{"id":1000007802,"date":"2024-09-21T08:14:53","date_gmt":"2024-09-21T11:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007802"},"modified":"2024-09-21T08:14:55","modified_gmt":"2024-09-21T11:14:55","slug":"in-mostra-a-milano-mike-buongiorno-1924-2024-icona-e-protagonista-della-storia-della-tv-e-di-quella-del-nostro-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007802","title":{"rendered":"In Mostra a Milano Mike Buongiorno 1924 -2024 Icona e Protagonista \u00a0della storia della Tv e di quella del nostro Paese"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 17 Novembre 2024 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale Milano la mostra \u201cMike Buongiorno 1924 -2024 \u201c dedicata al grande presentatore nel centenario della sua nascita Mike \u00e8 stato uno dei grandi protagonisti della storia della Tv e nel contempo del nostro Paese a cura di Nicol\u00f2 Bongiorno e Alessandro Nicosia con la consulenza di Daniela Bongiorno. L\u2019esposizione \u00e8 promossa dal&nbsp;Comune di Milano \u2013 Cultura con il patrocinio del Ministero della Cultura, prodotta da&nbsp;Palazzo Reale Milano,&nbsp;Fondazione Mike Bongiorno e C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con la collaborazione di Allegria, con la partecipazione di&nbsp;Rai&nbsp;e&nbsp;Mediaset. Questo luogo vuole raccontare la memoria del presente al tempo stesso, nato dalla ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, arricchito da tante \u2018rarit\u00e0\u2019 concesse per l\u2019occasione dalla Fondazione Mike Bongiorno documenti personali, foto inedite, copioni originali, cimeli artistici e premi, oggetti e ricordi che accomunano pi\u00f9 generazioni di estimatori. La mostra si apre con un contributo video in cui Aldo Grasso racconta quello che per lui Mike ha rappresentato nel mondo della televisione. Grande impatto all\u2019interno dell\u2019esposizione avranno le ricostruzioni scenografiche che contestualizzeranno alcuni momenti focali della carriera di Mike ma anche della nostra societ\u00e0:uno studio radiofonico americano anni Quaranta, la sala Tv di un bar anni Cinquanta, luogo che ospitava tantissimi appassionati dei programmi del momento, la cabina rossa e bianca di <em>Rischiatutto<\/em>, dove sar\u00e0 possibile diventare il concorrente o il presentatore e la ruota di <em>La ruota della fortuna<\/em>, riprodotta in scala per l\u2019occasione. Filo conduttore del percorso&nbsp;i filmati biografici, nei quali, attraverso le stesse parole del presentatore, si ripercorrer\u00e0 la sua storia e quella degli italiani dagli anni Venti ai giorni nostri. Ampio spazio sar\u00e0 dato ai filmati di repertorio di Rai e Mediaset che hanno collaborato attivamente al progetto. Saranno, inoltre, raccontate le sue grandi passioni, soprattutto lo sport e la montagna. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Mike Buongiorno e la nascita della televisione apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che l\u2019opposizione fra paleotelevisione e neotelevisione ha una grande fortuna nella storiografia dei mass-media in Italia. Nel suo ambito un settore tutt\u2019altro che specialistico visto il ruolo della tv nella storia italiana recente quasi eguaglia in importanza la distinzione fra Prima e Seconda Repubblica. Al pari di quest\u2019ultima, con cui si sovrappone spesso nonostante i limiti cronologici siano sfalsati, \u00e8 una categoria onnicomprensiva, pronta a riempirsi dei contenuti pi\u00f9 vari. Il cambiamento che si descrive infatti appare profondo e multiforme. In pochi anni il Paese, l\u2019orizzonte politico-culturale, il paesaggio antropologico sono radicalmente mutati e altrettanto \u00e8 cambiata la televisione italiana e questa \u2018grande trasformazione\u2019 promette di impegnare storici, scrittori e intellettuali ancora a lungo. La neotelevisione \u00e8 stata teorizzata inizialmente, da semiologi come Eco e Casetti, in base a innovazioni tecnico-formali. Compaiono in scena microfoni e telecamere quasi a svelare la macchina televisiva, il dietro le quinte. Sul modello delle prime radio libere, si fa sempre pi\u00f9 uso nei programmi del telefono per suscitare la partecipazione del pubblico. Il medium sembra perdere la sua \u2018trasparenza\u2019, l\u2019accento non \u00e8 pi\u00f9 posto sulla \u2018verit\u00e0 dell\u2019enunciato\u2019, bens\u00ec sulla \u2018verit\u00e0 dell\u2019enunciazione\u2019, la funzione metalinguistica e di contatto hanno la meglio sulla funzione referenziale. Come scrive Eco, \u00abla caratteristica principale della Neo tv \u00e8 che essa sempre meno parla del mondo esterno. Essa parla di se stessa e del contatto che sta stabilendo col proprio pubblico\u00bb. Gi\u00e0 allora, tuttavia, l\u2019opposizione fra paleotelevisione e neotelevisione sottintendeva due diversi sistemi televisivi: da una parte il monopolio di Stato, dall\u2019altra,&nbsp; pur con mille contraddizioni e limiti&nbsp; un regime misto di soggetti privati e pubblici. Tale passaggio \u00e8 scandito da una sequenza repentina e caotica di trasformazioni: l\u2019esplosione delle tv locali dopo la liberalizzazione dell\u2019etere del 1976; i networks nazionali che emergono nei primi anni ottanta il duopolio Rai &#8211; Mediaset sancito dalla legge Mamm\u00ec del 1990 e rimasto inalterato fino ai giorni nostri. Fra anni settanta e ottanta, tuttavia, non \u00e8 solo l\u2019assetto dell\u2019industria televisiva a cambiare, c\u2019\u00e8 una vera e propria rivoluzione della cultura televisiva e dei valori di riferimento. Simbolo di questo mutamento \u00e8 l\u2019avvento del colore, sancito definitivamente nel 1977 dopo un aspro dibattito politico. Fin dal 1972 infatti un ampio ventaglio di forze si era opposto al colore identificato come il simbolo di un consumismo del tutto fuori luogo all\u2019epoca dell\u2019austerit\u00e0 e della crisi energetica. E in effetti, quasi a dar ragione ai suoi detrattori, il colore segner\u00e0 l\u2019inizio di quello che Peppino Ortoleva ha chiamato il \u00absurrealismo del consumo\u00bb; un Brave New World televisivo dominato dall\u2019intrattenimento e dalla pubblicit\u00e0. L\u2019opposizione fra paleo e neotelevisione, quindi, pu\u00f2 essere ulteriormente riscritta, collocando da un lato il pedagogismo di Stato della rai a conduzione democristiana, ricalcato sul modello del servizio pubblico inglese, e, dall\u2019altro, gli intenti puramente commerciali delle reti private, che mirano soprattutto all\u2019audience e moltiplicano il volume della pubblicit\u00e0 televisiva a lungo tenuto a freno dalla rai. \u00c8 un passaggio da un\u2019idea di televisione ancora rispettosa delle gerarchie culturali tradizionali alla prassi televisiva odierna caratterizzata invece, ancora secondo Ortoleva, da un \u00abanti-intellettualismo\u00bb ormai esplicito. Semplificando grossolanamente, si passa da una tv della povert\u00e0 pochi canali, poche ore di trasmissione, un\u2019austerit\u00e0 vagamente bacchettona a una tv dell\u2019opulenza di tanti canali, un lusso continuo di programmi 24 ore su 24, un diluvio di pubblicit\u00e0 e merci. In pochi anni, sugli schermi italiani si assiste a un trapasso repentino dalla Quaresima al Carnevale. A questo panorama, vorrei aggiungere un\u2019altra componente, analizzando i due diversi mondi televisivi da un punto di vista molto particolare: quello della tipologia dei personaggi e in particolare della loro collocazione sull\u2019asse normalit\u00e0- eccentricit\u00e0. Lascia o raddoppia?, il quiz in onda con cadenza settimanale dal 1955 al 1959, \u00e8 uno dei programmi di maggior successo nella storia della televisione italiana e pu\u00f2 essere scelto senza troppe forzature come il simbolo della paleotelevisione. A presentare il quiz \u00e8 un giovane italo-americano con una breve esperienza radiofonica alle spalle, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, universalmente noto come Mike, un tipo mingherlino, biondiccio, occhialuto, non bello, che parla un italiano piuttosto povero e ha una certa predisposizione per le gafes. A dispetto di tali limiti, nel giro di pochi mesi diviene una celebrit\u00e0, il primo divo della televisione italiana. Secondo la celebre Fenomenologia di Mike Bongiorno (1963) di Umberto Eco, il divo televisivo \u00e8 l\u2019esatto contrario della star cinematografica; all\u2019eccezionalit\u00e0, al fascino superlativo e talvolta trasgressivo subentra una grigia normalit\u00e0: la tv non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l\u2019everyman. La tv presenta come ideale l\u2019uomo assolutamente medio.&nbsp; Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorit\u00e0 nazionale il ritratto dei propri limiti . Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrit\u00e0 . Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perch\u00e9 chiunque si trova gi\u00e0 al suo livello. Nessuna religione \u00e8 stata mai cos\u00ec indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: siete Dio, restate immoti. Dir\u00e0 di Bongiorno Aldo Grasso: \u00abla sua persistenza \u00e8 la nostra sclerosi quotidiana, il suo professionismo \u00e8 il meccanismo ben oliato, automatico che ci fa andare avanti ogni giorno. Mike \u00e8 come la televisione, la televisione come Mike: \u201csogno privo di sogno\u201d, non concede nulla al doppio, all\u2019immaginario, solo rispecchiamenti orizzontali\u00bb. Quella della tv delle origini sarebbe quindi una scelta singolarmente antiromanzesca e antieroica, un rifiuto delle potenzialit\u00e0 dell\u2019immaginario in nome di un buon senso piccolo borghese. Agente fra i principali della modernizzazione italiana, la televisione avrebbe optato per la versione pi\u00f9 severa di questa, ci\u00f2 che Max Weber chiamava il \u00abdisincanto del mondo\u00bb. In realt\u00e0 si tratta solo di una mezza verit\u00e0 e Lascia o raddoppia?, al pari dell\u2019altro programma simbolo della paleotelevisione, ossia Carosello, \u00e8 stato un calibrato compromesso fra poli culturali antitetici: modernit\u00e0 e tradizione, quiz all\u2019americana e commedia dell\u2019arte italiana, intrattenimento e pedagogismo, spettacolo e divulgazione del sapere, nuovo consumismo e paternalismo democristiano. I tempi rapidi del quiz americano subirono una dilatazione teatrale, dove la presentazione del concorrente, la creazione di un personaggio erano altrettanto importanti delle domande, delle risposte e dei premi. \u00abIn un senso pi\u00f9 profondo la trasmissione rispecchiava i valori della cultura americana, la competitivit\u00e0, l\u2019abilit\u00e0 individuale, la scalata alla ricchezza e al successo; ma nello spettacolo brillavano soprattutto i valori italiani di sempre, la speranza nella fortuna, induce nel proprio fascino, l\u2019arte di arrangiarsi, la vanit\u00e0 esibizionistica\u00bb. Per scegliere un esempio emblematico di questo adattamento: il selezionatore meccanico della ibm che estraeva la buste delle domande nel programma modello del quiz, The $64.000 questione, fu sostituito da una figura decisamente pi\u00f9 aggraziata: la \u2018valletta\u2019, mentre il ruolo di garante dell\u2019imparzialit\u00e0, anzich\u00e9 alla macchina, era attribuito a un\u2019autorit\u00e0 tradizionale, quella del notaio. Il quiz era trasmesso dal teatro della Fiera di Milano, luogo simbolo della modernizzazione italiana, vetrina dei progressi tecnologici e della nuova civilt\u00e0 dei consumi. Il premio di consolazione per i concorrenti che fallivano l\u2019ultimo raddoppio era un oggetto simbolo del boom economico: una Fiat 600. Di conseguenza Lascia o raddoppia? \u00e8 stato accusato dalle origini di aver incoraggiato il consumismo, cos\u00ec come di essere stato un agente principale dell\u2019\u2018americanizzazione\u2019 del Paese. Sul versante intellettuale, lo si rimproverava di diffondere una cultura nozionistica, superficiale, mnemonica, oppure, come scrisse il critico comunista Piero Dallamano, di incoraggiare una visione \u2018monetaria\u2019 del sapere. Per John Foot, tuttavia, nel quiz l\u2019\u00abideologia consumistica legata soprattutto al sogno americano\u00bb era largamente compensata dall\u2019 \u00abethos paternalistico della Dc\u00bb in una \u00abchiara compresenza di vecchio e nuovo\u00bb; inoltre \u00abil programma era pensato da uno staff di intellettuali che lo organizzavano come un esercizio didattico per l\u2019educazione degli italiani\u00bb.Astruse questioni specialistiche come il celebre \u00abcontrofagotto\u00bb verdiano, per una settimana diventavano argomenti universalmente discussi. Al fianco dei concorrenti si presentavano esperti e divulgatori delle singole discipline, le domande erano introdotte con intenti a met\u00e0 fra l\u2019approfondimento didattico e la spettacolarizzazione da piccoli documentari o da oggetti presentati in studio. In un caso, assieme a un concorrente che rispondeva a domande sull\u2019arte moderna, intervenne come ospite un pittore difficile come Casorati. Era opinione comune, suffragata dagli stessi editori, che le vendite dei libri sulle materie del quiz subissero un\u2019impennata dopo la trasmissione e c\u2019\u00e8 chi defin\u00ec la trasmissione un\u2019\u00abenciclopedia popolare\u00bb. In uno degli articoli pi\u00f9 belli scritti sul programma, Carlo Levi celebr\u00f2 Lascia o raddoppia? come un\u2019epica popolare, nella quale il tifo per gli eroi sportivi calciatori e ciclisti era soppiantato dall\u2019identificazione delle folle per una nuova generazione di eroi del sapere, i concorrenti. Ma i molti dualismi del programma trovano un\u2019ideale sintesi nel confronto al centro della scena: quello fra un presentatore programmaticamente mediocre, quasi impiegatizio, e un manipolo di concorrenti di tutt\u2019altra natura. Scrive lo storico Silvio Lanaro: \u00abDavanti al presentatore, che scuote il capo perplesso, il dandies dall\u2019abbigliamento fastoso e dalla parlata cruscante, impiegati che conoscono a memoria la Divina Commedia, contesse dal tratto legnosamente \u2018alla mano\u2019, collezionisti di inopinate paccottiglie, ardite studentesse che osano penetrare nei segreti degli sport maschili\u00bb. Il concorrente di Lascia o raddoppia? non \u00e8 solo l\u2019ossimoro tipicamente televisivo dell\u2019uomo comune scaraventato improvvisamente su una platea nazionale per ottenere quel \u00abquarto d\u2019ora di notoriet\u00e0\u00bb di cui parlava Andy Warhol; e non \u00e8 neanche la figura scialba e presto dimenticata dei successivi quiz o delle loro parodie. La via del concorrente comune e insignificante scagliato suo malgrado sulla ribalta viene presto abbandonata dopo il primo campione del quiz, tale Lando Degoli, un professore di matematica di Parma, piuttosto timido e un po\u2019 grigio, che cadde sulla micidiale domanda del controfagotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Presto il quiz diviene, per comune ammissione dei contemporanei, \u00abil pi\u00f9 ricco e impreveduto repertorio di personaggi&nbsp; che le cronache d\u2019oggi conoscano\u00bb e il suo messaggio, a suo modo consolatorio, \u00e8 che \u00abinfinita \u00e8 la gamma della persona, e che \u201csiamo tutti personaggi\u201d\u00bb. Il concorrente di Lascia o raddoppia? \u00e8 cos\u00ec una figura eccentrica e memorabile, la cui caratterizzazione viene spinta verso l\u2019eccezionalit\u00e0 e talvolta la stranezza, mediante un lavoro di ripresa, capovolgimento e ricombinazione di stereotipi sociali diffusi. Da un lato, Bongiorno \u00e8 per Eco l\u2019emblema di una b\u00eatise quasi laubertiana: \u00abaccetta tutti i miti della societ\u00e0 in cui vive: alla signora Balbiano D\u2019Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perch\u00e9 si tratta di una contessa.&nbsp; Porta i clich\u00e9 alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore \u00e8 virtuosa, una ragazza con la coda di cavallo e le calze colorate \u00e8 \u2018bruciata\u2019\u00bb. Dall\u2019altro, i personaggi che compaiono al suo cospetto sono spesso una smentita o una correzione proprio dei vari clich\u00e9s. Innanzitutto, sono accomunati da una competenza del tutto eccezionale su un argomento, un sapere presentato di volta in volta come un prodigio mnemonico, oppure come il frutto di una passione che in un Paese ancora lontano dall\u2019odierna moltiplicazione degli hobby si presta a essere interpretata in termini quasi maniacali. Nel caso di una delle figure pi\u00f9 famose nella storia del quiz, il rapporto paradossale con la materia va a toccare stereotipi di genere. Paola Bolognani, bionda studentessa diciottenne di Pordenone, risponde con sorprendente competenza sulla storia del calcio, il \u2018gioco maschio\u2019 per eccellenza, in un\u2019epoca in cui le donne non osavano neanche mettere piede negli stadi e va detto che le prime conduttrici o giornaliste sportive donne compariranno solo in piena neotelevisione, negli anni ottanta. In altri casi, si fa leva sul fascino romanzesco dell\u2019aristocrazia o sull\u2019esotismo. In una Repubblica che da poco ha abolito il valore legale dei titoli nobiliari, le nobildonne concorrenti si comportano con una modestia che sorprende immancabilmente l\u2019ingenuo presentatore. E Bongiorno \u00e8 altrettanto stupito dai concorrenti che esibiscono cimeli o memorie di Paesi lontani: come la fotomodella milanese Lulli Mariani che ha vissuto per anni in Polinesia, dove insegnava in una scuola di stile per ragazze locali, o come il nigeriano Olabisi Ayala, il primo e unico concorrente di colore nella storia dei quiz in Italia, che racconta di aver girato il mondo su uno scooter e si esibisce sempre con costume etnico e l\u2019immancabile pipa. Spesso, poi, il rapporto fra i concorrenti e le materie su cui rispondono \u00e8 all\u2019insegna del capovolgimento e della sorpresa.&nbsp; Molti concorrenti di umile estrazione \u2013 contadini, pastori, piccoli artigiani, operai scelgono materie letterarie per cui dimostrano la proverbiale passione dell\u2019autodidatta, voglioso di elevarsi. Al contrario, diversi concorrenti borghesi e benestanti optano per argomenti meno seri: musica, gastronomia, sport e spettacolo. Nell\u2019un caso e nell\u2019altro, il quiz attiva sceneggiature collaudate: storie commoventi di riscatto sociale degne del libro Cuore o commedie spiritose e mondane, tipiche del teatro leggero. Ma al di l\u00e0 degli stereotipi, si tratta di storie che simboleggiano l\u2019impatto liberatorio della modernit\u00e0 sulle singole esistenze, la sua capacit\u00e0 da dare un identit\u00e0 e comportamenti, di allentare una duratura etica della rinuncia, dettata in un caso dalla miseria materiale, nell\u2019altro da austeri ideali di rispettabilit\u00e0. Il pastore letterato Filippo Bacciu, che rispondeva su Boiardo e Ariosto, in un\u2019intervista dichiar\u00f2: \u00abSono diventato un uomo, con i sentimenti e le sensazioni di un vero uomo, tra le mie povere e calme bestie, solo quando riuscii a leggere un libro\u00bb.\u00c8 una dichiarazione che fa il paio, significativamente, con quella di un abitante di un villaggio dell\u2019entroterra laziale che cos\u00ec commentava l\u2019arrivo sospirato, a met\u00e0 degli anni sessanta, del primo gabinetto domestico: \u00abAdesso mi sento un essere umano, come gli altri, non un animale come mi sentivo un tempo\u00bb. All\u2019epoca del quiz, insomma, agli occhi degli Italiani che uscivano da una dura realt\u00e0 di privazione e ignoranza, la cultura tradizionale e i nuovi comfort consumistici potevano essere accomunati nel segno del progresso e dell\u2019emancipazione. Per i concorrenti e per i telespettatori del programma, la sintesi operata da Lascia o raddoppia? fra denaro e sapere, educazione e consumo forse non appariva cos\u00ec forzata come ai critici che ne smascheravano l\u2019insidiosa natura ideologica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000007806\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000007806\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2151-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON 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E in Lascia o raddoppia? in effetti la retorica della singolarit\u00e0, quel meccanismo dell\u2019eccezione o del \u2018colmo\u2019 onnipresente nei fatti di cronaca del resto furono proprio i giornali, con cronache e approfondimenti, a consolidare il successo della trasmissione. Ad esempio un commissario di polizia, Camillo Boito, raggiunse il titolo di campione rispondendo a domande sulla letteratura poliziesca, alla quale sia era appassionato per caso, dopo aver sequestrato un bel po\u2019 di gialli alla figlia, che per la lettura trascurava la preparazione dell\u2019esame di maturit\u00e0. Per altri concorrenti l\u2019incontro con la loro materia \u00e8 una piccola conversione laica, la scoperta di una singolare vocazione. Il contadino dantista Luigi Gaddini trova una copia della Divina Commedia in una casa abbandonata durante la ritirata di Caporetto; la Mariani incontra la regina di Polinesia in un ricevimento in Inghilterra ed \u00e8 folgorata da un sorriso che allude a un intero modo di vita; la giovane Marisa Zocchi, gi\u00e0 miss Toscana, si appassiona al ciclismo sentendo i discorsi dei ciclisti che arrivano al bar del padre dopo la salita; il ferroviere Piero Tassone trova nello sci e nell\u2019immagine delle montagne innevate un\u2019evasione dalla monotonia del suo lavoro. Due concorrenti oggetto all\u2019epoca di una vera e propria saga giornalistica sono esemplari per farci riflettere sulla costruzione dell\u2019eccentrico nell\u2019era paleotelevisiva. La prima \u00e8 Maria Luisa Garoppo, avvenente tabaccaia di Casale Monferrato, soprannominata \u2018miss globuli rossi\u2019 per il suo impegno come donatrice di sangue. Alla sua prima apparizione indossa un vestito aderente che, complice il suo fisico da maggiorata, desta scandalo. Per di pi\u00f9 la ragazza manifesta opinioni piuttosto eterodosse sul matrimonio di cui diffida, poich\u00e9 dice \u00abin Italia \u00e8 pi\u00f9 facile a farsi che a disfarsi\u00bb. Con una certa ingenuit\u00e0, racconta di suscitare notevole entusiasmo fra i militari della locale caserma che visitano la sua tabaccheria pi\u00f9 di quanto non sarebbe richiesto dalle loro esigenze di fumatori. Poco dopo la sua prima apparizione, si viene a sapere che Maria Luisa ha uno zio prete, ovviamente turbato dalla sua esibizione televisiva. Infine, anche in questo caso il legame con la materia \u00e8 all\u2019insegna del rovesciamento paradossale. La concorrente risponde infatti su un argomento culturalmente elevato e dalle connotazioni tutt\u2019altro che edonistiche: la tragedia greca. Insomma ci sarebbero tutti gli ingredienti di una di quelle commedie pecorecce che faranno furore negli anni settanta (la bella e un po\u2019 bisbetica tabaccaia concupita dai militari) e che saranno l\u2019indizio, peraltro assai contraddittorio, di un mutamento generale nel senso del pudore. Nel clima di pruderie degli anni cinquanta, invece, la vicenda della Garoppo sar\u00e0 quella di un rapido ritorno all\u2019ordine, con la concorrente infagottata in abiti pi\u00f9 casti forniti dai costumisti della rai e soprattutto con l\u2019invito ufficiale dell\u2019ambasciata greca, dopo la vittoria nel quiz, a trascorrere una vacanza-studio nei luoghi originari dei grandi tragici: un piccolo percorso di sublimazione dalla carne allo spirito, dalle pulsioni del presente all\u2019autorevolezza del passato. Il secondo personaggio a suo modo \u2018scandaloso\u2019 \u00e8 Gianluigi Marianini, benestante \u2018giovin signore\u2019 torinese, che si presenta con smoking, tight, cappelli a cilindro e mantelli di propria creazione, si proclama \u00abviveur di professione\u00bb, autore di \u00abversi perversi\u00bb e adoratore della \u00abVenere multiforme\u00bb. Esperto di moda e costume, parla un italiano aulico e arguto, ispirato a D\u2019Annunzio e soprattutto a Guido da Verona. Di contro ai concorrenti che si presentano in tv in cerca di fortuna, egli snobba visibilmente i \u00absesterzi\u00bb del premio e dichiara di voler riportare il quiz alla sua natura di gioco disinteressato o, per usare le sue parole, \u00abconvito di begli spiriti in boschi folti\u00bb. Con goliardia, il personaggio, si conforma alla perfezione all\u2019immagine dell\u2019esteta, del dandy, di quel \u2018gag\u00e0\u2019 amante delle provocazioni e della vita notturna reso celebre dal teatro di rivista degli anni trenta e dal comico Ettore Petrolini. Si tratta di una scelta decisamente consapevole, come lo stesso Marianini chiarisce in una delle molte interviste rilasciate all\u2019epoca: \u00abquando seppi che ero stato ammesso al gioco, pensai di rallegrare la trasmissione con un personaggio comico. Avrei potuto scegliere una \u201cmacchietta\u201d dell\u2019uomo d\u2019avanguardia, con un parlare alla Marinetti, o altre. Dopo un rapido esame preferii quella del \u201cviveur\u201d, che ormai tutti conoscono e adottai un linguaggio che fosse una velata parodia dello stile aulico del \u2019300 frammischiato al barocchismo del \u2019600\u00bb.Nel caso di questi eccentrici di cinquanta anni fa, rispetto a un genere tipicamente neotelevisivo come il reality show, sarebbe forse pi\u00f9 facile rispondere alla domanda proverbiale e indecidibile: \u00abci \u00e8 o ci fa?\u00bb. Esiste tuttavia una rigida differenza di genere fra la trasgressione teatrale e consentita di Marianini&nbsp; che sui giornali era ritratto insieme alla moglie che tollerava di buon grado, a quanto pare, i suoi dichiarati eccessi di nottambulo e quella forse ingenua e condannata in un misto di moralismo e voyeurismo di Maria Luisa Garoppo. In entrambi i casi, l\u2019eccezione ha i tratti anacronistici o attuali di altri media: la letteratura e il teatro per Marianini, il cinema delle maggiorate per Garoppo. All\u2019epoca per\u00f2 la Democrazia Cristiana voleva che la tv avesse standard morali ben pi\u00f9 rigidi rispetto a un cinema considerato appannaggio di affaristi spregiudicati o di intellettuali comunisti, e di conseguenza nella rai delle origini il teatro ebbe assai pi\u00f9 spazio e influenza della settima arte. In ogni caso, \u00e8 come se la tv non avesse ancora abbastanza fiducia nelle sue possibilit\u00e0 mitopoietiche e dovesse cos\u00ec ricorrere in parte a modelli desunti da altri media per creare personaggi eccentrici. Quel che invece appare peculiare della paleotelevisione, in dalle origini, \u00e8 la dialettica fra eccezione e norma, fra eccentricit\u00e0 e mediocrit\u00e0, concretizzata nel confronto fra presentatore e concorrente. Se la tv diviene una galleria di personaggi strambi e memorabili, talvolta provenienti dalle mille realt\u00e0 provinciali del Paese, ci\u00f2 \u00e8 possibile solo nell\u2019ambito di una struttura che prevede comunque una norma, un modello, un punto di vista egemone, rappresentato dal presentatore. L\u2019eccentrico \u00e8 tale rispetto a un centro, da intendersi anche in senso geograico-culturale, visto che compito della rai era l\u2019unificazione culturale di un paese quanto mai variegato. Dunque presentatori, giornalisti, le stesse annunciatrici assurgono al ruolo di mediatori \u2013 affabili, cordiali, dai tratti piccolo-borghesi e cittadini, dall\u2019eleganza impiegatizia, dal sex appeal moderato di un fidanzato o di una fidanzata ideale, dall\u2019inossidabile perbenismo. Gli emblemi di questa vocazione alla moderazione e al compromesso della paleotelevisione sono quindi i vari Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora, Pippo Baudo, e su altri fronti, Delia Scala, Nicoletta Orsomando, Tito Stagno, Sergio Zavoli, Paolo Frajese e Bruno Vespa Saranno loro a incarnare quello standard linguistico, ma anche ideologico&nbsp; che la tv \u00e8 chiamata a trasmettere: un basic italian al di sopra delle differenze dialettali, un repertorio di buone maniere piccoloborghesi, una moderata fiducia nella modernit\u00e0 e nel consumo in un Paese che si sta rapidamente allontanando dal suo passato agricolo. Saranno loro a gettare uno sguardo di volta in volta divertito, condiscendente o bonario sulle mille eccezioni e i mille anacronismi di un paese che si vorrebbe unificare nel segno della modernit\u00e0. Non a caso nel pieno del miracolo economico Giorgio Bocca denunciava l\u2019influenza della televisione sui comportamenti diffusi, una sorta di melliflua dittatura delle buone maniere: \u00abGli italiani, anche i pi\u00f9 tangheri e ferini sono arrivati a una cortesia formale del tipo grazie-prego-grazie, dieci milioni, venti milioni ci guardano, come siamo ammodo, come siamo inciviliti\u00bb. Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, mamma torinese e padre italo-americano, \u00e8 stato il primo volto della televisione pubblica italiana, l\u2019uomo che l\u2019ha letteralmente accesa il 3 gennaio 1954 con lo scopo di intrattenere l\u2019Italia intera. Sin da subito si \u00e8 imposto come modello del sentire comune, attraversando generazioni e accompagnando lo spettatore con le sue espressioni che \u201channo fatto famiglia\u201d sin da subito. Il suo sorriso partecipe \u00e8 stato lo specchio di una vita intensa, che lo ha visto staffetta partigiana, imprigionato a San Vittore e a seguire nei campi di concentramento, poi star della radio americana tra il 1945 e il 1953 fino a diventare icona della Tv italiana. Dell\u2019America ha mantenuto lo sguardo aperto e&nbsp; innovativo, esportandone il telequiz. Un<em> feeling<\/em> mai interrotto quello con la Tv, gli studi televisivi erano la sua casa. L\u2019elenco delle trasmissioni da lui ideate, create e condotte, sarebbe sufficiente a&nbsp;dar vita ai palinsesti del prossimo secolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"1000007803\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000007803\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?fit=2560%2C1706&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1706\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON Z 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1726471256&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"DSC_2104\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000007803\" style=\"width:824px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=450%2C300&amp;ssl=1 450w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=780%2C520&amp;ssl=1 780w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2104-scaled.jpg?resize=1600%2C1066&amp;ssl=1 1600w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Mike, anticipatore dei tempi, ha saputo, in <em>Lascia o raddoppia?<\/em>, far diventare eroi personaggi presi dalla strada, inaugurando un fenomeno che poi sarebbe diventato usuale e vincente nella televisione del futuro. Milioni di telespettatori seguivano il programma nei bar, in casa di amici e persino nelle sale cinematografiche che ripetevano il segnale televisivo, sospendendo per l&#8217;occasione la proiezione dei film. Un successo straordinario fino alle proposte inedite di girare due capolavori del nostro cinema: <em>Tot\u00f2, Lascia o raddoppia?<\/em> e <em>C\u2019eravamo tanto amati<\/em>. \u00c8 stato il protagonista di <em>Rischiatutto, <\/em>che ha sempre considerato il suo programma pi\u00f9 riuscito nel quale \u00e8 stato accompagnato da una giovanissima Sabina Ciuffini, la prima valletta nella storia della Tv a cui \u00e8 stata data voce. Con la nascita della Tv commerciale, ha contribuito al successo delle emittenti private, inventando e rivoluzionando un nuovo modo di comunicare. Silvio Berlusconi gli propose di diventare il simbolo di TeleMilano 58 perch\u00e9 aveva intuito che Mike, che conosceva bene i meccanismi della Tv americana, era l\u2019unico che sarebbe stato in grado di gestire velocit\u00e0 e interruzioni pubblicitarie. Cos\u00ec \u00e8 diventato l\u2019alfiere di una Tv pi\u00f9 moderna e innovativa. Vanno inoltre ricordate le undici edizioni che ha condotto del Festival di Sanremo, dagli anni&nbsp; sessanta fino al 1997. I suoi programmi, dopo la scomparsa, sono stati riproposti con successo da altri conduttori. Nei suoi ultimi anni ha vissuto una seconda giovinezza professionale, influenzata dal rapporto sulla scena con un travolgente Fiorello. Mike si scopre ironico, divertente e divertito. Le gag con Fiorello vivono di improvvisazione e risate. La Laurea Magistrale <em>Honoris Causa <\/em>in Televisione, cinema e produzione multimediale presso la IULM di Milano, \u00e8 stata un meritato riconoscimento che lo ha emozionato nel profondo. Mike era Mike, iconico presentatore televisivo e radiofonico dallo stile unico, l\u2019inimitabile pi\u00f9 imitato della storia che non ha mai separato la vita dalla Tv, da pioniere a imperatore del telequiz, nella spontanea aspirazione a raggiungere vette, \u00absempre pi\u00f9 in alto\u00bb in tutti i campi. Le sue memorabili gaffes, con affondi nell&#8217;autoironia accompagnati da sorrisetti rivelatori, sono entrate nel linguaggio comune, rendendolo per gli spettatori uno specchio dove rivedere se stessi. Il lavoro di ricerca, che ha portato a questa mostra, culmina nelle dodici sezioni di cui \u00e8 composta: 1. Mike Bongiorno: una storia straordinaria, 2. Il sole dei Bongiorno, 3. Tra New York e Torino, 4. Un italo-americano e la Guerra, 5. La Voce dell\u2019America, 6. Il ritorno in Italia, la nascita della TV, 7. Il Re del quiz, 8. Rischiatutto, 9. La nascita della TV commerciale, 10. Dalla Ruota della Fortuna alla TV del XXI secolo, 11. La fenomenologia di Mike, 12. Sempre pi\u00f9 in alto. Oltre alla televisione non mancher\u00e0 il suo rapporto speciale con Il Cinema, I Fotoromanzi, Lo Sport, Il Festival di Sanremo, Il Mito, La pubblicit\u00e0, La famiglia. Un\u2019esplorazione coinvolgente che offrir\u00e0 allo spettatore l\u2019opportunit\u00e0 di un incontro unico e speciale con il presentatore, raccoglier\u00e0 tutto l\u2019amore che si \u00e8 manifestato intorno a lui e far\u00e0 scoprire come la sua voce ci parli oggi pi\u00f9 forte che mai, impossibile non ricordarlo con il sorriso e con l\u2019indimenticabile \u201cAllegria!\u201d. L\u2019esposizione sar\u00e0 corredata dal catalogo edito da Silvana Editoriale che contiene storia, documenti e immagini di una vita intera; un ricordo corale che si avvale delle testimonianze di amici, colleghi, collaboratori e di contributi critici.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Reale di Milano<\/p>\n\n\n\n<p>Mike Buongiorno 1924 -2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal 17 Settembre 2024 al 17 Novembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec dalle ore 10.00 alle ore 22.30 &#8211; Luned\u00ec Chiuso&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 17 Novembre 2024 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Reale Milano la mostra \u201cMike Buongiorno 1924 -2024 \u201c dedicata al grande presentatore nel centenario della sua nascita Mike \u00e8 stato uno dei grandi protagonisti della storia della Tv e nel contempo del nostro Paese a cura di Nicol\u00f2 Bongiorno e Alessandro Nicosia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000007804,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":[],"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5,46],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000007802","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"category-italia","10":"tag-arte","11":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/DSC_2136-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000007802","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000007802"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000007802\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000007807,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000007802\/revisions\/1000007807"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000007804"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000007802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000007802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000007802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}