\u2019opera proponeva spettacolarit\u00e0, una buona dose di retorica, un numero elevato di personaggi ed un\u2019adeguata celebrazione del genuino eroismo patrio; tutti elementi comuni alla pittura di storia europea della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, a vocazione identitaria e nazionalista. Sorolla, che gi\u00e0 si era espresso nell\u2019ambito della pittura di storia con il celebre Dos de Mayo presentato all\u2019Esposizione Nazionale di Madrid, unisce a tale inclinazione un sincero interesse per la pittura dal vero. Come riporta Bernardino de Pantorba, in El Palleter declarando la guerra a Napole\u00f3n il giovane artista cerca di ricreare le condizioni reali in cui i fatti si erano svolti: \u201cper dipingere la tela attesi proprio maggio, nonostante l\u2019avessi concepita mesi prima; scelsi la luce di Valenzia, tanto intensa quanto quella di Madrid, e l\u2019aria aperta, forse uno dei primi se non il primo quadro di composizione che \u00e8 stato dipinto in Spagna all\u2019aria aperta\u201d . Non stupisce dunque la relazione instaurata a Roma tra Sorolla e Francisco Pradilla, direttore dell\u2019Accademia e noto pittore di storia, ma anche grande paesaggista, attento a fissare nel quadro la precisione dell\u2019ora e dell\u2019atmosfera. D\u2019altro canto Sorolla non \u00e8 destinato a rimanere nell\u2019alveo della pittura di storia, un genere che per altro nel giro di qualche anno tender\u00e0 ad esaurire il suo significato. Fatte le prime esperienze a Roma, dove entra in contatto con la pittura di Francisco Pradilla, Jos\u00e9 Villegas e Emilio Sala , in quell\u2019epoca professori dell\u2019Accademia, Sorolla si lascia convincere da Pedro Gil Moreno de Mora, conosciuto nella capitale, a compiere un viaggio a Parigi in sua compagnia. Lo stesso Sorolla dir\u00e0 pi\u00f9 tardi \u00abdentro di me si agitava uno spirito inquieto, rivoluzionario\u00bb, lo stesso che lo accompagner\u00e0 nel suo primo viaggio nella capitale francese, appena tre mesi dopo il suo arrivo in Italia. A Parigi lavora \u201cin modo vertiginoso\u201d, ma in ottobre deve tornare a Roma per preparare il suo primo invio annuale di pensionato alla Diputaci\u00f3n de Valencia: sei disegni e i due olii Nudo femminile e Un crocifisso . Osservando le opere di questi anni tra il 1885 e il 1887, si nota l\u2019oscillare incerto dell\u2019artista tra diverse inclinazioni la pittura pastosa e terrosa degli antichi maestri del Seicento \u2018Tres cabezas de hombre, 1885\u2019 le seduzioni preraffaellite e neoquattrocentesche forse mediate attraverso il contatto con l\u2019ambiente romano di In arte Libertas , il verismo napoletano di discendenza morelliana e la pi\u00f9 facile pittura commerciale revivalista che tanto a Roma e nell\u2019ambito dell\u2019Accademia di Spagna, quanto a Napoli aveva trovato fecondo terreno grazie alla complicit\u00e0 di avveduti mercanti . Del resto, l\u2019artista aveva conosciuto da vicino l\u2019ambiente partenopeo, avendo visitato quello stesso anno Pisa, Firenze, Venezia e infine Napoli. \u00c8 qui che dipinge olii ed acquerelli che, stando alla biografia dell\u2019artista, vengono in buona parte acquisiti da mercanti locali. Una di queste opere, appartenente ad una serie, \u00e8 Ni\u00f1a italiana, oggi al Museo Sorolla. Nel 1886, Sorolla decide di affrontare un\u2019opera di grandi dimensioni con cui partecipare all\u2019Esposizione Nazionale di Madrid del 1887: El entierro de Cristo . Una tela enorme, 430 x 685 cm, che dimostra un\u2019indiscutibile attrazione per l\u2019idealismo di Domenico Morelli con cui poteva essere entrato in contatto anche in occasione della tappa napoletana del suo viaggio del 1886. Molti critici hanno attribuito l\u2019insuccesso de El entierro de Cristo all\u2019insincerit\u00e0 d\u2019ispirazione, poich\u00e9 l\u2019artista non sentiva intimamente il soggetto religioso. In verit\u00e0, ci\u00f2 che Sorolla fissa con il pennello sulla grande tela \u00e8 un momento profondamente umano, piuttosto che una manifestazione trascendente, della vita di Cristo. Sorolla allontana qualunque magniloquenza, abbandona la composizione classica di memoria rinascimentale e cerca di restituire la soggettiva verit\u00e0 umana di una sepoltura circondata di dolore e silenzio attonito. L\u2019esempio di Morelli pare pi\u00f9 che un riferimento generico. Attorno al 1867 il maestro napoletano aveva dipinto L\u2019imbalsamazione di Cristo, esposto lo stesso anno alla Promotrice di Napoli, dove viene comprato dal celebre collezionista Giovanni Vonwiller, e nel 1872 all\u2019Esposizione di Milano, con grande riscontro di critica. Un opera che con altre di Morelli come il Cristo deriso, segnava un percorso nuovo e peculiare per la pittura religiosa. \u00c8 possibile che Sorolla conoscesse l\u2019opera, di cui sembra ricreare l\u2019atmosfera sospesa e pulviscolare cos\u00ec come l\u2019afflato profondamente umano. In una lettera all\u2019amico pittore Eleuterio Pagliano, Morelli aveva voluto spiegare l\u2019iconografia del suo L\u2019imbalsamazione di Cristo che, dobbiamo dedurre, aveva suscitato perplessit\u00e0 tra critici e commentatori. In effetti, la rappresentazione usuale della sepoltura di Cristo nella pittura dal Trecento in poi mostrava il corpo seminudo, talvolta parzialmente avvolto nel sudario, in pose di morbido abbandono. Morelli adotta invece una totale fedelt\u00e0 al Vangelo di San Giovanni, secondo cui il corpo del Messia viene completamente avvolto in bende intrise di mirra e aloe secondo l\u2019uso giudaico: \u201cti ho mandato il testo di San Giovanni perch\u00e9 sfugge anche ai preti che si consumarono circa mille litri o libbre di aromi per imbalsamare il corpo di Ges\u00f9\u201d. Sorolla, al contrario, si muove pi\u00f9 liberamente rispetto al testo biblico. Nel suo intervento dedicato al dipinto ne \u201cLa Ilustraci\u00f3n Art\u00edstica\u00bb, Pedro de Madrazo scrive: \u201csi \u00e8 preso la licenza razionale, conforme anche in questo alla generalit\u00e0 dei pittori, di presindere da uno dei particolari del racconto di San Giovanni, secondo il quale il cadavere del Salvatore avrebbe dovuto apparire tutto avvolto in bende, con spezie aromatiche, alla maniera giudaica presa forse dagli Egizi o da altri popoli d\u2019Oriente; e lo ha rappresentato semplicemente coperto con un lenzuolo che, per come aderisce alla forma del corpo, si pu\u00f2 ben supporre inumidito con la mistura di mirra e olii portato da Nicodemo per ungere il santo cadavere\u201d. L\u2019attenzione quasi puntigliosa di Morelli per la verosimiglianza storica dei episodi narrati nei suoi dipinti costituisce una sua caratteristica assolutamente peculiare, in linea con l\u2019evoluzione della storiografia dell\u2019epoca. In ambito pittorico trova riscontro sia nell\u2019arte revivalistica neopompeiano, neogotico, sia pi\u00f9 in generale, nella pittura di storia propriamente detta, sulla scia tracciata da Meissonier e Delaroche. Per il dipinto di Sorolla, Madrazo apprezza proprio il suo essersi discostato \u201cdalla moderna tendenza a rappresentare i fatti biblici come meri monumenti archeologici, poich\u00e9 il bendaggio di cui parla l\u2019Evangelista sarebbe risultato, anche se corretto, molto antiestetico e poco conforme alla tradizione\u201d. L\u2019accoglienza dell\u2019opera di Sorolla, che si rivela un totale insuccesso, \u00e8 condizionata anche dalla tecnica adottata, fatta di pennellate ampie, e dalla mancanza di disegno e linea di contorno, secondo modalit\u00e0 molto vicine a quelle della pittura morelliana in questa fase. Confrontando il quadro di Sorolla con il Miserere mei Deus di Benlliure y Gil, Asenjo Blanco afferma che El entierro de Cristo \u00e8 inferiore per inesperienza, timidezza, indecisione e vaghezza, tanto da sembrare un \u201cgran bozzetto\u201d . Madrazo segue Blanco in questo giudizio, parlando di \u00abmeri abbozzi\u00bb, nonostante riconosca che \u201cla concezione dell\u2019artista appare piena di sentimento: diciamolo risolutamente, di santa ed elevata poesia\u201d . Fernanflor chiude il suo commento come molti altri critici, affermando: \u00abcome un bozzetto gigantesco, come una nota felice di un paesaggista mi sembra elogiabile El entierro de Cristo\u00bb, tornando poi a criticare la mancanza di cura delle figure, di modo che la Vergine e il Discepolo \u00absi tengono in piedi per un miracolo di equilibrio\u00bb. Senza dubbio un altro elemento che pu\u00f2 avere contribuito ad una cattiva ricezione dell\u2019opera di Sorolla \u00e8 l\u2019attenzione posta dall\u2019artista al paesaggio. Fernanflor, autore di un lungo articolo dedicato all\u2019opera, osserva: nel suo quadro c\u2019\u00e8 un certo effettismo di paesista, di amante della Natura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-attachment-id=\"1000009375\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009375\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"462364639_975981561235556_3404064637275567903_n\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=1024%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009375\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=700%2C525&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=750%2C563&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462364639_975981561235556_3404064637275567903_n.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Il signor Sorolla, ha fatto quelle che fanno molti altri artisti questa esposizione: credendo di fare un quadro, ha dipinto un luogo (pa\u00eds), cosa pi\u00f9 facile, anche se sempre complessa. Ha dipinto non la sepoltura di Cristo, bens\u00ec l\u2019ora in cui fu seppellito. Per dipingere la sepoltura sarebbe stato necessario caratterizzare di pi\u00f9, poich\u00e9 quasi tutti i personaggi che figurano biblicamente in questa azione hanno il proprio carattere e la propria personalit\u00e0, e non pu\u00f2 dunque soddisfarci il mettere nomi capricciosi ad alcune silhouettes e figure scure. Una critica del genere trovava ragione rispetto al panorama della contemporanea pittura di storia spagnola. Gli occhi dei critici erano saturi di capolavori di bravura come Los \u00faltimos momentos del rey don Jaime el Conquistador di Ignacio Pinazo (1881, Valencia, Diputaci\u00f3n Provincial), Juana la loca del 1877 e La rendici\u00f3n de Granada del1882 di Francisco Pradilla: grandi tele dall\u2019impianto scenografico che riunivano uno spiccato approccio realista, la numerosit\u00e0 delle figure, la ricchezza delle ricostruzioni ambientali e paesaggistiche, una accentuata caratterizzazione psicologica dei personaggi e una fattura virtuosistica fortunyana. Con El entierro de Cristo Sorolla propone invece, su una superficie pittorica amplissima, poche figure al naturale poste in controluce, secondo un criterio \u2019sottrattivo\u2019 e sintetico che punta all\u2019intensit\u00e0 espressiva pi\u00f9 che all\u2019impatto scenografico. In verit\u00e0, il tema religioso non attraversava certo un buon momento e non costituiva, dunque, una scelta particolarmente oculata, soprattutto se l\u2019artista adottava criteri non convenzionali. L\u2019immaturit\u00e0 stilistica di Sorolla, il suo uscire dal seminato della critica e dell\u2019arte \u2018ufficiale\u2019, il credo verista, quasi courbettiano- che gli impedisce di dipingere con convinzione scene e luoghi non vagliati dall\u2019occhio e dall\u2019esperienza personale, determinano l\u2019insuccesso clamoroso dell\u2019opera cui d\u2019altro canto viene concesso un \u00abCertificado Honor\u00ecfico\u00bb a quanto sembra rifiutato da Sorolla. L\u2019artista adotta un approccio morelliano, che mirava ad unire verosimilmente il \u2018vero\u2019 e l\u2019\u2019immaginato\u2019, ma lo fa senza convinzione, in una fase in cui la sua attenzione \u00e8 attratta da artisti ammirati a Parigi come Jules Bastien-Lepage, ispiratore di tutti i naturalisti, e Adolf von Menzel, che coniugava il saldo realismo della scuola di Amburgo con il primato della luce e la sciolta fluidit\u00e0 della pennellata degli impressionisti. Sorolla lavora al dipinto con foga e accanimento per lungo tempo, cambiando anche la disposizione delle figure, come si nota confrontando le due fotografie pubblicate da Blanca Pons Sorolla. A leggere i commenti di Sorolla, sembra che le enormi spese sostenute per lavorare alla grande tela siano la molla che lo porta a cercare i primi contatti con il mercato romano, in quella fase prolifico produttore di pittura di genere gradita alla clientela borghese internazionale. Fino agli anni \u201890 dell\u2019Ottocento, sul modello di Jos\u00e9 Benlliure, Sorolla si cimenta in opere ispirate al folclore e alla cultura popolare valenziani, ricchi di colore e di luce e dal sapore spesso aneddotico. Torna anche al quadro di storia, con un\u2019impostazione pi\u00f9 canonica El padre Jofr\u00e9 protegiendo a un loco, 1887 Diputaci\u00f3n de Valencia. Contemporaneamente agisce su di lui l\u2019influenza di Jules Bastien-Lepage, i cui dipinti aveva conosciuto a Parigi, volgendo l\u2019attenzione ai temi di interesse sociale. El entierro de Cristo viene comunque apprezzato in ambito romano, dove infatti viene esposto nel 1887 all\u2019annuale mostra degli Amatori e Cultori. Se l\u2019influsso di Morelli \u00e8 evidente nell\u2019interpretazione del tema storico-cristiano, molti altri sono i punti di tangenza tra Sorolla e l\u2019ambiente artistico italiano e, in particolare, romano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-attachment-id=\"1000009376\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009376\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"462572619_975981567902222_3276176466565746254_n\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=1024%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009376\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=700%2C525&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=750%2C563&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/462572619_975981567902222_3276176466565746254_n.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p> All\u2019inizio del suo soggiorno l\u2019artista valenziano affronta ad esempio i soggetti neopompeiani, cos\u00ec in voga in area partenopea, ma anche a Roma, Firenze e in tutti i principali centri della penisola. Probabilmente stimolato dal successo commerciale di molti suoi compatrioti, ma anche conquistato dal fascino delle ricchezze archeologiche disseminate ovunque, Sorolla concepisce alcuni dipinti da cavalletto, tutti datati 1886: Bacante (Puerto Rico, Museo de Arte de Ponce), Mesalina en los brazos del gladiador, Bacante en reposo (Valencia, Museo de Bellas Artes). Nel 1886 l\u2019artista si reca a Napoli visitando il Museo Archeologico Nazionale, affrontano il tema del nudo con venature aneddotiche e con una pennellata frizzante di discendenza fortunyana. Allo stesso anno risale inoltre la grande tela decorativa Las nereidas (Manila, colecci\u00f3n del Palacio Presidencial Malaca\u00f1ang), che mescola spunti pompier &#8211; presenti anche nei suoi diretti predecessori di Sorolla come Casto Plasencia, Emilio Sala e Francisco Pradilla-, con componenti pi\u00f9 schiettamente italiane, in particolare le fantasie neoelleniche di Edoardo Dalbono, che tra il 1871 e il 1872 aveva esposto con grande successo La leggenda delle Sirene (Napoli, Accademia di Belle Arti, in deposito al Museo di Capodimonte). Un testimone che sarebbe stato raccolto e sviluppato in chiave simbolista, soprattutto negli anni Novanta a Roma, da pittori come Giulio Aristide Sartorio, Giulio Bargellini e dall\u2019ungherese Adolf Hiremy Hirschl, folgorato dalla capitale sin dal 1882-1884 quando vi risiede con la borsa di pensionato. In questa pittura le suggestioni mediterraneiste si fondevano, in un nuovo modello di pittura decorativa, con l\u2019interpretazione decadentista di scenari pagani, b\u00f6ckliniani e secessionisti. Del resto, quando Sorolla giunge a Roma, nel 1885, la citt\u00e0 attraversa un momento di ridefinizione identitaria, tanto sul piano storico-politico quanto artistico. Nel 1883 si era tenuta nella capitale del Regno d\u2019Italia, presso il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, l\u2019Esposizione Internazionale di Belle Arti, che tirava le somme di vari anni di discussioni attorno alla necessit\u00e0 di un\u2019arte nazionale e di un centro unico in cui esporre il meglio della creativit\u00e0 italiana. In tale occasione una delle opere pi\u00f9 discusse era stata Il voto di Francesco Paolo Michetti, che trattava il soggetto popolare con un realismo quasi brutale unito ad un formato monumentale, normalmente utilizzato per i dipinti di storia. Tra gli ammiratori dell\u2019opera vi era anche il giovane Sartorio, che anni pi\u00f9 tardi avrebbe ricordato, in una lettera a Sillani, l\u2019impressione ricevuta dal dipinto e il particolare momento vissuto dall\u2019arte romana: Nessuno sa, n\u00e9 tu puoi saperlo, quanto aspro fosse il nostro cammino di artisti intorno al 1883 fiaccato il commercio parigino del cos\u00ec detto quadro di genere italo-spagnolo era stata inalberata a Roma una accademia nazionalista ufficiale che predicava l\u2019arte storico-patriottica con l\u2019insegna di un defunto, B. Celentano, e l\u2019esempio di alcuni viventi, Jacovacci, Maccari, E. Ferrari.In quella esposizione nazionale doveva standardizzarsi quella tale arte storico-nazionale accennata, invece apparve \u201cIl Voto\u201d. Nessuno pu\u00f2 immaginare che cosa significasse per noi, era l\u2019insegnamento alla vita, l\u2019incoraggiamento a lottare. Sartorio, in effetti, era stato a lungo incerto sull\u2019orientamento da adottare, abbracciando vari generi, tra cui quelli neosettecentesco e neopompeiano, secondo la direzione impressa dalla scuola di Fortuny. Aveva poi dimostrato interesse verso le seduzioni del preraffaellismo, che lascia filtrare nelle illustrazioni per l\u2019Isaotta Guttadauro di D\u2019Annunzio del 1886. \u00c8 dopo aver conosciuto la scuola di Barbizon a Parigi, per l\u2019esposizione universale del 1889, che si volge alla pittura di paesaggio, nell\u2019approccio alla quale imprime un deciso segno realista proprio l\u2019amico Michetti. Insieme dipingono dal vero nella campagna romana, che sar\u00e0 pi\u00f9 tardi potente motivo d\u2019ispirazione per Sartorio. L\u2019apparizione del Voto a Roma, nel 1883, aveva dunque costituito uno snodo essenziale, proponendo un realismo crudo ed esasperato, di sapore \u201cverghiano\u201d, inoltre strettamente legato alla ricerca documentaria e tecnica contemporaneamente condotta dall\u2019artista sulla fotografia. L\u2019opera, tanto fondamentale per i giovani artisti, aveva visto contrapporsi D\u2019Annunzio a Nino Costa, che alla grande tela rimproverava il prevalere di uno sfarfallio di tocchi e riverberi luminosi troppo memore della lezione fortunyana, a discapito della composizione e del \u201cconcetto del quadro\u201d . D\u2019Annunzio, al contrario, esaltava del Voto il verismo estremo della scena che, oltre a raffigurare i particolari ambientali e degli abiti, non risparmiava dettagli cruenti (la superficie insanguinata della scultura d\u2019argento) capaci di esprimere, dal suo punto di vista, \u201ctutta la truce intensit\u00e0 di quella fede, tutta la convulsione di quello spasimo\u201d. L\u2019idea di realismo di D\u2019Annunzio aveva un accento del tutto peculiare, che gli permetteva di oscillare tra l\u2019elogio della pittura di Michetti e le aperture verso il Simbolismo e l\u2019idealismo attraverso la partecipazione alle riviste romane \u201cCronaca Bizantina\u201d e, ancor di pi\u00f9 qualche tempo dopo, nel \u201cConvito\u201d di Adolfo De Bosis. Il senso dell\u2019elogio di Michetti da parte di D\u2019Annunzio \u00e8 tutto nella dedica che il poeta gli intitola nel 1889, alla pubblicazione del Piacere: A te che studii tutte le forme e tutte le mutazioni dello spirito come studi tutte le forme e tutte le mutazioni delle cose, a te che intendi le leggi per cui si svolge l\u2019interior vita dell\u2019uomo come intendi le leggi del disegno e del colore, a te che sei tanto acuto conoscitor di anime quanto grande artefice di pittura io debbo l\u2019esercizio e lo sviluppo della pi\u00f9 nobile tra le facolt\u00e0 dell\u2019intelletto: debbo l\u2019abitudine dell\u2019osservazione e debbo, in ispecie, il metodo. Io sono ora come te, convinto che c\u2019\u00e8 per noi un solo oggetto di studii: la Vita . Nel Voto l\u2019eredit\u00e0 fortunyana stigmatizzata da Costa trovava una felice fusione con un\u2019attitudine analitica verso il dato reale, a cui l\u2019artista cercava di accostarsi schiettamente e senza filtri, servendosi semmai di quello che D\u2019Annunzio definiva il \u201cdoloroso e capzioso artifizio dello stile\u201d per esaltarne la forza comunicativa. Anche la fase embrionale dell\u2019opera recava in s\u00e9 il segno di una tale lampante originalit\u00e0 d\u2019esecuzione che, come testimonia Ugo Ojetti in un articolo del 1910 su \u201cEmporium\u201d dedicato all\u2019artista abruzzese, i numerosi studi erano stati da subito acquistati per mille lire, il primo, stando alla sua testimonianza, da Pradilla. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-attachment-id=\"1000009377\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009377\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"463485815_975981551235557_321239365276804806_n\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=1024%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009377\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=700%2C525&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=750%2C563&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/463485815_975981551235557_321239365276804806_n.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Le molteplici suggestioni che giungevano a Sorolla dall\u2019ambiente artistico italiano, non potevano non condizionare, almeno episodicamente, lo sviluppo della sua arte, comunque gi\u00e0 orientata a un realismo pieno di vigore e inondato da una limpida luminosit\u00e0 mediterranea. Opere del periodo italiano come La oraci\u00f3n -Buenos Aires, Museo de Bellas Artes e Santa en oraci\u00f3n -Madrid, Museo del Prado, entrambe eseguite attorno al 1888, dimostrano l\u2019attenta lettura dell\u2019arte medievale, reinterpretata, sembrerebbe, attraverso le indicazioni preraffaellite di Sartorio e degli artisti riuniti attorno a \u201cCronaca bizantina\u201d. Cos\u00ec anche paiono appropriati i riferimenti alle ieratiche figure disegnate da Morelli, con la collaborazione di Palo Vetri, per le decorazioni a mosaico del Duomo di Amalfi, i cui cartoni sono approntati in due fasi tra il 1884 e il 1890. Quando nel 1904 Vittorio Pica dedica a Sorolla un lungo articolo illustrato su \u201cEmporium\u201d , dichiara tutto il proprio apprezzamento per la sua arte \u201cschietta e vigorosa\u201d. L\u2019artista ha ormai superato le oscillazioni della sua giovent\u00f9 verso la pittura di genere per abbracciare un naturalismo vibrante di luce, costruito con una pennellata fluida e sicura. Pica apprezza proprio l\u2019adesione al dato reale da parte di Sorolla, che gi\u00e0 alla Biennale di Venezia del 1895, in Costruttore di battelli (probabilmente Constructores de barcos della Colecci\u00f3n Pedro Masaveu), soggetto semplice, \u201cquasi volgare\u201d, era riuscito nel miracolo di materializzare un \u201cvero raggio di sole\u201d. Questo indizio di \u201cribellione\u201d della nuova pittura spagnola ai \u201cconvenzionalismi\u201d e ai \u201cgiochi di virtuosit\u00e0 cromatica\u201d della scuola fortunyana in favore dello studio attento del vero, stimolato dalla frequentazione degli ambienti parigini, Sorolla lo avrebbe pienamente sviluppato nei primi anni del secolo. \u00c8 in quel tempo che infatti concepisce una delle sue opere pi\u00f9 note, quel Triste eredit\u00e0 che avrebbe trionfato a Parigi all\u2019Esposizione Universale del 1900, dove vince il Grand prix e che nel suo articolo Pica lamenta di non aver potuto riprodurre per mancanza della corrispondente zincografia. Il passaggio pi\u00f9 importante dell\u2019articolo di Pica \u00e8, tuttavia, quello in cui il critico napoletano accosta Sorolla e Ignacio Zuloaga, per avere entrambi, insieme a qualche altro \u201cgiovane e ardito pittore\u201d, riabilitato la decaduta arte iberica. Secondo Pica, tanto il pittore basco quanto il valenziano sono pittori di natura realista, ma mentre Zuloaga \u201cnon si compiace che a ritrarre sulla tela, con colorazioni cupe e violente, che sono del resto fedeli alla tradizione gloriosa degli antichi maestri iberici, la Spagna, oltremodo caratteristica e che va poco per volta scomparendo, delle sigaraie e dei toreri, delle voluttuose gitane e dei notturni strimpellatori di chitarra\u201d, Sorolla invece \u201cdi sentimento pi\u00f9 spiccatamente modernista, rifugge da questa ricerca di un tipo alquanto teatrale di nazionalit\u00e0 pittoresca e presceglie scene e personaggi pi\u00f9 normali, pi\u00f9 comuni, meno appariscentemente differenti dai popolani di altre nazioni, in modo che la sua opera, gi\u00e0 copiosa e cos\u00ec serenamente sana di acuto osservatore del vero e di entusiastico innamorato del sole.\u201d Nato a Valencia nel 1863, Joaqu\u00edn Sorolla ha sempre saputo di voler fare il pittore. Cos\u00ec, all\u2019et\u00e0 di quindici anni, spinto dagli zii, alle cui cure il giovane era stato affidato dopo la morte di entrambi i genitori, Sorolla entra all\u2019Academiade Bellas Artes de San Carlo. Al tempo il miglior strumento di affermazione per un artista era la partecipazione a grandi manifestazioni nazionali e internazionali di arte, ambiente in cui Sorolla si lancia dal 1884.<br>Tuttavia, i tanto agognati primi premi tardano ad arrivare. In una Spagna tormentata da tensioni sociali e politiche, a trionfare alle grandi mostre nazionali era infatti una pittura dal contenuto sociale, che raccontasse degli aspetti pi\u00f9 crudi e veritieri della realt\u00e0 contemporanea. Spinto dal collega e amico Jos\u00e9 Jim\u00e9nez Aranda, anche Sorolla si cimenta in tematiche quali la prostituzione, la povert\u00e0, la disabilit\u00e0, e ancora il lavoro di persone comuni, con particolare interesse per il mondo dei pescatori. Sono questi gli anni di lavori quali Tratta delle Bianche (1894), che racconta di un gruppo di giovanissime prostitute trasportate in un vagone ferroviario da una casa di lavoro a un\u2019altra, una triste pratica particolarmente diffusa al tempo. Quadri come questo, dal forte contenuto emotivo, dalla potenza narrativa e dalla splendida tecnica pittorica iniziano a far conoscere Sorolla a livello internazionale, attirando l\u2019attenzione in occasione di grandi esposizioni. La vera consacrazione alla fama internazionale giunger\u00e0 per Joaqu\u00edn Sorolla nel 1900, in occasione della fondamentale Esposizione Universale di Parigi. \u00c8 allora che Sorolla vince l\u2019ambitissimo Grand Prix, battendo opere di Klimt e Alma Tadema, grazie alla sua importante Triste Eredit\u00e0! (1899). La grande tela presente in mostra, grazie al supporto della Fondazione Bancaja, rappresenta una scena a cui il pittore aveva assistito personalmente nell\u2019agosto 1899 sulla spiaggia di Malvarrosa, quando vide i Fratelli del vicino Ospedale dell\u2019Ordine di S. Giovanni di Dio accompagnare un gruppo di bambini poliomielitici a fare il bagno in mare. Un tale soggetto permetteva a Sorolla di unire il suo amore per le vedute di mare, realizzate en plein air in un trionfo di luce e colori audaci, con un soggetto emotivamente e socialmente carico, adatto ai gusti delle giurie internazionali. Un genere pittorico certamente fruttuoso e redditizio per l\u2019epoca in cui visse Joaqu\u00edn Sorolla y Bastida era il ritratto, un campo in cui il pittore spagnolo raggiunse risultati eccelsi. Sorolla dipinse le fattezze delle influenti \u00e9lite mondiali, tra cui la famiglia Reale Spagnola o il Presidente americano William Taft, ma fu molto richiesto anche da facoltosi collezionisti, aristocratici e ricchi alto borghesi, oltre che da colleghi artisti, scrittori e poeti. Ma il soggetto a cui il pittore dedic\u00f2 il maggior numero di ritratti rimarr\u00e0 sempre la sua famiglia: l\u2019amata Clotilde, i tre figli, Mar\u00eda, Joaqu\u00edn ed Elena, e il suocero, Antonio Garc\u00eda, che aveva introdotto un giovanissimo Sorolla all\u2019arte della fotografia e allo studio della luce, naturale e artificiale. Anche i ritratti sono trasportati in quello straordinario mondo fatto di luce e di riflessi che \u00e8 la pittura di Joaqu\u00edn Sorolla. L\u2019artista predilige infatti i ritratti realizzati en plein air, in giardini rigogliosi o sulle spiagge del Mediterraneo, dove le figure possono fondersi in armonia con l\u2019ambiente e la natura circostanti. Joaqu\u00edn Sorolla era un vero valenciano e questo vuol dire che il mare lo aveva nel cuore. Insieme ai dolci ritratti della sua famiglia, la rappresentazione del mare sar\u00e0 l\u2019altra grande costante nella produzione artistica di Sorolla, spesso in abbinamento con il soggetto familiare. Sono infatti frequenti le vedute di spiagge in cui rappresenta momenti di quotidianit\u00e0 della famiglia Sorolla sull\u2019amata spiaggia di Valencia, o ancora sulle rive certamente pi\u00f9 alla moda di Biarritz. Con la stessa autentica curiosit\u00e0, l\u2019artista guarda anche all\u2019umile ritualit\u00e0 dei pescatori valenciani, cos\u00ec come al vivace gioco dei bambini che si gettano ridendo tra le onde o giocano con delle barchette, come ne El balandrito (1909).Sono tele infuse di luce e di vitalit\u00e0, realizzate en plein air, sul momento. L\u2019immediatezza e la spontaneit\u00e0 traspaiono da questi capolavori grazie a una tecnica pittorica rapida, ma decisa, intrisa di luce e brillantezza. Tra le tele dedicate al lavoro, di altissima qualit\u00e0 pittorica \u00e8 Cucendo la Vela (1896). Presentata per la prima volta nel 1897 al Salon de la Societ\u00e9 des Artistes Fran\u00e7ais di Parigi, l\u2019opera vince immediatamente una medaglia, successo replicato nello stesso anno all\u2019Esposizione Internazionale di Monaco e ancora l\u2019anno successivo, ottenendo addirittura la gran medaglia dello Stato Austriaco in occasione dell\u2019Esposizione Internazionale di Vienna. L\u2019opera continuer\u00e0 a presenziare alle grandi esposizioni internazionali europee fino al 1905, anno in cui approda alla VI Esposizione Internazionale d\u2019Arte di Venezia, venendo finalmente acquistata dal Municipio veneziano per la Galleria d\u2019Arte Moderna di Ca\u2019 Pesaro, dove \u00e8 tutt\u2019oggi. La tela racconta la vita dei pescatori del Grao, il porto di Valencia, e in particolare delle mogli, intente a rammendare una vela in un patio accanto alla spiaggia, che si intravede sullo sfondo tramite una porta aperta. La luce giunge dalla soleggiata spiaggia sullo sfondo ed \u00e8 ulteriormente filtrata dalle piante del patio sulla sinistra, per poi riflettersi sulla splendida tela bianca, rendendo la scena brillante, allegra e leggera, pur nella rappresentazione di un lavoro umile e manuale. In Instant\u00e1nea, Biarritz (1906), invece, l\u2019amore per il mare si fonde con gli affetti personali del pittore. Vediamo infatti un\u2019elegantissima Clotilde vestita di bianco, come di moda nelle spiagge pi\u00f9 raffinate, con in mano una macchina fotografica, una piccola Kodak che la famiglia Sorolla utilizzava per documentare la vita quotidiana, a cominciare dalle frequentissime giornate in spiaggia. La tela \u00e8 realizzata attraverso pennellate rapide e guizzi di colore, come tipico della tecnica di Sorolla. Bastano pochi tocchi cromatici per delineare le figure, rese allora in modo vivace e spontaneo. Grazie a questa pennellata sfrangiata, le figure si fondono con lo sfondo in una vibrante armonia. Nella sua produzione pi\u00f9 matura, l\u2019artista trova un ulteriore spunto di interesse nei giardini, a cui dedica la stessa attenzione pittorica delle spiagge. I dipinti di giardini sono pertanto tutti eseguiti en plein air alla Granja, nell\u2019Alcazar di Siviglia, all\u2019Alhambra e al Genera life di Granada o ancora nel giardino della sua casa, il futuro Museo Sorolla di Madrid. Inoltre, sono realizzati nelle pi\u00f9 diverse situazioni climatiche e portati a termine in un\u2019unica sessione con uno stile rapido e deciso, senza correzioni o ripensamenti. Talvolta il giardino \u00e8 il vero protagonista della tela, in cui coloratissimi fiori e piante rigogliose si specchiano in splendide fontane, ma spesso, come per il mare, la natura condivide l\u2019attenzione e lo sguardo del pittore con un soggetto, la famiglia Sorolla o un ritratto commissionato, come il Ritratto di Louis Comfort Tiffany (1911), in cui l\u2019amico e noto designer americano \u00e8 completamente immerso in un trionfo floreale. Di straordinaria armonia e dolcezza \u00e8 la tela La Siesta (1911). Realizzato durante il soggiorno estivo della famiglia Sorolla a San Sebastian nel 1911, il quadro rappresenta quattro donne stese sull\u2019erba, addormentate o impegnate nella lettura: sono Clotilde, la moglie dell\u2019artista, le due figlie femmine, Mar\u00eda ed Elena, e Mar\u00eda Teresa Garc\u00eda Ban\u00fas, cugina del pittore. Con pennellate decise e spesse, tortuose nella resa del giardino, le figure, appena abbozzate, sono in completa armonia con il paesaggio, creando una profonda comunione tra donne e natura. Fondamentale per la carriera di Joaqu\u00edn Sorolla \u00e8 l\u2019incontro con il mecenate americano Archer Milton Huntington, appassionato di arte e cultura spagnola e fondatore nel 1904 dell\u2019Hispanic Society of America di New York. Huntington conosce il lavoro di Sorolla perla prima volta nel 1908 in occasione di una retrospettiva dell\u2019artista alle Grafton Galleries di Londra e ne rimane profondamente colpito. Subito lo invita a New York, dove nel 1909 organizza una grande mostra all\u2019Hispanic Society of America. La mostra ha un successo straordinario e viene immediatamente replicata nelle citt\u00e0 di Buffalo e di Boston. Ormai lanciato sulla scena americana, tra 1910 e 1911 Sorolla accetta una committenza monumentale da parte di Huntington: la realizzazione del ciclo decorativo Visione della Spagna per la biblioteca dell\u2019Hispanic Society of America, un lavoro impegnativo, talvolta spossante, tanto da assorbire gran parte delle energie dell\u2019artista nei suoi ultimi anni. Si tratta di una serie di pannelli a olio di tre metri e mezzo d\u2019altezza per una lunghezza complessiva di circa 70 metri, che illustra i vari aspetti della vita e della cultura spagnola attraverso le sue quindici Regioni. Per questo grandioso progetto, Sorolla viaggia molto al fine di documentarsi sui tipi umani e sui costumi delle varie realt\u00e0 spagnole. Tra 1912 e il 1919, Sorolla percorre la Spagna realizzando studi dal vero da utilizzare per i dipinti definitivi. Sono questi gli anni dei Tipi, studi di imponenti dimensioni tanto da essere vere e proprie opere, che mostrano e documentano il folklore e la moda locale. A questi studi di figure, si accompagnano poi studi di paesaggi regionali, che affascinano profondamente il pittore e che serviranno infine da sfondo per i Tipi. Presenti in mostra saranno alcuni di questi studi monumentali, tra cui i Tipi de El Roncal (1912), studio dell\u2019estate 1912, che rappresenta tre nativi di El Roncal, una Regione composta da sette piccoli villaggi arroccati tra le montagne della Navarra, che si intravedono sullo sfondo. Le figure indossano abiti tipici e si stagliano contro una veduta del paesaggio locale, a esprimere con efficacia attraverso pochi dettagli l\u2019identit\u00e0 regionale. Durante i continui viaggi, Sorolla rimane profondamente colpito da aspetti della sua stessa terra che non conosceva ancora e rappresenta tramite un\u2019arte entusiasta e ispirata moltissimi dettagli delle realt\u00e0 folkloristiche che incontra. In particolare, Sorolla visita due volte e con gioia Siviglia, studiando a fondo la realt\u00e0 dei ballerini di flamenco al Caf\u00e9 Novedades, che rappresenta poi in opere come la bellissima e dinamica Ballerina di flamenco (1914) in mostra. Chiude il viaggio nell\u2019arte e nella vita di Joaqu\u00edn Sorolla una sezione dedicata alle opere ispirate dagli studi classici, opere che rappresentano per il pittore una sorta di ritorno alle origini del suo percorso artistico. Infatti, sin dalla formazione all\u2019Accademia di Belle Arti di San Carlo a Valencia, che includeva il disegno di sculture classiche, Joaqu\u00edn Sorolla y Bastida \u00e8 sempre stato affascinato dalla cultura greco-romana. Nel 1885, grazie a una borsa di studio della Diputaci\u00f3n de Valencia, Sorolla si trasferisce a Roma, dove pu\u00f2 finalmente studiare dal vivo l\u2019antichit\u00e0 classica. L\u2019artista non visiter\u00e0 mai, al contrario, la Grecia, ma avr\u00e0 modo di rimanere incantato davanti ai fregi del Partenone durante la sua visita londinese in occasione della personale alle Grafton Galleries del 1908. Dall\u2019arte greca e romana, Sorolla trae non solo preziosi insegnamenti d\u2019impostazione compositiva, ma soprattutto il gusto per le figure monumentali, che si imporr\u00e0 con maggior decisione nella produzione matura dell\u2019artista. Tele come Pescatrici Valenciane (1915) mostrano come Sorolla, pur rimanendo legato ai suoi soggetti prediletti, tra cui le figure di lavoratori e le amate scene di mare, le sappia rinnovare in un potente e austero linguaggio monumentale. Infine possiamo dire che Le\u00a0Raccolte Frugone\u00a0fanno parte del polo dei Musei di Nervi insieme alla\u00a0GAM Galleria d\u2019Arte Moderna, al\u00a0Museo Giannettino Luxoro\u00a0e alla\u00a0Wolfsoniana. La\u00a0Villa Grimaldi Fassio, come l\u2019imponente dei Saluzzo Serra, ora sede della Gam, \u00e8 immersa nello splendido contesto dei parchi di Nervi. Ad essa il Comune di Genova ha destinato le collezioni dei due fratelli imprenditori e mecenati\u00a0Lazzaro e Luigi Frugone\u00a0donate alla citt\u00e0 rispettivamente nel 1935 e nel 1953. La sede si presta perfettamente ad accogliere le tele, i marmi e i bronzi collezionati dai Frugone che testimoniano la frizzante atmosfera nazionale e internazionale Belle \u00c9poque tra fine Ottocento e inizio Novecento, con ben tre straordinarie opere di Giovanni Boldini, tra cui il celebre e magnetico ritratto di Miss Bell, che da solo giustificherebbe la visita al museo. Le due eccezionali collezioni dei fratelli Frugone comprendono 284 pezzi tra dipinti, sculture e disegni di artisti italiani e stranieri, attivi tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e il primo Novecento: ritratti, pittura di genere, paesaggi, rispondenti al gusto di quel\u00a0collezionismo altoborghese di inizio Novecento\u00a0che, muovendo dalle ricerche italiane e straniere della pittura di paesaggio en plein air nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, si orientava verso l\u2019eleganza disinvolta della Belle \u00c9poque europea di fine secolo, Parigi in testa, sfiorando il simbolismo di Leonardo Bistolfi e di Giovanni Segantini, ed evitando consapevolmente avanguardie ed esperienze novecenteschi legate a futurismi, metafisica e realismo magico. Villa Grimaldi Fassio, forse di origine cinquecentesca e per certo documentato nella seconda met\u00e0 del Settecento, nel 1956 viene comprata dall\u2019armatore ed editore Ernesto Fassio (1893-1968) e trasformata in residenza della figlia Franca Ginevra (1926) che vi si era trasferita dopo le nozze col medico legale Radu Tomellini. Fu integralmente ristrutturato, negli esterni e negli interni, tra il 1959 e il 1960 dal noto architetto genovese Luigi Carlo Daneri (Borgo Fornari 1900-Genova 1972), assecondando le esigenze residenziali della famiglia Fassio, modificando la disposizione dei piani e l\u2019articolazione antica degli spazi, cancellando ogni elemento decorativo originale per attribuire all\u2019abitazione la sobriet\u00e0 preziosa e contenuta di un nuovo segno seicentesco. L\u2019allestimento museografico delle collezioni dei fratelli Frugone fu curato tra il 1992 e il 1993, dallo studio d\u2019architettura Ferretti &amp; Bobbio di Genova e il museo fu aperto al pubblico il 21 marzo 1993. L\u2019allestimento rispetta in buona parte i criteri collezionistici dei loro proprietari ed espone i dipinti con le magnifiche cornici originali.<\/p>\n\n\n\n<p>Biografia di Joaqu\u00edn Sorolla<br>Il pittore spagnolo Joaqu\u00edn Sorolla nasce a Valencia il 27 febbraio 1863 da una famiglia di umili origini. A due anni perde entrambi i genitori e viene adottato dagli zii, i quali, malgrado dispongano di pochi mezzi, assecondano fin da subito le sue attitudini per il disegno, facendolo partecipare, mentre lavora nella bottega dello zio a corsi serali di disegno nella scuola professionale per artigiani. Quando compie 15 anni gli zii decidono di liberarlo dagli impegni di lavoro e di mandarlo a tempo pieno all&#8217;Accademia di Belle Arti di San Carlo, sempre a Valencia, dove inizia il suo apprendistato. Mentre studia con passione conosce il padre di un suo compagno di classe, Antonio Garcia, proprietario di un laboratorio fotografico che capisce subito quali sono le doti artistiche di Sorolla e lo aiuta a svilupparle, dandogli un lavoro nel laboratorio e permettendogli di dipingere nella soffitta del suo studio. Proprio questa esperienza sar\u00e0 fondamentale per il pittore valenziano perch\u00e9 gli permetter\u00e0 di iniziare a studiare la luce, uno dei temi ricorrenti e fondamentali della sua futura produzione artistica. A casa di Garcia conosce Clotilde, la sua terzogenita, di cui si innamora e che sposa alcuni anni dopo. Mentre studia espone e si confronta con il mondo dei concorsi a premi, soprattutto cittadini, provinciali e regionali. Partecipa nel 1881 ad una mostra a Madrid dove non viene notato ma in cui apprende, visitando El Prado, nuove idee e tecniche pittoriche che lo segneranno profondamente. Nel 1884 Joaqu\u00edn Sorolla partecipa all&#8217;esposizione nazionale di Madrid con un quadro di ispirazione patriottica, \u00ab2 maggio 1908\u00bb e ottiene il secondo posto. In quello stesso anno vince un concorso provinciale indetto a Valencia che gli permette, grazie ad una borsa di studio, di trasferirsi a Roma. Proprio nella capitale italiana conosce Pedro Gil Moreno, un uomo eclettico dalle vaste possibilit\u00e0 economiche che si diletta a dipingere. Proprio Moreno gli consiglia di visitare Parigi dove Sorolla apprende nuove tecniche pittoriche, capendo non solo che i suoi temi sono diversi dalle esigenze estetiche dell&#8217;epoca ma che la sua pittura \u00e8 necessariamente legata ad una realizzazione \u00aben plein air\u00bb e non in studio. Proprio grazie a questa idea e a grazie al suo soggiorno parigino l&#8217;artista focalizza ancora pi\u00f9 precisamente il suo scopo pittorico, incentrato sulla luce. Nel 1808 sposa Clotilde, la figlia del suo benefattore, che per lui rappresenta non solo una compagna, una moglie e la madre dei suoi futuri figli, ne avranno tre (Maria nata nel 1890, Joaqu\u00edn nato nel 1892 ed Elena nata nel 1895) ma anche la sua modella, la sua musa e, anche l&#8217;organizzatrice pratica della sua vita. Infatti Clotilde toglie a Sorolla qualsiasi preoccupazione, permettendogli di dipingere con la massima tranquillit\u00e0 e libert\u00e0. Il marito \u00e8 un uomo dalla sensibilit\u00e0 straordinariamente fragile la cui pittura \u00e8 come il respiro: essenziale, necessaria e obbligatoriamente costante allo stesso tempo. Sorolla \u00e8 un pittore instancabile, ogni attimo della sua vita \u00e8 dedicato al lavoro e alla sua famiglia ma il primo contraddistingue continue riflessioni e ricerche che lo porteranno a livelli artistici assai elevati mentre il secondo rappresenta il suo equilibrio e un luogo dove ritrovarsi dopo la fatica della pittura. Grazie quindi al sostegno della moglie, Joaqu\u00edn si butta a capofitto nella pittura partecipando ai principali concorsi nazionali e internazionali. In questo periodo incontra due pittori che saranno molto utili alla sua maturit\u00e0 di artista: Jos\u00e9 Jim\u00e9nez Aranda e Aureliano de Beruete. Il primo lo consiglia su quali temi concentrare il suo talento favorendo l&#8217;aneddotica popolare, dedicandosi ai dettagli che all&#8217;epoca erano molto considerati e lavorando su pennellate pi\u00f9 misurate, consigli necessari per vincere i concorsi, mentre Beruete gli permette di entrare nell&#8217;alta societ\u00e0 procurandogli molte richieste per i ritratti di membri di famiglie facoltose e nobili, lavori che gli permettono di risolvere i suoi problemi economici. Dal 1890 al 1901 partecipa ad una serie di concorsi che gli permettono di farsi conoscere ad un pubblico pi\u00f9 ampio. Nella maggior parte vince o arriva secondo e alcuni quadri, come ad esempio \u00abUn&#8217;altra margherita\u00bb del 1892, vengono venduti a quotazioni importanti per l&#8217;epoca. I temi ricorrenti della sua pittura sono la spiaggia (come i capolavori \u00abEstate\u00bb del 1904 o \u00abBambini sulla spiaggia\u00bb del 1909), il mare, i giardini, la sua famiglia (\u00abMadre\u00bb del 1895) e temi popolari come la pesca (\u00abIl ritorno dalla pesca\u00bb del 1894), il lavoro manuale (\u00abCucendo la vela\u00bb del 1896) e la ritrattistica. La sua sensibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di richiamare con il colore i dettagli di ogni singola scena che dipinge lo rendono un pittore unico. I premi che vince finalmente richiamano l&#8217;attenzione su Sorolla degli addetti ai lavori e dei collezionisti e la sua carriera raggiunge l&#8217;apice. Ma proprio questo successo gli permette di capire che \u00e8 distante da ci\u00f2 che realmente vuole dipingere. Negli anni successivi la sua pittura cambia avvicinandosi a quella di Velasquez che lui amava e considerava il pi\u00f9 grande pittore di tutti i tempi. Dipinge \u00abLa mia famiglia\u00bb del 1901 che, forse, trova ispirazione da \u00abLas meninas\u00bb, e realizza \u00abNudo di donna\u00bb del 1902 che riprende alcuni spunti dalla \u00abVenere allo specchio\u00bb. Raggiunge la maturit\u00e0 e finalmente si sente realizzato, dichiara che per anni aveva cercato un ideale di pittura che solo aveva intravisto ma che adesso, liberato dagli obblighi di una pittura convenzionale, pu\u00f2 dipingere solo ci\u00f2 che vede e sente. E i quadri successivi sono straordinari: \u00abLa convalescenza di mia figlia\u00bb del 1909, il gi\u00e0 citato \u00abBambini sulla spiaggia\u00bb dove l&#8217;energia del sole e la luminescenza del mare sembrano in costante movimento come se il quadro fosse sempre vivo. Allestisce mostre personali in Europa e in America, la sua produzione \u00e8 copiosissima e molte opere vengono vendute durante le esposizioni. Molti pittori studiano la sua tecnica e soprattutto nella personale di Parigi del 1906 ottiene la consacrazione, \u00e8 un pittore affermato a livello internazionale. Nel 1908 espone a Londra e riceve, oltre al successo, anche la proposta di esporre a New York, all&#8217;Hispanic Society of America, una proposta importantissima che richiama una grande affluenza di pubblico. Gli vengono proposte altre mostre per il 1911 e Sorolla, libero da schemi, realizza una grande quantit\u00e0 di quadri, soprattutto legati la tema del mare. Questo gradino della sua carriera si trasforma in una grande opportunit\u00e0 perch\u00e9 la Hispanic Society gli propone un ciclo decorativo \u00abVisione della Spagna\u00bb che contempla innumerevoli quadri rappresentativi della Penisola Iberica. Un lavoro monumentale che occupa Sorolla per molti anni. Il lavoro comporta 8 anni di attivit\u00e0: dal 1912 al 1920. In questo periodo, questo insieme ad altri quadri, minano la sua salute, Sorolla non riesce a controllare il suo stato emotivo quando dipinge e non essendo pi\u00f9 un ragazzo il suo fisico non riesce a reggere i ritmi che gli impone l&#8217;attivit\u00e0 pittorica. Finito il lavoro per l&#8217;Hispanic Society i medici gli consigliarono di riposarsi per un po&#8217; di tempo ma Sorolla rifiuta e continua a dipingere fino al 20 giugno del 1920 quando lavorando sul ritratto della \u00abSignora Perez de Ayala\u00bb si sente male, viene colpito da un ictus e malgrado il suo tentativo disperato di completare il quadro si rende conto che non pu\u00f2 pi\u00f9 continuare. La sua carriera si interrompe e il suo dolore di non poter pi\u00f9 dipingere \u00e8 immenso. Joaqu\u00edn Sorolla muore tre anni dopo a Cercedilla, all&#8217;et\u00e0 di 60 anni il 10 agosto del 1923, circondato dall&#8217;amore dei suoi familiari e della moglie Clotilde, sempre al suo fianco.<br>Musei di Nervi- Raccolte Frugone<br>Joaqu\u00edn Sorolla&nbsp;y Bastida: l\u2019Impressionista mediterraneo<br>dal 17 Ottobre 2024 al 26 Gennaio 2025<br>dal Marted\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 9.00 alle ore 19.00<br>Sabato e Domenica dalle ore 9.30 alle ore 18.30<br>Luned\u00ec Chiuso<br>Joaqu\u00edn Sorolla y Bastida,&nbsp;Ritorno dalla pesca&nbsp;(1904; olio su tavola; Genova, Musei di Nervi &#8211; Raccolte Frugone)<br>Joaqu\u00edn Sorolla y Bastida,&nbsp;Sonnellino in barca&nbsp;(1896; olio su tela; Genova, Musei di Nervi &#8211; Raccolte Frugone)<br>Joaqu\u00edn Sorolla y Bastida,&nbsp;Ritorno dalla prima Comunione&nbsp;(1892; olio su tela; Udine, Museo di Casa Cavazzini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni CardoneFino al 26 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare ai Musei di Nervi- Raccolte Frugone Genova la mostra dialogica su Joaqu\u00edn Sorolla\u00a0y Bastida: l\u2019Impressionista mediterraneo. 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