{"id":1000007436,"date":"2024-08-28T12:12:32","date_gmt":"2024-08-28T15:12:32","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007436"},"modified":"2024-08-28T12:12:34","modified_gmt":"2024-08-28T15:12:34","slug":"invasione-di-pesci-tropicali-nei-mari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007436","title":{"rendered":"Invasione di pesci tropicali nei mari"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Mediterraneo \u00e8 invaso dai pesci tropicali, e non \u00e8 una buona notizia. Il fenomeno \u00e8 esploso durante questa lunga estate calda: la temperatura dell&#8217;acqua ha raggiunto picchi di 29 e 31 gradi, provocando l&#8217;invasione di specie esotiche e mettendo a rischio quelle autoctone, anche negli allevamenti ittici pi\u00f9 rinomati. Il riscaldamento delle acque dei mari, insomma, rischia di creare dei danni ben pi\u00f9 gravi di quello terrestre: ad affermarlo \u00e8 Daniele Ingemi, meteorologo esperto di fenomeni estremi e di meteorologia dinamica. \u00abStiamo registrando- spiega l&#8217;esperto- l&#8217;invasione di pesci tropicali che arrivano dal Canale di Suez come il Pesce Scorpione o il Pesce Palla, mentre nelle coste dell&#8217;Atlantico europee viene registrata la presenza di specie provenienti dalla zone pi\u00f9 calde dell&#8217;Atlantico. La pesca locale, negli allevamenti ittici sulle coste mediterranee, \u00e8 dunque a rischio. Nel Mar Cantabrico, ad esempio, che \u00e8 un mare poco profondo, l&#8217;innalzamento globale delle temperatura potrebbe danneggiare le attivit\u00e0 esistenti\u00bb. L&#8217;aumento della temperatura delle acque non interessa solo il Mediterraneo. Ingemi specifica che \u00abaumenti sono stati registrati anche nell&#8217;Atlantico, soprattutto sulle coste del Portogallo, Spagna e Francia. Oltre ad un fatto naturale in cui vi sono cicli caldi alternati a pi\u00f9 freddi, vi \u00e8 il riscaldamento globale derivato da cause antropogeniche che sta causando questi aumenti di temperatura delle acque superficiali dei mari cos\u00ec pericolosi\u00bb. Ma non ci possono essere dei rimedi? \u00abDal punto di vista naturale nei prossimi mesi \u00e8 in previsione l&#8217;arrivo della Ni\u00f1a che, essendo una corrente fredda all&#8217;opposto del El Ni\u00f1o, dovrebbe abbassare la temperatura nell&#8217;Atlantico\u00bb. Non resta che monitorare l&#8217;impatto nei nostri mari. \u00abSe da un lato le perturbazioni porteranno a un abbassamento delle temperature- spiega il meteorologo- dall&#8217;altro vi \u00e8 l&#8217;alto rischio di registrare fenomeni estremi localizzati come i Tlc (Tropical Like Cyclone) come venivano chiamati in passato. Sono cicloni di piccole dimensioni che si formano perch\u00e9 il calore e l&#8217;umidit\u00e0 dell&#8217;acqua sono molto alti. In autunno, con l&#8217;arrivo delle perturbazioni atlantiche che sono a temperature pi\u00f9 basse, innescano il meccanismo che avviene ai tropici con la formazione dei cicloni. Cicloni di piccole dimensioni ma purtroppo pur sempre potenti che potranno portare danni alle coste insieme alla formazione di mareggiate\u00bb. I cambiamenti climatici nel mar Mediterraneo e nell&#8217;Atlantico che lambisce le coste europee soprattutto della Spagna, Portogallo e Francia sono gi\u00e0 evidenti: aumentano mareggiate, tempeste, piccoli cicloni, e i venti diventano pi\u00f9 potenti. A cambiare, in peggio, \u00e8 anche la biodiversit\u00e0 marina. Il centro scientifico e tecnologico Azti, con sede nella provincia spagnola di Biscaglia, mette in guardia sui rischi del riscaldamento globale sulle acque. \u00abLe specie provenienti dalle acque pi\u00f9 fredde- spiegano dal centro di ricerca- si spostano pi\u00f9 a nord e i pesci dei mari pi\u00f9 freddi si avvicinino al Mar Cantabrico pi\u00f9 caldo\u00bb. La temperatura degli strati pi\u00f9 superficiali del Mar Cantabrico, infatti, sta aumentando di circa 0,2 gradi ogni decennio. Guillem Chust, autore principale dello studio, spiega che il livello del mare da loro controllato cresce di 3,2 millimetri ogni anno. \u00abEntro la fine del secolo l&#8217;aumento sar\u00e0 tra i 50 e gli 80 centimetri\u00bb. Come conseguenza si prevedono inondazioni in alcune zone della costa in condizioni di maree primaverili e danni ai porti, alle banchine e alle passeggiate durante i temporali. Si stima, ad esempio, che gran parte delle spiagge andranno perdute. E non solo: i ricercatori di Azti hanno condotto uno studio su come la biodiversit\u00e0 dei mari europei stia cambiando, concludendo che negli ultimi anni l&#8217;Oceano Atlantico ha sperimentato una tropicalizzazione delle sue comunit\u00e0, aumentando l&#8217;abbondanza di specie tipiche di pi\u00f9 acque. Giovanni Palmieri, a capo della Zarotti Spa, nota azienda di Parma, eccellente per i suoi i prodotti ittici conservati: acciughe, tonni, salmoni, conferma che \u00abl&#8217;innalzamento delle temperature metter\u00e0 a rischio l&#8217;ecosistema e di conseguenza sia il settore della pesca, ma anche quello agricolo, ne risentiranno. Il consumatore premia la qualit\u00e0 nutrizionale dei nostri prodotti, a partire dalle alici del mar Cantabrico\u00bb. Il mare nel Dna aziendale e, quindi, la capacit\u00e0 di scegliere i prodotti migliori che arrivano da l\u00ec, per portarli sulla tavola dei consumatori. \u00c8 questa la strategia che ha consentito a Zarotti Spa di Parma di raggiungere importanti obiettivi. A Parma il centro logistico di questa realt\u00e0 che, nata nel Cilento, va a scegliere i prodotti del mare dove questi spiccano per qualit\u00e0, in particolare \u00abper qualit\u00e0 nutrizionale- spiega il ceo Giovanni Palmieri- l&#8217;aspetto che pi\u00f9 premiano i consumatori\u00bb. Cos\u00ec Zarotti l&#8217;anno scorso ha lavorato e commercializzato circa 300 tonnellate di alici fresche provenienti dall&#8217;area del mar Cantabrico, inconfondibili per essere spesse, robuste e di pezzatura maggiore. \u00abL&#8217;Oceano Atlantico concede ai prodotti una bella corposit\u00e0 e le alici sono pi\u00f9 polpose e pi\u00f9 adatte per avviare la lavorazione dell&#8217;acciuga sotto sale\u00bb spiega il ceo Palmieri. Si chiude cos\u00ec un cerchio storico perch\u00e9, se oggi le alici arrivano in Italia dalla costa settentrionale della Spagna per essere lavorate, \u00aboccorre ricordare che sono stati i siciliani a trasferirsi sulla coste spagnole e ad avviare, per primi, a fine Ottocento, la salatura delle acciughe\u00bb, spiega l&#8217;amministratore di Zarotti, una realt\u00e0 che attualmente impiega duecento addetti. Acciughe innanzitutto, ma Zarotti produce anche tonno, sgombro, salmone, frutti di mare, trasformati in diverse linee di prodotto, che arrivano al consumatore soprattutto attraverso la grande distribuzione. L&#8217;azienda produce anche per private label, comprendendo le firme pi\u00f9 importanti presenti nei maggiori supermercati. La sostenibilit\u00e0 \u00e8 \u00abun caposaldo aziendale irrinunciabile\u00bb, pervade ogni aspetto dell&#8217;impresa, a partire dal rispetto per il mare. \u00abLa pesca delle alici avviene da marzo a ottobre, nelle notti senza luna\u00bb, esemplifica Palmieri, e \u00abi pesci sono raccolti con reti a cerchio rispettose dei fondali marini\u00bb. Nel 2022 l&#8217;azienda ha ottenuto la Plastic free certification, perch\u00e9 per il packaging adopera solo carta, vetro e latta, totalmente riciclabili. Nel 2023 ha ottenuto il rinnovo di questa importante certificazione, raggiungendo il &#8216;grade C&#8217;. Zarotti \u00e8 stata, inoltre, la prima azienda italiana nel settore alimentare ad aver scelto etichette Upm Raflatac e il loro materiale autoadesivo Ocean action label, etichette realizzate con scarti e rifiuti plastici abbandonati, rinvenuti entro 50 chilometri dalle coste e considerati ad alto impatto ambientale a causa del rischio di finire in mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Bastoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mediterraneo \u00e8 invaso dai pesci tropicali, e non \u00e8 una buona notizia. Il fenomeno \u00e8 esploso durante questa lunga estate calda: la temperatura dell&#8217;acqua ha raggiunto picchi di 29 e 31 gradi, provocando l&#8217;invasione di specie esotiche e mettendo a rischio quelle autoctone, anche negli allevamenti ittici pi\u00f9 rinomati. 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