{"id":1000008898,"date":"2024-10-21T18:53:05","date_gmt":"2024-10-21T21:53:05","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008898"},"modified":"2024-10-21T18:53:06","modified_gmt":"2024-10-21T21:53:06","slug":"farmacoutilizzazione-focus-su-aderenza-e-deprescrizione-alla-sifo-agora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008898","title":{"rendered":"Farmacoutilizzazione, focus su aderenza e deprescrizione alla Sifo Agor\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Aderenza e deprescrizione (o &#8216;deprescribing&#8217;) sono concetti complementari che devono essere affrontati attraverso strategie combinate. Il farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali \u2013 come dimostrato da numerose esperienze nazionali ed internazionali \u2013 pu\u00f2 svolgere una funzione positiva per contribuire ad una migliore aderenza alla terapia. \u00c8 stato questo, in estrema sintesi, il tema al centro di una delle sessioni SIFO Agor\u00e0 dal titolo &#8216;Laboratorio di farmacoutilizzazione: focus su aderenza e deprescribing&#8217;, durante la quale i farmacisti ospedalieri si sono confrontati con l&#8217;obiettivo di stimolare la produzione di nuove idee, approcci e soluzioni sul tema, attraverso un \u00abambiente collaborativo tra faculty, facilitatori e partecipanti\u00bb. L&#8217;evento si \u00e8 svolto nell&#8217;ambito del XLV Congresso Nazionale SIFO, che si \u00e8 chiuso ieri a Napoli presso gli spazi della Mostra d&#8217;Oltremare. Tutor della sessione era Barbara Meini, membro del Consiglio direttivo SIFO e Coordinatrice per l&#8217;Editoria scientifica della Societ\u00e0, unitamente al dottor Fiorenzo Santoleri, Segretario Abruzzo e Molise SIFO. \u00abNumerose sono le esperienze nazionali ed internazionali sul ruolo del farmacista in favore dell&#8217;aderenza al trattamento- ha detto la dottoressa Meini- e significativi i dati di letteratura rispetto al miglioramento degli outcomes clinici, riduzione degli effetti collaterali e reazioni avverse inattese, appropriato utilizzo delle risorse economiche, laddove il paziente sia aderente al trattamento. L&#8217;aderenza al trattamento \u00e8 poi un endpoint misurabile attraverso i dati di prescrizione e dispensazione dei medicinali in possesso del farmacista, che quindi pu\u00f2 supportare il prescrittore all&#8217;atto della rivalutazione fornendo informazioni utili ad integrare i dati clinici di follow-up al fine di confermare l&#8217;opportunit\u00e0 o meno di proseguire nel trattamento, soprattutto quando questo risulti essere inefficace. In questo caso, infatti, l&#8217;inefficacia di un medicinale potrebbe derivare da una ridotta o insufficiente aderenza ad esempio per la difficolt\u00e0 del paziente a deglutire nel caso di forme farmaceutiche solide, scarsa tollerabilit\u00e0, difficolt\u00e0 di somministrazione nel caso di forme farmaceutiche iniettive, oppure invece l&#8217;inefficacia \u00e8 intrinseca (ad esempio a causa del fenotipo metabolico individuale) per cui di fronte ad un paziente non responder il medico deve valutare un&#8217;altra alternativa terapeutica\u00bb. Dall&#8217;altro lato il farmacista, attraverso la relazione diretta con il paziente, sia attraverso il counselling sia attraverso sistemi di teleassistenza, pu\u00f2 \u00abfavorire l&#8217;empowerment fornendo informazioni utili per la gestione autonoma della propria terapia, sia per l&#8217;assunzione che per la gestione della tollerabilit\u00e0\u00bb, ha aggiunto l&#8217;esperta. Le nuove tecnologie a disposizione dei pazienti, tra cui dispositivi indossabili ed applicazioni commercializzate come dispositivi medici, intanto, permettono di monitorare e favorire l&#8217;aderenza ai trattamenti (sia farmacologici sia riabilitativi) e tra le altre cose di \u00abraccogliere just in time dati relativi a parametri clinici e stili di vita, utili per effettuare studi di real world sui trattamenti in corso. In questo ambito la nuova linea guida AIFA sulla classificazione e conduzione degli studi osservazionali- ha sottolineato Meini- permette la raccolta di dati registrati tramite device indossabili senza l&#8217;interfaccia del medico sperimentatore. Questo favorir\u00e0 la comprensione di alcuni meccanismi di adattamento o meno che i pazienti possono avere nei confronti della gestione della terapia farmacologica cronica, soprattutto nella fascia di et\u00e0 dei giovani-adulti attivi, che hanno un impatto diretto sulla qualit\u00e0 della vita\u00bb. Nel corso della sessione, dunque, si \u00e8 approfondito l&#8217;aspetto relativo alla deprescrizione (o &#8216;deprescribing&#8217;), in particolare come concetto complementare all&#8217;aderenza. \u00abL&#8217;assunzione contemporanea di pi\u00f9 di cinque farmaci (condizione nota come &#8216;politerapia&#8217;) per trattare patologie croniche- ha spiegato ancora Meini- in particolare nella popolazione anziana, ma anche la popolazione adulta sempre pi\u00f9 interessata da co-morbilit\u00e0 che insorgono precocemente a causa di fattori di rischio, ambientali, stili di vita inadeguati, determina molteplici problemi. L&#8217;uso contemporaneo di molti farmaci diversi pu\u00f2 infatti portare a errori terapeutici o indurre il paziente a sospendere in maniera autonoma i trattamenti farmacologici, riducendo quindi l&#8217;aderenza. In questo contesto la deprescrizione e l&#8217;aderenza divengono complementari l&#8217;una all&#8217;altra\u00bb. La deprescrizione \u00e8 un approccio finalizzato all&#8217;ottimizzazione del trattamento farmacologico, che prevede una valutazione critica, sistematica e periodica dei trattamenti in corso da parte di un team multidisciplinare e multiprofessionale costituito dal medico di medicina generale, lo specialista geriatra (nel caso di pazienti anziani) ovvero altri specialisti, il farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici ospedalieri, l&#8217;infermiere. \u00abTale processo- ha fatto sapere Barbara Meini- \u00e8 finalizzato principalmente a ridurre in modo pianificato il numero o il dosaggio dei farmaci potenzialmente inappropriati, secondo criteri riconosciuti a livello internazionale (criteri di Beers, STOPP e START), al fine di migliorare l&#8217;aderenza e promuovere la salute e la qualit\u00e0 di vita del paziente. Laddove questo a giudizio del team multidisciplinare e multiprofessionale non sia ritenuto praticabile comunque \u00e8 possibile rimodulare ad esempio tempi e modi di assunzione nella stessa giornata\u00bb. Ma quando e perch\u00e9 \u00e8 utile la deprescrizione? E quali sono i suoi benefici ma anche i suoi limiti? A parlarne durante la SIFO Agor\u00e0 \u00e8 stata sempre Barbara Meini: \u00abL&#8217;interazione farmacologica pu\u00f2 ridurre o amplificare gli effetti dei medicinali assunti contemporaneamente oppure determinare un effetto (negativo) non voluto. \u00c8 noto dai dati di letteratura- ha ricordato- che una percentuale tra il 5 e il 15% degli accessi ai pronto soccorso sia legata ad eventi avversi da farmaci (es. stati soporosi, cadute), in particolare a causa di prescrizioni inappropriate\u00bb. Ad oggi, sono disponibili i gi\u00e0 citati criteri internazionali di Beers, STOPP e START, che sono un supporto utile alla valutazione e revisione di co-somministrazioni potenzialmente inappropriate nella popolazione ultrasessantacinquenne. \u00abIl target della popolazione non \u00e8 secondario, in quanto con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0 e dell&#8217;invecchiamento le funzionalit\u00e0 metaboliche ed escretorie (rispettivamente epatica e renale) diminuiscono favorendo l&#8217;insorgenza di effetti farmacologici non ricercati. Tali criteri, oggi sistematizzati ed informatizzati in diverse piattaforme anche ad accesso gratuito per i professionisti sanitari- secondo l&#8217;esperta- sono un valido supporto decisionale. \u00c8 necessario per\u00f2 che tali strumenti siano conosciuti (in primis dai medici di medicina generale) e messi a sistema in un percorso di presa in carico del paziente territoriale, residenziale o domiciliare che deve partire dalla ricognizione farmaceutica e non (farmaci, integratori, abitudini alimentari), passare attraverso la riconciliazione (per esempio eliminando medicinali con medesimo meccanismo di azione) per poi valutare l&#8217;opportunit\u00e0 della deprescrizione, attuarla e monitorarla\u00bb. In tutte queste fasi il farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali, all&#8217;interno del team, contribuisce alla ricognizione \u00abper la parte di propria competenza in base ai dati amministrativi per i medicinali erogati in distribuzione diretta, per conto e convenzionata, eventuali accessi al PS e segnalazioni di ADR, e propone al team alternative terapeutiche appropriate in luogo di quelle potenzialmente inappropriate\u00bb. Complessivamente, la deprescrizione contribuisce alla sostenibilit\u00e0 economica del sistema. I benefici della deprescrizione sono supportati dai dati della letteratura, ma gli obiettivi possono essere raggiunti \u00abse c&#8217;\u00e8 anche il coinvolgimento, informato e consapevole, del paziente e\/o caregiver per la condivisione della nuova scelta terapeutica\u00bb, ha evidenziato l&#8217;esperta. Quanto ai limiti in generale della deprescrizione sono \u00abculturali, in quanto ancora oggi i criteri sono scarsamente (o per nulla) conosciuti dai medici e dagli altri operatori sanitari, per cui \u00e8 necessario fare formazione a partire dal percorso universitario, oltre che di sistema, per cui nelle aziende sanitarie territoriali \u00e8 auspicabile la costituzione di team multidisciplinari e multiprofessionali dedicati\u00bb, ha concluso la dottoressa Meini.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Casadei<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aderenza e deprescrizione (o &#8216;deprescribing&#8217;) sono concetti complementari che devono essere affrontati attraverso strategie combinate. 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