{"id":1000008660,"date":"2024-10-10T10:20:49","date_gmt":"2024-10-10T13:20:49","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008660"},"modified":"2024-10-10T10:20:51","modified_gmt":"2024-10-10T13:20:51","slug":"una-mostra-per-celebrare-i-settanta-anni-della-televisione-e-i-cento-anni-della-radio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008660","title":{"rendered":"Una Mostra Per Celebrare i Settanta Anni della Televisione e i Cento Anni della Radio"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>al Museo Maxxi di Roma&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 3 Dicembre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Museo Maxxi di Roma la mostra dedicata ai Settanta anni della Televisione e ai Cento anni della Radio a cura di Alessandro Nicosia con la collaborazione trasversale di diverse strutture della Rai &#8211; fra cui Direzione Teche, Direzione Produzione TV, Museo della Radio e della Televisione, Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica, Canone Beni Artistici e Accordi Istituzionali, Direzione Comunicazione \u00e8 organizzata e prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare sotto il patrocinio del Ministero della Cultura. Dal 1924 ad oggi la comunicazione radiotelevisiva ha giocato un ruolo chiave nella creazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale e nell\u2019evoluzione culturale del Paese. La Radio prima, la Televisione poi,sono entrate nelle case di tutti gli italiani portando con s\u00e9 intrattenimento, cultura, informazione, sport e divulgazione scientifica,modellando e riflettendo i principali cambiamenti sociali degli ultimi cento anni.\u00a0 In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla nascita della Televisione e della Radio apro il mio saggio dicendo : Sono sempre rimasto affascinato dalla Radio ancora oggi ascolto tantissime trasmissioni, posso affermare che la nascita della radiofonia si colloca alla fine dell\u2019Ottocento con la nascita dell\u2019elettricit\u00e0 e delle grandi industrie, in un momento in cui il cambiamento umano e antropologico ha a che fare con il vissuto dell\u2019uomo e della sua concezione spazio-temporale. La radio, con la sua nascita, ha determinato i caratteri dell\u2019immaginario sociale e, insieme alla televisione, \u00e8 stata l\u2019agente principale attraverso la quale l\u2019esperienza culturale della modernit\u00e0 si \u00e8 concentrata nella dimensione pervasiva e invasiva dell\u2019ascolto domestico. Mezzo senza tempo, \u00e8 stata lo strumento pi\u00f9 importante per la comunicazione e ha costruito nel tempo una piattaforma per un discorso sempre pi\u00f9 democratico e diversificato. L\u2019invenzione della radio \u00e8 il prodotto di una serie di numerosi esperimenti che si sono tenuti alla fine dell\u2019Ottocento e che rivelavano la possibilit\u00e0 di trasmettere informazioni attraverso le onde elettromagnetiche, dette onde radio, che viaggiavano nell\u2019aria e potevano essere intercettate da appositi strumenti. I pionieri di questa scoperta furono lo scozzese James Clark Marwell, teorico dell\u2019elettromagnetismo, che nel 1864 scopr\u00ec la possibilit\u00e0 di mandare segnali attraverso l\u2019etere e il tedesco Heinrich Rudolph Hertz che nel 1886 \u2013 1887 ne dimostr\u00f2, attraverso sperimentazioni, l\u2019esistenza. Gli esperimenti di Hertz, infatti, provarono l\u2019esattezza delle teorie di Marwell sulla propagazione delle onde luminose e dimostrarono che potevano essere generate delle onde da una sorgente elettrica. Nel 1890, un fisico francese Edmond Brandiy, seguendo i risultati del professor Temistocle Calzecchi Onesti riusc\u00ec, mediante un dispositivo chiamato \u201ccoherer\u201d a rivelare queste onde. Il mondo scientifico di allora le pens\u00f2 come pura curiosit\u00e0, senza grandi applicazioni pratiche, ma la scoperta dest\u00f2 l\u2019attenzione di due fisici intraprendenti, l\u2019italiano Guglielmo Marconi e il russo Aleksander Stepanovi\u010d Popov i quali, negli stessi anni tra il 1895 e il 1896, nonostante vivessero in zone totalmente diverse, iniziarono a lavorare, senza saperlo, allo stesso progetto, cio\u00e8 realizzare uno strumento capace di inviare e ricevere segnali a distanza. Popov, considerato un\u2019autorit\u00e0 in campo elettrico, pi\u00f9 volte chiamato dalla Marina Militare per consulenze e interventi tecnici, si aggiorn\u00f2 costantemente sui lavori di Hertz e Brandiy e costru\u00ec un ricevitore idoneo a captare segnali emessi da lontano e ne dimostr\u00f2 poi il funzionamento durante alcuni esperimenti a San Pietroburgo. In Italia, il ventunenne Guglielmo Marconi non stava certo con le mani in mano e a Pontecchio Bolognese, \u201cnel 1895, acquist\u00f2 alcuni componenti e prepar\u00f2 un trasmettitore e un ricevitore radiotelegrafo che speriment\u00f2 nella citt\u00e0 natale. L\u2019apparato di trasmissione e di ricezione erano separati da una collina, i segnali Morse furono ricevuti a circa due chilometri di distanza dal fratello di Marconi che segnal\u00f2 il successo della prova con un colpo di fucile. Il primo esperimento di telegrafia senza fili fu compiuto, cos\u00ec anche la prima trasmissione di un segnale su onde radio. Marconi poi perfezion\u00f2 alcuni dispositivi, tra cui il \u201ccoherer\u201d, e introdusse l\u2019antenna, elemento fondamentale del sistema\u201d . Le autorit\u00e0 italiane, per\u00f2, non avevano intuito le potenzialit\u00e0 delle ricerche di Marconi e l\u2019inventore dovette trasferirsi a Londra per proseguire il lavoro dove l\u2019interesse del potenziamento delle reti di comunicazione era molto forte. Qui prosegu\u00ec il suo lavoro e pot\u00e9 avviare alcune collaborazioni importanti. \u201cIl 5 marzo del 1896 present\u00f2 la richiesta per brevettare le proprie migliorie alla telegrafia senza fili, ossia il primo prototipo della radio, anticipando di qualche settimana la prima trasmissione radio di Popov. La corsa all\u2019invenzione del secolo era stata vinta da Marconi, anche se in Russia, tutt\u2019ora, non sono molto convinti\u201d . La conoscenza della verit\u00e0 storica sulla paternit\u00e0 dell\u2019invenzione della radio \u00e8 strutturata nella rigorosa analisi storica, scientifica e tecnica dell\u2019opera di Marconi. Il segreto del successo, anche se non \u00e8 mai stato rivelato nei testi di storia della scienza e della tecnica \u00e8 rappresentato dai 3 fondamentali eventi, verificatisi nel 1895, come gi\u00e0 detto, nella villa paterna nei pressi di Bologna. Prima di tutto, l\u2019invenzione di una originale sorgente elettromagnetica che, impiegata come trasmettitore, permise a Marconi di scoprire che l\u2019energia irradiata poteva raggiungere distanze che le teorie scientifiche dominanti negavano nel modo pi\u00f9 assoluto; poi l\u2019elaborazione di uno strumento ricevente in grado di registrare un messaggio Morse a distanze che si misuravano gi\u00e0 in chilometri, come dimostrano gli esperimenti della collina e del campanello; infine, la fondamentale scoperta della legge fisica che permetteva di prevedere con sicurezza la portata di trasmissione del suo sistema ingegneristico in base all\u2019altezza e alla forma geometrica delle sue antenne. Tutte queste scoperte e invenzioni sono state le uniche che hanno potuto far credere all\u2019immediato sviluppo delle radio comunicazioni. Per quanto riguarda il fisico russo Popov, fu lui stesso a riconoscere a Marconi la primogenitura sulla telegrafia senza fili, infatti, il 14 luglio 1902 defin\u00ec l\u2019Italiano \u201cLe pere de la telegraphye sans fil\u201d. \u201cNaturalmente il primo apparecchio non era molto potente, ma lo stesso Marconi, che nel 1909 vinse il Nobel, provvide a migliorarlo per smentire gli scettici che pensavano fosse impossibile utilizzare le onde radio per comunicazioni su lunghe distanze\u201d . Nel 1912, il naufragio del transatlantico Titanic segn\u00f2 la prima dimostrazione dell&#8217;efficacia del mezzo radio inventato da Marconi. Durante questa tragedia, il segnale di soccorso fu captato da David Sarnoff, marconista dell&#8217;American Marconi e futuro presidente della RCA (Radio Corporation of America). Questo evento ebbe un enorme impatto e contribu\u00ec notevolmente alla diffusione del mezzo radio a livello globale, specialmente come mezzo di comunicazione sociale. Infatti, le trasmissioni radio navali, che divennero obbligatorie a bordo delle imbarcazioni, e le comunicazioni militari, soprattutto durante la Grande Guerra, furono i primi utilizzi sociali della radio telegrafia. Il Novecento \u00e8 il secolo in cui, attraverso l\u2019etere, nel mondo industrializzato, per la prima volta, vengono messi i prodotti delle idee e dell\u2019immaginazione a disposizione di tutti e assumono un ruolo centrale nella vita delle masse. La radio, insieme all\u2019automobile, ha cambiato la percezione del tempo e dello spazio, la televisione, insieme all\u2019uso di massa del trasporto aereo, cambier\u00e0 poi il senso dell\u2019identit\u00e0 e della velocit\u00e0. Il piacere, lo si voglia o no, \u00e8 uno dei connotati fondamentali di questa modernit\u00e0, radio e televisione procurarono in modo diretto e con semplicit\u00e0 e senza mediazioni di sorta, piacere. \u201cHo in mente un piano che potrebbe fare della radio uno strumento domestico, come il grammofono o il pianoforte. Il ricevitore sar\u00e0 progettato nella forma di una scatola radiofonica musicale adatta a ricevere diverse lunghezze d\u2019onda che si potranno cambiare a piacimento spingendo un bottone. La scatola musicale avr\u00e0 un amplificatore e un altoparlante telefonico incorporati al suo interno. Sar\u00e0 tenuta in salotto e si potr\u00e0 ascoltare musica, conferenze e concerti\u201d . Con queste parole Davide Sarnoff, presidente dell\u2019American Marconi Company, aveva per primo immaginato di dare corpo a un progetto commerciale che potesse rivolgersi a un mercato pi\u00f9 ampio di consumatori. In Gran Bretagna venne cos\u00ec trasmesso dalla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia il primo regolare servizio radiofonico della storia per due ore consecutive al giorno, per un periodo di due settimane. Il fenomeno divenne rapidamente inarrestabile e si misero le basi per la nascita del monopolio pubblico della British Broadcasting Company, costituita ufficialmente il 18 ottobre 1922, formata da alcune fra le maggiori compagnie industriali britanniche. Due anni dopo John C. W. Reith, direttore generale per la prima volta della BBC, scriveva \u201cSe l\u2019etere fosse stato venduto al denaro e al suo potere; se non ci fosse stata responsabilit\u00e0 etica e intellettuale; se interessi diversi da quelli pubblici avessero preso il sopravvento, la BBC non sarebbe mai diventata quella che \u00e8\u201d\u00a0 . In Italia, tra il terzo e il quarto Governo Giolitti\u00a0 mentre il Paese stava attraversando la sua prima rivoluzione industriale, si inizi\u00f2 a discutere sulla possibilit\u00e0 di istituire servizi radioelettrici e radiofonici non pi\u00f9 a livello sperimentale, ma studiando un\u2019organizzazione operativa per sfruttarli in senso commerciale. La prima legislazione sulle comunicazioni senza fili risale al 1910, grazie a un progetto sviluppato da Carlo Schanzer, presentato in Parlamento dal ministro delle Poste Augusto Ciuffelli. Il progetto destin\u00f2 l\u2019esercizio delle radiocomunicazioni solo alla sfera dei servizi pubblici. Lo scoppio della Grande Guerra e la successiva crisi postbellica interruppero i progetti in corso e impedirono l&#8217;attuazione delle prime norme legislative promulgate dal Parlamento in materia di comunicazioni radio. La questione delle trasmissioni radio non venne affrontata nuovamente fino all&#8217;avvento del regime fascista. Tuttavia, ci\u00f2 non implica che l&#8217;origine della radiofonia in Italia sia da attribuire esclusivamente al Fascismo. Piuttosto, fu una coincidenza fortuita, poich\u00e9 nel periodo intorno al 1920, all&#8217;apice della modernit\u00e0, la presenza predominante dello Stato influenzava tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva del Paese, non solo in Italia. Si stava sviluppando un modello di radiofonia che, pur tutelando gli interessi privati, rifletteva l&#8217;importanza del servizio pubblico, ponendo il mezzo radio sotto il controllo e la tutela dello Stato. Guglielmo Marconi, in Italia sin dal 1902, aveva concesso gratuitamente, per vent\u2019anni, l\u2019uso dei suoi brevetti alle amministrazioni dell\u2019Esercito e della Marina. Oltre al premio Nobel per la fisica, ricevette la nomina a senatore dall\u2019onorevole Salandra nel 1914: nel 1921, Marconi fond\u00f2 la Societ\u00e0 Italiana per i Servizi Radiotelegrafici e Radiotelefonici (SISERT) con l\u2019aiuto di Luigi Solari, suo assistente, che inizia a mediare con lo Stato italiano. Nel 1923 la SISERT viene sostituita da Radiofono, una societ\u00e0 dove confluisce Marconi e altri attori italiani ed esteri. L\u2019interesse per questa invenzione in Italia non si capisce subito perch\u00e9 non si coglie l\u2019utilizzo, ma la si adotta proprio per non rimanere indietro rispetto agli altri Paesi. La radio non venne vista come uno strumento di informazione perch\u00e9 c\u2019era poco investimento emotivo e culturale; si amplier\u00e0 l\u2019uso con il Governo fascista. Nel 1922 e nel 1924 si comincia a pensare ad una radio italiana. Nel 1924 nascevano il Ministero delle Comunicazioni con a capo Costanzo Ciano e l\u2019Unione Radiofonica Italiana (URI). Ciano, amico di Solari e di Marconi, cap\u00ec il forte potenziale della radio dal punto di vista politico e decise, perci\u00f2, che la radio dovesse avere un sistema di radiodiffusione. Nel 1923 venne trasmesso via radio un discorso di Mussolini dal teatro Costanzi, allestendo le piazze di Roma con punti di ritrovo e altoparlanti dove il pubblico poteva ascoltare la voce del Duce. Il 6 ottobre del 1924 alle ore 21, con il discorso della violinista Ines Viviani Donelli, si inaugur\u00f2 l\u2019inizio delle trasmissioni radiofoniche nel Bel Paese. La radio in quegli anni si trasmetteva in diretta e la trasmissione di suoni era costosa e problematica. Veniva considerata come strumento di immediatezza e non si pensava potesse essere registrata e, se lo era, doveva essere detto. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000008663\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008663\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;agnese di vico&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728478045&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Agnese Di Vico&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ADV_2943\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008663\" style=\"width:1175px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=2000%2C1333&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2943-scaled.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Per questa immediatezza non abbiamo molte testimonianze se non qualche lettura di Marinetti rimasto come frammento del discorso inaugurale. In questo periodo le trasmissioni erano serali e c\u2019erano anche poche pubblicit\u00e0, ma col passare del tempo le promozioni trasmesse nell\u2019etere assumeranno un ruolo importante dal punto di vista funzionale ed economico. L\u2019ascolto collettivo avviene con la messa in onda in diretta del Gran Premio di Monza del 1928 che and\u00f2 a rappresentare la prima testimonianza della sonorit\u00e0 che cattur\u00f2 molte persone, infatti, si cominci\u00f2 a trasmettere eventi sportivi con lo scopo di andare ad intrattenere, educare e informare la gente. La radio divent\u00f2 cos\u00ec la fonte di intrattenimento pi\u00f9 accessibile perch\u00e9 non costava nulla e non c\u2019erano molti divertimenti. Dopo la crisi postbellica e all\u2019indomani della normalit\u00e0 raggiunta dopo la Marcia su Roma, il quadriennio 1922\/1925 fu un periodo di rilancio in tutti i settori dell\u2019economia. In questa situazione, il controllo degli strumenti di informazione costitu\u00ec un fattore di indiscutibile vantaggio per aumentare il potere delle oligarchie politiche e finanziarie. In questo scenario avviene l\u2019inserimento della Fiat e del suo Presidente, Giovanni Agnelli, protagonista di alcune vicende editoriali, da quella del \u201cResto del Carlino\u201d a quella del \u201cCorriere Italiano\u201d, fondato a Roma nel 1923 con i capitali FIAT . Ad Agnelli non sfugg\u00ec, quindi, il valore potenziale del nuovo mezzo radiofonico ed ebbe, per volont\u00e0 del Governo fascista, una partecipazione azionaria nell\u2019Unione Radiofonica Italiana. Questa partecipazione non divenne di dominio pubblico, ma solo nel 1930 figur\u00f2 apertamente nel consiglio di amministrazione dell\u2019EIAR, che venne inaugurata a Torino e si cominci\u00f2 ad avere il boom delle trasmissioni radiofoniche. Nel dopoguerra con lo smantellamento delle stazioni di Roma I e Roma II da parte dei tedeschi, lo spostamento verso Nord di molti dipendenti per collaborare con la radio della Repubblica di Sal\u00f2, chi si nasconde, chi rompe le linee per collaborare con la radio degli Alleati. Inizia una guerra tra Alleati e Repubblica di Sal\u00f2, tra partigiani e nazisti, a colpi di onde medie e corte, con le radio alleate che hanno maggiori disponibilit\u00e0 e sfruttano la radio come strumento per diffondere libert\u00e0 e donare aria fresca a un\u2019Italia spaccata in due. Sono questi gli anni di \u201cItalia combatte\u201d, sulle frequenze di Radio Bari, la quale svolger\u00e0 un ruolo importantissimo in questi anni di transizione tra la fine della guerra e del regime fascista e l\u2019inizio di un nuovo corso. La radio pugliese, infatti, ebbe la possibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di uniformare le diversit\u00e0 spesso contrastanti dell\u2019antifascismo meridionale. L\u2019anno chiave per quello che sar\u00e0 il passaggio pi\u00f9 importante della storia della radiofonia, ma anche della televisione, italiana \u00e8 il 1944, anno che vede ripristinate le libert\u00e0 politiche e consente alcune forme di propaganda ai partiti, il ritorno dei territori liberati sotto l\u2019amministrazione italiana, le emittenti romane tornano a funzionare dopo essere stati cacciati i tedeschi. Anche qui ci fu un attento controllo affinch\u00e9 i commenti politici non si discostassero troppo dalla politica decisa dagli anglo-americani, come si evince dal caso di Radio Napoli, all\u2019interno del quale convissero giornalisti comunisti e socialisti con collaboratori dell\u2019emittente di Monte Dio, che arrivavano dal giornalismo fascista. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si determinarono in Italia le condizioni per un cambiamento radicale all\u2019interno della radiofonia, essa deve ristrutturarsi, rimodellarsi, partendo dall\u2019apparato organizzativo. L\u2019EIAR andava ricompattata, bisognava respingere le richieste di autonomia provenienti da varie emittenti, un altro compito fondamentale era quello di limitare fortemente il potere acquisito dalla radio durante la dittatura fascista e riportare la comunicazione a un livello pi\u00f9 \u201cumano\u201d, perch\u00e9 la radio negli anni fascisti aveva trasmesso flussi di comunicazione incontrollabili, esaltando in maniera negativa le ragioni della lotta alla liberazione. Proprio in funzione di questo discorso, i nuovi ruoli che assumeva l\u2019ente concessionario andavano tutti intesi come \u201cservizio\u201d reso alla nazione, in contrapposizione al ruolo che aveva avuto il mezzo radiofonico durante il periodo fascista. Per rafforzare questa volont\u00e0 nel 1944 venne istituita una Commissione per le attivit\u00e0 radiofoniche dell\u2019Italia centro-meridionale, che vedeva in Luigi Rusca il commissario straordinario dell\u2019EIAR. La gestione amministrativa e i rapporti col potere politico riguardo al controllo sull\u2019attivit\u00e0 di radiodiffusione erano pi\u00f9 che problematici, sia il Ministero delle poste e telecomunicazioni sia il sottosegretariato per la stampa e l\u2019informazione desideravano fossero affidati a loro i compiti che nel periodo fascista facevano capo al Ministero della cultura popolare. Spataro, sottosegretario per la stampa e l\u2019informazione, quando il Ministero delle poste propose che fosse affidata a essa il controllo sull\u2019azienda di radiodiffusione, scrisse a Bonomi, il quale condivise il punto di vista del sottosegretario e diede mandato all\u2019ufficio di studi e legislazione di preparare uno schema di decreto istitutivo di una Commissione di vigilanza. In seguito alla creazione di uno schema di decreto relativo alla riorganizzazione della radiodiffusione, nasce nell\u2019ottobre del 1944 la societ\u00e0 Radio Audizioni Italia (Rai), che nasce come \u201corgano consultivo per il coordinamento ed il controllo dei programmi radiofonici, presso il sottosegretariato per la stampa e l\u2019informazione\u201d. Rusca mantenne il suo ruolo fino all\u2019aprile del 1945 quando venne costituito il primo vero e proprio consiglio di amministrazione della Rai e Armando Rossini divenne il nuovo direttore generale. Cinque giorni dopo tutte le stazioni radiofoniche attive nel settentrione ripreso a funzionare regolarmente sotto il controllo del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). La divisione che vede il servizio radiofonico al nord controllato dal CLNAI e del centro-meridione controllato dalla Rai continu\u00f2 ancora per molti mesi. Il discorso della comunicazione e dell\u2019informazione ha sempre avuto una forte componente politica e nel nostro paese non \u00e8 stato diversamente. Alle elezioni del 18 aprile 1948 la stragrande maggioranza degli italiani vot\u00f2 per il partito della Democrazia cristiana, questo infatti rispecchiava nel migliore dei modi il modello ideologico-sociale del nostro paese, un modello retoriconazionalistico alimentato nell\u2019orizzonte della famiglia piccolo-borghese. Parte fondante di questa vittoria si pu\u00f2 riconoscere nell\u2019alleanza con la Chiesa e nella comune gestione dei mezzi d\u2019informazione. Proprio la Chiesa, infatti, ha sempre giocato un ruolo fondamentale nei processi di informazione, grazie anche alla lungimiranza che essa dimostr\u00f2 nel cercare di sfruttare la risorsa radiotelevisiva, insieme al cinema, per allargare la base sociale di intervento religioso, culturale e politico. La chiesa riesce ad arrivare a quello strato di popolazione dove invece il fascismo aveva fallito, creando spesso pi\u00f9 del regime stesso veri e propri caratteri di massa. Quindi, anche grazie all\u2019aiuto della Chiesa, il partito democristiano vince le elezioni del 18 aprile 1948, legando il gruppo dirigente della Rai al partito cattolico. Ci troviamo negli anni della guerra fredda, all\u2019interno della quale la Chiesa dimostra una chiara opposizione al bolscevismo e in Italia ci\u00f2 si traduce in una accanita ostilit\u00e0 verso le sinistre, pi\u00f9 precisamente contro comunisti e socialisti. Questi anni saranno caratterizzati da una radio italiana molto di parte, anche se ridimensionato stiamo parlando dello stesso modello che il fascismo adottava durante gli anni della propaganda. Il partito della Democrazia cristiana e la Chiesa in questi anni creano un modello che i mezzi di informazione, posti sotto il loro controllo, si incaricano di conservare e sviluppare. Dalle sinistre arrivano continui reclami e mozioni che condannano la faziosit\u00e0 della Rai e del suo giornale radio. Una faziosit\u00e0 innegabile, nel giornale radio del 2 giugno 1950 era stata praticamente ignorata la ricorrenza della nascita della Repubblica, il 10 giugno la radio aveva passato in silenzio la ricorrenza della morte di Matteotti, il 17 giugno l\u2019appello dell\u2019URSS contro la bomba atomica era stato totalmente ignorato. Venivano inventate notizie, inoltre campionando varie edizioni del giornale radio si era potuto constatare come in un periodo di tempo di due settimane \u201cfossero state passate \u201c126 righe\u201d di trasmissione alla riunione della CISL e nemmeno una riga dell\u2019attivit\u00e0 della CIGL\u201d. Ci\u00f2 che veniva richiesto dalle sinistre alla Rai era di attenersi alla rappresentanza proporzionale delle forze parlamentari. La sinistra, specialmente il comunismo, trov\u00f2 nelle radio estere e soprattutto in Radio Praga una valida alleata, in questo modo tentava di proseguire nel suo intento, ovvero nell\u2019informazione clandestina. A modo suo, la sinistra si preparava a possibili svolte ribelli, sovversive. Il partito comunista e pi\u00f9 in generale la sinistra, si rifiutava di approcciarsi ai nuovi media, alla televisione in primis, considerandoli mezzi frivoli, la politica culturale del Pci infatti negli anni \u201950 riteneva \u201cche la Rai lungi dallo svolgere, attraverso il nuovo mezzo tecnico, una funzione tendente all\u2019elevamento culturale del popolo, allo sviluppo delle sue capacit\u00e0 critiche, all\u2019affinamento della sua sensibilit\u00e0 estetica, cerca all\u2019opposto di estraniare le masse dai problemi concreti della vita nazionale, di ottundere ogni capacit\u00e0 di giudizio, di degradare il gusto, di propagandare, in maniera pi\u00f9 o meno velata, l\u2019ideologia della classe dominante.\u201d Intanto era diventato presidente della Rai Cristiano Ridomi, che condusse in gran segreto il rinnovo della convenzione del 1952. La convenzione aveva un\u2019importanza cruciale, dal punto di vista politico rappresentava un incremento dei vantaggi per la concessionaria, ovvero aumento dei fondi di finanziamento, il monopolio, il controllo solitario veniva rafforzato e in pi\u00f9 i controlli sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019azienda venivano ridotti di gran lunga. Questi non saranno gli unici problemi, sempre nel 1952 venne costituita l\u2019ARA, ovvero l\u2019Associazione radioabbonati e ascoltatori, per difendere i diritti del pubblico, le sinistre continuarono nella loro campagna di attacchi al gruppo dirigente Rai, chiedendo delucidazioni sulla concessione dei servizi televisivi, chiedendo di abolire il regime del doppio finanziamento (pubblicit\u00e0 e canone), per non dimenticare le spinte autonome provenienti dalle sedi di Torino, Firenze e Napoli. Queste richieste da parte delle sedi sopracitate nascono soprattutto dalla volont\u00e0 di trasferire, o meglio accentrare, la direzione di tutti i programmi a Roma. A livello di ascolti, nonostante una notevole ripresa rispetto alle perdite avute luogo durante la guerra, l\u2019Italia rimaneva agli ultimi posti in Europa, era necessario un intenso lavoro di espansione della radiofonia in tutta la penisola. Gli \u201canni d\u2019oro\u201d dell\u2019espansione radiofonica possono essere considerati quelli che vanno dal 1948 al 1952, con incrementi maggiori del 200% di abbonati, il consolidamento finanziario della Rai, l\u2019aumento del canone (che nel 1954 arriv\u00f2 a 15 mila lire annue). Tutto ci\u00f2 fu reso possibile da un\u2019attenta politica di contenimento spese, dall\u2019incremento del gettito pubblicitario gestito dalla SIPRA, che entr\u00f2 insieme alla Rai a far parte del gruppo IRI, diventando cos\u00ec uno dei fiori all\u2019occhiello dell\u2019economia italiana. Per quanto riguarda invece la programmazione \u00e8 importante dire che essa rimane distinta, per il Nord e per il Sud, fino al dicembre del 1946, quando si decide di istituire due programmi in onde medie: la rete rossa e la rete azzurra (le odierne Rai Radio 1 e Rai Radio 2). Questa rimane la suddivisione in programmi fino al 1951, quando venne attuata la distinzione in programma nazionale (ex rete rossa), secondo programma (ex rete azzurra) e terzo programma, istituito l\u2019anno precedente. Questa suddivisione viene messa in atto per assecondare le esigenze del pubblico; infatti, i tre programmi risponderanno a esigenze di ascolto del pubblico differenti: il programma nazionale si rivolger\u00e0 a un pubblico medio con notizie italiane ed estere, avvenimenti politici e quant\u2019altro, il secondo programma avr\u00e0 una caratura pi\u00f9 ludica, ricreativa, mentre il terzo sar\u00e0 improntato sulla cultura. La dirigenza Rai si impegn\u00f2 al massimo per cercare di comprendere le sfaccettature e i gradimenti del pubblico, in modo da offrire un servizio ampio e variegato, e funzion\u00f2: dal 1946 in poi gli abbonamenti salirono al ritmo di mezzo milione l\u2019anno fino ad arrivare tra il 1950 e il 1953 quando il numero di abbonamenti si stabilizz\u00f2 verso i 4 milioni e mezzo.\u00a0 Volgendo lo sguardo alla programmazione vera e propria notiamo come le preferenze per la musica leggera sfociarono nel Festival di Sanremo, istituito per la prima volta nel 1951 e vinto da Nilla Pizzi con \u201cGrazie dei fior\u201d. Ci\u00f2 che appare davvero evidente per\u00f2 \u00e8 l\u2019attenzione verso il pubblico giovanile, con programmi ludici ma anche altri pi\u00f9 formativi, da qui il progetto \u201cLa radio per le scuole\u201d istituito nel 1947 e volto a colmare le lacune culturali e le curiosit\u00e0 di chi non poteva permettersi nemmeno di acquistare i libri scolastici. Menzione d\u2019onore in questo caso merita il programma \u201cMotoperpetuo\u201d. Numerosi programmi di successo si ebbero anche nello spettacolo leggero come \u201cCico e Pallina\u201d scritto da Federico Fellini, che consisteva in una serie di radioscene, altro programma che divenne apprezzatissimo, nonostante inizialmente fosse uno sconosciuto, fu \u201cVi parla Alberto Sordi\u201d. Per ampliare maggiormente il pubblico si realizz\u00f2 una nuova rubrica \u201cVoci dal mondo\u201d, con l\u2019inconfondibile speaker Guido Notari, e trattava temi come politica, sport, costume. Se \u00e8 vero che il terzo programma rispondeva alle esigenze di un pubblico pi\u00f9 di nicchia, \u00e8 anche vero che l\u2019obiettivo di fare della Rai una vera e propria fonte di cultura e insegnamento viene perseguito anche dai primi due programmi, con appunti quali \u201cL\u2019Accademia della radio\u201d e \u201cAl caff\u00e8 si discute\u201d con ospiti del calibro di Paolo Stoppa, Vittorio De Sica, Alberto Moravia e tanti altri. Col passare del tempo si not\u00f2 sempre pi\u00f9 la preparazione e l\u2019efficienza della scuola di giornalismo radiofonico nata negli anni Trenta, ci\u00f2 ebbe riscontro durante l\u2019alluvione del Polesine nel novembre del 1951, quando attraverso inappuntabili servizi e collegamenti la Rai assicur\u00f2 una copertura continua dell\u2019evento. Si potrebbero citare altri mille programmi come \u201cIl motivo in maschera\u201d condotto dal mitico Mike Bongiorno, \u201cIl microfono \u00e8 vostro\u201d che fece diventare famoso lo slogan \u201cMiei cari amici vicini e lontani, buonasera; buonasera ovunque voi siate!\u201d , il nuovo giornale orario del secondo programma che prese il nome di Radiosera , \u201cLa palla \u00e8 rotonda\u201d, \u201cRosso e Nero\u201d, il pi\u00f9 famoso programma leggero del dopoguerra, e tantissimi altri, ma ci\u00f2 che conta \u00e8 capire che finalmente la radio italiana stava iniziando ad occupare il posto che meritava e aveva ormai creato una solida base di pubblico, con un\u2019ampia scelta di programmi e di generi differenti. Era tutto pronto per l\u2019inizio di un\u2019epoca nuova, un\u2019epoca fatta di immagini, non pi\u00f9 solo di suoni. Un\u2019epoca che stava per rivoluzionare la vita di milioni di italiani e non solo, un\u2019epoca che stava per dare alla luce la Radiotelevisione Italiana. Quando si parla di televisione \u00e8 necessario fare un salto indietro nel tempo rispetto agli anni di ampliamento della rete radiofonica italiana di cui si \u00e8 parlato nel finale del capitolo precedente. \u00c8 vero che la Rai assume la definizione di Radiotelevisione italiana solo dal 10 aprile del 1954, ma i primi esperimenti riguardanti la televisione sono datati all\u2019inizio del secolo scorso, quando Lee De Forest invent\u00f2 l\u2019Audion, una valvola che sta alla base del processo di funzionamento della televisione, ma anche della radio stessa.\u00a0 Mentre per quanto riguarda il primo servizio televisivo regolare, la Gran Bretagna lo annunci\u00f2 il 2 novembre 1936, ben 18 anni prima rispetto al Belpaese. In Italia durante gli anni Trenta la televisione era ancora un progetto in evoluzione, con qualche piccola dimostrazione che teneva per\u00f2 tutti con gli occhi esterrefatti di fronte a quella scatola magica, capace di riportare un fatto, un evento, non pi\u00f9 solo sotto forma di suono ma riproducendo un\u2019immagine. Al tempo era naturalmente l\u2019EIAR ad occuparsene, la prima dimostrazione vera e propria si ebbe durante la \u201cMostra nazionale della Radio\u201d, nel settembre 1932, e successivamente alla \u201cMostra di Leonardo e delle Invenzioni\u201d.\u00a0 Il primo, embrionale, inizio di trasmissioni nella nostra penisola \u00e8 da datare nel dicembre del 1938, quando l\u2019EIAR le riproduce, a Roma nelle zone limitrofe di Monte Mario, dove venivano registrate. Le trasmissioni sono coordinate da Alfredo Sernicoli\u00a0 e inizialmente sono rudimentali numeri musicali, interviste sportivi, dizione di versi, esibizioni. Nella prima ricerca di indirizzo creativo la televisione viene concepita come \u201cradio che si pu\u00f2 vedere e cinema domestico\u201d\u00a0 Gli esperimenti si susseguono incessanti ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale ne frena l\u2019ascesa, solo dopo la fine del conflitto si torner\u00e0 a sperimentare le grandissime innovazioni che la televisione stava portando. Ci\u00f2 accade precisamente tra il 1947 e il 1949, quando, da l\u00ec a pochi anni, verr\u00e0 messo a punto il primo servizio televisivo circolare. Inizialmente ci si serve di ricetrasmettitori americani, con varie esposizioni nelle solite Torino e Milano, soprattutto il capoluogo piemontese sar\u00e0 palcoscenico di ottime dimostrazioni con la regista Alda Grimaldi, per lasciare poi il testimone alle pi\u00f9 attrezzate sedi Rai di Milano, che inizieranno a produrre la maggior parte delle trasmissioni sperimentali. Il democristiano Spataro coglie nel pubblico che si interessa alla televisione, non solo le classi intellettuali e quelle di studiosi, ma vede una partecipazione anche popolare e penser\u00e0, come nel passato, a un programma non solo ricreativo ma anche informativo e educativo. Milano e Torino continuano a essere il fulcro dei primi anni di vita della televisione italiana e nel 1952, pi\u00f9 precisamente dal 12 al 27 aprile 16, parte un piccolo ciclo di trasmissioni sperimentali, della durata di circa sei ore al giorno. Il 9 settembre dello stesso anno viene addirittura trasmesso il primo telegiornale nella storia della televisione italiana. L\u2019annunciatrice \u00e8 Fulvia Colombo, a gestire le operazioni di regia basti ricordare dei giovanissimi Guglielmo Morandi e Vito Molinari. In pi\u00f9 possiamo ricordare figure di spicco presenti quel giorno come Nino Manfredi, Febo Conti, Elda Lanza. A partire dall\u2019anno successivo venne potenziata l\u2019attivit\u00e0 sperimentale, con un\u2019attenta analisi delle preferenze del pubblico di modo da poter studiare una programmazione che accontentasse una fetta sempre maggiore di popolazione (cercando di comprendere non solo i programmi pi\u00f9 graditi ma anche le fasce orarie in cui trasmetterli per avere un bacino d\u2019utenza maggiore). Con il funzionamento dello studio di Roma, il collegamento di esso con lo studio di Milano e la costruzione anticipata di altri trasmettitori nelle zone di Portofino e Firenze, all\u2019incirca, era tutto pronto per l\u2019inaugurazione del servizio televisivo italiano. Perch\u00e9 si parla di costruzione anticipata? Dopo la guerra e vista la difficolt\u00e0 nel creare una rete unitaria sia radiofonica che televisiva l\u2019Italia risultava \u201cspezzettata\u201d in pi\u00f9 gruppi: il primo, quello del Nord con le stazioni di Torino e Milano, il secondo, Roma e Firenze per intenderci, e il terzo, quello del meridione. Nella convenzione era scritto che il funzionamento e l\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 dei trasmettitori del primo gruppo sarebbe avvenuta indipendentemente dal funzionamento degli altri, creando, perlomeno inizialmente, due programmi diversi, uno per Milano e Torino e uno per Roma. Il costo sarebbe stato troppo elevato per le finanze del tempo e soprattutto la televisione italiana avrebbe perso quel carattere di nazionalit\u00e0, che qualsiasi parte coinvolta nella vicenda ci teneva invece a sottolineare. Fatto sta che nel giro di un paio d\u2019anni la rete televisiva venne allargata a tutto il Centro Italia e nel 1955 arriv\u00f2 in Campania per poi \u201ctoccare\u201d, l\u2019anno successivo, anche la Sicilia. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000008664\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008664\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;agnese di vico&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728481302&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Agnese Di Vico&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ADV_3029\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008664\" style=\"width:1174px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=2000%2C1333&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3029-scaled.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Come specificato anche nel capitolo precedente, la Rai assume la denominazione di Radiotelevisione Italiana a partire dal 10 aprile 1954. Se la Rai intesa come impresa radiofonica era collegata per la maggior parte all\u2019industria elettrica e radioelettrica, ora invece essa assume un ruolo del tutto diverso: nonostante non sia questo il momento di massima espansione e di attenzione verso la televisione e gli abbonamenti a essa, si presenta comunque con una situazione economica molto solida, \u00e8 guidata dal gruppo IRI ed \u00e8 diventata un punto di riferimento, capace di spostare anche gli equilibri economici del paese. Grande merito della nascita della televisione \u00e8 quello di aver alleggerito il carico che versava sul settore agricolo, spostandone un po\u2019 su quello industriale. In questi anni avvenne infatti una grande espansione industriale in Italia, con incrementi nel settore elettromeccanico, della gomma e naturalmente dell\u2019elettronica e dell\u2019elettromeccanica. La televisione continua nella sua scalata, nella sua ascesa, nel giro di pochi anni si registra un aumento incredibile degli abbonamenti, passando dagli 88.000 del 1954 ai 600.000 del 1957 , creando una forte presenza di audience nei bar, si parla addirittura di ben 42.822 locali forniti di televisore . All\u2019interno dei bar il numero di abbonamenti non cresce in modo cos\u00ec vertiginoso come abbiamo visto dai dati sopracitati, ma ci\u00f2 che conta \u00e8 che essi diventano un luogo di ritrovo dove assistere ai programmi televisivi, sarebbe quindi errato soffermarsi sui semplici numeri degli abbonamenti, perch\u00e9 significherebbe sottostimare il numero reale di occhi fissi sullo schermo. I programmi partono quindi cos\u00ec, seguendo sicuramente un ordine ma mancanti di un palinsesto vero e proprio, nasce quindi, dopo poche settimane dall\u2019inizio delle trasmissioni, il Servizio Opinioni, con la duplice funzione di ricerca sul pubblico radiofonico e televisivo e di fornire dati standard e dati su richiesta. I metodi utilizzati per far conoscere il nuovo mezzo di comunicazione e diffonderne l\u2019uso sono all\u2019incirca gli stessi metodi utilizzati per la radio nel dopoguerra, in particolare sono le cosiddette \u201ctelesquadre\u201d a farsi carico di questo compito, arrivando in quei paesi pi\u00f9 remoti, organizzando piccoli spettacoli prendendo quelli che sarebbero gli attori in mezzo al pubblico. Procede tutto secondo i piani, il terreno \u00e8 fertile, pronto per coltivare tanti programmi di successo e invogliare un pubblico sempre pi\u00f9 curioso a divertirsi e a rimanere ammaliato di fronte a quel piccolo schermo. \u00c8 proprio in questo clima che il programma \u201cLascia o raddoppia?\u201d, condotto dall\u2019immenso Mike Bongiorno inizialmente il sabato poi spostato al gioved\u00ec per le ire degli esercenti cinematografici che vedevano languire il botteghino, crea il caos pi\u00f9 totale. Gli abbonamenti crescono all\u2019impazzata, dai 360.000 del 1956 si arriva al milione e mezzo nel 1959, un anno dopo vengono superati addirittura i due milioni. Anche nel meridione, dove, come si \u00e8 visto in precedenza, la televisione giunge tre anni pi\u00f9 tardi rispetto alla zona nord del paese e fino a quel momento rimaneva una terra incentrata sulla radiofonia, la televisione brucia le tappe, superando in dati assoluti le percentuali di zone come il Piemonte, pioniere del nuovo mezzo di comunicazione. Il programma televisivo strutturato a quiz, con il concorrente che aveva appunto la possibilit\u00e0 di lasciare il gioco a un determinato prezzo oppure raddoppiare la posta in palio ma rischiando di perdere tutto, divent\u00f2 un vero e proprio appuntamento settimanale ma gener\u00f2 due opposte fazioni: chi lo adorava e chi lo condannava. Che la televisione non fosse nata coi favori di tutte le classi sociali era palese ed \u00e8 stato chiarito pi\u00f9 volte, ma in questo caso vere e proprie schiere di politici, intellettuali, si scagliarono contro il programma che, guardando l\u2019altro palmo della mano, faceva invece impazzire milioni di persone. Fu questo il programma col quale tutta Italia conobbe veramente la televisione, un po\u2019 per il fatto che and\u00f2 in onda dal novembre del 1955 quindi si pu\u00f2 considerare il primo vero e proprio programma seguito settimanalmente dalla quasi interezza degli abbonati, un po\u2019 per i motivi sopracitati, riguardanti quindi le polemiche che caus\u00f2. Se gi\u00e0 la televisione non era vista di buon occhio dagli ambienti benpensanti perch\u00e9 accusata di essere \u201cil prodotto di una Italia inferiore, l\u2019ennesima riprova che il nostro era un paese di serie B\u201d, a proseguire nella lotta alla televisione ci pens\u00f2 il Partito Comunista Italiano (PCI), che riteneva il programma pericoloso, in grado di generare effetti perversi, per il supplizio mentale che veniva esercitato sui concorrenti, i quali venivano ingannati e abbagliati di fronte alle possibilit\u00e0 di vincita magari poi non realizzate . Questa forte protesta comunista deriva non tanto da un\u2019avversione motivata nei confronti del televisore, ma in gran parte dal fatto che la dirigenza della Rai consisteva di una forte impronta democristiana, sar\u00e0 proprio questo il dualismo, infatti, che contrassegner\u00e0 la \u201clotta della televisione\u201d, che si protrarr\u00e0 per quasi un ventennio. Il grande merito che va dato alle forze cattoliche \u00e8 quello, al contrario della controparte di sinistra, di aver concepito da subito il potenziale che la televisione poteva avere. Le sinistre lo connotarono da subito come un mezzo di classe, di bassa classe, non compresero che la cultura di massa ha bisogno di mezzi di diffusione per essere attuata, la radio e la televisione ne sono i due pi\u00f9 grandi esempi. L\u2019avvio delle trasmissioni televisive rappresenta quel tassello fondamentale che permette agli italiani di avere un punto di riferimento nazionale e collettivo, permette anche ai \u201ccontadini di montagna anche decrepiti di scendere gi\u00f9 per viottoli scoscesi, magari sotto la pioggia, portandosi dietro la sedia per poter assistere a uno spettacolo televisivo. Inoltre, la strutturazione dell\u2019ascolto favoriva l\u2019integrazione, dalle 17.30 alle 19 il televisore si concentrava sulle fasce d\u2019et\u00e0 giovani della popolazione, mentre dalle 20.45 fino alle 23 il pubblico saliva d\u2019et\u00e0. La domenica come di consueto si apriva con le trasmissioni religiose e la sera veniva sospeso il telegiornale, che divenne davvero quotidiano solo dal 1956. Sempre nel 1956 Marcello Rodin\u00f2 successe a Filiberto Guala nel ruolo di amministratore delegato. Guala era il manager che aveva intrapreso un po\u2019 quello che so pu\u00f2 considerare il battesimo del fenomeno televisivo in Italia, di grande spirito cattolico, si dimise perch\u00e9 si accorse che la matrice religiosa era stata sufficiente per lanciare il prodotto televisivo ma ora servono tutt\u2019altri mezzi e criteri per gestirla. La nomina di Rodin\u00f2 andava proprio in questo senso: sotto la sua guida, durata ben nove anni, la Rai visse la stagione pi\u00f9 fulgida della sua esistenza, perch\u00e9, come \u00e8 stato specificato, il numero di abbonamenti in questo periodo sal\u00ec, ma non solo, ci fa una grande espansione della pubblicit\u00e0, nacquero nuovi centri di produzione, in primis quello di via Teulada a Roma, e diminu\u00ec il costo del canone (arrivato a costare 12 mila lire nel 1961). La radio non \u00e8 morta, anzi. Bisogna ben tenere a mente che la televisione arriva a Napoli nel 1956, e nel resto del meridione addirittura nel 1957. Inoltre, se nel 1958 la televisione conta quasi un milione e mezzo di abitanti, la radio tocca i 7 milioni. Il mezzo radiofonico ha alle spalle trenta anni di ascolto, l\u2019abitudine al suo utilizzo \u00e8 molto pi\u00f9 diffuso, il pubblico \u00e8 affezionato ai suoi programmi e alle sue innovazioni. Naturalmente con l\u2019avvento della televisione il suo ascolto inizia a calare, tant\u2019\u00e8 che viene strutturata una rivisitazione dei tre programmi dell\u2019offerta radiofonica: come al solito il programma nazionale si specializza in informazione e nell\u2019ascolto di musica, il secondo programma (il pi\u00f9 ascoltato) punta forte sulle sue trasmissioni migliori, \u201cMeridiana\u201d e \u201cTerza Pagina\u201d, e cos\u00ec via. Un merito della radio \u00e8 di riscoprire in questi anni la \u201cdiretta\u201d, ritorna un po\u2019 la radio intesa come \u201cteatrino domestico\u201d che accompagna la vita di numerosi lavoratori. Insomma, sia la televisione che la radio entrano a far parte della vita di milioni di italiani, permettendo al pubblico di usufruire di un servizio sempre pi\u00f9 all\u2019avanguardia, tra i migliori in Europa. Inizia cos\u00ec ad aprirsi la grande stagione della Rai in Italia. Infine vorrei finire questo mio saggio con l\u2019Allunaggio sulla luna per ricordare un grande giornalista della RAI di allora e di sempre Tito Stagno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000008662\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008662\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;agnese di vico&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728481195&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;\\u00a9 Agnese Di Vico&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ADV_3022\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008662\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=2000%2C1333&amp;ssl=1 2000w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_3022-scaled.jpg?resize=1140%2C760&amp;ssl=1 1140w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel corso della storia, ogni scoperta, ogni viaggio, ogni esplorazione ha rappresentato e continua a rappresentare una pietra che va ad aggiungersi al grande progetto della storia dell\u2019uomo. Pensiamo ai grandi avvenimenti della storia, la scoperta dell\u2019America, la Rivoluzione francese, la costruzione delle piramidi. Molte di queste sono raccontate per filo e per segno su manoscritti e trasmesse oralmente nel corso degli anni, dei secoli. Ma cosa sarebbe stato se oltre a quelle frasi scritte avessimo potuto sentire i suoni o vedere le immagini di quegli avvenimenti? Ci\u00f2 che la televisione ha fatto, rivoluzionando la storia, \u00e8 un qualcosa di ineguagliabile, ha dato un\u2019immagine e un suono a pagine di storia che rimarranno impresse per sempre all\u2019interno di uno schermo, sollevando l\u2019uomo dal compito di riportare, dettaglio per dettaglio, un preciso avvenimento o un fatto storico. L\u2019allunaggio incarna perfettamente le caratteristiche di cui si \u00e8 parlato. Per il grandissimo evento la Rai diede prova della sua organizzazione e della sua grandezza, anche dovuta in parte al monopolio che di fatto ancora esercitava sul servizio televisivo, conducendo una diretta di ben 30 ore, poi rinominata e intitolata \u201c25 ore sulla Luna\u201d, durante le quali ci fu una cronaca continua e approfondita del viaggio che i tre astronauti, Buzz Aldrin, Michael Collins e Neil Armstrong. Come sede della diretta si scelse lo storico e importantissimo studio di via Teulada a Roma, che si inizi\u00f2 a riempire ben dieci ore prima della diretta 32, e per rendere il servizio il pi\u00f9 accurato e preciso possibile si scelsero cronisti e giornalisti di una certa preparazione in merito. Infatti, i conduttori all\u2019interno dello studio romano furono Andrea Barbato, Tito Stagno, Lello Bersani e Piero Forcella; quest\u2019ultimo fu un giornalista per la Rai a partire dagli anni Sessanta, ma in precedenza si era laureato in fisica quindi durante la sua carriera giornalistica si occup\u00f2 prevalentemente di tematiche scientifiche e pi\u00f9 nello specifico di imprese spaziali, dopo la missione Apollo 11 infatti si occup\u00f2 di seguire i primi voli dello Space Shuttle e la Missione Giotto, riguardante la cometa di Halley. Riguardo Tito Stagno invece possiamo dire che si guadagn\u00f2 i meriti per far si che gli venisse affidato questo servizio: da sempre un professionista esemplare ma in questa occasione gli va dato merito soprattutto per la lungimiranza con la quale fiut\u00f2 che qualcosa di grosso stava per accadere nell\u2019orbita spaziale. Come raccontato da lui stesso, lesse, per caso, su una rivista scientifica dal dentista un articolo in cui si parlava di tecnologia satellitare e astronautica. Stagno fu il primo all\u2019interno della Rai ad affrontare l\u2019argomento spazio come dice lui stesso: \u201caffrontai l\u2019argomento spazio per primo, sia pure casualmente. Vale a dire dal 1957, quando strappai dalla telescrivente il dispaccio d\u2019agenzia che annunciava la messa in orbita dello Sputnik, il primo satellite artificiale mai andato oltre l\u2019atmosfera. Una cosa curiosa, almeno per me, perch\u00e9 Sputnik significa letteralmente \u2018compagno di viaggio\u2019 e di certo accompagn\u00f2 me\u201d&nbsp; In seguito, Tito Stagno segu\u00ec anche il lancio della cagnetta Laika scrivendone un articolo e un servizio, guadagnandosi quindi di merito la conduzione del servizio del luglio del 1969. Il servizio sull\u2019allunaggio funse anche da \u201cpadrino\u201d per tutte le moderne maratone che passano oggi in Rai ma non solo, vale pena citare \u201cMaratona Mentana\u201d, nome delle edizioni speciali del TG LA7 in corrispondenza di elezioni elettorali o avvenimenti politici degni di particolare attenzione, condotte dall\u2019omonimo giornalista Enrico Mentana (che inizi\u00f2, tra l\u2019altro, la sua avventura in Rai all\u2019inizio degli anni \u201980 nella sezione esteri). Lo studio, allestito al meglio per l\u2019evento, era cos\u00ec strutturato: una corridoio centrale sul quale i macchinisti e i registi si potevano muovere per riprendere, talvolta uno spazio talvolta l\u2019altro, due postazioni da conduttore, una in cui Andrea Barbato apr\u00ec con un intro degna di nota, e l\u2019altra nella quale trovavano posti Tito Stagno e Piero Forcella (Lello Bersani invece assunse pi\u00f9 un ruolo di conduttore televisivo), e un piccolo spazio per allietare il pubblico nell\u2019attesa con spettacoli di teatro e cabaret. Molti ospiti, oltre ai due di facciata Monica Vitti e Michelangelo Antognoni (in ogni studio con cui erano collegati erano presenti attori, gente dello spettacolo, ma anche sportivi come nel caso dello studio di Torino) erano persone con una certa esperienza di ci\u00f2 che i tre astronauti avrebbero affrontato, oltre a giornalisti e direttori, infatti, trovavano spazio sui seggiolini del pubblico numerosi esperti e scienziati che coprivano ben ventotto rami della scienza. Il discorso di apertura di Barbato racchiudeva in modo eccellente le caratteristiche che la Rai ha cercato di dare, sin dall\u2019inizio delle trasmissioni sul Programma Nazionale, alla sua televisione; il modo in cui Barbato fa sentire lo spettatore partecipe di un\u2019impresa nonostante esso sia seduto sul divano di casa sua, racchiude perfettamente quel senso di unione nazionale, in questo caso anche di pi\u00f9, che il televisore aveva lo scopo di trasmettere. Anche il modo di coinvolgere gli spettatori, oltre che emotivamente, ricorda molto il senso di inclusione della Rai, all\u2019esterno dello studio e sparsi in tutta Italia ci sono squadroni di giornalisti pronti a raccogliere, con la potenza del loro microfono, i pensieri e le sensazioni degli italiani per quella che viene definita \u201cannessione di un nuovo continente\u201d . Allo stesso tempo la Rai portava avanti un altro grande compito che nella sua storia si \u00e8 sempre prefissata di perseguire, ovvero l\u2019educazione. Pu\u00f2 sembrare scontato ma tenere un servizio speciale in onda per trenta ora, sempre in diretta, divulgando informazioni scientifiche e intrattenendo il pubblico con, si spettacoli, ma anche insegnamenti su ci\u00f2 che vedevano, data l\u2019enorme presenza di tutti quegli scienziati, non \u00e8 per nulla banale e denota la voglia costante della televisione italiana di far crescere il proprio pubblico insieme alla sua storia. Oltre a quanto concerne l\u2019aspetto di valori e di obiettivi sul piano teorico, bisogna guardare attentamente all\u2019aspetto tecnico e pratico dell\u2019evento: uno studio centrale a Roma in collegamento non solo attraverso giornalisti che intervistavano le persone in tutta Italia, ma anche collegamenti con gli studi di Milano, Firenze, Torino e Napoli in Italia, New York e Houston (base di partenza dell\u2019Apollo 11) negli Stati Uniti, e come se non bastasse anche con Londra, Parigi, Madrid, Hong Kong, Per\u00f9 e Mosca, per quello che pu\u00f2 definirsi un vero e proprio capolavoro per il tempo. Non bisogna dimenticare che in tutto ci\u00f2, in cuffia, Tito Stagno aveva sia le voci del centro spaziale di Houston, sia le voci degli astronauti. Per non parlare poi dei grandissimi schermi Eidophor presenti negli studi di Roma e Milano. Gli Eidophor erano videoproiettori progettati per produrre appunto grandi immagini, utilizzati principalmente nei cinema, nei teatri e nelle scuole. Per prepararsi era stata la stessa Nasa a fornire ai giornalisti pacchi di materiale dai quali poter farsi un\u2019idea di cosa si stava andando a fare, e per conoscere anche i piani di volo; il che, a detta dello stesso Stagno, rese tutto pi\u00f9 semplice. Il bello di questo servizio a pi\u00f9 collegamenti \u00e8 riuscire a vedere i diversi umori che \u201cserpentinavano\u201d per gli studi italiani, ad esempio nel momento di presentazione dello studio di Milano, il conduttore Giorgio Vecchietti non perse l\u2019occasione per precisare che si trovava nello studio (del TV3) tecnicamente pi\u00f9 attrezzato d\u2019Europa, lasciando trasparire quell\u2019aria di malcontento che si profilava negli ambienti milanesi per la poca centralit\u00e0 o egemonia dei propri studi , oppure anche lo studio di Torino, il quale ci tiene a sottolineare, una volta interpellato, le dimensioni dello studio aggiungendo che si tratta dello studio pi\u00f9 grande d\u2019Europa, non solo quindi tra quelli Rai. Dopo una breve introduzione con gli studi inizia la vera e propria cronaca dell\u2019evento, del quale inizialmente, fino al collegamento con Houston, se ne prende carico Barbato, rilasciando qualche informazione sulla fase cruciale del distaccamento del \u201cLEM\u201d rispetto alla navicella principale. A questo punto la parola viene ceduta a Tito Stagno che si mette in collegamento con Ruggero Orlando, l\u2019altro cronista dell\u2019evento famoso per il suo famoso saluto \u201cQui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando\u201d , in collegamento proprio da Houston. I collegamenti non avranno una linea pulitissima, sar\u00e0 difficile sia per i due conduttori Stagno e Orlando il collegamento tra di loro ma soprattutto quello con le voci degli astronauti e la base spaziale, dovuto al sovrapporsi delle voci, allo \u201cslang NASA\u201d in merito all\u2019operazione e a un inglese molto fitto e veloce. Si pu\u00f2 vedere negli occhi del pubblico quella trepidanza e quell\u2019emozione che contraddistinguono un grande evento, con la voce pulitissima e fiera di Stagno che non perde un secondo per raccontare, nella maniera pi\u00f9 comprensibile possibile anche per i telespettatori che assistono da casa, ogni minimo istante della diretta e, se possibile, qualche frase che faccia capire lo stato d\u2019animo degli astronauti. Inizialmente c\u2019\u00e8 un po\u2019 di confusione tra i due conduttori sui minuti riguardanti il distacco, la modalit\u00e0 con cui procede il LEM e chi procede nei diversi compiti; quindi, Barbato decide di ripartire col giro degli studi, dai quali intervengono i vari esperti ma anche intellettuali che fantasticano sui pi\u00f9 vari temi, il pi\u00f9 in auge \u00e8 su cosa vorrebbero si trovasse sul suolo lunare una volta atterrati. Al momento dell\u2019annuncio che la spia che stava ad indicare l\u2019inizio della discesa verso il suolo lunare nello studio si espande grande fermento ed eccitazione, visibile negli occhi di Stagno, intento a riprodurre le notizie che gli arrivavano un po\u2019 per cuffia, un po\u2019 per immagine. La trepidazione del momento venne offuscata quando Modulo Lunare si stacc\u00f2 dal Modulo di Comando e per pi\u00f9 di dieci minuti ci\u00f2 che giunse a Stagno furono solo radiocomunicazioni, nessuna immagine. \u00c8 proprio qui che inizia forse il pi\u00f9 grande equivoco della storia della Rai. Stagno intento a tradurre e riportare, ora una distanza o un dato ora una frase degli astronauti, deve allo stesso tempo ascoltare i colloqui tra gli astronauti e tra questi ultimi e il centro di controllo spaziale. Purtroppo, il microfono degli astronauti era regolato in modo tale che si accendesse solo quando parlavano, perdendo cos\u00ec la prima parola di ogni frase, Stagno quindi al momento in cui Aldrin disse \u201c270 piedi\u201d cap\u00ec solo \u201c70 piedi\u201d, che con un rapido calcolo trasform\u00f2 in 25 metri circa. Da quel momento cont\u00f2 ogni nuovo dato che gli arrivava dai 25 metri che aveva stanziato e una volta che il LEM arriv\u00f2 a 120 piedi, dopo una piccola esitazione il giornalista si gir\u00f2 e annunci\u00f2 entusiasta: \u201cHa toccato! Ha toccato il suolo lunare!\u201d. Il rumore e gli applausi del pubblico coprirono le nuove misure che intanto Aldrin stava fornendo, allora Orlando interruppe i festeggiamenti esclamando: \u201cNo, non ha toccato\u201d. Ne segu\u00ec un breve dibattito tra i due con Stagno che giustific\u00f2 l\u2019errore del collega dicendo che il veicolo fosse gi\u00e0 atterrato e che quando Orlando disse che il LEM aveva toccato la Luna era in realt\u00e0 il momento in cui era stati spenti i motori, aggiungendo \u201cL\u2019errore \u00e8 comprensibile\u201d. La realt\u00e0 fu che entrambi sbagliarono, Tito Stagno annunci\u00f2 l\u2019allunaggio 136 metri e 56 secondi prima del vero atterraggio, mentre il secondo \u201ctard\u00f2\u201d di 10 secondi 39, in tutto ci\u00f2 il pubblico si perse la fatidica frase di Armstrong: \u201cHouston, Tranquility Base here. The Eagle has landed\u201d. Inutile stare a discutere su chi avesse ragione o meno, fatto che sta che la Rai offr\u00ec un servizio impeccabile, a parte il piccolo disguido tra i due conduttori, perch\u00e9 riport\u00f2 passo dopo passo, intrattenendo il pubblico e informandolo su ci\u00f2 che stava accadendo per 30 ore, nemmeno negli Stati Uniti il servizio fu cos\u00ec lungo. Il servizio sull\u2019allunaggio rappresent\u00f2 e rappresenta ancora un fiore all\u2019occhiello della tecnologia raggiunta dalla Rai tra gli anni Sessanta e Settanta, e anche della preparazione e della bravura dei conduttori che fecero la storia della Radiotelevisione Italiana. Negli anni a che succedettero, la Rai si trov\u00f2 ad affrontare svariate problematiche ma continu\u00f2 nel suo processo di modernizzazione mentendo sempre la classe che da sempre, e per sempre, contraddistingue il servizio pubblico nazionale di radio e televisione. Infine posso dire che la Rai ha dimostrato di avere nel proprio DNA una sorta di eternit\u00e0, un siero di lunga vita che deriva anzitutto dalla competenza di chi gestisce l\u2019azienda Rai, ma anche dalla perfetta commistione di storia, classe e la voglia di modernit\u00e0 che dimostra. La mostra rappresenta un vero e proprio <em>excursus storico<\/em> in cui vengono ripercorsi gli avvenimenti pi\u00f9 rilevanti del nostro Paese ed il modo in cui sono stati raccontati agli italiani. Ogni decennio sar\u00e0 raccontato tramite un filmato che ne ripercorrer\u00e0 i momenti storici pi\u00f9 rivelanti. La magia della mostra si apre con un\u2019area sorprendente,piena di ricordi ed emozioni, in cui la storia della tv e della radio diventa interattiva, grazie alle installazioni del Museo della Radio e della Televisione Rai: due consolle multimediali atti verranno alcune radio e tv d\u2019epoca, attraverso le quali si potranno ascoltare e visionare, a scelta, contenuti relativi ai momenti salienti dei primi 40 anni di storia del Paese, come il&nbsp;primo, storico annuncio radiofonico del 6 ottobre 1924<em>.<\/em> Il percorso espositivo si sviluppa fra materiali audiovisivi, cartacei, fotografici, apparecchiature d\u2019epoca, costumi, sale interattive ed allestimenti di set, unitamente ad opere d\u2019arte di assoluto rilievo appartenenti alla collezione Rai. La Rai nel tempo ha saputo adattare mezzi e linguaggi al progresso tecnologico e sociale del Paese, pertanto lo sguardo non \u00e8 solo rivolto al glorioso passato della Rai, l\u2019esposizione rende protagonisti anche argomenti attuali: l\u2019Intelligenza artificiale \u00e8 applicata al tema dell\u2019ideazione e della produzione di prodotti audiovisivi. Approfondimenti utili per aumentare la consapevolezza e senso critico su tematiche e tecnologie emergenti che crescono e si diffondono a grande velocit\u00e0. Con il supporto del Centro Ricerche, Innovazione Tecnologica e Sperimentazione RAI, un\u2019area della mostra sar\u00e0 dedicata ad illustrare i progetti internazionali dedicati all\u2019intelligenza artificiale, e grazie alle tecnologie del Centro Ricerche, il pubblico si potr\u00e0 cimentare in una divertente play ground che unisce scenari virtuali 3D e tecniche di <em>realt\u00e0 aumentata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Maxxi di Roma<\/p>\n\n\n\n<p>70 Anni di Televisione e 100 Anni di Radio<\/p>\n\n\n\n<p>dal 10 Ottobre 2024 al 3 Dicembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>al Museo Maxxi di Roma&nbsp; Giovanni Cardone Fino al 3 Dicembre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Museo Maxxi di Roma la mostra dedicata ai Settanta anni della Televisione e ai Cento anni della Radio a cura di Alessandro Nicosia con la collaborazione trasversale di diverse strutture della Rai &#8211; fra cui Direzione Teche, Direzione Produzione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000008661,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"subtitle":"","format":"standard","video":"","gallery":"","source_name":"","source_url":"","via_name":"","via_url":"","override_template":"0","override":[{"template":"2","single_blog_custom":"","parallax":"1","fullscreen":"1","layout":"right-sidebar","sidebar":"default-sidebar","second_sidebar":"default-sidebar","sticky_sidebar":"1","share_position":"top","share_float_style":"share-monocrhome","show_share_counter":"1","show_view_counter":"1","show_featured":"1","show_post_meta":"1","show_post_author":"1","show_post_author_image":"0","show_post_date":"1","post_date_format":"default","post_date_format_custom":"Y\/m\/d","show_post_category":"1","show_post_reading_time":"0","post_reading_time_wpm":"300","show_zoom_button":"0","zoom_button_out_step":"2","zoom_button_in_step":"3","show_post_tag":"1","show_prev_next_post":"0","show_popup_post":"1","number_popup_post":"1","show_author_box":"1","show_post_related":"0","show_inline_post_related":"0"}],"override_image_size":"0","image_override":[{"single_post_thumbnail_size":"crop-500","single_post_gallery_size":"crop-500"}],"trending_post":"0","trending_post_position":"meta","trending_post_label":"Trending","sponsored_post":"0","sponsored_post_label":"Sponsored by","sponsored_post_name":"","sponsored_post_url":"","sponsored_post_logo_enable":"0","sponsored_post_logo":"","sponsored_post_desc":"","disable_ad":"0"},"jnews_primary_category":{"id":"","hide":""},"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5,46],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000008660","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"category-italia","10":"tag-arte","11":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ADV_2882-1-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008660","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000008660"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008660\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000008665,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008660\/revisions\/1000008665"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000008661"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000008660"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000008660"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000008660"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}