{"id":1000008677,"date":"2024-10-14T13:39:58","date_gmt":"2024-10-14T16:39:58","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008677"},"modified":"2024-10-14T13:40:00","modified_gmt":"2024-10-14T16:40:00","slug":"il-miracolo-del-sangue-di-san-gennaro-tra-paganesimo-e-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008677","title":{"rendered":"Il Miracolo del Sangue di San Gennaro: Tra Paganesimo e Cristianesimo \u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da una vita vivo il culto di San Gennaro dove la citt\u00e0 si paralizza per l\u2019evento, dove paganesimo e cristianesimo si fondono in quella che noi forse comunemente chiamiamo superstizione. Tale termine indica un insieme di pratiche rituali e di credenze derivanti da ignoranza, da convinzioni ormai superate o da atteggiamenti di natura irrazionale. Il termine superstizione deriva dal latino (superstiti\u00f2nem, parola composta da s\u00f9per, sopra, e st\u00ectio, stato): Cicerone nella sua opera De natura deorum (La natura degli dei) definisce \u201csuperstiziosi\u201d coloro che pregavano insistentemente le divinit\u00e0 affinch\u00e9 i loro figli sopravvivessero, fossero cio\u00e8 superstiti (ovvero sani e salvi). Il termine ha poi assunto nei secoli un significato pi\u00f9 ampio. Quando frequentavo l\u2019universit\u00e0 ed abitavo a Napoli non mai mancato alla festivit\u00e0 di San Gennaro andavo alle quattro del mattino da lontano arrivava il custode ed apriva il portone pi\u00f9 tardi verso le quattro e mezza arrivano le parenti di San Gennaro tutte vestite di nero con il velo in testa e si mettevano davanti per iniziare le litanie e preghiere, pi\u00f9 tardi arrivano le personalit\u00e0 religiose e civili della \u2018Citt\u00e0\u2019 . Posso affermare che nel III secolo d.C., quando era imperatore Diocleziano, verso il 293 d.C., sotto la pressione di Galerio l\u2019imperatore eman\u00f2 tre Editti contro i Cristiani, dando inizio a una delle pi\u00f9 terribili persecuzioni del tempo in tutti i luoghi dove dominava anche indirettamente l\u2019impero di Diocleziano. In tale contesto si inserisce la storia del martirio di San Gennaro, in quel tempo Vescovo di Benevento. Gennaro (<em>da Januarius<\/em>) era in stretto contatto con il diacono Sossio o (Sosso) che era in quel tempo la guida della comunit\u00e0 cristiana di Miseno, importante porto romano sulla costa occidentale del litorale Flegreo. Gennaro venne a conoscenza che Sossio era stato imprigionato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania, per le funzioni religiose che quotidianamente venivano celebrate nonostante i divieti accusato di aver attentato alle leggi dell\u2019Impero romano. Gennaro si mosse da Benevento insieme a due suoi compagni, Festo e Desiderio, per visitare Sossio in carcere.\u00a0 Il giudice Dragonio, informato della loro presenza li fece subito arrestare, con l\u2019accusa di essere cristiani e quindi, ribelli alle leggi dello Stato. Tutto ci\u00f2 provoc\u00f2 le proteste di Procolo, Diacono di Pozzuoli e dei due praticanti cristianimolto vicini a Procolo, Eutiche ed Acuzio, i quali, insieme al Vescovo Gennaro, furono subito arrestati e condannati insieme agli altri tra cui Gennaro, ad essere dilaniati e divorati dagli orsi nell\u2019anfiteatro di Pozzuoli.\u00a0 Ma prevedendo disordini di popolo, tramut\u00f2 la sentenza in decapitazione. Il 19 settembre del 305 d.C. furono tutti decapitati nel foro di Vulcano presso la Solfatara di Pozzuoli. Si racconta di una donna di nome Eusebia che riusc\u00ec a raccogliere in due ampolle, (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue di Gennaro, Vescovo di Benevento, e conservarlo presso di s\u00e9 con religiosit\u00e0 e venerazione (era usanza dei cristiani di quel tempo raccogliere i corpi o quel che restava insieme a tutte le cose appartenute ai martiri per venerarne le reliquie). Pertanto i cristiani di Pozzuoli, nottetempo, seppellirono i corpi nell\u2019agro Marciano, villaggio tra Agnano e Fuorigrotta, oggi cupa Marzana .Si presume che Gennaro avesse solo 35 anni quando sub\u00ec il martirio. Oltre un secolo dopo, quando ormai i cristiani con l\u2019Editto di Costantino avevano acquisito non solo la libert\u00e0 di professare la propria fede, ma dignit\u00e0 e una certa tolleranza con l\u2019Impero, nel 431 d.C. (13 Aprile), per volont\u00e0 del Vescovo di Napoli le reliquie del Santo furono trasportate nelle catacombe di Capodimonte che da quel momento presero il nome di Catacombe di San Gennaro, accanto alle reliquie di Sant\u2019Agrippino Vescovo (le reliquie degli altri sei martiri seguirono altre strade verso i luoghi di provenienza). Si racconta che, lungo il percorso della Via Antiniana scelta quale via per trasportare le spoglie di San Gennaro, furono edificate piccole cappelle (edicole)e poi chiese, in quanto durante il viaggio si sarebbe verificato il primomiracolo della liquefazione del sangue: la chiesa di San Gennariello al Vomero, oggi parte integrante del convento dei Frati minori conventuali, e la Cappella detta \u201cVacchiano\u201d, in seguito abbattuta e nei pressi della quale fu edificata la Basilica Pontificia di San Gennaro ad Antignano. All\u2019Epoca del Martyrologio di San Gennaro secondo il Taglialatela S. Cosma, detto S. Zosimo (oggi Cosimo), non era affatto Vescovo di Napoli, ma colui che trasport\u00f2 <em>\u201cin primis\u201d <\/em>il corpo del Martire da Pozzuoli all\u2019Agro Marciano ed in un secondo momento, dall\u2019Agro Marcianoin Napoli presso le catacombe di San Gennaro dei Poveri, nella piccola chiesa di San Severo.\u00a0\u00a0 Lo Scherillo nella dissertazione quarta che tratta \u201cdel Sepolcro della Gente Januaria\u201d,\u00a0 la parola \u201cMarcianum\u201d era ricorrente sin dalle prime catacombe di San Gennaro dei\u00a0 Poveri, in quanto i \u201cMarciano\u201d erano gente nobilissima della vicina citt\u00e0 di Pozzuoli, presso il lago di Agnano nelle vicinanze dell\u2019agro Marcianum: Lo stesso cognome \u00e8 ricorrente nella Raccolta Epigrafica del Museo Nazionale di Napoli: \u00a0\u00a0Iscrizioni Latine n\u00b0801-777-788-718, da cui si evince che i Marciano di Pozzuoli erano forse congiunti con gli \u201cJanuarij\u201d di Napoli, essendovi anche a Napoli dei \u201cMarciano\u201d di cui si fa menzione nella stessa Raccolta Epigrafica iscrizione n\u00b0 III; ed \u00a0\u00a0Ancora nelle stesse catacombe dove fu deposto il corpo di San Gennaro, ritroviamo la lapide di un \u201cMARCIANUS, PRIMARIUS CIVITATIS NEAPOLITANAE\u201d. Per la qual cosa, come confermato anche dallo Scherillo, tutto fa pensare che la gente \u201cMarciana\u201d fosse congiunta con la \u201cGente Januaria\u201d e che quindi, il corpo di San Gennaro fu occultato proprio nell\u2019Agro Marciano volutamente, in quanto come se fosse custodito in casa propria, in quel luogo dove era un \u201cPraedium\u201d gentilizio dei suoi parenti, i quali ebbero grande rilevanza sia nelladeposizione primaria e\u00a0 sia nella traslazione dall\u2019Agro Marciano in Napoli.\u00a0\u00a0 La storia\u00a0 tramanda che in molti martiri si ritrova l\u2019uso di staccare il capo dal corpo nella\u00a0 conservazione dei resti mortali (vedi Pietro e Paolo in San Giovanni in Laterano) cos\u00ec\u00a0 avvenne anche per San Gennaro; difatti nel secolo VIII Sicone principe longobardo\u00a0 rap\u00ec dalla Basilica <em>extra-moenia <\/em>di Napoli i resti mortali del Santo, trasferendoli in Benevento: ma il capo gi\u00e0 da tempo non era pi\u00f9 con il corpo, separato e deposto nell\u2019Oratorio della Stefania (di Santo Stefano) mai muovendosi dalla citt\u00e0\u00a0 di Napoli; di qui l\u2019uso di mettere sull\u2019urna l\u2019immagine del teschio, proprio ad\u00a0 indicare il contenuto. Le ampolle contenenti il sangue del martire, furono traslate con\u00a0 il capo sin dal XIV\u00b0 secolo e deposte nella torre a sinistra della basilica. La storia tace sulle modalit\u00e0 con le quali le ampolle giunsero nella citt\u00e0 di Napoli. Si tramanda che una matrona di nome Eusebia, forse la nutrice del Santo come afferma il Taglialatela, avesse raccolto il sangue di San Gennaro in ampolle e che per certo rimasero presso di s\u00e9 per diversi anni nella villa Antoniana oggi Antignano. Ogni anno si era soliti fare una doppia processione, una muovendo da Napoli recando la testa del Santo e l\u2019altra da Pozzuoli recando le ampolle con il sangue.\u00a0 Questi due\u00a0 percorsi con le reliquie si incontravano proprio in Antignano ove accadde il prodigio della liquefazione del sangue ed in questo luogo furono consegnate le sacre ampolle a San Cosimo o Cosma, in seguito custodite nella Cappella del Tesoro eretta nel Duomo: non esiste per\u00f2, alcun documento di tale funzione, neppure il Rituale di Orsini ne fa alcun cenno.\u00a0 Ma per volont\u00e0 del popolo, fedele all\u2019antica credenza religiosa, fu edificata proprio in Antignano una cappella in nome ed in onore del Santo, in quanto \u00e8 l\u00ec che si crede fosse avvenuto la prima volta il miracolo; secondo altre versioni la cappella fu edificata in quanto il carro di Timoteo che portava i restimortali di San Gennaro, avesse fatto sosta in quel luogo, ed ancora forse in quel luogo si fosse soffermato il\u00a0 Vescovo in solenne processione, traslando il corpo di San Gennaro dall\u2019Agro Marciano in Napoli.\u00a0 Era il mese di maggio 1799, mese in cui ricorreva il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro. I fedeli affollavano il duomo in attesa del miracolo, chi in silenziosa preghiera e chi acclamando a gran voce al miracolo.\u00a0 L\u2019esercito francese con a capo il Generale Championnet era presente in ogni angolo della citt\u00e0 ed anche nella zona del Duomo le truppe francesi assistevano vigili al compimento del miracolo.\u00a0 Constatando che l\u2019evento ritardava a manifestarsi e che il popolo gi\u00e0\u00a0 minacciava una sommossa, si dice che un soldato francese salito sull\u2019altare e rivoltosi a un prelato che officiava in preghiera abbia riferito in tono minaccioso il seguente tragico ammonimento: <em>\u201c\u2026in nome del Generale Championnet vi comunico che se entro dieci minuti<\/em> <em>non avverr\u00e0 il miracolo voi sarete fucilato qui sull\u2019altare\u201d<\/em>. Segu\u00ec un lungo silenzio, poi un urlo di gioia in quanto proprio pochi minuti dopo,sotto gli occhi increduli del Generale e delle sue truppe avvenne il miracolo dello scioglimento del sangue. Il popolo acclamava il Santo Patrono e le truppe francesi si dovettero ritirare a furor di popolo. Dopo le numerose testimonianze che io vengo a mettere sotto gli occhi del lettore non stupir\u00e0 pi\u00f9 di un lungo grido di entusiasmo, quello che durante cinque secoli il miracolo di San Gennaro ha provocato non solo a Napoli, ma in tutta Italia e nell\u2019intero mondo cristiano e che ancora ai nostri giorni\u00a0 provoca. In questo immenso concerto di lodi, che, dopo tanti secoli ascende dalla terra verso il cielo, dove trionfa il grande Martire Napoletano, domina naturalmente la voce del popolo napoletano che accorre numeroso, sollecito, pieno di fiducia e di amore. Io non parlo solo del popolino, tutte le classi del popolo napoletano sono state sempre largamente rappresentate, dopo le pi\u00f9 alte personalit\u00e0 dello Stato, il Re, quando c\u2019era il Re a Napoli, fino ai pi\u00f9 umili lazzaroni. Carlo III si rec\u00f2 nel 1734; Giuseppe Bonaparte nel 1806; Murat nel 1814; Ferdinando II, il luned\u00ec del 2 Maggio 1831. Un testimone oculare racconta la visita di quest\u2019 ultimo: \u201cLa liquefazione avvenne dopo tre quarti d\u2019ora, quando verso le 11 del mattino, fu annunciata la visita di Ferdinando II e della sua corte. Il Cardinale Arcivescovo Ruffo lo accolse sulla scalinata della Cattedrale. Poi il corteo entr\u00f2 nella chiesa, preceduto dalla guardia reale. \u00a0In testa avanzava il cardinale, a seguito il Re e i Principi reali suoi fratelli, circondati dagli ufficiali di corte. Tutti entrarono nella Cappella del Tesoro e vennero a inginocchiarsi sullo scalino dell\u2019altare maggiore, dove erano esposti la testa e il sangue<em>\u201d.\u00a0 <\/em>Il Cardinale subito si alz\u00f2; prese le ampolle sacre sul loro ostensorio e le present\u00f2 al\u00a0 re inginocchiato. Il Re le osserv\u00f2 a pi\u00f9 riprese, poi le baci\u00f2, e finalmente ricevette\u00a0 la benedizione dalle manidell\u2019Arcivescovo.\u00a0\u00a0 Non erano trascorsi ancora tre anni, che il principe che comandava a Napoli il X Corpo d\u2019armata, duca d\u2019Aosta, cugino del Red\u2019Italia si rec\u00f2 con la duchessa, sua moglie, una francese figlia del Duca di \u201cChartres\u201d il 19 settembre del 1905 in occasione del 16\u00b0 centenario del martirio di San Gennaro.\u00a0 <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000008678\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008678\" 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Sulla soglia furono ricevuti dall\u2019Arcivescovo di Napoli, Eminentissimo Cardinale Prisco, il quale present\u00f2 loro l\u2019acqua benedetta con squisito garbo, a mezzo della deputazione laica, con a capo il sindaco di Napoli, e a mezzo della deputazione ecclesiastica. Essendo entrati nella Cappella del Tesoro, essi pregarono sul posto ai piedi dell\u2019altare maggiore. Il Monsignore di Bagnoli teneva il reliquiario: I Principi seguivano la cerimonia con profonda attenzione. Il sangue era molto duro e la liquefazione avvenne dopo quaranta minuti di attesa. Poi si inginocchiarono per baciare con rispetto l\u2019ampolla miracolosa. Essi assisterono, nel coro della cattedrale alla messa pontificia, baciarono una seconda volta l\u2019ampolla e si ritirarono tra le acclamazioni dei napoletani, toccati da questo segno di rispetto dato al loro beneamato Santo. Ma non ci sono solo i napoletani nella Cappella del Tesoro, quando avviene il miracolo; come nei secoli\u00a0 scorsi, vi sono un gran numero di stranieri: Italiani, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Russi, Americani, ecc. venuti da ogni parte del mondo, perfino dall\u2019Africa e dall\u2019Asia. Tale concorso di popolo iniziato sin dal XV secolo, non si \u00e8 mai\u00a0 rallentato, al contrario, \u00e8 andato sempre pi\u00f9 aumentando con una flusso maggiore di\u00a0 comunicazione mondiale. Oggi \u00e8 pi\u00f9 forte che mai. C\u2019\u00e8 un curioso spettacolo in\u00a0 quanto folli miste si spingono nella cappella il giorno del miracolo: genti di tutte le condizioni, di ogni et\u00e0 e di ogni sesso; ricchi e poveri, preti e laici, colti e ignoranti,\u00a0 credenti e increduli, attirati gli uni dalla fede, gli altri da curiosit\u00e0, parecchi tormentati\u00a0 dal dubbio, vengono a chiedere all\u2019ampolla misteriosa degli argomenti a conferma\u00a0 della loro fede vacillante. In mezzo a queste folle senza sosta rinnovate, non mancano personaggi illustri venuti da lontano; si vide nel 1495 il Re di Francia Carlo\u00a0 VIII; nel 1543 il Re maomettano di Tunisia, Mulcassen; nel 1593 il Duca di Baviera;\u00a0 nel 1625 il Principe Reale di Polonia, Ladislao, figlio di Sigismondo III. Nel corso del XVII secolo, il Generale spagnolo Giovanni d\u2019Austria, Massimiliano Filippo,\u00a0 fratello del Duca di Baviera, il Principe della Boemia, il Principe di Legnano, il Duca di Mantova, il gran Cancelliere di Scozia, il Conte di Perth, il Vicer\u00e8 di Sardegna, il conte di Altamura. All\u2019inizio del XVIII secolo, esattamente il 18\u00a0 Aprile 1702, il Re di Spagna Filippo V, nipote di Luigi XIV. Cinque anni dopo, la Regina di Polonia, una francese, moglie del celebre Jean Sobieski, rimase attonita davanti a tale miracolo. Verso il 1730 il Principe Guglielmo di Saxe-Gotha, che era protestante, si convert\u00ec alla vista del miracolo; l\u201911 gennaio 1775, l\u2019Arciduca Massimiliano d\u2019Austria; il 4 Maggio 1799, il Generale francese Macdonald. Nel XIX sec. successivamente l\u2019Arciduchessa Maria-Anna di Genova; il Re di Sardegna Carlo Emanuele di Savoia e la Regina Adelaide Clotilde di Borbone, sua moglie; il Re Carlo IV di Spagna; il romanziere \u00a0francese Alessandro Dumas; lo storico Allemand Hurter, ancora protestante, ma che doveva qualche giorno dopo la sua visita, abbracciare il cattolicesimo; il 5 Maggio 1862, il Re Vittorio Emanuele II; nel 1873, l\u2019Imperatrice di Russia con la figlia;dopo il re Umberto I con la Regina Margherita, sua moglie; nel 1902 la Regina Natalia di Serbia; nel 1903 la Regina Amalia del Portogallo, figlia del Conte di Parigi, che cinque anni prima una disgrazia aveva distrutto crudelmente. La maggior parte di questi visitatori avevano lasciato alla Cappella un ricordo del loro passaggio. Umberto I e la Regina Margherita fecero dono di una croce di brillanti del valore di 25.000 franchi. Altri doni in natura, calici, statue, ornamenti sacerdotali, furono fatti sia per la citt\u00e0, sia per i semplici particolari. Il loro valore totale supera, si dice, pi\u00f9 di due milioni di franchi.\u00a0 Tanto il miracolo di San Gennaro ha suscitato entusiasmo in tutte le epoche della sua storia. E ancora non viene conteggiata la somma enorme che cost\u00f2 la costruzione della sua cappella. Ma non \u00e8 solamente per le visite per il miracolo e per le offerte alla Cappella del Tesoro, che si traduce l\u2019entusiasmo dei popoli. Esiste tutta una letteratura relativa a tale fenomeno: vi sono stati, alternativamente, nel corso dei secoli racconti da parte degli storici, canti da parte dei poeti, studi approfonditi da parte dei cultori; ancora oggi, pi\u00f9 che mai \u00e8 oggetto di studio, attraverso libri, giornali, riviste, di tutte le latitudini e di tutti i colori. Tra gli storici\u00a0 che lo hanno approfondito e raccontato, va citato: nel XVI sec. Thomas Bozio; nel\u00a0 XVII sec., Capaccio, Caracciolo, Pietrasanta, Chioccarelli, Melchiorre; nel XVIII sec.\u00a0 Falcone, Geronimo Maria di Sant\u2019Anna, il Cardinale Gotti, Putignani, Capecelatro, il\u00a0 bollandista Stilting24; nel XIX sec. il Canonico francese Postel, dottore in Teologia,\u00a0 Montuori, Ruggiero, il Reverendo Padre Taglialatela. Tutti lo ritengono un vero\u00a0 miracolo; molti lo ritengono una prova della divinit\u00e0 della Chiesa Cattolica. Il poeta\u00a0 Giano Anisio lo cantava gi\u00e0 nel XV Secolo. Fra Bernardino di Sicilia, nel XVI\u00a0 Secolo, Raffaele Zito, nel XIX sec. Zito parla dell\u2019affluenza degli stranieri a Napoli: <em>\u201c<\/em>Da Paesi distanti, da Regioni lontane, gli stranieri sono venuti a contemplare il miracolo. Qui \u00e8 venuto l\u2019inglese, dissacratore dei nostri riti, che egli chiama superstizione italiana, ed \u00e8 rimasto stupefatto davanti all\u2019altare ove si compie l\u2019inspiegabile miracolo. Qui \u00e8 venuto il francese del XVIIIsec. ricco di spoglie del mondo, arrossato di sangue umano, alla ricerca della venerata reliquia, pieno di rispetto, ha reso omaggio al Santo Martire. Francesco Pietro si indegna contro l\u2019incredulo ostinato, che l\u2019evidenza del miracolo non lo tocca\u201d. Diversi inni latini o italiani cantano il grande miracolo. Intanto gli storici raccontano il fatto, mentre i poeti lo cantano, i cultori lo studiano dopo pi\u00f9 di un secolo. Un primo studio sul\u00a0\u00a0 luogo fu eseguito nel 1794 e 1795 da qualche professore dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli: essi osservarono lo stato della temperatura ambientale al momento del miracolo, lo stato del sangue e la dilatazione della liquefazione. All\u2019inizio del XIX sec. un altro professore della stessa Universit\u00e0, Fergola, lo studi\u00f2 nel suo viaggio e pubblic\u00f2 un discorso apologetico. Dopo di lui l\u2019Abate Antonio de Luca.\u00a0 Patrizio, Vescovo di Charlestown (Stati Uniti), Bonito, Pietro Punzo, Sperindeo,Paolo Silva. Infine un prete austriaco, l\u2019Abate Weber, nel 1905, lancia a uno studioso di Breslau una sfida pubblica di 1000 corone, che racconteremo pi\u00f9 avanti. Tutti questi difensori hanno valorosamente combattuto e vigorosamente contribuito a glorificare il Santo dimostrando la verit\u00e0 soprannaturale del suo miracolo. Ma nessuno avr\u00e0 contribuito quanto il Padre Taglialatela dal punto di vista storico, Mons. Punzo e Mons. Sperindeo, dal punto di vista scientifico: essi meritano tutti e tre una menzione speciale. Ecco perch\u00e9 ho voluto donare le loro fotografie, e parlare\u00a0 pi\u00f9 a lungo delle loro persone e dei loro lavori. Mons. Pietro Punzo nacque a Napoli\u00a0 nel 1835 e fece tutti i suoi studi in questa citt\u00e0: a vent\u2019anni entr\u00f2 come studente di chimica all\u2019Universit\u00e0 e segu\u00ec i corsi del celebre Sebastiano de Luca. Egli ne usc\u00ec col titolo di farmacista chimico. Qualche anno dopo, egli rientr\u00f2 come professore. Nominato subito chimico della citt\u00e0 e Direttore del Gabinetto Municipale di chimica, egli fu chiamato ad analizzare l\u2019acqua di Serino, che dopo il suo rapporto favorevole, alimenta Napoli. Nel frattempo, il grande avvocato napoletano Diomede Narvasi lo design\u00f2 come esperto in diversi affari importanti. Egli godeva, senza dire, della stima generale presso i suoi colleghi dell\u2019 Universit\u00e0, stimato soprattutto da M. Sebastiano de Luca che, avendolo avuto per molta lungo tempo per alunno, aveva potuto, meglio degli altri apprezzare i suoi meriti. Anche quando nel 1879, il vecchio professore, dopo aver assistito pi\u00f9 volte al miracolo di San Gennaro, ebbe la felice idea di fare studiare lo sbalorditivo fenomeno in modo continuo e metodico da un uomo competente, \u00e8 sul suo giovane collega Pietro Punzo che gett\u00f2 gli occhi. La missione era delicata quanto onorevole. Mons. Punzo che non poteva rifiutare\u00a0 nulla al suo venerato maestro, l\u2019accett\u00f2\u00a0 immediatamente. Il maestro mor\u00ec poco dopo,\u00a0 ma il discepolo non dimentic\u00f2 la sua\u00a0 promessa: egli ne acquist\u00f2 tale coscienza e\u00a0 successo che gli valsero le felicitazioni di\u00a0 parecchie distinte persone, come l\u2019Arcivescovo di Napoli, Cardinale Sanfelice\u00a0 Acquaviva. In seguito al mio ultimo viaggio a Napoli, nel settembre 1906, io tenni a\u00a0 Portargli anche i miei umili omaggi, mi recai al suo domicilio in via Mergellina 206, con il mio amico <em>\u201cSouili\u00e9\u201d<\/em>, come ho detto prima.\u00a0 Anche se sofferente, egli volle lo stesso riceverci. Egli ci ricevette nella parte dove c\u2019era una sua\u00a0 fotografia. Vedemmo un vegliardo di settant\u2019anni circa ancora ben eretto. La sua\u00a0 accoglienza fu sollecita e cordiale: egli rispose alle nostre domande relative a San\u00a0 Gennaro con una bella grazia squisita. Io ho gi\u00e0 citato la sua testimonianza molto categorica sul carattere che bisogna attribuire alla liquefazione. Tengo a ripeterlo: \u201cQuesto fenomeno, egli disse in termini appropriati, \u00e8 indubbiamente soprannaturale.\u201dE salutandolo, ci congedammo con la speranza di rivedere l\u2019amabile vegliardo a un prossimo viaggio. Ma Ohim\u00e8! Mons. Punzo ben presto fu costretto a letto e mor\u00ec. La Signorina Maria Punzo, sua figlia mi annunci\u00f2la dolorosa novella in termini cos\u00ec commoventi che rilevano non solo la fede cristiana ma anche la tenerezza di figlia: \u201cIl mio povero e caro padre \u00e8 salito al cielo il 10 novembre 1906, tra il rimpianto di tutti coloro che lo conoscevano e lo stimavano.\u201d Beati coloro che, dopo la loro morte meriteranno di essere rimpianti cos\u00ec! Oh! Per esempio, un uomo che non pensa di morire ancora, sebbene non sia pi\u00f9 tanto giovane, \u00e8 il Reverendo Padre Taglialatela dell\u2019Oratorio di Napoli. Egli \u00e8 pieno di santit\u00e0 e di vigore, malgrado la sessantina; una vita vissuta gi\u00e0 per met\u00e0, la sua bella testa\u00a0 ornata di capelli bianchi, il suo aspetto imponente e dolce ispira ai suoi visitatori un\u00a0 rispetto misto a simpatia. La sua area meditativa e solenne denota l\u2019uomo di studio. \u00c8\u00a0 un\u2019esistenza mirabilmente riempita la sua! Alzato di buon\u2019ora, dice la sua messa\u00a0 verso le sette. Dopo entra nel confessionale dove resta rinchiuso tutta la mattinata, sino all\u2019incirca mezzogiorno. E ci\u00f2 avviene quasi tutti i giorni. Gli ho fatto visita al mattino tre volte e tutte le tre volte l\u2019ho trovato al suo posto di combattimento. I pomeriggi li dedica sia a fare i corsi di archeologia sacra agli alunni del liceo arcivescovile di Napoli, sia a lavori personali, poich\u00e9 \u00e8 un fecondo scrittore che scrive articoli per riviste sempre molto interessanti, \u00e8 membro di parecchie societ\u00e0 di cultura di Napoli e di Roma. Predicatore notevole, ha pubblicato i suoi sermoni, storico e agiografo anche meticoloso oltre che erudito, egli ha composto con amore la vita di parecchi santi. Ma il suo santo prediletto \u00e8 San Gennaro. Ci\u00f2 va spiegato in quanto essi sono vicini. Il convento dell\u2019Oratorio, dove abita il Reverendo Padre, \u00e8 proprio a fianco della Cattedrale di San Gennaro. Tra il Convento e la Chiesa c\u2019\u00e8 solo da attraversare la strada.\u00a0 Il padre l\u2019ha attraversata molto spesso per osservare il miracolo. In modo sorprendente egli ama e celebra il grande taumaturgo! Nel 1893 egli ha scritto la storia del suo culto. Nel 1905, anno del sedicesimo centenario, egli ha raccolto tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato raccontato sulla vita del santo35 senza farsi garante di tutte le leggende che troppo spesso la contornano. \u201cIo ho approfittato di queste due opere, le ho citate nella mia prefazione, tengo a ripeterlo qui e a rinnovare al Padre Taglialatela l\u2019espressione della mia gratitudine e della mia rispettosa ammirazione\u201d cos\u00ec teneva a precisare l\u2019anonimo autore francese di questa <em>suite <\/em>di brani. Infine l\u2019Abate Gennaro Sperindeo \u00e8 un uomo ancora giovane, all\u2019incirca35 anni dall\u2019occhio vivo e dall\u2019aria intelligente. Napoletano di origine, abita a Napoli in Via San Sebastiano, 71, con la sua veneranda madre.\u00a0 Professore di matematica e di fisica in diverse scuole della citt\u00e0, egli dedica a S. Gennaro il tempo libero da impegni professionali. L\u2019affetto che egli prova per il grande Patrono di Napoli, che \u00e8 allo stesso tempo il suo interesse principale, ha qualche cosa di toccante: egli lo chiama alcune volte il mio S. Gennaro. Nel 1901, le sue conoscenze fisiche, nonch\u00e9 il suo vivo amore, lo portarono a studiare scientificamente il fenomeno della liquefazione. Egli lo osserv\u00f2 da vicino e per lungo tempo a pi\u00f9 riprese e pubblic\u00f2 le sue osservazioni in un saggio di 55 pagine al quale un accumulo eccessivo di cifre e di calcoli, d\u00e0 veramente un\u2019aria un poco rigida ma con contenuti interessanti. Era un esordio che prometteva. L\u2019Autorit\u00e0 diocesana ha sudato a riconoscere i meritevoli servizi di questo devoto prete. Dopo qualche anno si costitu\u00ec un comitato nella citt\u00e0 di Napoli sotto la presidenza del Conte Marino Saluzzo di Corigliano, in vista di erigere in onore di S. Gennaro una chiesa sulla piccola collina di Antignano, nello stesso luogo dove la Tradizione dice che avvenne nel 315 la prima liquefazione. Avendo ricevuto molte donazioni, i lavori subito cominciarono. Quando la cripta fu portata a termine ci si occup\u00f2 di nominare un cappellano: fu designato l\u2019Abate Sperindeo: non si poteva scegliere di meglio. Ecco l\u2019entusiasmo e le devozioni ammirevoli che ha suscitato questo grande miracolo: in tutti i secoli presso tutti i popoli e tutti i gradi della scala social, egli infatti ha trovato ammiratori ed encomiatori. Non a caso ci dir\u00e0 qualche lettore: questa serie di testimonianze ha una sua importanza. C\u2019\u00e8 interesse a sapere ci\u00f2 che essa pensa la Chiesa; poich\u00e9 essa ha ricevuto la missione di conservare prima di tutto il mandato della fede. Diteci dunque quale sia stato e quale sia ancora il suo atteggiamento davanti a tale Miracolo.\u00a0 Quello di custodire nei secoli e negli anni l\u2019evento miracoloso che fa parte del tessuto connettivo della citt\u00e0 , lo dimostra che nel terzo millennio e nel nuovo secolo parliamo di questo miracolo ovvero\u00a0 \u201c lo scioglimento del sangue\u201d , ma pi\u00f9 di tutti ci preme affermare\u00a0 che si parli\u00a0 ancora di lui : San Gennaro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Da una vita vivo il culto di San Gennaro dove la citt\u00e0 si paralizza per l\u2019evento, dove paganesimo e cristianesimo si fondono in quella che noi forse comunemente chiamiamo superstizione. 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