{"id":1000009254,"date":"2024-10-24T09:19:16","date_gmt":"2024-10-24T12:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009254"},"modified":"2024-10-24T09:19:18","modified_gmt":"2024-10-24T12:19:18","slug":"pulcinella-tra-nascita-e-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000009254","title":{"rendered":"Pulcinella tra nascita e morte"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Maschera di Pulcinella si pensa che sia nata dalle Atellane che vi sono causali\u00a0 analogie tra buffoni di varie epoche, ossevando gli eruditi una tesi settecentesca volle far discendere i Pulcinelli dalle Atellane. Gli argomenti della disputa furono allora le identit\u00e0 dei generi comici e la sorprendente somiglianza di tante particolarit\u00e0 praticate negli antichi teatri delle provincie romane, come l\u2019improvvisazione, l\u2019attualit\u00e0 dei lazzi, il prodotto locale contrapposto alle commedie imitate dai greci, l\u2019uso della franceschina o pivetta comune ai buffoni grecoromani, i titoli delle farse, la fisionomia nasuta di certe figurine di comici, il tipico miscuglio di prosa e danza, l\u2019uso del lupo o mezza maschera nera, o quello della fuligine sul viso, il capo rasato comune ai Pulcinelli come ai mimi oschi, il cappello siriaco che si chiamava titulus, oggi detto coppolone, la partecipazione delle attrici nelle parti di donna, la spatola e poi il corno o la scopa usati come scettro, o arma soprattutto, il temperamento e la licenzia del genere, nonch\u00e9 le Ragioni medesime dove nacquero le Maschere. Nel descrivere la nascita di una maschera cos\u00ec popolare come quella di Pulcinella, \u00e8 difficile affermare la sua attinenza all\u2019Atella come ci narra anche il Mommsen il quale disquisisce sul colore nero della maschera, mettendo a nudo la sua derivazione dagli Osci oppure dagli Etruschi che avevano importato dalle regioni nordiche le farse Fescennine che, nella Campania, diventarono Atellene. Molti storici e antropologi fanno derivare la maschera di Pulcinella da Maccus, Pappus e Dossennus lo descrive molto bene anche il filosofo Benedetto Croce il quale nega la continuazione del tipo classico ma riconosce: \u201cCi sono serbati i titoli di Maccus caupo, Maccus virgo, Maccus miles, Macci gemini, cui corrispondono il cappello moderno di Pulcinella tavernaro, Pulcinella sposa, Pulcinella capitano, i due, i tre, i quattro Pulcinelli simili\u201d. Dai rilievi fatti nel tempo non ci dicono se Pulcinella deriva o meno dalle Atellane anzi la somiglianza della materia comica mette in evidenza che possa risalire ad essa, ma noi poco importa se Pulcinella discenda o meno dagli antichi, a noi interessa ricostruire la storia ancestrale della maschera napoletana. Molti storici dell\u2019epoca, tra cui l\u2019Abate Galiani, hanno respinto l\u2019ipotesi che il nome di Pulcinella possa derivare da Puccio d\u2019Aniello, anzi egli pensava che l\u2019origine etimologica derivi dal vocabolo pullicino ovvero dalla voce latina come dice lo Spaziano derivi da: Pullus gallinaceus. In seguito lo Scherillo (La Commedia dell\u2019Arte in Italia 1884) aveva avuto notizia dell\u2019antica esistenza in Italia d\u2019un cognome Polliceno, che probabilmente derivasse il cognome del prelato Lucio Pulcinella che prima del 1572 presiedeva la curia marsicana e che il cittadino di Acerra discendesse dalla famiglia del Reverendo. Sembra strano ma tutto dimostra che il cognome Pulcinella era diffuso in Italia da tempo antico e che, al solito, i dotti hanno preferito indugiarsi nella versione del pulcino, ma gli eruditi hanno stabilito che il nome Pulcinella sorse perch\u00e9 la maschera somiglia ad un gallinacio, occultando in parte che era un cognome gi\u00e0 esistente in Italia. Certamente si pensa che Pulcinella discenda dalla famiglia di Giancocozza Cetrulo che in seguito si \u00e8 mutato in Cetrullo in Cetruli questo lo racconta anche il Croce, certamente la derivazione del nome di Pulcinella nel tempo si \u00e8 mutato come tutte le altre derivazioni della suddetta maschera, che alla fine diventa come un mistero \u201cBuffo\u201d \u2026 Pulcinella nacque come maschera della Commedia dell\u2019Arte nel 1609, a Napoli per opera di Silvio Fiorilli, che ne fece il protagonista comico di una commedia, \u201cLa Lucilla Costante\u201d, pubblicata pi\u00f9 tardi, nel 1632. Egli era goffo, maldestro e imbroglione, astuto e sciocco che combina guai, salvo a rimediare in extremis, avidodi denaro eppure pezzente, goloso e famelico, aggressivo e petulante e quanto riassume Pulcinella attraverso i caratteri di tipo teatrale. Per questo nacque lo scontro tra il Capitano Matamoros e Pulcinella che costituisce il modello fondante dell\u2019eterno conflitto tra Cetrulo e le figure storiche dei prepotenti boriosi e grotteschi, che da Capitani della dominazione spagnola che poi si trasferiranno in seguito nei bravi e infine nei guappi di cartone. Dopo Silvio Fiorillo colui che interpret\u00f2 Pulcinella fu Andrea Calcese, che port\u00f2 la maschera a Roma con scarsa fortuna probabilmente perch\u00e9 il suo Pulcinella eccessivamente arguto, egli contraddiceva lo stereotipo etnico che del napoletano i romani s\u2019erano fatti, i quali vedeva la maschera pi\u00f9 comica (improvvisazione), che inquadrata nel contesto della Commedia dell\u2019Arte. I tre grandi interpreti della maschera di Pulcinella furono Silvio Fiorilli, Andrea Calcese e Michelangelo Fracanzani il quale port\u00f2 la maschera in Francia. Certamente Pulcinella ha interpretato i sogni di intere generazioni di bambini dato che questa maschera fa parte del teatro delle guarattelle , per\u00f2 intorno ad essa \u00e8 sempre vissuto un alone di mistero o meglio quel rituale che ella riesce ad esprimere attraverso le feste e il carnevale. Da uno studio fatto dal musicologo e antropologo Roberto De Simone mette in evidenza che: \u201cLe maschere esprimono profondamente la morte. Questa condizione di morte la si pu\u00f2 riscontrare per due aspetti. Prima perch\u00e9 ogni individuo si sprimono in modo diverso dal modo quotidiano e perci\u00f2 uccide l\u2019io col quale si mostra ogni giorno. In secondo luogo egli, vivendo la parte nascosta repressa di se stesso, esprime quell\u2019io che normalmente \u00e8 morto\u201d. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"875\" height=\"600\" data-attachment-id=\"1000009257\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009257\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?fit=875%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"875,600\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"pulcinella-875&amp;#215;600\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?fit=300%2C206&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?fit=875%2C600&amp;ssl=1\" data-id=\"1000009257\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?resize=875%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009257\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?w=875&amp;ssl=1 875w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?resize=300%2C206&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?resize=768%2C527&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/pulcinella-875x600-1.jpg?resize=750%2C514&amp;ssl=1 750w\" sizes=\"(max-width: 875px) 100vw, 875px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"341\" data-attachment-id=\"1000009256\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009256\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?fit=1200%2C400&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,400\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"01_pulcinella-1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?fit=300%2C100&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?fit=1024%2C341&amp;ssl=1\" data-id=\"1000009256\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=1024%2C341&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009256\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=1024%2C341&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=300%2C100&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=768%2C256&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=750%2C250&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?resize=1140%2C380&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/01_pulcinella-1.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"450\" data-attachment-id=\"1000009255\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000009255\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?fit=600%2C450&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,450\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?fit=600%2C450&amp;ssl=1\" data-id=\"1000009255\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?resize=600%2C450&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000009255\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Racconti-e-leggende-napoletane-Antonio-Pepito-nei-panni-di-Pulcinella.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Pulcinella \u00e8 la maschera per eccellenza del mondo popolare campano, i primi riferimenti alla morte possono leggersi innanzitutto nell\u2019abito bianco e nel viso che lo caratterizzano: tali caratteri sono comuni a maschere mortuarie non solo della Campania. Pulcinella indossando l\u2019abito bianco esprime un rituale importante: quello iniziatico dove si indica la morte come condizione dell\u2019inizio di un momento trascendentale. Molti storici e antropologi mettono in evidenza che tale abito si riscontra nei tarantati di Puglia, nei fujenti della Madonna dell\u2019Arco, negli abiti battesimali o di comunicandi, fino all\u2019abito della sposa che pur sempre alla morte si riferisce, ovvero la morte della verginit\u00e0 della donna. La maschera di Pulcinella essendo la pi\u00f9 popolare nella ritualistica campana in alcune zone quale Montemarano nell\u2019Avellinese, un tale abito lo si confeziona con le lenzuola del proprio letto e che dalle federe del cuscino si ricava il famoso coppolone, ovvero il copricapo. Quando Benedetto Croce nel 1898 scrisse il suo celebre saggio su Pulcinella, da considerare fondamentale nella valanga di studi gravitanti in Italia e all\u2019Estero su questa maschera per l\u2019ordine che portava una questione se Pulcinella rappresentasse l\u2019eroe mitologico, ecco come ce la descrive Croce in studio di Domenico Rea: \u201cDappertutto, quale insegna di bottega (scolpito o dipinto, talora uscente fuori da un melone rosso aperto, talora anche le lettere del nome del proprietario formato da minutissimi pulcinellini), nei giocattoli, nei presepi, dove era raffigurato non molto lungi dalla grotta del redentore\u201d. Dalla descrizione del Croce il quale con grande acutezza intellettuale mette in evidenza senza volerlo anche l\u2019aspetto rituale della maschera la quale, nel percorso antropologico mette in evidenza il significato della lenzuola in base alle associazioni con la notte ed il letto, identificabili probabilmente con la maschera di Pulcinella. Per la sua prima relazione col letto, il lenzuolo comunque risulta associato alla nascita dell\u2019individuo, mentre per il letto il concetto \u00e8 diverso dato che esso \u00e8 strettamente legato al sogno o al mondo dei sogni, il lenzuolo diventa un indumento importante perch\u00e9 si fa riferimento alla sfera sessuale e nel contempo alla morte, visto che nell\u2019antichit\u00e0 il lenzuolo era il sudario con cui venivano avvolti i morti. Per le altre relazioni con la morte il suo stesso nome (Pulcinella da pulcino), associa questa maschera ai gallinacei, in particolar modo nelle antiche culture venivano associati ad animali o divinit\u00e0 degli inferi quali (Proserpina ed Ecate). Pulcinella nella musica popolare viene identificato con la canzone carnevalescha Cicerenella canto tradizionale diffuso tra il 1700 e il 1800 in una descrizione del musicologo e antropologo Roberto De Simone il quale mette in evidenza la tradizione, e la lamentazione che fa il cantante o cantore quando ripete: Gioia mia!&#8230;.. In Campania vi \u00e8 un vero culto della gallina, essa viene associata alla figura della Madonna come avviene a Pagani in provincia di Salerno, dove si festeggia ogni anno la festa della Madonna delle galline, in questo caso viene messo in evidenzia il carattere infero e gallinaceo il quale emerge dalla stessa leggenda popolare. Nel racconto descritto ampiamente da Roberto De Simone il quale ci narra: \u201cChe a Pagani molti secoli addietro, furono delle galline che scavando nella terra fecero emergere dal sottosuolo un\u2019antica immagine della Madonna del Carmine, che era stata sotterrata precedentemente per sottrarla alle incursioni dei saraceni. Da allora la stessa Madonna del Carmine \u00e8 detta localmente, come accetta anche la chiesa, Madonna delle Galline. La festa specifica in relazione al mitico ritrovamento fatto dalle galline, avviene la prima domenica in Albis, in tale giorno la statua della Madonna \u00e8 portata in processione e la gente le offre votivamente galline, oche e gallinacei in genere i quali le vengono appoggiati in testa, sul mantello o ai piedi. Il periodo calendariale e tra il mese di marzo e aprile, la prima associazione la si pu\u00f2 fare con l\u2019antica figura di Proserpina e Kore che ritorna dagli inferi con la primavera\u201d. De Simone con questo scritto ci lascia senza parole facendoci capire e notare che nella stessa tradizione locale il gallo o gallinacei hanno un potere occulto, ma nel contempo mettono in evidenza che in Campania essi vengono usati per fatture e controfatture, cio\u00e8 essi sono in grado di trasmettere e assorbire un qualsiasi male magico. La tradizione vuole che si tenga presente il gesto rituale di mettere addosso delle penne o di adorare i gallinacei, e questo avviene in Campania durante il pellegrinaggio fatto al Santuario della Madonna di Montevergine, Madonna dell\u2019Arco, Madonna dei Bagni e a Monte Sant\u2019Angelo per la festa di San Michele. Prima di partire per i pellegrinaggi infatti, si mettono penne colorate sui cavalli, quando nei secoli scorsi si usava andare con il cavallo e la carretta, oggi si va in auto, in moto e in pulman indicando con ci\u00f2 il carattere rituale e misterico della festa del viaggio da intraprendere verso il luogo sacro. A Monte Sant\u2019Angelo nel giorno della festa di San Michele che si svolge in due momenti una l\u20198 Maggio e l\u2019altra il 29 Settembre, nei pressi del Santuario, si vendono tuttora delle vere e proprie composizioni di penne multicolori: l\u2019uso che se ne fa e quello di metterle sui mezzi di trasporto. Sulle penne vi \u00e8 molta ritualit\u00e0 iniziando dal mondo antico a tutt\u2019oggi, senza fare ulteriori esempi primitivi lo si evidenzia nelle divise militari quali i bersaglieri, alpini e carabinieri simboli rituali che tendono ad esorcizzare il guerriero stesso il quale va in guerra e non sa se torna, la morte del guerriero. Un altro momento rituale che l\u2019uomo esprime attraverso il gallo e il fallo, ovvero il gallismo in senso maschile e dongiovannesco, ecco perch\u00e9 il gallo \u00e8 in parte un animale aggressivo. Nella simbologia tradizionale il fallo conserva tutti i caratteri ermafroditici e di morte, in questo caso il gallo con tutte le precedenti qualit\u00e0 viene associato ad un aspetto di guerra di sesso e di morte. Nella cultura locale, il gallo e il segno fallico nell\u2019antichit\u00e0 danno testimonianza i marmi ritrovati a Pompei e conservati al Museo Nazionale di Napoli. In tale bassorilievo si vede un\u2019erma del dio Priapo, detto dei volatili, il quale si mostra in forma di gallo con un attributo maschile notevolmente evidenziato. Ritornando a Pulcinella dagli studi fatti di dice che la maschera veniva usata nelle feste anche di corte specialmente in quella borbonica da Ferdinando IV detto \u201cRe Nasone\u201d il quale aveva una collezione e tutti i forestieri che venivano a Napoli ed ospitati nel Palazzo Reale potevano ammirare questi Pulcinelli esposti anche in chiave ironica insieme a santi e beati, il famoso miscuglio tra sacro e profano. Certamente Pulcinella \u201cper tutto il mondo conosciuto\u201d come egli amava dire, ha rappresentato Napoli e suoi mutamenti. Questo diceva il grande Eduardo De Filippo: \u201cSe un giovane sa adoperare la tradizione in un modo giusto, essa pu\u00f2 dargli le ali. E quale \u00e8 il mondo giusto? \u00c8 lo studio, l\u2019approfondimento delle esperienze di chi ha vissuto prima di lui. Solo dopo aver studiato, approfondito e rispettato la tradizione, si ha diritto di darle un calcio e metterla da parte, sempre con la consapevolezza che siamo debitori, per lo meno, d\u2019aver contribuito a chiarirci le idee\u2026\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone La Maschera di Pulcinella si pensa che sia nata dalle Atellane che vi sono causali\u00a0 analogie tra buffoni di varie epoche, ossevando gli eruditi una tesi settecentesca volle far discendere i Pulcinelli dalle Atellane. Gli argomenti della disputa furono allora le identit\u00e0 dei generi comici e la sorprendente somiglianza di tante particolarit\u00e0 praticate [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000009258,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000009254","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Pulcinella_%E2%80%93_The_humour_of_Italy_1892_14783341015-1536x1064-1.jpg?fit=1536%2C1064&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000009254"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009254\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000009259,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000009254\/revisions\/1000009259"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000009258"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000009254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000009254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000009254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}