{"id":1000008490,"date":"2024-10-07T11:31:58","date_gmt":"2024-10-07T14:31:58","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008490"},"modified":"2024-10-07T11:32:00","modified_gmt":"2024-10-07T14:32:00","slug":"in-mostra-bologna-tina-modotti-esponente-di-spicco-della-fotografia-e-dellattivismo-politico-della-prima-meta-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008490","title":{"rendered":"\u00a0In mostra Bologna Tina Modotti esponente di spicco della fotografia e dell&#8217;attivismo politico della prima met\u00e0 del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 16 Febbraio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Pallavicini Bologna la mostra dedicata a Tina Modotti a cura di Francesca Bogliolo. Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti.&nbsp; L&#8217;esposizione intende ripercorrere, attraverso una raffinata selezione di circa 120 opere e di alcuni preziosi documenti, la vicenda umana di una donna coraggiosa e anticonformista, che ha saputo farsi interprete del sentimento del proprio tempo, elaborando una poetica della verit\u00e0 foriera di valori umani capaci di oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo. Indipendente, libera, moderna, Tina Modotti coniug\u00f2 l&#8217;amore per l&#8217;arte e quello per il vero al proprio ardore politico, che ne guid\u00f2 le scelte e gli interventi da militante, con la volont\u00e0 di contribuire alla creazione di un mondo migliore. In dialogo continuo con artisti e intellettuali durante l&#8217;evolversi dei suoi periodi espressivi, la Modotti svilupp\u00f2 un linguaggio fotografico dal tono intimistico, capace di indagare le contraddizioni della realt\u00e0 per penetrarne la lirica segreta. La totalit\u00e0 degli scatti esposti in mostra svela, fin da principio, un nuovo modo di osservare la realt\u00e0, partecipe della fuggevolezza dei suoi istanti: il percorso articolato lungo le sale desidera invitare l&#8217;osservatore al dialogo con la propria personale concezione del tempo, talvolta immobile e attonito, talora fugace e inafferrabile. Quello che emerge con forza \u00e8 una Tina felice e libera (felice perch\u00e9 \u00e8 libera), come scrive lei stessa a Weston nell&#8217;aprile del 1925: una donna dall&#8217;intelletto vivace e dalla sorprendente capacit\u00e0 di introspezione, la cui natura poliedrica appare capace di orientarne le scelte. Articolato in sei sezioni, il percorso espositivo si propone di mostrare al pubblico le infinite sfaccettature di una fotografa abile nel tralasciare l&#8217;estetica per dedicarsi all&#8217;etica, sviluppando un codice visivo eloquente e personale, delineatosi ed evolutosi in un tempo brevissimo, pur tuttavia capace di lasciare traccia indelebile nel patrimonio storico e fotografico della prima met\u00e0 del secolo scorso. Il continuo dialogo con le fotografie di Edward Weston, riverbero di un fitto scambio epistolare intercorso tra i due artisti, narra l&#8217;ossessione di Tina per la qualit\u00e0 fotografica e la sua volont\u00e0, reiterata in una dichiarazione del 1929, di registrare con obiettivit\u00e0 la vita in tutti i suoi aspetti. Numerose le fotografie biografiche, intrise di potenza narrativa, tra le quali si affacciano i volti di alcune personalit\u00e0 note dell&#8217;epoca e della dimensione artistica in cui la Modotti immerse la sua anima e seppe trovare la sua ispirazione: il fotografo e suo mentore Edward Weston, gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo, l&#8217;attrice Dolores del Rio, il giornalista rivoluzionario Julio Antonio Mella, il politico Vittorio Vidali. Nell&#8217;ottica di un appassionato e sincero attivismo, Tina utilizz\u00f2 il mezzo fotografico come estensione del proprio occhio, strumento di indagine e denuncia sociale, con una coerenza espressiva capace di travalicare l&#8217;arte per consegnarla in dono alla vita, quella vita che, a suo stesso dire, lottava continuamente per predominare l&#8217;arte. Una vera e propria metamorfosi della vita in arte, che trova la sua trasposizione fotografica nelle celebri calle e nelle delicate geometrie esposte, che Tina tenta di convertire in astrazione per poterle conservare nella memoria, tralasciando gli elementi superflui per giungere, con fervore, al nucleo del sentimento. L&#8217;intensit\u00e0 della passione che guida la mano e l&#8217;occhio di Tina si ritrova tra i visi e le mani del popolo messicano, protagonisti di un&#8217;intera sezione, testimoni di una volont\u00e0 di cambiamento e di una necessaria presa di coscienza, che nella sua visione assurgono a icone di possibilit\u00e0 di riscatto sociale. Molte volte mi sono meravigliato nel guardare le sue mostre e le sue foto,Tina Modotti \u00e8 stata una donna che ha combattuto per le sue idee nel contempo per la sua libert\u00e0, penso che oggi la donna deve molto alla Modotti se ci sono state delle conquiste \u00e8 grazie queste donne che con il loro linguaggio e il loro pensiero hanno potuto creare il cambiamento ottenendo la loro \u2018libert\u00e0\u2019 .<\/p>\n\n\n\n<p>E nel contempo si evidenzia con forza la figura di Tina Modotti, la vicenda umana e politica della rivoluzionaria fotografa che dovette lasciare Udine per andare in cerca di fortuna all\u2019estero. Emigrante, operaia, costretta a lottare per la sopravvivenza ma anche artista di grande sensibilit\u00e0 capace di trasformare in frammenti poetici le mani dei contadini, i cappelli e persino gli strumenti da lavoro. Quelle immagini sono ancora oggi presenza viva di un popolo, quello messicano, che seppe alzare la testa e lottare contro l\u2019oppressione. La storia della rivoluzione, ma attraverso una serie di flash back, che accennano ad una fitta trama di rapporti fra artisti, scrittori, militanti rivoluzionari e clandestini, anche venuti dall\u2019estero. Come Trotsky che rest\u00f2 profondamente affascinato da Frida Khalo, mentre Tina Modotti ne prese subito le distanze, per obbedienza al regime comunista, con tutte le tragiche conseguenze che quella adesione ebbe nella sua vita. Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 e lascia presto la scuola per andare a lavorare e aiutare la famiglia a tirare avanti. A 17 anni, nel 1913 si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco dove l\u2019aveva preceduta il padre e una sorella. L\u00ec trova lavoro in una fabbrica di camice e si tuffa completamente nel fermento culturale e artistico che pervade la citt\u00e0.Tina frequenta circoli operai e gruppi teatrali e ben presto lascia il lavoro nella fabbrica riuscendo a mantenersi facendo la sarta. Si trova in un vortice crescente di iniziative e conoscenze e l\u2019inquietudine e il bisogno di indipendenza la portano a sfiorare ogni situazione senza lasciarsene coinvolgere totalmente: tutto la interessa ma niente la soddisfa. Il teatro continua ad attrarla ma non pi\u00f9 di altre attivit\u00e0. Nel 1915 conosce Roubaix de l\u2019Abrie Richey, pittore e poeta da tutti conosciuto come Robo. Tina si sposa con lui nel 1917 tagliando i legami con il microcosmo protettivo del quartiere italiano di San Francisco e trasferendosi a Los Angeles dove Robo vive. Lo studio di Robo \u00e8 un luogo di ritrovo per artisti , scrittori, \u00e8 un viavai di personaggi che sono alla ricerca di qualcosa che non sanno precisamente definire. Le discussioni sul socialismo, la rivoluzione, attacchi alla morale vigente, interesse per le tesi marxiste e agli ideali anarchici si sovrappongono interessi per la psicoanalisi e la crisi della religione cristiana. Cambiare il mondo per loro non significa rifiutare un potere o un governo, ma soprattutto trasformare se stessi e mettere in pratica ci\u00f2 in cui si crede. Tina \u00e8 cosciente del suo fascino e bellezza e non si accontenta pi\u00f9 di fare la sarta in casa, sente il bisogno di affermarsi individualmente e decide di concretizzare un sogno che accarezza da tempo: va a Hollywood per un provino e viene scelta, \u00e8 il suo corpo che supera i provini. Recita dunque in alcuni film ma il cinema rester\u00e0 una parentesi di cui non si pente ma che preferisce dimenticare e successivamente la sua esperienza nel mondo del cinema rester\u00e0 un qualcosa di cui ridere con gli amici. Tina sente la necessit\u00e0 di trovare altre forme espressive all\u2019istinto creativo, la fotografia \u00e8 un\u2019arte ancora giovane nella quale sperimentazione e ricerca sono spazi tutti da esplorare. Tra i frequentatori dello studio di Robo c\u2019\u00e8 un gi\u00e0 affermato maestro dell\u2019immagine, Edward Weston. Tina si appassiona alle tecniche fotografiche, posa per lui e intanto chiede, studia osserva, non perde una sola parola delle intere giornate che Weston le dedica. Il passo per l\u2019innamoramento \u00e8 ormai fatto e il loro rapporto se inizialmente \u00e8 clandestino non pu\u00f2 rimanere inespresso e in breve tempo, nonostante i sensi di colpa di Weston per il suo caro amico Robo, i due vivono un amore folle e passionale. E\u2019 il 1921. Robo decide di partire per il Messico e dedicher\u00e0 a Tina un\u2019ultima poesia: \u201cTina \u00e8 il rosso del vino, cos\u00ec prezioso da lasciarlo posare con delicatezza perch\u00e9 diventi ancor pi\u00f9 prezioso\u201d. In Messico Robo vive un\u2019esperienza totalizzante e, per la prima volta nella sua vita prova emozioni fino ad allora sconosciute, riesce finalmente a toccare e stringere gli avvenimenti che lo circondano. Definisce il Messico \u201cterra degli estremi\u201d e nelle lettere che scrive a Weston cerca di convincerlo a raggiungerlo perch\u00e9 la sua arte non pu\u00f2 perdere una simile opportunit\u00e0 e fa solo un breve accenno al rapporto che si \u00e8 instaurato con Tina, rassicurandolo quando gli scrive \u201ccredimi, continuo a essere, come sempre, il tuo amico Robo\u201d. Pochi giorni dopo, mentre Tina stava raggiungendo Robo in Messico poich\u00e9 avevano gi\u00e0 pianificato questo incontro, nel 1922 egli muore a causa di una febbre altissima. Tina si occupa delle formalit\u00e0 per la sepoltura di Robo e, accompagnata dagli amici dell\u2019artista, viene trascinata nel ritmo convulso del paese appena resuscitato, nell\u2019ardore con cui tutti partecipano alla costruzione di una nuova societ\u00e0 utopica. Gli artisti di ogni campo tornano dalle fila degli eserciti guerriglieri o rientrano dall\u2019esilio in Europa dove hanno assistito allo scempio della Grande Guerra e danno vita a scuole improvvisate, laboratori per strada, le pareti di palazzi, caserme chiese e universit\u00e0 di coprono di murales all\u2019infinito. Citt\u00e0 del Messico diventa il polo di attrazione per le avanguardie di ogni angolo del mondo, l\u2019artista viene coinvolto a tutti i livelli della vita sociale e viene abolita qualsiasi forma di censura o pressione ideologica. Tina si rende conto che non pu\u00f2 tornare alla vita ovattata di Los Angeles. Sente che qui l\u2019energia pulsa con las tessa frenesia che lei avverte dentro da anni e che ha per destino naturale la strada, l\u2019incontro e lo scambio di emozioni, il tempo da bruciare senza sprecare un solo attimo, senza guardarsi indietro. Porta con se alcune fotografie di Weston e comincia a mostrarle e resta stupita dell\u2019immediato interesse che suscitano. Viene organizzata un\u2019esposizione che si rivela subito un successo considerato il numero di persone che si accalcano per vedere le fotografie di Weston. Tina \u00e8 costretta a ritornare negli Stati Uniti a seguito della morte del padre nel 1922. Questo fatto, insieme alla morte di Robo, fanno vivere a Tina un momento di smarrimento che cerca di superare allontanandosi da Weston, ma il legame non \u00e8 reciso. La fotografia riesce a prendere il sopravvento e tramite un intimo amico di Weston, Johan Hagemeyer, fotografo e intellettuale anarchico, riprende a utilizzare la macchina fotografica e la vicinanza di Hagemeyer la sprona a lavorare pi\u00f9 intensamente. Rivede Weston e la relazione torna ai livelli di coinvolgimento precedenti la morte di Robo e per\u00f2 questa volta \u00e8 Weston che sente le responsabilit\u00e0 familiari, \u00e8 spostato, ha dei figli a cui \u00e8 legatissimo e per questo motivo continua a rimandare il viaggio in Messico mentre Tina si sente nuovamente pronta per partire e, nonostante rispetti il travaglio di Weston, decide di tuffarsi nella colorata Citt\u00e0 del Messico e pensa che il rapporto con Weston sia ormai al termine. La separazione dura qualche mese e infine, nel luglio del 1923 Weston lascia la moglie, porta con s\u00e9 il figlio Chandler e affitta una casa con Tina a Citt\u00e0 del Messico. Tina e Weston si immergono nella vita del paese ed entrano subito in contatto con la miriade di personaggi lanciati nell\u2019affermazione dei nuovi valori del \u201cMessico resuscitato\u201d. Conoscono Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Jos\u00e9 Orozco e Xavier Guerrero che ora sta lavorando agli affreschi di Chapingo con Rivera e Siqueiros. Il movimento artistico messicano si era manifestato come ribellione culturale prima ancora che si sviluppasse la rivolta politica e sociale. Tutti questi artisti avevano fatto esperienze in Europa, Rivera aveva soggiornato a Parigi durante il periodo cubista e aveva conosciuto Picasso, Klee, Braque, Matisse e poi in Italia per studiare gli affreschi e mosaici bizantini riscontrando poi nei reperti etruschi un0affinit\u00e0 con l\u2019antica arte indigena del Messico, Siqueuros aveva intrapreso una serie di viaggi in Europa, pubblicando nel 1921 un manifesto sul suo concetto di pittura murale e tornati in Messico avevano fondato il Sindacato rivoluzionario dei tecnici, pittori e scultori esaltando gli sforzi per abbattere le vecchie concezioni artistiche e politiche sul giornale dell\u2019organizzazione, \u201cEl Machet\u201d. L\u2019arte si trasforma in evento collettivo, rifiutando la commercializzazione della tela in nome dei murales che restano di propriet\u00e0 pubblica.Tina guida Weston in questo turbinio di attivit\u00e0, riunioni, spedizioni archeologiche, partecipazione a gruppi che presentano petizioni e proposte e il loro appartamento nel giro di pochi mesi si trasformer\u00e0 in uno dei punti di riferimento della vita culturale e artistica. Il fascino di Tina viene notato da molti e molti scrivono di lei, Federico Marin la descrive come \u201cuna bellezza misteriosa, priva di volgarit\u00e0\u2026. ma non allegra, bens\u00ec austera, terribilmente austera. Non malinconica n\u00e9 tragica ma ci sono uomini che si innamorano follemente di lei e qualcuno \u00e8 arrivato a suicidarsi\u2026\u201d Anche Vasconcelos nelle memorie che scrive anni dopo ritrae Tina come una donna in grado di portare involontariamente gli uomini alla pazzia: \u201cdi una bellezza scultorea e depravata, teneva unito il gruppo con il comune desiderio e lo divideva per le feroci rivalit\u00e0\u2026\u201d. Intanto \u00e8 il periodo in cui la cultura messicana \u00e8 sferzata dalle \u201cscariche elettropoetiche\u201d del movimento estridentista che ha in comune con il Futurismo europeo il tratto tagliente ed esasperato nella grafica e il dinamismo plastico nella pittura, l\u2019attrazione per le macchine e soprattutto per gli aerei. La poesia estridentista \u00e8 \u201cmusica delle idee\u201d ed esalta il contrasto tra note oscure e note luminose, paragonando il suono delle parole a quello del sassofono e della batteria nel jazz. La radio viene considerata il mezzo ideale per la diffusione poetica tanto che le pubblicazione estri dentiste non si definiscono \u201corgani\u201d del movimento ma \u201cirradiazioni\u201d. Tina sta sperimentando nuove tecniche fotografiche, sulla sovraesposizione e alcuni suoi lavori vengono riconosciuti come fotografie estridentiste come le simmetrie di pali della luce sovraesposti, con i fasci di cavi in fuga verso il cielo o le geometrie delle scalinate dello stadio. Tina incomincia a sentirsi indipendente anche nella fotografia, non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019assistente di Weston che si limita a imitarne tecnica e soggetti. Weston stesso \u00e8 ammirato dei progressi che vede compierle e avverte sempre pi\u00f9 una sensazione di lontananza che non riesce a colmare. Il 1924 \u00e8 l\u2019anno della prima mostra di Tina e i critici apprezzano molto la sua opera senza considerarla pi\u00f9 la semplice allieva di Weston ma mettendone in risalto l\u2019originalit\u00e0 della ricerca espressiva. L\u2019interesse per i problemi sociali diventa passione politica, e in lei crescono dubbi sul rapporto fra arte e impegno militante. La sperimentazione e la ricerca non bastano pi\u00f9, si convince che anche la fotografia, soprattutto la fotografia, debba esprimere qualcosa che vada oltre il formalismo estetico che sta virando ormai alla rarefazione, all\u2019astrattismo puro. Sente di dover incidere sulla realt\u00e0, rappresentandola nei suoi aspetti pi\u00f9 controversi, cogliendone il malessere, esaltandone la forza di ribellione ovunque si manifesti. Il divario con Weston si acuisce tanto che lui decide di tornare negli Stati Uniti alla fine del 1924, dopo aver dedicato a Tina una serie di ritratti in cui lei posa anche nuda. Qualcosa si \u00e8 rotto del comune sentire, e pi\u00f9 lei si \u00e8 avvicinata agli aspetti sociali della realt\u00e0 circostante, pi\u00f9 lui si \u00e8 chiuso in un individualismo pessimista. Tina sente di non poter restare a guardare dietro l\u2019obiettivo, avverte in modo prepotente la necessit\u00e0 di opporsi con maggiore impegno alle forze che stanno sgretolando le conquiste della rivoluzione. Il Messico pi\u00f9 ancora degli altri paesi latinoamericani \u00e8 attaccato dal colonialismo della \u201cDottrina Monroe\u201d quella che riduce il Centroamerica al \u201ccortile di casa\u201d degli Stati Uniti. L\u2019utopia sovietica alimenta le speranze dell\u2019America Latina, ma Mosca \u00e8 lontana. Tina si interroga e in una lettera a Weston del 1925 si coglie una profonda confusione interiore per non sapere cosa fare in questo frangente scrivendo: \u201csento che il problema del vivere incide profondamente sul problema della creativit\u00e0 artistica\u2026\u201d Continua a frequentare Diego Rivera, conosce Vladimir Majakovskij giunto nella capitale attratto dai fermenti artistico-politici e rafforza l\u2019amicizia con Xavier Guerrero che vive un\u2019analoga disaffezione al lavoro di muralista puro in nome della militanza totale. Guerrero teme, prima di Tina, che le ore dedicate alla pittura siano irrimediabilmente negate alla costruzione del Mondo Nuovo e inoltre, come messicano, deve difendere quel poco rimasto di una rivoluzione riassorbita dal burocratismo e smembrata dalle finanziarie straniere. Tina \u00e8 affascinata dalla fede incrollabile e granitica di Xavier e l\u2019influenza che Tina subir\u00e0 sar\u00e0 determinante nelle scelte dei tragici anni che si stanno avvicinando. Tina rivede Weston nel 1925 quando lui ritorna in Messico e iniziano a viaggiare verso sud, fermandosi per qualche tempo a Puebla e Oaxaca. In una sosta tra un viaggio e l\u2019altro si fermano nella capitale per l\u2019inaugurazione della loro mostra che ha per sottotitolo L\u2019imperatore della fotografia e la bellissima Tina Modotti: una combinazione irresistibile. Tina si infuria per questa frase perch\u00e9 ancora una volta si esalta la sua immagine esteriore relegando in secondo piano qualsiasi risultato ottenuto nel lavoro. Interviene per\u00f2 la voce autorevole di Diego Rivera che nella presentazione scrive: Tina Modotti esprime una profonda sensibilit\u00e0 su un piano che, pur tendendo all\u2019astrazione, senza dubbio pi\u00f9 etereo, e in un certo senso pi\u00f9 intellettuale, trae linfa dalle radici del suo temperamento italiano. La sua opera artistica \u00e8 fiorita per\u00f2 in Messico, raggiungendo una rara armonia con le nostre stesse passioni. La fama della coppia Tina ed Edward si stempera nella realt\u00e0 quotidiana, le loro strade sono ormai separate, divergenti. E il legame con Xavier Guerrero si sta trasformando in un rapporto profondo, di affinit\u00e0 che coinvolgono l\u2019intimo e il politico in un intreccio unico. Ma non \u00e8 questo a escludere Weston dalla vita di Tina: pur continuando ad amarla egli non riesce a condividere le scelte, si chiude nel suo individualismo scettico e privo di sperane sulle possibilit\u00e0 di qualsiasi lotta per un ideale. Il Messico non gli trasmette pi\u00f9 le sensazioni di un tempo e nel novembre del 1926 ritorna al nord. Tina intanto aveva venduto la sua piccola e vecchia Korona per comprarsi una Graflex che diventa un occhio spietato sulla miseria, sulla sofferenza, cattura la desolazione ma esalta anche la rabbia, la protesta organizzata. Mani di operai strette sui badili, consumate dalla polvere e dal sudore, mani di burattinai percorse da vene gonfie di fatica, mani di indiani che lavano miseri vestiti sulla pietra, scurite dal sole. La miseria \u00e8 un crimine e le fotografie di Tina lo urlano, lo affermano senza pietismo e falsa compassione. Il suo lavoro comincia a varcare frontiere geografiche e barriere politiche e le sue fotografie vengono pubblicate dalle pi\u00f9 prestigiose riviste. Tina Modotti ha aperto il cammino al reportage sociale, quello che Robert Capa, David Seymour, Gerta Taro renderanno immortale. Loro faranno della fotografia la missione di un\u2019intera vita mentre per Tina rimarr\u00e0 solo un mezzo, una transizione, quando raggiunger\u00e0 il punto pi\u00f9 espressivo della sua arte decider\u00e0 di abbandonarla in nome di una rivoluzione che non vedr\u00e0 mai. IL Partito comunista messicano era stato fondato nel 1918 e nel 1923 Xavier Guerrero, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera diventano membri del comitato esecutivo. Al principio \u00e8 l\u2019arte che irrompe nella polita con la sua carica di creativit\u00e0 aggressiva che sgretola i vecchi schemi e impone un ritmo febbrile al cambiamento dei valori. Ma gi\u00e0 nel 1924 l\u2019urto tra Trockij e Stalin si risolve a favore di quest\u2019ultimo e la ragion di stato, cio\u00e8 del Comintern deve prevalere sulle emozioni rivoluzionarie: certi comportamenti dell\u2019ambiente culturale messicano vengono considerati come pericolosi \u201cdeviazionismi\u201d dalla rigida morale sovietica. Il pi\u00f9 incline ad accettare le direttive di Mosca \u00e8 Guerrero, seguito da Sequeiros che ha comunque uno spirito militare molto sviluppato. Diego Rivera \u00e8 attratto dagli eccessi e irriducibile alla disciplina di partito. \u00c8 sinceramente comunista ma nel senso pi\u00f9 totalizzante: nell\u2019immediatezza della realt\u00e0 che vede, sente, afferra e non nella logica degli equilibri e delle sottili manovre che regolano la gestione del potere. Rivera si allontaner\u00e0 dai suoi compagni a causa delle radici profonde in quella che si potrebbe sommariamente definire messicanit\u00e0. Il comunismo nell\u2019accezione di Mosca e la linea imposta ottusamente dal Comintern a un paese che \u00e8 quanto pi\u00f9 lontano e diverso ci sia rispetto al rigore sovietico spingono Diego Rivera a esasperare inconsciamente tutto ci\u00f2 che per lui \u00e8 l\u2019essenza della messicanit\u00e0. Xavier Guerrero non perdona a Riverra il protagonismo e il bisogno di accentrare l\u2019attenzione e sente di dover abbandonare la pittura per dedicare tutto se stesso alla militanza. Tina vede in lui quella sicurezza che le \u00e8 sempre mancata: seguire Xavier significa anestetizzarsi al dolore di un\u2019esistenza irrequita, rinunciare alla sensibilit\u00e0 che corrode e tormenta, scegliendo una fede che assorbe tutto, anche i sentimenti. Nel 1927 Tina si iscrive al Partito comunista messicano e diventa instancabile organizzatrice e dedica gran parte del suo tempo alla redazione di \u201cEl Machete\u201d traducendo articoli e analisi di politica estera. Il giornale \u00e8 ormai l\u2019organo ufficiale del partito. La fotografia rappresenta per Tina ancora un impegno costate e anche l\u2019unica fonte di sostentamento ma \u00e8 sempre pi\u00f9 attivit\u00e0 da subordinare alla militanza. Il rapporto con Xavier non \u00e8 facilmente definibile, le emozioni in lui vanno lette negli sguardi, interpretate nei rari gesti calmi, per amarlo Tina pu\u00f2 solo sentire ci\u00f2 che lui sente e rispettarne il carattere impenetrabile. Accanto a Guerrero Tina si livera dall\u2019immagine di donna fatale che molti si ostinano ancora a esaltare contribuendo a costruirle una fama che in certi casi assume contorni inquietanti. Xavier viene chiamato a Mosca e parte, Tina capisce, non si oppone e condivide la necessit\u00e0 di anteporre il dovere ai sentimenti. Nel 1927 Tina conosce Vittorio Vidali legato ai servizi segreti sovietici e si rende conto che tra i dirigenti ha un\u2019aura di tacito rispetto e gode di un carisma che la intriga, e vede che tra i comunisti messicani sia considerato a un livello molto alto. Il rapporto tra Tina e Weston \u00e8 ormai ridotto alla corrispondenza epistolare ma \u00e8 solo a lui che Tina confida e trasmette inquietudini e sensazioni contraddittorie che mette a tacere quando dedica giorni e notti al lavoro di militante impegnandosi nell\u2019organizzazione del Soccorso rosso internazionale. Non vuole convincere Weston della giustezza delle proprie scelte ed evita le frasi fatte, i facili slogan, i termini che ricorrono nei proclami e comizi e lo fa senza alcuno sforzo perch\u00e9 \u00e8 un linguaggio che non le apparterr\u00e0 mai. Dedicando sempre maggior tempo all\u2019attivit\u00e0 politica attrae ben presto le attenzioni delle spie italiane e quando Tina firma un articolo su \u201cEl Machete\u201d per incitare a partecipare a una manifestazione in memoria di un giovane operaio ucciso nel carcere di Perugia, il Ministero degli esteri apre quindi un \u201cfascicolo Tina Modotti\u201d. Quando Xavier Guerrero si trasferisce a Mosca, l\u2019appartamento di Tina si trasforma in uno studio di lavoro e non concede molto alle visite e alle serate tra amici anche se non rifiuter\u00e0 mai l\u2019ospitalit\u00e0 a militanti stranieri di passaggio tanto che il suo indirizzo diventa ben presto pi\u00f9 noto di quello del partito. Nel giugno del 1928 nella redazione del \u201cMachete\u201d entra Julio Antonio Mella un giovane cubano che vuole fomentare la rivoluzione contro la dittatura. L\u2019attrazione reciproca \u00e8 evidente e Tina si innamora in poco tempo di Julio al punto da scoprire di non aver mai provato una simile intensit\u00e0 di emozioni e lui la ama con una passione frenetica incalzante come il ritmo senza respiro con cui ha vissuto ogni minuto dei suoi ventisette anni. Tina \u00e8 ancora da tutti considerata come la donna di Xavier Guerrero e lei vive un travaglio interiore che la porta a chiarire la sua posizione con Xavier scrivendogli una lettera e spiegandogli il suo sentimento nei confronti di Mella: Guerrero sceglier\u00e0 il silenzio, nessuna risposta alla lettera di Tina. Mella \u00e8 colpito dalla figura di Lenin ma \u00e8 anche affascinato dal comandante dell\u2019Armata Rossa, Trockij. E\u2019 dotato di grande capacit\u00e0 comunicativa, \u00e8 il trascinatore di ogni agitazione, teorizza l\u2019azione diretta individuale e collettiva, ma \u00e8 anche la mente organizzatrice che unisce le lotte e universitarie, operaie e contadine. Il principale scopo del suo impegno politico \u00e8 organizzare una spedizione a Cuba per scatenare l\u2019insurrezione. Lo scontro tra Trockij e Stalin \u00e8 avvenuto nel 1924. &nbsp;Al principio della \u201crivoluzione permanente\u201d sostenuto dal primo come mezzo irrinunciabile per la sconfitta dell\u2019imperialismo occidentale, viene imposto quello della \u201crivoluzione in un solo paese\u201d propugnato da Stalin. Alla morte di Lenin, Stalin tesse una serie di alleanze nel partito che sgretolano il potere personale e politico di Trockij fino a riuscire a farlo espellere dal partito nel 1927. Mella non si \u00e8 mai schierato apertamente con Trockij , ma la sua ferma convinzione di voler fomentare l\u2019insurrezione a Cuba \u00e8 avversata da Mosca senza possibilit\u00e0 di compromesso. Ogni focolaio di guerriglia rappresenta per il Comintern un pericolo al consolidamento del potere in Unione Sovietica, perch\u00e9 pu\u00f2 favorire e incentivare gli attacchi delle potenze capitaliste. Mella viene comunque considerato un ribelle che si ostina a rifiutare la logica degli apparati, e con Diego Rivera decide di affrontare a Mosca l\u2019intransigenza del Comintern e lo stesso Stalin. Viene chiesta l\u2019espulsione di Mella dal partito appoggiata da Xavier Guerrero e Vittorio Vidali, Mella viene sommariamente rimosso dal comitato centrale e isolato: davanti al divieto di organizzare una spedizione a Cuba rompe qualsiasi collaborazione con il partito, \u00e8 il dicembre 1928, un mese prima del suo assassinio. La morte di Mella porta Tina a rifugiarsi nella militanza in cui si sente protetta da dubbi e lacerazioni, il partito ha sempre ragione \u00e8 la risposta ad ogni incertezza. Tina, in una lettera a Weston scrive: \u201ceppure oggi non posso concedermi neanche il lusso del dolore perch\u00e9 so che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per le lacrime: ci si aspetta il massimo da noi, e noi non dobbiamo mancare, n\u00e9 fermarci a met\u00e0 del cammino. Fermarsi \u00e8 ormai impossibile, la nostra coscienza e la memoria delle vittime non ce lo consentono\u201d. In questo periodo Vittorio Vidali sta vicino a Tina per controllare personalmente che il suo tormento silenzioso non si trasformi in una crisi pericolosa. Tina conosce nel 1928 Frida Kahlo che si era avvicinata al Partito comunista trovando in Tina un referente e un legame di amicizia immediata. Frida, vittima di un incidente quando aveva 18 anni dal quale tutti avevano creduto che sarebbe rimasta inchiodata a una sedia per il resto dei suoi giorni, costruisce un rapporto con indissolubile con il dolore e da cui trae linfa per la sua creazione artistica. Con Tina divide pi\u00f9 l\u2019intuizione di un passato trasgressivo che le rinunce di un presente da militanti. Frida \u00e8 pi\u00f9 giovane di undici anni e frequentare l\u2019\u2019ambiente comunista corrisponde a un bisogno di ribellione e non a una scelta sacrificale. Tina \u00e8 attratta dalla forza che sente in lei, dalla determinazione con cui si \u00e8 riappropriata della vita. E\u2019 a casa di Tina che Diego Rivera conosce Frida e nel 1929 si sposeranno. Diego Rivera, dopo la morte di Mella, sente che il partito sta tradendo l\u2019essenza rivoluzionaria che gli aveva data vita. Il comunismo per Diego \u00e8 soprattutto l\u2019affermazione di valori umani e sociali finalizzati all\u2019indipendenza non solo da un punto di vista economico e politico, ma anche culturale, inteso come rispetto delle esigenze e dei modi di vita di ogni individuo e di ogni singolo paese. La rottura \u00e8 ormai inevitabile dopo la svolta autoritaria e accentratrice di Mosca. Con Tina comunque, Diego e Frida cercano di evitare lo scontro diretta sapendo che lei \u00e8 tacitamente allineata con la nuova dirigenza. Nell\u2019ottobre del 1929 Diego Rivera viene espulso dal partito con motivazioni pretestuose, ma in realt\u00e0 Diego si \u00e8 schierato apertamente con l\u2019Opposizione di sinistra e non nasconde pi\u00f9 le sue simpatie per Trockij. Tina non fa nulla per contrastare le accuse e lo considera un traditore; anche l\u2019amicizia con Frida finisce, la cancella dall\u2019esistenza in nome della fede. Nel 1929 Tina si impegna a fondo nel comitato \u201cManos fuera de Nicaragua\u201d, l\u2019invasione statunitense del piccolo paese centroamericano alimento lo spirito indipendentista di tutto il continente. Il Comintern ha deciso di boicottare con ogni mezzo la lotta dei nicaraguensi. Stalin vuole ingraziarsi Washington per mantenere gli Stati Uniti il pi\u00f9 lontano possibile dallo scontro che gi\u00e0 deve sostenere con le potenze europee e la politica del \u201ccortile di casa\u201d pu\u00f2 diventare un tacito accordo sulle rispettive aree di influenza. Tina vuole lasciare il Messico per andare a combattere sulle montagne del Nicaragua. Vidali le spiega che Sandino sta facendo quello che a Washington si aspettano. Grazie a lui rafforzeranno la presenza in tutto il Centroamerica. Tina incontra Sandino che non accetta la proposta di lei, di unirsi ai guerriglieri, sopravvivere nelle montagne \u00e8 arduo anche per i pi\u00f9 induriti guerriglieri. Nel febbraio 1930 a seguito di un tentativo di attentato al nuovo insediato Pascual Ortiz Rubio a citt\u00e0 del Messico, Tina viene espulsa dal paese perch\u00e9 viene accusata di aver partecipato alla pianificazione dell\u2019attentato e di esserne uno dei \u201cmandanti intellettuali\u201d.Tina durante il viaggio in nave con destinazione Europa, scrive a Weston, affranta dalla situazione, cita una frase di Nietzsche che lui stesso una volta le aveva detto: \u201ctutto ci\u00f2 che non mi uccide mi fortifica\u201d. Tina ha ora 34 anni, ha perso di colpo tutte le sue relazioni con l\u2019ambiente fotografico, non ha mezzi per sostentarsi e si ritrova ancora una volta sola. La militanza \u00e8 l\u2019unico rifugio che le rimane. Contare sull\u2019appoggio dell\u2019Internazionale comunica \u00e8 ormai una scelta obbligata. Il prezzo sar\u00e0 quello di mettere da parte qualsiasi dubbio e incertezza, qualsiasi distinzione fra compagni che sbagliano e traditori. IL 14 aprile 1939 Tina giunge a Berlino dove affronta enormi difficolt\u00e0 per ricercare un\u2019indipendenza economica tentando di sfruttare la sua esperienza professionale, ma la diffusione della fotografia in Germania \u00e8 superiore ad ogni altro paese e trovare qualche impiego remunerativo si dimostra tutt\u2019altro che facile. Riesce con il tempo a ritagliarsi uno spazio e nelle foto del periodo tedesco riaffiora la Tina luminosa, spregiudicata, incline a giocare con la vita propria e altrui ma senza ferire, limitandosi a sorriderne di lato. L\u2019ideologia nazista conquista il consenso delle masse e Tina si rende conto che l\u2019Europa non le potr\u00e0 mai offrire un ambiente favorevole per la sua arte fotografica e soprattutto per la sua militanza, \u00e8 costretta a limitare le discussioni al chiuso delle case di amici e il suo \u00e8 lavoro clandestino. Nonostante la fotografa Lotte Jakobi esibisca i lavori di Tina in un\u2019esposizione privata suscitando una profonda emozione nel critico Kisch che scriver\u00e0: Il suo segreto \u00e8 riuscire a rendere una visione della realt\u00e0 attraverso l\u2019immagine che lei ha del mondo. Ci\u00f2 significa che gli occhi tristi di un bambino riesce a renderli pi\u00f9 belli dello sguardo di una reginetta. E i paesaggi industriali, i mezzi di produzione, le mani, le chitarre\u2026appaiono pi\u00f9 affascinanti delle verdi strade svizzere. Ma gli uomini del suo mondo non sono felici. Perch\u00e9? E\u2019 questa la domanda che sorge dalle sue fotografie. Intanto Vidali propone sempre a Tina di andare con lui a Mosca e quando a lei scade il permesso di soggiorno decide di partire, l\u2019Europa ormai per lei non rappresenta niente. Tina lascia Berlino, e la fotografia, nell\u2019ottobre del 1930. A Mosca viene assegnata all\u2019ufficio estero del Soccorso rosso e si immerge con instancabile disciplina nel lavoro burocratico. La conoscenza di varie lingue e la dedizione con cui resta chiusa nel suo piccolo ufficio per dodici ore al giorno le valgono una specie di promozione al settore Stampa e propaganda. Traduce articoli da giornali stranieri e ne cura l\u2019archivio, scrive relazioni e appelli, va nelle fabbriche a tenere conferenze sulla repressione nei paesi europei e latinoamericani. Fra il 1932 e 1933 Tina viaggia in Polonia, Ungheria, Romania svolgendo incarichi per il Soccorso rosso. Nel 1934 si trasferisce per alcuni mesi a Parigi dove la raggiunge Vidali che per\u00f2 viene scoperto dalla polizia francese che gli consiglia di lasciare il paese, va quindi in Belgio. Fino al 1935 vive tra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi per attivit\u00e0 di soccorso ai perseguitati politici.&nbsp; Nel luglio del 1936 quando scoppia la guerra civile in Spagna va a Madrid, lavora negli ospedali e si dedica all\u2019attivit\u00e0 di politica e cultura. Qui conosce Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway e molti altri artisti e letterati dell\u2019epoca. Nel 1938 durante la ritirata aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e riesce ad arrivare a Parigi non senza difficolt\u00e0 dove la attende Vidali. Chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attivit\u00e0 clandestina antifascista ma le viene negato per la troppa pericolosit\u00e0 della situazione politica. Come altri esuli, Tina e Vidali rientrano in Messico dove conducono un\u2019esistenza difficile. Nel 1942 Tina Modotti muore di infarto in un taxi mentre rientra a casa da una cena con gli amici. Il tema della Libert\u00e0 \u00e8 presente in questa mostra e nelle sue fotografie, e nel contempo \u00e8 legato alla sua poliedrica personalit\u00e0 che si sviluppa con una coerenza priva di compromessi nell\u2019arco della sua intera esistenza, scandita da capitoli che hanno incrociato la storia politica del mondo nell\u2019arco della sua pur breve esistenza. Ma la sua libert\u00e0 di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumit\u00e0 le fecero declinare le offerte. Inizi\u00f2 cos\u00ec una fase da rifugiata politica che la port\u00f2 in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verr\u00e0 accolta nuovamente in Messico, dove vivr\u00e0 nell\u2019ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali. Tina Modotti \u00e8 oggi una fotografa che ha lasciato un\u2019impronta indelebile nella storia contemporanea. Vita, arte e rivoluzione: queste le parole chiave degli scatti che colgono i simboli della lotta di classe, i lavoratori, le donne del popolo, gli assembramenti, i dettagli. Intense le istantanee delle donne di Tehuantepec che, camminando velocemente per natura, raccontano la volont\u00e0 di Tina di ricercare in una societ\u00e0 antica una nuova verit\u00e0 e un senso poetico che divengano per lei inesauribile linfa creativa; austeri, in tal senso, gli sguardi dei bambini, che sembrano penetrare l&#8217;obiettivo nel tentativo di raggiungere l&#8217;anima di chi scatta. A chiudere la mostra, infine, una selezione di ritratti di Tina, tra cui alcuni di quelli da lei definiti immortali, realizzati da Edward Weston. Nell&#8217;osservarli, sembra udirsi l&#8217;eco delle parole di Federico Marin, che la descrisse come \u201cuna bellezza misteriosa, priva di volgarit\u00e0 [\u2026], ma non allegra, bens\u00ec austera, terribilmente austera. Non malinconica, n\u00e9 tragica\u201d. Fascino e mistero restano tuttora intatti, poich\u00e9 le parole scritte nelle lettere, il suo peculiare sguardo, l&#8217;ardita sperimentazione, collocano Tina Modotti tra i pi\u00f9 grandi interpreti della realt\u00e0 della condizione umana, colta nelle sue infinite sfaccettature. La natura immersiva dei suoi scatti, derivante da un&#8217;innata empatia verso i soggetti, si fa voce capace di narrare a chi guarda l&#8217;infinita variet\u00e0 del mondo e, contemporaneamente, la sua universalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"762\" height=\"532\" data-attachment-id=\"1000008494\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008494\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?fit=762%2C532&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"762,532\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"TinaModotti\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?fit=300%2C209&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?fit=762%2C532&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?resize=762%2C532&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008494\" style=\"width:1163px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?w=762&amp;ssl=1 762w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?resize=300%2C209&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/TinaModotti.png?resize=750%2C524&amp;ssl=1 750w\" sizes=\"(max-width: 762px) 100vw, 762px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Felice e libera<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna Tina felice e libera (felice perch\u00e9 libera)\u201d: cos\u00ec si definisce Tina Modotti in una lettera dell&#8217;aprile 1925, sintetizzando, con una sola firma autografa, tutta la sua poetica artistica. Tutto, nella vita della fotografa udinese, pare accompagnare verso la verit\u00e0 dell&#8217;esistenza, vissuta con un&#8217;intensit\u00e0 profonda e totalizzante. Gli scatti da lei eseguiti nel corso degli anni sembrano fissare i passi da lei compiuti nel diventare un modello di indipendenza, emancipazione e avanguardia. Fin dagli esordi si capisce che a quella diciassettenne immigrata in solitudine negli Stati Uniti non pu\u00f2 bastare una vita rassicurante tra gli italiani che tentano la fortuna all&#8217;estero, che \u00e8 destinata ad altro. L&#8217;incontro con il poeta Roubaix de l&#8217;Aubrey Richey, detto Robo, le apre la via per nuove esperienze e incontri con intellettuali e artisti dell&#8217;epoca: da lui Tina impara a \u201cvivere nella bellezza\u201d. La passione per il fotografare, attivit\u00e0 con cui era entrata in contatto da bambina tramite lo zio paterno Pietro Modotti, le invade gli occhi e l&#8217;anima definitivamente dopo l&#8217;incontro con il fotografo Edward Weston, di cui diventa assistente e amante. Dopo la morte prematura di Robo si trasferisce con Edward a citt\u00e0 del Messico; la coppia diviene il fulcro della vita messicana boh\u00e8mienne e organizza serate nella dimora di Calle Lucerna, dove tra i frequentanti si ritrovano i volti pi\u00f9 noti della politica, della letteratura e dell&#8217;arte. Tina comprende che la fotografia pu\u00f2 andare oltre la ricerca estetica, che pu\u00f2 contribuire alla constatazione sociale. C&#8217;\u00e8, tra le pieghe dei suoi scatti, la volont\u00e0 di addentrarsi nell&#8217;autenticit\u00e0 del sentimento del suo tempo, attraversandone i languori, le difficolt\u00e0, le ebbrezze, le mai sopite speranze. Non traspare giudizio, dagli scatti di Tina, se mai una sorta di trasfigurazione simbolica del reale, che trova cos\u00ec una collocazione fuori da ogni tempo e spazio. Tina registra ogni aspetto con oggettivit\u00e0, lasciando ampio spazio alla figura umana, quasi a volerne ribadire l&#8217;assoluto protagonismo: la storia non pu\u00f2 essere senza gli uomini. Sulle pagine della storia Tina scrive con la luce i volti di chi, anonimo o ben noto, pensa possa svolgere un ruolo cruciale. Ecco dunque comparire gli amici artisti Diego Rivera, Frida Kahlo e Xavier Guerrero, l&#8217;attrice e ballerina Dolores del Rio, Edward Weston, il giornalista e attivista politico cubano Julio Antonio Mella, il politico Vittorio Vidali. I ritratti si susseguono e si accompagnano a quelli della gente comune, ai volti interpreti della rivoluzione. Tina stessa si fa fotografare in momenti differenti della sua vita, quasi a tracciare una linea del tempo che sappia ricomporre una memoria collettiva e renderla universale. Dall&#8217;Italia agli Stati Uniti, dal Messico a Berlino, a Mosca, in Spagna e nuovamente in Messico: in un arco di tempo troppo breve Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti diviene Tina, poi Tinissima, infine Maria. Nomi diversi per un solo volto, un unico sguardo sul mondo, scevro da sovrastrutture. Attraverso Tina Modotti, l&#8217;arte rivendica il suo diritto e la sua urgenza nell&#8217;intervenire nelle vicende del mondo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"779\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"1000008491\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008491\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?fit=1948%2C2560&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1948,2560\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1176495562&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"s.a._Tina_Modotti,_San_Francisco,_1919_c.ca[1]\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?fit=228%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?fit=779%2C1024&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_.jpg?resize=779%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008491\" style=\"width:1156px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=779%2C1024&amp;ssl=1 779w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=228%2C300&amp;ssl=1 228w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=768%2C1010&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=1169%2C1536&amp;ssl=1 1169w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=1558%2C2048&amp;ssl=1 1558w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=1522%2C2000&amp;ssl=1 1522w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=750%2C986&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?resize=1140%2C1498&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/s.a._Tina_Modotti_San_Francisco_1919_c.ca1_-scaled.jpg?w=1948&amp;ssl=1 1948w\" sizes=\"(max-width: 779px) 100vw, 779px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Istantanee<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vita si fa strada nell&#8217;arte di Tina attraverso i volti e le attivit\u00e0 della popolazione che la circonda, la stessa in cui cerca di ritrovare le radici di un&#8217;umanit\u00e0 che appare ormai perduta. Il suo orientamento ideologico condiziona il modo in cui osserva la realt\u00e0 messicana a lei contemporanea, offrendola allo sguardo in tutta la sua complessa autenticit\u00e0. Tina non si limita a osservare dall&#8217;esterno, bens\u00ec diviene partecipe di un mondo idealizzato per la sua dimensione primitiva, capace di regalarle nuova linfa creativa. Accanto alla denuncia sociale, il soggettivismo di Tina assume le marcate caratteristiche dell&#8217;adesione empatica: vi \u00e8 in questi scatti una volont\u00e0 di autodeterminarsi attraverso il proprio modo di fotografare, di sovrapporre oggettivit\u00e0 e idealismo, di identificarsi eticamente con i soggetti attivi della rivoluzione che animano lo spirito del tempo. Quella ritratta da Tina \u00e8 una societ\u00e0 segnata da un immobilismo secolare e al contempo portatrice di un&#8217;intrinseca modernit\u00e0, garantita dal reiterarsi di gesti che raccontano una memoria fuori dallo spazio e dal tempo. In un mondo senza confini precisi, braccianti, donne e bambini si aggirano, come quelli che saranno i contadini di Carlo Levi, \u201csenza peccato e senza redenzione\u201d. Tina riprende tutto con il suo entusiasmo e la sua Graflex, non sempre adatta al passo veloce dei nativi: le donne di Tehuantepec le regalano spesso scatti mossi di cui non trova soddisfacente la resa e dei quali si lamenta con Weston in una delle numerose lettere. Con sguardo fresco e nuovo Tina interpreta il reportage sociale: nella forza e nell&#8217;indipendenza delle donne Tehuane ritrova le sue origini pi\u00f9 profonde di donna emancipata e moderna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vita nell&#8217;arte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una lettera Garcia M\u00e0rquez scrive \u201cDa un lato, pensando alla politica, il dovere rivoluzionario di uno scrittore \u00e8 quello di scrivere bene. Dall&#8217;altro, l&#8217;unica possibilit\u00e0 che abbiamo di scrivere bene \u00e8 scrivere le cose che abbiamo visto.\u201d. Tina sposa questa affermazione attraverso il suo personale modo di scrivere, ovvero combinando estetica e impegno politico attraverso la fotografia: per lei, la rivoluzione passa attraverso lo sguardo. Le sue istantanee sono, in prima istanza, le pagine del diario di una nomade dello spirito, una narrazione visiva geografica, estetica e sociale che va a coincidere con un elaborato percorso interiore. Mano a mano che si distacca dalle forme fotografiche, Tina si avvicina al nucleo del sentimento rivoluzionario, ne sposa gli intenti e la passione che andranno sempre maggiormente a influenzare le sue scelte di vita, portandola gradatamente a smettere di fotografare per dedicarsi completamente all&#8217;attivismo politico. Fotografare per Tina rappresenta \u201cnon solo un mezzo di sostentamento, ma un lavoro che sono arrivata ad amare con vera passione e che offre tali possibilit\u00e0 di espressione (&#8230;)\u201d. Gli scatti incontrano la propaganda tra il 1926 e il 1929: \u00e8 in questo periodo che Tina realizza alcune delle sue opere pi\u00f9 emblematiche, come Chitarra, falce e cartucciera, Sombrero, Falce e martello, Donna con bandiera. Le immagini cristallizzano il contesto politico e sociale del tempo, contribuendo alla promozione delle idee rivoluzionarie: operai, donne e contadini si dimostrano consapevoli dei loro diritti e manifestano la volont\u00e0 di rivendicarli con forza; la durezza del lavoro quotidiano e la dignit\u00e0 dei lavoratori si fanno testimonianza di forza fisica e statura morale. La realt\u00e0 entra prepotentemente nell&#8217;arte, una voce si alza nel silenzio, la fotografia diviene poesia dell&#8217;anima.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Metamorfosi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La transitoriet\u00e0 della realt\u00e0 pu\u00f2 lasciare tracce indelebili nella memoria, destinata a modificarne le forme per sempre, pur mantenendone immutata la sostanza. Lo sa bene Tina, che nel 1926 scrive a Weston: \u201cD&#8217;ora in poi tutto ci\u00f2 che possiedo deve essere legato soltanto alla fotografia. Il resto &#8211; anche le cose che amo, cose concrete &#8211; le condurr\u00f2 attraverso una metamorfosi \u2013 da concrete le trasformer\u00f2 in astratte \u2013 per quanto mi riguarda \u2013 e cos\u00ec potr\u00f2 continuare a possederle per sempre nel mio cuore.\u201d. Il processo di astrazione sembra riverberare nelle ricerche stilistiche dell&#8217;anno precedente, a cui risalgono scatti suggestivi come Prospettiva con fili elettrici, Bicchieri e Canne di bamb\u00f9. Tra il 1924 e il 1926 Tina non pu\u00f2 non risentire degli influssi delle ricerche sperimentali da parte di artisti e fotografi del suo tempo, pur mantenendo intatta la sua personale prospettiva di indagine. L&#8217;architettura e la natura morta diventano per Tina motivo di interesse, nel tentativo di cristallizzare le immagini sottraendole a ogni dimensione temporale per depositarle in una memoria personale e collettiva. Come Lola \u00c1lvarez Bravo, Tina attraversa la realt\u00e0 urbana assorbendone le suggestioni, concentrando la sua attenzione sull&#8217;improvvisa apparizione e sull&#8217;evocazione poetica da questa suscitata. In questo non appare concettualmente distante da Lucien Herv\u00e9, convinto sostenitore del fatto che la fotografia di architettura dovesse \u201ctradurre allo stesso tempo l&#8217;emozione provata di fronte ad essa, le ragioni stesse di tale emozione\u201d. I confini spaziali sembrano annullarsi nelle ardite prospettive, nei tagli di luce, nei punti di fuga, che regalano allo sguardo una visuale sull&#8217;oltre, guidandolo verso un processo che sembra alludere alla necessit\u00e0 continua di cambiamento da parte dell&#8217;uomo.\u00c8 forse la natura nomade e indagatrice della Modotti a cercare attraverso questa serie di scatti, debitori dell&#8217;influenza di Weston, il riflesso della propria inquieta natura all&#8217;interno delle forme, tra armonie geometriche ed estetizzanti. Ogni scatto urbanistico di Tina ricorda un passo compiuto da un funambolo, sospeso sul vuoto, deciso e precario nel contempo: non si tratta di un&#8217;indagine stilistica tout court, ma di una ricerca interiore di equilibrio che utilizza la forma come linguaggio ai fini dell&#8217;espressione di una personalit\u00e0 fertile e poliedrica.<\/p>\n\n\n\n<p>Luce e ombra cos\u00ec come vuoti e pieni fanno da specchio a vita e arte, divenendo preziosi accessi alla spiritualit\u00e0 di un&#8217;anima delicata e complessa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manifestare la primavera<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La rappresentazione delle mani ha sempre rivestito nell&#8217;arte un ruolo primario. Esse costituiscono, fin dalle origini dell&#8217;uomo, uno strumento fondamentale per la rivendicazione della propria identit\u00e0, un mezzo dalle spiccate capacit\u00e0 espressive che permette all&#8217;artista di dare forma alla propria creazione. Per Tina Modotti sono le mani a dare forma al mondo, attraverso il lavoro che svolgono con fatica, dedizione, amore. Negli scatti dedicati alle mani, l&#8217;attenzione per la composizione e gli aspetti formali appresi da Weston incontrano la passione di Tina per la vita dei lavoratori e per i valori morali che essi incarnano. Definite da Manuel \u00c1lvarez Bravo come appartenenti a una \u201cfase di transizione\u201d, queste fotografie si rivelano indice dell&#8217;adesione emotiva della Modotti alla causa rivoluzionaria, con forza avvolgente ed eloquente. Il close up del taglio fotografico modernista esplicita l&#8217;intento di utilizzare il dettaglio per penetrare i segreti dell&#8217;esistenza scavando tra le pieghe della realt\u00e0. Come per Pablo Neruda, l&#8217;arte fotografica diviene per Tina un modo per sostituire tante dimenticanze, per (\u2026) lavorare, lavorare, manifestare la primavera. \u00c8 la comprensione dell&#8217;esistenza, in tutte le sue infinite sfaccettature, l&#8217;oggetto delle continue sperimentazioni fotografiche di Tina, che scrive a Weston nel 1925, lo stesso anno in cui realizza Rose e Cactus: \u201cSono sempre in lotta per plasmare la mia vita secondo il mio temperamento e i miei bisogni, in altre parole metto troppa arte nella mia vita, troppa energia, e di conseguenza non mi resta molto da dare all\u2019arte\u201d. Le riproduzioni fotografiche dedicate ai fiori narrano di una donna dalla profonda femminilit\u00e0, capace, del tutto spontaneamente, di attrarre e divenire modello anche per personalit\u00e0 forti come quella della giornalista e antropologa Anita Brenner che afferma \u201cSe solo potessi condurre la vita di Tina, diffondere intorno a me la gioia grazie a tante coabitazioni e anche attraverso tutte quelle magnifiche foto!\u201d. In El manito un fiore si muta in una piccola mano, capace di afferrare lo sguardo e condurlo senza esitazione incontro alla vita: \u00e8 il miracolo della primavera, che sempre si rinnova.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ritratti immortali \u2013 La parte migliore di me<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre \u00e8 a San Francisco, Tina scrive a Weston: \u201cSolo perch\u00e9 mi hai fatto dei tali ritratti immortali dimostra la tua capacit\u00e0 di tirare fuori il meglio di me\u201d. Lo sguardo del maestro e amante coglie la natura pi\u00f9 intima di Tina, quella sensualit\u00e0 velata di malinconia a cui raramente gli uomini restano indifferenti, tanto da far affermare a Federico Marin, fratello di Lupe, moglie di Diego Rivera, che Tina \u00e8 caratterizzata da \u201cuna bellezza misteriosa, priva di volgarit\u00e0\u2026. ma non allegra, bens\u00ec austera, terribilmente austera. Non malinconica n\u00e9 tragica ma che potrebbe portare certi uomini, follemente innamorati di lei, fino al suicidio\u201d. L&#8217;intensit\u00e0 dei volti di Tina ne mostra intatta la natura profonda, colta da Weston cos\u00ec come da un altro suo maestro, Johan Hagemeyer, drammatica nel senso etimologico del termine, ossia legata a un&#8217;azione: anche quando sosta, Tina sembra abitare lo spazio con piena coscienza del suo agire o, pi\u00f9 semplicemente, del suo esistere. La vita e l&#8217;arte in Tina Modotti non possono essere scisse, cos\u00ec come non possono esserlo il bianco e nero delle sue fotografie, che pure manifestano sfumature diverse e solo apparentemente contrastanti. Il nudo di Tina sull&#8217;azotea, la terrazza della casa che condivide con Weston a Citt\u00e0 del Messico, si fa iconografia contemporanea di verit\u00e0, nuda veritas senza velo alcuno, icona contemporanea di libert\u00e0 intellettuale, morale, civile, eco di quella perfezione estetica che appartiene al Nudo Rosso detto Nu couch\u00e9 di Modigliani, eseguito pochi anni prima. Le linee flessuose del corpo di Tina sembrano separare la dimensione del sogno da quella del reale, conferendo al corpo un valore del tutto spirituale, quasi come se la vera messa a fuoco fosse quella dell&#8217;anima, colta nella sua assoluta purezza. Nelle ultime due fotografie, che Tina si fa scattare a Mosca il 13 giugno 1932 da un giovane rifugiato, Angelo Masutti, a cui poi presta per un lungo periodo la sua preziosa Leica, l&#8217;estetica di Tina appare ormai distante dalla luminosa e boh\u00e8mienne esperienza messicana. I suoi occhi, tuttavia, fissano l&#8217;obiettivo con la consapevolezza di chi ha compreso che la vera forma d&#8217;arte \u00e8 il vivere pienamente, senza compromessi. Da quel momento, Tina cessa di fotografare. Non torner\u00e0 a fotografare nemmeno quando, in Spagna, Robert Capa tenter\u00e0 di convincerla, insieme a Gerda Taro e a Robert Seymour. L&#8217;arte confluisce nella vita, per continuare a scorrere durante i successivi dieci anni con incessante e dirompente energia, facendosi soccorso, dovere, ideologia. Fino al 5 gennaio 1942, quando Tina muore in un taxi, in solitudine, all&#8217;una del mattino, al principio di un giorno nuovo, il primo di molti per iniziare a celebrarne la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Donne di Tehuantepec<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tehuantepec \u00e8 un comune messicano situato nella parte sud-orientale dello stato messicano di Oaxaca. La citt\u00e0 \u00e8 famosa per le sue donne ed i loro abiti tradizionali: conosciute con il nome di \u201cTehuanas\u201d, le donne di Tehuantepec sono famose in tutto il Messico per i loro geniali lavori di ricamo caratterizzati da colori molto accesi e disegni che rimandano alla natura. Il costume tradizionale da Tehuana, che simboleggia forza e indipendenza, venne indossato spesso anche da Frida Kahlo, che si riconosceva nei valori da esso rappresentati. Tehuantepec ha una reputazione di \u00absociet\u00e0 matriarcale\u00bb, poich\u00e9 le donne gestiscono la vita economica della comunit\u00e0. Gli scatti di Tina colgono la frenesia delle attivit\u00e0 esercitate dalle donne, colte in attivit\u00e0 quotidiane, e nello stesso tempo ne mettono in luce la dignit\u00e0, sottolineandone gli sguardi fieri e il portamento austero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tina e sua madre Assunta Mondini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia ricopre un ruolo chiave nelle vicende biografiche di Tina Modotti, all&#8217;anagrafe Assunta Adelaide Luigia Modotti, nata nel 1896 nel borgo popolare Pracchiuso a Udine da famiglia operaia. Il padre, Giuseppe, lavora come meccanico e carpentiere, mentre la madre, Assunta Mondini, fa la cucitrice. Quando Tina ha soli due anni, la famiglia emigra in Austria per lavoro. Nel 1905 la famiglia rientra a Udine e Tina frequenta con profitto la scuola elementare. A dodici anni, Tina inizia a lavorare come operaia presso un grande stabilimento tessile, mantenendo, di fatto, tutto il nucleo familare con il suo stipendio. Nel contesto familiare apprende dallo zio Pietro Modotti i primi rudimenti della fotografia. Per il sostentamento della famiglia numerosa \u2013 Tina ha cinque fratelli \u2013 il padre decide di partire per gli Stati Uniti, dove si trova il fratello Francesco e dove presto la famiglia lo raggiunge. A 17 anni da compiere Tina si imbarca e affronta la traversata da sola, con coraggio e determinazione. Ad aspettarla a San Francisco ci sono il padre e la sorella Mercedes. Presto trover\u00e0 lavoro in una fabbrica tessile. Il trasferimento negli Stati Uniti \u00e8 per i Modotti l&#8217;inizio di una vita nuova.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"818\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"1000008492\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008492\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?fit=2045%2C2560&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2045,2560\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Modotti,_Tina_Donna_con_bandiera,_Messico,_1928[1]\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?fit=240%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?fit=818%2C1024&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281.jpg?resize=818%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008492\" style=\"width:1167px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=818%2C1024&amp;ssl=1 818w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=768%2C961&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=1227%2C1536&amp;ssl=1 1227w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=1636%2C2048&amp;ssl=1 1636w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=1598%2C2000&amp;ssl=1 1598w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=750%2C939&amp;ssl=1 750w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?resize=1140%2C1427&amp;ssl=1 1140w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Modotti_Tina_Donna_con_bandiera_Messico_19281-scaled.jpg?w=2045&amp;ssl=1 2045w\" sizes=\"(max-width: 818px) 100vw, 818px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Al mercato di Tehu<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A TehuantepecTina si dedica al suo nuovo fotografare, realizzando \u201cistantanee\u201d che non impongono la presenza della macchina fotografica e il controllo dello spazio, ma assecondano un procedere pi\u00f9 istintivo, legato al soggetto in movimento. Diverse immagini in questa sala mostrano donne che si dedicano alle attivit\u00e0 ordinarie, di spalle alla macchina fotografica, intente ad accelerare il passo. Per Tina \u00e8 una vera e propria sfida con se stessa e con le potenzialit\u00e0 del mezzo fotografico, dati i tempi di esposizione: tuttavia riesce a gioire di alcuni di questi scatti, elogiandone la spontaneit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mani di lavoratore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Durante la sua carriera, Tina ha modo di approfondire un soggetto che pare esserle caro, dato il legame con il significato simbolico che esso porta con s\u00e9. Le mani, isolate dal resto del corpo, divengono nella poetica della Modotti in grado di realizzare monologhi autonomi, che descrivono le condizioni degli operai e ne mettono in luce la criticit\u00e0 unitamente alla personalit\u00e0. Poste al centro della composizione, le mani di lavoratore occupano lo spazio esaltandolo attraverso i contrasti tonali, la posa, la staticit\u00e0. L&#8217;operaio non ha volto, non ha nome, non pu\u00f2 esistere se non in funzione del lavoro svolto: con questa immagine Tina denuncia il lavoro non riconosciuto, elogia la forza trattenuta, invita chi guarda a una riflessione politica e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prospettiva con fili elettrici, Messico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa che Tina Modotti sa fare, \u00e8 osservare, cambiare il punto di vista, ricercare la bellezza seguendo le infinite angolazioni e direzioni offerte allo sguardo. In \u201cProspettiva con fili elettrici, Messico\u201d, Tina fotografa i fili del telefono da una visuale inusuale, quasi a invitare l&#8217;osservatore a sollevare il proprio volto verso il cielo. L\u2019opera, dunque, non testimonia soltanto la velocit\u00e0 della comunicazione in una metropoli in rapido sviluppo, ma anche la volont\u00e0 di far cambiare prospettiva a chi guarda, invitandolo ad oltrepassare il conosciuto per prendere in considerazione nuovi tipi di realt\u00e0. Lo sguardo di Tina, come quello di tutti i visionari, \u00e8 rivolto al futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tina Modotti in una scena del film \u201cThe tiger&#8217;s coat\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1920 Tina si trova a Hollywood e recita in The Tiger&#8217;s Coat, per la regia di Roy Clement, dove interpreta il ruolo di Maria de La Guardia, una mistificatrice messicana che si appropria dell&#8217;identit\u00e0 di una donna defunta, cercando di destreggiarsi tra gli inganni e pericoli della sua nuova vita. Fin dagli esordi, Tina viene elogiata per il suo talento e la sua presenza scenica. \u00abThe Tiger&#8217;s Coat\u00bb rappresenta un capitolo importante nella vita di Tina Modotti, offrendo una visione delle sue prime esperienze artistiche prima che diventasse una figura chiave nella fotografia e nell&#8217;attivismo politico del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ritratto di Vittorio Vidali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni di vita di Tina, il politico italiano Vittorio Vidali \u00e8 una figura chiave. Si conoscono a Citt\u00e0 del Messico, dove condividono passioni e vicende politiche. La relazione tra Tina e Vidali si rafforza progressivamente negli anni a causa dell&#8217;impegno condiviso per la causa politica. Il 5 febbraio 1930 Tina viene accusata ingiustamente di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico. Raggiunge Berlino, poi a ottobre si trasferisce a Mosca, dove lavora come traduttrice, scrive pieghevoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito. Si dedica alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale, cessando per sempre la sua attivit\u00e0 fotografica, trasformando la sua stessa vita in arte. Nel luglio del 1936, quando scoppia la guerra civile spagnola, assume il nome di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, da tempo suo compagno, che si fa chiamare Carlos Contreras. Durante la guerra lavora tra le corsie ospedaliere, poi, con Vidali, rientra in Messico, essendo stato annullato il suo provvedimento di espulsione. Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell&#8217;architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Falce, pannocchia e cartucciera<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTransition\u201d, una rivista d&#8217;avanguardia di Parigi, pubblica nel febbraio 1939 alcune foto di Tina. Tra queste compaiono \u201cFili del telegrafo\u201d, \u201cCampesinos in marcia\u201d e \u201cFalce, pannocchia e cartucciera\u201d. Questa fotografia, che viene intitolata Crisis, \u00e8 una delle immagini rappresentative della rivoluzione: la cartucciera \u00e8 portata dalle milizie ribelle, la falce \u00e8 simbolo politico della classe contadina, la pannocchia rimanda alla terra e alla lotta per la stessa. Lo scatto rimanda idealmente al legame tra il mondo agricolo e la resistenza armata, evocando il ruolo cruciale svolto dai coltivatori nella lotta per la libert\u00e0 e contro l&#8217;oppressione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tina sull&#8217;Azotea<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTina sull&#8217;Azotea\u00bb \u00e8 una delle fotografie pi\u00f9 iconiche di Tina Modotti, scattata da Edward Weston nel 1924. Questa immagine \u00e8 significativa non solo per la sua bellezza artistica, ma anche per ci\u00f2 che rappresenta in termini di relazione tra il fotografo e il soggetto. Il legame tra Tina e Weston si concretizza in una serie di scatti iconici non scevri da rimandi pittorici, che sembrano rimandare alla poetica impressionista di Manet o alla sensualit\u00e0 esplicita di Amedeo Modigliani. Il nudo \u00e8 il richiamo al non perdere il legame con le proprie origini, con la propria naturalezza espressiva e, nello stesso tempo, la celebrazione della bellezza di Tina.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Donna di Tehuantepec<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa fotografia ritrae una giovane donna indigena di Tehuantepec che indossa un tradizionale huipil (blusa ricamata) e una collana. La donna \u00e8 raffigurata con dignit\u00e0 e fierezza. I suoi gioielli lasciano presagire l&#8217;appartenenza a una classe sociale elevata. La donna porta un vaso riccamente decorato sulla testa, dipinto con motivi floreali tradizionali messicani. La donna non sta guardando direttamente la macchina fotografica, pertanto \u00e8 stata probabilmente fotografata da Tina Modotti a sua insaputa. L&#8217;immagine sottolinea la bellezza e la forza delle donne indigene messicane, celebrandone la cultura e l&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rose<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa fotografia mostra un primo piano di rose, con una messa a fuoco precisa che enfatizza i dettagli dei petali e la texture. L&#8217;immagine \u00e8 caratterizzata da un contrasto delicato tra luci e ombre, che esalta la naturale sensualit\u00e0 dei fiori. Questo scatto sembra voler cogliere la bellezza e la fuggevolezza della vita. Le rose, esaltate dal contrasto tonale, portano alla luce la loro evidente fragilit\u00e0, rievocando la fugacit\u00e0 della bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Donne che lavano i panni nel fiume Tehuantepec<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In queste fotografie si assiste a un cambiamento dello sguardo di Tina sul mondo. Da una curiosit\u00e0 dai risvolti estetici si passa alla percezione della bellezza insita nei valori che traspaiono dalle azioni quotidiane. Significative diventano dunque azioni semplici, come il trasportare una brocca, tenere in braccio un bambino, camminare con portamento fiero, lavare i panni. Il sociale invade la fotografia di Tina Modotti, che ne diviene raffinata interprete. In alcune delle fotografie pi\u00f9 celebri Tina il realismo si esprime attraverso la composizione fotografica, catturando dettagli visivi capaci di narrare la poetica del quotidiano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ritratto di Julio Antonio Mella deceduto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel settembre del 1928 Tina diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano, con cui vive un amore profondo. Al fianco di Mella, Tina pu\u00f2 affinare la prospettiva di coniugare arte e impegno politico, utilizzando la fotografia come strumento di documentazione e di espressione ideologica. Il loro legame dura purtroppo pochi mesi, poich\u00e9 Mella la sera del 10 gennaio 1929, viene assassinato dai sicari del dittatore di Cuba, Gerardo Machado, proprio mentre sta rincasando con Tina. Mentre perde i sensi tra le braccia di Tina, Mella afferma \u201cMuoio per la Rivoluzione\u201d. Tina scatter\u00e0 un\u2019ultima foto del volto dell&#8217;amore defunto, per \u201cconservare una traccia\u201d. Dopo l&#8217;assassinio, che la segna profondamente, Tina viene arrestata e interrogata dalle autorit\u00e0 messicane come sospettata. Nonostante le accuse contro di lei risultino infondate e l\u2019intervento di Diego Rivera la faccia immediatamente rilasciare, l&#8217;evento fa s\u00ec che aumenti la pressione su di lei e che venga incrementata la sua sorveglianza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tina, Messico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I ritratti di Tina Modotti realizzati da Edward Weston offrono uno sguardo intimo sulla vita e la personalit\u00e0 della fotografa. Attraverso queste immagini, Weston \u00e8 riuscito a catturare non solo la bellezza esteriore di Tina, ma anche la profondit\u00e0 della sua anima, creando ritratti che continuano a essere apprezzati per la loro qualit\u00e0 artistica e la loro intensit\u00e0 emotiva. In \u201cTina, Messico\u201d, realizzato nel 1924, Tina ha gli occhi chiusi, quasi a riconnettersi con la propria anima. Tina riconoscer\u00e0 a Weston di averla saputa guardare nel suo intimo, di aver colto la sua \u201cparte migliore\u201d: l&#8217;intensit\u00e0 di alcuni scatti esposti rivela la natura malinconica e inquieta dell&#8217;artista, sempre tesa a oscillare in cerca di equilibrio tra vita e arte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Contadini che leggono \u201cEl machete\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Contadini che leggono \u201cEl machete\u201d un gruppo di lavoratori messicani \u00e8 riunito sotto il sole cocente intorno al giornale El Machete, organo di comunicazione ufficiale del partito comunista in Messico. David Alfaro Siqueiros e Xavier Guerrero, amici di Tina, facevano parte del comitato editoriale, e molte sue fotografie furono pubblicate sulle pagine del giornale. I contadini vengono fotografati da Tina non come singoli individui, ma come un gruppo di cittadini in sombrero, con i volti in ombra. L&#8217;ideale rivoluzionario legato alla lotta per la terra \u00e8 esplicitato anche dal titolo del giornale che riporta: \u00abTutta la terra, non solo i pezzi di terra!\u00bb. L&#8217;immagine cattura un momento di educazione e consapevolezza politica tra i contadini, evidenziando il ruolo della stampa nella diffusione delle idee rivoluzionarie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ritratto di Edward Weston<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Weston incontra Tina a Los Angeles, quando ancora \u00e8 Tina Modotti de Richey. L&#8217;incontro con il fotografo mina tutti gli equilibri della vita di Tina: i due iniziano una relazione sia professionale sia personale che culminer\u00e0, nel luglio 1923, con il loro trasferimento in Messico, dove lei ricoprir\u00e0 il ruolo di sua assistente e modella. I due si suggestionarono reciprocamente nel modo di fare fotografia: Tina influenz\u00f2 il lavoro di Weston, spingendolo verso una maggiore attenzione ai dettagli e un approccio pi\u00f9 documentaristico; Weston, a sua volta, la aiut\u00f2 a sviluppare le sue capacit\u00e0 tecniche e artistiche come fotografa, permettendole di elaborare uno stile autonomo. Durante il periodo messicano, entrambi si immersero nella vivace scena artistica e culturale del paese, entrando in contatto con artisti e intellettuali, tra cui Diego Rivera e Frida Kahlo. Le loro fotografie catturavano la bellezza e la complessit\u00e0 della vita messicana.<\/p>\n\n\n\n<p>La collaborazione tra Edward Weston e Tina Modotti rappresenta uno dei capitoli pi\u00f9 affascinanti nella storia della fotografia del XX secolo, segnato da un reciproco scambio di idee e un profondo impatto sulla loro arte e vita personale, ben documentato dalle numerose lettere intercorse tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Pallavicini Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Tina Modotti<\/p>\n\n\n\n<p>dal 26 Settembre 2024 al 16 Febbraio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla&nbsp; Domenica 10.00 alle ore 20.00&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 16 Febbraio 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Pallavicini Bologna la mostra dedicata a Tina Modotti a cura di Francesca Bogliolo. Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti.&nbsp; L&#8217;esposizione intende ripercorrere, attraverso una raffinata selezione di circa 120 opere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000008493,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"subtitle":"","format":"standard","video":"","gallery":"","source_name":"","source_url":"","via_name":"","via_url":"","override_template":"0","override":[{"template":"2","single_blog_custom":"","parallax":"1","fullscreen":"1","layout":"right-sidebar","sidebar":"default-sidebar","second_sidebar":"default-sidebar","sticky_sidebar":"1","share_position":"top","share_float_style":"share-monocrhome","show_share_counter":"1","show_view_counter":"1","show_featured":"1","show_post_meta":"1","show_post_author":"1","show_post_author_image":"0","show_post_date":"1","post_date_format":"default","post_date_format_custom":"Y\/m\/d","show_post_category":"1","show_post_reading_time":"0","post_reading_time_wpm":"300","show_zoom_button":"0","zoom_button_out_step":"2","zoom_button_in_step":"3","show_post_tag":"1","show_prev_next_post":"0","show_popup_post":"1","number_popup_post":"1","show_author_box":"1","show_post_related":"0","show_inline_post_related":"0"}],"override_image_size":"0","image_override":[{"single_post_thumbnail_size":"crop-500","single_post_gallery_size":"crop-500"}],"trending_post":"0","trending_post_position":"meta","trending_post_label":"Trending","sponsored_post":"0","sponsored_post_label":"Sponsored by","sponsored_post_name":"","sponsored_post_url":"","sponsored_post_logo_enable":"0","sponsored_post_logo":"","sponsored_post_desc":"","disable_ad":"0"},"jnews_primary_category":{"id":"","hide":""},"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,9,5,46],"tags":[47,48,44],"class_list":{"0":"post-1000008490","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-cultura","9":"category-giovanni-cardone","10":"category-italia","11":"tag-arte","12":"tag-giovanni-cardone","13":"tag-historia"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/141617-Tina-Modotti.jpg?fit=2362%2C1885&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008490","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000008490"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000008495,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000008490\/revisions\/1000008495"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000008493"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000008490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000008490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000008490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}