{"id":1000009346,"date":"2024-10-26T11:15:20","date_gmt":"2024-10-26T14:15:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009346"},"modified":"2024-10-26T11:15:22","modified_gmt":"2024-10-26T14:15:22","slug":"in-mostra-a-bologna-una-mostra-dedicata-a-filippo-de-pisis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009346","title":{"rendered":"In mostra a Bologna una mostra dedicata a Filippo De Pisis"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Protagonista dell\u2019arte Italiana del Novecento<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Cardone&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 18 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare CUBO-Museo d\u2019impresa del Gruppo Unipol Bologna la mostra dedicata a Filippo De Pisis -Filippo de Pisis. Nascita di un quadro a cura di Ilaria Bignotti e Maddalena Tibertelli de Pisis. La mostra ottiene il contributo diAitArt, l\u2019Associazione nazionale archivi d\u2019artista la cui attivit\u00e0 di ricerca e studi favorisce la salvaguardia degli archivi esistenti e promuove la creazione di nuovi, \u00e8 gode del Patrocinio dell&#8217;Associazione per Filippo de Pisis. Il progetto espositivo approfondisce alcuni aspetti ancora inediti della ricerca artistica e del portato culturale di de Pisis, accostando diciotto dipinti a brani letterari, poetici e critici, di suo pugno, selezionati tra i suoi scritti. La mostra si sviluppa intorno al quadro che appartiene al patrimonio artistico del Museo d\u2019impresa del Gruppo Unipol dal titolo \u201cPaesaggio\u201d, datato 1926: un piccolo dipinto ad olio su tela dove l\u2019uomo medita sulla sua dimensione rispetto al grande potere della natura. De Pisis accoglie infatti, in ogni suo dipinto, un riverbero di natura simbolista che vede l\u2019umanit\u00e0 stretta in una profonda comunione con la natura e con il sensibile. Partendo proprio dal \u201cPaesaggio\u201d del 1926, le curatrici hanno scelto una quindicina di altri dipinti provenienti dall\u2019archivio del Maestro e da rinomate Collezioni nazionali, ponendoli in dialogo con una selezione di suoi scritti: sia in forma di pagine di diari e appunti vergati a Ferrara, poi a Roma, a Parigi, a Venezia, e nella clinica di Brugherio durante gli anni della nevrosi, sia in forma di un pensiero critico e storico dell\u2019arte che de Pisis elabora in occasione di conferenze e saggi, articoli e contributi, dimostrando la sua fiducia nel potere che si cela dietro ad ogni quadro.O meglio: ad ogni \u201cnascita di un quadro\u201d. Questa mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Filippo de Pisis nasce dai miei scritti sulla metafisica e dall\u2019incontro tra De Chirico e de Pisis questo raffinato e inquieto artista \u00e8 stato oggetto di un dibatto nella mia trasmissione il Saggio che va in onda su Radioarte e non solo di tanti saggi scritti da me : Luigi Filippo Tibertelli de Pisis, poi noto con il nome d\u2019arte di Filippo de Pisis, nacque a Ferrara l\u201911 maggio 1896, era il terzo figlio di una famiglia numerosa, aveva infatti cinque fratelli e una sorella. La sua era una famiglia patriarcale, all\u2019antica, segnata anche da una forte fede religiosa, e vantava come parente un leggendario capitano di ventura pisano, tale Filippo de Pisis, vissuto nel Trecento, che era diventato consigliere e generale d\u2019armata di Niccol\u00f2 III d\u2019Este dopo l\u2019esilio da Pisa alla fine del periodo ghibellino. Il padre dell\u2019artista, Ermanno Tibertelli de Pisis, era un aristocratico ferrarese, che si impegnava nel finanziare opere pie e associazioni religiose. Fu consigliere comunale di Ferrara e faceva parte delle liste chiericali. Ermanno Tibertelli aveva sposato la bolognese Giuseppina Donini nel 1892. Anche la madre del pittore era fortemente cattolica, era infatti stata educata presso un collegio di suore di clausura. I due, grazie anche alla fortuna maturata dalla famiglia in seguito alle imprese dell\u2019antenato, riuscirono a condurre una vita piuttosto agiata. Iniziati gli studi, de Pisis si rivel\u00f2 un alunno imprevedibile, che alternava buoni risultati ad altri meno soddisfacenti. Inizialmente non frequentava la scuola pubblica, ma studiava a casa, sotto la guida di sacerdoti. Si appassion\u00f2 di disegno e pittura fin da molto giovane, inizi\u00f2 a prendere lezioni fin dagli otto anni e a partire dai quindici il suo maestro di pittura fu Giovanni Longanesi. I genitori erano favorevoli a coltivare la vocazione artistica del ragazzo perch\u00e9 essa faceva parte, nel loro pensiero, del normale percorso di educazione dei rampolli delle famiglie benestanti, non pensavano che potesse diventare la sua professione. Superato l\u2019esame di licenza ginnasiale, nel 1912, de Pisis si iscrisse al liceo classico Ludovico Ariosto di Ferrara .<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000009349\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009349\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Filippo-de-Pisis.Nascita-di-un-quadro_Installation-view-CUBO-in-PE%40Vincenzo-Ruocco_1.jpg?fit=1920%2C1280&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1920,1280\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 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Al pari con la sua passione per la pittura, il giovane svilupp\u00f2 anche quella per la botanica e soprattutto per la letteratura. Egli passava molto tempo con la sorella Ernesta, che condivideva i suoi stessi interessi. \u00abSapesse come sono nato \u00abpoeta\u00bb &#8211; scriver\u00e0 nel 1939 al critico d&#8217;arte Giuseppe Marchiori pi\u00f9 ancora che pittore. Nella mia primissima giovinezza coprivo fogli e fogli (chili) di impressioni, quasi tutte ispirate a Ferrara e la sua campagna&#8230;\u00bb . De Pisis trascorse l&#8217;estate del 1915 in villeggiatura alla Croara, una localit\u00e0 nella valle del Savena, nel bolognese. Durante questo soggiorno, il giovane scrisse la maggior parte dei po\u00e8mes en prose che formeranno il suo primo libretto, I Canti della Croara, composto da brevi componimenti che riguardano soprattutto sensazioni fuggitive cariche di vitalit\u00e0 e sincerit\u00e0. Il giovane Torn\u00f2 a Ferrara a settembre per ricominciare la scuola, dove si sottopose anche alla visita della leva militare, che non pass\u00f2 perch\u00e9 dichiarato \u201crivedibile\u201d a causa delle frequenti cefalee. Alla fine dell\u2019anno, dopo svariate visite, egli venne definitivamente esentato dal servizio militare a causa delle nevrastenie. L\u2019esonero dal servizio militare non fu approvato dal padre che, secondo le direttive ufficiali della Chiesa, era convinto che i cattolici avessero il dovere di combattere nella guerra. Filippo de Pisis fu infatti l\u2019unico dei suoi fratelli, tra quelli in et\u00e0 per essere arruolati, a non aver partecipare al conflitto. Nel 1915 de Pisis si iscrisse all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, dove studi\u00f2 lettere. Negli anni dell&#8217;universit\u00e0 conobbe Raffaello Prati, Giuseppe Raimondi e Giovanni Cavicchioli, suoi fedeli amici. Nel 1916 pubblic\u00f2 i Canti della Croara, dedicati al Pascoli, e chiese ai fondatori della rivista \u201cLa Brigata\u201d di poterli leggere. Nel giugno 1915, i fratelli Giorgio e Andrea de Chirico&nbsp; si recarono a Ferrara, da Parigi, per sottoporsi anch&#8217;essi alla visita militare, in cui per\u00f2 vennero entrambi dichiarati non idonei. Vennero assunti come scritturali e risiedevano in un appartamento preso in affitto di fronte a casa Tibertelli, motivo per cui entrarono da subito in relazione con il giovane artista. L&#8217;amicizia con i due diede a de Pisis nuovi slanci e ambizioni. Giuseppe Raimondi visit\u00f2 lo studio di de Pisis a Ferrara durante l&#8217;estate del 1916. In quest&#8217;occasione egli introdusse al giovane amico il movimento Dada. Nel settembre dello stesso anno, infatti, de Pisis scrisse personalmente a Tristan Tzara, inviandogli tre prose inedite affinch\u00e9 potessero essere pubblicate nella sua rivista, \u00abCabaret Voltaire\u00bb. Con questo atto il poeta e pittore si impegnava, insieme all&#8217;amico Alberto Savinio, a diffondere tale rivista anche in Italia. Tzara per\u00f2 non pubblic\u00f2 le prose di de Pisis, neanche dopo le numerose lettere di sollecitazione da parte dell&#8217;artista. Nel 1917 il giovane artista conobbe il professore Alfredo Panzini , con cui coltiv\u00f2 anche un\u2019amicizia epistolare in modo che egli intercedesse presso editori e direttori di riviste affinch\u00e9 venissero pubblicate due opere: Il verbo di Bodhisattva (colui che ha raggiunto la perfezione), che firm\u00f2 con lo pseudonimo Maurice Barthelou e che scrisse probabilmente con l&#8217;aiuto della sorella; e Mercoled\u00ec 14 novembre 1917, un&#8217;opera pseudo-metafisica. Sempre nel 1917, scrisse anche al musicista futurista Francesco Balilla Pratella e a Giuseppe Ravegnani . Carlo Carr\u00e0 si rec\u00f2 a Ferrara, dove venne ricoverato insieme a de Chirico nell\u2019ospedale militare per malattie nervose. In questo frangente, i due artisti dipinsero gomito a gomito opere metafisiche, ricevendo frequenti visite da de Pisis, ignaro degli umori contrastanti che i due provano nei suoi confronti. Nel 1918, de Pisis si rec\u00f2 a Roma per raggiungere Napoli, dove doveva consultare la biblioteca di Benedetto Croce . L&#8217;artista fu particolarmente attratto dalla citt\u00e0 eterna, dove visita anche lo studio di de Chirico, che scrisse a Carr\u00e0: \u00abQui a Roma ho visto a poco a poco formarsi il deserto intorno a me, ovunque incontro ostilit\u00e0 e indifferenza&#8230; Ad accrescere il mio pessimismo e la mia misantropia \u00e8 venuto anche quello scemo di de Pisis che mi rompe le scatole da mane a sera\u00bb . In questo periodo, l\u2019artista inizi\u00f2 a farsi chiamare Filippo, suo secondo nome, perch\u00e9 riteneva il primo troppo legato alla sua infanzia. Strinse un rapporto di stima reciproca e di amicizia con Giovanni Comisso, con cui intraprese anche un lungo scambio epistolare, che continu\u00f2 fino alla morte del poeta pittore. La coppia di amici inizi\u00f2 a frequentare la casa di Angelo Signorelli&nbsp; e di sua moglie Olga , luogo importante perch\u00e9 ospitava quadri di pittori di avanguardia a cui i due fanno da collezionisti e mecenati, ed erano infatti gi\u00e0 amici di de Chirico e Carr\u00e0. Nel 1920 de Pisis si laure\u00f2 all\u2019Universit\u00e0 di Bologna con una tesi intitolata La pittura ferrarese (dalle origini agli albori del secolo XV), dopodich\u00e8 decise di trasferirsi a Roma, dove cominci\u00f2 a lavorare come insegnante di scuola media. Nel suo diario aveva affermato, riferendosi ai motivi per cui voleva lasciare Ferrara: \u00abLa citt\u00e0 dove sono nato e fino a ora, salvo brevi interruzioni, ho passato i miei giorni, come si dice, \u00e8 per me letale\u00bb . Nella capitale, de Pisis realizz\u00f2 la sua prima mostra di disegni insieme a de Chirico, anche se purtroppo non sono rimaste testimonianze fotografiche n\u00e9 cataloghi di tale avvenimento. Fu un periodo in cui egli inizi\u00f2 a dipingere molto, principalmente nature morte, ma nonostante l&#8217;impegno pittorico e letterario egli si trovava comunque nella condizione di dover avere un altro lavoro, insegnava infatti, come supplente, all&#8217;Istituto Alessandro Volta. A Roma il pittore intraprese anche l&#8217;attivit\u00e0 di conferenziere e tenne delle lezioni al corso libero di Storia dell&#8217;arte antica e moderna presso l&#8217;Accademia dell&#8217;Arcadia, dove teneva anche conferenze sui pittori ferraresi del Cinquecento e delle letture di Pascoli. I suoi discorsi riscossero parecchio successo. In questo periodo egli inizi\u00f2 a tessere anche legami sociali importanti: frequentava l&#8217;Accademia di Francia e quella d&#8217;Inglese, era spesso nella villa di Armando Spadini&nbsp; ai Parioli e venne invitato ad alcune cerimonie in Vaticano. Continu\u00f2 a frequentare il salotto letterario di Olga Signorelli, in cui si recavano spesso anche de Chirico, Savinio, Eleonora Duse, Severini, Marinetti, Pirandello e altri. Il pittore riprese anche il rapporto con de Chirico, tanto che lo seguir\u00e0 nei suoi spostamenti, fino al 1943. Durante il soggiorno ad Assisi l\u2019artista venne costretto a recarsi a Ferrara a causa della morte del padre Ermanno, avvenuta il 5 giugno 1923. In quest\u2019occasione venne a sapere che il padre aveva perduto gran parte del suo patrimonio, ma la scarsa eredit\u00e0 gli permise comunque di tornare a Roma all\u2019inizio del 1924. A Roma, il pittore allest\u00ec uno studio in un granaio di Palazzo Fornari, che chiam\u00f2 \u201cla gabbia d\u2019oro\u201d . In questo studio, de Pisis inizi\u00f2 ad abbandonare le sue tendenze pittoriche futuriste e metafisiche per dedicarsi, invece, alla pittura dal vero, inizialmente ritraendo statue, poi modelli viventi. Il 29 giugno 1924 de Pisis era a Gogna di Cadore, al tempo rinomata stazione termale. Era la prima volta che si recava in montagna con la madre, abitudine che poi mantenne negli anni successivi. Affitt\u00f2 un tabi\u00e0, il Casera Cornon, in cui organizz\u00f2 uno studio. Era particolarmente affascinato dai fiori. Durante questo soggiorno si interess\u00f2 anche dell&#8217;arte locale del Cadore. Tra la primavera e l&#8217;autunno aveva dipinto molto anche tra Roma e Assisi. I quadri di questo periodo vennero esposti in una mostra inaugurata il 1\u00b0 novembre nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma. De Pisis aveva proclamato un gran successo per la mostra, ma in generale ricevette commenti negativi e pochi estimatori. Fortunatamente, per\u00f2, il professor Signorelli acquist\u00f2 vari quadri esposti. De Pisis ottenne un trasferimento \u00abper titoli\u00bb all&#8217;Istituto Vincenzo Gioberti di Roma, come insegnante di italiano di scuola superiore. Allo scadere del suo contratto da supplente, de Pisis decise di recarsi a Parigi, dove voleva dedicarsi alla pittura. Giunto a Parigi, de Pisis alloggi\u00f2 inizialmente all&#8217;Hotel Bonaparte, poi al pi\u00f9 economico Hotel Hesperia. Visit\u00f2 Jacque-Emile Blanche , Giovanni Boldini, e Albert Besnard, che aveva conosciuto quando quest\u2019ultimo era direttore dell&#8217;Accademia di Francia. Ebbe l&#8217;occasione di incontrare diversi pittori e poeti e riusc\u00ec ad ottenere una stanza per trasformarla in atelier. Visitava spesso i musei e venne influenzato soprattutto dalla palette romantica di Delacroix, ammirava inoltre Manet e tutti gli impressionisti. In questo periodo scrisse: \u00abMi pareva di essere \u00abratto in rapimento\u00bb al Louvre [\u2026] davanti a certi pezzetti di Corot di Manet di Courbet etc.\u2026\u00bb . Quando si stanzi\u00f2 nella nuova citt\u00e0, l\u2019artista strinse un&#8217;intensa amicizia con Marino Moretti , con cui intraprese un viaggio in Belgio, visitando Bruxelles e Ostenda. Tornato a Parigi, espose alla mostra \u201cExposition de Peintures\u201d, dove venne apprezzato dal pubblico, anche se era ancora difficile per lui vendere i suoi lavori. Il pittore tornava in Italia ogni estate per recarsi in villeggiatura sulle Dolomiti. Nell&#8217;estate del 1925 si rec\u00f2 insieme alla madre e il fratello a Valle di Cadore, presso Villa Agnoli, dove continu\u00f2 i suoi studi sull\u2019arte locale, progettando un catalogo che raccogliesse tutte le opere del Cadore, scrisse inoltre una serie di articoli a riguardo per \u201cL\u2019Eco del Piave\u201d, un giornale di Treviso. Nell&#8217;articolo Opere d&#8217;arte in Cadore de Pisis affermava che l&#8217;arte cadorina era frutto delle influenze dell&#8217;arte veneta, ma anche di quella tedesca e fiamminga, non mancando per\u00f2 di caratteristiche proprie. Dopo il Cadore, de Pisis si ferm\u00f2 anche a Venezia, per scendere poi sulla costa dell&#8217;Adriatico fino a Cesenatico. De Pisis nel dicembre dello stesso anno torn\u00f2 a Parigi. Il 5 gennaio il pittore 1926 torn\u00f2 in Italia, a Milano, perch\u00e9, grazie all\u2019aiuto di Carr\u00e0 che gli scrisse la presentazione del catalogo, riusc\u00ec ad inaugurare un\u2019altra mostra. \u00abLa tua resistenza, il tuo ardore, la tua freschezza, la tua giovent\u00f9 &#8211; gli scrive Marino Moretti &#8211; sono tutte cose miracolose. Sei una creatura degna di invidia&#8230; artista quasi celebre, assumi l&#8217;importanza di un mito\u00bb . Il 1\u00b0 luglio 1926 de Pisis lasci\u00f2 Parigi per recarsi in villeggiatura a Calalzo di Cadore. Continu\u00f2 le sue ricerche sull&#8217;arte locale recandosi anche a Pozzale, dove \u00e8 presente la Pala di Pozzale di Vittore Carpaccio. Dipinse molto e si dedic\u00f2 anche alla pittura murale, realizzando delle lunette sopra le porte di una casa a Pieve di Cadore e nella Chiesa della Madonna del Carmine a Valle. A ottobre de Pisis torn\u00f2 a Parigi perch\u00e9 un mercante d&#8217;arte polacco, Sierpski, si era offerto di lanciarlo e venderlo. A Parigi c\u2019erano molti artisti e risultava difficile vendere quadri, motivo per cui molte opere dell\u2019artista venivano spedite al fratello Pietro, in Italia, dove sperava di trovare acquirenti. Nel 1927, de Pisis espose con gli \u201cItaliani di Parigi\u201d, Gino Severini e Arturo Tosi&nbsp; . Il 22 settembre 1927 venne inaugurata l\u2019Esposizione d\u2019Arte Italiana ad Amsterdam, in cui de Pisis espose con Tozzi, de Chirico, Parese, Campigli e Prampolini . Nel novembre del 1927 de Pisis realizz\u00f2 un\u2019intervista per il giornale parigino \u201cComoedia\u201d, intitolata L\u2019Italie et nous: avec M. Filippo de Pisis qui \u00e0 pr\u00e9f\u00e9r\u00e9 la France \u00e0 l\u2019Italie, in cui il pittore afferm\u00f2: Non sono fascista. Lo ero una volta, avendo avuto per compagni di scuola Italo Balbo e Dino Grandi che sono oggi ministri di Mussolini. Quando il figlio della cuoca di mia madre fu ucciso dai comunisti, feci una prosa lirica che venne pubblicata in un opuscolo. Ma non sono pi\u00f9 fascista. Il mio temperamento \u00e8 cos\u00ec lontano del tutto dalla politica! Avrei potuto sollecitare un posto brillante. Ho preferito vivere in Francia . Il quotidiano locale di Ferrara riprese questa affermazione, si diffuse una polemica che accusava il pittore di tradimento e ci fu persino chi voleva togliergli il passaporto, fu quindi costretto a chiarire di non aver alcuna idea antifascista. Nel 1929 l\u2019artista aveva portato nel suo studio parigino due modelli e, mentre dipingeva, uno dei due lo aveva colpito con una grossa bottiglia, per poterlo derubare. Fortunatamente de Pisis riusc\u00ec a chiamare aiuto, rompendo i vetri di una finestra. Fu il primo di diversi incidenti simili che caratterizzarono il periodo di fama e successo dell\u2019artista. Durante la villeggiatura a Cavalese del 1929, la madre del pittore, Giuseppina Donini, ebbe un attacco cardiaco e mor\u00ec poche ore dopo all&#8217;ospedale di Trento. La perdita della madre fu un duro colpo per de Pisis che ci era particolarmente legato. Per due estati successive de Pisis si rec\u00f2 in villeggiatura a Cortina d\u2019Ampezzo. Il 19 luglio 1930 era all\u2019Hotel Tiziano, dove alloggiavano anche gli amici Cavicchioli e Comisso. In questo primo soggiorno l\u2019artista non si rivel\u00f2 particolarmente soddisfatto del luogo, a causa degli abitanti che egli giudic\u00f2 troppo chiusi, a tal punto a definire Cortina Locus nefastus amori . Il 1\u00b0 agosto 1931 il pittore soggiorn\u00f2 presso la pensione Casa Nuova a Cortina, nuovamente insieme agli amici Comisso e Cavicchioli. In questa seconda occasione, il suo arrivo fu annunciato da \u201cIl Corriere di Cortina e delle Dolomiti\u201d, onorato di dare il benvenuto ad un pittore che \u00abproviene direttamente da Parigi, ove ha esposto con successo e ha ottenuto risonanza veramente mondiale\u00bb. Durante questo soggiorno de Pisis dipinse e scrisse molto. Tra gli scritti, Il sogno felice \u00e8 la descrizione dell&#8217;imprimitura di una tela che suscita l&#8217;evocazione della madre, mentre Lanciamo una moda \u00e8 uno scritto teorico in cui propone una pittura che si inserisca nell&#8217;arredamento moderno. Nell\u2019aprile del 1933 de Pisis venne invitato dal mercante Anton Zwemmer&nbsp; ad andare a Londra in occasione di una mostra. Condivise lo studio con Vanessa Bell, sorella di Virginia Wolf. Di ritorno a Parigi, scrisse a Comisso: \u00abA Londra ho fatto dei bei paesaggio che ho venduto abbastanza bene e passo buonissime giornate a dispetto dei mercanti di Milano terribili\u00bb . Nel 1935 de Pisis torn\u00f2 a Londra con il suo segretario Edoardo Languasco, che aveva conosciuto nel precedente soggiorno e che segu\u00ec il pittore negli anni successivi. Fu nuovamente ospite dello studio di Vanessa Bell. Organizz\u00f2 una mostra dove espose 36 quadri e ottenne tanto successo che venne celebrato anche da un articolo sul Times. Nel 1936, per recarsi in ospedale a causa di un&#8217;ernia, si rec\u00f2 a Milano. Tra 1937 e 1938 De Pisis non usc\u00ec da Parigi a causa della situazione politica internazionale: temeva infatti che, se si fosse recato in Italia per la solita villeggiatura estiva, non sarebbe pi\u00f9 potuto tornare in Francia. L\u2019artista torn\u00f2 al Londra nella primavera del 1938 con Marino Moretti, questa volta non per motivi di lavoro ma per svago, dato che Zwemmer non era riuscito ad organizzare un\u2019altra mostra. Nel 1939 decise di abbandonare definitivamente Parigi, in cui aveva trascorso gli ultimi tredici anni della sua vita. Nel 1939 de Pisis torn\u00f2 in Italia in fretta a causa dello scoppio della guerra. In Italia si stabil\u00ec inizialmente a Milano, presso l\u2019albergo Vittoria, anche se presto part\u00ec per Cortina, invitato da Mario Rimoldi, che gli offr\u00ec vitto e alloggio in cambio di suoi quadri. Il pittore riport\u00f2 le sue impressioni durante il periodo passato a Cortina, un periodo sicuramente felice e produttivo. Scrisse, infatti, nel suo diario: Periodo beato della mia vita. La bella tela delle trote, compro le trote. Mostra d&#8217;arte con Rimoldi. Faccio le tro te con buona minestra con Marullo e Gigi il caro. 14 agosto &#8211; Sento il fumo della celebrit\u00e0. Periodo felice della mia vita. Sono in una magnifica forma per la pittura e altro. Delizioso atelier rosa di falegname. Il berrettino di vel luto del delizioso bambino. 18 agosto &#8211; La mattina faccio la bellissima pittura . Nel 1941 a Cortina venne inaugurata al Palazzo Municipale la \u201cMostra di Arte Moderna Italiana\u201d della Raccolta Rimoldi, che ospitava quaranta lavori di de Pisis, che per\u00f2 in quest\u2019occasione non si rec\u00f2 nella localit\u00e0 ampezzana. La mostra venne trasferita, nei mesi successivi, a Trieste. Essa venne poi riproposta a Cortina durante l&#8217;estate. In quest&#8217;occasione, de Pisis scriver\u00e0 a Rimoldi: \u00absi sa che un pittore deve sottoporsi a un gran lavoro per giunger in alto, ma non si deve esporre tutto ci\u00f2 che fa\u00bb . De Pisis giunse a Cortina nell\u2019estate dello stesso anno. Il pittore godeva di un momento molto fortunato, ricco di ispirazione, tanto che esplicit\u00f2 ad un amico la sua volont\u00e0 di lasciare Cortina al pi\u00f9 presto \u00abAltrimenti Rimoldi fa un affare troppo grande perch\u00e9 sono molto in vena. Dipingo senza sosta\u2026\u00bb. Durante il soggiorno ampezzano, l\u2019artista sub\u00ec un furto da parte di uno dei suoi modelli. Quando si rec\u00f2 in questura a denunciare tale fatto, de Pisis raccont\u00f2 anche degli aneddoti della sua vita privata per i quali si decise di aprire un dossier a suo carico come \u201cperturbatore della morale\u201d. Nel 1941 il pittore lasci\u00f2 l\u2019Albergo Vittoria di Milano grazie al suo ormai fedele segretario, Languasco, che gli aveva trovato un appartamento in via Rugabella. In questi anni, de Pisis soleva anche recarsi, dopo la villeggiatura in montagna, a Rimini, presso l\u2019albergo Montefeltro, dove aveva anche un piccolo studio nel quale egli realizzava molti dipinti . Nel 1942 de Pisis pubblica la prima edizione delle sue Poesie presso l\u2019editore Vallecchi. Nell&#8217;estate del 1942 il pittore si rec\u00f2 nuovamente a Cortina da Rimoldi, soggiornando all\u2019Hotel Corona, di propriet\u00e0 del collezionista. Tornato a Cortina, si trov\u00f2 davanti un posto diverso da quello che aveva lasciato e si dichiar\u00f2 scontento delle nuove costruzioni di case finto-rustiche e dei numerosi turisti che affollavano il paese. Di ritorno a Milano in autunno, iniziarono i bombardamenti sulla citt\u00e0. Il 6 novembre 1942 il quartiere in cui de Pisis viveva venne danneggiato dai bombardamenti. In quest\u2019occasione scrisse a Comisso: \u00abL\u2019ho passata brutta per tre gravi pericoli (bomba, fuoco e persiana di tre metri cadutami in testa) scongiurati per\u00f2. La mia casetta, ut olim Pindarica\u2026 usc\u00ec illesa dalle fiamme\u00bb . Le indagini aperte per il furto che il pittore aveva subito a Cortina volsero a termine e la Prefettura di Milano, secondo le leggi fasciste, condann\u00f2 il pittore al confino a causa dei \u00abperturbamenti alla morale\u00bb, per cui sarebbe stato mandato in qualche isola insieme ad altri omosessuali condannati. De Pisis, fortunatamente, venne informato in tempo e fugg\u00ec da Milano, rifugiandosi a Portofino. Riusc\u00ec infine a raggiungere Roma i primi di marzo del 1943, dove la guerra si sentiva di meno e lui poteva lavorare. Il periodo veneziano, la malattia e la morte&nbsp; L\u2019incidente di de Pisis a Milano non pass\u00f2 inosservato a lungo e nel 1943 la questura di Roma lo cerc\u00f2 per ordinargli di comparire davanti alla commissione per il confino. Fortunatamente lo aiut\u00f2 Pareschi , un suo vecchio compagno di scuola che faceva parte del governo e che fece in modo che cessasse ogni azione contro l\u2019amico. Le accuse furono rimosse del tutto dopo il 25 luglio, quando cadde il fascismo . Il pittore torn\u00f2 quindi a Milano, alla sua casa in via Rugabella, che fu per\u00f2 nuovamente colpita da un bombardamento da cui de Pisis si salv\u00f2 per poco. In seguito all\u2019Armistizio di Cassibile dell&#8217;8 settembre 1943, in un periodo di relativa calma, de Pisis decise di trasferirsi a Venezia, dove aveva comprato una casa a San Bastian e uno spazio per realizzare il suo studio a San Barnaba. Fu un periodo di grande fortuna economica per l&#8217;artista. La crescente inflazione della lira imponeva a molti di investire i propri averi negli acquisti pi\u00f9 svariati, fra cui le opere d\u2019arte. Il 20 maggio 1945 sul quotidiano \u00abGiornale delle Venezie\u00bb venne riportata la notizia di una festa alquanto libertina che si era tenuta a casa di Edoardo Languasco, a cui anche il pittore aveva partecipato, e che venne terminata dalla polizia che condusse tutti i partecipanti in Questura. De Pisis, dopo una notte di reclusione, firm\u00f2 una diffida a suo carico: \u00abA tenere nella di lui abitazione od altrove riunioni scandalose o che possano comunque ledere la moralit\u00e0 ed il buon costume. Il de Pisis Filippo si dichiara edotto di quanto sopra e si obbliga a scanso di severi provvedimenti amministrativi o penali, di osservare scrupolosamente a non trasgredire minimamente la presente diffida\u00bb . Durante l&#8217;estate il pittore si rec\u00f2 in villeggiatura tra Auronzo e Cortina, dove sub\u00ec un tentativo di furto da due ragazzi che aveva fatto posare. A causa per\u00f2 dei suoi recenti problemi con la legge, la Questura decise di espellerlo da Cortina per \u201ccondotta irregolare\u201d. L&#8217;undici gennaio 1946 il \u201cGazzettino\u201d riport\u00f2 un&#8217;aggressione subita dal pittore nella sua abitazione veneziana, seguita dal furto di denaro e di oggetti preziosi. In questo periodo de Pisis fu colpito da cefalee, stanchezza, insonnia, depressione e ansia, che aveva sempre accusato, ma che si fecero pi\u00f9 frequenti ed intense, probabilmente a causa dell&#8217;esposizione al clima umido e ventilato della Laguna, che gli provoc\u00f2 anche febbri misteriose. Essendogli Cortina vietata, nell&#8217;estate l\u2019artista 1946 si rec\u00f2 in villeggiatura ad Auronzo. Nel 1947, un&#8217;indagine del fisco sui guadagni del pittore gli procur\u00f2 una multa molto salata. Nello stesso anno egli lamentava spesso problemi causati dalla pressione alta e i medici gli proibirono di fumare la pipa e di bere alcolici. De Pisis torn\u00f2 in Italia per dedicarsi alla Biennale del 1948, dove espose alcune opere. Non vinse nessun premio e si diffusero voci secondo cui non venne celebrato a causa delle sue abitudini scandalose. Egli soffriva di insonnia, era dimagrito spaventosamente e aveva la pressione altissima. Il pittore continuava a non sentirsi bene e si rec\u00f2 a Cortina, dove credeva di trovare un clima meno umido che a Venezia, ma l\u2019altitudine lo fece stare ancora peggio. Tornato nella sua abitazione veneziana, si sottopose all\u2019elettroshock, una cura molto di moda all\u2019epoca per le malattie nervose. A ottobre de Pisis venne ricoverato nella clinica \u201cVilla Fiorita\u201d nei pressi di Monza e poi torn\u00f2 a Venezia. Avrebbe dovuto recarsi, verso la fine dell&#8217;anno, prima a Bologna, poi a Firenze e a Roma per delle mostre, ma un collasso nervoso improvviso lo port\u00f2 in una casa di cura bolognese, \u201cVilla Verde\u201d, dove venne ricoverato, utilizzando anche l&#8217;elettroshock. In clinica continu\u00f2 a dipingere diversi quadri. I medici faticavano a comprendere la causa della malattia e de Pisis non migliorava, neanche quando venne portato alla clinica psichiatrica universitaria. Nel gennaio del 1951 venne trasferito in una clinica chirurgica a Milano a causa di un ascesso polmonare. Tra il 1954 e il 1955 de Pisis venne ricoverato all&#8217;ospedale psichiatrico di Villa Turro, a Milano, trasferimento reso necessario dall&#8217;aggravarsi delle sue condizioni. Il 28 marzo 1956 una trombosi celebrale provoc\u00f2 la paralisi di tutta la parte destra del corpo. Dopo un&#8217;agonia di cinque giorni, venne trasportato nella casa del fratello Francesco, dove mor\u00ec alle 11 del 2 aprile, all\u2019et\u00e0 di sessant\u2019anni. La pittura di de Pisis pu\u00f2 essere compresa considerando due fattori principali: il primo \u00e8 il rapporto tra la sua scrittura e la sua pittura, l\u2019altro riguarda l\u2019evoluzione della sua pittura negli anni, avendo egli colto le influenze del panorama artistico del primo Novecento utilizzando una variet\u00e0 di modi espressivi differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fattore, ossia il rapporto tra la scrittura e la pittura di de Pisis, ha diverse declinazioni. Innanzitutto, si pu\u00f2 notare l\u2019attenzione del pittore-scrittore nella descrizione cromatica degli oggetti nelle sue prose e poesie, che si riflette nella sua capacit\u00e0 di rendere i soggetti dei dipinti della sua fase pi\u00f9 matura con rapidi tocchi di colore e quasi trascurando il disegno. Gli esempi riguardanti quest\u2019attenzione del de Pisis scrittore sono moltissimi. In secondo luogo, \u00e8 interessante notare come l\u2019evoluzione dello stile letterario di de Pisis andasse di pari passo al suo sviluppo pittorico: infatti, quando attorno agli anni Venti scrisse I canti della Croara (1916) e Citt\u00e0 delle cento meraviglie (1923), egli inser\u00ec in essi motivi che riprendono la sintassi metafisica dell\u2019amico e collega de Chirico, che ispir\u00f2 anche le sue prime opere pittoriche . Infine, la corrispondenza tra scrittura e pittura nell\u2019opera di de Pisis \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente ed esplicita nei suoi svariati diari, dove egli annotava in modo molto preciso i soggetti che intendeva dipinge, i colori che voleva utilizzare e gli errori da evitare. Ne \u00e8 un esempio il seguente passaggio del suo diario pittorico del 1931, che egli annot\u00f2 durante la villeggiatura a Cortina e in cui definiva le caratteristiche che i suoi quadri avrebbero dovuto avere. Per quanto riguarda il secondo fattore invece, ossia l\u2019evoluzione nello stile, possiamo affermare che de Pisis non fu un pittore immediato ed istintivo, ma un artista che seppe rinnovarsi e crescere continuamente, senza mai ancorarsi alle correnti pittoriche del suo tempo, esclusa la parentesi metafisica della sua giovinezza. Possiamo quindi distinguere una serie di periodi in cui dividere la produzione del pittore ferrarese, che spesso coincidono con i suoi spostamenti fisici e che vedono l\u2019influenza delle tendenze artistiche del Novecento, italiane ed internazionali, che per\u00f2 non diventarono mai preponderanti rispetto al suo modo di dipingere molto personale: nell\u2019opera di de Pisis trovano quindi posto ispirazioni metafisiche, impressioniste, romantiche e venete, ma non solo, che si fondevano in uno stile unico. Il giovane pittore, ad esempio, aveva anche assistito ad una \u201cserata futurista\u201d nel 1911, ma egli non ader\u00ec mai al gruppo in quanto rifiutava le dichiarazioni programmatiche del movimento di voler fare tabula rasa del passato e dei musei, pur rimanendo interessato alla tecnica letteraria dei futuristi. In generale, parlando della pittura di de Pisis, possiamo affermare che i suoi soggetti pi\u00f9 frequenti siano nature morte, interni, vedute e ritratti, e che, per quanto semplici, essi lasciano trasparire la sensibilit\u00e0 di un grande artista. Giorgio de Chirico e Alberto Savinio si recarono a Ferrara nel 1915 per sottoporsi alla visita militare. Dichiarati non idonei a partecipare al conflitto mondiale, essi si stabilirono nella citt\u00e0 estense, dove conobbero un Filippo de Pisis appena ventenne. Di l\u00ec a poco, si trasfer\u00ec a Ferrara anche un altro importante artista, Carlo Carr\u00e0. Quest\u2019ultimo, assieme ai fratelli de Chirico, \u00abdiede vita a degli spazi assurdi e da scatola magica che formavano una specie di prontuario della pittura metafisica, prima che fosse stampato quello del surrealismo\u00bb. La frequentazione di questi artisti fin dagli anni giovanili esercit\u00f2 un\u2019influenza decisiva per la formazione del de Pisis pittore, offrendogli stimoli imprescindibili per l\u2019apertura al linguaggio moderno. Quando de Pisis incontr\u00f2 la Metafisica, egli era prevalentemente uno scrittore piuttosto che pittore. L\u2019artista osserv\u00f2 infatti a proposito di de Chirco: \u00abIo somministravo idee materiali all\u2019amico, lui mi offriva immagini e sensazioni; lui cercava una pittura mai vista, io cercavo le basi di una nuova prosa\u00bb. Da questa affermazione possiamo anche notare come de Pisis non si poneva come allievo del pi\u00f9 anziano de Chirico, ma come una figura al suo pari e anzi quasi complementare al collega. Esistono per\u00f2 anche svariate opere pittoriche di de Pisis che mostrano in modo evidente la sua adesione alla Metafisica anche in pittura, ne sono esempio Natura morta metafisica del1919 o Il pane sacro del 1925. Le caratteristiche della pittura metafisica di de Pisis sono il senso di solitudine e l\u2019assenza di figure umane, alle quali sono preferiti statue e manichini, la malinconia, l\u2019onirismo che sfiora l\u2019incubo, il mistero, la geometricit\u00e0 delle forme, la grecit\u00e0. Alcuni di questi elementi misteriosi sono da ricondurre all\u2019interesse del pittore per l\u2019esoterismo, che condivideva con la sorella Ernesta, a cui era particolarmente legato in questo periodo della sua vita. Per l\u2019esperienza artistica di de Pisis \u00e8 fondamentale il breve periodo trascorso ad Assisi, durante il quale decise di dedicare la propria vita alla pittura piuttosto che alla scrittura. Inizialmente, la pittura per de Pisis era soprattutto \u00abun ausilio per registrare le sue curiosit\u00e0 botaniche, entomologiche, antiquarie, o al massimo per replicare gli artisti antichi\u00bb. Durante il soggiorno ad Assisi, la pittura di de Pisis avveniva en plein air: egli dipingeva infatti soprattutto paesaggi per poi iniziare a concentrarsi sulle nature morte. In entrambi i casi, la pittura di de Pisis, da questo momento e per tutta la sua carriera, si bas\u00f2 sempre sull\u2019osservazione del dato reale. Il pittore, infatti, affermava: \u00abTrovo che con tutto lo spirito di questo mondo, \u00e8 difficile fare un disegno buono sul serio, senza un appoggio nel vero: in genere io non faccio un tratto se non dal vero e scelto con cura attenta\u00bb. La prima natura morta marina dipinta da de Pisis fu la Marina con conchiglie del 1916. L&#8217;opera risente del rapporto del pittore ferrarese con de Chirico e Carr\u00e0 e possiamo infatti scorgere in essa i tratti della poetica metafisica. Le nature morte degli anni Venti segnarono l\u2019inizio di un percorso di evoluzione stilistica verso la maturit\u00e0 che il pittore raggiunse durante gli anni parigini. Il giovane artista inizi\u00f2 a sviluppare quella serie di caratteristiche personali che lo rendono difficile da collocare nelle categorie della storia dell\u2019arte, anche se nelle opere del periodo romano continuano a rimanere alcuni tratti che si rifanno alla pittura metafisica, soprattutto quando il pittore si cimenta nelle nature morte marine. Tali tratti cos\u00ec evidenti andranno poi sfumano quando il pittore far\u00e0 esperienze artistiche lontane dalla Metafisica, ma rimarranno sempre, in maniera meno evidente, nei suoi quadri. Negli anni romani, infatti, de Pisis prediligeva campiture piene e la definizione puntuale del disegno, risolvendosi in una generale rigidit\u00e0 di forme da ricondurre plausibilmente all&#8217;influenza esercitata dal clima di ritorno alla tradizione diffuso in Italia, prima intorno alla rivista romana \u201cValori plastici\u201d di Mario Broglio , nata per diffondere le idee estetiche della pittura metafisiche e delle correnti d\u2019avanguardia artistica, e successivamente nelle pi\u00f9 complesse declinazioni del gruppo Novecento fondato da Margherita Sarfatti , col quale de Pisis entrer\u00e0 in contatto negli anni parigini. Nelle intenzioni della Sarfatti, attorno alla quale, nel 1922, si erano inizialmente radunati sette pittori Bucci, Marussig, Sironi, Dudreville, Oppi, Malerba e Funi, obiettivo primario del gruppo era respingere le tentazioni individualistiche impegnandosi a partecipare sempre collettivamente alle mostre. In seguito, mettendo da parte la parte preliminare che si riferiva alla produzione artistica di matrice classicista e rivolgendosi invece alla migliore arte italiana, il gruppo si trasforma in \u00abNovecento italiano\u00bb, allestendo due grandi esposizioni, nel 1926 e nel 1929 a Milano, e molte altre all&#8217;estero, a cui de Pisis prende parte. \u00c8 necessario per\u00f2 sottolineare che, quando nacque il gruppo del Novecento, de Pisis sfrutt\u00f2 l\u2019occasione per esporre insieme ai colleghi, ma non entr\u00f2 mai effettivamente a fare parte del movimento. Una volta stabilitosi a Parigi, de Pisis ebbe i primi contatti con l\u2019arte francese e venne colpito soprattutto dai capolavori del romanticismo, tra cui prediligeva Delacroix per la sua palette, e dalle opere degli impressionisti. Giunto nella capitale francese, per\u00f2, egli incontr\u00f2 anche moltissimi pittori italiani che vivevano all\u2019estero, come de Chirico, Palazzeschi, Senzani e Savinio, con cui condivise alcune mostre. Per opera di Mario Tozzi , infatti, sorse il gruppo Les Italiens de Paris, che aveva lo scopo di valorizzare l\u2019arte italiana contemporanea in Francia. Oltre a Tozzi ne fecero parte anche de Pisis, de Chirico, Severini, Campigli e Paresce. L\u2019atmosfera parigina ebbe un ruolo fondamentale sul mutamento dello stile di de Pisis, che, in seguito l\u2019incontro con la luce della capitale francese, inizi\u00f2 a dare pi\u00f9 leggerezza e ariosit\u00e0 ai suoi soggetti. La prima opera del pittore arrivato a Parigi \u00e8 Rue des Volontaires (Parigi con la Tour Eiffel) , del 1925, che dimostra fin da subito la vivificazione della tavolozza del pittore a favore di una visione pi\u00f9 immediata rispetto alle vedute del periodo romano. Della pittura di questo periodo si pu\u00f2 quindi affermare che risenta da un lato del linguaggio moderno francese di Manet e degli impressionisti, e dall\u2019altro del patrimonio iconografico che aveva maturato in Italia. Nel 1932, infatti, Gino Severini scrisse come presentazione delle opere di de Pisis esposte alla XVIII Biennale di Venezia: De Pisis dei francesi ha intelligentemente assimilato quello che pi\u00f9 si confaceva alle sue attitudini: per esempio la nobilt\u00e0 dei toni di Manet, la spigliatezza degli impressionisti senza per\u00f2 l\u2019abuso dei complementari ma usando invece ampiamente del tono locale sapientemente e sensibilmente contrastato . Le similitudini con gli impressionisti sono giustificate dal fatto che de Pisis dipingeva in modo particolarmente rapido, ma ci\u00f2 non significa condividesse la poetica del gruppo francese dell\u2019Ottocento: le somiglianze sono di tipo tecnico e riguardano soprattutto le pennellate veloci, ma il significato delle opere \u00e8 completamente diverso. A tal proposito, Elena Pontiggia afferm\u00f2 che \u00abl\u2019attimo di De Pisis non \u00e8 quello scientifico e atmosferico degli impressionisti: \u00e8 un\u2019unit\u00e0 di tempo filosofica di chi ha capito che qualunque durata \u00e8 un\u2019illusione\u00bb. Le pennellate rapide del pittore ferrarese non vogliono catturare l\u2019istante luminoso, ma sono invece necessarie per catturare nel minor tempo l\u2019immagine, prima che essa cada nell\u2019oblio: \u00absono pennellate ansiose, che rendono attuale la tecnica impressionista di de Pisis\u00bb. Una delle opere pi\u00f9 importanti del periodo parigino \u00e8 Natura morta col pesce del1931, dove risulta un\u2019altra volta evidente il legame tra la pittura e la letteratura nell\u2019opera di de Pisis: il pittore, infatti, parl\u00f2 approfonditamente del quadro nelle Confessioni e Aldo Palazzeschi&nbsp; ne raccont\u00f2 la genesi nel racconto Il ritratto della regina, per il giornale \u201cL\u2019Europeo\u201d, a vent\u2019anni di distanza. Il quadro raffigura, in primo piano, una natura morta con una carpa, alcuni crostacei e delle verdure, mentre lo sfondo, poco definito, sembra mostrare una chiesa con il campanile, affiancata da una serie di alberi alti e sottili. Lo sfondo \u00e8 un paesaggio a met\u00e0 tra il reale e il fantastico, in quanto si possono riscontrare somiglianze con la pianura ferrarese, la Badia di Pomposa e i rilievi della Croara. Il soggetto di questa natura morta \u00e8 la carpa, che de Pisis dipinse da viva e che, una volta finita l\u2019opera, egli liber\u00f2 nella Senna. Il pesce non solo era vivo, ma si era dimostrato anche parecchio agitato, trasformando e stravolgendo il senso di questa natura morta: la carpa, da oggetto allegorico deborda nello spazio della vita, \u00e8 l\u2019arte che interferisce e modifica la realt\u00e0 . Interessante anche il racconto del pittore stesso, che si sofferma su dettagli cromatici come il piano di \u00abmarmo freddo di un davanzale nobile (marmo rosato del Trentino, marmo rosso di Verona)\u00bb e il tendaggio rosso, \u00ablacche carminate di Giorgione e Tintoretto, garanzie di Tiepolo e Fragonard\u00bb, rimarcando quindi anche la componente pi\u00f9 veneta della sua pittura. Alla produzione di nature morte de Pisis affiancava a Parigi ancora una volta la pittura en plein air, ma con alcune differenze rispetto a quella prodotta nel periodo romano. Le opere parigine colgono tutta la freschezza della sensazione e la rapidit\u00e0 con cui si consuma l\u2019atto conoscitivo, sempre mirabilmente associate a una grande efficacia descrittiva. Nello snodarsi della lunga successione di scorci della citt\u00e0, realizzati durante l\u2019arco di quattordici anni, si coglie un\u2019evoluzione che investe il piano stilistico; il rinnovamento che coinvolge anche i ritratti e il genere delle nature morte, a partire dalla met\u00e0 degli anni Trenta, trova nelle vedute la pi\u00f9 alta e completa manifestazione. Negli ultimi anni parigini, il colore assume un\u2019autonomia sempre maggiore e diventa pi\u00f9 espressivo, il segno \u00e8 pi\u00f9 frammentato e rapido, gli spazi sono meno definiti e pi\u00f9 dinamici. Questi esiti stilistici risentirono, oltre che dell\u2019esperienza parigina, anche dei soggiorni londinesi. Dopo l&#8217;esperienza delle vedute londinesi de Pisis oper\u00f2 infatti una riduzione della sua pittura, divenendo sempre pi\u00f9 attento all&#8217;essenziale, meno legato a naturalistiche rifiniture, a indugi calligrafici. Ne sono esempio le opere Ring Square (1935) eseguita a Londra e Strada di Parigi (1938. Durante il lungo soggiorno parigino, de Pisis esegu\u00ec anche numerosi ritratti, un genere che svilupp\u00f2 in maniera maggiore una volta tornato in Italia. Tra i capolavori dell\u2019artista \u00e8 necessario citare Il marinaio francese del 1930, un\u2019opera che rimanda ancora, per certi versi, alla Metafisica: il pittore ferrarese sembra infatti citare il collega e amico de Chirico ponendo un guanto sullo sfondo, elemento che \u00e8 presente in alcune opere di quest\u2019ultimo, come Chant d\u2019amour del 1914. La composizione \u00e8 semplice, sul primo piano \u00e8 dipinto il marinaio, un giovane con una giubba bicolore e un cappello nero con un pompon rosso, mentre sullo sfondo, di colore azzurro, sembrano fluttuare diversi oggetti. Ancora una volta \u00e8 quindi interessante notare come de Pisis fu in grado di inserire nei propri quadri elementi che richiamano il lavoro di altri artisti e movimenti, senza emularne lo stile ma integrandolo con le proprie caratteristiche personali. Costretto a tornare in Italia a causa dello scoppio della Seconda Guerra mondiale, dopo un breve periodo a Milano, de Pisis si trasfer\u00ec a Venezia, citt\u00e0 che lo ospit\u00f2 per tredici anni. Guido Ballo osservava che \u00abCon le sue luci, i colori, i suoi segreti, Venezia rispondeva pi\u00f9 di altre al temperamento inquieto dell\u2019artista, che amava la sorpresa il mistero, l\u2019illuminazione improvvisa, il miracolo dell\u2019attimo che continuamente si distrugge e rinasce\u00bb. In questo periodo la sua pittura fu ulteriormente semplificata, le opere divennero meno dense di segni e l\u2019atmosfera si fece rarefatta, mentre i soggetti rimasero sempre gli stessi, anche se, a partire dall\u2019esperienza milanese, aument\u00f2 il numero dei ritratti. Di ritorno dalla Francia, soprattutto durante il soggiorno a Milano, de Pisis si concentr\u00f2 quindi in modo maggiore sui ritratti, pur non cessando di dipingere i soliti fiori, interni, vedute e nature morte. A Venezia dipinse numerosissimi ritratti di amici, militari, gondolieri, pugili in cui si possono riscontrare caratteristiche simili: un\u2019attenzione particolare al colore dell\u2019incarnato, il disegno accentuato delle labbra, il modo di definire il profilo evidenziando le linee eleganti del collo e il disegno degli occhi \u201cstellati\u201d. Anche durante la malattia continu\u00f2 a dipingere ritratti, che per\u00f2 diventarono sempre pi\u00f9 semplificati, definiti solamente da linee sottili. Ne \u00e8 un esempio L\u2019infermiera Norina , del 1949, ritratto che esegue durante il ricovero presso \u201cVilla Verde\u201d. &nbsp;Tra le correnti pittoriche che influenzarono l\u2019opera di de Pisis \u00e8 necessario citare l\u2019impressionismo e la Metafisica, ma non \u00e8 di meno la pittura veneta. Giovanni Cavicchioli, in una monografia dell\u2019artista del 1932, scrisse infatti: \u00abIo concedo ai critici dotti le derivazioni di de Pisis dagli impressionisti francesi, dalla scuola ferrarese, e da qualsiasi altra pittura&#8230; E perch\u00e9 non nominare anche Guardi, Tiepolo o Spadini?\u00bb . Ulteriore obiettivo della mostra, quello di provare a portare alla luce un altro de Pisis, inquieto e profondo, rivolto ad un\u2019indagine sofferta sui moti dell\u2019animo e della psiche, ponendosi in un confronto empatico proprio con le cose e i luoghi pi\u00f9 semplici e quotidiani, non solo con lo sfavillio delle grandi metropoli all\u2019alba della modernit\u00e0. \u00c8 noto che sovente molti oggetti, alcuni in modo ricorrente e con affascinanti variazioni di forma e dimensione, campeggiano nei suoi dipinti: sono questi elementi iconografici e iconologici della sua pittura che la mostra a CUBO vuole appunto porre in evidenza, quali \u201cspie\u201d affascinanti per indagare l\u2019aspetto pi\u00f9 intimo e complesso del grande Maestro. Il progetto espositivo si completa di un catalogo che oltre alla riproduzione di tutte le opere in mostra accoglie le vedute espositive nelle due sedi museali ed \u00e8 arricchito sia dai contributi delle due curatrici, Ilaria Bignotti e Maddalena Tibertelli de Pisis, sia di una ricca selezione antologica degli scritti del Maestro.<\/p>\n\n\n\n<p>CUBO&nbsp; Museo d\u2019Impresa Unipol Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Filippo de Pisis. Nascita di un quadro<\/p>\n\n\n\n<p>dal 18 Ottobre 2024 al 18 Gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec dalle ore 14.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Marted\u00ec dalle ore 9.30 alle ore 23.30<\/p>\n\n\n\n<p>dal Mercoled\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 9.30 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato dalle ore 9.30 alle ore 14.30<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Filippo de Pisis.Nascita di un quadro_Installation view CUBO in PE@Vincenzo Ruocco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Protagonista dell\u2019arte Italiana del Novecento Giovanni Cardone&nbsp; Fino al 18 Gennaio 2025 si potr\u00e0 ammirare CUBO-Museo d\u2019impresa del Gruppo Unipol Bologna la mostra dedicata a Filippo De Pisis -Filippo de Pisis. Nascita di un quadro a cura di Ilaria Bignotti e Maddalena Tibertelli de Pisis. 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