{"id":1000008021,"date":"2024-09-25T17:01:01","date_gmt":"2024-09-25T20:01:01","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/gazzettino-noticias\/?page_id=14\/?p=1000008021"},"modified":"2024-09-25T17:10:09","modified_gmt":"2024-09-25T20:10:09","slug":"per-la-prima-volta-bologna-una-mostra-mai-realizzata-su-antonio-ligabue-uno-degli-artisti-italiani-del-novecento-che-riusciva-ad-imprimere-sulla-tela-il-suo-genio-creativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000008021","title":{"rendered":"Per la prima volta Bologna una mostra mai realizzata su Antonio Ligabue uno degli artisti italiani del Novecento che riusciva ad imprimere sulla Tela il suo Genio Creativo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 30 Marzo 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Albergati Bologna la mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue. La Grande Mostra a cura di Francesco Negri e Francesca Villanti. L\u2019esposizione patrocinata dal Comune di Bologna la mostra \u00e8 prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Comune di Gualtieri e Fondazione Museo Antonio Ligabue. Lungo il percorso ci impatteremo in Paesaggi, fiere, scene di vita quotidiana e numerosi e intensi autoritratti: oltre 100 opere tra oli, disegni e sculture &#8211; saranno protagoniste di un percorso espositivo unico dove, attraverso la fortissima carica emotiva delle tele, sar\u00e0 possibile conoscere la vita di un artista visionario e sfortunato ma che, da autodidatta, fu ed \u00e8 tutt\u2019oggi capace di parlare a tutti con immediatezza e genuinit\u00e0. Antonio Ligabue, con la sua vita cos\u00ec travagliata, escluso dal resto della sua gente, legato visceralmente al mondo naturale e animale e lontano dal giudizio altrui, riusc\u00ec a imprimere sulla tela il suo genio creativo; un uomo, talmente folle e unico, che con la sua asprezza espressionista riesce ancora oggi a penetrare nelle anime di chi ammira le sue opere. Una storia umana e artistica straordinaria e unica, che negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventato addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni \u201970. Apprezzato e compreso da importanti critici e studiosi negli ultimi anni della sua esistenza, cadde poi nell&#8217;oblio dopo la sua scomparsa. Bollato semplicisticamente come un pittore naif &#8211; una definizione che fin\u00ec per sminuirne il reale valore artistico, portando a non considerarlo adeguatamente &#8211; per lungo tempo, Ligabue rimase nell&#8217;ombra, una figura di nicchia conosciuta solo da pochi appassionati, ingiustamente trascurato dai grandi circuiti dell&#8217;arte. Solo negli ultimi decenni, grazie a un rinnovato interesse da parte di critici e istituzioni, si \u00e8 compreso appieno il suo valore di artista autentico e originale, pur nella sua eccentricit\u00e0. Un talento spesso frainteso, che celava una poetica unica e stratificata, in grado di restituire sulla tela tutta la sublime semplicit\u00e0 e drammaticit\u00e0 del mondo naturale. Tuttavia, nel tentativo di rivalutarne l&#8217;opera artistica, spesso si \u00e8 finito per trascurare l&#8217;aspetto umano e personale dell&#8217;uomo Ligabue. Eppure, per comprenderne appieno la grandezza, \u00e8 fondamentale considerare entrambi questi aspetti, inscindibilmente legati. Le sue tele, caratterizzate da uno stile unico e originalissimo nel rappresentare soprattutto soggetti animali con un realismo quasi sconcertante, furono accantonate e relegate nell&#8217;ambito del mero folklore popolare. Si perse cos\u00ec di vista la profondit\u00e0 della sua ricerca pittorica, la capacit\u00e0 di cogliere l&#8217;essenza pi\u00f9 intima delle creature ritratte, trasmettendone con potenza l&#8217;istinto primordiale. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Antonio Ligabue che \u00e8 divenuta modulo monografico e seminario universitario apro il saggio dicendo : Antonio Ligabue nacque a Zurigo il 18 dicembre 1889 da Maria Elisabetta Costa, emigrata prima della fine del secolo in Svizzera dove faceva l\u2019operaia, il padre \u00e8 ignoto. Dopo un anno, Elisabetta si spos\u00f2 con Bonfiglio Laccabue, originario di Gualtieri di Reggio Emilia, che riconobbe il bambino dandogli il proprio cognome. La vita di Antonio Ligabue non fu facile, fin da piccolo l\u2019artista non visse mai con la sua vera famiglia, ma: fu affidato a una coppia: Johannes Gobel ed Elise Hanselmann che l&#8217;artista consider\u00f2 come i propri genitori . Il rapporto con i suoi genitori naturali fu assai difficile ed ha segnato l\u2019infanzia dell\u2019artista. Dal matrimonio di Elisabetta con Bonfiglio nacquero tre bambini che crebbero con i loro genitori naturali, cosa che al piccolo Antonio non fu concessa. Questo avvenimento probabilmente fece crescere in lui sentimenti di inadeguatezza e di \u201cnon essere abbastanza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000008024\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008024\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-1-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" 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La tragedia segner\u00e0 profondamente la psiche di Ligabue. I giornali locali scrivevano la notizia sugli immigrati italiani, che in quel periodo storico non erano benvisti dalla popolazione locale svizzera. \u201cWidnau: Il \u2018Giornale del Popolo della Val del Reno\u2019 scrive: \u2018Sabato mattina si diffuse la notizia alquanto inquietante che nella notte precedente, in una famiglia italiana, tutti i figli, tre di numero, fossero morti. Con tutta probabilit\u00e0 si tratta di avvelenamento. Il padre, un brutto dissoluto e ubriacone, che continuamente tormentava i figli, \u00e8 gi\u00e0 stato arrestato. Nell\u2019 abitazione si trovava un disordine pauroso, pieno di sporcizia ed immondizia. I bambini morti furono trovati tutti vestiti coperti di stracci nei miseri giacigli. Tutto ci\u00f2 \u00e8 un quadro di miseria indicibile\u201d . Il tragico avvenimento sconvolse la mente del povero Antonio, all\u2019epoca dei fatti appena tredicenne, il quale nonostante le risultanze della polizia attribu\u00ec ogni responsabilit\u00e0 del misfatto al padre che lo aveva legittimato, odiandolo e detestandolo per tutto il resto della vita. Per questa ragione lo disconoscer\u00e0 come genitore e gi\u00e0 dal suo arrivo a Gualtieri nel 1919 si far\u00e0 chiamare e firmer\u00e0 poi le sue opere con il cognome Ligabue, pur rimanendo regolarmente iscritto nei registri di stato civile dello stesso comune con quello del padre, Laccabue. La famiglia adottiva, cos\u00ec come quella natale, viveva in condizioni economiche e culturali assai disagiate per questo era costretta a continui spostamenti a causa della precariet\u00e0 del lavoro. L&#8217;infanzia del pittore fu caratterizzata da difficolt\u00e0 e restrizioni economiche unite alle sue malattie, ne compromisero un normale sviluppo fisico e psichico. L\u2019artista aveva difficolt\u00e0 di apprendimento e disturbi comportamentali. Eccelle solo nel disegno, per il resto \u00e8 definito \u201cduro di comprendonio\u201d. A causa di questi disturbi venne mandato in diversi istituti per ragazzi con deficit, dove si cercava di fornire a giovani come Antonio Ligabue gli strumenti per l\u2019inserimento nella societ\u00e0. Nelle cartelle cliniche si testimonia la grande abilit\u00e0 di Ligabue nel disegno e soprattutto nel raffigurare animali. La mamma adottiva Hanselmann scrive in una delle lettere: \u201cIo l\u2019ho allevato sempre come il mio vero figlio\u2026 Antonio non \u00e8 di cattivo carattere, non ama le bevute, i divertimenti, la sua soddisfazione \u00e8 giocare con le bestie a casa\u201d. I sentimenti della Hanselmann risultavano pienamente contraccambiati dal fanciullo, il quale le dimostrava un profondo attaccamento affettivo, nonostante il carattere lunatico e non facile lo porti spesso a comportarsi con la mamma adottiva con odio aggressivo e violento. Sia l\u2019adolescenza sia la giovinezza del pittore sono segnate da una strana passione di amore-odio nei confronti della madre. Il ragazzo si allontanava per giorni da casa, vagando come un disperato tra le campagne e i cascinali del circondario. Poi, non appena il suo animo s\u00ec era placato, ritornava dalla madre, pentito e pieno di amore come non mai e di nuovo pronto a circondarla di ogni attenzione. \u00e8 bene precisare che nonostante tutto, fu proprio il patrigno ad accompagnare il giovane Antonio a visitare i musei di San Gallo e ad abituarlo alla loro frequentazione. Ligabue stesso raccont\u00f2 di essersi intrattenuto diverse volte con il padre adottivo nei musei di scienze naturali e di belle arti e cos\u00ec pure nei giardini, botanico e zoologico e di essere rimasto impressionato dalle varie specie di animali imbalsamati. Dalla prima giovinezza trascorsa in Svizzera il futuro artista prestava attenzione ad una notevole smania, seppure in termini autodidattici, di conoscere e di sapere con notevole interesse alle varie specie di animali esistenti. Come diceva l\u2019artista, \u201cconosceva le bestie anche dentro\u201d . Dal maggio del 1913 al maggio del 1915 Ligabue viene affidato a un istituto rieducativo di Marbach diretto da un prete evangelico, che tenta il reinserimento dei ragazzi e delle ragazze dal carattere difficile mediante la pratica di attivit\u00e0 lavorativa, contatto con la natura, la cura degli animali e la preghiera. Al ritorno dall\u2019 istituto nella famiglia adottiva lavor\u00f2 come contadino e accud\u00ec animali nelle fattorie dove ebbe la possibilit\u00e0 di osservare gli animali domestici, il loro carattere. Nel gennaio del 1917 ad appena diciotto anni di et\u00e0, entra per la prima volta nell\u2019 istituto psichiatrico di Pfafers, uno dei pi\u00f9 grandi ed antichi di Svizzera. Le cartelle cliniche riportano quanto fosse \u201cfacile agli sbalzi di umore, con improvvise eccitazioni e profonde malinconie\u201d, inoltre \u00e8 pi\u00f9 volte citata \u201cla sua straordinaria capacit\u00e0 del disegno, soprattutto degli animali\u201d, \u201cnon sopporta assolutamente il sentir tossire, il parlare ad alta voce, pi\u00f9 spesso collerico e facile agli scatti d\u2019ira\u201d. A luglio del 1919 dopo una furibonda lite \u00e8 la madre stessa a consegnare il figlio alle autorit\u00e0 competenti di Romanshorn affinch\u00e9 venga mandato in Italia. In seguito, la prefettura di Como affida il giovane italo-svizzero ai carabinieri reali affinch\u00e9 provvedano a consegnarlo al sindaco di Gualtieri. Il giovane era visto da paesani come timido e spaurito. Il municipio gli assegna un letto al ricovero di mendicit\u00e0, una modesta sovvenzione in denaro e la possibilit\u00e0 di lavorare come scarriolante alla costruzione degli argini del Po o presso qualche contadino della zona. Nel testo originale dall\u2019archivio di Gualtieri della visita medica scritto: \u201c2 settembre 1919. Ufficiale sanitario di Gualtieri al sindaco. III.mo Signor Sindaco, a richiesta di V.S. III. Ma ho visitato Laccabue Antonio di anni 19(?). Nato a Zurigo e residente a Durgans e ho riscontrato che il medesimo non presenta sintomi di malattie contagiose e di malattie organiche clinicamente dimostrabili. Il medesimo per\u00f2 \u00e8 individuo di costituzione piuttosto debole e affetto da ipertrofia della ghiandola tiroide e del tessuto adenoide del rinofaringe, nonch\u00e9 da estesa carie dentaria. Ritengo che il medesimo sia idoneo a lavori non eccessivamente gravosi. Con perfetta osservanza. Dr. Giuseppe Bertani\u201d. Dalla biografia si apprende come il povero Antonio, di natura poco disponibile al dialogo, e sempre pi\u00f9 solo e disperato, non conosce nemmeno la lingua e fatica quindi a esprimersi e a farsi comprendere. Inoltre, vive all\u2019ospizio tra poveri vecchie dalla salute malandata, ammalati cronici e minorati mentali, a solo diciannove anni. Col tempo, per farsi meglio capire adotter\u00e0 uno strano linguaggio, un insieme di italiano, tedesco e dialetto emiliano, sul quale si far\u00e0 evidente una strana inflessione teutonica. Ligabue, dopo un fallito tentativo di ritorno in Svizzera \u201cinizialmente visse in un capanno sulle rive del Po e poi in un fienile grazie agli aiuti offerti dal Comune e dai compaesani e da ci\u00f2 che gli inviava la madre adottiva\u201d , si mantenne lavorando come manovale o come bracciante sulle rive del Po, dipingendo insegne e cartelloni, nonch\u00e9 come inserviente per piccole compagnie circensi che giungevano in paese in occasione delle fiere. In Italia condusse una vita nomade, spostandosi nei paesi della Bassa Reggiana, ospitato da contadini, o dimorando in capanne sulla riva del fiume. Il disegno, la pittura e la scultura, erano un sollievo per le sue ansie, le sue ossessioni, la sua solitudine. L\u2019arte per Antonio Ligabue \u00e8 stata una possibilit\u00e0 di riflessione sulla sua vita infelice e tragica che manifesta la sua sconvolgente genialit\u00e0 creativa. Il dramma della sua vita, l\u2019infelicit\u00e0, le contraddizioni della sua esistenza vengono ogni volta rappresentati nei suoi dipinti. Nell\u2019arco della vita era soggetto a crisi depressive, si infliggeva con veemenza lesioni sul viso con particolare accanimento al naso, colpendolo ossessivamente con un sasso o contro un muro per avere la stessa identit\u00e0 dei suoi amici rapaci. Gli incontri con Ligabue non furono facili, era spesso scorbutico ed inavvicinabile, conosciuto come \u201cToni al mat\u201d, \u201cla pitur\u201d. Tra i suoi amici c\u2019erano vari pittori e scultori: Renato Marino Mazzacurati, Andrea Mozzali, Arnaldo Bartoli. Grazie a loro prese la scelta di dedicarsi alla pittura e alla scultura in modo pi\u00f9 sistematico e acquis\u00ec una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialit\u00e0 artistiche, ma anche dei mezzi tecnici per esprimerle, facendosi prestare, anche con inganni colori, pennelli e tele, \u00e8 diventato un artista stimato, spontaneo ed istintivo, l\u2019arte del quale \u00e8 stata creata tra la dignitosa povert\u00e0, incultura forzata, genialit\u00e0 e follia. L\u2019arte di Antonio Ligabue \u00e8 senz\u2019altro un continuo procedere nel solco della costante ricerca. Inizi\u00f2 a dedicarsi alla pittura negli anni Venti, grazie all\u2019incontro con l\u2019artista reggiano Mazzacurati. Nel suo linguaggio artistico sono presenti anche i riferimenti alle opere degli artisti che lo hanno preceduto. Grazie a Mazzacurati e Andrea Mozzali l\u2019artista acquista stampe e pubblicazioni d&#8217;arte, delle opere di Van Gogh, di G. Klimt, dei fauves e degli espressionisti tedeschi, con cui alcuni suoi quadri presentano analogie estetiche e stilistiche. \u2018La sua vasta iconografia prendeva spunti da film, documentari, giornali presi da osterie, dai volumi di Brehm \u201cLa vita degli animali\u201d, consultava le stampe popolari e le figurine della biblioteca civica di Guastalla.\u2019 A volte saliva nelle logge del cinema-teatro di Gualtieri, si appartava in un angolino buio a vedere film per approfondire la conoscenza degli animali feroci, delle savane, delle giungle equatoriali. Le prime esperienze artistiche del giovane pittore si svolgono in estrema solitudine, ma in modo sempre pi\u00f9 efficace e risoluto. L\u2019impegno da lui profuso nelle discipline figurative \u00e8 fortemente orientato, sin da suoi inizi, a sperimentare un\u2019esposizione di chiara tendenza psicologica attraverso gli aspetti, a volte deformati, del reale. \u201cAlla fine degli anni Venti e negli anni Trenta, i dipinti hanno un impianto formale e semplice. I colori, si presentano diluiti e spenti a causa di un budget limitato, i contorni risultano sfumati, la definizione degli sfondi \u00e8 sommaria, i dipinti dominanti sono gli autoritratti e gli animali, rappresentati inizialmente statici e di profilo.\u201d Inoltre, come si nota nei dipinti, l\u2019abbondano, le incertezze e le ingenuit\u00e0 schematiche nell\u2019impianto grafico e nell\u2019impostazione coloristica, sono avare di consistenza materica. Si sprigiona la forza espressiva dall\u2019ordine primitivo e nello stesso momento un misterioso fascino estetico. Sin dal principio l\u2019opera di Ligabue \u00e8 viva e presente. Con il tempo nei suoi quadri, iniziano a trovare espressione, le sensazioni e i sentimenti che non riusciva a esprimere con le parole, che uscivano stentate dalla sua bocca, in una lingua che era un misto di svizzero-tedesco e dialetto della Bassa padana. Al di l\u00e0 delle evidenti analogie, si manifesta la necessit\u00e0 di evidenziare l\u2019importanza della Svizzera nordorientale nella formazione umana e artistica del pittore. In molti dipinti di Ligabue gli spettatori riconoscono nel paesaggio che compare in secondo piano, San Gallo, con il suo villaggio e il suo campanile. La memoria dei luoghi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza accompagner\u00e0 per tutta la vita il pittore, cos\u00ec come la nostalgia per la Svizzera in lui non si attenuer\u00e0 mai del tutto. I dettagli \u00abelvetici\u00bb non si limitano al paesaggismo. Nei quadri sullo sfondo o come dettagli, si possono intravedere contadini con il costume appenzellese, e si intravedono la cattedrale di San Gallo, l\u2019alto ponte ferroviario che conduce nella citt\u00e0, i castelli della valle del Reno. Lo sfondo nordico svizzero si mescola con quello della bassa Reggiana creando un paesaggio magico, attingendo alle immagini custodite nella memoria visiva: tutto ci\u00f2 che cadeva sotto i suoi occhi veniva registrato, rielaborato e riutilizzato per creare scene dal forte potere evocativo. Nella sua mente i ricordi dell&#8217;infanzia, i paesaggi e gli episodi di vita reale contemporanei, le immagini di film, cartoline, libri assumevano una forma definita e tangibile e divenivano parte del suo patrimonio iconografico. Il pittore studiava gli animali che incontrava per la campagna: i grossi cavalli da tiro, i buoi con l\u2019aratro, le capre, le galline, gli scarafaggi, e tutto il resto del mondo, animale e vegetale che lo circondavano e che una volta fissato nella sua mente non \u00e8 stato pi\u00f9 dimenticato. I campi di grano con i papaveri rossi, i canneti delle paludi, i cascinali, i tramonti sul fiume rinvieranno ai primi piani delle sue scene pittoriche. All\u2019ambiente padano l\u2019artista dedica spesso la parte centrale dei suoi dipinti, nello sfondo invece innesta&nbsp; con tanto rispetto le immagini gotiche (ricche di guglie, campanili e cuspide) dei paesaggi elvetici. Tra le scene amate dal pittore vi sono le lotte tra belve feroci, dove prevale la vegetazione africana e giungle misteriose e tormentate che occupano interamente il quadro. Ligabue dipingendo l\u2019animale feroce imitava il verso, con tale viscerale trasporto da intimorire tutti coloro che si trovassero nelle vicinanze. Erano urla impressionanti, a loro volta intercalate da gemiti angosciosi sollecitati dal suo subconscio, che lo induceva in quel momento a vivere un rapporto di autoidentificazione col soggetto stesso. Spesso modellava l\u2019animale dipinto. Concentrato al massimo nella sua ispirazione creativa, impastava la creta con la bocca, quasi si trattasse della consacrazione di un rito arcaico, misto alla volont\u00e0 di misurarsi in un rapporto fetale. \u201cPossiamo contrastare come l\u2019artista abbia vissuto in prima persona il dramma del proprio io e si sia immedesimato nell\u2019iconografia animale per riversarvi le proprie sensazioni e i propri sentimenti.\u201d Si evidenzia la grande capacit\u00e0 creativa del pittore con tecnica attenta e considerazione delle regole veriste, anche grazie alla puntigliosa ricerca analitica. Nei dipinti si nota l\u2019ottimo equilibrio tra forma e colore secondo criteri estetici. Durante gli ultimi dieci anni di vita&nbsp; l\u2019artista mostra nettamente una nuova impostazione stilistica che viene esercitata tramite una generale sintetizzazione delle norme grafiche e coloristiche. Scompaiono i caldi e grumosi piani materici, i dati inerenti allo stile di carattere espressionista. Lo svolgimento scenico, oltre a esser proposto in una forma decisamente vigorosa nei suoi aspetti estetici, \u00e8 spesso interessato da uno sconvolgente senso di alta drammaticit\u00e0. Tra 1961 e il 1962 Ligabue spesso parlava di Cesarina e nel corso dell\u2019estate del 1961 dipinse un grande ritratto di Cesarina e in seguito altri che poi le regal\u00f2. \u201cCon la vendita dei miei quadri la posso mantenere bene\u2026 molto bene\u2026- e voglio che non le manchi niente\u2026. E che mangi\u2026. mangi\u2026mangi\u2026. mangi\u2026. Poverina\u2026\u201d. Quest\u2019ultima fase artistica termina nel novembre del 1962, quando il grande artista mentre era all\u2019apice della maturit\u00e0 creativa, viene irrimediabilmente colpito dalla paralisi. Le prime recensioni critiche-biografiche sull\u2019artista gualtierese erano espresse con entusiasmo e lungimiranza da Morandi e Bartolini nel primo servizio televisivo di Sandro Volta dal titolo \u201cLe bestie feroci di Toni Ligabue\u201d, nel 1931 e nel 1941 sull\u2019allora periodico di attualit\u00e0, politica, letteraria e artistica, \u201cDocumento Arte\u201d dal titolo Leggenda di Ligabue. Luigi Bartolini nell\u2019articolo dal titolo \u201cAmo la pittura idiota ma non detesto Tiziano\u201d dedicato a Ligabue ha scritto: \u201cintanto, nel quadro che io ho visto (e che \u00e8 un quadro di media proporzione misurando un metro per settanta) prego di osservare per prima cosa come \u00e8 stato dipinto il cavallo. Anche Cesetti dipinge bene i cavalli, anche la pittura figlia dell\u2019antico Oriente dipinse o grafi benissimo i suoi cavallini. Anche quelli dell\u2019\u201dAurora\u201d di Guido Reni sono cavalloni belli, quantunque appaiano troppo pasciuti di troppo biada. Lo sappiamo: non pochi sono gli artisti che hanno ottimamente saputo dipingere dei cavalli. Ma osservate il cavallo di Ligabue. Un cavallo eguale a questo non era mai apparso nella storia dell\u2019arte. Il suo occhio \u00e8 anelante. Ilare \u00e8 stato il suo pi\u00f9 recente nitrito. Serba, figurata nell\u2019occhio, la gioia di nitrire al vento delle biade. La sua storia (amore verso il padrone, biada poca, fatica molta ma libera, contentezza per la prossimit\u00e0 della stalla) \u00e8 nella narrazione di Ligabue compiuta mediante linee e colori\u201d. Duole dire che questo e altri autorevoli giudizi rilasciati ai primordi della pittura di Ligabue rimasero per tanti anni inascoltati. Ricevere una valutazione a Ligabue non piaceva, bastava dare un giudizio negativo al suo dipinto o scultura che lui le distruggeva. Sergio Negri esplicita che questo gesto debba essere considerato: \u201ccome un esplicito atto di protesta nei confronti di una societ\u00e0 indifferente e ostile alle sue esternazioni pittoriche\u201d, ed un simbolo di \u201cdignit\u00e0 artistica\u201d. Ligabue \u00e8 conscio della sua arte, conscio della sua grandezza pittorica; ed \u00e8 drammatico che potr\u00e0 godere della sua fama solamente sul finire della sua vita, sapeva e sentiva di essere un grande artista. Nel corso della sua vita ebbe il ruolo di artista incompreso, era consapevole della scarsa preparazione artistica dei cittadini di Gualtieri e non l\u00ec incolpava del suo insuccesso, era convinto che alla sua morte i suoi quadri \u201cvarano molti soldi\u201d. Le previsioni dell\u2019artista si rivelarono corrette e negli ultimi anni della sua carriera ebbe vari riconoscimenti. Per Ligabue fu fondamentale nel 1959 l\u2019incontro con un documentarista di Roma, Raffaele Andreassi. Gir\u00f2 su Ligabue il documentario: \u201clo specchio, la tigre e la pianura\u201d grazie al quale vinse l\u2019orso d\u2019oro al premio di Berlino. La conoscenza con Andreassi si rivel\u00f2 utile a Ligabue nel 1961, quando alla Barcaccia di Roma il documentarista organizz\u00f2 una mostra monografica su Ligabue con l\u2019aiuto dei suoi colleghi. Per far presenziare il pittore hanno dovuto \u2018promettergli che il presidente della repubblica gli regalasse una medaglia d\u2019oro\u2019. Gli organizzatori mantennero la parola ma invece del presidente della repubblica, la medaglia, gliela diede Giorgio de Chirico.&nbsp; De Chirico rimase entusiasta della mostra ed ebbe modo di congratularsi con il pittore\u2019. Ovviamente questa mostra ebbe un enorme successo, venne attirata l\u2019attenzione della stampa che fece conoscere l\u2019artista in tutta Italia. Il pittore durante la realizzazione di tutti i suoi dipinti fa un profondo viaggio di introspezione psicologica alla ricerca di s\u00e9, si creava determinati stati per entrare nel processo artistico. Martinoni, mira ad allargare lo spettro delle conoscenze su Ligabue \u201ca cominciare da quello delle preoccupazioni nazionalistiche, o peggio provinciali, di chi si ostina a identificare la patria di origine con la patria culturale\u201d. A Sangallo Ligabue viene definito \u201cil Van Gogh svizzero\u00bb durante una mostra monografica del 2019 al museum im Langerhans di San Gallo. Il critico e storico dell\u2019arte Vittorio Sgarbi presentando una recente esposizione a Mosca dedicata a Ligabue definisce il rapporto dell\u2019artista con il suo tempo. Durante un\u2019intervista all\u2019Expo Milano del 2015 dichiar\u00f2: \u201cil modo di dipingere di Ligabue esemplifica perfettamente il rapporto originario tra artista e realt\u00e0. Infatti, i dipinti di Ligabue sono frutto della sua immaginazione. I suoi animali e la natura che li circonda sono la realt\u00e0 filtrata dalla sua individualit\u00e0.\u201d Quindi, nel periodo in cui le avanguardie distruggevano la figurazione, nelle sue opere Ligabue recupera la vera essenza dell\u2019artista. Non a caso, come sulle pareti delle grotte preistoriche, sono gli animali ad essere i soggetti preferiti da Antonio Ligabue. Secondo Sergio Negri in: \u201cAntonio Ligabue, Catalogo generale dei dipinti\u201d la produzione di Ligabue pu\u00f2 essere divisa in tre periodi. Il primo periodo, 1928-1939, \u201cPer quanto riguarda la determinazione dell\u2019esatta datazione di partenza del primo periodo dei tre cicli artistici non \u00e8 stato possibile risalire alle primissime esercitazioni figurative, eseguite dal pittore in modo saltuario al suo arrivo in Italia. Non \u00e8 da escludere l\u2019ipotesi secondo cui l\u2019artista, inappagato da quei primi saltuari approcci con l\u2019arte, distruggesse il tutto, eliminando ogni traccia. Di questa produzione non \u00e8 rimasto nulla che possa comprovarne i risvolti estetici e i dati cronologici. Nelle opere tarde di primo periodo si individua una \u201cnotevole incertezza grafica e coloristica\u201d . L\u2019impostazione dei quadri \u00e8 semplice spesso limitata ad un&#8217;unica immagine centrale. Ligabue non padroneggia ancora con sicurezza i materiali artistici, le figure non hanno ancora la plasticit\u00e0 e la matericit\u00e0 che caratterizzano i suoi quadri dal secondo periodo in poi. I colori usati per dipingere da Ligabue sono diluiti con l\u2019acquaragia, al fine di renderli pi\u00f9 morbidi e fluidi durante la stesura sulla tela. Molto meglio in questi casi l\u2019uso dell\u2019olio di lino cotto, probabilmente l\u2019artista ancora non era a conoscenza o forse non poteva permetterselo. La tavola cromatica usata dal pittore in questo periodo \u00e8 composta da \u2018varie tonalit\u00e0 di verdi, bruni, giallo cromo, il blu cobalto, \u00e8 stato rilevato l\u2019uso di terre naturali\u2019. Tutto manipolato per ottenere una \u201csoffusa atmosfera cromatica\u201d . La soggettistica pi\u00f9 ricorrente \u00e8 riferita al mondo animale e alla vita che girava intorno all\u2019artista. Ligabue spesso si dimostrer\u00e0 preoccupato di rappresentare non solo la visione figurativa nei suoi aspetti formalistici, ma anche i caratteri morali e ambientali in essa contenuti. I contorni del soggetto raffigurato appaiono del tutto sfumati, senza alcun accenno di segno scuro che lo circoscriva. L\u2019immagine stessa \u00e8 fissa e centralizzata, i valori prospettici inesistenti. La produzione artistica della fase iniziale di Ligabue \u00e8 quasi totalmente rivolta alla pittura raramente a disegni a inchiostro; pochissime le sculture in creta. I dipinti, non molto numerosi in questi anni \u2013 senza considerare quelli andati dispersi naturalmente &#8211; sono eseguiti su tavolette di legno o compensato dalle dimensioni non particolarmente grandi di formato medio-piccolo. In qualche rara occasione il pittore far\u00e0 uso di tele, precedentemente dipinte da Mazzacurati e Bartoli. Le tavole di compensato sulle quale Ligabue ha dipinto sino al 1948-1949 circa venivano recuperate presso il deposito degli scarti della pi\u00f9 grande fabbrica della zona a due passi dall\u2019abitazione di Andrea Mozzali. Poco prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale si esaurisce il primo ciclo creativo di Ligabue che potr\u00e0 essere definito come il periodo di incertezze delle primissime ingenue esercitazioni e della formazione di una morale d\u2019artista che sancir\u00e0 i suoi orientamenti futuri. Secondo periodo individuato da Sergio Negri va dal 1939 al 1952. Le caratteristiche principali del secondo periodo si contraddistinguono dalle precedenti mediante alcune precise inclinazioni tecniche. Ora la connotazione estetica si sviluppa su piani diametralmente opposti e assume valori altamente qualificanti sia nella coloristica sia nella complessa elaborazione delle forme. Fra i diversi moduli espressivi caratterizzanti la nuova impostazione stilistica, in cui secondo i canoni veristi viene osservata una rappresentazione obiettiva di tutta la realt\u00e0 anche nei suoi aspetti pi\u00f9 umili, il vero protagonista di un\u2019eccellente fantastica stagione figurativa \u00e8 senz\u2019altro colore. I dipinti di Ligabue in questo periodo sono caratterizzati da pennellate materiche, fino ad arrivare ad un \u201cbassorilievo cromatico\u201d.&nbsp; L\u2019artista valorizza la stesura degli innumerevoli piani tonali. Si nota un equilibrio di tutto l\u2019impianto grafico, impasto coloristico grasso e corposo, le scene rappresentate hanno un aspetto di rara piacevolezza pittorica. Nella tavolozza ai colori inizialmente adottati si aggiungono il blu di Prussia, la terra di Kassel e il rosso carminio, nel 1949 a incidere le prime lastre in zinco; questi a loro volta, mescolati agli altri gi\u00e0 in uso e a seconda delle esigenze creative del momento, si apriranno a quel fantastico repertorio di accordi cromatici che caratterizzeranno la seconda fase artistica. In questo periodo Ligabue orientato verso l\u2019approfondimento dei valori introspettivi, oltre beninteso a quelli estetici, ampiamente ravvisabili nelle parti esteriori delle stesse forme raffigurate. Un\u2019altra particolarit\u00e0 rilevata in questo periodo \u00e8 l\u2019uso del disegno d\u2019insieme tracciato sulla tavola a carboncino prima di procedere a dipingere. Acquisendo maggiore sicurezza nel suo lavoro creativo, allargando la tavolozza cromatica. Ligabue inizia ad esprimere su tela il dramma della sua esistenza attraverso la natura degli animali. Prima di rappresentare qualsiasi animale si guardava allo specchio che teneva sempre accanto al suo cavalletto, per immedesimarsi al meglio negli animali o in s\u00e9 stesso, dipingendo animali in lotta oppure animali feroci, ne imitava il verso ma con tale viscerale trasporto da intimorire tutti coloro che si trovassero nelle vicinanze. Erano urla impressionanti, a loro volta intercalate da gemiti angosciosi sollecitati dal suo subconscio che lo induceva in quel momento a vivere un rapporto di auto identificazione col soggetto stesso. Proprio attraverso l\u2019uso di significativi contenuti, che sfuggono alla normale percezione del tatto, il pittore si avvale delle facolt\u00e0 espressive, dopo essersi liberamente guardato dentro, nel pi\u00f9 profondo dell\u2019animo. Sono tipiche di questi anni intense scene di violenza e di lotta rappresentate da animali feroci in atteggiamenti aggressivi, al solito pervase da un unico messaggio contestuale, intriso di rabbia, dolore e armonia plastica. Dal 1948 al 1952 circa l\u2019artista user\u00e0 quasi sempre come supporto per i suoi dipinti tavole di faesite reperite dal falegname di Gualtieri. La qualit\u00e0 artistica non viene mai a mancare, appare una gradevole espressivit\u00e0 grafica, a sua volta notevolmente suffragata dagli schemi iconografici con straordinaria potenza espressiva e somiglianza fisica dei suoi oggetti. Il terzo e ultimo periodo creativo va dal 1952 al 1962. Tale periodo \u00e8 definito dai critici d\u2019arte come il pi\u00f9 breve, ma \u00e8 il pi\u00f9 proficuo periodo per Ligabue. La maggior parte tra i mille dipinti catalogati da Sergio Negri risalgono a questo periodo. L\u2019artista in quegli anni conobbe il suo pi\u00f9 grande successo, e a causa del quale si ritrovo a dover dipingere quadri su commissione. Ligabue, comp\u00ec vari viaggi dagli imprenditori italiani, alloggiando nelle loro ville, dove poteva lavorare indisturbato. Con il successo il lavoro raddoppi\u00f2 e Ligabue per finire in tempi prestabiliti si trov\u00f2 a dipingere un quadro al giorno, dipingendo male deliberatamente. Se il cliente non entrava nelle sue simpatie lui si rifiutava di fare un buon lavoro. In effetti l\u2019attenzione del pittore sar\u00e0 concentrata d\u2019ora in poi sui valori della forza espressiva, che inequivocabilmente si proporr\u00e0 come la tematica artistica. Il soggetto quindi, ormai predominante sull\u2019intero campo visivo, viene circoscritto da un vigoroso segno nero per evidenziarne al massimo le fattezze anatomiche, che oltretutto si proporranno sempre tese e nervosamente incise. Nel campo della coloristica si assiste a una graduale riduzione della scaletta dei toni, per favorire una pi\u00f9 sobria ed efficace visione figurativa. I colori pi\u00f9 frequentemente usati in questa ultima fase sono le terre di Siena, rossa e naturale. Il bruno Van Dyck, i gialli, di cromo, di limone, blu di Prussia, rosso carmino e il bianco di zinco. Tra dipinti molti autoritratti e la soggettistica rivolta al mondo animale. Dopo 1959 e sino alla fine della sua attivit\u00e0 lavorativa Ligabue si servir\u00e0 esclusivamente di tele del tipo commerciale, intelaiate e preparate, che acquistava regolarmente nei negozi specializzati. Solo in un\u2019occasione, nella primavera del 1962, ritorna all\u2019uso della faesite, quando dipinge Il serpentario, quadro di grandi dimensioni, a cui lavora quasi ininterrottamente per quaranta giorni, durante i quali spesso ascolta da un vecchio grammofono la Quinta sinfonia di Beethoven. &nbsp;Un approfondimento che merita di essere accennato riguarda l\u2019evoluzione della firma dell\u2019artista. Durante il primo e il secondo periodo la firma di Ligabue si ripropone sia nei disegni che nelle incisioni, completa di nome e cognome in chiave gotica. Nei dipinti del secondo periodo appare la sola iniziale del nome mentre il cognome per esteso, trasformato dall\u2019artista in Ligab\u00f9n secondo i caratteri grafici nordici ai quali si affider\u00e0 per tutto il corso della sua vita. Per quanto riguarda i dipinti di piccole e saltuariamente anche di grandi dimensioni sono siglati con solamente l\u2019iniziale del nome e del cognome, ma si possono trovare opere firmate per esteso sul retro del 20 dipinto. Nella seconda fase, a differenza della prima, tutte le opere erano complete di firma, in rari casi accompagnata dalla data. L\u2019artista per siglare le sue opere era solito usare il colore rosso; se ne era temporaneamente sprovvisto ricorreva all\u2019ocra gialla o alla terra di Siena. Secondo Sergio Negri in Antonio Ligabue, il catalogo generale dei dipinti la firma in determinate occasioni eserciti una duplice funzione. La presenza della firma dell\u2019autore per quanto riguarda le incisioni e i disegni a matita e a inchiostro non deve intendersi unicamente come autorevole legittimazione dell\u2019opera da parte dell\u2019autore, ma come un \u2018pregevole apporto decorativistico a tutta la conformazione grafica\u2019. Riguardo al terzo periodo riguardo le incisioni e i disegni la firma in uso \u00e8 la stessa del secondo periodo, alcuni disegni per\u00f2 insieme alla firma saranno accompagnati da un\u2019originale nomenclatura indicante nome e caratteristica del soggetto ritratto. Ligabue con il suo talento naturale per molto tempo era sconosciuto e inizialmente fu etichettato come pittore Na\u00eff. Il padre dell\u2019arte naif europea, Anatole Jakovsky, non volle includerlo nel firmamento naif dichiarando che Ligabue: \u201cRester\u00e0 uno dei grandi enigmi del nostro tempo\u201d. All\u2019inizio del suo percorso artistico i dipinti potevano favorire un accostamento alla na\u00efvet\u00e9, ma nei periodi successivi il pittore si esprime in modo differente con una grande indiscussa genialit\u00e0 creativa dominata e guidata dal sentimento. Come diceva Max Pol Fouchet \u201ci pittori Na\u00eff sono privi di qualunque preparazione artistica e di ogni movente estetico, essi si esprimono con figurazione dettate unicamente da sollecitazioni emotive realizzando dei veri i propri racconti per immagini caratterizzati dal brillante cromatismo, dalla freschezza e dalla spontaneit\u00e0 dell\u2019osservazione, dall\u2019interpretazione istintiva e spesso fantastica della realt\u00e0\u201d. Nelle prime esperienze creative di Ligabue si nota l\u2019analogia con l\u2019arte primitiva che con quella popolare o candida ma nel 1965 Renato Marino Mazzacurati definisce l\u2019artista \u201cnon pittore, Na\u00eff ma grande artista espressionista\u201d. \u201cLigabue \u00e8 senz\u2019altro un pittore dalle origini primitivistiche che non appena si trova sottoposto agli stimoli del suo istinto creativo, nonch\u00e9 a quelli di una proficua preparazione autodidattica, approda, dopo un ampio percorso di ricerche e sperimentazione estetiche, nelle contorte sfere dell\u2019introspezione e quindi dell\u2019espressionismo.\u201dChiarito che, nonostante le superficiali definizioni in voga negli anni sessanta, Antonio Ligabue non \u00e8 un Na\u00eff (e di questo oramai tutti gli esperti sono d\u2019accordo) negando un\u2019associazione troppo diretta fra arte e follia, Sergio Negri insiste sul fatto che Ligabue non \u00e8 neppure un primitivo, cio\u00e8 un artista privo di educazione, di cultura e una proficua preparazione autodidattica ha un suo stile unico e inconfondibile che si esprime in maggior parte nei autoritratti ed i dipinti degli animali. Anche avendo origini primitive nel suo ampio percorso di ricerca e sperimentazione estetica si appoggiano all\u2019 istinto creativo, sviluppa una profonda introspezione ed il suo stile originale espressionistico. L\u2019artista nei suoi dipinti, specialmente negli autoritratti, ricorre volutamente alla sintesi quindi alla deformazione di canoni figurativi, perch\u00e9 convinto d\u2019infondere al soggetto proposto una maggiore carica espressiva e nello stesso tempo spingersi verso la sua verit\u00e0 interiore. Negli ultimi dieci anni dal 1952 al 1962 il pittore lavorava di getto senza un abbozzo preliminare, portava sul dipinto un puro sentimento. La pittura di Ligabue diventa una costante ricerca introspettiva, dove l\u2019inizio pu\u00f2 ricordare l\u2019arte na\u00efve ma, con la maturazione inizia ad esprimersi con \u201cgenialit\u00e0 creativa\u201d, dove il sentimento ha un ruolo centrale. Del resto, l\u2019espressionismo non \u00e8 da intendersi come un vero movimento ispirato e sostenuto da un determinato gruppo di artisti. Si tratta piuttosto di una tendenza specificamente romantica, perci\u00f2 incline alla malinconia e alle suggestioni fantastiche, entro cui si muovono in modo indipendente i suoi adepti, che raramente troviamo interessati alle condizioni sociali e intellettuali della loro epoca, ma che fanno della pittura il vero e unico mezzo per persistere in un egoistico viaggio introspettivo. Alcuni dei grandi espressionisti, come Soutine, Kirchner, Meidner, Heckel Kokoschka, Van Gogh, Munch, hanno analizzato s\u00e9 stessi dipingendo decine e decine di autoritratti cogliendo i caratteri morali e spirituali scattando la molla dell\u2019autoidentificazione. Sergio Negri definendo lo stile pittorico di Ligabue cita un grande storico dell\u2019arte Alain Bois: \u201c\u00e8 impossibile dare una definizione semplice e chiara del termine \u2018espressionismo\u2019. Dopo aver cambiato pi\u00f9 volte di significato, dopo essere stato riferito a opere molto diverse. A quelle di Munch come a quelle di Grosz, oggi questo termine si applica a un numero&nbsp; considerevole di opere che sembrano avere assai poco in comune da un punto di vista formale. Quel che unirebbe queste opere molto differenti, secondo la classificazione pi\u00f9 corrente, sarebbe il loro \u2018stato d\u2019animo\u2019, il loro \u201csenso\u201d; \u201cCome gli impressionisti affermavano la necessit\u00e0 di \u2018rappresentare\u2019 sentimenti. La genialit\u00e0 dei lavori, la bellezza delle opere di Ligabue, non sta solo nella tecnica, ma anche nel messaggio che le opere portano al pubblico che viene considerato come persone \u201cnormali\u201d, ma questo pubblico non \u00e8 ancora pronto per capire i messaggi ricevuti. L\u2019arte nella maggior parte dei casi viene creata da persone che soffrono, quelle che noi consideriamo malate mentalmente. Loro ci lanciano un messaggio, che noi dobbiamo interpretare. In conclusione, l\u2019evoluzione formalistica insita nella produzione pittorica di Ligabue, maturata fra i tormentati itinerari introspettivi, battute da grandi maestri espressionisti, ha portato la sua arte nel filone artistico espressivo della pittura italo-europeo. La prossimit\u00e0 di arte e follia, un tema da sempre attuale negli uomini, \u00e8 stato dibattuto fin dall\u2019 antichit\u00e0. Gli studiosi da tempo hanno notato una stretta relazione tra la follia e la genialit\u00e0 nel lavoro artistico. Secondo alcuni \u00e8 possibile che il decorso della psicopatologia della personalit\u00e0 geniale possa riflettersi nei mutamenti cronologici delle sue opere dal punto di vista stilistico e tematico, in veste di disturbo, inibizione o corroborante dell\u2019attivit\u00e0 creativa. Il mondo dell\u2019arte diviene la rappresentazione del mondo interiore in cui l\u2019artista si dibatte tra sanit\u00e0 e follia, mostrandone di volta in volta il decorso. La bizzarria dei poeti e dei drammaturghi era gi\u00e0 stata commentata da Platone, che aveva caratterizzato la \u201cmania\u201d come esaltazione dell\u2019anima, \u201cdono degli d\u00e8i che permetterebbe all\u2019artista e al poeta di realizzare le loro opere\u201d. \u201cTutto ci\u00f2 che \u00e8 grande \u00e8 accaduto nel delirio\u201d&nbsp; scrisse nel Fedro. Aristotele aveva associato creativit\u00e0 e malinconia. Come scrisse Alfredo Accantino nel suo libro \u201cOutsiders. Storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell\u2019arte\u201d: \u201cle opere sono sempre influenzate dalla vita. \u00c8 inevitabile. Perch\u00e8 anche gli artisti, come ognuno di noi, proiettano nelle loro creazioni sogni desideri e paure. Diventano maturi, amano, invecchiano magari male. Le opere sono sempre figlie di queste storie. Questo \u00e8 il senso di Outsider. &#8230;perch\u00e8 hanno dovuto condividere l\u2019arte con la malattia. Del corpo o dell\u2019anima. O di tutti e due. Talvolta\u201d. La stravaganza di inventori, scienziati, artisti e scrittori \u00e8 universalmente nota. Ma non \u00e8 solo la gente comune a percepire eccentrici gli individui creativi, spesso sono loro stessi a sentirsi diversi. Nella nosografia psicologica oggi la categoria diagnostica che pi\u00f9 si avvicina ai soggetti creativi e agli artisti \u00e8 la personalit\u00e0 schizotipica, caratterizzata dalla credenza nel pensiero magico e nel paranormale, da fantasticherie esuberanti, sfumate dispercezioni uditive e visive, anedonia e ritiro sociale, e spunti paranoidei.&nbsp; Questi soggetti possono fare discorsi insoliti, avere abbigliamenti strani ed esprimere reazioni emotive inappropriate. Spesso, si tratta di persone altamente dotate di talento, con ottima intelligenza e memoria. Alla base della relazione genialit\u00e0follia ci sarebbe un ridotto livello di funzionamento dei filtri cognitivi che nel cervello frenano e selezionano la quantit\u00e0 di stimoli afferenti che arrivano alla conoscenza consapevole. Un allentamento parziale e solo transitorio di tale meccanismo selettivo pu\u00f2 determinare la personalit\u00e0 schizotipica e la possibilit\u00e0 dei colpi di genio (scintille creative). Un maggior deficit dell\u2019inibizione filtrante sarebbe invece alla base della schizofrenia con veri i propri deliri, allucinazioni psicotiche, vitalizzate e strutturate come se il cervello crollasse per un sovraccarico di informazioni in arrivo che ostacola la normale classificazione e interpretazione di ci\u00f2 che i sensi raccolgono e che frammenta il rapporto con la realt\u00e0. La maggior parte delle persone che soffrono per\u00f2 di psicosi e schizofrenia non produce idee e opere ritenute geniali, vi \u00e8 sofferenza, inibizione e immiserimento ideativo. Le opere in caso possono essere interessanti ma non sono opere d\u2019arte. Lo spirito creativo dell\u2019artista, pur condizionato dall\u2019evolversi di una malattia, \u00e8 al di l\u00e0 dell\u2019opposizione tra normale ed anormale e pu\u00f2 essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia di una conchiglia. Come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, cos\u00ec di fronte alla forza vitale dell\u2019opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita.&nbsp; Per numerosi ricercatori un altro capitolo della psicopatologia ritenuto contiguo all\u2019arte \u00e8 il disturbo bipolare, o psicosi maniaco-depressiva, che \u00e8 caratterizzato da oscillazioni del tono dell\u2019umore. Sarebbero le fasi iniziali della psicosi maniacale depressiva, quando il tono dell\u2019umore \u00e8 discretamente euforico, elevato e il soggetto \u00e8 fiducioso, ispirato in preda a un \u201csacro fuoco\u201d, che la produzione creativa pu\u00f2 esprimersi compiutamente. Si pu\u00f2 essere grandi artisti senza essere bipolari; la malattia mentale pu\u00f2 semplicemente agire da catalizzatore per l\u2019artista stimolando, anche se la creativit\u00e0 esiste a prescindere dalla malattia. Anche le emozioni sono diventate oggetto di studio per le scienze cognitive e la psicologia collegando il mondo emotivo con le opere d\u2019arte. Secondo studiosi l\u2019attivit\u00e0 creativa rappresenta uno strumento per regolare le proprie emozioni e riportare a uno stato d\u2019equilibrio. Sigmund Freud considerava l\u2019attivit\u00e0 creativa come il frutto di sublimazione e Karl Gustav Jung stimava istinto creativo come fonte di spiritualit\u00e0 e della produzione di simboli. \u201cLotto con tutta la mia energia per rendermi padrone del mio mestiere, dicendomi che, se ci riesco, sar\u00e0 questo il miglior parafulmine contro il mio male. Il mio pennello scorre tra le mie dita come se fosse un archetto di violino. Ora riuscir\u00f2 a fondere quegli ori, e quei toni di fiori, il primo venuto non riesce a farlo, ci vuole tutta l\u2019energia di un individuo. Per arrivare a questo giallo stridente che ho raggiunto questa estate ho avuto bisogno di un po&#8217; di esaltazione. Van Gogh nel 1899 scrisse: \u201cNon nego la follia artistica di tutti noi e non dico che, sopra tutto io, non sono un pazzo vero e proprio, tuttavia bisogna prendere una decisione, tenendo conto delle malattie del nostro tempo. In fondo \u00e8 anche giusto che avendo vissuto per degli anni in salute relativamente buona, presto o tardi ne abbiamo anche noi la nostra parte. Per conto mio non avrei scelto la follia se si fosse trattato di scegliere, ma quando si ha una faccenda del genere \u00e8 una malattia come altra\u201d. Umberto Galimberti nella prefazione del libro Genio e follia di Jaspers, uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento, scrive: \u201c&#8230;la filosofia resta accanto all\u2019arte come espressione sintomatologica della condizione umana. Sin-tomo \u00e8 parola greca che vuol dire co-incidenza. In questi studi Jaspers vuole capire perch\u00e9, nelle loro espressioni pi\u00f9 alte, arte e follia coincidono, perch\u00e9 accadono insieme\u201d. \u201cSolo i folli abitati dal dio ne sono capaci, e allora qui, e non altrove, si scorge il nesso tra follia e creazione artistica, naturalmente con il sacrificio dell\u2019artista che, con la sua catastrofe biografica, segnala la condizione, a tutti comune, che \u00e8 la vita come assenza di protezione, da cui noi ci difendiamo non oltrepassando il recinto chiuso della nostra ragione, che abbiamo inventato come rimedio all\u2019angoscia.\u201d&nbsp; Come spiega il psichiatra nel suo lavoro, apparso per la prima volta nel 1922 in una raccolta di iscritti sulla psichiatria applicata, vuole porre il problema dei limiti della comprensibilit\u00e0 del vivere e dell\u2019agire umano. \u201cOgni fatto, compresi quelli della vita spirituale, porta in s\u00e9 un elemento che resta incomprensibile. Qui, trattandosi della malattia mentale, questo fatto si individua con maggior nitidezza nel paragone empirico, ma non per tanto lo si penetra. L\u2019esistenziale appare solo se si esaminano i dati particolari, se si articolano i problemi e si avvicinano e si confrontano gli elementi differenti. Solo cos\u00ec potevo raggiungere il fine che mi ero posto: non conoscenze definitive che d\u2019un solo colpo \u201csvelano il trucco\u201d, ma semplicemente una conoscenza che ci permetta di giungere nel punto da cui sia possibile percepire i veri enigmi e prenderne coscienza\u201d. Karl Jaspers nel libro Genio e Follia ha anche scritto \u201cGli psichiatri sono spesso stati troppo leggeri nei loro giudizi di valore. \u00c9 molto pericoloso qualificare con troppa fretta qualcosa come \u201cincomprensibile\u201d, \u201cquindi \u00e8 folle chiamare qualcosa vuoto, triviale, ricercato, confuso. Queste definizioni possono sembrare azzeccate, ma sar\u00e0 sempre di maggior interesse mettere in luce un lato positivo, mostrare ci\u00f2 che comprensibile, compiuto, efficace, perch\u00e8 non si pu\u00f2 avanzare nella ricerca che a questa condizione, mentre il giudizio negativo non fa che sopprimere il problema\u201d. Dilthei nei Canti della notte parl\u00f2 delle crisi di Holderling e paragon\u00f2 le differenti versioni della stessa poesia a seguito delle suddette crisi. Possiamo fare un paragone con Antonio Ligabue \u201cCome scese su di lui l\u2019ombra del crepuscolo, gli eroi e gli d\u00e8i cominciarono ad osservare dimensioni enormi e forme fantastiche. E il suo linguaggio giunge nella forza delle metafore fino alla stranezza e all\u2019eccentricit\u00e0. C\u2019\u00e8 un caratteristico miscuglio di fatti patologici insieme al sentimento del genio lirico per un nuovo stile\u201d. \u201c&#8230;una particolare indipendenza ed energia nelle immagini\u201d. \u201c\u2026 tutta la sua evoluzione poetica urgeva verso la totale liberazione del ritmo interiore del sentimento dalle forme metriche chiuse; quest\u2019 ultimo passo per\u00f2 fu compiuto da lui sul limitare la follia\u201d. Karl Jasper afferma \u201c&#8230;la nostra epoca \u00e8 affascinata dall\u2019esotismo, dalla novit\u00e0 dalla stranezza, dal ritorno al primitivo, s\u2019entusiasma per l\u2019arte orientale, per l\u2019arte dei neri e per disegni dei bambini. &#8230;\u00e8 come se una fonte ultima dell\u2019esistenza si aprisse per un istante, come se i recessi pi\u00f9 profondi della vita venissero alla luce. \u00c9 un\u2019esperienza che non ci porta ad accogliere l\u2019estraneo, ma ci spinge a trasformarlo in una figura a nostra misura. Ci tocca nel profondo, ma non \u00e8 il nostro mondo; da lei viene un\u2019interrogazione radicale, un appello che investe la nostra esistenza; il suo effetto \u00e8 benefico, ci trasforma. Oggi le fondamenta della nostra esistenza vacillano. Il nostro tempo ci esorta a rimettere tutto in questione e ci spinge verso un rapporto pi\u00f9 immediato con la vita. La nostra cultura si \u00e8 aperta alle cose pi\u00f9 estranee, basta che appaiano autentiche e votate.\u201d La cultura oggigiorno ha bisogno di dare l\u2019action alla massa, che ha la continua necessit\u00e0 di essere stupita per distrarsi dalla quotidianit\u00e0 e dalla noia della loro vita. \u201cNutriti come siamo di una cultura altamente intellettuale, posseduti da una volont\u00e0 di chiarezza illimitata, riconosciamo l\u2019autencit\u00e0 di questa profondit\u00e0 in cui l\u2019io si distrugge, la coscienza della presenza divina solo ai malati di mente? Viviamo in un\u2019epoca di imitazioni ed i artifizi, in cui tutto viene fatto in vista di un rendimento, in cui la vita \u00e8 una mascherata, un tempo in cui l\u2019uomo non perde mai di vista ci\u00f2 che \u00e8, in cui la semplice stessa \u00e8 voluta e l\u2019ebbrezza dionisiaca fittizia come l\u2019arte che la esprime, arte di cui l\u2019artistica \u00e8 troppo consapevole, e compiaciuto d\u2019esserlo. In una simile epoca, \u00e8 forse la follia la condizione di ogni autencit\u00e0 in campi in cui, in tempi meno incoerenti, si sarebbe stati capaci di espressioni autentiche anche senza essa? Assistiamo forse a una danza forsennata per giungere a qualcosa che si perde nel grido, nel gesto, nella violenza, nel narcisismo in una piattezza, in una sciocca ricerca del primitivo fino a una dichiarata ostilit\u00e0 verso la cultura? E questo qualcosa non si manifesta invece con profonda e sincera autenticit\u00e0 solo nei veri schizofrenici. Il difficile carattere di Antonio Ligabue, chiuso, poco socievole, con disturbi dell\u2019umore e con il comportamento instabile. Nel momento in cui, i disturbi si trasformano in crisi, la vita diventa molto difficile per l\u2019artista e neanche l\u2019attivit\u00e0 creativa li dona sollievo. Alla fine, la follia prende possesso della ragione, le azioni elementari della vita quotidiana diventano una lotta per la sopravvivenza. Allo stesso momento la mente e la memoria appaiono intatte o rimangono capaci di osservazioni profonde con una percezione straordinaria di armonia tra le forme e i colori. Grazie alla sua fantastica mano che aveva saputo creare tanti capolavori e all\u2019attivit\u00e0 pittorica costante, le produzioni artistiche diventano sempre pi\u00f9 toccanti. Il 14 luglio del 1937 Ligabue viene ricoverato per la prima volta all\u2019istituto psichiatrico san Lazzaro di Reggio Emilia, per essere dimesso e rimandato a Gualtieri il 3 dicembre dello stesso anno. L\u2019internamento \u00e8 dovuto al carattere irascibile e violento del pittore e ai suoi atti autolesionismo. Proprio in questo periodo verranno a manifestare nella realt\u00e0 pittorica di Ligabue valori cromatici ed espressione. Il 23 marzo del 1940 il secondo internamento di Ligabue presso l\u2019ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Il ricovero \u00e8 dovuto, secondo il medico condotto di Gualtieri, a psicosi maniacodepressiva. Il pittore, nei momenti di maggiore irrequietezza, aveva preso l\u2019abitudine di percuotersi il naso o la tempia destra con sassi appuntiti, producendosi delle profonde lacerazioni. Nel maggio del 1941 l\u2019amico pittore e scultore Andrea Mozzali di Guastalla si assume l\u2019impegno presso la direzione del manicomio di \u201cseguire\u201d e ospitare Ligabue a casa propria, riuscendo cos\u00ec a riportarlo all\u2019insperata libert\u00e0. A questi anni il pittore autodidatta di tendenza espressionista e avvicina alla sua virt\u00f9 creativa rappresentando nell\u2019arte il dolente dramma della propria esistenza attraverso la configurazione dell\u2019aggressivit\u00e0 animale, della forza espressiva e rigorosit\u00e0 plastica. Il 13 febbraio 1945 Ligabue rompe una bottiglia di vino sulla testa di un soldato tedesco, provocandoli il ricovero all\u2019ospedale di Gualtieri. Ci informa Sergio Negri: \u201cLa produzione pittorica degli ultimi dieci anni \u00e8 senz\u2019altro la pi\u00f9 copiosa. Poco meno della met\u00e0 dei circa novecento o mille dipinti\u201d. \u201cIn questa fase \u00e8 riscontrabile una non comune discontinuit\u00e0 del livello qualitativo; a differenza della fase precedente in cui oscillazioni di questo tipo avevano solo un carattere episodico. Pu\u00f2 accadere, infatti, che a veri propri capolavori si alternino opere dagli scadenti contenuti estetici, in cui per\u00f2 non vengono mai del tutto a mancare gli schemi coloristici e soprattutto la forza espressiva, che rimane pressoch\u00e9 inalterata e si concretizzer\u00e0 sempre pi\u00f9 come la caratteristica fondamentale di questo terzo e ultimo periodo\u201d.&nbsp; \u201cIn questo periodo Ligabue secondo contratti stipulati con alcuni membri del mondo imprenditoriale di Reggio Emilia, Brescia, Verona e Guastalla, si isol\u00f2 per lunghi periodi presso le case dei singoli committenti al fine di realizzare tutte le opere con essi concordate, spesso di grandi dimensioni\u201d. \u201cL\u2019artista, che ormai conosce i segreti del mestiere, si esprime con una rapidit\u00e0 sorprendente, tanto da riuscire a dipingere un quadro di medie proporzioni in un solo giorno o poco pi\u00f9, seppure con i risultati non sempre lusinghieri. In effetti l\u2019eccesiva velocit\u00e0 nel portare a termine un dipinto, specialmente se di carattere figurativo, e la mancanza necessaria concentrazione psicologica possono determinare nell\u2019opera di qualsiasi pittore notevoli, anche se non costanti, squilibri compositivi.\u201d Per alcuni clienti che non godevano della sua simpatia, Ligabue eseguiva dipinti appositamente mediocri per sghignazzarne poi soddisfatto alle loro spalle. In verit\u00e0 ci\u00f2 avveniva negli ultimi tempi quando l\u2019artista si sentiva circuito per scopi lucrosi. Diceva che certe persone gli volevano \u201cmungere i quadri\u201d con l\u2019intento di venderli e ricavarne vantaggi economici. Dalla lettura di tutta la storia clinica ed essenziale di Antonio Ligabue si pu\u00f2 rispondere alla domanda: \u201cEra pazzo?\u201d, dicendo che \u201cToni\u201d no, non era matto, non era uno psicotico, perch\u00e9 riassumeva in s\u00e9 una personalit\u00e0 schizotipica, un disturbo bipolare, e una prepotente ricchezza emozionale, fattori spesso determinanti della genialit\u00e0 secondo i pi\u00f9 recenti studi di neuro-estetica. Antonio Ligabue \u00e8 stato un\u2019artista straordinario perch\u00e9 \u201cattraverso la sua percezione sensibile e onirica delle esperienze ed emozioni universali l\u2019arte ritorna istinto primordiale e trasforma la semplicit\u00e0 della sua espressione in emblematico, forte e complesso carisma\u201d. Di fronte ai combattimenti tra animali, alla lotta per la sopravvivenza, agli scontri ferini carichi di inusitata energia \u2013 temi che Ligabue ha ripetuto con ossessiva continuit\u00e0 come metafore della sua storia umana e artistica. Il dipinto I tacchini \u00e8 rappresentativo del primo periodo. Ligabue influenzato da uno stato d\u2019animo piuttosto complesso, divide l\u2019opera in due parti ben precise. Nel primo piano, al disotto della linea dell\u2019orizzonte, egli inserisce gli elementi naturali dell\u2019ambiente Padano in cui vive; nella seconda parte i paesaggi dell\u2019infanzia trascorsa negli indimenticabili villaggi svizzeri. La scelta del soggetto non \u00e8 casuale, ma sempre condizionata dal momento psichico in cui vive l\u2019artista. Nei rari periodi di tranquillit\u00e0 interiore ricorrono con prevalenza le dolci scene agresti. Gli animali dal carattere sereno e tranquillo vengono rappresentati con velato candore, in modo poetico e idilliaco, anche se traspare dalla profondit\u00e0 dei loro sguardi la tristezza di un animo rassegnato e sottomesso. I soggetti rappresentati potrebbero veicolare il messaggio dell\u2019irrequietezza dell\u2019autore; essi, infatti, nonostante siano rappresentati in atteggiamenti aggressivi, sono coinvolti nel momento del corteggiamento, in cui il tacchino cerca di accoppiarsi per riprodursi. Tale messaggio potrebbe raffigurare l\u2019attrazione latente che l\u2019artista prova per il sesso femminile, ma che non riesce a esprimere in maniera concreta. Ogni immagine di Ligabue \u00e8 sempre viva e ricca di pathos. Il periodo della creazione del quadro corrisponde con il primo ricovero di Ligabue all\u2019ospedale di san lazzaro, in questo quadro infatti predomina una coloristica accesa, intense tonalit\u00e0, dove predomina 33 una violenza contenuta ed equilibrata. In questo quadro si vedono gli influssi della scuola romana, come Scipione e Mafai a cui guarda Ligabue nel periodo del ricovero su suggerimento di Mazzacurati. La composizione appare semplice, con un\u2019immagine centrale e una pianura come sfondo. Gli schemi cromatici sono di buona consistenza i valori materici e plastici sono concreti. La coloristica \u00e8 soffusa e tenue, il pittore adotta ancora il metodo di diluire i colori con l\u2019acquaragia. In questo dipinto Ligabue si serve di un disegno di fondo che gli permette di avere una prima visualizzazione dell\u2019impianto grafico. Possiamo notare una formazione della coscienza d\u2019artista, riesce con temi semplice ad entrare nella mente dello spettatore. Trasmettendo emozioni dirette. Lui era un animale che dipinge. Si pu\u00f2 vedere anche in questo semplice e a prima vista innocuo scenario una tensione della sopravvivenza. Nel quadro si pu\u00f2 vedere la manualit\u00e0 di Ligabue, non usava solamente i pennelli ma le dita e le mani e addirittura le unghie, per abbellirlo ha inciso il prato facendo intravedere il fondo giallo dando al quadro la sua tipica armonia cromatica. Un\u2019altra particolarit\u00e0 che pu\u00f2 essere notata \u00e8 il cielo, il cielo di \u2018 i tacchini\u2019 non \u00e8 sereno ma porta tempesta. Un\u2019altra caratteristica del primo periodo era la definizione con una linea di contorno dei suoi personaggi.&nbsp; Antonio Ligabue dipingeva con impasti di colore ad olio su lastre di faesite, sistemate da lui, di dimensioni medie. Nel quadro \u00e8 presente la firma dell\u2019artista. La firma non compare spesso in questo primo periodo la sua presenza pu\u00f2 essere interpretata come dimostrazione di un\u2019acquisita consapevolezza professionale. Il contesto naturale inoltre \u00e8 un tipico paesaggio della pianura padana. Sullo sfondo \u00e8 presente una stalla, la stessa stalla di Gualtieri dove Toni ha vissuto per un periodo della sua vita. L\u2019aquila con volpe 1949-1950&nbsp; \u00e8 stata dipinta da Ligabue presso il ricovero di mendicit\u00e0, dove il grande ed efficace risultato compositivo viene a essere condizionato dal profondo tormento interiore. Il pittore, che ha inteso immortalare le fasi finali di una lotta all\u2019ultimo sangue, non si \u00e8 lasciato andare a eccesive raffigurazioni ambientali. Egli ha volutamente lasciato spoglio e indefinito il paesaggio circostante dopo l\u2019unico accenno al piccolo campanile di una chiesa che, lontana sullo sfondo, sembra quasi voler rimarcare gli alti valori della fede cristiana. Il cielo appare agitato e travolto da un cupo turbinio di colori. Mentre il resto figura completato da vigorose campiture gialle, verdi e brune, in un\u2019essenzialit\u00e0 austera, nell\u2019intento di lasciare ogni predominanza alla tragedia e al dramma, che si sta consumando nel primo piano. L\u2019atmosfera tragica e misteriosa coinvolge ogni centimetro della superficie pittorica in una perfetta simbiosi di contenuti estetici e psicologici. La grande aquila che troneggia ad ali dispiegate in una fantastica armonia architettonica, mentre i suoi poderosi artigli sono affossati nella preda, assume, attraverso l\u2019aspetto possente e la fierezza dello sguardo, la regalit\u00e0 del condottiero antico quando intuisce di avere ormai vinto la battaglia. Diversamente la volpe, irrigidita e tesa in un disperato tentativo di salvezza. Sembra emettere dalla bocca vistosamente spalancata un tragico, lacerante \u201cgrido\u201d di dolore e di rabbia che risuona per tutta la valle. Due animali si affrontano lottando nel dipinto. Una grande aquila atterra dall\u2019alto sulla schiena di una volpe. Il rapace affonda gli artigli sulla schiena e sul collo dell\u2019animale tenendo l\u2019equilibrio con le ampie ali piegate verso il cielo. L\u2019aquila seduta trionfalmente sul corpo della preda consapevole della vittoria. La sua testa inoltre \u00e8 coronata dalle piume sollevate che la rendono minacciosa. Anche lo sguardo \u00e8 profondo e deciso. La volpe invece si dibatte in basso e cerca di liberarsi. Con uno scatto ruota la parte anteriore del corpo e tenta di mordere il suo aggressore. La scena si svolge tra grandi zolle di terra e fili d\u2019erba. In primo piano compare anche uno scorpione mentre a destra, in alto vola una farfalla cavolaia. Sul fondo infine \u00e8 disteso un tranquillo paesaggio di pianura con un paesino bianco, probabilmente Gualtieri. Solo 35 il cielo sottolinea la drammaticit\u00e0 della scena con il colore intenso del tramonto. Antonio Ligabue interpret\u00f2 gli animali soggetti dei suoi dipinti con una grande empatia. L\u2019artista, infatti, si avvicinava alla loro apparenza anche fisicamente cercando di riprodurre la loro mimica. Ligabue si identificava cos\u00ec quasi come uno sciamano a tranquilli animali da cortile o a pericolose bestie feroci. La lotta per la vita \u00e8 spesso rappresentata con durezza e violenza nei suoi dipinti. I teatri nei quali si svolgono questi drammi naturali sono per\u00f2 spesso sereni paesaggi di campagna. Si coglie infatti una contrapposizione tra la brutalit\u00e0 della scena in primo piano e il paesaggio che si distende intorno. Pare cos\u00ec di sentire i versi prodotti dagli animali durante l\u2019aggressione in primo piano contro il silenzio della campagna padana. La scena rappresenta la ferocia della natura ma anche la bellezza degli animali che combattono contro il destino e il fato. La volpe non ha scampo ma potrebbe sopraffare l\u2019aquila. La sua fine non \u00e8 certa, tuttavia il destino che segna la vita di animali e uomini sembra non lasciare dubbi sulla conclusione della lotta. Il professore emerito di letteratura italiana all\u2019universit\u00e0 di San Gallo, Renato Martinoni insiste molto sull\u2019importanza della scuola di Marbach e dei metodi innovativi della pedagogia curativa che nel primo Novecento conosce importanti sviluppi nell\u2019Europa del nord. Ancora oggi gli allievi dell\u2019istituto di Marbach, dove fu ricoverato Antonio Ligabue nel 1913, dividono l\u2019impegno scolastico fra l\u2019apprendimento in classe e il lavoro all\u2019aperto, a stretto contatto con la natura e con gli animali, usano l\u2019arte come terapia, disegnando, scolpendo la pietra, impratichendosi delle tecniche creative. I docenti e i medici che seguono i ragazzi insistono sulle loro abilit\u00e0 nel disegnare. Nel periodo che l\u2019artista pass\u00f2 a Marbach gli insegnanti seguirono e cercarono di appoggiare la sua abilit\u00e0 nel disegnare gli animali. Segno di un\u2019attitudine innata che, accompagnata da una formazione scolastica all\u2019avanguardia per i tempi, hanno lasciato dei semi che presto germinarono. Purtroppo, le opere di Ligabue realizzate negli istituti non sono state conservate. Come detto sopra i due temi principali della pittura di Antonio Ligabue sono gli animali e gli autoritratti, e devono molto all\u2019esperienza maturata dall\u2019artista nei suoi primi anni di reclusione all\u2019ospedale per malati mentali. Come ricorda Martinoni, d\u2019altronde, \u00abla figura e l\u2019opera di un artista \u00e8 fatta di aspetti &#8216;intrinseci&#8217; e allo stesso tempo di elementi pi\u00f9 &#8216;esterni&#8217; o &#8216;complementari&#8217;, ma non per questo meno profondi, che lasciano comunque meglio intendere certe implicazioni e certe dinamiche\u00bb. I preziosi frammenti che questo saggio recupera dalle nebbie di un passato mai approfondito con tanta documentata devozione promettono di aprire squarci di luce sull\u2019\u00bbimpenetrabile mistero\u00bb che avvolge la genesi dell\u2019arte di Antonio Ligabue. Seguendo una ripartizione cronologica, sono narrate le diverse tappe dell\u2019opera dell\u2019artista a partire dal primo periodo (1927-1939), quando i colori sono ancora molto tenui e diluiti, i temi sono legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti. Il secondo periodo (1939-1952) \u00e8 segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione. Il terzo periodo (1952-1962) \u00e8 la fase pi\u00f9 prolifica in cui il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l\u2019immagine rispetto al resto della scena. \u00c8 densa in quest\u2019ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d\u2019animo. Una straordinaria e unica storia umana e artistica, tanto da aver appassionato negli anni migliaia di persone, diventando addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni \u201970. Infatti, accanto agli oltre 100 capolavori \u2013 molti dei quali inediti assoluti quali Lince nella foresta (1957-1958), venti disegni a matita su carta da disegno (1961-1962) e diverse opere di grande qualit\u00e0 non esposte da tantissimi anni come Circo all\u2019aperto (1955-1956), Castelli svizzeri (1958- 1959), Crocifissione (1955-1956) e un rarissimo pastello a cera, matita e china su carta Leopardo e antilope e indigeno (1953-1954) \u2013 a definire la figura di Ligabue anche uno stralcio del film \u201cVolevo nascondermi\u201d di Giorgio Diritti con la magistrale interpretazione di Elio Germano, uscito nel 2020 dopo il memorabile sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci. Per la prima volta verranno anche esposti un album completo di disegni che Ligabue ha realizzato mentre soggiornava nell&#8217;ultimo periodo della sua vita alla locanda \u201cLa Croce Bianca\u201d (gestita dalla famiglia della famosa \u00abCesarina\u00bb, l&#8217;amore platonico della sua vita), perduto per anni e da poco ritrovato, e alcune delle fiere custodite al Museo Lazzaro Spallanzani dei Musei Civici di Reggio Emilia, le stesse che proprio Ligabue osserv\u00f2 per ore all\u2019interno del Museo, accompagnato dall\u2019amico Sergio Negri. Fiere che Ligabue non ebbe modo di vedere e conoscere di persona se non in queste sue visite, che studi\u00f2 accuratamente per poi ritrarle nelle sue tele, oggi per la prima volta messi a confronto. In mostra anche un album di figurine Liebig del 1954, di recente scoperta, che Ligabue fu solito consultare e da cui prese spunto per la rappresentazione di vari animali nei suoi lavori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"669\" data-attachment-id=\"1000008025\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000008025\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?fit=1024%2C669&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,669\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024&amp;#215;669\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?fit=300%2C196&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?fit=1024%2C669&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?resize=1024%2C669&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000008025\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?resize=300%2C196&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?resize=768%2C502&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?resize=450%2C294&amp;ssl=1 450w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ANTONIO-LIGABUE-Bologna-7-1024x669-1.jpg?resize=780%2C510&amp;ssl=1 780w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>SEZIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I tre periodi di Antonio Ligabue Nel 1975, in occasione della prima grande mostra antologica di Antonio Ligabue, il critico Sergio Negri propose una suddivisione dell&#8217;opera del pittore in tre periodi distintivi, che \u00e8 diventata un riferimento fondamentale per lo studio dell&#8217;artista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Primo periodo (1927-1939)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le opere di questo periodo mostrano una certa ingenuit\u00e0 tecnica e coloristica. I dipinti sono caratterizzati da colori tenui e diluiti, con un abbondante uso di acquaragia che rende le immagini sfumate. La tavolozza \u00e8 limitata, con prevalenza di verdi, marroni, gialli e blu cobalto. I temi principali sono scene di vita agreste e animali feroci, rappresentati con poca aggressivit\u00e0. La composizione \u00e8 semplice, spesso concentrata su un&#8217;unica immagine centrale. Le fiere La fase iniziale della produzione artistica di Ligabue \u00e8 quasi interamente dedicata al mondo animale. La sua fervida immaginazione lo porta in terre lontane, popolate di creature selvagge sognate e immaginate. L&#8217;insaziabile curiosit\u00e0 di Ligabue d\u00e0 forma ad un universo fantastico, nutrendosi di ogni libro che gli capita tra le mani, in particolare \u00abLa vita degli animali\u00bb del Brehm e attraverso l&#8217;ossessiva contemplazione delle figurine Liebig e della \u00abNuova Raccolta Figurine Animali\u00bb, veri e propri cataloghi illustrati della fauna mondiale. Le tele di Ligabue si animano di un bestiario esotico, dominato da possenti felini &#8211; leoni, tigri e leopardi &#8211; che si muovono con feroce eleganza attraverso savane africane immaginarie. L&#8217;artista cattura questi predatori in intense scene di caccia, dove antilopi e gazzelle diventano prede ambite, creando un teatro naturale di drammatica bellezza. La variet\u00e0 compositiva delle opere rivela l&#8217;evoluzione artistica di Ligabue. Si passa da ritratti singoli di animali, quasi studi contemplativi della loro essenza, a complesse scene di caccia e confronti tra predatori. Questa progressione testimonia una crescente sofisticazione nella narrazione visiva, dove ogni dipinto diventa una storia sospesa nel tempo. Dal punto di vista tecnico, il progresso di Ligabue \u00e8 palpabile. Le prime opere, realizzate tra il 1928 e il 1939, mostrano una tecnica ancora acerba ma promettente. I colori sono tenui e sfumati, i contorni sfuggenti e le composizioni relativamente semplici. Gli anni &#8217;40 segnano un punto di svolta decisivo nella carriera dell&#8217;artista. Le composizioni acquisiscono una dinamicit\u00e0 e una complessit\u00e0 nuove, trasformando ogni scena in un momento carico di tensione e vitalit\u00e0. Il paesaggio agreste Nell&#8217;opera di Ligabue il paesaggio agreste emerge come un tema ricorrente e profondamente significativo, rivelando una dimensione intima e nostalgica. Queste scene rurali, caratterizzate da campi arati e vita contadina, non sono semplici rappresentazioni della realt\u00e0 circostante ma piuttosto manifestazioni del ricco universo interiore dell\u2019artista. Cesare Zavattini coglie l&#8217;essenza di questo fenomeno affermando che Ligabue \u00abattraversava il nostro paesaggio quasi ignorato nella sua pittura perch\u00e9 venuto dall&#8217;estero con ogni cosa dentro\u00bb. Questa osservazione illumina il suo processo creativo: l&#8217;artista porta con s\u00e9 un bagaglio di memorie e visioni, che si manifestano sulla tela indipendentemente dal contesto immediato. In queste opere la realt\u00e0 osservata si fonde inestricabilmente con la memoria e la fantasia, creando un amalgama unico di esperienze vissute e nostalgia. Nel suo mondo pittorico le distinzioni tra diversi ambienti e creature si dissolvono, creando un universo parallelo, incantato e a tratti irreale. Attraverso queste rappresentazioni, il pittore non solo rievoca i suoi ricordi e le sue esperienze ma crea anche un linguaggio visivo unico che trascende i confini tra realt\u00e0 e immaginazione. In questo regno artistico la savana africana e il cortile di una fattoria emiliana coesistono in una geografia emotiva unica. Il grido di dolore di una volpe attaccata da un&#8217;aquila risuona con la stessa intensit\u00e0 di una zebra azzannata da una leonessa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La corrida e il circo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Corrida e il Circo, spettacoli che mettono in scena l&#8217;interazione tra uomo e animale, offrono a Ligabue terreno fertile per esplorare temi a lui cari. Hanno una struttura compositiva simile: un&#8217;arena centrale circondata da spettatori, che crea un microcosmo di tensione e spettacolo. Nella Corrida Ligabue pone l&#8217;accento sulla sofferenza dell&#8217;animale e sulla crudelt\u00e0 degli uomini. L&#8217;artista sembra identificarsi con il toro, riflettendo la propria vulnerabilit\u00e0 e alienazione negli occhi della bestia tormentata. Questa empatia con l&#8217;animale sofferente \u00e8 emblematica del suo approccio, che spesso trova negli animali un riflesso della propria condizione esistenziale. Il Circo rappresenta un punto di svolta nella carriera di Ligabue, dimostrando la sua crescente maestria nella costruzione pittorica attraverso l&#8217;uso sapiente del colore. Questo piccolo capolavoro, che evoca i ricordi della vita nomade dell&#8217;artista in Svizzera, \u00e8 un trionfo di composizione e cromatismo. Le ombre della gabbia creano un vortice dinamico sul terreno, interrotto strategicamente dai cubi rossi che fungono da piedistalli per i felini. Questi ultimi, disposti in cerchio, rafforzano l&#8217;andamento concentrico della composizione, creando un effetto ipnotico che cattura lo sguardo dell&#8217;osservatore. Al centro di questa vorticosa scena il domatore si erge potente e sicuro, in un atto di audacia che sfida la natura selvaggia dei leoni. Il gesto estremo di mettere la testa nella bocca di un leone simboleggia il dominio dell&#8217;uomo sulla bestia ma anche la sottile linea tra controllo e pericolo, che caratterizza questo tipo di spettacolo. Il Circo diventa una metafora visiva della condizione umana e animale, riflettendo le complesse dinamiche di potere, spettacolo e confinamento che Ligabue esplora con acuta sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Secondo periodo (1939-1952)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questa fase Ligabue padroneggia meglio colore e linea, creando composizioni pi\u00f9 complesse e dinamiche. La materia pittorica acquisisce spessore e i toni diventano pi\u00f9 caldi. L&#8217;artista scopre le diverse tonalit\u00e0 del giallo, che usa frequentemente insieme alla terra di Kassel, al blu di Prussia e al rosso carminio. Egi dipinge senza disegni preparatori, ottenendo figure con una potente espressivit\u00e0 grafica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fiere ed autoritratti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ligabue si immedesima negli animali che vuole ritrarre, ne riproduce le movenze, sbatte le ali, ulula, pigola, ruggisce per poter diventare lui stesso una delle sue straordinarie creature. Gli animali non sono pi\u00f9 semplici soggetti di studio ma diventano protagonisti di un universo selvaggio, dove ogni gesto e ogni sguardo raccontano storie di sopravvivenza, ferocia e bellezza primordiale. Le bestie feroci nei suoi dipinti diventano proiezioni della sua stessa essenza: studiandole e ritraendole, l&#8217;artista non solo ne cattura la natura sulla tela ma sembra esplorare aspetti profondi della propria anima inquieta. Questa intima connessione tra Ligabue e i suoi soggetti animali trova una potente eco nei rari e preziosi autoritratti del secondo periodo. In queste opere l&#8217;artista rivolge su s\u00e9 stesso lo sguardo indagatore e intenso con cui osserva le creature selvagge, creando un parallelo visivo e emotivo tra la propria immagine e quella delle fiere che popolano le sue tele. Da questa introspezione nasce il volto ormai iconico nell&#8217;immaginario collettivo, vividamente catturato dall\u2019onorevole Giuseppe Amadei, che con rara sensibilit\u00e0 poetica e acume critico, seppe scorgere la bellezza l\u00e0 dove altri vedevano solo stranezza: \u00abLigabue \u00e8 sempre stato un uomo triste, simile ai protagonisti del sommo scrittore russo \u010cechov: di aspetto non gradevole, magro e ossuto, con la barba incolta, la testa piccola, il naso adunco, i denti cariati e il gozzo. La sua figura era ingolfata in vestiti vecchi e usurati, donatigli e sempre troppo larghi.\u00bb Questa descrizione cattura non solo l&#8217;apparenza fisica di Ligabue ma anche la sua essenza malinconica, creando un ritratto a parole che risuona profondamente con l&#8217;immagine che l&#8217;artista ha immortalato di s\u00e9 nelle sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Autoritratto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ligabue indaga la propria immagine in maniera ossessiva: nell\u2019arco di quasi quarant\u2019anni dipinge oltre 123 autoritratti. Questa serie di opere corrisponde al bisogno vitale dell\u2019artista di affermare la propria esistenza, diventano il mezzo principale attraverso cui stabilire un dialogo con il mondo esterno e rendersi \u00abvisibile\u00bb nel senso pi\u00f9 profondo del termine. Il suo volto domina la composizione, occupando una posizione centrale sulla tela. Lo sfondo varia da campi ricchi di dettagli a paesaggi appena accennati, fino ad arrivare a campiture di colore piatto nelle opere pi\u00f9 tarde. Elementi ricorrenti arricchiscono queste rappresentazioni. Una sciarpa rossa o la presenza di piccoli animali, una libellula o una mosca, si ripetono in diverse opere assumendo un valore simbolico. Questi dettagli possono essere interpretati come segni positivi, evocando una serenit\u00e0 agreste e, al contempo, riflettendo l&#8217;apprezzamento per il proprio lavoro. L&#8217;aspetto dei capelli dell&#8217;artista, talvolta ben pettinati e altre volte disordinati, diventa un barometro del suo stato d&#8217;animo e delle sue emozioni. Un tema significativo degli autoritratti \u00e8 l&#8217;uso di copricapi, come il berretto da motociclista e il berretto da fantino. Questi accessori trascendono il semplice elemento decorativo per diventare simboli di una raggiunta integrazione sociale e di dignit\u00e0 personale. Attraverso di loro Ligabue non solo esplora s\u00e9 stesso ma crea un ponte verso il mondo esterno, affermando la sua presenza e il suo valore come individuo e come artista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le opere su carta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il talento straordinario di Ligabue per il disegno emerge in modo sorprendente nel 1917, durante il suo ricovero nell&#8217;ospedale psichiatrico di Pf\u00e4fers. I test medici indicano questa abilit\u00e0 come uno strumento terapeutico per il suo disturbo mentale, suggerendo fin da subito che l&#8217;arte potesse rappresentare per lui un rifugio dalle difficolt\u00e0 di integrazione sociale. I disegni, fin da subito, si distinguono come opere d&#8217;arte autonome, elevandosi a espressioni artistiche indipendenti e significative. Questa autonomia deriva dal suo peculiare processo creativo, che lo porta a dipingere direttamente sulla tela senza servirsi di schizzi preparatori. Di conseguenza, le sue opere su carta non sono studi preliminari o bozzetti per i dipinti, ma creazioni a s\u00e9 stanti. Ogni disegno, quindi, va considerato come un&#8217;entit\u00e0 artistica autonoma, frutto della stessa immediatezza creativa che caratterizza l&#8217;approccio di Ligabue alla tela. Un&#8217;analisi ravvicinata delle opere su carta rivela una straordinaria qualit\u00e0 e variet\u00e0. La forza del tratto, l&#8217;intensit\u00e0 delle immagini e la meticolosa cura dei dettagli testimoniano una continua ricerca artistica. I segni di Ligabue mutano costantemente: da tratti appena accennati a intense ombre d&#8217;inchiostro, alternando figure delicate e drammatiche, tecniche puntinate e tratti arruffati. La rapidit\u00e0 d&#8217;esecuzione della matita gli permette di utilizzare i disegni come merce di scambio immediata: pu\u00f2 abbozzare velocemente un cane per ottenere un pasto. Allo stesso tempo l&#8217;artista \u00e8 capace di dedicare giornate intere alla ricerca della perfezione del dettaglio, dimostrando una straordinaria versatilit\u00e0 creativa. La musica diffusa in questa sala evoca la profonda passione di Antonio per la V sinfonia di Beethoven, che l&#8217;artista riproduceva instancabilmente mentre creava le sue opere. La ripetizione incessante della sinfonia accompagnava il suo processo creativo, diventando una colonna sonora inseparabile dal suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I Volatili<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I volatili occupano un posto di rilievo nell&#8217;universo artistico di Ligabue, riflettendo la sua profonda connessione con il mondo naturale. Dalle maestose aquile ai pi\u00f9 piccolo insettivoro, egli cattura l&#8217;essenza di questi animali con una vivacit\u00e0 e un&#8217;intensit\u00e0 straordinarie. Le lotte di galli, temi ricorrenti e ossessivi nella produzione di Ligabue, rappresentano microcosmi di violenza e territorialit\u00e0. Questi dipinti, apparentemente ripetitivi, costituiscono in realt\u00e0 una sequenza narrativa di uno scontro senza fine, riflettendo forse le stesse lotte interiori dell&#8217;artista. Parallelamente egli esplora il tema della caccia come imperativo di sopravvivenza. Nei suoi dipinti vediamo gufi che ghermiscono colombe, aquile che attaccano volpi, e piccoli uccelli che catturano insetti. Ogni scena \u00e8 un fermo immagine di un mondo naturale in costante tensione, dove la vita di uno dipende dalla morte di un altro. La meticolosa attenzione ai dettagli &#8211; dalle piume iridescenti di un gufo alle possenti ali di un&#8217;aquila &#8211; non solo dimostra la sua abilit\u00e0 tecnica ma sottolinea anche la bellezza e la crudelt\u00e0 insite nella natura. Attraverso queste rappresentazioni l&#8217;artista sembra suggerire che la lotta per la sopravvivenza \u00e8 un tema universale che trascende le specie, risuonando profondamente con la condizione umana stessa. In questo modo i volatili di Ligabue diventano pi\u00f9 che semplici soggetti naturalistici: sono metafore viventi della lotta, della sopravvivenza e della forza primordiale che governa il mondo naturale e, per estensione, quello umano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli animali domestici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei dipinti di Ligabue gli animali acquisiscono uno sguardo, una voce, una dignit\u00e0 fino ad allora inimmaginabili. L&#8217;identificazione dell&#8217;artista con i soggetti rappresentati \u00e8 immediata e profonda, come acutamente osserva Cesare Zavattini: \u00abGli occhi di Ligabue li troviamo all&#8217;improvviso riconoscibili e scrutatori in un cavallo o in un pollo dei suoi quadri. Forse gli animali vedono le cose come sono per questo tentava di trasformarsi in loro.\u00bb La simbiosi con il mondo animale rivela ancora una volta la sua sofferenza. Sentendosi rifiutato dagli esseri umani, l&#8217;artista trova negli animali che popolano le rive del Po la sua unica vera famiglia. Il mondo dell&#8217;aia, in particolare, diventa per lui un microcosmo di affetti e connessioni. Qui gli animali domestici, compagni di vita quando trova rifugio nei fienili, diventano veri e propri amici. Ligabue li osserva, li studia, e la sua attenzione \u00e8 catalizzata dalla loro presenza. Nell&#8217;affascinante universo pittorico di Toni questi animali assumono un ruolo centrale, non solo come soggetti artistici ma come estensioni della sua stessa identit\u00e0. Attraverso la loro rappresentazione egli continua quell&#8217;esplorazione del s\u00e9 iniziata con gli autoritratti, trovando negli animali dell&#8217;aia un riflesso della propria condizione esistenziale e un mezzo per esprimere emozioni altrimenti inesprimibili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terzo periodo (1952-1962)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il periodo pi\u00f9 prolifico di Ligabue. Il segno nero intorno alle figure diventa pi\u00f9 marcato e continuo, definendo nettamente i soggetti. La tavolozza si arricchisce, includendo giallo limone, terre di Siena, giallo cadmio e bruno Van Dyck, con abbondante uso di bianco di zinco. La periodizzazione di Negri offre una chiave di lettura essenziale per comprendere l&#8217;evoluzione artistica di Ligabue, dalla sua iniziale ingenuit\u00e0 tecnica fino alla piena maturit\u00e0 espressiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le fiere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni della sua produzione artistica Ligabue concentra la sua attenzione principalmente sulle fiere, rielaborando ossessivamente gli stessi temi iconografici. In queste opere l&#8217;artista raggiunge l&#8217;apice della sua maestria tecnica, fondendo la savana africana con le campagne emiliane in un universo ibrido dove creature esotiche si integrano armoniosamente nel paesaggio padano. Mazzacurati coglie brillantemente questa fusione, descrivendo come per Ligabue i boschi si trasformassero in \u00abgiungle impenetrabili\u00bb dove l&#8217;artista stesso partecipava a lotte cruente, imponendo la propria legge. Le fiere, gi\u00e0 raffinate nelle opere precedenti, vengono ora ritratte con una minuziosit\u00e0 degna dei pittori fiamminghi. I manti felini e il piumaggio degli uccelli acquisiscono una vivacit\u00e0 straordinaria, evidente nelle innumerevoli variazioni del Leopardo nella foresta e del Leone nella savana. La palette cromatica si arricchisce di innumerevoli sfumature mentre la linea assume un vigore espressivo eccezionale, catturando non solo l&#8217;anatomia ma anche i movimenti aggressivi degli animali. Questa intensit\u00e0 nell&#8217;esplorazione artistica rivela la profonda connessione di Ligabue con il mondo selvaggio che rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La committenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ritratto di donna con farfalla, Ritratto di uomo con giaccone blu e La Crocifissione, che rappresentano una deviazione dal consueto percorso creativo di Ligabue, testimoniano la sua versatilit\u00e0 nell&#8217;affrontare temi convenzionali. I due ritratti offrono una rara dimostrazione dell\u2019abilit\u00e0 dell\u2019artista nel catturare la figura umana e rivelano un inaspettato dialogo con la tradizione artistica classica. Inoltre riflettono il crescente successo del pittore, che lo porta a rispondere a specifiche richieste di committenza. In queste opere, egli adotta un&#8217;impostazione ricorrente: la figura \u00e8 inquadrata all&#8217;altezza del petto, con lo sguardo rivolto verso sinistra, mentre sullo sfondo si alternano paesaggi o motivi geometrici simili a carte da parati. Quest&#8217;ultimo elemento, in particolare, crea spesso un effetto claustrofobico, quasi una grata che imprigiona il soggetto. La Crocifissione, di cui si conoscono solo altri quattro esemplari nell&#8217;opera di Ligabue, \u00e8 probabilmente frutto di una commissione specifica. In questa potente rappresentazione Cristo crocifisso domina la scena, fiancheggiato ai piedi dalla Vergine Maria e Maria Maddalena sulla sinistra mentre il centurione Longino si erge sulla destra. Il dramma della crocifissione trova un&#8217;eco visiva nel cielo tempestoso, che getta una luce livida sul paesaggio orientaleggiante punteggiato di case e palme sullo sfondo. In contrasto con questa atmosfera cupa, Ligabue impiega una tavolozza di colori accesi e vibranti per definire le figure, creando un potente contrasto cromatico che amplifica l&#8217;intensit\u00e0 emotiva della scena.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal trasferimento coatto al riscatto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera di Ligabue, dominata da visioni simboliche, raramente si addentra nel territorio della narrazione pittorica. Fanno eccezione, tuttavia, due autoritratti che, catturando momenti chiave della vita dell&#8217;artista, offrono uno sguardo intimo sul suo percorso personale. Ligabue arrestato si configura come una rievocazione storica del traumatico trasferimento forzato dell&#8217;artista a Gualtieri. La composizione, caratterizzata da una sorprendente assenza di pathos, presenta un Ligabue ormai rassegnato al suo destino, in procinto di affrontare le nuove sfide che la vita gli riserva. L&#8217;approccio distaccato alla narrazione visiva suggerisce una rielaborazione matura dell&#8217;evento, filtrata attraverso anni di esperienza e riflessione. In netto contrasto, Autoritratto con moto, cavalletto e paesaggio si erge come un&#8217;ode pittorica al successo e al riscatto personale dell&#8217;artista. In questa composizione Ligabue si autoritrae a figura intera, esibendo un portamento fiero e un abbigliamento alla moda, elementi che sottolineano la sua nuova posizione sociale. Il cavalletto con la tela in primo piano funge da dichiarazione della sua identit\u00e0 di pittore riconosciuto, mentre la moto rossa, posizionata strategicamente sulla sinistra, assurge a simbolo tangibile del desiderio realizzato, frutto diretto del suo talento artistico. Particolarmente significativa in quest&#8217;opera \u00e8 la scelta del paesaggio di sfondo. Anzich\u00e9 evocare la Svizzera, come di consueto nelle sue scene rurali, Ligabue opta per una rappresentazione fedele del fiume Po e della bassa Padana. Questa decisione compositiva non solo \u00e0ncora l&#8217;opera a una realt\u00e0 geografica specifica ma sottolinea anche l&#8217;accettazione e l&#8217;integrazione dell&#8217;artista nel suo nuovo contesto di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FOCUS<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Album delle figurine Liebig<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1954 con il fortunatissimo album \u201cNuova Raccolta animali\u00bb si scaten\u00f2 una travolgente passione popolare per le raccolte di figurine. Si presentava come un prodotto durevole e di valore, arricchito da testi autorevoli che accompagnavano le immagini. L\u2019album divenne per Ligabue un prezioso manuale di studio zoologico. Le dettagliate illustrazioni e le informazioni contenute nell&#8217;album gli fornivano un&#8217;ampia gamma di soggetti e dettagli anatomici, permettendogli di arricchire e perfezionare le sue rappresentazioni pittoriche. Per un artista autodidatta come lui, l&#8217;album rappresentava una finestra sul mondo animale, offrendo immagini di creature esotiche che altrimenti non avrebbe potuto osservare dal vivo. Questo strumento gli consent\u00ec di esplorare e rappresentare una variet\u00e0 di specie con sorprendente accuratezza e vivacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Museo Civico Lazzaro Spallanzani di Reggio Emilia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ligabue trova nel Museo Civico Spallanzani una risorsa inestimabile di osservazione diretta, un vero e proprio santuario della conoscenza zoologica. Il Museo, fondato nel 1830 con la collezione privata dello scienziato Lazzaro Spallanzani, cresce rapidamente arricchendosi di nuove sezioni di Storia Naturale e Zoologia tra cui le drammatiche ricostruzioni di scene di predazione della raccolta Franchetti. Qui l&#8217;artista trascorre interminabili ore immerso nell&#8217;esame meticoloso degli animali impagliati esposti, scrutando ogni piuma, ogni pelo, ogni dettaglio anatomico con un&#8217;attenzione intensa e prolungata. Questa esplorazione ravvicinata non solo amplia il suo repertorio visivo, ma gli fornisce una comprensione profonda e tangibile delle forme animali, superando i limiti delle rappresentazioni bidimensionali dei libri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Raffaele Andreassi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Raffaele Andreassi ha svolto un ruolo determinante nel plasmare l&#8217;immagine pubblica di Antonio Ligabue attraverso i suoi evocativi cortometraggi. \u00abLo specchio, la tigre e la pianura\u00bb (1960), premiato con l&#8217;Orso d&#8217;argento a Berlino, cattura l&#8217;essenza di Ligabue mentre vaga lungo il Po, riproducendo i versi degli animali. \u00abAntonio Ligabue pittore\u00bb (1965) esplora tre fasi distinte della vita dell&#8217;artista. Inizia ritraendo Ligabue come un \u00abselvaggio\u00bb che si aggira nei boschi, osservandosi in uno specchio legato al collo. Prosegue mostrando la creazione di un autoritratto, per poi concludersi con un Ligabue ormai celebre che corteggia una ragazza in trattoria. Questa scena finale ha dato vita all&#8217;indimenticabile richiesta \u00abdam un bes\u00bb (dammi un bacio), diventata iconica e fonte d&#8217;ispirazione per canzoni e opere teatrali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un album di disegni inedito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le opere pi\u00f9 rare di Ligabue spicca un album di disegni realizzato per il Sig. Aprici, custodito in una collezione privata per decenni e mai esposto prima. Composto da 20 fogli, include un autoritratto e 19 dettagliate rappresentazioni di animali. La sua unicit\u00e0 risiede nell&#8217;aspetto documentario: ogni disegno \u00e8 accompagnato dall&#8217;immagine di riferimento che lo ha ispirato, offrendo uno sguardo inedito sul suo processo creativo. Le didascalie in tedesco, scritte dall&#8217;artista stesso, aggiungono valore personale e culturale. L\u2019album non \u00e8 solo una raccolta di disegni ma un viaggio nell&#8217;universo creativo di Ligabue, combinando arte, storia personale e documentazione. Rappresenta un tesoro di rara bellezza, che illumina il metodo di lavoro dell&#8217;artista e la sua profonda connessione con il mondo animale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra alla galleria \u201cLa Barcaccia\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 4 febbraio 1961 la galleria La Barcaccia di Roma inaugura una mostra su Antonio Ligabue, presumibilmente promossa da Raffaele Andreassi. Per attirare l&#8217;artista a Roma gli organizzatori gli promettono una nuova, fiammante motocicletta. Il giorno stesso dell&#8217;inaugurazione esplode il \u00abcaso Ligabue\u00bb, alimentato dalle migliori penne del giornalismo italiano: Lorenza Trucchi, Dario Micacchi, Duilo Morosini, Sergio Saviane e Indro Montanelli. La mostra registra un&#8217;affluenza eccezionale e i prezzi delle opere dell&#8217;artista schizzano alle stelle. Questo clamoroso successo conferma la potenza espressiva dell&#8217;arte di Ligabue, efficacemente catturata da Giancarlo Vigorelli nella presentazione del catalogo: \u00abNon pu\u00f2 non sorprendere, non sgomentare, e non convincere, con lo spettacolo sbalorditivo di questa sua tenebrosa violenza e magica perizia di pittore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La motocicletta: il rombo della libert\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della sua vita, Ligabue colleziona undici Moto Guzzi e una BMW, la maggior parte barattate in cambio di quadri. \u201cQuando arrivava alla sera all\u2019osteria \u2013 racconta Matilde Marchese, cognata dell\u2019oste \u2013 per prima cosa portava dentro la moto, poi l\u2019ammirava tutta, la puliva nelle parti che riteneva sporche e infine la copriva con un plaid di lana\u201d. Portava spesso in tasca la vernice rossa per coprire ogni graffio, con mania quasi ossessiva. Ligabue sfreccia per le piazze e le vie della bassa, fiero e orgoglioso, finalmente libero. \u201csaliva sulla moto e sfidava la nebbia dei viottoli di campagna&#8230;perch\u00e9 la testata scoppiettante e calda della Guzzi era l&#8217;unica consolazione contro il gelo dell&#8217;inverno e l&#8217;ostilit\u00e0 imperscrutabile del mondo\u00bb, scrive Edmondo Berselli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nudo di donna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di quei quadri, di Ligabue, che certamente sono andati perduti mi hanno detto che una volta dipinse una donna ignuda: una donna ignuda talmente sirena, o Circe o Calipso, o figlia del re dei Feaci che tutti i barcaioli del Po se ne erano orgiasticamente innamorati: e da tanto che i pi\u00f9 giovani (giacch\u00e9 la tavoletta della donna nuda era stata, intanto, posta in una specie di esposizione in un baracchino fluviale) pagavano trenta centesimi allo scopo itifallico di lustrarsi gli occhi, schiarirsi la vista e altre cose pi\u00f9 amene. Luigi Bartolini<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sculture<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ligabue ha modellato pochissime sculture, circa un centinaio, molte delle quali non son arrivate a noi. Quelle plasmate prima del 1935 non venivano nemmeno cotte e molte sono state distrutte per incuria o scaraventate con rabbia contro una parete. Grazie ai calchi e alle fusioni in bronzo si \u00e8 riusciti a conservarne pochi esemplari preziosi. Probabilmente la produzione delle sculture di Ligabue inizia molto presto, servendosi dell\u2019argilla che si depositava nella golena dopo le piene del Po, una fanghiglia rossastra, solida, ben amalgamata, che i contadini della zona chiamavano \u201ctiv\u00e8r\u201d. Concentrato al massimo nella sua ispirazione creativa, spesso impastava la creta con la bocca, quasi si trattasse della consacrazione di un rito arcaico, misto alla volont\u00e0 di misurarsi in un rapporto fetale con la \u00abdivina materia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le diligenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le diligenze con castello e le carrozze con cavalli sono esempi di uno dei temi prediletti e reiterati di Ligabue, la serie \u00e8 tratta dalle stampe popolari tedesche del secolo scorso e rimanda a una dimensione intensamente poetica e fiabesca legata al ricordo che rimanda alla terra dalla quale non avrebbe mai voluto allontanarsi. Questa icona consente inoltre a Ligabue di mettere al centro del racconto ancora una volta un animale.<\/p>\n\n\n\n<p>I cavalli che trainano la carrozza diventano i protagonisti del quadro con le loro movenze, la potenza del movimento rappresenta un richiamo accattivante per l\u2019occhio, l\u2019episodio storico narrativo si trasforma in una evocazione fantastica. Questa mostra a Palazzo Albergati di Bologna racconta l\u2019uomo e l\u2019artista valorizzandone sia l&#8217;eccezionale talento artistico quanto la sua ricca interiorit\u00e0 e la sua personalit\u00e0 fuori dal comune. Il catalogo \u00e8 edito da Moebius ed \u00e8 arricchito da due contributi originali: un saggio del regista Giorgio Diritti, che offre una prospettiva cinematografica, e un\u2019analisi di Francesca Romana Morelli sul rapporto tra Ligabue e Renato Marino Mazzacurati. Due testi che propongono per la prima volta una lettura completa del duplice successo del pittore, come uomo e come artista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vita di Antonio Ligabue<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Zurigo nel 1899 da madre di origine bellunese e da padre ignoto, viene dato subito in adozione ad una famiglia svizzera. Gi\u00e0 dall\u2019adolescenza manifesta alcuni problemi psichiatrici che lo portano, nel 1913, a un primo internamento presso un collegio per ragazzi affetti da disabilit\u00e0. Nel 1917 viene ricoverato in una clinica psichiatrica, dopo un\u2019aggressione nei confronti della madre affidataria Elise Hanselmann che, dopo varie vicissitudini, decider\u00e0 di denunciarlo ottenendo l\u2019espulsione di Antonio dalla Svizzera il 15 maggio del 1919 e il suo invio a Gualtieri, il comune d\u2019origine del patrigno (il marito della madre naturale, che odier\u00e0 sempre). Ligabue non parla l\u2019italiano, \u00e8 incline alla collera e incompreso dai suoi contemporanei, viene soprannominato \u201cel Matt\u201d dagli abitanti di Gualtieri che ne rifiutano i dipinti e il valore artistico, costringendolo a prediligere la via dell\u2019alienazione e della solitudine. Dopo tormentati e inquieti anni di vagabondaggio in cui vive solamente dei pochi sussidi pubblici e si rifugia nell\u2019arte per esprimere il suo disagio esistenziale, a cavallo tra il 1928 e il 1929 incontra Renato Marino Mazzacurati (importante artista della Scuola Romana) che ne comprende il talento artistico e gli insegna ad utilizzare i colori. Con singolare slancio espressionista e con una purezza di visione tipica dello stupore di chi va scoprendo &#8211; come nell\u2019infanzia &#8211; i segreti del mondo, Ligabue si dedica alla rappresentazione della lotta per la sopravvivenza degli animali della foresta; si autoritrae in centinaia di opere cogliendo il tormento e l\u2019amarezza che lo hanno segnato, anche per l\u2019ostilit\u00e0 e l\u2019incomprensione che lo circondavano; solo talvolta pare trovare un po\u2019 di serenit\u00e0 nella rappresentazione del lavoro nei campi e degli animali che tanto amava e sentiva fratelli. Nel 1937 viene nuovamente ricoverato presso l\u2019ospedale psichiatrico di San Lazzaro a Reggio Emilia per autolesionismo e per \u201cpsicosi maniaco-depressiva\u201d nel marzo del 1940. \u00c8 il 1948 quando comincia a esporre le sue opere in piccole mostre e ottenendo, sotto la guida di Mazzacurati, qualche riconoscimento e a guadagnare i primi soldi. Ma il successo \u00e8 breve: dopo essersi permesso solo qualche lusso, nel 1962 viene sopraggiunto da una paresi e ricoverato all\u2019ospedale di Guastalla dove continua a dipingere e dove termina la sua vita il 27 maggio del 1965.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Albergati Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio Ligabue. La Grande Mostra<\/p>\n\n\n\n<p>dal 21 Settembre 2024 al 30 Marzo 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 30 Marzo 2025 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Albergati Bologna la mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue. La Grande Mostra a cura di Francesco Negri e Francesca Villanti. 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