{"id":1000008565,"date":"2024-10-08T10:49:45","date_gmt":"2024-10-08T13:49:45","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008565"},"modified":"2024-10-08T10:49:47","modified_gmt":"2024-10-08T13:49:47","slug":"6-ottobre-2023-lultimo-giorno-della-nostra-vita-normale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008565","title":{"rendered":"6 ottobre 2023, l&#8217;ultimo giorno della nostra vita normale"},"content":{"rendered":"\n<p>Per noi palestinesi l&#8217;anniversario \u00e8 stato ieri, il 6 ottobre: l&#8217;ultimo giorno della nostra vita normale. I 365 giorni successivi sono stati tutti uguali: svegliarsi e andare a dormire sempre con la sensazione di essere in trappola, coi bombardamenti che non sono mai finiti. Jumana Shahine \u00e8 nata nella Striscia di Gaza e descrive le sensazioni dell&#8217;anniversario del 7 ottobre, quando ebbe luogo l&#8217;attacco di commando di Hamas nel sud di Israele. Circa 1200 le vittime e 240 persone prese in ostaggio. L&#8217;azione diede il via a una operazione militare sulla Striscia che ha provocato oltre 40mila morti, di cui 16.800 minori, e quasi 100mila feriti. La media \u00e8 di 110 persone uccise al giorno, di cui una quarantina bambini. Incalcolabili i danni al territorio, dove \u00e8 compromesso l&#8217;80% di edifici, strade e infrastrutture stando ai dati dell&#8217;Ufficio satellitare delle Nazioni Unite. Ieri- continua Shahine, una vita come coordinatrice per le emergenze- gran parte delle persone che conosco hanno condiviso sui social fotografie di come appariva Gaza e la loro vita prima del 7 ottobre, per ricordare al mondo che noi siamo fermi a quei giorni. Per me, e credo per molti altri, ha pesato molto di pi\u00f9 l&#8217;anniversario di ieri rispetto a quello di oggi. Quanto a stamani, mi sono svegliata come ogni giorno; ho iniziato a scorrere le notizie per scoprire che niente \u00e8 cambiato: ancora nuovi attacchi, roghi, uccisioni, feriti, sfollamenti e sofferenze. Forse, anche pi\u00f9 dei giorni precedenti. Israele continua a cercare vendetta. Shahine ora si trova in Egitto: \u00e8 una delle centomila residenti che sono riuscite a lasciare la Striscia. Parla di una vita \u00abprima, durante e dopo il genocidio\u00bb: prima, coordinatrice per le emergenze per l&#8217;ong italiana Associazione di cooperazione e solidariet\u00e0 (Asc). Poi, durante la guerra, quando ha \u00abcercato di aiutare pi\u00f9 persone possibile\u00bb. Infine, la scelta sofferta di rifugiarsi in Egitto. \u00abNon c&#8217;\u00e8 cosa peggiore che essere costretti a lasciare il proprio Paese ma ho dovuto farlo per mio marito e mia figlia\u00bb racconta Shahine. \u00abMa ho lasciato indietro mia madre, mio padre e tutta la mia famiglia. Continuo a dare assistenza ai profughi, per loro neanche in Egitto la vita \u00e8 facile, ma io non riesco ad adattarmi a questa nuova realt\u00e0. Per arrivare qui le famiglie spendono tutti i risparmi\u00bb. Oltre alle difficolt\u00e0 economiche \u2013 c&#8217;\u00e8 poco lavoro e chi specula sulla crisi, chiedendo affitti altissimi \u2013 si somma il fatto che il permesso di soggiorno per i profughi scade dopo 45 giorni. \u00abViviamo qui illegalmente ma le autorit\u00e0 egiziane lo consentono perch\u00e9 non ci sono altre opzioni\u00bb riferisce Shahine. Ma senza documenti non possiamo andare da nessuna parte. Non posso iscrivere mia figlia a scuola. Non possiamo fare niente tranne sentirci in colpa. Infatti, bisogna fare i conti con la propria coscienza: \u00abE&#8217; difficile da spiegare\u00bb dice l&#8217;operatrice umanitaria. \u00abProvo un senso soffocante di depressione, frustrazione, rabbia, delusione, dolore e perdita. Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi spezza \u00e8 il pensiero che forse mi sentirei meglio se fossi rimasta a Gaza, vivendo il genocidio, aiutando la mia gente direttamente: almeno vivrei per un obiettivo. Solo tornare mi aiuterebbe\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandra Fabbretti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per noi palestinesi l&#8217;anniversario \u00e8 stato ieri, il 6 ottobre: l&#8217;ultimo giorno della nostra vita normale. I 365 giorni successivi sono stati tutti uguali: svegliarsi e andare a dormire sempre con la sensazione di essere in trappola, coi bombardamenti che non sono mai finiti. 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